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Esoterismo
Il Nazionalsocialismosmo
Esoterico di Marco Dolcetta
Hitler come
guida religiosa

Ben lungi dall'essere una personalità completamente oscura, il
Fiuhrer ha sempre avuto una sorta di seconda faccia quasi
«femminile», con interessi romantici e vagamente decadenti.
Ricordiamo, ad esempio, che uno dei suoi quadri preferiti era
L'Isola dei morti di Boecklin. In modo perfettamente coerente con
questo tipo di carattere, egli coltivò fin da giovanissimo un forte
interesse per un esoterismo un po' a la page, fatto di
frequentazioni prototeosofiche e attenzione verso leggende piene di
mistero come quella della lancia di Longino.
Una volta giunto al potere Hitler dovette, almeno ufficialmente,
prendere le distanze dal sottobosco esoterico in cui si era formato:
per mantenere una Germania forte e unita sotto il suo controllo era
infatti necessario trattare con cattolici e protestanti. Essi non
avrebbero di certo potuto appoggiare un capo di Stato esoterista e
mago. Intanto, però, Himmler e 1'Ahnenerbe continuavano a lavorare,
all'interno delle SS, a un'altra immagine del Fiuhrer, più che mai
intrisa di misticismo e messianesimo. Era quella del leader
para-religioso the fondava il mito del1'Uomo Nuovo, in grado di
ricreare a propria immagine la Germania e il mondo intero. Vi era,
insomma, una sorta di « corpo doppio» di Hitler. Da una parte quello
ufficiale, il capo di stato accorto, duro ma non brutale, sicuro di
se e innamorato del suo popolo. Dall'altra parte il Messia, il
fondatore di un neopaganesimo superomista che avrebbe dovuto
travolgere ogni altraspiritualità e ogni altra religione al mondo.
Hitler, comunque, di per se era immune dal rischio di divenire
seguace dell'uno o dell'altro culto esoterico, in quanto considerava
se stesso come un Eone messianico al quale era stata affidata la
missione divina di salvare la Germania dal Male, incarnato nel
giudaismo internazionale. Paradossalmente questa stessa matrice era
improntata, per via di lasciti folcloristico-culturali, a un
modello del “Salvatore” e del «popolo eletto» già fortemente
giudaizzata. Il messianesimo iranico-giudaico quindi, dopo essere
stato capovolto, veniva ora rimosso e rigettato come altro da se.
Quel che Nietzsche aveva anticristicamente predetto verrà incarnato
dal Fiuhrer, nuovo empito creatore per un mondo nuovo: il Verbo del
Mein Kampf si fa carne in lui, ed egli annunciò se stesso come
«sovrano della sinarchia ventura», come chakravarti e saoyshant,
`unto del Signore', come maytra, `confortato' (così come si evince
dagli scritti di Degrelle sul Reich millenario e dalle analisi di
Savitri Devi Maharani, che riconosceva in Hitler lo
swastikaChakravarti, `volgitore della ruota celeste'). Non stupisce
pertanto il fatto the egli si paragonò a Gesù Cristo. Il suo
pensiero é prigioniero del riscatto dalla modestia piccolo-borghese
che spense gli empiti liberatori della sua giovinezza in Austria,
trascorsa fra modeste man canze di riconoscimenti e frustrazione
della vocazione del genio. Una volta sul finire degli anni Venti,
mentre faceva schioccare la frusta che portava di solito con se,
disse: “Scacciare i Giudei mi fa pensare a Gesù nel tempio”. Oppure:
“Cosi come fu per Cristo, anch'io ho un dovere verso il mio popolo”.
Alla celebrazione di Natale nel 1920, egli sottolineò nuovamente il
paragone tra la sua importanza storica con quella di Gesù. Cristo
aveva cambiato la concezione del tempo e così avrebbe fatto anche
Hitler: la vittoria finale sul giudeo sarebbe stata 1'inizio di una
nuova epoca nella storia del mondo. «Quello the Hitler aveva
cominciato, Hitler avrebbe finito». Chiuso in una prigione
utopico-ideologica, egli non riusciva a immaginare il mondo dopo di
lui. Lo stesso Goebbels sostenne: «I tedeschi sono indegni del
Fiuhrer, e senza di lui la Storia non e degna di essere vissuta».
Hitler ordinò inoltre che all'annuncio della sua morte venisse
trasmesso il Gottesdaemnerung di Wagner. In un discorso del 10
febbraio del 1933 parodià il Pater Noster promettendo che sotto il
suo governo un nuovo regno sarebbe venuto sulla terra e che questa
sarebbe stata -la forza e la gloria, amen-. E aggiunse che, se
non avesse adempiuto la sua missione, avrebbe dovuto essere
crocifisso. A Hitler piaceva ricordare ai suoi seguaci
1'importanza simbolica del 1919, anno in cui decise di intraprendere
la sua missione. Raccontò un suo aiutante che, durante la degenza in
un ospedale militare, egli aveva addirittura avuto una visione
soprannaturale che gli ordinava di salvare la Germania. In un
discorso ai comandanti generali delle Forze Armate, i123 novembre
del 1939, egli affermò: «Quando cominciai il mio lavoro politico nel
1919 lo concepii come una lotta eterna fra contrapposti principi.
Dopo diventai un politico e cominciai la lotta contro il mio
nemico». In fondo quella era una data importante: aveva trent'anni,
la stessa età simbolica del compimento dei tre gradi di Apprendista,
Compagno e Maestro, la stessa età in cui Gesù Cristo cominciò la sua
missione per salvare l'umanità dall'ipocrisia giudaica. L’idea di
idealizzarsi come una sorta di vicario di Dio e di identificarsi con
il Cristo si manifestò in varie occasioni. Scrisse nel Discorso del
14 marzo del 1936, a Monaco: «Prendo la strada che la Provvidenza mi
detta con tutta la fiducia di un sonnambulo». In quello del 31
luglio del 1937 a Breslau: «Dio ha creato questa gente ed è
cresciuta secondo la sua volontà. Secondo la nostra volontà, rimarrà
e non morirà». E in quello del 9 aprile del 1938, a Vienna: «Io
credo che sia stata la volontà di Dio a mandare un ragazzo nel Reich,
che e cresciuto per diventare il Fiuhrer della Nazione». A Hitler
non piaceva sentir dire che le strade di Dio non gli fossero state
rivelate. Guai a contraddirlo nella sua funzione di interprete dei
disegni reconditi della Provvidenza. Una volta un aiutante gli fece
notare che «Dio non lascia la gente guardare nelle Sue carte».
Hitler andò su tutte le furie fino al punto di temere un attacco
cardiaco. Ordinò all'aiutante di non ripetere mai più quella frase
offensiva alla sua « augusta presenza». La sensazione autoipnotica
che derivava dal ritenersi guidato dall'alto si intensificò col
passare del tempo. L'11 settembre del 1935 disse: «Ciò che è stato
negato a milioni di persone ci è stato dato dalla Provvidenza, e il
nostro lavoro verrà ricordato dai nostri ultimi posteri». In un
discorso nella sua città di Linz, il 12 marzo del 1938: “Quando una
volta partivo da questa città, portavo con me la stessa confessione
di fiducia che mi riempie oggi [...] Se la Provvidenza mi aveva
chiamato per uscire da questa città [...] allora la Provvidenza mi
deve aver dato una missione”. Le sue convinzioni si rafforzarono
viste tutte le volte che sfuggì miracolosamente all'assassinio. Dopo
la disfatta del complotto dei generali Wehrmacht del 20 luglio del
1944, affermò: “Ora l'Onnipotente ha fermato le loro mani un'altra
volta. Non pensi anche tu che lo devo considerare come un segno del
destino che intende preservare un compito per me?”. Il suo cameriere
lo ricordava molto calmo quando sosteneva: «Questa è una nuova
prova che sono stato selezionato tra gli altri uomini dalla
Provvidenza per gui dare la Germania verso la vittoria. Ebbene sono
stato salvato, mentre altri avrebbero dovuto morire: è più chiaro
che mai che il destino della Germania è nelle mie mani».
La sua versione della storia umana era essenzialmente una mitologia
del solipsismo religioso e dell'individualismo post- protestantico.
Hitler credeva che un popolo tedesco puro fosse vissuto in un
anteriore Giardino dell'Eden. Ma questa razza pura era stata
attaccata dal Maligno Ahriman, il nemico delle forze messianiche,
che sarebbe diventato il diavolo del Cattolicesimo, incarnato nella
forma del giudeo errabondo e trasformista, ingannatore dei popoli
europei. Diceva infatti in modo alquanto esplicito: «Il giudeo è la
personificazione del Diavolo e di tutto il male». La logica
conclusione era che annientando il judentum si cooperasse al lavoro
dell'Onnipotente. Nella teologia di Hitler, un peccato originale
diverso sostituiva quello commesso nel Giardino dell'Eden biblico.
“Il miscuglio delle razze è il peccato originale di questo mondo
[...]. I peccati contro il sangue e la razza sono i peccati
originali di questo mondo”. Pensava alla Guerra Mondiale per il
Lebensraum in termini escatologici, e vedeva se stesso come il
comandante delle forze del Bene che si appostavano ad Armageddon per
combattere le forze di Satana: “Spesso mi sembra come se fossimo
tutti messi alla prova da Satana: dobbiamo attraversare 1'inferno
insieme per poi raggiungere finalmente la vittoria definitiva”. Non
considerava il Partito e il Reich come organizzazioni meramente
secolari ma, al contrario di Mussolini, non sottoponeva le
organizzazioni iniziatiche locali al controllo di partito,
lasciando convivere ispirazioni esoteriche distinte. Se Mussolini
brandì la Spada dell'Islam, facendo dono alla Moschea di al-Agsa di
alcune colonne in marmo di Carrara, Hitler riceverà dal Mufti Amin
al-Husseini il titolo di “pellegrino onorario della Mecca”. Nel Mein
Kampft scrisse: “Considero quelli che fondano e distruggono una
religione molto più grandi di quelli che fondano uno Stato, per non
parlare di un partito”. Anni dopo raccontò ai suoi seguaci: “Non
siamo un movimento, siamo piuttosto una religione”. L'assetto
istituzionale che ammirava come modello per il suo nuovo Ordine era
quello della Chiesa romana antimodernista e controriformista, che
lo aveva affascinato fin da ragazzo.
Da giovane, infatti, fantasticava di diventare un abate e quando
diventò Fiuhrer continuò ad avere della Chiesa cattolica una buona
considerazione, tanto che essa fu di fatto 1'unica potenza con cui
egli negoziò mirando alla pace e non alla guerra. La Chiesa
protestante, al contrario fu sottoposta al vecchio parroco amico,
d'improvviso proclamato Vescovo Generale del Terzo Reich e primate
della Chiesa Tedesca. In un incontro del 1930 riservato ai soli
membri del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi,
presso la Casa Bruna, Hitler equiparò se stesso a un Papa e i suoi
fedeli a un concilio di cardinali.
Disse: “Pretendo, per me stesso e per i miei successori alla guida
del Partito la rivendicazione dell'infallibilità politica.
Spero che il mondo impari a rispettare questa rivendicazione come fa
con le rivendicazioni del Santo Padre”. Si sentiva anche guida
religiosa del mondo non-cristiano che intendeva conquistare.
Scrisse nei Diari: “Diventare una figura religiosa.
Presto sarò il grande capo dei Tartari. Già gli arabi e i
marocchini includono il mio nome nelle loro preghiere”. Hitler
vedeva dei paralleli perfetti tra il suo Ministero di Propaganda e
Istruzione e la Congregazione della Chiesa per la
Propaganda della Fede (Congregatio de Propaganda Fide). Osservava
che il suo compito non era comunicare conoscenza “ma seria
convinzione e fede incondizionata”. Di lui narrano: «Vedeva i 25
articoli dello Statuto del Partito come il "dogma della nostra Fede
e la rocca su cui il Partito e costruito"». La proclamazione del
Reich millenario aveva ancora evidenti risonanze di religiosità
rexista. Gli piaceva anche parlare della “Trinità inseparabile” di
Stato, Movimento e Popolo. Come segno e simbolo della sua
organizzazione Hitler scelse un tipo particolare di croce e modificò
personalmente il disegno dell'Hakenkreuz, la colossale Sala di
Assemblea progettata per la sua nuova capitale della Germania, che,
secondo lui, doveva essere vista come una cattedrale secolare
piuttosto che come un palazzo civile. La cupola doveva risultare
abbastanza larga per poter superare sette volte (numero favorito
dal Destino) quella di San Pietro. Come ha notato Albert Speer: “Era
fondamentalmente una sala di culto [...]. Senza questo significato
sacro la motivazione per la struttura principale di Hitler sarebbe
stata senza senso e ininteleggibile”. Ricordandosi delle
istituzioni e delle idee che lo avevano influenzato, Hitler
confessava che doveva molto al terrorismo marxista, ai Padri della
Chiesa e ai Liberi Muratori. Ma concludeva sempre: « Soprattutto ho
imparato dalla Compagnia di Gesù». Il giuramento di fedeltà al
Fiuhrer ricorda in modo palese la formula del voto speciale di
obbedienza che i gesuiti riservano alla persona del Papa. Hitler
parlava delle sue SS come di un'«elite che porta il simbolo sacro ed
e vestita di nero, allo stesso modo del1'Ordine ignaziano», ed
esortava gli ufficiali a studiare gli Esercizi Spirituali di Ignazio
di Loyola per esercitarsi nella disciplina della fede. Lo stretto
parallelo fra fede verso Dio e il sacro giuramento di obbedienza a
Hitler è descritto in un articolo sul giuramento nel giornale
nazista «Volkischer
Beobachter»: «Una giornata storica come quella di ieri ha
testimoniato la professione della religione del sangue in tutta la
sua realtà imponente. [...] Chiunque abbia giurato la sua
obbedienza a Hitler si impegna fino alla morte per questa idea
sublime». Le intimidazioni di scomunica e anatemi che Hitler
lanciava contro eretici e non-credenti erano molto simili a quelle
scagliate da Gregorio VII contro i suoi nemici. Di quanti lo
tradirono Hitler dirà: « Quelle persone hanno commesso un peccato,
un peccato contro tutta la vita. [...] E’ un miracolo di fede che la
Germania sia stata salvata. Oggi più che mai è compito del Partito
ricordare questa confessione nazionalsocialista di fede e portarla
come il segno sacro della nostra lotta e della nostra vittoria». E
come ogni sistema religioso, anche il Nazionalsocialismo ebbe
profeti, santi e martiri. Il Fiuhrer infatti fece addirittura
santificare i protomartiri nazionalsocialisti che erano caduti nel
Putsch di Monaco. Secondo le sue parole la loro morte avrebbe
portato a «una vera fede nella resurrezione del loro popolo. [...]
Il sangue che hanno versato diventa 1'acqua del battesimo del Terzo
Reich». Ad un certo punto della sua ascesa, Hitler sostituì ai
giorni festivi tradizionali e religiosi quelli nazionalsocialisti.
In particolare: il 30 gennaio, giorno in cui il Fiuhrer ascese al
potere nell'«anno sacro di Nostro Signore, il 1933». Il 20 aprile,
il suo compleanno, giorno in cui la gioventù hitleriana veniva
confermata nella sua fede. Il 9 novembre, il "Venerdi Santo" del
Partito, celebrato come il Giorno Testimone di Sangue del Movimento
nazionalsocialista. Hitler aveva pensato anche a delle Sacre
Scritture per la sua nuova religione: e il Mein Kampf, sostituendo
la Bibbia, ben presto prese il posto d'onore nelle case di migliaia
di famiglie tedesche. I nazionalsocialisti lo raccomandavano
addirittura come regalo di nozze per le giovani coppie. Il parallelo
fra Hitler e il Messia veniva istituzionalizzato nelle scuole
tedesche. Il 16 marzo del 1934 gli scolari scrivevano il seguente
dettato (approvato dal Ministero di Istruzione e Propaganda di
Hitler): «Gesù è come Hitler. Cosi come Gesù ha liberato la gente
dal peccato e dall'Inferno, cosi Hitler ha liberato il popolo
tedesco dalla distruzione. Gesù e Hitler vennero perseguitati, ma
mentre Gesù è salito sulla croce, Hitler è salito alla Cancelleria
del Terzo Reich. Gesù combatteva per il cielo, Hitler per la terra
tedesca». La Lega delle Ragazze Tedesche sviluppò una nuova
versione del Pater Noster che era una supplica non solo per il
Fuhrer ma a lui diretta come una divinità: «Adolf Hitler, Voi siete
un grande Fiuhrer. Il Vostro nome fa tremare il nemico. Il Vostro
Terzo Reich verrà, solo la Vostra volontà e legge per la terra. Fate
sentire ogni giorno la Vostra voce e comandate come il nostro
Fuhrer, cui obbediremo fino alla fine e sacrificheremo persino la
nostra vita. Vi lodiamo! Heil Hitler! ». E ai bambini veniva
insegnato a recitare questa preghiera prima dei pasti: «Fuhrer,
Fuhrer mio, mandato a me da Dio, proteggetemi e mantenetemi per
tutta la mia vita. Voi che avete salvato la Germania dal bisogno più
profondo, Vi
ringrazio oggi per il pane quotidiano. Rimanete al mio fianco e non
mi lasciate mai, Fuhrer mio, la mia fede, la mia luce. Heil, mein
Fuhrer!». Canzoni popolari furono riviste e reinterpretate dai
discepoli di Hitler, come nel caso del bravo natalizio favorito del
popolo tedesco, Stille nacht:
Notte silenziosa! Notte sacra!
Tutto è calmo. Tutto è gloria.
Oggi è il Fuhrer che veglia su noi
E dischiude la gloria del Reich
Chiamaci per la battaglia
Pronti noi obbediremo.
E’ vero che, nel suo celebre testamento, il Fuhrer fece appello agli
Arii (compresi i non-tedeschi) «dei secoli a venire»,
esortandoli a «conservare puro il loro sangue», a combattere le
dottrine sovversive - in particolare il marxismo - e a
rimanere fiduciosi in se stessi e invincibilmente attaccati
all'ideale aristocratico per il quale egli stesso aveva lottato.
Il Partito Nazionalsocialista poteva essere sciolto, il nome del
Fuhrer poteva essere proscritto, i suoi fedeli braccati,
costretti al silenzio, dispersi, ma I'hitlerismo, nutrito alla
«fonte della conoscenza sovrumana» non poteva morire. Ed è pur vero
che gli uomini del Supremo Consiglio dell'esoterismo nazista, l'Ahnenerbe,
non furono, dopo il 1945, impiccati come criminali di guerra o
uccisi a fuoco lento nelle segrete o nei campi di concentramento dei
vincitori. Alcuni godettero di una strana immunita perfino davanti
ai giudici del Processo di Norimberga. Forse alcuni di essi, tramite
un altro Supremo Consiglio, quello di S. Giovanni di Scozia, furono
recuperati all'Occidente in funzione anticomunista, e pronti
nuovamente ad agire sul campo, già nel 1951, in occasione del
Convegno svoltosi a Roma presso Motel Parco dei Principi. La sezione
del 1'Ahnenerbe che si occupava in modo particolare di dottrine
esoteriche aveva, secondo Andrè Brissaud, «un eminente
collaboratore nella persona di Friedrich Hielscher, amico
dell'esploratore svedese Sven Hedin, di Karl Haushofer, di Wolfram
Sievers, di Ernst Ringer e persino di Martin Buber, filosofo ebreo»,
uno dei padri sacri del Sionismo contemporaneo. Cosa vi è di strano
in tutto ciò, dato che questo ebreo, il mite Buber, aveva raggiunto
un certo grado di conoscenza nella metafisica pura e non svolgeva
alcuna attivita politica? D. H. Lawrence non scrisse da qualche
parte che «i fiori si incontrano e mescolano i loro colori alla
sommita»? Se si vuole parlare della somiglianza spirituale esistente
fra hitlerismo e Induismo non bisogna certo pensare alle filosofie
della non violenza, distaccatesi dal tronco brahmanico, o alle
sette indù dissidenti e protestantizzanti, ma al Brahmanesimo più
antico e più rigoroso. L'uno e 1'altro sono incentrati sull'idea di
purezza di sangue e di trasmissione indefinita della vita sana -
soprattutto della vita del1'elite razziale, della vita da cui può
uscire l'uomo che la padronanza di se stesso eleva al rango di un
Dio. L'uno e 1'altro esaltano la guerra con un
atteggiamento distaccato - la «guerra senz'odio», poichè «niente di
meglio può capitare allo Ksautriya - o al perfetto
guerriero SS - che un giusto combattimento». L'uno e 1'altro
propongono alla Terra - come fanno d'altra parte tutte le
dottrine tradizionali - un ordine visibile ricalcato sulle realtà
cosmiche e sulle Leggi stesse della Vita. Il culto del
Fuhrer come «volgitore della ruota», prolungato nelle Indie a
dispetto di tanta propaganda nemica al di la del disastro del 1945,
è una prova di più - se ne occorreva una - che 1'hitlerismo,
spogliato da quello che la sua espressione tedesca può avere di
contingente, si ricollegava, esso stesso, alla tradizione
primordiale iperborea, di cui il Brahmanesimo sembra - per
ammissione di Guenon - essere la forma vivente più antica. Esso vi
si ricollega senza dubbio attraverso ciò che è, malgrado
1'imposizione del Cristianesimo, sostituitosi in Germania ad una
forma tradizionale molto antica e propriamente germanica, derivante
da una fonte comune: dalla santa «Patria antica» dei Veda e
dell'Edda. E’ impossibile dire con certezza in quale misura la Thule
Gesellschaft fosse in possesso di questa eredità inestimabile,
venuta dalla notte dei tempi. Senza dubbio alcuni suoi membri - come
Dietrich Eckart e Rudolf Hess - lo erano. Uno dei tratti propri
all'iniziato e la capacità di dissimulare, tutte le volte che lo
giudica conveniente ai suoi disegni, la collera, la follia,
1'imbecillità ed ogni altro stato umano. Ora il Fuhrer si
costringeva, lo dice lui stesso, a «sembrare duro». E i suoi troppo
famosi eccessi di furore - sul1'esistenza dei quali il nemico si è
gettato con diletto, come su una fonte di ridicolo, sfruttabile ad
infinitum - erano, secondo Rauschning, « accuratamente premeditati»
e «destinati a sconcertare il sub entourage e a costringerlo a
capitolare». Quanto a Rudolf Hess, la «commedia dell'amnesia» ,
così magistralmente recitata al Processo di Norimberga, ingannò gli
psichiatri più accorti. E il tono normale, talvolta anche vivace,
delle sue lettere alla moglie e al figlio - sconcertante se si pensa
alla sua lunga prigionia - basterebbe a provare la sua «sovrumanità»
da iniziato. In effetti solo un iniziato poteva scrivere, dopo tre
decadi passate in cella, nello stile leggero e distaccato di un
marito e di un padre in vacanza lontano dalla sua famiglia per tre
settimane. Il Fuhrer, con ogni evidenza, superò i suoi maestri della
Society di Thule (o di altri centri sacri), ed e riuscito a sfuggire
all'influenza che alcuni di loro - non si saprà mai precisamente
quali - avrebbero voluto avere su di lui. Doveva farlo, essendo
sovrano, e volendo mantenersi fedele alla missione di essere uno
dei «Volti di Colui che ritorna». E se, improvvisamente, la guerra
prese una piega irreparabile a Stalingrado (che, secondo alcuni,
sarebbe stato il luogo stesso dell'antica Asgard, fortezza degli Dei
germanici), era senza dubbio per il fatto che, per qualche ragione
nascosta, così doveva accadere. E il giovane Adolf non ne aveva
forse avuto la rivelazione sotto il cielo notturno, sulla sommità
del Freienberg, alle porte della sua cara città di Linz, all'età di
sedici anni? La causa materiale immediata, o piuttosto 1'occasione
della svolta fatale non doveva essere un errore di strategia da
padre del Fuhrer, ma per un irrigidimento improvviso quanto
infausto, nel sub atteggiamento di fronte all'avver sario.
Sigfrido, il superuomo, diede un tempo prova di una fierezza carica
di conseguenze rifiutando, per non dare 1'impressione di cedere alla
minaccia, di rendere alle figlie del Reno 1'Anello che apparteneva
loro di diritto. Questo gesto avrebbe salvato Asgard e gli dei. Il
rifiuto dell'eroe ne affrettò il crollo. Cosi come quello della
tradizione, anche il nuovo Sigfrido, per non sembrare debole,
rifiutò di sfruttare, come avrebbe certamente potuto fare, la buona
volontà di quei popoli dell'Ucraina - antimarxisti, aspiranti alla
loro autonomia - che avevano fin dal primo momento accolto i suoi
soldati da liberatori. Che 1'abbia fatto coscientemente, rendendosi
conto che la perdita della guerra, scritta negli astri,
da sempre, era una catastrofe necessaria alla Germania e all'intero
mondo ario, che solo la prova del fuoco ha potuto
purificare? Solo gli dei lo sanno. La rapidità con la quale la
Germania abboccò, dai primi anni del dopoguerra, all'esca
della prosperità materiale priva di ideali, dimostra come, malgrado
1'entusiasmo dei grandi raduni nazionalsocialisti, essa fosse stata
liberata solo in modo incompleto dal suo confortevole moralismo
umanitario e dal suo provincialismo piccolo- borghese, e come fosse
stata insufficientemente armata contro 1'influenza giudaica.
Friedrich Hielscher, gia membro della Thule Gesellschalt, divenne
poi un ufficiale superiore SS, svolse certamente un grande ruolo
nell'attività esoterica dell'Ahnenerbe ed ebbe una grande influenza
sul suo discepolo, Wolfram Sievers, Standartenfuhrer SS e
segretario generale di questo Istituto. «Nel momento del processo di
quest'ultimo a Norimberga - continua lo storico delle SS Andre
Brissaud - Friedrich Hielscher, che non fu perseguitato, venne a
testimoniare in modo curioso: fece delle digressioni politiche per
distogliere 1'attenzione e tenne discorsi razzisti volontariamente
assurdi, ma non disse assolutamente niente dell'Ahnenerbe. Nemmeno
Sievers parlò. Ascoltò 1'evocazione dei suoi "crimini" con un
apparente distacco e si sentì condannare a morte con una
indifferenza totale. Hielscher ottenne dagli Alleati
l'autorizzazione ad accompagnare Sievers alla forca e fu con lui
the il condannato recitò le preghiere di un culto di cui Hielscher
non parlò mai, ne nel corso degli interrogatori ne nel corso delle
udienze processuali».Ci si può domandare quanti ex-SS, appartenenti
come Hielscher a qualche sezione dell'Ahnenerbe, sfuggirono alla
vendetta dei vincitori avendo salva la pelle. Nessun libro come
quello di Andre Brissaud o di Rene Alleau o di altri storici
ufficiali fornirà mai, a riguardo, altre informazioni. Per gli
autentici discepoli del Fuhrer, sull'esistenza di una tale rete
ultrasegreta non vi è alcun dubbio. La ragion d'essere di questa
confraternita invisibile e silenziosa consiste - oggi come allora -
nella conservazione di quel nucleo di conoscenza tradizionale
sovrannaturale sulla quale s'incentrò 1'hitlerismo. Se la fede
negli dei implica la conoscenza dell'ora inesorabile del loro
crepuscolo, quest'ultimo è anch'esso ricompreso come transeunte ed
effimero, non fine inesorabile di un mondo, ma preludio ad una
rinascita ancor più possente e gloriosa. E il mito del secolo XX,
ostracizzato, perseguitato e rimosso, ancora affiora
prepotentemente alla coscienza di quanti si sentono votati a ciò che
trascende 1'umano. In questo senso Nietzsche scrive:
«Laddove vi sono morti vi sono
anche resurrezioni»
Erwin
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