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SOLDATI
TEDESCHI PRIGIONIERI dei "liberatori"
La fonte , come in tutte le storie
che evidenziamo, non è di parte "NOSTRA", ma "loro".
Lo studioso canadese Bacque ha raccolto molte testimonianze sulle
pietose condizioni dei prigionieri tedeschi in mani americane nel
1945 Fu il generale Eisenhower a far abrogare segretamente la
Convenzione di Ginevra: da allora i soldati germanici furono
considerati «forze nemiche disarmate» ai quali era proibito persino
dar da mangiare
Un milione di prigionieri tedeschi lasciati morire di fame nei campi
di concentramento alleati dopo la fine della Seconda guerra
mondiale. È questo il dato agghiacciante che si ricava
dall'intervento dello storico canadese James Bacque intitolato «Una
verità così terribile», contenuto nel volume a più mani Tutto quello
che sai è falso 2 (Nuovi Mondi Media). James Bacque è anche l'autore
del saggio Gli altri lager, edito in Italia da Mursia, che al suo
apparire, una quindicina di anni fa, suscitò un'ondata di sdegno e
di polemiche perché denunciava al mondo il fatto sconvolgente che
gli Stati Uniti avevano creato e gestito campi di sterminio per
prigionieri tedeschi. Le atrocità iniziarono nella primavera del
1945, quando, su richiesta del generale Eisenhower, il Dipartimento
di Stato Usa abrogò, unilateralmente e segretamente, la Convenzione
di Ginevra che assiste i prigionieri di guerra. I soldati tedeschi
non furono più considerati «prigionieri di guerra» ma «forze nemiche
disarmate», e in quanto tali lasciati senza cibo, con pochissima
acqua e con l'unico riparo costituito dalle misere buche che
riuscivano a scavare a mani nude nel terreno. Questo trattamento era
la conseguenza della lucida volontà di vendetta che animava
Eisenhower, convinto che i tedeschi meritassero «la giusta punizione
che li aspettava, dato che - affermava Ike - l'intera popolazione
tedesca è composta da paranoici». Così, a partire dall'aprile 1945,
la maggior parte dei prigionieri tedeschi venne privata dei libretti
personali e delle placche di riconoscimento, per essere rinchiusa in
grandi recinti di filo spinato, dove venne abbandonata a se stessa.
Bacque ha rintracciato molti testimoni diretti dell'orrore; il
generale statunitense Richard Steinbach, assegnato verso la fine del
1945 al comando di un gruppo di campi vicino a Heilbronn, nella
Germania sud-occidentale, ricorda: «Le loro condizioni erano
terribili… Ero sbalordito e disgustato allo stesso tempo». Secondo
il capitano Fred Si egfried, ufficiale della guardia del campo Usa
dei Vosgi, «ti si spezzava il cuore a vederlo», mentre per il
capitano Ben Jackson «se ne poteva sentire l'odore a meno di due
chilometri di distanza». Konrad Adenauer, che sarebbe diventato il
Cancelliere della Germania ricostruita, intervistato dall'esercito
Usa il 22 giugno 1945, chiese pietà alle autorità militari a stelle
e strisce: «Anche i prigionieri tedeschi nei campi americani
mangiavano l'erba e raccoglievano le foglie dagli alberi perché
avevano fame, esattamente come facevano i russi, purtroppo… Gli
alleati hanno usato gli stessi metodi che usarono anche i tedeschi».
E in un discorso tenuto in Svizzera nel 1949, Adenauer fece
ufficialmente riferimento alla morte, causata dagli alleati, di
milioni di prigionieri tedeschi. Possibile che un tale piano di
sterminio potesse rimanere segreto? No, o almeno non del tutto, e
infatti Bacque rintraccia numerose testimonianze dell'epoca, come la
lettera che Eisenhower stesso mandò con corriere urgente speciale a
tutti i sindaci di tutte le città tedesche il 9 maggio 1945, cioè il
giorno dopo il Victory in Europe Day che sanciva la fine della
guerra in Europa. In questo documento, tuttora conservato negli
archivi civici di molte città, Eisenhower proibiva tassativamente di
fornire cibo ai prigionieri di guerra, pena la fucilazione, cosa che
effettivamente avvenne in molte occasioni, quando alcune donne che
portavano cibo agli uomini affamati vennero passate per le armi. Un
giovane giornalista francese, Jacques Fauvet, pubblicò tra settembre
e ottobre 1945 un'inchiesta su Le Monde in cui arrivò a scrivere che
«così come oggi parliamo di Dachau, tra dieci anni la gente di tutto
il
mondo parlerà di campi come quello di Saint Paul D'Eyjeaux, dove
17.000 persone arrestate dagli americani stavano morendo così
velocemente che nel giro di poche settimane due cimiteri erano già
stati riempiti».
Solo nel 1948, sotto la spinta dell'opinione pubblica canadese e
statunitense che co ntinuava a spedire enormi quantità di cibo in
Germania per aiutare la popolazione, e grazie all'intervento di
alcuni senatori Usa, sconvolti da quanto avevano visto di persona in
Europa, le cose cambiarono e il piano Marshall venne lentamente
adottato. Nell'interminabile dopoguerra, per ragioni di Realpolitik
dettate dalla guerra fredda, una cortina di ferro calò anche su quei
tragici avvenimenti. Negli anni Sessanta Willy Brandt, allora
ministro degli Esteri, finanziò una collana governativa di libri
accademici per rispondere alle pressioni di un'opinione pubblica
ancora in pena - dopo un quarto di secolo - per la sorte di un
milione di dispersi che vennero allora falsamente attribuiti
all'Unione Sovietica. Ma questa ulteriore menzogna è stata
recentemente smentita dalle ricerche condotte,
sempre da Bacque, negli archivi dell'ex-Urss, che hanno fatto piena
luce sugli «altri Lager».
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Dichiarazione di Eisenhower ( generale ameri-cane)

“Peccato che non abbiamo potuto ucciderne di più” esclamò Eisenhower,
prendendo nota del gran numero di prigionieri italo-tedeschi, caduti
nelle sue mani alla cessazione delle ostilità in Tunisia. Ike era -
come è noto - il "liberatore d'Europa" dal nazismo, il massimo
campione dei diritti dell'uomo e della democrazia!...
A questi 1.042.537 "D.E.F.", così barbaramente eliminati (più di
quanti tedeschi morirono in cinque anni di guerra combattuta sul
fronte occidentale), vanno aggiunti altri 250.000 D.E.F. "passati"
dagli americani ai francesi.Anch'essi fecero la stessa fine!
Poichè i crimini di guerra non vanno in prescrizione (come nella
vicenda Priebke) non sarebbe il caso di riadattare - almeno post
mortem - quell'aula di Norimberga?
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |