|
REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.

FOGLIO DI DOCUMENTAZIONE SULLE APERTURE E I COPERCHI TROVATI SUL
TETTO DEL CREMATORIO II A BIRKENAU
(Revisionist History n°150)1
Ditlieb Felderer (1979)
Attualmente ci sono due coperchi giacenti sul tetto di quella che
viene presentata come la camera a gas del crematorio II a Birkenau,
Polonia. Entrambi i coperchi sono fatti di calcestruzzo o cemento
armato, ed entrambi hanno una impugnatura assai scomoda.
Abbiamo fatto uno schizzo approssimativo per i coperchi e le
aperture in Fig. 1. Va precisato che il tetto è fatto di cemento
armato e probabilmente i coperchi sono dello stesso materiale.
Ogni coperchio misura circa 55 per 55 per 11 centimetri, o 33275
centimetri cubici (Fig. 2).
In diverse occasioni abbiamo esaminato il tetto, i coperchi e le
aperture. Siamo certi che queste aperture vennero fatte dopo la
guerra e non sono autentiche. Abbiamo sollevato la questione con i
funzionari di Auschwitz ed essi non hanno mai negato le nostre
accuse che queste aperture non furono fatte dai tedeschi ma furono
fatte da qualcun altro, probabilmente dalle commissioni sovietiche e
polacche che furono attive nel rimaneggiare non solo Birkenau ma
tutti i campi polacchi.
Va precisato che i coperchi non hanno somiglianza alcuna con i
coperchi ermeticamente avvitati dei quali così spesso ci è stato
parlato. I coperchi non combaciano neppure con le aperture.. Queste
aperture, ci è stato detto, sono le aperture attraverso le quali il
veleno veniva introdotto. E’ interessante notare che non vi sono
macchie colorate intorno alle aperture né ve ne sono all’interno
della camera stessa, un fenomeno invece così evidente in una delle
“camere a gas” di Majdanek. Ci sono solo due aperture in cima al
tetto. Le altre aperture sono spaccature naturali del tetto.
Ci è stato detto che un uomo delle SS svitava il coperchio, poi
svuotava velocemente il contenuto del veleno dentro l’apertura e
altrettanto velocemente riavvitava il coperchio.
Abbiamo cercato di scoprire quanto fosse fattibile tale operazione e
così abbiamo cercato di sollevare i coperchi. Non si muovevano.
Allora abbiamo puntato i piedi contro il 1 Traduzione di Andrea
Carancini.
— 2 —
tetto e con uno strattone abbiamo cercato di rimuoverli. Il
tentativo risultò inutile.
Semplicemente non potevamo sollevare questi coperchi. Il signor F.
Piper ci ha detto che si trattava proprio dei coperchi che erano
posti in cima alle aperture. Il compito però sarebbe un exploit
anche per persone particolarmente forti, exploit reso anche più
difficile dall’impugnatura disagevole. Sarebbe interessante sapere
se queste impugnature reggerebbero sotto il peso del coperchio. In
che modo tali coperchi furono trascinati nelle loro rispettive sedi
è un altro problema che ci piacerebbe conoscere.
Noi naturalmente non siamo stati capaci di sollevare i coperchi ma
possiamo fornire qualche cifra approssimativa consultando una fonte
come il Manuale di Matematiche
Applicate, pubblicato da E. E. Grazda (D. Van Nostrand Company, Inc.,
4th ed., USA, 1966). Secondo la sua lista a p. 296 riguardante “Pesi
medi di materiali diversi”, il calcestruzzo di pietra o ghiaia,
ordinario, ha un peso di 145 libbre per piede2 cubo. Poiché i
coperchi sono fatti apparentemente di calcestruzzo (il cemento pesa
meno) il peso di ciascuno di loro corrisponderebbe circa a 77,36 kg.
La lista suddetta ci dice anche che il calcestruzzo di pietra o
ghiaia rinforzato ha un peso medio di 150 libbre per piede cubo. In
tal caso ogni coperchio peserebbe circa 80, 02 kg. C’è poco da
meravigliarsi allora del fatto che non siamo stati capaci di
rimuovere i coperchi.
Bisogna precisare che un altro coperchio è stato rinvenuto nello
“spogliatoio” del Crematorio III, le cui misure sono cm.70 per 70
per 7. Un’apertura piuttosto rotondeggiante è stata parimenti
trovata sul tetto del medesimo “spogliatoio”.
Ribadiamo che la difficoltà nel sollevare questi aggeggi è dovuta
non solo al peso ma alla loro disagevole impugnatura.
Ci è stato detto che i fili di ferro (Fig. 3) visibili in ognuna
delle aperture fanno parte della “spessa rete metallica”3 nella
quale il gas veniva introdotto. Non è così. Questi fili appartengono
in realtà al tetto in cemento armato. Essi sono stati piegati per
farli assomigliare a reti metallo. A quanto pare questa
manipolazione è stata fatta anche all’interno della cosiddetta
“camera a gas”. Come abbiamo asserito in precedenza nei volantini di
RH [Revisionist History] abbiamo potuto investigare l’interno della
“camera a gas” (vedi Sionismen Kaputt! E vedi anche RH: numeri 49,
53, 57, 63, 64, 70, 77, 93, 98).
Un tentativo analogo di ingannare il pubblico è stato fatto con le
cosiddette “finte docce” che si crede siano state trovate nei
Crematori II e III. Questi cavi non appartengono assolutamente ad
alcuna finta doccia ma sono in realtà i fili di acciaio che
rinforzano il cemento armato.
Naturalmente sorge la questione di chi sia il responsabile per
questi tentativi deliberati di ingannare il pubblico. Più di una
volta abbiamo interrogato su questo i funzionari di Auschwitz. La
signora Danuta Czech e Franciszek Piper ci hanno detto che non lo
sanno. I nostri sospetti comunque ci inducono a credere che
l’attuale Direttore del cosiddetto “Museo”, Kazimiers Smolen e il
curatore, T. Szymanski, vi abbiano a che fare.
In ogni caso essi non correggono in alcun modo questi errori ma
persistono nell’adescare la gente a trarre conclusioni erronee.
2 N.d.t.: il piede è un’unità di misura di
lunghezza equivalente a 30, 48 cm.
3 Wanda Michalak, editor, Auschwitz: Nazi Extermination Camp,
Varsavia, 1978, p.118)
— 3 —
— 4 —
I coperchi e le aperture, in cima alle quali è ritenuto esservi,
dalle autorità di Auschwitz, il tetto di una camera a gas, sono
avvolti dal mistero e da contraddizioni, segretezza e confusione. Si
è portati a credere che questo sia il luogo più importante di
Auschwitz e tuttavia, curiosamente, la principale guida di Auschwitz
non mostra una sola immagine dei coperchi e delle aperture e non li
menziona neppure una volta. Come per Birkenau le autorità affermano
che le ceneri in uno stagno “forniscono la prova più convincente dei
crimini perpetrati.”5 Davvero una strana prova!
Se li si osserva da sotto il visitatore è portato a credere,
scrutando questi elementi, che siano fatti di cemento o comunque di
qualche materiale robusto, e che siano a tenuta d’aria. E’ solo
quando sale sul tetto e inizia a esaminare da vicino questi coperchi
e aperture che, con stupore, scopre una struttura scadente, che
richiama alla mente l’idea di un brutto scherzo. La prima volta che
i coperchi e le aperture vennero attentamente esaminati, e le
conseguenti risultanze pubblicate, fu probabilmente nei numeri 70,
77, 93 e 98 della nostra Revisionist History. Fino ad allora nessuno
si era preoccupato di indagare la questione riguardante questi
strani coperchi e aperture. Ne è stata pubblicata una buona foto in
un libro recentemente pubblicato da Wilhelm Staglich.6 Tutti i
coperchi e parte delle aperture sono fatti di legno di qualità
scadente, da tavole che sono state inchiodate assieme, le cui parti
potrebbero cascare a pezzi in ogni momento.
Il coperchio collima con l’apertura mediante quattro tavole
supplementari inchiodate sotto di esso. I coperchi, che possono
essere facilmente rimossi per mezzo dei manici, sono ricoperti da
uno strato di catrame.
Sul tetto vi sono quattro di tali coperchi e aperture, grosso modo
della stessa dimensione. Le misure esterne sono di 40 cm x 40;
quelle interne di 37 x 37. Con il coperchio rimosso la distanza tra
il tetto e l’imboccatura dell’apertura è di 23.5 cm; con il
coperchio inserito è di 25 cm. L’apertura si prolunga nel tetto di
cemento e ha una profondità totale di 49 cm. Tutte le nostre misure
sono approssimative e furono prese
4 Traduzione di Andrea Carancini
5 Kazimierz Smolen, Auschwitz 1940-45, Auschwitz, 1976, p.109.
6 Wilhelm Staglich, Der Auschwitz Mythos, Tubingen, 1979, fotografia
pubblicata alla fine del libro.
Un’immagine dei coperchi e delle aperture è anche quella pubblicata
come foto n°42 nel libro seguente:Adam Bujak, Adolf Gawalewicz,
Auschwitz-Birkenau, Warszawa.
— 5 —
nell’estate del 1979. Tali misure non sono mai state fornite prima
d’ora. Non siamo riusciti a scorgere tracce di Zyklon B, sia durante
il sopralluogo che nelle foto effettuate.
L’accusa di Gawalewicz, secondo cui “periti chimici hanno riferito
la presenza di acido prussico in alcuni coperchi di zinco dei fori
delle camere a gas”, è pura spazzatura.
Questi “coperchi di zinco” non sono mai stati presentati, e neppure
le prove dei “periti chimici”, sebbene il fatto in sé non provi
nulla, visto che lo Zyklon B venne usato per regolari
disinfestazioni.
Le aperture delle camere a gas vengono menzionate nella misteriosa
testimonianza di Broad. Egli ne parla come di “sei fori”, come di
“aperture” fornite di “coperchi” e scrive di come un uomo durante la
gasazione sputasse dentro la “sala”.7 Tutto ciò diventa tanto più
sorprendente se pensiamo che Broad nello stesso tempo ci dice che
gli assassini indossavano “maschere anti-gas”; che il tetto attuale
ha solo 4 fori o aperture, non 6 come Broad asserisce;8 che era
necessario “sigillare la porta con gomma…assicurata per mezzo di
congegni di ferro” forniti di “chiavistelli” che erano “serrati con
viti, rendendo la porta a tenuta d’aria”9, e tuttavia, questa
procedura non è stata ritenuta necessaria con le aperture.
Inoltre, è evidente che con il termine “sala” Broad intende, non la
camera mortuaria, ma il luogo dove le presunte vittime sarebbero
entrate inizialmente, altrimenti il suo racconto diventa persino più
problematico da comprendere, ma il locale in questione non aveva
tali aperture.10 E se così stanno le cose, come potrebbe un uomo
sputarvi dentro? Non meno sorprendente è il fatto che Jankowski, un
uomo che si ritiene abbia lavorato nel crematorio,riferisce che non
c’erano tali aperture nella “Leichenhalle” all’epoca in cui si
racconta vi fossero.11 Ogni evidenza indica che le aperture sul
tetto del crematorio vennero fatte dai funzionari sovietici e
polacchi. Abbiamo consultato testimoni, esaminato prove fotografiche
(molte prese da noi stessi) nonché la letteratura disponibile, oltre
ad averne chiesto notizia ai funzionari di Auschwitz. Costoro hanno
ammesso più o meno chiaramente che le aperture e i coperchi sono di
costruzione tardiva e non sono autentici.
Riteniamo che K. Smolen [all’epoca direttore del Museo di Auschwitz,
n.d.t.] e T.
Szymanski lo sappiano perfettamente. Il pretesto accampato da questi
signori per quest’opera di totale falsificazione è che aiuta più
facilmente a spiegare le cose al popolo ignorante. Sarebbe ora che
Smolen e Szymanski raccontassero la verità su questa faccenda.
Hoess non menziona alcun coperchio o apertura fatti con lastre di
metallo traforato.
Egli parla di aperture “perforate” ma lascia l’impressione che nulla
fosse messo sopra i fori per chiuderli.12 Egli scrive che tali
aperture furono fatte a gran velocità: “Mentre i prigionieri
venivano fatti scendere dal treno, vennero praticati dei fori nel
soffitto di terra [perché di terra?] e cemento dell’obitorio” mentre
i russi si spogliavano in un’anticamera [ubicazione ancora
sconosciuta].13 Ma è davvero possibile praticare dei fori in così
poco tempo se il tetto di cemento è spesso circa 25 centimetri (e
con la terra sulla sommità sarebbe stato anche più spesso), e tutto
questo, senza alcun rumore e con le vittime all’interno
dell’edificio che non sospettavano di nulla? Hoess non menziona mai
il numero delle aperture ma parla solo di “qualche foro” e di “fori”.14
7 Jadwiga Bezwinska, Danuta Czech, KL Auschwitz
Seen by the SS, Auschwitz, 1978, p.174.
8 Jadwiga Bezwinska, Danuta Czech, op. cit., p.157 e p.174.
9 Ibidem. Non esistono porte di questo tipo sul posto!
10 Ibidem, pp. 157-159 e 174-175.
11 Jadwiga Bezwinska, Amidst A Nightmare Of Crime, Auschwitz, 1973,
p.40; Jadwiga Bezwinska, Danuta Czech, op. cit., p.93 e nota 115.
12 Rudolf Hoess, Commandant Of Auschwitz, London, 1974, p.164; Otto
Skorzeny, Hemliga uppdrag, 1952, p.223.
13 Rudolf Hoess, op. cit., p.164.
14 Ibidem.
— 6 —
— 7 —
I misteri e la segretezza che circondano Sobibor persistono
inesorabilmente e gli sterminazionisti polacchi e sionisti fanno
qualunque cosa per mantenerli. Essi comunque ammettono che “è dovere
dello storico porre fine ai…miti”16, e facendo nostro questo
obbiettivo ci apprestiamo a demolire alcuni miti polacco-sionisti
riguardanti lo sterminio degli ebrei.
Quando visitammo per la seconda volta Sobibor nell’estate del 1979,
ancora non riuscivamo a trovare alcuna traccia di un precedente
campo di sterminio. La sola cosa che trovammo furono i monumenti
eretti da loro stessi.
Fino ad ora, i funzionari del luogo si sono inflessibilmente
rifiutati di divulgare sia le planimetrie che qualsiasi fotografia
del campo in questione. Sebbene siano passati più di 30 anni essi
ancora oggi si rifiutano di mostrare le planimetrie. I kazari hanno
cercato di fare una mappa ma è altamente sospetta. I funzionari
sostengono che “è stato impossibile riprodurre esattamente l’aspetto
delle camere a gas poiché non è sopravvissuto neppure un solo
prigioniero” e che “le camere a gas furono distrutte”.17 Tutto ciò è
assolutamente insensato. I funzionari di Auschwitz possiedono
infatti le planimetrie tedesche dei crematori, anche se si rifiutano
tutt’ora di mostrarle.
Esiste non poca confusione tra gli sterminazionisti nel dirci quello
che Sobibor realmente fu. Una fonte ci dice che era un campo per
sterminare la gente “su due piedi”.18 Il secondo volume di
quest’opera sostiene però che fosse un campo “di concentramento ei
lavoro”19, e tuttavia, in un volume successivo essi non lo indicano
come tale sulla loro mappa, cioè come un campo di concentramento ma
lo indicano solo come un centro di
15 Traduzione di Andrea Carancini
16 Zeszyty Majdanka, Vol.7, Lublin, 1973, p.162.
17 Szymon Datner, Janusz Gumkowski, Kazimierz Leszczynski, Genocide
1939-1945, Warszawa, 1962, p.85.
18 Zeszyty Majdanka, Vol.8, Lublin, 1975, p.212; confronta con:
Marian Bogusz, ed., Scenes of Martyrdom and Fighting of Jews on the
Polish Lands 1939-1945, Warszawa, 1978, pp. 25, 52-53; e con: Obozy
hitlerowskie na ziemiach polskich 1939-1945, Warszawa, 1979, p.459.
19 Ibid, Vol.2, 1967, p.20.
— 8 —
“sterminio”.20 Chiaramente perciò non esiste accordo tra di loro su
quello che il sito è stato davvero.
A quanto pare il piano di Hitler e Rosenberg per il distretto di
Lublino, dove Belzec, Majdanek e Sobibor erano ubicate “era di
escludere quell’area dalla cosiddetta “Polonia rimanente” (Reststaat)…per
crearvi una grande riserva per gli ebrei provenienti dal Reich e
dall’Austria”.21
Perciò l’invio di “ebrei” all’Est non aveva niente a che fare con
un’opera di sterminio. Perché infatti spedirli, ad esempio,
dall’Austria e da altri luoghi se ci è stato detto che i tedeschi
avevano già sviluppato altrove dei centri di sterminio? Gli
sterminazionisti polacchi fanno l’errore madornale di presentare un
“Telegramma n°39”, mostrato come prova che gli “ebrei” arrivavano a
Sobibor dall’”Austria, Cecoslovacchia,Francia e Olanda22, e questo
proverebbe, secondo quanto si dice, lo sterminio. Il messaggio in
questione venne spedito da Cracovia.23 Che sciocchezza sarebbe stata
per i tedeschi mandare tutte queste persone nella piccola Sobibor
quando c’erano già enormi, moderni centri di sterminio in piena
attività ad Auschwitz, un luogo non lontano da Cracovia! In tal caso
sarebbe stato certo meglio mandarli lì invece che a Sobibor.
Come abbiamo detto, i funzionari non hanno mai mostrato fotografie
del campo,neppure dopo che venne occupato dai comunisti polacchi e
sovietici. Il loro libro più importante (vedi nota 8) non mostra
immagini. La sola prova che possono presentare è quella costituita
dai monumenti eretti da loro stessi.24 Sicuramente ci si
aspetterebbe dalle autorità la possibilità di fornire delle immagini
tali da permetterci di valutare l’aspetto del sito, almeno dopo la
liberazione. La situazione è talmente deludente che una recente
enciclopedia polacca continua con la stessa noncuranza a fornire
come prova i soliti monumenti.25
La confusione regna anche riguardo al numero dei morti di Sobibor.
Di solito viene fissato a più di 250.000 “ebrei” assassinati.26
Nondimeno, un’altra importante autorità polacca e comunista
asserisce che in tutto il distretto di Lublino (di cui facevano
parte Belzec, Majdanek e Sobibor) “circa 230.000 ebrei furono
probabilmente uccisi nei campi di sterminio istituiti nel distretto
di Lublino”.27 Se fosse così allora questo ridimensionerebbe le
cifre riguardanti ognuno di questi campi, e in modo sostanziale.
Infatti, se 230.000 è la cifra totale, come si può affermare che ne
morirono oltre 250.000 soltanto a Sobibor?
Curiosamente R. Hoess, nel suo “Affidavit” del 5 Aprile 1946, non
menziona Sobibor neppure una volta. Menziona invece Wolzek28, un
luogo totalmente sconosciuto.
Si tratta ovviamente di un’ubicazione fittizia, e la recente
Enciclopedia Polacca non lo nomina.29 Da parte sua K. Gerstein
menziona Sobibor nel “Rapporto Gerstein”, dove afferma di non sapere
esattamente dove fosse Sobibor ma che in quel luogo venivano uccise
20.000 persone al giorno.30 Abbiamo saputo da un’altra fonte che il
campo fu
20 Ibid, Vol.3, 1969, p.122.
21 Ibid, Vol.2, pp. 19-20.
22 Szymon Datner, Janusz Gumkowski, Kazimierz Leszczynski, Genocide
1939-1945, Warszawa, 1962, p.84.
23 Ibid, p.286.
24 Scenes of Fighting and Martyrdom Guide: War Years in Poland
1939-1945, Warsaw, 1968, immagine n°206; Marian Bogusz ed., op. cit.,
p.53.
25 Obozy hitlerowskie na ziemiach polskich 1939-1945, op. cit.,
immagini 67&68.
26 Scenes…, op. cit., p.249; Szymon Datner, Janusz Gumkowski,
Kazimierz Leszczynski, op. cit., p.86; Marian Bogusz ed., op. cit.,
p.52; Adam Bajcar, Poland a Tourist Guide, Warsaw, 1977, p.220;
Obozy…, op. cit., p.461, vedi anche l’immagine 68.
27 Zeszyty…, op. cit., Vol.2, p.20.
28 Arthur R. Butz, The Hoax of the Twentieth Century, Richmond,
1976, p.102.
29 Obozy…, op. cit.
30 Arthur Butz, op. cit., p.252.
— 9 —
operativo dal Maggio del 1942 al Novembre del 1943, quindi per 19
mesi. Se quello che ha affermato Gerstein fosse vero allora il
numero delle persone uccise a Sobibor sarebbe superiore alla cifra
totale dei 6 milioni di ebrei per l’intera durata della guerra.
Significherebbe che a Sobibor sarebbero state uccise 11 milioni e
400.000 persone!31 Sobibor rimane, ancora oggi, una stazione piccola
e arretrata. Persino un millantatore come R. Hoess si è sentito di
dover criticare le esagerazioni di Globocnik, affermando che egli
esagerava “in modo sconsiderato ad ogni occasione”. A Globocnik è
stato permesso di affermare che “ cinque treni arrivavano
quotidianamente a Sobibor”. Hoess ritiene comunque che Sobibor
poteva far fronte soltanto a “due treni al massimo…ogni giorno”.32
Gli sterminazionisti basano le loro cifre sugli arrivi dei convogli,
o almeno questo è quello che ci dicono. Ma anche in questo caso si
comportano in modo spregiudicato poiché essi non includono mai il
numero di bagagli che era permesso alle vittime di portare con
sé,sebbene persino essi stessi ammettano che le vittime arrivavano
“con grandi quantità di bagagli”.33
Tutte le “prove” riguardanti il numero dei morti sono state prodotte
dalla “Commissione Centrale per l’Indagine dei Crimini Nazisti in
Polonia”, controllata dai comunisti sovietici34, e dalle fonti
sioniste. Abbiamo comunque già dimostrato che costoro non solo sono
pessimi quando si tratta di fornire cifre attendibili, ma che
sembrano persino incapaci di distinguere il Nord dal Sud. Se i
membri di tale Commissione non erano neppure capaci di contare,
essendo probabilmente illetterati, come potremmo aspettarci che i
poveracci da cui costoro trassero le proprie informazioni, fossero
migliori di loro? Inoltre,come abbiamo continuamente verificato,
nella maggior parte dei casi questi poveracci di testimoni non hanno
assolutamente detto quello che questa Commissione mise
successivamente per iscritto. La Commissione ha deciso essa stessa
riguardo all’estensione dei “crimini”.
Un altro trucco riprovevole messo in atto nei nostri confronti dai
funzionari polaccosionisti è la loro asserzione che il termine
“Sonderkommando” si riferiva ad un gruppo di “ebrei” che
collaboravano allo sterminio dei propri stessi parenti. Invece,
quello che risulta essere stato attivo a Sobibor fu un
“Sonderkommando” di SS.35 Si trattava in realtà una piccola unità
locale che collaborava alla cattura di ladri e tagliagole. A quanto
pare nei dintorni di Sobibor c’erano molti banditi che commettevano
crimini contro altri “ebrei” e contro la popolazione polacca locale.
Questi tagliagole erano, per la maggior parte, “ebrei”.36 Molti
polacchi ci hanno detto quanto soffrissero a causa di questi
tagliagole.
Nessuno soffrì a causa loro più dei polacchi e questi ultimi erano
fin troppo contenti di sbarazzarsene. Questa è la ragione per la
quale collaboravano con i tedeschi per catturarli.
Il Sonderkommando di Sobibor era anche impiegato per catturare quei
banditi che ostentavano la loro qualifica di “partigiani”.37 Che le
forze partigiane consistessero principalmente di tagliagole
criminali e non di sinceri patrioti è cosa nota a tutti oggi tra i
polacchi ed essi ci hanno detto in termini non equivocabili che
erano fin troppo contenti che i tedeschi si occupassero di questi
teppisti anti-nazionalisti. I partigiani rubavano, bruciavano,
stupravano e uccidevano i polacchi. Questa è la ragione per la quale
così tanti polacchi li odiano. Essi sanno che tipo di persone
fossero avendo sofferto personalmente a
31 Szymon Datner, Janusz Gumkowski, Kazimierz
Leszczynski, op. cit., p.98, dove vengono fornite le date in cui I
campi furono attivi.
32 Rudolf Hoess, Commandant of Auschwitz: The Autobiography of
Rudolf Hoess, London, 1974, p.261.
33 Szymon Datner, Janusz Gumkowski, Kazimierz Leszczynski, op. cit,
p.85.
34 Ibid, p.85.
35 Obozy…, op. cit., p.459.
36 Zeszyty Majdanka, op. cit., Vol.6, p.192.
37 Ibid, Vol.5, p. 236 e 239; Vol.6, p.186.
-- 10 —
causa loro. Non abbiamo incontrato un solo polacco che ci abbia
parlato favorevolmente dei partigiani e questo a dispetto del fatto
che il governo fa qualsiasi cosa per glorificarli.
La Commissione di “esperti” ha affermato che l’estensione del campo
di Sobibor fosse di circa 60 ettari.38 E’ probabile che la cifra sia
puramente congetturale. Le nostre indagini del sito, nel 1978 e nel
1979, hanno portato chiaramente alla luce che l’area in questione
era coperta da alberi molto più vecchi del preteso campo di
sterminio.
Gradualmente, questi alberi sono stati tagliati per allargare il
luogo e farlo sembrare più grande.
Di fatto, nel 1978, quando eravamo lì, trovammo dei tagliatori
occupati ad abbattere vecchi alberi rigogliosi. Gli alberi più
recenti del luogo sono cresciuti naturalmente e il reimpianto di
alberi di pino39 è stato fatto probabilmente da operatori
sovietico-polacchi. In nessun modo comunque i 60 ettari in questione
possono riguardare il sito attuale, di cui la sezione più grande ha
un estensione di soli 2.2 ettari. Anche la zona di 12 ettari che la
Commissione parimenti menziona è altamente sospetta.40Se questo è un
campo di sterminio allora i campi di sterminio erano foreste! Ogni
traccia indica che la Commissione comunista ha manipolato il luogo,
e quello che sembra sia stato fatto è stato abbattere la vegetazione
e collocarvi un campo, o qualcosa che ne avesse la parvenza. Per far
questo,sono stati fatti venire dei taglialegna forestieri
(probabilmente per ragioni di segretezza).
Attualmente Sobibor funge principalmente da deposito di legname. I
taglialegna vengono ospitati, per la loro permanenza temporanea, in
un cottage nelle vicinanze del parcheggio del campo.
La Commissione comunista ha fatto altri errori. I loro esperti
sostengono che il confine occidentale del campo “correva lungo i
binari”.41 Probabilmente non sono mai stati sul posto e quello che
possono aver fatto è stato semplicemente consultare una mappa e,
così facendo, sono giunti alla conclusione sbagliata a causa di un
errore dei cartografi, come si può constatare consultando una carta
stradale aggiornata. Per qualche strana ragione hanno fatto lo
strafalcione di collocare il paese lontano dai binari. In realtà la
ferrovia passa dritta dentro il paese. Se il campo era costeggiato
ad ovest dai binari allora l’ubicazione attuale è ovviamente
sbagliata. Altri strani errori sono stati fatti da questa
Commissione tanto interessante. I suoi membri sostengono che la
linea ferroviaria proveniva da Chelm Lubelski. Ovviamente non
conoscevano la geografia polacca. Esiste infatti una Chelm.42 Esiste
anche una Tomaszow Lubelski, in Polonia ma non abbiamo trovato
nessuna “Chelm Lubelski”. “Brzesc” dovrebbe essere Brest Litvosk, o
la polacca “Brzesc nad Bugiem”.43 Essi affermano anche che il campo
era coperto su tre lati da una foresta di “pini sottili”.44 A parte
alberi decidui, un solo lato è effettivamente delimitato da vecchi
pini. Verificare e correggere tutti gli errori della Commissione
richiederebbe interi volumi.
38 Szymon Datner…,op. cit., p.84.
39 Ibid, p.86.
40 Jadwiga Bezwinska, Danuta Czech, ed., KL Auschwitz Seen by the
SS: Hoess, Broad, Kremer, Auschwitz,1978, 87.
41 Szymon Datner…, op. cit, p.84.
42 Webster’s Geographical Dictionary, Springfield, 1969, p.222.
43 Ibid, p.157.
44 Szymon Datner…,op. cit., p.84.
— 11 —
Mappa del campo di Sobibor disegnata da Felderer
— 12 —
LA MISTERIOSA BELZEC
A Belzec, se i resoconti fossero veri, sarebbe esistito
probabilmente il più avanzato centro di sterminio mai concepito.
Tale centro sarebbe stato composto da giganteschi locali sotterranei
cui si accedeva per mezzo di un tunnel ferroviario. La procedura
sarebbe stata la seguente: le vittime venivano poste, numerose
migliaia alla volta, in tali locali sotterranei, i pavimenti
venivano fatti sprofondare nell’acqua, poi veniva applicata la
corrente ad alta tensione, che uccideva tutti. Dopodiché i pavimenti
venivano sollevati e all’interno dei locali, fatti completamente di
ferro, veniva diffuso un calore in grado di cremare i cadaveri. In
seguito gigantesche gru sollevavano ulteriormente il pavimento e le
ceneri venivano rimosse. Il fumo veniva fatto uscire da enormi
camini. Il tanfo era spaventoso in tutta l’area circostante e
talvolta il fumo avvolgeva i dintorni completamente. Nessuna traccia
è rimasta di queste gigantesche sale di ferro come pure del tunnel.
Tutta la faccenda è avvolta dal mistero e dalla segretezza. Non è
stata mai presentata nessuna immagine autentica e quelle apparse
sono ovviamente dei falsi.46 Nemmeno dopo la liberazione sono state
fornite delle foto in grado di delucidare l’aspetto dei luoghi
durante la guerra.
Il resoconto di Gerstein sull’ubicazione del campo è fuorviante: “Il
giorno successivo partimmo per Belzek. Una piccola stazione speciale
formata da due binari si appoggia su una collina di sabbia
gialla.”47 Oggi il campo è situato lontano dalla stazione. Nel campo
non esiste alcun binario.
La descrizione di Gerstein è resa ancora più problematica dal fatto
che l’intero paese è circondato da banchi di sabbia: abbiamo
scoperto almeno 5 luoghi dove la sabbia veniva ammucchiata, alcuni
dei quali proprio vicino ai binari. Una grande collina sabbiosa è
situata a Nord-Est del campo, da dove una fabbrica di mattoni
raccoglie il proprio materiale, fabbrica situata leggermente a
Nord-Ovest del campo. L’uso commerciale della sabbia sembra essere
stato un fatto tipico di questa zona, molto prima della guerra e
Gerstein potrebbe anche non aver mai visitato il luogo in questione.
Egli potrebbe semplicemente aver letto o ascoltato qualcosa che vi
si riferiva. “Grandi miniere di sabbia” esistono ad esempio “nelle
vicinanze” di Tomaszow Lubelski. 48 La raccolta di sabbia ha una
lunga storia in questa zona.
Un importante studio polacco fornisce sul campo di Belzec la
seguente informazione: “Occupava un’area relativamente piccola, di
forma rettangolare, i cui lati misuravano rispettivamente 275 e 263
metri.”49 Si tratta di un errore.
45 Traduzione di Andrea Carancini
46 Marian Bogusz, ed., Scenes Of Martyrdom And Fighting Of Jews On
The Polish Lands 1939-1945, Warszawa, 1978, p.36; Obozy hitlerowskie
na ziemiach polskich 1939-1945, Warszawa, 1979, foto 64&65.
47 Arthur Butz, The Hoax Of The Twentieth Century, Richmond, 1976,
p. 252.
48 Adam Bajcar, Poland, A Guidebook for Tourists, Warszaw, 1972, p.222.
49 Szymon Datner, Janusz Gumkowski, Kazimierz Leszczynski, Genocide
1939-1945, Warszawa, 1962, p.81.
— 13 —14-
A quanto pare, quando il campo fu mostrato la prima volta era molto
più piccolo delle sue dimensioni attuali ma la sua area venne
accresciuta dalle autorità polacche.
Attualmente misura circa 202.25 metri x 176.85, circa 3.58 ettari.
Il recinto che oralo circonda non è autentico.50
La commissione polacca di “esperti” che raccolse le informazioni
suddette, e cioè la Commissione Centrale per le Indagini dei Crimini
Nazisti in Polonia, risulta essersi sbagliata anche riguardo ad
altri dettagli, tanto da far sorgere l’interrogativo se i suoi
membri abbiano effettivamente visitato il sito in questione. E’
lecito pensare infatti che debba essere un compito relativamente
facile quello di stabilire dove siano localizzati il Nord e il Sud
ma anche qui i membri della detta Commissione hanno avuto delle
difficoltà.
I casi sono due: o questa Commissione “investigativa” si è sbagliata
oppure quello che ci viene descritto è un altro luogo. Oggi il campo
è situato in direzione Nord-Est, rispetto alla stazione ferroviaria,
non in direzione “Sud-Est”, come è stato affermato. I membri della
Commissione sostengono anche che un ramo della ferrovia passava
attraverso un cancello situato “vicino all’angolo nord-orientale del
campo”. Non abbiamo trovato alcun cancello nella nostra ispezione e
il bosco che circonda l’area risale sicuramente a oltre 50 anni
addietro. E’ praticamente certo che nessun “ramo ferroviario
conducente dalla stazione al campo” arrivasse a questo cancello,
poiché l’area in questione è situata su una collina scoscesa. Un
treno non potrebbe muoversi su un tale livello di pendenza. Non
abbiamo trovato alcuna traccia di tutto ciò. L’unica cosa che
abbiamo trovato è una strada dimessa situata poco distante dalla
zona in questione ma potrebbe trattarsi di una strada che conduceva
al banco di sabbia sul lato opposto. Non è neppure corretto
affermare che il campo confinasse con una “foresta di pini” a Sud.51
Sul posto risulta esservi, invece, una fattoria.
Come in molti altri campi, quali Chelmno, Sobibor e Treblinka, il
bosco è stato tagliato per aumentare le dimensioni del luogo, per
farlo sembrare più grande.
I “pini giovani”52 furono piantati probabilmente da funzionari
polacchi e sovietici.
Abbiamo localizzato queste macchie boschive in luoghi (ad esempio ad
Ovest di Belzec) dove non si asserisce vi sia stato sterminio.
Complessivamente, la foresta a Nord e ad Est è relativamente
vecchia, certamente molto più vecchia del campo.
Nel 1978 trovammo all’interno del campo un tabellone informativo.
Quando tornammo al campo nel 1979, per qualche strana ragione, era
stato rimosso. E’ stato scritto che la gente veniva portata via da
Lublino e dall’area circostante per essere sterminata a Belzec.53 Se
così fosse, dovremmo presumere che Majdanek, prossima a Lublino, non
era un campo di sterminio: se lo fosse stato per quale motivo,
allora, inviare la gente, con i treni, a Belzec? E’ stato anche
scritto che l’unica costruzione solida esistente sul posto fosse la
camera a gas.54 Poiché oggi di essa non si trova alcuna traccia, gli
autori della detta pubblicazione affermano che i tedeschi la fecero
saltare in aria o, per meglio dire, che “il crematorio fu fatto
saltare in aria”,55 un’affermazione quanto meno problematica visto
che, soltanto nella pagina precedente, essi riferiscono che “nel
campo non esistevano crematori”.56 E non si trova neppure alcuna
traccia dei “lunghi fossati presso il recinto ai confini orientali
del campo”.57 Ogni volta che abbiamo visitato Belzec abbiamo cercato
di trovare qualche conferma da parte degli abitanti polacchi del
luogo, riguardo alle atrocità dei tedeschi. Il massimo cui siamo
pervenuti è che ci hanno detto che “i tedeschi erano brave persone”!
Sorpresi? Lo siamo stati anche noi.
50 Zeszyty Oswiecimskie 17, Auschwitz, 1975, p.83.
51 Szymon Datner, Janusz Gumkowski, Kazimierz Leszczynski, op. Cit.,
p.81.
52 Ivi., p.83.
53 Ivi, p.82.
54 Ivi, p.81.
55 Ivi, p.83.
56 Ivi, p.82.
57 Ibidem.
— 15 —
PIANO PRELIMINARE DELLA “CAMERA A GAS” DEL CREMATORIO I DI AUSCHWITZ
Il nostro piano è un tentativo preliminare di rimediare all’obbligo,
scaduto da un pezzo, dei funzionari di Auschwitz di presentare piani
autentici. Le nostre misure sono approssimative e furono prese
nell’estate del 1979. Il piano sarà accresciuto da altri piani che
mostreranno le aperture del tetto e il sistema di drenaggio. La
posizione dei due fori è stata posta nell’illustrazione solo a scopo
esplicativo.
Fino ad ora le autorità di Auschwitz si sono astenute dal divulgare
le piante del Crematorio I. Sebbene sia stato fatto un modellino
della “camera a gas” del Crematorio 2 di Birkenau (completato
secondo T. Szymanski nel 1948) noi non ne conosciamo nessuno per il
Crematorio I. Il silenzio e la segretezza continuano e i nostri
tentativi di convincere i funzionari a divulgare i piani sono stati
sin qui inutili.
Nessuna spiegazione logica è stata fornita per il luogo dal quale le
vittime entravano nella stanza; sull’ubicazione dello spogliatoio,
sul condotto nel quale il veleno veniva immesso, sui ventilatori,
sulle finte docce e su dove tutto questo apparato sia scomparso,
ossia,ammesso che siano mai stati lì, il “magazzino del coke”, la
“stanza speciale per le ceneri” e il “magazzino dei vestiti”59.
L’intera storia dell’edificio è avvolta nel mistero e nelle
contraddizioni (vedi: Revisionist History n°152). Non esiste alcun
elemento di prova verificabile che qualcuno sia mai stato gassato in
questo luogo e tutti i dati disponibili parlano contro tale tesi.
La storia dell’edificio è inoltre resa complicata dalle svariate
alterazioni, prima da parte dei tedeschi, poi da parte dei
funzionari polacchi e sovietici che hanno modificato il luogo per
meglio insegnare alla “gente ignorante” – così i funzionari di
Auschwitz ci hanno detto. E’ perciò difficile distinguere oggi
quello che è autentico da quello che non lo è.
Tutte le porte odierne attigue alla “camera a gas”sono di misera
struttura e si aprono verso l’interno – un fatto che indica che
questa non è mai stata una stanza per sterminarvi la gente. Sarebbe
stato necessario buttare giù la porta ogni volta che la stanza
veniva svuotata visto che ci è stato detto: “La maggior parte dei
cadaveri furono trovati vicino alla porta
58 Traduzione di Andrea Carancini
59 Jadwiga Bezwinska, Amidst A Nightmare Of Crime: Manuscripts Of
Members Of Sonderkommando, Oswiecim, 1973, p.42.
— 16 —
attraverso la quale le vittime avevano cercato di scappare”.60 Non
vi è nessuna porta che conduca al crematorio che non comporti la
possibilità che il veleno vi si potesse infiltrare.
Nessuna porta è a chiusura ermetica o a tenuta d’aria.
Un perito, un ebreo chiamato S. Jankowski, sostiene che le misure
della “camera a gas” erano di 30 metri per 5. Quest’affermazione è
corretta in una nota da un’altra perizia, quella dei funzionari di
Auschwitz, secondo la quale la stanza misurava 17 metri per
4.5,ricoprente un area di 65 metri quadri.61 Siamo spiacenti di
riferire una volta di più ai funzionari di Auschwitz che sono in
errore, poiché può essere verificato dalle nostre misurazioni che
un’area di 17 metri per 4.5 comporta 76.5 metri quadrati, non 65. La
misura dei 65 metri quadrati non è un errore di stampa e può essere
trovata anche nelle edizioni polacca e tedesca.62 Se la loro
misurazione è giusta allora la stanza originale deve essere stata
più piccola oppure la “camera a gas” era ubicata altrove.
Viene affermato che 340 persone venivano cremate in un periodo di 24
ore nella stanza adiacente.63
Il numero dei forni utilizzati a questo scopo spesso non viene
fornito ma ci è stato detto che erano 6. In altre parole, 6 forni
antiquati cremavano persone ad una velocità , giorno e notte,
addirittura ignota alla maggior parte dei moderni crematori e questo
mentre 4 dei 6 forni funzionavano perfettamente persino senza
condotti per il fumo, poiché sul posto non vi sono condotti per il
fumo per 4 dei 6 forni! Il grande camino esterno è stato collocato
lì solo simbolicamente.
Sei forni, 4 senza condotto per il fumo, avrebbero perciò cremato ad
una media di 14.17 persone ogni ora, che comporta 2.36 persone per
ogni forno, ogni cadavere essendo cremato in 25.4 minuti. E questo è
niente poiché Jankowski riferisce che tali forni cremavano “30
cadaveri” ogni ora.64 Davvero sorprendente – ma così viene
riportato.
E’ anche interessante notare che Jankowski sostiene che la “grande
sala” aveva solo due porte. Lui non fa menzione della terza porta in
fondo.
Nonostante Jankowski avesse dovuto notare qualcosa di più dei “due
fori sul soffitto”65 (probabilmente si riferiva ai due piccoli fori
vicini al muro a nord) non fa menzione delle 4 aperture più grandi
(né dei tubi per il veleno o delle finte docce) che secondo R. Hoess
erano state “incise”nel soffitto “poco dopo”66 il primo esperimento
di gassazione fatto nel Block 11, che si sostiene abbia avuto luogo
il 3 settembre 194167. Tuttavia nel novembre 1942, o anche dopo, più
di un anno dopo il preteso avvenimento del 3 settembre, non c’erano
ancora tali fori nella versione di Jankowski. C’è poco da
meravigliarsi che T. Szymanski rimanga imbarazzato ogni volta che
gli chiediamo conto di ciò.
Hoess sostiene, e i funzionari di Auschwitz sono d’accordo, che 900
prigionieri di guerra russi furono gassati in una volta sola in tale
stanza.68 Se il luogo in questione misurava 65 metri quadri allora
qualcosa come 13.85 individui presero posto in un singolo metro
quadro. Un bel risultato!
60 Wanda Michalak, Auschwitz: Nazi Extermination
Camp, Warsaw, 1978, p.114.
61 Jadwiga Bezwinska, op. cit., p.40.
62 Wanda Michalak, Oswiecim: Hitlerowski oboz masowej zaglady,
Warszawa, 1977, p.109; Wanda Michalak, Auschwitz: faschistisches
Vernichtungslager, Warszawa, 1978, p.118.
63 Kazimierz Smolen, Auschwitz 1940-1945: Guide-Book Through The
Museum, Oswiecim, 1976, p.119; Wanda Michalak ed., Auschwitz: Nazi
Extermination Camp, Warsaw, 1978, pp. 113 e 117.
64 Jadwiga Bezwinska, op. cit., p.43.
65 Idem, p.40.
66 Rudolf Hoess, Commandant Of Auschwitz,: The Autobiograpy of
Rudolf Hoess, London, 1974, p.164.
67 Kazimierz Smolen, op. cit., p.21; Meyer Levin, The Obsession, New
York, 1973, p.115; Hefte Von Auschwitz, Vol.2, Krakau, 1959, p.109.
68 Rudolf Hoess, op. cit., pp. 164 e 209.
— 17 —— 18 —
PIANTA PRELIMINARE DEL TETTO E DEI DINTORNI DEL CREMATORIO I DI
AUSCHWITZ
Fino ad oggi le autorità di Auschwitz hanno tenuto segrete le
planimetrie del Crematorio I. Per cancellare questa perdurante
segretezza e aiutare il ricercatore, presentiamo la seguente pianta
preliminare, che sarà seguita da altre. Le nostre misurazioni,
fornite in metri, sono relativamente esatte e sono state prese
nell’estate del 1979.
Assai pochi dati sono stati forniti riguardo al Crematorio I e
quelli che ci sono stati presentati sono ovviamente sbagliati. Un
“perito” di cui le autorità di Auschwitz si sono avvalse
frequentemente è Stanislaw Jankowski, un kazaro. Si asserisce che
abbia lavorato nel Crematorio I. Egli testimoniò pressappoco nei
seguenti termini: “Il Crematorio di Auschwitz – un edificio ad un
piano (lungo circa 50 metri, largo 12-15 metri), nel quale c’erano
cinque stanze più piccole e una grande sala, scura, le cui
dimensioni erano 30 metri x 5.” Tale affermazione viene corretta
nella nota a piè di pagina n°26: “Le misure del Crematorio I di
Auschwitz erano di 27 metri e 30 centimetri x 15. Quelle della
camera a gas erano di 17 metri x 4.50. La sua estensione ricopriva
65 metri quadrati.”70 E’ stato continuamente verificato che i nostri
numeri sono più affidabili di quelli delle autorità di Auschwitz e
dei loro numerosi periti, un fatto che riteniamo riceva conferma
anche in questo caso: le nostre misurazioni indicano che
l’estensione totale del tetto (che dovrebbe comprendere la
superficie esterna dell’intero edificio) risulta essere di metri
26.53 x 14.66.
Un tumulo di terra, quasi al livello del tetto, circonda alcuni lati
dell’edificio [lato D, lato C e parte del lato B, n.d.t.], dove
abbiamo rinvenuto degli alberi. Immagini più vecchie indicano che il
tumulo una volta aveva più alberi. Sul lato A sono ubicati due
grandi alberi decidui, che devono essere molto vecchi. Questo fatto
potrebbe rendere conto di un’erronea interpretazione di Brugioni e
Poirier, quando essi affermano di essere in grado di identificare un
“piccolo veicolo” adiacente la “camera a gas” (la camera a gas in
realtà è stata localizzata sull’altro lato). 71 Il 4 di Aprile ad
Auschwitz questi alberi dovrebbero avere le foglie già sviluppate, o
almeno in fase di germoglio. Questo fu probabilmente il
69 Traduzione di Andrea Carancini
70 Jadwiga Bezwinska, Amidst A Nightmare Of Crime, Auschwitz, 1973,
p.40.
71 Dino A. Brugioni & Robert G. Poirier, The Holocaust Revisited: A
Retrospective Analysis of the Auschwitz-Birkenau Extermination
Complex, Washington, 1979, p.5.
— 19 —
caso del 1944, quando le immagini in questione vennero scattate. Sul
lato A si trovano, a quanto sembra, il “cortile” e l’ingresso della
“sala” di cui parla Broad.72
Sul lato B si trovano tre finestre, una delle quali più piccola. Il
lato A ha due finestre.
Sul lato B si trova anche un grande camino senza sostegni. Si tratta
di un falso camino senza collegamento con i forni. Una conduttura
per il fumo si trova all’interno della caldaia ma non porta da
nessuna parte. I funzionari di Auschwitz non ne sapevano nulla
quando gliela menzionammo. I quattro forni sono anch’essi
costruzioni posteriori.
Sul tetto abbiamo trovato due piccoli camini di mattoni, ricoperti
di malta – la loro esatta funzione rimane tutt’ora sconosciuta. Essi
conducono alla caldaia sottostante ed hanno aperture lisce,
levigate, ognuna soprastante un corrispondente settore dei forni. Le
aperture sembrano originali e del tutto dissimili dai fori
frastagliati identificati come aperture per lo Zyklon B. I
funzionari ignoravano queste due aperture. Qualcuno ha detto che il
locale fungeva anche da panificio. Tali aperture potrebbero
appartenere ad esso ma per ora ogni ragionamento rimane
congetturale. Le aperture di questi camini dovrebbero essere
indicate nelle planimetrie tedesche originali. La sezione superiore
dei due camini è costituita da una lamina di metallo. Potrebbero
forse queste lamine essere state interpretate come le condutture di
metallo per il gas?
Lì vicino troviamo due prolunghe più piccole fatte di mattoni rossi.
Esse conducono alla camera mortuaria, all’interno della quale
possono essere osservate sul soffitto vicino al muro verso il lato
B. Una di esse è stata chiusa pressandovi dentro dei detriti. Forse
i mistificatori hanno fatto questo per nascondere il fatto che la
camera mortuaria aveva degli sfiatatoi, quando invece essi vogliono
presentarla come se fosse a tenuta d’aria. Qualche testo narra che
le aperture per lo Zyklon B venivano chiuse dopo che il veleno vi
era stato scaricato ma tali testi non dicono mai nulla riguardo a
questi sfiatatoi. Che senso avrebbe avuto chiudere le aperture per
lo Zyklon B quando le altre rimanevano aperte?
Subito dopo troviamo quattro aperture. Da sotto si può notare il
loro aspetto eterogeneo come pure il fatto che qualcuna delle
aperture è più grande dei coperchi di legno che vi sono stati messi
sopra. Qualcuno ha cercato di nascondere questa incongruenza
applicandovi della malta.
Hoess scrive dell’evento per il quale “vennero praticati dei fori”
in fretta e furia nel vecchio crematorio, affinché 900 russi
potessero esservi gassati. Egli afferma che “le porte vennero
sigillate e il gas fatto cadere attraverso i fori del tetto”.73
Sembra abbastanza strano che gli efficienti tedeschi abbiano pensato
di aprire quattro fori su un tetto di cemento armato spesso circa 25
centimetri quando c’erano due aperture già fatte. Egualmente strano
è che egli riferisca che le porte dovettero essere sigillate quando
non si è sentita un’analoganecessità riguardo alle aperture del
tetto. Sarebbe interessante scoprire l’esatta grandezza delle
aperture, che potrebbe essere accertata rimuovendo la copertura di
asfalto del tetto.
Nessuno dei marchingegni di legno è a chiusura ermetica e in nessuna
delle aperture bbiamo trovato alcuna traccia di Zyklon B.
Sul lato C abbiamo trovato il luogo dove Hoess è stato
presumibilmente impiccato.
Un’entrata conduce dapprima in un piccolo vestibolo, poi viene una
porta di legno che introduce nella camera mortuaria. Lo spioncino
della porta esterna è stato ricollocato inmodo sbagliato.
Sul lato D, di fronte al Crematorio, abbiamo rintracciato l’ex
ospedale delle SS, che attualmente ospita gli uffici di K. Smolen,
Danuta Czech e altri.
72 Jadwiga Bezwinska, Danuta Czech, a cura di, KL
Auschwitz Seen By the SS: Hoess, Broad, Kremer,Auschwitz, 1978, pp.157-159,
173-175.
73 Rudolf Hoess, Commandant Of Auschwitz, London, 1974, p.164.
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |