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REVISIONISMO
Il revisionismo č essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica č un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attivitā antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti č la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson č un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer č un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani č il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
ARCIVIO SALETTA
http://www.vho.org/aaargh/ital/archisaletta/CSonesta1.html
ASSASSINI DI VAMPIRI di ISRAEL SHAMIR
Le storie popolari sui vampiri danno ai lettori una serie di rimedi
per arginare la possibilita' di un attacco da parte di quei
personaggi. Una manciata di polvere di cimitero, aglio, una croce,
ad esempio, sono tutti rimedi efficaci. Ma questi non sempre
funzionano. Nell'esilarante commedia degli orrori di Roman Polansky
"L'intrepido assassino di vampiri", l'eroe cerca di scacciare un
vampiro ebreo facendosi il segno della croce. L'ebreo gli sorride
con un tenero sorriso di comprensione e affonda le sue zanne. La
croce non lo ha salvato. Mi viene in mente proprio il film di
Polansky mentre seguo la nuova ondata di controversie
sull'olocausto.
Gli "storici revisionisti", che sono considerati "negatori
dell'olocausto" dai loro avversari, si sono incontrati a Beirut per
confrontare i loro studi sul genocidio nazista. L'establishment
ebraico-americano, tra cui spiccano la Lega Anti-diffamazione e
l'Organizzazione Sionista Americana (ZOA), hanno chiesto di proibire
tale conferenza. La ZOA non e' contro il revisionismo in se'. Questa
organizzazione e' pioniera nell'arte di negare la storia ed ha
pubblicato, a spese dei contribuenti americani, un libercolo
chiamato: "Deir Yassin: storia di una menzogna".
Deir Yassin era un pacifico villaggio che i gruppi terroristici
ebraici Etzel e Lehi attaccarono il 9 aprile del 1948, massacrandone
gli abitanti, uomini, donne e bambini. Non voglio ripetere il
terribile racconto di cio' che avvenne, poiche' tutti i massacri
sono simili, da Babi Yar a Chain Gang a Deir Yassin.
I revisionisti della ZOA hanno utilizzato tutti i metodi dei loro
avversari, "i revisionisti dell'Olocausto": hanno trascurato i
racconti dei testimoni oculari e dei sopravvissuti, della Croce
Rossa, della polizia britannica, degli scouts e di altri testimoni
ebrei che erano presenti sulla scena del massacro. Hanno trascurato
persino le scuse di Ben Gurion, dal momento che, dopo tutto, i
comandanti di quelle bande divennero, l'uno dopo l'altro, primo
ministro dello stato ebraico. Per la ZOA, aveva validita' solo la
testimonianza dei massacratori. Questo, ovviamente, se i
massacratori sono ebrei.
Se gli ebrei sono le vittime, queste organizzazioni
americane-sioniste non fanno alcun tentativo di revisionare
alcunche'. Questa posizione morale alquanto dubbia e' stata di
grande aiuto per gli storici riuniti a Beirut. Secondo logica, se
gli israeliani dicono delle bugie riguardo a cio' che avvenne nel
1948, probabilmente anche il racconto dell'olocausto dev'essere
stato gonfiato. E' un'energia sprecata. Certo, il revisionismo ha
mandato a riposo la storia del sapone fabbricato con grasso umano, o
dei forni crematori di Wiesel, ma quando si parla di numero di
vittime, trovo che sia inutile continuare a parlarne.
Se anche fossero stati uccisi mille ebrei o mille zingari, sarebbe
troppo. Non e' un soggetto importante, questo, poiche' la
definizione reale delle vittime e' basata sull'interpretazione.
Un buon esempio di "definizione delle vittime" e' stato fornito
ultimamente dal giornale Ha'aretz. Quando nel 1991 termino' la
guerra del Golfo, era noto che vi era stata una sola vittima
israeliana. Oggi, ci sono ufficialmente un centinaio di israeliani
che sono riconosciute vittime della guerra del Golfo, e tutte
ricevono una pensione a spese dell'Iraq. Alcune delle vittime erano
morte di stress, alcune morte soffocate per non aver saputo togliere
la maschera anti-gas. Ha'aretz asserisce che molte altre pretese di
"presunte vittime" furono declinate dalle autorita' israeliane. Ecco
perche' Michael Elkins, l'ex- corrispondente della BBC da
Gerusalemme e cittadino israeliano, ha ragione a sostenere che sei
milioni o tre milioni di vittime non fa alcuna differenza.
I "revisionisti" mettono a repentaglio le loro sostanze e le loro
stesse vite per cercare di minare cio' che definiscono "il mito
dell'olocausto". Il loro interesse puo' essere compreso. Oggi si
puo' mettere in dubbio qualsiasi cosa, dall'Immacolata Concezione a
(forse) i miti fondatori dello stato d'Israele.
Solo il culto dell' olocausto mantiene una cortina di ferro
super-rinforzata, unica, contro qualsiasi investigazione che possa
gettare un dubbio sul suo sacro dogma. I dogmi hanno sempre attirato
le menti critiche. E cosi', le corna del toro infuriato fendono
l'aria sottile. Gli argomenti sulle camere a gas e sulla produzione
del sapone sarebbero molto interessanti, ma sono irrilevanti.
Dunque, dov'e' il matador?
Un coraggioso passo e' stato fatto dal dott. Norman Finkelstein nel
suo best-seller "L'industria dell'olocausto". C'e' comunque una
distinzione da fare tra Finkelstein ed i revisionisti riunitisi a
Beirut. Il dott. Finkelstein, figlio di un sopravvissuto
all'olocausto, si e' mantenuto lontano da qualsiasi possibilmente
illegale controversia statistica e si e' concentrato sulla
costruzione ideologica del culto dell'olocausto.
Cio' gli ha provocato un mucchio di guai. Una organizzazione ebraica
chiamata "Avvocati senza frontiere" lo ha gia' citato in giudizio in
Francia. Questi avvocati sono restati perfettamente in silenzio
quando la macchina legale israeliana ha pronunciato una condanna a
sei mesi di liberta' condizionata per l'assassino (ebreo) di un
bambino (non-ebreo). Non hanno mosso un dito quando la giovane
15enne palestinese Suad e' stata messa in una cella di isolamento,
senza supporto legale e soggetta a torture psicologiche. Sono
completamente assenti dalle corti militari israeliane, dove un
singolo ufficiale ebreo puo' emettere sentenze di lunga prigionia
senza alcuna prova chiara. Apparentemente, questi avvocati sono
consapevoli di determinati limiti.
Finkelstein ha cercato di esplorare il segreto del nostro discreto
fascino ebraico, un fascino che apre il cuore degli americani e le
cassaforti dei banchieri svizzeri. La sua conclusione e' che noi
sfruttiamo il senso di colpa degli europei e degli americani. "Il
culto dell'olocausto ha dimostrato di essere un' indispensabile arma
ideologica. Attraverso quest'arma, una delle piu' formidabili
potenze militari del mondo, con un orrendo record di violazione dei
diritti umani, si e' potuta proporre come vittima, ed il gruppo
etnico piu' di successo degli Stati Uniti ha esso stesso acquisito
lo status di vittima". Finkelstein porta avanti una brillante
analisi del culto dell'olocausto, ed arriva ad una scoperta
allarmante: esso non e' altro che una meschina costruzione di pochi
cliche' cuciti insieme dalla addolorata voce di Elie Wiesel.
Finkelstein non e' consapevole dell'immensita' della sua scoperta,
poiche' egli crede ancora che il culto dell'olocausto sia un grande
concetto, secondo solo all'invenzione della ruota. Esso risolve
l'eterno problema del ricco e dell'influente, eliminando, altresi',
l'invidia e l'odio del povero e dello sfruttato. Esso permette a
Mark Rich e ad altri truffatori di ingannare e di rubare, permette
all'esercito israeliano di uccidere bambini e di far morire di fame
le donne impunemente. Questa sua opinione e' condivisa da molti
israeliani. Ari Shavit, un noto giornalista di Ha'aretz, lo espresse
molto bene nel 1996, quando l'esercito israeliano uccise oltre 100
profughi a Cana, in Libano: "Possiamo uccidere impunemente, perche'
il museo dell'olocausto e' da noi".
Boaz Evron, Tom Segev ed altri scrittori israeliani hanno condiviso
lo stesso punto di vista.
Possiamo riassumere le tesi del dott. Finkelstein come segue: gli
ebrei sono riusciti a far quadrare il cerchio ed a risolvere il
problema che angustia l'aristocrazia e i miliardari rampanti.
Proprio cosi': essi sono riusciti a disarmare i loro oppositori
suscitando la loro pieta' ed il senso di colpa.
Io ammiro il dott. Finkelstein perche' continua a credere nel buon
cuore dell'uomo. Ritengo anche che lui creda nelle favole. Per
quello che credo io, la compassione ed il senso di colpa possono
offrirti forse un piatto di zuppa gratis. Non innumerevoli miliardi
di dollari. Finkelstein non e' cieco. Si e' accorto che gli zingari,
un'altra vittima dei Nazisti, non hanno ricevuto neanche un marco
dai "compassionevoli" tedeschi. La capacita' americana di sentirsi
in colpa verso le loro vittime vietnamite (5 milioni di uccisi, un
milione di vedove, distruzioni a tappeto) e' stata ben espressa
dall'ex segretario alla Difesa William Cohen: "Non c'e' posto per le
scuse. La guerra e' guerra". Nonostante abbia tutti i fatti a sua
disposizione, Finkelstein afferra la sua croce e cerca, in questo
modo, di spaventare il vampiro e di metterlo in fuga.
Qual'e' la vera fonte del potere che alimenta l'industria
dell'olocausto? Non e' un discorso ozioso o una questione teorica.
Un'altra tragedia palestinese si profila all'orizzonte, col lento
strangolamento delle sue citta'. Ogni giorno un albero viene
sradicato, una casa demolita, un bambino ucciso. A Gerusalemme, gli
ebrei festeggiano il Purim con un pogrom di Gentili, e questo viene
citato solo a pagina sei dei giornali locali. A Hebron, i seguaci di
Kahane celebrano il Purim accorrendo alla tomba dell'assassino di
massa Goldstein. Non e' tempo di agire subdolamente.
Nel romanzo "Le Sirene", Bloom esprime le sensazioni del suo
creatore James Joyce verso il sanguinoso concetto della liberazione
irlandese, sull'epitaffio di un combattente per la liberta'
irlandese. I miei nonni, i miei zii e le mie zie morirono durante la
II Guerra Mondiale. Ma io giuro sulla loro memoria, se pensassi che
il senso di colpa da cui e' nato il culto dell'olocausto ha causato
la morte di un solo bimbo palestinese, io stesso trasformerei il
Memoriale dell'olocausto in un urinatoio pubblico.
La meschinita' del culto dell'olocausto e la facilta' con cui ha
spillato miliardi e' la prova concreta del potere reale che c'e'
dietro quest'industria. Questo potere e' oscuro, invisibile,
ineffabile, ma reale. Non e' un potere derivato dall'olocausto, ma,
piuttosto, il culto dell'olocausto rappresenta la messa in mostra
dei muscoli da parte di coloro che controllano il vero potere. Ecco
perche' tutti gli sforzi dei revisionisti vengono condannati. Le
persone che hanno promosso il culto possono promuovere qualsiasi
cosa, poiche' essi dominano tutti i pubblici discorsi. Il culto
dell'olocausto non e' altro che una piccola manifestazione della
loro abilita'. Questo potere riesce solo a sorridere delle
rivelazioni del dott. Finkelstein.
traduzione a cura di www.arabcomint.com
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |