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ANTICLERICALE

La sezione contiene fatti - foto - vignette - considerazioni attinenti all'anticlericalismo. Viene usato materiale preso dalla rete e considerazioni nostre. Siamo disponibili ad accettare collaborazioni gratuite.

 

 

Scandalosa Pedofilia nella CHIESA CRISTIANA


Con monotona e martellante presenza sui sistemi informativi,preti e gente simile ogni giorno travasano il loro "sapere" (teorico) su tutto quello che riguarda il comune mortale.
Non c'è campo o attività umana che non sia bersaglio della loro "perversa" visione del mondo.
Unioni gay, pacs, pillola ru486,divorzio, e chi più ne ha più ne può mettere.
Come già espresso su questo sito,non dobbiamo nulla a quei tipi,in più un senso di schifo ci assale in loro presenza,questo è un fatto personale,certamente!
Quello che invece non è personale convinzione...,ma dura realtà, è la sintetica lista di fatti che riguardano quei figuri, che con tanta veemenza si scagliano contro i "trasgressori" della LORO morale, che produciamo qui sotto.
Come al solito sono notizie di agenzia o di giornali ,noi le abbiamo solo copiate.
Per sopraggiunti conati di vomito ,ci siamo fermati nella raccolta di notizie a qualche mese fà.
La lista sarebbe stata molto più lunga.
Pensiamo sia suffuciente (per noi comuni mortali) ;per quelli che invece dicono: SINITE PARVULOS VENIRE AD ME (LASCIATE CHE I BIMBI VENGANO A ME ) ...Chissà !
 



Un consiglio ai preti radio-tele-giornali TUTTOLOGHI : prima di guardare in casa mia... guardate in casa vostra ,che ne avete da vedere!


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                                                   L’immunità sull’altare del peccato

di SLAVOJ ZIZEK

La trasgressione come elemento rassicurante delle istituzioni ecclesiastiche In Austria, Irlanda, Croazia, Italia e Stati uniti, la chiesa cattolica ha affrontato gli episodi accertati di abusi sessuali da parte di sacerdoti come il socialismo reale ha affrontato la corruzione di funzionari statali. Li ha rimossi dall’incarico per non sottoporli al giudizio della
legge terrena. Ma la pedofilia documentata svela invece che per la chiesa i peccatori in abito talare sono un fattore indispensabile alla coesione interna

Sulla Chiesa cattolica in Croazia incombe uno scandalo imbarazzante: nell’orfanotrofio Alojzije Stepinac gestito dalla Caritas a Brezovica, vicino Zagabria, sono stati scoperti casi di gravi abusi sessuali. Le Organizzazioni non governative avevano cominciato a richiamare l’attenzione su di essi già nel 2002, quando al loro telefono amico giunsero telefonate disperate su pesanti e sistematici abusi verbali, fisici e sessuali su bambini. L’allora ministro del lavoro e del welfare, un membro dell’ex partito comunista che guidava la coalizione al governo, decise di bloccare gli interventi fornendo in seguito una spiegazione di deprimente sincerità: «Se avessi fatto qualcosa o avessi chiuso l’orfanotrofio, mi avrebbero crocifisso come il comunista cattivo che vuole sopprimere la Chiesa». Alla fine sono stati raccolti elementi sufficienti per l’incriminazione, la polizia ha cominciato a indagare, e sulla stampa si sono moltiplicati gli articoli. Com’era prevedibile, secondo i rappresentanti della chiesa lo scandalo sarebbe scoppiato perché i «media anticattolici»
cercavano una notizia negativa da pubblicare per compensare l’informazione favorevole alla chiesa negli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II. Jelena Brajsa, la direttrice dell’orfanotrofio, per molto tempo ha continuato a sostenere che nell’orfanotrofio si erano verificate alcune «situazioni sessuali», ma che erano «normali», proprio come picchiare i «bambini indisciplinati» sarebbe «un normale elemento del processo educativo». La donna ha negato risolutamente che il suo staff avesse abusato sessualmente dei bambini. Protetta dalla Chiesa e dai responsabili della Caritas, ha assunto un atteggiamento tracotante e ha detto che «negli orfanotrofi cattolici lo stato non ha niente su cui indagare». A suo parere «le ispezioni negli orfanotrofi cattolici sono come la censura della messa da parte dei funzionari statali».


                                                Lo spettacolo del desiderio


Alla fine non è stato più possibile seguire questa linea difensiva. Sono stati rinvenuti dei documenti comprovanti che Brajsa sapeva degli abusi ma ha cercato di coprire lo scandalo per proteggere la propria reputazione e quella della chiesa cattolica. Quando il procuratore della contea di Zagabria l’ha accusata di «intralcio alle indagini», la chiesa ha fatto ricorso a una soluzione «elegante»: Brajsa è stata sollevata dal suo incarico per ragioni di salute e ricoverata
in ospedale. La solita storia che, a parte il sapore post-comunista, sarebbe potuta avvenire ovunque, negli Usa o in Irlanda, in Polonia o in Austria - con una differenza significativa: non abbiamo a che fare con il tipico caso dei preti pedofili, dei preti che abusano dei ragazzi loro affidati, ma con esponenti della chiesa che hanno fatto da intermediari fornendo (soprattutto) ragazze indifese a uomini più grandi, esterni al collegio (o quantomeno tollerando questo tipo di abuso). È cruciale non confondere questi due diversi tipi di abuso.

Giovedì, 08 settembre 2005


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                     Mons. Gaillot ammette le sue responsabilità in un caso di pedofilia

da Adista n.N.67 del 08-10-2005

33006. EVREUX-ADISTA. La Corte di assise dell’Eure (Normandia), il 21 settembre, ha condannato a 12 anni di reclusione l’abate canadese Denis Vadeboncoeur, parroco di Lieurey (Eure) dal 1989 al 1992, riconosciuto colpevole di violenza sessuale su un minore. È stato lo stesso ragazzo, Jean Luc V., vittima dell’abate, a denunciarlo. Un giorno, quando ormai aveva già 23 anni, rientrando in casa esasperato ha gridato alla madre: "Ecco, da dieci anni vado a letto con il parroco!" ed è scoppiato in lacrime. La madre ha raccontato i fatti in tribunale accusando se stessa per non essersi accorta di nulla e accusando l’abate di averli traditi, perché la donna si fidava di lui: gli aveva confidato in confessione che Jean Luc non era figlio del marito ma di un sacerdote e aveva chiesto a p. Vadeboncoeur di seguire un po’ da vicino il ragazzo. "Era una uomo caloroso, veramente gentile". "Jean Luc era un ragazzino, lui l’ha distrutto". Il ragazzo ha affrontato una lunga cura psicanalitica prima di trovare il coraggio di denunciare alla giustizia il prete pedofilo che gli raccontava che gli atti sessuali compiuti con lui erano "momenti unici, come se si incontrasse Dio".
La sentenza di condanna chiude il caso. Ma sono molti gli interrogativi che restano aperti. Padre Vadeboncoeur, 65 anni, era già stato condannato in Canada, il 25 ottobre del 1985, a 20 mesi di prigione per sodomia e violenze sessuali su quattro adolescenti. Nel 1987 giunge in Francia, nella diocesi di Évreux, all’epoca affidata a mons. Jacques Gaillot, il vescovo "ribelle", da sempre a fianco dei sans-papier e degli emarginati e favorevole alle aperture verso i divorziati risposati, il matrimonio dei preti e l’ordinazione delle donne, il quale, per questi motivi, nel 1995 viene relegato dal Vaticano nella diocesi titolare di Partenia, sepolta nel deserto algerino, cui non corrisponde più alcun territorio né alcuna responsabilità pastorale.


                                               Chiesa, pedofilia e omertà


Che ruolo ha giocato la Chiesa nella nomina del religioso canadese a curato di Lieurey e poi a vicario episcopale della diocesi di Èvreux, visto che si conosceva il suo passato di prete pedofilo?
È quanto ha chiesto durante il processo l’avvocato di Jean Luc, Jean Berkani. "A quale condizioni la diocesi di Èvreux - ha insistito - ha dato il suo avallo e sostenuto la decisione di Gaillot di procedere all’incardinazione dell’abate?"
In un primo momento mons. Gaillot si è difeso sostenendo di essere venuto a conoscenza solo in seguito dei trascorsi del religioso canadese, ma l’avvocato Berkani ha chiarito che ben "due lettere sono state indirizzate a mons. Gaillot riguardanti il passato giudiziario di Vadeboncoeur", una a giugno 1987 e l’altra nell’ottobre dello stesso anno, mentre la decisione di nominarlo curato non avviene che nel giugno del 1988. In una delle due lettere, il superiore provinciale dei religiosi canadesi informava Gaillot che il prete "aveva fatto molti progressi" dopo aver seguito una terapia,
ma che non era del tutto da escludersi la possibilità di una ricaduta nei momenti difficili.
"È vero che lo sapevo - ha infine confessato ai giurati lo stesso Gaillot -. Ero preoccupato per la nomina di Vadeboncoeur e l’ho nominato a Lieurey con reticenza. Mi sono assunto il rischio di aiutarlo a reinserirsi. Godeva della fiducia della gente. Oggi riconosco di aver fatto un errore nominando solo lui nella parocchia, perché egli era ancora più abbandonato a se stesso. Ho la mia parte di responsabilità e chiedo perdono".
Ma di quello che stava succedendo nessuno sapeva niente? Due assistenti sociali incaricati di seguire i giovani in difficoltà, interrogati al processo perché avevano avuto rapporti sessuali con Vadeboncoeur, hanno detto che spesso l’abate, di cui sono rimasti amici, si fermava a dormire da loro in compagnia di ragazzi giovani con cui condivideva il divano letto. Una volta si è portato dietro anche Jean Luc, ma i due uomini hanno dichiarato di "non essersi mai resi conto di nulla".
L’omertà in questi casi regna sovrana, ha commentato l’avvocato del ragazzo, raccontando che i parrocchiani avevano una così grande stima di lui che ancora nel dicembre 2000, quando si è venuto a sapere della denuncia, hanno preferito tacere e sostenere il loro curato. Dicevano tutti che svolgeva un "eccellente lavoro e che non avevano nulla da rimproveragli", racconta Berkani. Berkani ha poi chiesto a Gaillot perché aveva preso questa decisione da solo: "perché non ha informato i membri della diocesi durante la riunione episcopale"? "La mia leggerezza è stata
altamente pregiudizievole - ha replicato il vescovo -. Ho avuto torto, non ho saputo valutare bene la portata dei miei atti".
Nel 1995 Gaillot lascia la diocesi ma il curato canadese resta al suo posto, anzi viene promosso.
Nel 1997, il successore di Gaillot, mons. Jacques David lo nomina vicario episcopale e lo incarica della riforma delle parrocchie. "La partenza di mons. Gaillot è stata violenta - spiega mons. David - . Io non sono stato informato del fatto che Denis Vadeboncoeur aveva avuto problemi con dei giovani perché, per ragioni che mi sfuggono, il dossier del vicario era sparito".
Ma anche su questa versione si affollano gli interrogativi: quando mons. David si è accorto che il dossier era sparito? Perché si è messo a cercarlo? Chi lo ha fatto sparire?
Appena messo al corrente della denuncia di Jean Luc, mons. David dichiara di aver chiamato l’abate canadese in episcopato e di avergli consigliato di consegnarsi alla giustizia, in sintonia con l’orientamento espresso proprio in quei giorni dalla Conferenza episcopale francese che, riunita a Lourdes, s’impegnava a non proteggere i preti sospettati di pedofilia.
"Cosa le ha insegnato tutta questa vicenda?", è stato chiesto, concluso il processo, a mons. Gaillot (il quale proprio di recente aveva ricevuto un gesto di riconciliazione da parte dell’arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, che lo ha chiamato a partecipare all’incontro con i preti della sua diocesi; v. Adista n.61/05). "Innanzitutto l’importanza del processo - ha risposto il vescovo dal suo sito -. Permette alla giustizia di fare o di tentare di far luce su situazioni difficili. È importante per tutti. Oggi vi è una grande sensibilità su tutto ciò che riguarda la pedofilia. La società ci ha aiutato a dare priorità ai bambini, ai giovani. Sono loro che bisogna proteggere e non gli adulti pedofili. Sono passati 20 anni o quasi, era un’altra epoca. I tempi erano diversi". "Oggi la legge del silenzio è superata nella Chiesa. La pratica che si adotta è un’altra. Ed è un bene".


Lunedì, 03 ottobre 2005


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                                   Processo su secretazione abusi sessuali del clero

Lunedì 14 Novembre 2005

Napoli – Il processo che inizierà il 15 novembre 2005 a Napoli è il primo processo civile in Italia avente ad oggetto un’azione di responsabilità oggettiva a carico della Curia Arcivescovile di Napoli per la condotta posta in essere da un Ministro del Culto nell’esercizio delle sue funzioni, concretizzatesi in atti di libidine su di un minore a lui affidato durante il corso di catechizzazione. Dichiarazione di Maurizio Turco, già deputato europeo e segretario di anticlericale.net : “Questo potrebbe essere anche il primo processo in Europa in cui potrebbero essere acquisiti agli atti i documenti attraverso i quali la Santa sede ha prescritto, adottato e fatto adottare, proposto ed imposto alle autorità ecclesiastiche comportamenti volti a sottrarre ad ogni pubblica conoscenza e alla Giustizia gli abusi sessuali compiuti da membri del clero. I due documenti sono l’Istruzione Crimen Sollicitationis del 1962, firmata dal cardinale Ottaviani e l’Epistola De delictis gravioribus del maggio 2001, firmata dai Cardinali Ratzinger e Bertone. Sulla base di quest’ ultimo documento, nel mese di gennaio il Tribunale di Houston aveva citato il Cardinale Ratzinger a comparire in un processo civile. Una volta eletto Papa, Benedetto XVI ha chiesto l’immunità diplomatica, in quanto Capo di Stato, all’amministrazione americana. L’amministrazione americana, per opportunità politica, nel mese di agosto gli ha riconosciuto l’immunità nonostante il Cardinale Ratzinger avesse firmato quel documento non in quanto Capo di
Stato, ma quale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Che la politica di secretare gli atti di violenza sessuale commessi da membri del clero sia stata adottata dagli esponenti “religiosi” o da quelli “politici” della Santa Sede/Stato Città del vaticano poco importa.
E’ invece importante che l’azione degli avvocati Santoianni e Aulino sia conosciuta affinché in tutti i processi in corso siano depositati i documenti che chiamano direttamente in causa le più alte gerarchie vaticane. Gerarchie tutt’oggi incapaci di governare la piaga delle deviazioni e sofferenze sessuali, provocata dalla politica sessuofobica vaticana.”

Fonte : comunicato stampa


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                                  Scandalo in Brasile, i diari dei preti pedofili

di Virginia Piccolillo

Denunce, arresti, 1.700 sacerdoti responsabili di cattiva condotta sessuale. Intervento deciso del Vaticano

ROMA - «Il prete fa con me come un uomo fa con una donna. Mi toglie i vestiti, alza la tonaca, mi prende sulle sue ginocchia, mi dice di stare tranquillo...». È un bambino di dieci anni che parla. E rivela alla nonna quello che non aveva avuto il coraggio di dire alla madre per paura di «prendere schiaffi». O di «essere arrestato», come padre Edson Alves dos Santos, sacerdote brasiliano di 64 anni, gli aveva detto, dopo averlo violentato, che sarebbe accaduto se non avesse mantenuto il segreto. È solo una delle agghiaccianti denunce di atti di pedofilia compiuti da sacerdoti in Brasile e giunte drammaticamente all’attenzione del Vaticano. A una settimana dal caso clamoroso dell’arresto di padre Felix Barbosa Carreiro, un prete sorpreso in un’orgia di sesso e droga con 4 adolescenti adescati su Internet, il settimanale Istoè (Così è) ieri ha rivelato che il Papa, Benedetto XVI, ha inviato ai primi di settembre una commissione in Brasile per indagare sulle denunce di abusi sessuali compiute ai danni soprattutto di bambini poveri. In almeno due casi a testimoniare la veridicità dei racconti delle vittime sono gli stessi violentatori che hanno riportato le loro esperienze su un diario. Padre Tarcisio Tadeu Spricigo ha persino compilato le dieci regole per restare impuniti.
L’INCHIESTA - L’azione determinata di Benedetto XVI, prima di diventare pontefice a capo della congregazione per la dottrina delle fede e quindi responsabile delle indagini sui casi di abusi sessuali nella Chiesa, ha già portato alcuni risultati. Il periodico anticipa la relazione che gli inviati del Papa si apprestano a portare in Vaticano. Il quadro è allarmante. E descrive scenari purtroppo simili a quelli già accertati negli Stati Uniti, ma che stanno emergendo anche in inchieste delle chiese locali di altri Paesi come l’Inghilterra, la Francia, la Croazia e l’Irlanda.
Un fenomeno che il Vaticano tenta di prevenire. Per il 29 novembre è atteso un documento che fornirà le linee guida ai seminari. Tra le indiscrezioni, l’esclusione dei ragazzi con tendenze omosessuali. Tuttavia le complicità di cui i sacerdoti responsabili di abusi a volte godono fa sì che, come nel caso di padre Tarcisio Tadeu Spricigo, in carcere per aver violentato un bimbo di 5 anni, tornino ad abusare di altri piccoli prima di essere arrestati. In Brasile oltre ai 10 sacerdoti in cella, ce ne sono 40 latitanti.


I NUMERI


- Secondo Istoè, nell’inchiesta vaticana si parla di circa 1.700 preti, il 10 per cento del totale, coinvolti in casi di cattiva condotta sessuale: incluse le violenze su bambini e donne. Si dice che il 50% dei preti non mantiene il voto di castità. E che negli ultimi tre anni sono stati più di 200 i preti mandati in cliniche psicologiche della Chiesa per essere rieducati.
IL DIARIO - Agli atti del processo contro padre Tarcisio c’è un vero e proprio manuale del prete pedofilo e appunti sulle sue emozioni e le regole per restare impunito. Una fra tutte: «Mai avere una relazione con bambini ricchi». Scrive il prete: «Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillità perché ho i ragazzini che voglio senza problemi di carenze, perché sono il giovane più sicuro al mondo». «Piovono ragazzini sicuri affidabili e che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la mancanza del padre e vivono solo con la mamma, loro sono dappertutto. Basta solo uno sguardo clinico, agire con regole sicure». «Per questo sono sicuro e ho la calma. Non mi agito. Io sono un seduttore e, dopo aver applicato le regole correttamente, il ragazzino cadrà dritto dritto nella mia... saremo felici per sempre». E infine: «Dopo le sconfitte nel campo sessuale ho imparato la lezione! E questa è la mia più solenne scoperta: Dio perdona sempre ma la società mai». A consegnare il diario alla polizia è stata una suora, alla quale il sacerdote lo aveva dato per errore. Trasferito dopo la prima denuncia, il sacerdote ha violentato altri due bambini prima di essere catturato.
IL VIDEO - Padre Alfieri Edoardo Bompani, 45 anni, nella casa della campagna di San Paulo dove portava i bambini di strada, raccolti con la scusa di liberarli dalle droghe, registrava in un video le violenze praticate su vittime tra i 6 e i 10 anni. La polizia ha trovato anche appunti per racconti erotici che il prete stava scrivendo riportando esperienze personali. E un diario: il quinto, secondo la nota in copertina. «Da due giorni non mi faccio nessuno..., ieri mi sono
masturbato due volte, una di queste con V (6 anni)». Il racconto del prete va avanti con espressioni di cruda violenza che non riteniamo di dover riportare. IL VERBALE - Nelle carte della polizia di San Paulo c’è la storia di V.R.D, la vittima di Padre Edson Alves. Il giorno di Pasqua dell’anno scorso il bambino è stato ammesso a fare il chierichetto.
Stavano per iniziare cinque mesi di violenze. «Circa tre settimane dopo che lui (il bambino ndr ) aveva dormito lì, il denunciato (il prete ndr )lo ha baciato in bocca.. e gli ha detto che un ragazzino di Santa Caterina glielo dava e lui regalava al bambino tutto quello che voleva».
Virginia Piccolillo

Fonte: Corriere della Sera

Lunedì, 21 novembre 2005

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                                                  Arrestato il vice del vescovo

Il vicario generale della diocesi di Phoenix ai domiciliari con l’accusa di aggressione a ragazzini e incitamento alla violenza



Monsignor Dale Fushek, 53 anni, arrestato a Phoenix (Ap)

PHOENIX (Arizona, Usa) - E’ stato arrestato con l’accusa di avere scambiato effusioni intime con dei ragazzini e di averli importunati con domande sulla loro vita sessuale pretendendo che queste fossero parte della confessione.
Monsignor Dale Fushek, ex vicario generale della diocesi di Phoenix, in Arizona, diventa così uno dei preti di più alto grado nella gerarchia cattolica americana ad essere rimasto coinvolto in uno dei tanti scandali di pedofilia che interessano i prelati Usa. Il vicario generale è infatti il principale amministratore di una diocesi, appena un gradino sotto il vescovo.
BRACCIALE ELETTRONICO - All’udienza preliminare gli sono stati concessi gli arresti domiciliarie gli è stato applicato un bracciale elettronico per controllare che non scappi. Gli è stato anche tolto il passaporto e gli è stato ordinato di non aver contatti con nessuno che abbia meno di 18 anni. La formalizzazione dell’accusa è fissata per il 6 dicembre.
AGGRESSIONE E ATTI OSCENI - A carico di Fushek sono stati emessi tre capi di imputazione per aggressione semplice, cinque per incitamento alla delinquenza minorile e due per atti osceni. Si tratta di reati minori, che comportano una pena non superiore a tre anni e nove mesi di carcere.
"ATTIVITA’ SESSUALI E CONTATTI FISICI" - Negli atti dell’inchiesta, Fushek viene accusato di aver sfruttato la sua posizione e il rapporto di fiducia che aveva con i minori per commettere reati che "includono attività sessuali e contatti fisici illeciti". Fushek ha dato le dimissioni da parroco della scuola cattolica St. Timothy di Mesa in aprile, dopo che uno dei ragazzi di cui aveva abusato, ormai adulto, aveva sporto denuncia.
LA DIFESA - Fushek ha finora negato le accuse. Michael Haran, legale della diocesi di Phoenix, ha dichiarato che la chiesa era a conoscenza di un solo caso, che era stato chiuso in sede extragiudiziale, ma non degli altri sei.
22 novembre 2005

Fonte: Corriere della sera


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                                    Pedofilia: abate di Farneta confessa molestie a ragazzi

(ANSA) - AREZZO, 26 NOV - Sono decine i casi di violenza sessuale che l’ex abate di Farneta (Cortona), don Pierangelo Bertagna, 44 anni, ha ammesso. Finora l’accusa nei suoi confronti era riferita ad un solo caso che coinvolge un 13enne, per il quale l’11 luglio scorso i carabinieri si erano recati nell’abbazia della Valdichiana aretina per arrestarlo. Dopo aver confessato, il prete e’ stato immediatamente trasferito dalla parrocchia a un convento agli arresti domiciliari.
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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIONO

Arezzo - L’ex abate pedofilo confessa

Pierangelo Bertagna, 44 anni, era superiore dell’ abbazia di Farneta (nella foto). Arrestato e sospeso "a divinis", sta rivelando ai magistrati decine di casi CORTONA (Arezzo) - Sono decine i casi di violenza sessuale che l’ex abate di Farneta (Cortona) - Pierangelo Bertagna, 44 anni - ha ammesso davanti ai giudici di Arezzo. Fino ad ora l’accusa nei suoi confronti era riferita ad un unico caso che coinvolge un ragazzino di 13 anni, e per il quale l’11 luglio scorso i Carabinieri si erano recati nell’antica abbazia della Valdichiana aretina per arrestarlo, suscitando grande clamore. Il prete ha ammesso i fatti ed è stato immediatamente trasferito dalla parrocchia ad un convento agli arresti domiciliari; il 18 novembre il vescovo di Arezzo Gualtiero Bassetti lo ha sospeso "a divinis". Ma le indagini e le successive ammissioni del sacerdote hanno rivelato nuovi episodi in quanto, come riferisce stamani il quotidiano "La Nazione", decine di genitori si sono recati dai Carabinieri per raccontare cosa era accaduto ai loro figli. A quel punto il religioso ha ammesso tutti i casi segnalati dalle famiglie e ne ha confessati altri avvenuti in passato, sia in seminario (è diventato sacerdote a 39 anni), sia presso le comunità che aveva frequentato negli anni precedenti nel nord Italia (Bertagna è originario del Bresciano): in tutto sarebbero una trentina di episodi che hanno interessato altrettanti giovani e giovanissimi. I Carabinieri e la Procura, in accordo con la difesa del Bertagna, hanno lavorato nel massimo riserbo per avere tutti i riscontri necessari, rintracciando anche le vittime citate dall’ex abate.

26/11/2005

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QUOTIDIANO NAZIONALE

                                        L’abate confessa: ’Violentai 30 ragazzini’

Il sacerdote, già sospeso ’a divinis’ ammette le sue colpe. Abusi dai primi degli anni ’90, quando era ancora un laico

Arezzo, 26 novembre 2005 - Rischia di configurarsi come il più grave scandalo di pedofilia che abbia mai colpito la Chiesa italiana quello che vede coinvolto don Pierangelo Bertagna, il sacerdote dell’abbazia di Farneta (Arezzo) già sotto inchiesta per un caso di pedofilia e che ieri ha confessato agli inquirenti di aver abusato di 30 bambini, come riferito oggi dai nostri quotidiani ’Quotidiano nazionale, ’Il Resto del Carlino’ ’La Nazione’ e ’Il Giorno’.

La vicenda giudiziaria di don Bertagna (nella foto) è iniziata lo scorso 11 luglio, quando il sacerdote venne accusato di abusi sessuali da un ragazzino di 13 anni. Scattano le intercettazioni telefoniche, arrivano le prime conferme e l’abate di Farneta viene messo agli arresti domiciliari.
Don Bertagna ammette parte delle colpe attribuitegli.

Nel frattempo l’indagine della Procura di Arezzo va avanti e, due settimane fa, il vescovo decide di sospendere ’a divinis’ il parroco, che viene mandato a scontare i domiciliari in un eremo della Valdichiana aretina.

Preso dai rimorsi, in una sola giornata don Pierangelo avrebbe confidato agli inquirenti la lunga serie di abusi sessuali da lui commessi a partire dagli anni ’90, quando era ancora un laico, su una trentina di ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 15 anni. Le violenze sarebbero state compiute dapprima nella sua zona d’origine, la Lombardia e il Bresciano, dove faceva parte della congregazione dei «Costruttori nella preghiera», e poi proseguite al seminario di Arezzo (dove venne ordinato sacerdote nel 2000, a 39 anni) e infine all’abbazia di Farneta, vicino Cortona, dove nel frattempo era stato nominato parroco.

Gli inquirenti hanno già iniziato un giro di verifiche in varie parti d’Italia, trovando dolorose conferme ai racconti del parroco. Le indagini sono alla fase preliminare, ma la conclusione non dovrebbe essere lontana. Per don Bertagna, dopo la sospensione ’a divinis’, potrebbe arrivare presto il procedimento canonico di riduzione allo stato laicale.

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GAZZETTA DEL SUD

                                        Arezzo, sacerdote confessa decine di abusi su minori


AREZZO - Si è liberato la coscienza come chissà quante volte avevano fatto con lui i suoi parrocchiani nel segreto del confessionale. Ma non era un sacerdote quello con cui Don Pierangelo Bertagna si è confessato, erano gli inquirenti della procura di Arezzo. Dinanzi a loro l’ex parroco, abate di Farneta (nel comune di Cortona) fino all’11 luglio, quando fu arrestato per violenza sessuale, ha raccontato tutto, ha ammesso per intero i suoi abusi nei confronti dei minori: sono alcune decine, una trentina secondo le indiscrezioni più attendibili. Ed è una confessione che svela
i retroscena di uno dei più grandi scandali sessuali, forse il più grande, nella storia recente della Chiesa italiana. Una cascata di rivelazioni che comincia in estate con le confidenze alla madre di un tredicenne della zona, la Valdichiana, in cui Don Bertagna esercitava il suo ministero. La signora si presenta subito in caserma, dai carabinieri. Scattano le intercettazioni telefoniche, arrivano le conferme, vengono decisi gli arresti domiciliari, effettuati l’11 luglio. Ed è come
scoperchiare il vaso di Pandora. Perché subito altre famiglie si precipitano dai carabinieri: anche noi abbiamo un figlio nelle stesse condizioni, vittima delle attenzioni particolari del parroco. L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore aretino Ersilia Spena va avanti in gran segreto. Per mesi si sa soltanto della prima violenza sessuale, senza che trapeli niente del resto. Intanto, però, l’abate, combattuto fra quella che è una fede sincera (secondo chiunque lo conosce) e la
coscienza dei suoi peccati (e reati) decide di liberarsi l’anima. In una sola giornata, nell’eremo appenninico in cui sta scontando gli arresti domiciliari, confessa la lunga serie degli abusi sessuali, che comincia negli anni ’90, quando era ancora un laico, e finisce solo con l’ordine di custodia firmato dal Gip Gianni Fruganti. Un pentolone nel quale c’è di tutto: le violenze compiute in mezza Italia, in particolare nella sua zona di origine, la Lombardia e il Bresciano, quando non era ancora sacerdote ma faceva già parte della congregazione dei «Costruttori nella preghiera».

(sabato 26 novembre 2005)


 

Erwin

Erwin@thule-toscana.com