|
REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
Campo di concentramento di Ferramonti
(Calabria)

La costruzione, del Campo di concentramento di
Ferramonti di Tarsia, ha avuto inizio nel maggio 1940 ed è stata
eseguita dalla ditta Parrini di Roma; alla stessa è stata affidata
successivamente la manutenzione di tutto il Campo.
Il Campo, a differenza degli altri Campi di Concentramento italiani
fu costruito ad hoc, e, nell'aspetto esteriore ricordava chiaramente
un lager nazista, fatto com'era da lunghi capannoni e posto
nell'immediata vicinanza della linea ferroviaria Sibari-Cosenza.
È stato il più grande ed importante Campo di Concentramento fascista
Italiano, con una presenza media di oltre 2000 persone ed una punta
massima, raggiunta nell'estate 1943, di 2.700 persone.
Era costituito da 92 baracche su un territorio di circa mq. 160.000
circondato da un recinto di filo spinato, sorvegliato dall'esterno
lungo il suo perimetro dalla Milizia Fascista (gente del luogo e dei
paesi vicini), mentre all'interno era sorvegliato da un
Commissariato di Pubblica Sicurezza alle cui dipendenze vi erano un
gruppo di agenti ed un Maresciallo.
Il Campo sorgeva nella Valle del Fiume Crati, a circa 6 Km dal paese
di TARSIA, in una zona malsana, malarica e paludosa, dove erano in
corso lavori di bonifica. Durante il periodo di prigionia molti
internati si ammalarono e morirono di malaria. Esso entrò
ufficialmente in funzione il 20 Giugno 1940.
Tra la fine di giugno e luglio 1940, giunsero a Ferramonti,
provenienti da varie città dell'Italia Centro-settentrionale, più di
un centinaio di Ebrei, solo uomini. Giorno dopo giorno arrivarono
centinaia di persone così da formare, all'interno del Campo, una
varietà di culture, lingue e usanze, ma dando anche luogo a non
poche difficoltà dovute all'eccessiva popolazione ed alle
ristrettezze economiche.
Dall'autunno del 1941 gli internati di Ferramonti non furono più
soltanto Ebrei, Dalla Jugoslavia occupata, cominciarono ad arrivare
moltissimi internati ariani, uomini politici e semplici cittadini
che avevano avuto contatti con i partigiani.
Nel novembre 1941 arrivarono a Ferramonti i primi nuclei di Cinesi,
altri profughi fuggiti dai Campi di concentramento della Germania e
della Polonia giunsero da Rodi, si trattava per lo più di Ungheresi
imbarcatisi a Bratislava, il 16 Maggio 1940 sul "Pentcho".
Gli internati arrivarono a Ferramonti sempre ammanettati,
accompagnati da Carabinieri, venivano fatti scendere alla stazione
ferroviaria della vicina Mongrassano e da qui proseguivano a piedi
per circa 6 Km. Alcune volte, venivano fatti scendere direttamente
al Casello Ferroviario di Ferramonti, a pochi metri dall'ingresso
del Campo.
Il primo Commissario di P.S., nominato dal Ministero degli Interni a
dirigere il campo fu Paolo SALVATORE.
Il 10 Luglio la Direzione del campo, rese noto il regolamento
disciplinare a cui dovevano attenersi gli internati, che, riportava
quanto previsto dalla Circolare ministeriale n. 442/12267, emanata
l'8 giugno 1940 ed avente ad oggetto la prescrizione per i campi di
concentramento e le località di confino.
Sottoposti a 3 appelli giornalieri, gli internati non potevano
uscire dalle baracche prima delle 7.00 e dopo le 21.00, o superare i
limiti del Campo senza uno speciale lasciapassare. Non potevano
occuparsi di politica, né leggere, senza autorizzazione,
pubblicazioni estere e la corrispondenza. Pure proibiti erano la
detenzione e l'uso di apparecchi fotografici e radiofoniche e di
carte da gioco. Non era invece previsto l'obbligo di lavorare, chi
non aveva altri redditi per il proprio mantenimento, riceveva un
sussidio governativo.
Gli internati realizzarono ben presto una organizzazione interna a
carattere democratico basato sull'elezione diretta di un delegato
per ogni baracca. Essi si riunivano tutte le settimane in una sorta
di Assemblea dei delegati delle baracche, che eleggeva al suo
interno un rappresentante generale di tutti gli internati, il Capo
dei Capi delle baracche. Il più prestigioso fu GIANNI MANN.
Il Direttore del campo riconosceva ufficiosamente l'esistenza degli
(((((((organi di autogestione ))))))
e si appoggiava volentieri ad essi per mantenere quella tranquillità
necessaria specialmente con l'arrivo delle donne e dei bambini.
Con l'arrivo dei bambini sorsero nuovi problemi in ordine alle
scarse capacità alimentari e all'istruzione.
((((( Un sostanziale aiuto venne dato dalla organizzazione di ISRAEL
KALK.))))))
Con il beneplacito del Ministero degli Interni e della direzione,
l'ing. Kalk poté dare il suo sostegno materiale e morale in quei
duri anni agli internati di Ferramonti.
Gestiti degli stessi internati funzionarono
1) una scuola,
2)un asilo,
3) un ambulatorio medico e,
inoltre, si svilupparono varie attività artistiche, culturali e
religiose, sia ebraiche che cristiane.
Tra gli internati del Campo vi erano decine di medici, tre rabbini,
illustri pittori e musicisti, numerosissimi insegnanti e studenti
universitari.
Ognuno cercava di svolgere varie attività.
1)La scuola del campo, fondata nell'autunno del 1940 da ERICH
WITTENBERG (profugo dalla Cecoslovacchia, che fu il primo direttore)
si arricchì di nuovi corsi e fu affiancata da un
2)Asilo per i più piccoli.
3)All'interno del Campo vennero aperte anche 3 Sinagoghe.

sinagoga
Il 22 Maggio 1941, il Campo di Ferramonti, veniva visitato dal
Nunzio Apostolico presso il governo italiano, Monsignor Francesco
BORGONCINI-DUCA.
In occasione della visita del Nunzio Apostolico, gli ebrei chiesero
di avere a Ferramonti una continua assistenza spirituale. Due mesi
dopo fu inviato nel Campo il Cappuccino sessantacinquenne Padre
Calisto LOPINOT, che presto riuscì ad accattivarsi la stima anche
degli internati non Cattolici.
Visitò più volte il Campo di Ferramonti il
((((( Rabbino Capo di Genova dottor Riccardo PACIFICI))))),

il quale celebrò solenni cerimonie nel Campo. Frequenti le
manifestazioni artistiche e dibattiti culturali a Ferramonti: la
vita culturale fu particolarmente intensa se non altro perché al suo
interno si trovarono riuniti molti artisti di talento, vennero
organizzati:
1) spettacoli teatrali,
2) mostre di arte,
3) corsi per adulti,
4) conferenze.

La vita musicale era curata dal Maestro LAV MIRSKI, che prima della
guerra era stato direttore d'orchestra all'Opera di OSIJEK
(Jugoslavia).
(((( Anche lo sport ebbe grande impulso e in esso primeggiò il
calcio, molto seguiti erano i tornei di scacchi .))))

I numerosi medici internati, spesso, alla fine della guerra furono
autorizzati a curare anche persone dei paesi vicini. Uno di essi,
dopo la liberazione, si trasferì proprio nel paese di Tarsia, dove
rimase per circa 1 anno; un altro impiantò lo studio a Castrovillari,
una cittadina a circa 30 Km. da Tarsia.
Nel 1943 fin dal primo mese avvennero numerosi episodi che mutarono
le condizioni all'interno del Campo. Il 22 Giugno 1943 il direttore
del Campo Paolo SALVATORE, venne trasferito, fu sostituito nel ruolo
da Mario FRATICELLI.
Nell'estate 1943 la malnutrizione e la fame erano ormai una
consuetudine a Ferramonti. Giungevano nel Campo una nuova categoria
di internati, gli antifascisti italiani trasferiti da altri luoghi
di detenzione.
Il 25 luglio 1943, un telegramma del Sottosegretario di Stato,
diretto al Capo della Polizia chiedeva il trasferimento degli
internati di Ferramonti di Tarsia nella Provincia di Bolzano ad un
tiro di schioppo dalla fortezza tedesca. Ma quel giorno la storia
avrebbe riservato altri avvenimenti: MUSSOLINI venne deposto e gli
internati, temporaneamente, furono salvi.
Il 14 Settembre del 1943, verso le otto del mattino, sulla strada di
Ferramonti apparivano i carri dell'VIII Armata Britannica. La
Liberazione di Ferramonti avvenne in modo del tutto imprevisto.
La maggior parte degli internati, anche dopo l'arrivo degli alleati,
non sapendo esattamente dove andare e cosa fare rimase a Ferramonti
o si trasferì nella vicina Cosenza. L'abbandono del Campo si è avuto
solo alla fine della seconda guerra Mondiale con la liberazione di
tutta l'Europa dal giogo nazi-fascista.
Successivamente all'abbandono completo, da parte degli internati, le
baracche che erano ben tenute non vennero in alcun modo vigilate e
così iniziarono veri e propri saccheggi che vennero completati alla
fine degli anni ‘60 dai lavori autostradali (A3 SA/RC) che ha diviso
e sventrato in due tronconi le baracche esistenti.
Oggi poco è rimasto: le uniche baracche sono quelle che, durante il
funzionamento del Campo, erano state utilizzate dalla Direzione e
dagli uffici dell'Amministrazione del Campo, grazie alla cura dei
coniugi PETRONI, dipendenti della Ditta PARRINI, che vi dimorarono
fino alla loro morte (primi anni '90).
Del Campo di Concentramento nessuno parlò fino alla metà degli anni
‘70. Il Prof. Franco FOLINO, professore di lettere della vicina
Roggiano Gravina, alla luce dei racconti di cittadini che hanno
vissuto personalmente quegli anni, ha voluto approfondire questi
racconti regalando così il suo primo libro su Ferramonti.
Ma solo alla fine degli anni 80, le istituzioni cominciarono a
rendersi veramente conto ed a conoscere di nuovo Ferramonti ex Campo
di Concentramento.
Così negli anni ‘90 l'Amministrazione Comunale di Tarsia, ha
iniziato a mettere in atto iniziative concrete tese a valorizzare il
" patrimonio "Ferramonti, così si è resa protagonista di atti
formali, quale appunto far sottoporre, in data 30/08/1999, l'area a
vincolo da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e
procedendo alla recinzione di tutto il terreno.
Avendo registrato grande interesse, soprattutto da parte delle
scuole, e vista la poca sensibilità da parte delle istituzioni
sovra-comunali, L'Amministrazione Comunale di Tarsia, in
collaborazione con il Comitato PRO-FERRAMONTI, oggi Fondazione "
Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia ", ha voluto dare un
segnale forte realizzando all'interno di una baracca, il Museo della
Memoria, che, ripercorre, con documenti e fotografie, gli anni in
cui il Campo di Ferramonti è rimasto attivo. Il tutto è stato
interamente realizzato con finanziamenti Comunali.
Il Museo è stato inaugurato il 25 Aprile 2004 ed è gestito dalla "
Fondazione Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia ", di nuova
costituzione.
http://www.comune.tarsia.cs.it/storia/ferramonti.htm
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:
• F. Folino: " Ferramonti un lager di Mussolini ", Editore Brenner,
Cosenza 1985;
• C. S. Capogreco: " Ferramonti, la vita e gli uomini del più grande
campo di concentramento fascista (1940-1945) ", Giustina, Firenze
1987;
• F. Folino: " Ebrei destinazione Calabria (1940-1943) ", Editore
Sellerio, Palermo 1988;
• F. Folino: " Ferramonti? Un misfatto senza sconti ", Editore
Brenner, Cosenza 2004.
Per qualsiasi informazione telefonare al n. 0981-951881.
Commento nostro:
come nei lager tedeschi si cercava di riprodurre in piccolo tutte le
attività esterne civili,comprese le cerimonie religiose e l'attività
sportiva.
Interessante le visite del PACIFICI ...più volte visitò il
campo....!!!!!
Sarebbe interessante sapere perchè lui non fosse dentro.

Erwin
Erwin@thule-toscana.com |