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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
Atrocità americane in Germania
22 Gennaio 2001
Nel 1948 il giudice Van Roden venne incaricato di un’inchiesta sulle
irregolarità degli inquirenti americani nei confronti di detenuti
tedeschi. Un capitolo ancora relativamente poco esplorato della
storia ( perché scomodo ) è costituito dal modo scandaloso in cui
Inglesi e Americani hanno amministrato la “giustizia” nella Germania
vinta e in generale dai crimini anglo-americani durante ma anche e
soprattutto dopo la guerra. Mentre della massa di crimini russi e
partigiani ormai si sa quasi tutto, al contrario le potenze
anglosassoni continuano tutt’ora a restare nell’immaginario comune
al di sopra di ogni sospetto. Questa pagina del giudice Van Roden
illustra, spesso con un pudore perbenista da puritanesimo americano,
i metodi da far-west con cui gli inquirenti americani torturavano
come prassi diffusa i prigionieri di guerra tedeschi e gli
estorcevano qualunque confessione.
Le parole del giudice accennano con imbarazzo frettoloso questioni
che andrebbero invece approfondite: per esempio il fatto che simili
procedure siano state per gli americani per anni la norma
generalmente diffusa che hanno applicato e non l’eccezione. Questo
getta anche nuove luci sui tanti (troppi) processi per “crimini di
guerra tedeschi” nel dopoguerra, sulle loro finalità politiche e
quindi sulla necessità di procurarsi colpevoli e confessioni a buon
mercato, cioè coi mezzi qui descritti.
Gli investigatori americani della corte militare a Dachau in
Germania usavano i seguenti metodi per estorcere le confessioni:
pestaggi brutali con calci violenti, rottura dei denti e delle
mascelle, processi finti, isolamento, travestimenti da preti
confessori, sottoalimentazione dei detenuti, privazioni morali,
promesse di clemenza.
Presso il segretario generale delle forze armate Kenneth Royall
giunsero la scorsa primavera proteste riguardo questi metodi da
terzo grado usati negli interrogatori. Royall incaricò quindi Gordon
Simpson e me di recarci in Germania a esaminare i relativi verbali.
Accompagnati dal Tenente Colonnello Charles Lawrence jun. ci recammo
a Monaco di Baviera, in Germania, stabilimmo lì i nostri uffici e
accogliemmo una marea di testimonianze riguardanti il modo in cui le
atrocità americane sono state commesse.
Ma prima di cominciare esaminiamo un attimo qualche retroscena: la
primavera scorsa la Corte Suprema respinse la richiesta di
comparizione presentata dal Colonnello Willis N. Everett Junior, un
avvocato americano che era stato membro del gruppo di avvocati
difensori dei 74 soldati tedeschi sotto processo per il famoso caso
Malmedy. Everett è un bravo avvocato, un gentiluomo coscienzioso e
leale. Non è un fanatico.
Nella sua richiesta Everett aveva denunciato il fatto che i soldati
tedeschi non avevano avuto un buon trattamento. Everett non
intendeva sostenere che tutti i tedeschi fossero innocenti, ma
poiché avevano tutti subito maltrattamenti, non era più possibile
capire quali fossero innocenti e quali colpevoli.
La tragedia è che, siccome noi americani abbiamo combattuto e vinto
la guerra versando così tanto sudore e sangue, adesso diciamo:
“bisogna punire tutti i tedeschi”. Abbiamo vinto la guerra, certo,
però alcuni di noi vorrebbero continuare a uccidere: questo mi pare
perverso.
Se le accuse terribili di Everett dovessero essere vere, ci sarebbe
una eterna macchia nera nella coscienza dell’America. Il fatto che
durante la guerra ci siano state atrocità tedesche contro americani,
o atrocità americane contro tedeschi, non sminuirebbe in alcun modo
la nostra ignominia se queste atrocità commesse in tempo di pace
venissero confermate.
Il nostro compito specifico non era soltanto quello di prendere in
esame le accuse del Colonnello Everett, ma anche di verificare i 139
casi di sentenze di morte, che fino a quel momento non erano ancora
state eseguite: 152 soldati tedeschi erano invece già stati
giustiziati
I 139 condannati ancora in vita appartenevano a tre gruppi: alcuni
erano coinvolti nei crimini del campo di concentramento di Dachau(1),
altri nell’uccisione di aviatori americani abbattuti in territorio
tedesco, e altri ancora nel massacro di Malmedy. Mi si lasci dire
che io sono personalmente convinto che tali crimini si siano
effettivamente verificati e che alcuni di questi 139 condannati
erano colpevoli di averli commessi.
Comunque non bisogna permettere che l’odio indiscriminato generatosi
durante e dopo la guerra verso tutti i tedeschi ci accechi
distogliendoci dalla necessità di punire soltanto i colpevoli tra
loro.
Dopo aver condotto questa inchiesta e aver parlato con tutte le
parti coinvolte mi sono convinto che il popolo tedesco non sapesse
quello che il loro governo stava commettendo. È mia convinzione che
la popolazione tedesca non aveva idea di che razza di crimini
diabolici si stesse macchiando quella specie di demonio di Himmler
nei campi di concentramento. A giudicare da quel che avvenne lì,
egli doveva essere il diavolo in persona.
Invece per quanto riguarda i tedeschi nella loro generalità,
combatterono la guerra come leali cittadini che difendono e
sostengono la propria patria.
Alcuni piloti americani abbattuti durante azioni di bombardamento su
città tedesche vennero uccisi dai civili tedeschi. Questi tedeschi
vedevano negli aviatori americani gli assassini delle loro mogli,
madri e figli indifesi che si trovavano nelle città bombardate –
allo stesso modo in cui gli inglesi vedevano negli aviatori tedeschi
i loro assassini: così è la guerra.
Mi sono sentito personalmente colpito dai casi degli aviatori
americani. Avevo due figli che servivano nell’aeronautica. Jimmy,
che partecipò a 35 raids aerei nei cieli tedeschi e grazie a Dio
tornò sano e salvo, e Dick, che prese parte a 32 missioni aeree e
alla fine venne abbattuto in Italia; trascorse 12 mesi in un campo
di prigionia tedesco e fu sempre trattato bene. Attualmente si trova
in un sanatorio in Arizona per curarsi dalla tubercolosi che si
prese nel campo di prigionia.
II
Il massacro di Malmedy, nel quale un gruppo di prigionieri americani
furono falciati a mitragliate dopo essere stati catturati nel corso
della battaglia del Bulge, si verificò veramente. Però perché non si
riesce a fare una distinzione tra l’affermare che il fatto criminoso
fu reale, e l’asserzione che venne commesso da questi 74 tedeschi, i
quali, al momento in cui avvenne, si trovavano a Malmedy o nelle sue
vicinanze ? (2) Soltanto per il fatto che qualche tedesco sadico agì
individualmente in questo modo, ci sentiamo legittimati a condannare
e a voler annientare tutti i tedeschi su cui riusciamo a mettere le
mani: siamo sicuri di essere nel giusto ? Personalmente non lo
credo. Non è questo il modo di pensare che ho imparato nella mia
chiesa, o che si impara in chiesa in genere.
Su insistenza russa non si potè rifare il processo a questi uomini.
La mentalità dei Russi in questa materia è che gli investigatori
determinino la colpevolezza o l’innocenza dell’accusato e il giudice
non deve far altro che avallare la sentenza. Noi abbiamo accettato
la formula russa del non rifare il processo, ma riuscimmo a
spuntarla sulla presunzione di innocenza prima del processo.
Si era lasciato perdere il concetto americano di vietare
testimonianze “per sentito dire”. Furono ammesse deposizioni che
riportavano racconti di seconda mano o addirittura di terza mano,
nonostante il Magistrato Procuratore Generale avesse messo in
guardia dal prestar fede alla logica del “sentito dire”, soprattutto
se essa scaturiva da metodi come quelli applicati in questo caso.
Due o tre anni dopo il fatto il Tenente Colonnello Ellis e il
Tenente Perl misero a verbale che era difficile arrivare a provare i
fatti. Perl dichiarò alla corte: “L’ostacolo da superare era grosso,
per cui abbiamo dovuto usare metodi persuasivi.” Ammise di fronte
alla corte che questi “metodi persuasivi” includevano svariati
“espedienti, tra cui violenza e finti processi.” Inoltre dichiarò
alla corte che i procedimenti erano fondati su deposizioni ottenute
avendo usato questi metodi.
Le deposizioni messe agli atti vennero estorte a uomini che erano
stati tenuti in isolamento per tre, quattro o cinque mesi. Erano
stati rinchiusi tra quattro muri, senza finestre né possibilità di
movimento. Da una fessura della porta gli venivano introdotti nella
cella due pasti al giorno, e non avevano il permesso di parlare con
nessuno. In tutto questo tempo non avevano avuto nessun contatto né
con le famiglie, né con funzionari o preti.
Questo stato di isolamento fu da solo efficacissimo a piegare le
resistenze dei tedeschi e a convincerli a firmare dichiarazioni
prestampate. La portata di queste dichiarazioni già pronte
comprendeva non solo il firmatario ma anche altri imputati.
III
I nostri investigatori hanno messo cappucci neri in testa agli
accusati e li hanno colpiti in faccia con pugni di ferro e calci,
inoltre li picchiarono con manganelli di gomma. Molti degli imputati
tedeschi avevano i denti rotti, alcuni anche le mascelle.
Tranne due imputati, tutti gli altri fra i 139 casi che abbiamo
esaminato, erano stati presi a calci nei testicoli con danni
irreparabili. Così procedevano di regola gli investigatori
americani.
Perl ammise l’uso di falsi processi e metodi persuasivi violenti e
disse che la corte era libera di decidere quanto peso attribuire
alle deposizioni così ottenute. Ma tutto ciò faceva parte del gioco.
Un imputato diciottenne dopo ripetute percosse scrisse una
dichiarazione che gli venne dettata. Arrivati a pagina 16, il
ragazzo venne chiuso nella sua cella per la notte. Prigionieri
tedeschi delle celle vicine lo udirono di mattina presto mentre
mormorava “da me non otterranno nessun’altra bugia”. Quando il
carceriere venne poco dopo per fargli finire la sua falsa
deposizione lo trovò morto impiccato a una trave del soffitto della
cella. Nonostante ciò la deposizione, per non firmare la quale il
tedesco si era impiccato, venne presentata e ritenuta valida nel
processo contro gli altri imputati.
Per noi è stato particolarmente scioccante venire a sapere del
crocefisso usato per un simile inganno.
In un altro caso un finto prete cattolico ( in realtà un inquirente
) venne introdotto nella cella di un imputato, lo confessò, gli
diede l’assoluzione e poi gli diede un piccolo consiglio amichevole:
“firma tutto quello che gli investigatori ti chiedono di firmare: in
questo modo otterrai la libertà. Firma pure anche il falso: ti posso
dare l’assoluzione fin da adesso per le bugie che dovrai dire”.
Abbiamo passato al segretario generale delle forze armate Royall la
nostra perizia conclusiva su questi procedimenti. A dispetto dei
tanti esempi come quelli fin qui descritti non abbiamo riscontrato
che si sia operato disonestamente per ottenere le prove. Con
l’eccezione di 29 casi, non trovammo motivi per cui le pene di morte
non dovessero venir eseguite. Per gli altri 110 c’erano prove
sufficenti provenienti da altra fonte per giustificare la pena di
morte, ad eccezione delle prove ottenute a mezzo terzo grado.
I 29 uomini per cui abbiamo raccomandato una riduzione di pena non
hanno certo ricevuto un buon trattamento secondo gli standard
americani. 27 di loro hanno avuto l’ergastolo, uno dieci anni e
l’ultimo due anni e mezzo, secondo le nostre indicazioni. Abbiamo
anche raccomandato un regime generale di clemenza nella revisione
delle sentenze di altri prigionieri giudicati per casi di crimini di
guerra.
Il segretario generale Royall ha salvato la nostra coscienza
nazionale. Avremmo mai potuto noi americani andare a testa alta se
egli non avesse esaminato la faccenda ? Ha salvato il nostro
prestigio nazionale e la nostra reputazione internazionale.
Comunque, nonostante l’iniziativa di Royall in questo campo, c’é
poco margine per compiacersi da parte degli americani. Anzi la
nostra perizia rivela implicitamente che in Germania continua ad
esserci una brutta situazione a questo riguardo. Tanto più che
cinque degli imputati per cui avevamo disposto una riduzione di pena
sono stati impiccati prima che depositassimo la nostra perizia. In
tutto 100 dei 139 per cui avevamo disposto un esame più accurato
sono stati già uccisi.
IV
Gli inquirenti americani che commisero le atrocità in nome della
giustizia americana e sotto la bandiera americana sono liberi e
impuniti. A questo punto ci sono due obiettivi a cui si dovrebbe
dare la priorità:
Salvare quei prigionieri le cui sentenze di morte non sono state
riviste e che non sono stati ancora impiccati, essendo ancora in
pieno corso la revisione del loro processo.
Gli investigatori americani che hanno abusato del potere dato loro
dalla vittoria in guerra, e che hanno prostituito la giustizia
facendola diventare vendetta, dovrebbero essere processati
pubblicamente, possibilmente negli USA, e puniti.
Se questi crimini, commessi da americani, non vengono messi in
evidenza qui da noi, il prestigio dell’ America e della giustizia
americana subirà danni irreparabili e permanenti. Possiamo far
parzialmente ammenda per la nostra cattiva condotta soltanto se
prima la evidenziamo e stigmatizziamo pubblicamente
distanziandocene. Se invece aspetteremo che per primi i nostri
nemici all’estero divulghino la nostra colpa, non ci resterà che
chinare il capo come un’ammissione di colpa vergognosa.
Rudolf Hoess comandante di Auschwitz nel 1946 confesso che tra il
Giugno 1941 e la fine del 1943 ad Auschwitz furono gassati due
milioni e mezzo di persone. Questa cifra oggi e' ritenuta non
attendibile dagli stessi storici sterminazionisti. Hoess firmo' la
confessione dopo essere stato torturato da soldati inglesi come
confermato nel recente libro,"Legions of Death" (pp. 236-237) del
soldato inglese Robert Butler che fu testimone alle torture.
In alcuni casi prigionieri che rifiutavano di firmare simili
dichiarazioni venivano portati in una stanza semioscura dove un
gruppo di investigatori civili, indossando la divisa dell’esercito
americano seduti a un tavolo nero con un crocefisso al centro e due
candele ad ogni lato, dicevano all’imputato “Adesso avrai il tuo
processo all’americana”. La finta corte emetteva una finta sentenza
di morte e poi diceva all’accusato:”tempo qualche giorno e sarai
impiccato, non appena il generale avrà approvato questa sentenza:
però se nel frattempo firmi questa confessione possiamo farti
assolvere.” Alcuni nonostante tutto ciò non firmarono.
Note:
1. Soltanto nel 1960 si ammise ufficialmente che a Dachau non
esistevano camere a gas e che lì i tedeschi non avevano commesso
alcun crimine....
2. Recenti analisi del fatto di Malmedy hanno rivelato che alcune
decine di prigionieri americani erano scortati da due soli soldati
tedeschi diciottenni. Inoltre pare ormai appurato che alcuni dei
prigionieri americani trovati uccisi avessero in mano armi americane
da cui mancavano alcuni colpi: la ricostruzione più ovvia è che non
fossero stati disarmati accuratamente e che abbiano tentato alla
prima occasione di sopprimere i loro due guardiani per fuggire, al
chè i due soldati tedeschi avrebbero risposto al fuoco uccidendo
tutti....
* Nota biografica:
EDWARD L. VAN RODEN, giudice della Pensilvania ha servito nella
prima e seconda guerra mondiale, in quest`ultima come Capo della
Divisione Militare della Giustizia (Chief of the Military Justice
Division) nel teatro europeo in cui ha prestato servizio in
Normandia, Belgio, Renania, nella battaglia delle Bulge e nelle
Ardenne. Nel 1946 è stato richiamato al servizio attivo presiedendo
parecchie corti marziali nella Germania occupata. Nel 1948 il
Segretario del`Esercito Reale (Secretary of the Army Royall) lo ha
incaricato di una commissione straordinaria per lo studio del
programma di crimini di guerra di Dachau
GIUDICE EDWARD L. VAN RODEN (*)
traduzione e introduzione a cura di A. Ambrosi
Erwin
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