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BIOGRAFIE
FERNANDO MEZZASOMA
Il coraggio di un vero italiano
Fernando Mezzasoma incarnò i valori di una generazione che non volle
piegare la testa ed accettare il tradimento perpetrato dalla casa
regnante contro i tedeschi, i vecchi alleati dell’Asse Roma-Berlino,
a fianco dei quali l’Italia era entrata in guerra.
Il sacrificio della sua vita è ricordato, da uno dei più alti poeti
del novecento l’americano Ezra Pound, il quale, nelle immortali
pagine dei Canti Pisani, scrisse : “Xaire Alessandro, Xaire
Fernando, e il Capo”.
Dove Alessandro è Pavolini, Fernando è Mezzasoma, e il Capo è
Mussolini.
Bisogna essere grati al professor Antonio Pantano, (uno dei massimi
studiosi di quel genio multiforme che risponde al nome di Pound, il
cui ingegno possente spaziava nei diversi campi dell’umana sapienza:
dall’economia alla letteratura alla musica ecc…e la cui dottrina
sarebbe, in futuro, rimasta incisa più perenne del bronzo), se la
posterità può ancora avere un’immagine nitida, non inficiata dalle
menzogne vomitate dall’attuale cricca accademica sulla fulgida
figura del ministro della Repubblica Sociale Italiana Fernando
Mezzasoma.
Onore ad Antonio Pantano per aver pubblicato un articolo in ricordo
del grande italiano nell’Agenda “I Giorni della Destra 2006” edita
da Nuove Idee di cui egli è stato l’amorevole curatore; e merito
ancor più grande del nostro, è stato il rammemorare alle nuove
generazioni, ormai distratte da uno stile di vita improntato al più
becero consumismo, importato dai vincitori d’oltre Atlantico, un
esempio imperituro di maestro della Mistica Fascista, nelle cui
lezioni, la teoria non rimase sterile ma si incarnò nell’azione.
La biografia del ministro ci rende edotti sui fatti salienti di
un’esistenza superiore: nato a Roma il 3 agosto 1907 da famiglia
medioborghese, per i casi imprevedibili della vita fu, ancora bimbo,
trasferito, insieme con la propria famiglia, a Perugia, dove compì
gli studi superiori e dove, purtroppo, subì un gravissimo lutto: la
perdita dell’amato padre.
Fu impiegato nella segreteria politica del deputato perugino Amedeo
Fani ed è in questo ambiente di lavoro che egli iniziò a temprare il
proprio carattere e consolidare principi, intessere attività e
iniziative memorabili soprattutto per i giovani del locale GUF.
Le qualità e le virtù del giovane Mezzasoma lo fecero distinguere e
spiccare su altri pur meritevoli esponenti dei GUF, tanto che a Roma
lo vollero per lavorare con il console Poli, venne, inoltre,
nominato Vice Segretario nazionale dei GUF.
Questa carica, piena di gravi responsabilità, venne esercitata da
lui con un incessante attivismo, volto, non solo all’organizzazione
politica, ma anche alla diffusione della Nuova Cultura Fascista.
Egli fu tra i principali animatori della Scuola di Mistica Fascista,
palestra teorica per ingegni giovani e dinamici, che grande ruolo
formativo ebbe per molti ragazzi di allora.
Giovane tra i giovani, aveva, tra le proprie indiscusse qualità,
capacità comunicativa ed oratoria; animò i Littoriali, i quali
spronarono la parte migliore di quella generazione alla vita, alla
creazione, ed al successo (a quel tempo non condizionato da compensi
monetari).
Sportivo ed aviatore, diede importanza fondamentale alla cultura,
come ricordò un suo grande amico, Fernando Feliciani, di Assisi, il
quale così scriveva: “per ogni cultura e civiltà è indispensabile il
concetto di servire e ciò dovrebbe essere ricordato dai tanti
intellettualoidi (era il 1959) del tempo che corre.
Ebbene, queste condizioni, queste fondamenta, furono chiare nel
nostro tempo: ci fu un’armonia tra valori spirituali e sostanziali,
ci fu un predominio sulla natura nel sentimento del servire, ci fu
un orientamento verso una meta, verso un ideale.
Fu tempo di ideale e non di ideologie; ideale che unisce, ideologie
che dividono.
Così la nostra generazione ebbe la sua cultura, come indirizzo di
una società.
Mezzasoma intese misticamente le caratteristiche del suo e del
nostro tempo che amò interpretò con fedeltà e onestà scrupolosa.
Giornalista, scrittore e oratore, animò e trascinò”.
Volontario sul fronte francese ed in Africa settentrionale fu
decorato con una medaglia al valore come ricordò l’opuscolo “Aspetti
di vita borghese”.
Ritornato in Patria, il Partito Nazionale Fascista, per gli alti
meriti e per le gloriose imprese compiute in battaglia con largo
sprezzo del pericolo, lo insignì quale premio della direzione della
Propaganda Italiana e poi di quella della Stampa, ove svolse
un’indefessa attività di studio e di persuasione.
Sempre per i suoi insigni meriti al servizio dell’Idea e del Duce,
fu nominato ministro della Cultura Popolare.
Il ricordo di lui in quella carica si deve, tra gli altri, ad Oreste
Feliciani, vecchio giornalista con Mussolini, poi fuori del
Fascismo, onesto e galantuomo; quanto ebbe a scrivere quest’ultimo
appare emblematico, (visto anche lo stridente contrasto tra
Mezzasoma e chi sarebbe stato ministro nel dopoguerra) : “Al
Ministero della Cultura Popolare trovai Mezzasoma un giovane
desideroso di fare del bene, onesto, laborioso. Quando più tardi mi
venne proposto di andare come redattore al Giornale d’Italia,
rinunciai per poter restare con lui”.
Purtroppo, il 25 Luglio 1943, il Duce fu tradito dalla congiura
ordita da Dino Grandi, sotto l’ispirazione e la regia occulta di
casa Savoia.
Mussolini venne, in seguito, arrestato all’uscita della residenza
del re e condotto in varie località di detenzione fino a quando
venne liberato, dalla prigionia del suo ultimo carcere, che era
situato sul Gran Sasso, da una Cicogna dell’Aviazione Germanica.
Il Capo del Fascismo fondò la Repubblica Sociale Italiana per
salvare l’Onore d’Italia infangato da Vittorio Emanuele III e dal
suo primo ministro il maresciallo Pietro Badoglio e volle al suo
fianco Fernando Mezzasoma come Ministro della Cultura Popolare.
Se quest’ultimo, era stato un infaticabile apostolo dell’Idea
durante il Ventennio, nel suo incarico ministeriale nella R.S.I.
superò se stesso.
Nell’articolo intitolato “Per non rinunciare alla vita” il giovane
politico conclude la sua appassionata e vibrante orazione con parole
che richiamano la parte migliore di ognuno a reagire: “Ecco dunque
la necessità inderogabile di sollevarci al di sopra del pettegolezzo
gretto, della diffamazione suicida, dell’attendismo egoista, della
rassegnazione pusillanime, della diserzione ignobile. Ecco dunque la
necessità storica di stringerci ancora una volta, come nel lontano
1919, intorno a Mussolini, la necessità di non restare inerti mentre
l’incendio divampa, la necessità di scendere nelle trincee e sulle
piazze, di assumere ognuno la propria parte di responsabilità e di
sacrificio, di passare all’azione, di tornare a sperare, ad osare, a
combattere, di non rinunziare oggi alla lotta, se non vogliamo
rinunziare alla vita domani”.
Egli emise delle direttive sul finire del conflitto (quando le
condizioni belliche divenivano ogni giorno più gravi) che imponevano
ai vigliacchi, (che purtroppo pullulavano anche nelle redazioni dei
giornali del territorio della R.S.I.) di firmare per esteso gli
articoli, perché era invalsa, tra questi traditori, l’abitudine di
mettere solo le iniziali o addirittura fare dei pezzi anonimi per
potersi poi riciclare una volta terminate le ostilità.
A maggior gloria di Fernando Mezzasoma è da ricordare l’epistolario
da lui tenuto, durante la R.S.I., con Ezra Pound, quest’ultimo era
poco conosciuto dalla intellighenzia italica, che ignorava, a quei
tempi, la sua importanza universale.
Molti furono gli Olocausti nella seconda guerra mondiale: la maggior
parte taciuta o non considerata tale (Katyn, i gulag sovietici, la
soppressione in 45 giorni di oltre un milione e mezzo di prigionieri
di guerra dal maggio del 1945, i campi di sterminio in India, Africa
ed America, Hiroshima e Nagasaki, le Foibe istriane, per esempio),
ma Piazzale Loreto fu – senza ombra di dubbio, come autorevolmente
sostiene il Professor Pantano – Olocausto massimo perché
determinato, organizzato, voluto e tollerato, scempio di cadaveri
(cui si aggiunge la dignità ed esempio morale di Achille Storace,
che venne massacrato inneggiando a Quei cadaveri).
A Como il 26 aprile 1945, Mezzasoma rinunciò a salvarsi affermando:
“Ho sempre seguito Mussolini, debbo seguirlo anche ora”.
Infatti, Egli fu tra quei sacrificati solo perché aveva scelto di
andare a morire con il suo Duce, malgrado lasciasse una moglie e tre
bambine sole e senza alcun sostegno materiale.
Valore e statura morale dell’Uomo che raramente ha pari nei secoli.
Luca Redig
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |