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PERSONE
Nella sezione vengono presi in
considerazione persone , fatti a loro riconducibili, che sono degni
di nota.
Sono utilizzati personaggi pubblici veri, che a vario titolo, o
senza, sono alla ribalta della cronaca quotidiana.
L’ordine è casuale
scalfaro (oscar luigi)

Il nostro amatissimo capo onorario dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro,
è presidente dell'Istituto storico di studi della Resistenza? Quel
posto lì mica lo danno a uno qualsiasi, lo danno a chi può vantare
un curriculum resistenziale coi fiocchi e magari anche coi
controfiocchi. Discreto come sempre, il nostro Oscar non mena vanto
dei mesi trascorsi su in montagna a tirar schioppettate al perfido
crucco o all'infame repubblichino per cui, purtroppo, non si sa né
quando né dove né come abbia fatto il partigiano. In compenso sul
suo antifascismo militante se ne sa quanto basta, e avanza. Da zero
a 7 anni, niente antifascismo perché non c'era il fascismo. Dai
sette ai 25 anni lo vediamo chino sui libri a studiare ed è
probabile che qualche antifascistata l'abbia fatta, magari al liceo
o all'università.

Però non se ne conserva traccia. Nel 1943 il nostro Oscar entra in
magistratura e nel '43 i casi erano due: o il neomagistrato giurava
fedeltà al Duce e al fascismo o al Duce e alla Repubblica sociale,
quella di Salò. Non si scappa. Ci fu chi, per non pronunciare la
formula del giuramento, rinunciò a carriera, onori e prebende,
correndo magari anche qualche rischio. Stando ai fatti, O.L.
Scalfaro giurò (e sul suo onore). Potrebbe configurarsi quel
giuramento una manifestazione di antifascismo? Hummm. .. Aveva forse
l'interessato, al momento di esclamare: «Lo giuro!», incrociato le
dita dietro alla schiena, gesto ritenuto invalidante il giuramento
medesimo? Vai a sapere. Fatto
sta che giura e diventa magistrato proprio mentre il regime tirava
le cuoia facendo così scadere i termini dell'antifascismo militante.

Ma ecco che quando tutto sembrava perduto la dea bandata si sbenda:
disgustato dalle sentenze sommarie dei Tribunali del Popolo il
comando alleato (i soliti yankees) imposero - siamo a fine aprile
1945 - che venissero sostituiti da regolari Corte d'Assise
Straordinarie in carica solo sei mesi. Chi, tra le file della
Magistratura, voleva approfittarne per far carriera, doveva quindi
affrettarsi. E il giovane antifascista in pectore Oscar Luigi
Scalfaro si affrettò. Non ci fu
chiamata: i magistrati che composero quelle Corti erano tutti
volontari. In cambio del loro zelo venivano concessi scatti di
anzianità à gogo per compensare le crisi di coscienza di chi sapeva
d'esser chiamato a emettere, ove il caso, sentenze di morte.
Allorché ascese al Colle, Oscar Luigi Scalfaro ammise che in qualità
di pubblico ministero chiese e ottenne una sola pena capitale:

quella per Enrico Vezzalini. Le cronache del tempo assicurano che
almeno ad altri sei sciagurati toccò quella sorte, ma non saremo
certo noi a dubitare della parola di uno Scalfaro. Il quale,
tuttavia, per almeno un altro imputato, Salvatore Zurlo, invocò la
pena capitale: «Il Pm Scalfaro - si legge nel Corriere di Novara -
dopo chiarissima requisitoria condotta con vigoria ed efficacia
conclude domandando la pena di morte per lo Zurlo». Costui, per sua
fortuna (e scuorno del vigoroso ed efficace Pm) ebbe in Appello la
sentenza annullata, ma ciò non toglie che Scalfaro Oscar Luigi
s'adoperò perché finisse al muro. Ed ecco il punto: siccome i
condannati a morte da Scalfaro
appartenevano alla Repubblica sociale, l'averli spediti o voluto
spedire davanti al plotone d'esecuzione può esser considerata azione
partigiana e/o antifascista ancorché tardiva? Dal tono delle
dichiarazioni, dalla pomposità delle sentenze e dal ritenersi
perfettamente idoneo a ricoprire la carica di capo dell'Istituto
storico di studi della Resistenza, direi che l'interessato è di
quella opinione: la condanna alla pena capitale di (almeno) due
repubblichini vale come diploma di antifascista Doc.

Erwin
Erwin@thule-toscana.com |