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Esoterismo
Il Nazionalsocialismosmo
Esoterico di Marco Dolcetta
Tibet, India e radici esoteriche
del nazionalsocialismo
Molte furono le correnti ideologiche e mistiche di cui il
Nazionalsocialismo si propose come elemento di sintesi. Ma la
potenzialità del Sacro non era certo contenibile in un sistema
gerarchico con delle divise e una semplice e rozza valenza di
espansione. Mentre la stretta alleanza con il mondo islamico, che ha
la sua espressione nella presenza a Berlino, per tutta la guerra, di
Hayamin Husseini - il Gran Mufti di Gerusalemme - e soprattutto di
tipo strategico, ben più profonde ed interessanti, dal nostro punto
di vista, sono state le relazioni tra Nazionalsocialismo (non a
livello di massa ma di ricercatori ed intellettuali) e religioni
orientali: Buddhismo, Induismo e Taoismo. Husseini rappresentava la
sintesi già esistente, nella tradizione del mondo arabo, fra leader
spirituale e politico. Si rivelò un buon elemento di propaganda e un
astuto politico nella sua tattica di spostamento ciclico tra Italia
e Germania. Lo hanno rilevato gia dal punto di vista storicistico
sia Coglia sia De Felice. Husseini rappresentava per il
Nazionalsocialismo una sorta di «cugino ideologico» e anche, come
spesso accadeva, un ottimo tramite per amplificare ideologie e
creare basi e presupposti logistici nei territori controllati dalle
forze britanniche. Dal punto di vista strettamente militare la più
bizzarra delle formazioni SS fu la XIII Waffen Gebirgs Division, la
Handschar, formata, nel1'agosto 1943, da reclute musulmane di
Croazia e Serbia. In questa divisione confluirono la Kama e la
Skandenbeg albanese, il cui compito era stato quello di combattere i
partigiani di Tito: avevano compiti tattici simili a quelli dei
cosacchi nell'unione Sovietica, che arrivarono a fine guerra sino in
Italia. «Mi affascinarono quando li vidi, da piccolo, a Gorizia, con
i loro cavalli e colbacchi», ha raccontato recentemente Claudio
Magris. Fervente illustre tradizionalista fu poi Subbas Chandra Bose,
che lavorò a stretto contatto con Husseini e con i giapponesi. Il
suo legame con l'Italia passava attraverso 1'ISMEO (Istituto_ di
Studi per il Medio ed Estremo Oriente), nella persona del suo
maggiore esponente, lo studioso Giuseppe Tucci, il quale viaggiò
moltissimo in India e in Tibet, e per questo considerato, come Fosco
Maraini (padre di Dacia), in Giappone, il commissario-culturale,
1'ambasciatore «occulto» italiano, in Oriente. Bose, nato a
Calcutta, fu un rigoroso sostenitore dell'interpretazione
tradizionale vedica delle caste e dell'origine polare della razza
ariana, d'accordo con il filosofio Otto Tilak. Era anche un fervente
devoto della dea Kali (la Devi nera della distruzione che
rappresenta la madre che mangia i suoi figli, alla fine del ciclo
dei tempi). Bose ebbe una giovane biografa grecofrancese, tale
Savitri Devi, che a piedi scalzi e con lo sguardo rapito divulgò per
anni i dettagli della sua vita (oltre a testimoniare quanto Hitler
fosse affascinato dall'Oriente, da cui ricavò 1'interesse per la
dieta vegetariana). L'Induismo filo-tedesco fu qualcosa di molto
serio e radicato, non solamente riconducibile a fenomeni di moda.
Con la scomparsa di Bose si accentuarono i legami con la filosofia
orientale. Di fondamentale importanza era il parallelismo esistente
fra la concezione della vita e della morte, fra tantrismo del culto
di Kali in India - soprattutto nella zona limitrofa a Calcutta - e
la venerazione implicita in ogni espressione simbolica del
Nazionalsocialismo. Bose era molto stimato da Nehru e da Gandhi, che
diffidavano di lui solo per il conriaturato senso asociale e
noncostruttivo di quella ideologia the derivava dal culto «nero», di
mania tantrica « della mano sinistra», che riservava alla dea Kali.
Cosi lui e Tilak vennero estromessi dal movimento pacifista
nazionalista indiano: il Partito del Congresso. Su una cosa però
concordavano - e questo fu un tema di grande suggestione portato
avanti da Bose e che lo avvicinava molto ai giapponesi: la sua
avversione nei confronti della cultura occidentale in generale,
considerata decadente, egualitarista, antielitaria anche nelle sue
espressioni imperialistiche, soprattutto le più insinuanti e
melliflue come ad esempio le campagne di «conversione» da parte dei
gesuiti, equiparate al Demonio, il vero nemico, metafisico, degli
ambienti più chiusi del mondo induista, taoista e buddhista. Ernst
Schafer era figlio di un importante industriale di Amburgo.
Ornitologo, era intenzionato a studiare soprattutto il Tibet. Già
nel 1930-32, da studente, e poi nel 1934-36 aveva partecipato alle
spedizioni dell'americano Brook Dylan. Quando nel 1937 si preparava
per la successiva spedizione in Tibet ebbe una proposta da Himmler
di lavorare con Wust e Sievers per lo sviluppo della razza ariana
nel progetto Ahnenerbe. Si discusse la spedizione in Tibet
nel1'ambito del progetto Ahnenerbe sotto la guida di Himmler.
Schafer, nonostante non fosse affatto contrario al
Nazionalsocialismo, era troppo cosmopolita, grazie alle tante
esperienze all'estero, per accettare qualsiasi ordine nazionalista.
Vedeva la proposta di Himmler con un certo scetticismo. Si fece però
convincere che in tempi di una dittatura nazionale, 1'appoggio del
Reichftihrer--SS per viaggi di ricerca all'estero fosse una
condizione per riuscire a realizzare il progetto. Presto però
nacquero tensioni personali tra Schafer da un lato e Sievers e Wust
dall'altro. Inoltre ci furono problemi finanziari che sembravano
irrisolvibili e così il progetto (SS Spedizione Schafer) fu
interrotto e cancellato. Ma nel 1939 Schafer ebbe dal
Reichsfiihrer--SS una missione speciale per la quale doveva
controllare gli inglesi nelle loro colonie tradizionali in Russia e
in Oriente, e soprattutto in Tibet. Insieme al ricercatore svedese
Sven Hedin, che nella Germania di Hitler era molto popolare,
trasformò, nel 1943, il reparto Ahnenerbe dell'Istituto del Reich,
in un ente indipendente, con il nome di « Istituto Hedin per
l'interno dell'Asia e spedizioni». Dopo la guerra, Schafer sostenne
che questo Istituto non aveva mai avuto a che fare con il progetto
Ahnenerbe.
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |