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PERSONE
Nella sezione vengono presi in
considerazione persone , fatti a loro riconducibili, che sono degni
di nota.
Sono utilizzati personaggi pubblici veri, che a vario titolo, o
senza, sono alla ribalta della cronaca quotidiana.
L’ordine è casuale
REVISIONISMO STORICO ITALIANO : LA FAVOLA DELLA SEDUTA SPIRITICA (!)
IL "MEDIUM" PRODI ( inevitabilmente di nuovo)

Secondo l’esposto, il gioco del «piattino» del leader dell’Unione
dal quale uscì il nome di Gradoli servì a coprire un
informatore. Chiamato in causa anche Cossiga Denuncia in Procura:
«Prodi agevolò le Br?(1)» Quaranta parlamentari della Cdl denunciano
il Professore: con la sua seduta spiritica potrebbe aver ostacolato
la liberazione di Moro -
Davanti alla Commissione Moro, Romano Prodi si dilungò nel surreale
resoconto del «gioco del piattino» che suggerì a lui e agli altri
professori riuniti a Zappolino di Bologna il nome di «Gradoli» come
luogo di prigionia del leader Dc; davanti alla Commissione Mitrokhin,
a 23 anni di distanza, non ha battuto ciglio: «Non c'è assolutamente
nulla da aggiungere a quello che è stato detto (...); le
dichiarazioni sono complete ed esaurienti». Ora, 27 anni dopo il
sequestro e l'uccisione dello statista, dove non è arrivato il
Parlamento potrebbe arrivare la Procura di Roma.
Dopo la «relazione Cordova» consegnata martedì a piazzale Clodio dal
presidente Paolo Guzzanti, il capogruppo di An in Commissione
Mitrokhin Enzo Fragalà ha infatti inviato al capo dell'ufficio
giudiziario capitolino, Giovanni Ferrara, un esposto sottoscritto da
40 parlamentari della Cdl. Nel ripercorrere la vicenda, non senza un
pizzico d'amara ironia, Fragalà e colleghi ricordano il giorno in
cui «l'allegra combriccola di amiconi» si riunì a Zappolino di
Bologna. «Non avendo null'altro da fare - si legge nell'esposto -
gli allegri compari si sarebbero dilettati nella evocazione degli
spiriti dell'Oltretomba e, vivamente ricambiati, avrebbero ottenuto
assai importanti rivelazioni circa il nome di Gradoli». Vi è «la
certezza - sostengono gli onorevoli denuncianti - che qualcuno, tra
i componenti di quel gruppo di asseriti spiritisti, ben doveva
essere al corrente di circostanze di fondamentale rilevanza per la
possibile liberazione dell'ostaggio».
Il riferimento è all'appunto redatto da Umberto Cavina, allora capo
ufficio stampa della direzione Dc, che transitando al Viminale
l'informazione «medianica» ricevuta da Prodi appuntò, accanto al
nome «Gradoli», i numeri 96 e 11 che
corrispondevano - guarda caso - al civico e all'interno del covo Br
di via Gradoli «tralasciato» da una precedente
perquisizione della polizia e abbandonato dai terroristi dopo il
blitz nel paese di Gradoli seguito all'indicazione
«spiritica» del Professore. A tal proposito, Guzzanti ricorda che
«tutti i partecipanti al “gioco” abbiano parlato della
presenza delle lettere dell'alfabeto: nessuno ha spiegato come abbia
fatto il piattino a dare i numeri».
«Non sappiamo se Prodi conoscesse alcun terrorista», scrive Fragalà.
«Sta di fatto che qualcuno in quel gruppo stava giocando una partita
di alto livello. (...) Questo qualcuno o era il medesimo Prodi, o
era un soggetto ben conosciuto da quest'ultimo e degno di massima
fede, tanto da rendere necessaria l'attivazione immediata del
Viminale. Tertium non datur». Di qui la denuncia, condivisa anche da
Pierfrancesco Gamba (An), Lucio Malan (Fi), Piergiorgio Stiffoni
(Lega). Ai pm i parlamentari chiedono accertamenti per capire «se
dietro l'incredibile e pervicace atteggiamento di Prodi non vi sia
stata in passato - e permanga ancor oggi - la necessità o la scelta
di coprire uno o più soggetti responsabili di gravi fatti eversivi
contro lo Stato»; e ancora «se la condotta di Prodi (...) non abbia
agevolato il gravissimo atto terroristico delle Br ai danni di Moro,
impedendone la liberazione e l'arresto dei responsabili». A
sorpresa, l'esposto chiede anche di valutare eventuali «profili di
rilevanza penale in termini omissivi» a carico dell'allora ministro
dell'Interno, Francesco Cossiga. Non è escluso che la querela possa
offrirgli l'occasione per presentarsi in Procura e riferire quel che
da tempo - ha spesso lasciato intendere - gli ribolle in petto.
fonte: Il Giornale del 22 Dic 2005
NOTE NOSTRE:
1) La domanda ha una sola risposta : NO ! Il PCI voleva salvare Moro
in quanto costui lavorava per portare i comunisti al governo, in più
il PCI tentava di eliminare fisicamente Il gruppo delle Brigate
Rosse che si stava sempre più radicando nel movimento sindacale
operaio e non.
Non a caso la sconfitta delle Brigate Rosse comincia quando un
avvocato del PCI difende un "pentito" delle BR stesse.
Da qui ha inizio il tracollo BR e la serie di arresti un pò ovunque.
Non è certamente un caso che le " imbeccate" arrivino da Bologna e
dintorni, allora come oggi centro di potere diretto
e indiretto dell'egemonia comunista .
Il "servizio" informazioni del PCI,nato decenni prima e cementatosi
con l'OMERTA' su decine di migliaia di casi di
omicidio verso i Fascisti (
clicca qui libro di Pansa) , funziona
ancora perfettamente ed efficacemente.
A questo punto era chiaro che il PCI non poteva "rovinarsi" la
faccia con le ali estreme del partito, assumendo il
ruolo di DELATORE nei confronti delle BR: il comunista medio ,il
sindacalizzato che godeva nel vedere "gambizzato" il dirigente,non
avrebbero capito e si sarebbero creati i "MARTIRI" delle BR ...cioè
l'esatto opposto di ciò che si tentava di fare !
2) Qualunque soluzione alla domanda (chi si
presta a fare da delatore ?) esigeva che una persona si
esponesse a quelle che sarebbero state le naturali risposte ( piombo
vagante ) delle BR. Occorreva uno scemo o un "fallito" disperato ...

Erwin
Erwin@thule-toscana.com |