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Esoterismo
Il Nazionalsocialismo
Esoterico di Marco Dolcetta
Chi è Marco Dolcetta

Intervista, Il lato oscuro dei totalitarismi che avvelenarono il XX
secolo
Storico della Sorbona e produttore televisivo Marco Dolcetta è
autore di un saggio sugli ultimi giorni di Mussolini. Abbiamo voluto
parlare con lui della genesi dei due totalitarismi che hanno
sconvolto il secolo appena passato: nazismo e comunismo. E delle
ultime risultanze storiografiche su questi due fenomeni.
Lo abbiamo voluto fare proprio alla vigilia della sua partenza per
Parigi, dove il 24 marzo prossimo presenterà presso l’Istituto di
cultura italiana un libro con supporto audiovisivo intitolato
“L’isola dei morti”, una riflessione sulla decadenza e sulle
debolezze della cultura europea (che ha per protagonista Claudia
Cardinale e viene introdotta da Duccio Trombadori). Inutile dire che
nazismo e comunismo fanno appunto parte delle debolezze ideologiche
e ideali dell’Europa.
Si può dire che il comunismo ha un sostrato esoterico e sociale
comune al nazismo?
Parte del mio lavoro è volta a dimostrare questo. Il sostrato
esoterico del comunismo e parzialmente comune a quello del nazismo.
Entrambe le utopie si basano sulla violenza come motore della
società e hanno come fine ultimo la realizzazione dell’ “uomo nuovo”
libero dalle vecchie credenze reliogiose, dalla struttura gerarchica
della società del novecento e dal decadente romanticismo precedente
all’avvento dei due totalitarismi. Entrambe hanno provocato come
risultato lo sterminio dei rappresentanti delle religioni
tradizionali, in particolar modo quella ebraica.
In Italia la si conosce soprattutto per le sue inchieste RAI sulla
Memoria dell’Olocausto, e per le trasmissioni sui presupposti
mitico-ideologici dei totalitarismi del male assoluto, cioè di
fascismo e comunismo… ce ne può parlare?
Alla ricerca di eventuali sostrati esoterici, teosofici o
neo-spiritualisti nello sviluppo dei totalitarismi del secolo scorso
ho dedicato alcune serie a puntate distribuite dall’editore Hobby &
Work. Ho quindi collaborato con la rubrica “Frontiere” di Rai Radio
Uno e da anni curo reportages inseriti nei programmi di
approfondimento di Giovanni Minoli. Poi ho conosciuto Simon
Wiesenthal, e mi sono appassionato alla idea dell’identificazione
dei criminali di guerra, specie di quelli disponibili a farsi
intervistare. Mi interessava vedere se si dichiarassero pentiti,
oppure se tendessero a giustificarsi. Un’altra valida cacciatrice di
nazisti è la studiosa francese Beate Klarsfeld. Ha chiesto la mia
consulenza come storico, e io sono partito con fonico, segretario di
produzione e video-operatore alla volta del Medio Oriente e del Sud
America. Un delle più grandi soddisfazioni della mia vita è stato di
poter confermare con prove documentali che il criminale nazista
Aloysious Brenner dapprima si era rifugiato in Siria come
consigliere militare del regime di Hafez el-Assad, e poi si era
trasferito sotto falso nome in Argentina. All’epoca ricevetti anche
un telegramma di congratulazione dall’allora ministro degli Esteri
Giovanni Spadolini. La cosa non poté che farmi piacere, in quanto si
trattava di un riconoscimento proveniente da un collega d’alto
profilo, da uno storico per giunta appartenente ad una scuola
diversa da quelle degli “Annales”. In seguito, sempre in
collaborazione con la Klarsfeld mi sono dedicato alle indagini sugli
esperimenti di clonazione umana effettuati durante gli anni ‘70 in
Paraguay sui membri della setta dei Mennoniti. Ho dovuto
classificare una serie di documenti impressionanti, in grado di
dimostrare che la sperimentazione scientifica su cavie umane non era
cessata con la caduta del nazismo, e che anzi la manipolazione
genetica alla Mengele veniva ancora praticata in segreto con la
copertura di alcuni regimi autoritari del Sud America.
Rispetto alle recenti inchieste del programma TV “Voyager”, Lei
rivendica una sorta di primogenitura negli studi sull’esoterismo
nazista?
Il problema delle componenti mistico-visionarie-esaltative
dell’ideologia del male nazista può essere affrontato col rigore
dello storico, oppure col dilettantismo del divulgatore
incompetente. Il tema del cosiddetto “Nazionalsocialismo esoterico”
l’ho per la prima volta affrontato dal punto di vista televisivo nel
1988, cioè ben 17 anni fa, dalla trasmissione “Mixer”, e poi l’ho
ripreso in maniera più approfondita nelle puntate de “La Grande
Storia”, in prima serata di Rai Tre, a cura di Pasquale
D’Alessandro. La mia tesi è che il nazismo, fenomeno esplosivo del
XX secolo, non è stato mai valutato in maniera esauriente dal punto
di vista della dottrina politica. La difficoltà nasce dal fatto che
gli intellettuali e il sistema accademico non tollerano linguaggi e
contenuti che esulino da una visione del mondo razionalista: cioè
liberale, socialista, comunista, o cattolica. Ciò che è fuori da
questi canoni viene minimizzato. Le faccio un esempio: Rudolf Hess
ed Heyrinch Himmler erano amici del fondatore del movimento
antroposofico Rudolph Steiner. E’ una commistione ideologica che a
mio parere va approfondita. Ma quale storico l’ha fatto?
Quindi Himmler da giovane si dedicava a studi di esoterismo? E gli
storici contemporanei ce lo nascondono?
In gioventù Himmler alternava ai sogni di grandezza della razza
ariana il tran tran quotidiano di allevatore di polli nella Bassa
Baviera. La mattina, guardandosi allo specchio non poteva non notare
i tratti mongolici del suo viso. Così si spiega il grande odio-amore
che nutriva per Gengis Khan. Leggeva Steiner e sognava di essere lui
il Re del Mondo e il Signore degli Ariani. Voleva dimostrare a tutti
i costi che in Baviera non vi era mai stata un’invasione dei
Mongoli. Ciò è supportato da numerosi filmati. Tutto questo
materiale giace in numerosi cartoni che provengono dal fondo
militare francese e sono attualmente all’analisi da una sezione
distaccata della prestigiosa rivista “Les Annales”. Il testo è di
circa 80 pagine, i filmati durano diverse ore, e sono un resoconto
per immagini della realizzazione del progetto di Himmler. Dagli anni
che vanno dal 1933 al 1944 diverse centinaia di membri delle SS sono
stati sguinzagliati nel mondo intero, dalle isole Canarie fino in
Libia, da Venezia al Macchu Picchu in Perù. Il campo
d’investigazione: il mondo intero, i mezzi: illimitati, la finalità:
molteplici. Si voleva creare uno spazio ideologico che giustificasse
la ricerca di uno spazio vitale, soprattutto verso l’Est per
soddisfare gli istinti di espansione della Germania; ma anche per
l’analisi dei territori, al fine di impossessarsi di giacimenti
sconosciuti di risorse naturali, creando alleanze strategiche tra
ambienti universitari e tribù locali. L’antropologia del
totalitarismo nazista non poteva essere formulata in termini
razionalisti. Penso dobbiamo evitare che questo diventi un limite di
comprensione, soprattutto per lo storico.
Dolcetta, una presentazione letteraria a Parigi per lei significa
fare un salto indietro nella memoria, tornare ai luoghi dei suoi
studi universitari e di dottorato. Ci può ricordare il contributo
della scuola della rivista “Annales” alla storiografia
contemporanea, e parlare di quelli che sono stati i suoi maestri?
Ho completato tesi di laurea e dottorato di ricerca presso la Ecole
de Haute Etudes des Sciences Sociales, sotto la guida di Marc Ferro
e di Raymond Aron. Ad Aron è stato dedicato il mio primo libro di
filosofia, pubblicato in Italia dall’editore Virgilio Levi. Da lui
ho soprattutto imparato che lo storico non può prescindere dalla
raccolta di dati in prima persona, che non può solo consultare
archivi, ma deve viaggiare per scoprire nuove fonti disponibili,
testimonianze di sopravvissuti, registrazioni audio-radiofoniche e
materiali video-cinematografici. Da Ferro ho invece assimilato
l’idea di fare della repertazione storica una fonte per nuove
produzioni letterarie contemporanee con eventuale supporto video, di
utilizzare la tecnologia disponibile al documentarista per
assembleare i dati di archivio e di analisi in forme che siano
confacenti al ventunesimo secolo. Mentre preparavo il dottorato,
completavo infatti i miei studi di regia televisiva, fungendo anche
da aiuto-regista per Michelangelo Antonioni. La sua influenza mi ha
forse spinto a dare un risalto all’indagine sul senso della
decadenza delle culture e sui suoi fondamenti ideologici
Dimitri Buffa
'opinione delle Libertà
Quotidiano fondato da Cavour nel 1847
diretto da Arturo Diaconale
Edizione n. 53 del 08/03/2005
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |