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REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
Carlo Mattogno
articoli di revisionismo storico

AUSCHWITZ: LE NUOVE REVISIONI DI FRITJOF MEYER
1) Gli antefatti
Nel 1993 Jean-Claude Pressac pubblicò il suo secondo studio su
Auschwitz [1] che, ancor più del primo, [2 ] portò molta acqua al
mulino revisionistico.
Proprio per questo esso fu stroncato recisamente in una lunga
recensione da Francziszek Piper, il direttore della sezione storica
del Museo di Auschwitz, [3] e ciò costituì una sorta di scomunica
solenne da parte della storiografia ufficiale. Il risultato fu che,
dopo un effimero entusiasmo iniziale, le lobbies olocaustiche
americane ed europee decretarono contro Pressac una sorta di
ostracismo che è ancora in atto. Non a caso al processo
Irving-Lipstadt, a rappresentare la tesi ufficiale dello sterminio
ad Auschwitz fu scelto, come perito di parte, Robert Jan van Pelt,
uno studioso decisamente inferiore a Pressac sia nel campo della
conoscenza storica, sia, soprattutto, per metodologia e senso
critico.
Una colpa essenziale di Pressac era quella di avere
involontariamente distrutto con le sue ricerche il fragile impianto
argomentativo che i cultori dell'Olocausto avevano faticosamente
costruito nel corso di decenni. La storiografia ufficiale riteneva e
in parte ritiene ancora che nell'estate del 1941 il comandante di
Auschwitz, Rudolf Höss, avesse ricevuto, tramite Himmler, il
presunto ordine di sterminio totale degli Ebrei europei da eseguire
in tale campo, il quale si sarebbe immediatamente trasformato in un
"campo di sterminio", sicché i crematori di Birkenau sarebbero stati
progettati e costruiti come strumenti per attuare questo presunto
sterminio in massa.
Pressac, invece, ha dimostrato in modo ineccepibile che i suddetti
crematori furono progettati e costruiti come normali impianti
igienico-sanitari; egli ha poi preteso, sulla base di "indizi
criminali" molto discutibili, che, alla fine di novembre del 1942,
tali impianti furono trasformati in macchine di sterminio.
Un'altra sua colpa essenziale era l'abbandono almeno nelle
intenzioni della testimonianza a favore del documento e,
soprattutto, l'accettazione della metodologia tecnica
revisionistica.
Nel 1994 terminai con questa conclusione la mia analisi critica del
secondo libro di Pressac:
"La dichiarazione di storici francesi sulla politica hitleriana di
sterminio del 1979 si chiudeva con il seguente assioma: "Non bisogna
domandarsi come, tecnicamente, un tale omicidio in massa sia stato
possibile. Esso è stato tecnicamente possibile perché ha avuto
luogo. Questo è il punto di partenza obbligato di qualunque ricerca
storica su questo argomento".
J.-C. Pressac invece ha voluto studiare tecnicamente la questione
dei forni crematori e delle presunte camere a gas omicide di
Auschwitz-Birkenau, pur non avendo la minima competenza tecnica per
intraprendere tale studio. Tuttavia egli ha dovuto accettare il
principio metodologico, propugnato dai revisionisti, secondo il
quale, dove esiste discordanza tra le testimonianze e la tecnica, è
quest'ultima che deve prevalere e lo ha applicato riducendo il
numero dei presunti gasati appunto per ragioni di incompatibilità
tecnica con la produzione (da lui artatamente gonfiata) dei forni
crematori.
In tal modo egli ha aperto una falla irreparabile nella storiografia
olocaustica, perché la tecnica dimostra l'impossibilità materiale di
uno sterminio in massa ad Auschwitz-Birkenau.
Se dunque J.-C. Pressac vuole essere coerente con la sua
impostazione tecnica, non gli resta che accettare questa
conclusione; se non l'accetta, non gli resta che fare marcia
indietro e dichiarare, sottoscrivendo l'appello degli storici
francesi, che non bisogna chiedersi come sia stato possibile
tecnicamente il presunto sterminio". [4]
Di fronte a questo dilemma gli storici olocaustici si sono
comportati in modo vario. Alcuni, come Robert Jan van Pelt, hanno
fatto marcia indietro e si sono rifugiati nell'oscuro regno delle
testimonianze, dove la luce della scienza non può penetrare; [5]
altri, come John C. Zimmerman, hanno tentato di stravolgere la
scienza e la storia opponendo alle argomentazioni revisionistiche
insulse imposture. [6] Qualcuno, invece, ha accettato l'impostazione
tecnica revisionistica e in questa direzione ha addirittura
sopravanzato Pressac, spazzando via i suoi "indizi criminali" a
favore dell'attività omicida delle presunte camere a gas nei
crematori di Birkenau.
2) Le revisoni di Fritjof Meyer
Fritjof Meyer, caporedattore di Der Spiegel (Amburgo), ha pubblicato
di recente un provocatorio articolo su Auschwitz intitolato "Die
Zahl der Opfer von Auschwitz. Neue Erkenntnisse durch neue
Archivfunde" [7] (Il numero delle vittime di Auschwitz. Nuove
conoscenze attraverso nuovi fondi archivistici).
Pur sostenendo la tesi delle gasazioni omicide, Meyer le
ridimensiona sia qualitativamente spostando il loro centro di
gravità dai crematori ai cosiddetti "Bunker" di Birkenau -, sia
quantitativamente riducendo il numero totale delle vittime
dall'attuale cifra ufficiale di 1.100.000 [8] e dai 711.000-631.000
di Pressac [9] a 510.000.
Egli infatti afferma:
"Il genocidio effettivamente perpetrato ebbe luogo probabilmente
soprattutto nelle due case coloniche ristrutturate al di fuori del
campo" [p. 2].
Poiché, a suo avviso, il numero totale dei gasati fu di 356.000 su
510.000 morti [p. 7, 9], è chiaro il presunto sterminio in massa
avvenne in pratica soltanto nei " Bunker" di Birkenau.
Meyer tratta nel suo scritto vari temi importanti, tra cui quello,
essenziale, dell'irrilevanza dei crematori di Birkenau come
strumenti di morte nell'economia del presunto sterminio ad Auschwitz;
inoltre il tema del numero dei deportati ad Auschwitz e,
naturalmente, quello del numero dei morti.
3) I due fondamenti delle revisioni di Fritjof Meyer
Qui voglio discutere anzitutto i due fondamenti della tesi di Meyer,
che egli riassume così:
"Due nuovi documenti sulla capacità dei crematori confermano ora la
documentazione esistente sugli internati al campo" [p. 1].
E ancora:
"Ora è stato trovato un documento-chiave che fornisce informazioni
sulla capacità dei crematori di Auschwitz-Birkenau. Nello stesso
tempo è venuta alla luce una dichiarazione del comandante del campo
Höss sulla loro durata di impiego. In connessione con i documenti
esistenti, ma che sono rimasti ampiamente trascurati, sugli
internati in questo campo, si può calcolare abbastanza esattamente
quanti uomini furono uccisi ad Auschwitz. Per anticipare: le vittime
del genocidio furono circa mezzo milione " [p. 1].
Di questa "breccia", secondo le parole di Meyer, bisogna ringraziare
Robert Jan van Pelt, ma, come vedremo, il ringraziamento è del tutto
ingiustificato.
Poiché i due fondamenti della sua tesi riguardano la cremazione,
Meyer si occupa della famosa lettera di Bischoff del 28 giugno 1943,
nella quale è menzionata una capacità di cremazione di 1.440
cadaveri per ciascuno dei crematori II e III e di 768 per ciascuno
dei crematori IV e V " bei 24 stündiger Arbeitseinsatz" (in un
impiego lavorativo di 24 ore). [10] Al rigurado egli rileva:
"Con i suoi argomenti Irving non riuscì affatto a documentare i
dubbi in questo caso del tutto leciti sull'autenticità del
documento; la replica di van Pelt fu più incisiva, ma non
assolutamente convincente. L'esperto francese Jean-Claude Pressac
già sette anni prima aveva definito la lettera "una menzogna
propagandistica interna" delle SS"[pp. 3-4].
Per l'analisi storico-tecnica di questo documento rimando al mio
articolo "Schlüsseldokument" eine alternative Interpretation. Zum
Fälschungsverdacht des Briefes der Zentralbauleitung Auschwitz vom
28.6.1943 betreffs der Kapazität der Krematorien. [11]
4) Il primo fondamento della tesi di F. Meyer
Meyer continua così:
"Nel suo rapporto per il processo, van Pelt ora ci ha fornito due
informazioni di carattere assolutamente sensazionale. Queste due
fonti, unitamente al materiale già esistente, ma scarsamente
considerato, permettono di calcolare molto esattamente la cifra
totale delle vittime di Auschwitz. Van Pelt ha quasi nascosto questi
documenti nel suo libro di 570 pagine, li ha appena interpretati e
non li ha neppure addotti al processo. Essi sono in contrasto con la
sua perizia, senza però confermare Irving. Van Pelt cita anzitutto
un documento finora, per quanto è a mia conoscenza, mai menzionato
nella letteratura che mette in dubbio la lettera di Bischoff del 28
giugno 1943 dimezzando le cifre di Bischoff. Nell'archivio della
ditta costruttrice di forni crematori Topf & Söhne (ora: Erfurter
Malzerei und Speicherbau), ordinatore 241, fu dunque trovata una
lettera dell'ingegnere capo Kurt Prüfer, impiegato in lavori di
costruzione ad Auschwitz, che è datata 8 settembre 1943; essa fu
redatta nove settimane dopo la lettera di Bischoff e dopo
l'ultimazione dei crematori, dunque in base ai primi risultati di
esercizio. Secondo Prüfer, ciascuno dei crematori I e II cremava 800
corpi al giorno, ciascuno dei crematori più piccoli IV e V 400
corpi, complessivamente 2.400" [p. 4].
In realtà van Pelt si è semplicemente appropriato di una scoperta
fatta da Jean-Claude Pressac. Questi, infatti, nel 1995, nel corso
di una ricerca negli archivi della ditta EMS/Erfurter Malzerei und
Speicherbau, erede della ditta Topf und Söhne, ha trovato un
documento che ha riassunto così in un articolo apparso nel 1998:
"La questione del rendimento dei crematori di Auschwitz-Birkenau è
risolta da una nota interna di Prüfer dell'8 settembre 1942,
intitolata "Reichsführer-SS, Berlin-Lichterfelde-West,
Crematorio-Auschwitz. Confidenziale! Segreto!" in cui si indica che
i tre forni a due muffole del crematorio I cremarono 250 corpi al
giorno, i cinque forni a tre muffole del crematorio II 800 al
giorno, 800 al giorno anche quelli del crematorio III, i due forni a
quattro muffole del crematorio IV 400 al giorno e 400 al giorno
anche quelli del crematorio V (ossia una capacità massima di 2.650
corpi al giorno che non fu mai raggiunta). Questa nota del migliore
specialista tedesco dell'epoca in fatto di cremazione mostra che la
capacità incineratrice totale - 4.756 corpi al giorno annunciata
dalla Bauleitung [12] di Auschwitz il 28 giugno 1943 ai servizi di
Berlino è grossolanamente esagerata". [13]
Questo documento "sensazionale" è datato dunque 8 settembre 1942,
non 1943, perciò risale ad un periodo in cui i crematori di Birkenau
ancora non esistevano, di conseguenza non può essere stato redatto
"in base ai primi risultati di esercizio".
Pressac non ha ancora pubblicato questo documento, perciò discuterò
il resoconto esposto sopra. Per un approfondimento delle questioni
tecniche toccate in quest'articolo rimando alla mia opera in due
volumi "I forni crematori di Auschwitz. Studio storico-tecnico con
la collaborazione del dott. ing. Franco Deana". [14]
Anzitutto, come ho già detto, l'8 settembre 1942 i crematori di
Birkenau ancora non esistevano. Intorno al 23 agosto, nel crematorio
di Buchenwald, era entrato in funzione il primo forno a tre muffole
(un modello praticamente identico a quelli installati nei crematori
II e III di Birkenau), ma nulla dimostra che Prüfer fosse al
corrente dei risultati di esercizio di tale impianto. D'altra parte,
a Buchenwald, nel periodo dal 23 agosto all'8 settembre, la
mortalità media fu di circa 10 decessi al giorno, [15] perciò la
cremazione di (800 : 5 forni =) 160 cadaveri al giorno in un forno a
3 muffole non poteva essere in alcun caso un risultato di esercizio
del forno, ma soltanto una estrapolazione. Bisogna inoltre
considerare che uno dei due forni di Buchenwald era predisposto
anche per il riscaldo con nafta, perciò aveva una capacità di
cremazione superiore a quella dell'altro, che era riscaldato
soltanto con coke, ma non si sa quale dei due sia stato costruito
per primo. Si potrebbe dunque ipotizzare una estrapolazione dei
risultati di esercizio del forno riscaldato con nafta, ma anche
questa ipotesi risulta tecnicamente infondata. Perfino i forni
Ignis-Hüttenbau del crematorio di Theresienstadt [16] nonostante il
riscaldo a nafta di gran lunga più efficiente del riscaldo a coke;
nonostante l'eccellente sistema di apporto dell'aria di combustione
(ripreso dal forno civile Volckmann-Ludwig), rispetto al quale
quello dei forni Topf era grossolanamente primitivo; nonostante
l'enorme muffola che consentiva un sistema di cremazione molto
efficiente inattuabile nei forni Topf, - per una cremazione,
richiedevano mediamente circa 35 minuti, [17] durata corrispondente
ad una capacità teorica di cremazione di 41 cadaveri al giorno e 123
cadaveri al giorno in tre forni. Perciò è a fortiori impossibile che
un forno a 3 muffole di Birkenau, che aveva una capacità di
cremazione necessariamente inferiore - potesse eseguire (160 : 3 =)
53 cremazioni al giorno per muffola e il forno a 8 muffole (400 : 8
muffole =) 50 cremazioni al giorno per muffola.
In conclusione, la nota di Prüfer dell'8 settembre 1942 non contiene
dati reali, ma, al più, velleitarie aspettative.
Prüfer credeva realmente di riuscire a costruire un forno crematorio
a coke che cremasse un cadavere in meno di mezz'ora? Ne dubito
molto, proprio per la sua competenza nel campo della cremazione.
Nella sua prima offerta relativa al futuro crematorio II, Prüfer
aveva pensato ad un forno a tre muffole (che ancora non esisteva)
che cremasse 2 cadaveri alla volta in mezz'ora. [18] Egli meditava
evidentemente di realizzare un tipo di forno diverso da quello che
fu poi costruito, un tipo di forno che si ispirava agli impianti per
cremazioni in massa. Il tipo di forno che fu effettivamente
costruito era invece progettato per la cremazione di un solo
cadavere alla volta.
Anche la capacità di cremazione attribuita al crematorio I nella
nota dell'8 settembre 1942 era enormemente esagerata: Prüfer stesso
aveva dichiarato l'anno prim a alla SS-Neubauleitung del KL
Mauthausen che il forno a 2 muffole modello Auschwitz poteva cremare
due cadaveri all'ora, dunque, al massimo, 144 in 24 ore:
"Il nostro signor Prüfer Vi ha già comunicato che nel forno offerto
sopra si possono cremare due cadaveri all'ora". [19]
Prüfer dunque attribuiva indebitamente ai forni a 2 muffole di
Auschwitz le prestazioni del forno di Gusen, che, grazie alla
particolare struttura della griglia e ad un efficiente impianto di
tiraggio aspirato, secondo la lettera della Topf alla
SS-Neubauleitung del KL Mauthausen del 9 luglio 1941, poteva cremare
"30-36 cadaveri in circa 10 ore [20]". [21]
Perfino la resistenza del campo, che ha sempre menzionato cifre
iperboliche in relazione al presunto sterminio ad Auschwitz, per il
crematorio I si era accontenata di una capacità di cremazione di 200
cadaveri al giorno. [22]
Nella lettera di Bischoff al KL Stutthof del 10 luglio 1942 nella
quale si dice che cinque forni a tre muffole (del futuro crematorio
II) erano previsti per 30.000 detenuti -, Prüfer aveva già
rinunciato all'idea della cremazione di due cadaveri in una muffola,
ma, per meri termini contrattuali, non poteva rinunciare
ufficialmente anche alla velleitaria durata di 30 minuti per una
cremazione, sicché Bischoff riferisce che "secondo indicazioni della
ditta Topf & Söhne di Erfurt una cremazione dura circa mezz'ora".
Alla fine, le esperienze pratiche conseguite con questi forni
smentirono clamorosamente le velleitarie previsioni di Prüfer, il
quale, dopo la guerra, dichiarò che i forni del crematorio II (e
dunque del crematorio speculare III) potevano cremare un solo
cadavere per muffola per ora, ossia, in teoria, 360 in 24 ore.
Mi riferisco agli interrogatori dell'ing. Prüfer da parte di
inquirenti sovietici dello SMERSH (il controspionaggio sovietico)
tra il 1946 e il 1948. I verbali, pubblicati parzialmente per primo
da Gerald Fleming, [23] che li aveva resi irreperibili adducendo un
riferimento d'archivio errato, dopo anni di ricerche sono stati di
recente ritrovati da Jürgen Graf e da me. Jürgen Graf li ha poi
tradotti e studiati nel loro complesso. [24]
Nell'interrogatorio di K. Prüfer del 5 marzo 1946 si legge:
"Domanda: Quanti cadaveri si potevano cremare ad Auschwitz in un
crematorio?
Risposta: In un crematorio, che aveva cinque forni o quindici
muffole, in un'ora si potevano cremare quindici cadaveri". [25]
15 cadaveri all'ora in 15 muffole corrisponde ad un cadavere all'ora
in una muffola. Da ciò si desume che la capacità di cremazione
teorica del crematorio IV (e dunque del crematorio speculare V) era
di 192 cadaveri in 24 ore, in pratica, la metà di quella ipotizzata
da Prüfer nel settembre 1942.
K. Prüfer confermava pienamente ciò che il suo collega ing. Karl
Schulze aveva dichiarato il giorno prima:
"In due crematori c'erano cinque forni ciascuno e in ogni forno
venivano introdotti tre cadaveri alla volta [uno in ciascuna delle
tre muffole], cioè in un forno c'erano tre aperture (muffole). In
un'ora in un crematorio con cinque forni [e quindici muffole] si
potevano cremare quindici cadaveri". [26]
Nel corso dell'interrogatorio del 19 marzo 1946 K.Prüfer dichiarò
che, in sua presenza, erano stati introdotti due cadaveri in una
muffola invece di uno, ma "i forni del crematorio non sostennero un
tale carico". [27]
Dunque la cremazione contemporanea di 2 cadaveri in una muffola era
impossibile. Mi riferisco ovviamente ad una cremazione
economicamente vantaggiosa, che cioè non avesse danneggiato le
muffole e non avesse raddoppiato la durata del processo e il consumo
di coke.
En passant, la lettera di Bischoff al KL Stutthof del 10 luglio 1942
basta da sola ad infirmare la tesi dell'impiego a scopo criminale
dei crematori di Birkenau. Da essa risulta infatti un rapporto
muffole-detenuti di 1:2.000. Le 46 muffole di Birkenau erano dunque
progettate per 92.000 detenuti, ma, secondo i piani finali delle SS,
il campo di Birkenau avrebbe dovuto contenere 140.000 detenuti, [28]
e ciò avrebbe richiesto 70 muffole. In pratica, il numero delle
muffole di Birkenau era addirittura inadeguato rispetto ai progetti
di ampliamento del campo, ma allora come avrebbero potuto far fronte
anche ad uno sterminio in massa?
Meyer si lancia poi in calcoli piuttosto azzardati: egli afferma che
la durata di una cremazione era di "un'ora e mezza" [p. 4], che
negli anni Trenta valeva per i forni riscaldati con coke dei
crematori civili, ma non per i forni di Birkenau, che, come abbiamo
visto, per una cremazione, richiedevano mediamente un'ora. Questa
durata è pienamente confermata da vari dati sperimentali che ho
riportato nel mio studio sulla cremazione citato sopra. [29]
Sulla base di tale ipotesi, Meyer calcola che, con un funzionamento
ipotetico di 24 ore, ogni forno avrebbe potuto cremare [1.440 minuti
: 90 minuti =] 16 cadaveri al giorno, dunque i 15 forni dei
crematori II/III [16 x 15 muffole =] 240 cadaveri al giorno.
Assumendo poi un carico di tre cadaveri per muffola, dunque di 48 al
giorno, la capacità di cremazione dei crematori II/III sarebbe stata
di (48 x 15 =) 720 cadaveri al giorno, quella dei crematori IV/V di
(48 x 8 muffole =) 384 cadaveri al giorno.
In realtà questa seconda ipotesi la cremazione contemporanea di tre
cadaveri in una muffola è contraria sia alla tecnologia dell'epoca
[30] sia, come abbiamo visto, alle dichiarazioni di Prüfer stesso.
5) Il secondo fondamento della tesi di F. Meyer
Il secondo fondamento della tesi di Fritjof Meyer è una presunta
affermazione di Rudolf Höss che egli presenta così:
"Van Pelt fornisce inoltre una seconda sorprendente informazione
pubblicando una dichiarazione di Höss nell'interrogatorio incrociato
davanti al tribunale di Cracovia nel 1947: "Dopo otto o dieci ore di
funzionamento i crematori non potevano essere utilizzati
ulteriormente. Era impossibile mantenerli in funzionamento
continuativo". Assumendo il valore medio risultante da quest'affermazione,
cioè nove ore di funzionamento al giorno, [31] risultano, con tre
corpi per muffola, risultano 18 cremazioni al giorno [per muffola],
dunque nei crematori I/II 270 ciascuno, complessivamente 540; nei
crematori IV/V 140 ciascuno, in tutto 288, dunque, in totale, 828 al
giorno" [p. 5].
Questa presunta dichiarazione di Rudolf Höss è indubbiamente frutto
di una incomprensione o di un errore di traduzione, perché
all'udienza dell'11 marzo 1947, l'ex comandante di Auschwitz,
rispondendo ad una domanda sulla capacità di cremazione dei
crematori, dichiarò peraltro in modo alquanto fantasioso - che i
crematori II e III, "nell'arco di 24 ore" (na przestrzeni 24 godzin)
potevano cremare "non più di 2.000 persone [sic] ciascuno". [32]
Dal punto di vista tecnico, la presunta dichiarazione di Rudolf Höss
è del tutto infondata. Il forno Topf a 2 muffole riscaldato con coke
del crematorio di Gusen dal 31 ottobre al 12 novembre 1941 cremò 677
cadaveri e il forno funzionò mediamente per circa 18 ore al giorno.
I limiti di impiego dei forni di Birkenau dipendevano dalla
necessità della pulizia delle griglie dei focolari: la rimozione
delle scorie [33] del coke doveva essere effettuata a forno spento e
comportava un arresto del funzionamento dei forni (tra
disattivazione, pulizia e riattivazione) di circa 4 ore. Perciò come
durata massima del funzionamento continuativo si possono assumere
mediamente 20 ore, [34] corrispondenti ad una capacità di cremazione
di 300 cadaveri per il crematorio II/III e di 160 per il crematorio
IV/V.
Nell'articolo "Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau" (I forni
crematori di Auschwitz-Birkenau), [35] da me scritto in
collaborazione coll'ing. F. Deana, avevo calcolato detraendo i
periodi di inattività a causa di guasti - un' attività complessiva
di 971 giorni per i crematori II/III e di 359 giorni per i crematori
IV/V. [36]
Meyer riprende questi dati e li adatta al suo ragionamento così:
"La conclusione è semplice: nei 971 giorni di funzionamento nei
crematori I/II si poterono dunque cremare 262.170 corpi, nei
crematori III/IV, in 359 giorni, 51.696, in totale 313.866 morti,
che furono cremati nei crematori di Birkenau" [p. 5].
In pratica egli moltiplica le giornate di attività dei crematori per
il numero massimo di cremati ogni giorno: 971 x 270 = 262.170
cremazioni per i crematori II/III; 359 x 144 = 51.696 cremazion i
per i crematori IV/V.
Tuttavia, con un salto logico inammissibile, egli attribuisce ai
risultati del calcolo non il valore puramente teorico di numero
massimo possibile di cremati, bensì di valore reale, come se ogni
giorno di attività tutti i crematori avessero funzionato al massimo
delle loro possibilità. Qui bisogna anche precisare che le giornate
di attività dei crematori da me calcolate corrispondono
semplicemente alle giornate in cui i crematori erano tecnicamente in
grado di funzionare, cioè non erano documentariamente fuori
servizio, ma nulla dimostra che abbiano effettivamente funzionato.
Perciò Meyer commette un duplice salto logico: presuppone che i
crematori abbiano effettivamente funzionato ogni giorno che erano in
grado di funzionare, e che abbiano funzionato al massimo delle loro
possibilità.
Il salto logico commesso da Mayer ha come risultato un aumento
enorme del numero reale dei cremati. Per il 1943 è possibile un
riscontro oggettivo.
Dal 15 marzo (inizio dell'attività su vasta scala del crematorio II)
al 25 ottobre 1943 a tutti i crematori di Auschwitz-Birkenau furono
forniti complessivamente 607 tonnellate di coke e 96 metri cubi di
legna da ardere, equivalenti a circa 21,5 tonnellate di coke, in
totale 628,5 tonnellate. In questo periodo il crematorio II fu in
grado di funzionare per 110 giorni, il crematorio III per 123
giorni, il crematorio IV per 50 giorni e il crematorio V per 82
giorni. [37] Inoltre il crematorio I fu attivo fino al 17 luglio
1943, dunque per 125 giornate. Per la cremazione di un cadavere con
dimagrimento medio, il forno a 2 muffole richiedeva circa 28 kg di
coke, il forno a 3 muffole circa 19 e il forno a 8 muffole circa 14.
[38] Facendo la media di questi consumi in base ai periodi di
attività, risulta un consumo medio di circa 20 kg di coke per
cremazione. Pertanto con 628,5 tonnellate di coke consegnate ai
crematori si poterono cremare un massimo teorico di (628500 : 20 =)
circa 31.400 cadaveri. Dico "massimo teorico" perché un quantitativo
non irrilevante di coke servì per il preriscaldo dei forni e non
poté essere impiegato per la cremazione vera e propria.
Ora, secondo il calcolo di Meyer, nel periodo preso in esame
sarebbero state eseguite le seguenti cremazioni:
- Crematori II e III: 233 x 270 = 62.910
- Crematori IV e V: 132 x 144 = 19.008
- Crematorio I: 125 x 108 [39]= 13.500,
in totale 95.418, più del triplo del massimo teorico delle
cremazioni effettuate.
In base agli Sterbebücher di Auschwitz, dal 15 marzo al 25 ottobre
1943 morirono circa 16.000 detenuti (i numeri di registrazione
progressivi vanno da circa 15.000 il 15 marzo a circa 31.000 il 25
ottobre), perciò la cremazione di ogni cadavere, inclusi i
preriscaldi dei forni, richiese mediamente (628.500 : 16.000 =)
circa 39 kg di coke.
Secondo il "Kalendarium" di Danuta Czech, dal 15 marzo al 25 ottobre
1943 furono gasate circa 118.000 persone. Complessivamente, dunque,
i cadaveri cremati [40] sarebbero stati 134.000 e la cremazione di
ogni cadavere avrebbe richiesto appena (628.500 : 134.000 =) 4,7 kg
di coke, il che è termotecnicamente impossibile. [41] Se dunque i
16.000 detenuti morti di morte "naturale" si conciliano bene con i
consumi di coke, mentre i 118.000 gasati sono assolutamente
inconcliliabili, è chiaro che queste gasazioni non hanno alcuna base
reale.
Meyer ha preferito trascurare un altro argomento non certo
irrilevante che avevo presentato nell'articolo apparso nei "Grundlagen
zur Zeitgeschichte": quello della durata massima della muratura
refrattaria delle muffole dei forni crematori di Birkenau, che ho
accertato in 3.000 cremazioni, [42] sicché le 46 muffole dei
crematori avrebbero potuto cremare circa 138.000 cadaveri, dopo di
che sarebbe stato necessario sostituirne la muratura refrattaria
usurata. Tuttavia, nella corrispondenza tra la ditta Topf,
costruttrice dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau, e la
Zentralbauleitung di Auschwitz, di ciò non esiste alcuna traccia,
[43] sicché il numero massimo teorico di cadaveri cremati nei forni
di Birkenau non è di circa 314.000, ma di circa 138.000.
6) Il numero dei morti
Vediamo ora in che modo Meyer calcola il numero totale dei morti.
Partendo dalla cifra di 313.866 cremati (che arrotonda a 314.000),
egli vi aggiunge 50.000 cremati all'aperto fino al novembre 1942,
57.000 parimenti cremati all'aperto dal dicembre 1942 al marzo 1943
e 12.000 cremati nel crematorio I dello Stammlager, complessivamente
433.000. Per arrivare a 510.000 mancano ancora 77.000 cadaveri, che
Meyer attribuisce agli Ebrei ungheresi [44] e che a suo dire furono
tutti cremati all'aperto.
Di questi 510.000 morti, circa 326.000 furono cremati nei crematori
(di cui 314.000 nei crematori II-V e 12.000 nel crematorio I), e i
restanti 184.000 all'aperto.
Di essi, inoltre, 356.000 furono gasati e 154.000 morirono di morte
"naturale". Meyer ottiene la cifra dei gasati sommando a 315.000
detenuti non immatricolati [p. 6], i 40.564 gasati secondo D. Czech
"soltanto nell'ottobre 1944" [p. 7]. Questi ultimi furono cremati
nei crematori, ma siccome Meyer accetta il mio calcolo delle
giornate di attività dei crematori poiché nell'ottobre 1944 erano in
funzione i crematori II, III e V il numero massimo teorico d ei
cremati dovrebbe essere di:
- Crematori II e III : 31 x 270 x 2 = 16.740 cadaveri
- Crematorio V: 144 x 31 = 4.464,
in totale 21.204. Ma allora perché Meyer accetta la cifra di 40.564
cremati?
7) Il numero dei cremati
Meyer afferma che nei crematori di Birkenau furono cremati circa
314.000 cadav eri. Analizziamo questa cifra.
Come abbiamo visto sopra, le cifre da lui calcolate o addotte per il
periodo 15 marzo-25 ottobre 1943 e ottobre 1944 sono enormemente
esagerate. Per il primo periodo, secondo il suo sistema di calcolo,
risultano 95.418 cremati contro un massimo teorico di 31.400; nel
secondo, egli assume la cifra di 40.564 contro il massimo teorico
risultante dal suo sistema di calcolo di 21.204. Complessivamente,
dunque, qui abbiamo già [(95.418 + 40.564) (31.400 + 21.2 04) =]
83.378 cremati fittizi.
Dal novembre 1943 al settembre 1944, secondo il "Kalendarium" di D.
Czech, risultano circa 95.000 presunti gasati cremati nei crematori,
senza gli Ebrei ungheresi, che Meyer conteggia a parte come cremati
all'aperto (e senza gli Ebrei di Lodz, che egli non conteggia
affatto, ma che, secondo la sua ottica, rientrano nella stessa
categoria dei cremati all'aperto).
Ma sottraendo alla cifra totale le cifre parziali dei cremati, si
ottiene la cifra di [314.000 (31.400 + 21.204 + 95.000) =] circa
166.400 cremati in eccesso. Chi erano costoro?
Secondo le valutazioni di F. Piper, nel 1943 ad Auschwitz morirono
circa 80.000 detenuti immatricolati, [45] nel 1944-1945 circa
30.000. [46] Per il 1943, dall'entrata in funzione del crematorio II
alla fine di ottobre, abbiamo già calcolato sulla base delle
forniture di coke un massimo di circa 31.400 cremati; restano dunque
i mesi di novembre e dicembre, ai quali, estrapolando la cifra di F.
Piper, possiamo attribuire circa 13.500 morti, perciò il numero
massimo dei morti e dei cadaveri cremati sarebbe in totale di circa
44.500.
Ma anche in questa eventualità restano ancora (166.400 44.500 =)
121.900 cremati fittizi, più di un terzo del totale dei presunti
cremati.
8) Contraddizioni insuperabili
La tesi di Fritjof Meyer comporta contraddizioni ancora più
stridenti.
Egli suppone un totale di 510.000 morti di cui 356.000 gasati; egli
afferma inoltre che il presunto sterminio avvenne "prevalentemente"
nei cosiddetti "Bunker" di Birkenau [p. 2], ma poiché egli respinge
la tesi delle gasazioni in massa nei crematori di Birkenau e poiché
l'impiego di "Gaswagen" ad Auschwitz, cui egli si appella [p. 7], è
una storia propagandistica dell'immediato dopoguerra smentita
perfino dalla storiografia ufficiale, è evidente che i 356.000
gasati furono gasati tutti nei cosiddetti "Bunker".
Ma se il numero totale dei morti fu di 510.000, quello dei gasati
nei due "Bunker" di 356.000 e quello dei detenuti morti di morte
"naturale" di (510.000 356.000 =) 154.000, di chi erano i cadaveri
dei presunti 314.000 cremati nei crematori di Birkenau? Anche se
tutti i detenuti immatricolati morti di morte "naturale" fossero
stati cremati nei crematori di Birkenau ipotesi evidentemente
assurda resterebbero ancora (314.000 154.000 =) 160.000 cadaveri
fantasma, perché non potrebbero essere né dei gasati nei "Bunker",
perché furono cremati all'aperto , né dei detenuti immatricolati.
Infine, se i cadaveri dei gasati cremati all'aperto furono 184.000,
dove furono cremati i restanti (356.000 184.000 =)172.000 cadaveri
di gasati?
Dal punto di vista metodologico, la tesi di Meyer presenta un vero e
proprio buco nero logico.
Come si è visto, egli di fatto, attribuendo tutte le gasazioni
omicide ai cosiddetti "Bunker", nega la tesi tradizionale
dell'esistenza e dell'impiego di camere a gas omicide nei crematori
di Birkenau. Egli lo fa sulla base di "prove esistenti" che non
menziona; la ragione è fin troppo chiara: si tratta delle prove
addotte dalla storiografia revisionistica il cui valore dimostrativo
egli non vuole o non può riconoscere. Meyer dunque nega la tesi
dell'esistenza o dell'attività omicida delle presunte camere a gas
dei crematori di Birkenau sebbene a sostegno di essa Jean-Claude
Pressac abbia raccolto decine di documenti da cui ha desunto una
quarantina di "indizi criminali", discutibili quanto si vuole, ma
che si riferiscono senza ombra di dubbio ai Leichenkeller (camere
mortuarie seminterrate) dei crematori, indicati come camere a gas
omicide. Nello stesso tempo, egli assume come centro del presunto
sterminio i cosiddetti "Bunker", sulla cui esistenza non dico come
installazioni di sterminio, ma semplicemente come case prese in
carico dalla Zentralbauleitung di Auschwitz non esiste un solo
documento.
Quello citato da Meyer, una "Richiesta di costruzione della
direzione del campo al WVHA a Berlino" relativa a "Finitura di una
casa esistente per misure speciali (disegno non esistente). Costi:
14.242 RM ciascuna", come ho dimostrato altrove, non ha nulla a che
vedere con i presunti "Bunker"; [47] ciò è tanto vero che questa
menzione appare nel "Kostenvoranschlag zum Ausbau des
Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS in Auschwitz" (Preventivo di
costo per l'ampliamento del campo per prigionieri di guerra delle
Waffen-SS di Auschwitz) del 1· ottobre 1943 e non c'è bisogno di
spiegare per quale ragione Meyer non menzioni la data di questo
documento. [48] Inoltre, in questo documento figura questo solo
accenno ad una "Haus für Sondermassnahmen (casa per misure
speciali)", perciò la pretesa di Meyer che qui "sono menzionate due
costruzioni" è infondata. Aggiungo che la menzione di questa casa
appare già nell' "Erläuterungsbericht zum Ausbau des
Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS in Auschwitz O/S" (Rapporto
esplicativo sull'ampliamento del campo per prigionieri di guerra
delle Waffen-SS di Auschwitz, Alta Slesia) del 30 settembre 1943,
dove però non rientra tra gli "Aussenanlagen" (impianti esterni), ma
nel "Bauabschnitt III" (settore di costruzioni III), dunque non si
trovava al di fuori del campo come i presunti "Bunker" ma al suo
interno, come le case 903, 904, 905, 906, 907, 908, 909, 910, 911,
912, 913 e 914 che si trovavano nell'area del Bauabschnitt III ed
erano state prese in carico e così numerate dalla Zentralbauleitung
secondo la pianta 1733 del 5 ottobre 1942.
La casa in questione fu utilizzata come "prov. Sauna und
Entwesungsanlage" (sauna e impianto di disinfestazione provvisori)
per la truppa. La lettera di Bischoff a Kammler del 9 gennaio 1943
dice infatti:
"Un apparato di disinfezione (produttore: Werner) e un apparato ad
aria calda produttore Hochheim sono installati in un edificio [pre]esistente
a Birkenau provvisoriamente per la truppa, inoltre un impianto
sauna, in funzione dal dicembre 1942." [49]
Se dunque Meyer nega la tesi delle camere a gas nei crematori che è
avallata da decine di documenti (sia pure male interpretati), come
può sostenere la tesi delle camere a gas nei "Bunker" che non è
avallata da nessun documento?
Negando la tesi delle camere a gas nei crematori, Meyer nega anche
l'attendibilità delle relative testimonianze: ma se queste
testimonianze sono inattendibili, come può egli considerare
attendibili le testimonianze relative alla tesi dei "Bunker"?
Ciò è tanto più incredibile in quanto la tesi dei "Bunker" si basa
esclusivamente su testimonianze. Con un altro salto logico
incomprensibile, invece, egli nega in blocco quelle relative ai
crematori e accetta in blocco quelle relative ai "Bunker".
Nonostante tutto, bisogna apprezzare il coraggio di Fritjof Meyer.
Il suo contributo, ancor più di quello di Pressac, dimostra che una
seria impostazione tecnica della problematica di Auschwitz per la
storiografia ufficiale è come un piano inclinato: prima o poi, di
riduzione in riduzione, essa porta necessariamente alla logica
conclusione cui già da tempo è pervenuta la storiografia
revisionsitica.
1 / Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse.
CNRS Editions, Paris 1993. Trad. it.: Le macchine dello sterminio.
Auschwitz 1941-1945. Feltrinelli, Milano 1994 .
2 / Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The
Beate Klarsfeld Foundation. New York 1989.
3 / "Zeszyty oswiecimskie", 1995, pp. 309-329.
4 / Auschwitz: Fine di una leggenda. Edizioni di Ar, 1994, p. 77.
5 / Come scrisse il giudice Gray nella sentenza del processo
Irving-Lipstadt, van Pelt "affermò che il quantitativo di coke
necessario per un cadavere non sarebbe stato superiore a 3.5 kg"! (
Sentenza dell'11 aprile 2000, punto 7.125). Affermazione insensata
equivalente a quella di chi pretendesse che la Ferrari F 2002 di
Schumacher possa superare i 1.600 km/h!
6 / Vedi al riguardo il mio articolo Supplementary Response to John
C. Zimmerman on his "Body Disposal at Auschwitz", in
www.russgranata.com/Risposta-new-eng.html.
7 / Osteuropa. Zeitschrift für Gegenwartsfragen des Ostens, Nr. 5,
Mai 2002, pp. 631-641. L'articolo è stato pubblicato in scansione
ottica da D. Irving all'indirizzo www.fpp.co.uk/Auschwitz/Osteuropa_5_2002/Fritjof1.html
. Nelle citazioni mi riferisco a questa edizione.
8 / F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Verlag Staatliches
Museum in Oswiecim, 1993, p. 202.
9 / J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945,
op. cit., p. 173.
10 / RGVA (Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv, ex TCIDK -
Tsentr Chranenija Istoriko-dokumental'nich Kollektsii, Mosca),
502-1-83, p. 269 .
11 / Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, 4. Jg., Heft
1, Juni 2000, pp. 50-56.
12 / Recte: la Zentralbauleitung.
13 / Jean-Claude Pressac, Enquête sur les chambres à gaz, in: "Les
Collections de l' Histoire", supplemento della rivista L'Histoire,
n. 3, ottobre 1998, p. 41.
14 / La pubblicazione, per conto delle Edizioni di Ar, è prevista
entro il 2003.
15 / A Buchenwald, dal 3 al 30 agosto morirono 335 detenuti, dal 31
agosto al 27 settembre 203 detenuti. Konzentrationslager Buchenwald.
Bericht des internationalen Lagerkomitees Buchenwald. Weimar, s.d.,
p. 85.
16 / Su questo impianto esistono molte liste delle cremazioni con
l'indicazione della durata del processo di cremazione che ho
analizzato nello studio "I forni crematori di Auschwitz", op. cit.,
vol. I, Parte Seconda, cap. XI.
17 / I forni Ignis-Hüttenbau avevano una muffola lunga m 2,60 (i
forni Topf, una muffola di 2 metri) nei quali i cadaveri venivano
caricati con una bara leggera di tavole grezze. Dopo circa 35 minuti
il cadavere, ormai essiccato e disarticolato, veniva spostato con un
apposito raschiatoio nella parte posteriore della muffola, davanti
al bruciatore, dove avveniva la combustione principale. Nel
frattempo si introduceva un altro cadavere nella parte anteriore
della muffola. Con questo sistema di cremazione, nel forno si
trovavano sempre due cadaveri, uno nella parte anteriore della
muffola in fase di essiccamento, l'altro nella parte posteriore in
fase di combustione principale e il momento dell'introduzione del
secondo cadavere veniva considerato quello della fine della
cremazione del primo, anche se in realtà essa continuava per altri
20-30 minuti davanti al bruciatore.
18 / Erläuterungsbericht zum Vorentwurf für den Neubau des
Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S, 30 ottobre
1941. RGVA, 502-1-233, p. 20.
19 / Lettera della Topf alla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen del
1· novembre 1941. BAK, NS4/Ma 54.
20 / Ciò corrisponde ad una durata della cremazione di 33-40 minuti.
La griglia del forno di Gusen era strutturata in modo tale da
formare 8 aperture rettangolari di cm 30 x 25. Dopo circa 35 minuti,
le parti del cadavere essiccato e disarticolato cadevano attraverso
queste aperture nel sottostante cenerario, dove avveniva la
combustione principale. Nel frattempo, nella muffola ormai libera,
veniva introdotto un altro cadavere. Con questo sistema di
cremazione nel forno si trovavano sempre due cadaveri, uno nella
muffola in fase di essiccamento, l'altro nel cenerario in fase di
combustione principale. La disponibilità oraria di calore era
accresciuta da un apposito impianto di tiraggio aspirato, che
permetteva di aumentare il quantitativo di coke bruciato in un'ora
sulla griglia dei focolari. Nei forni a 3 muffole le barre della
griglia della muffola formavano aperture di 21 cm, come nei forni
civili, e i residui del cadavere cadevano nel sottostante cenerario
solo in una fase avanzata della combustione principale, cioè dopo
circa un'ora.
21 / Staats Archiv Weimar, LK 4651.
22 / Obóz koncentracyjny Oswiecim w _wietle akt Delegatury Rz_du
R.P. Zeszyty oswiecimskie, numero speciale I, 1968, p. 42. Il 4
marzo 1943 al "nuovo crematorio" (il crematorio II) i resistenti
attribuirono una capacità di cremazione di 3.000 cadaveri al giorno!
Idem, p. 93 e 94.
23 / Hitler and the Final Solution.University of California Press,
1994.
24 / J. Graf, "Anatomie der sowjetischen Befragung der
Topf-Ingenieure. Die Verhöre von Fritz Sander, Kurt Prüfer, Karl
Schultze und Gustav Braun durch Offiziere der sowjetischen
Antispionageorganisation Smersch (1946/1948)", in:
Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, 6. Jg., Heft 4,
Dezember 2002, pp. 398-421.
25 / Idem, p. 404.
26 / Idem, p. 413-414.
27 / Idem, p. 407. Cfr. G. Fleming, Hitler and the Final Solution,
op. cit., p. 207.28 / Lageplan des Kriegsgefangenenlagers del 6
ottobre 1942. Vojensky Historicky Archiv, Praga, Fond OT 31(2)/2.
29 / "I forni crematori di Auschwitz", vol. I, Parte Seconda, cap.
VIII.
30 / Idem, cap. IX, 2. Gli unici impianti di combustione nei quali
avveniva l'equivalente della cremazione di più cadaveri in una
muffola erano i Tier-Verbrennungsöfen (inceneritori per animali).
Nei migliori apparati di questo tipo, costruiti dalla ditta H. Kori
di Berlino, si potevano incenerire 900 kg di sostanza organica in
13,5 ore con un consumo di 300 kg di carbon fossile; ciò equivale
alla cremazione contemporanea di 12 cadaveri di 75 kg , ciascuno con
una durata di circa 67 minuti e un consumo di circa 25 kg di carbon
fossile. Perciò, se nei forni di Birkenau la cremazione
contemporanea di 3 cadaveri fosse stata possibile , avrebbe
comportato una durata tripla e un consumo di coke triplo rispetto ad
una cremazione singola, senza alcun beneficio economico.
31 / Poiché nella lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 la capacità
di cremazione è considerata "in un impiego lavorativo di 24 ore",
questo documento, secondo la tesi di Meyer, dovrebbe essere falso.
32 / Archiwum G_ównej Komisji Badania Zbrodni Przeciwko Narodowi
Polskiemu Instytutu Pami_ci Narodowej, Varsavia, NTN, 105, p. 99.
33 / Parti incombustibili del coke che si fondevano a causa
dell'alta temperatura del focolare, colavano attraverso lo strato di
combustibile e si solidificavano sulla griglia per il raffreddamento
provocato dall'aria di combustione, creando delle placche che
ostruivano le fessure per l'aria di combustione.
34 / "I forni crematori di Auschwitz", vol. I, Parte Seconda, cap.
IX, 1.
35 / In: Ernst Gauss, Grundlagen zur Zeitgeschichte. Grabert Verlag,
Tübingen 1994.
36 / Idem, p. 310.
37 / Idem, p. 309. Alle giornate di attività dei crematori II e III
ivi indicate (177 e 190) bisogna sottrarre le 67 giornate dal 26
ottobre al 31 dicembre 1943.
38 / "I forni crematori di Auschwitz", vol. I, Parte Seconda, cap.
X. I consumi sono stati calcolati sulla base dei consumi reali del
forno Topf di Gusen.
39 / Secondo l'ipotesi di Meyer, 18 cadaveri al giorno per muffola =
108 cadaveri al giorno in 6 muffole.
40 / Nessun testimone e nessuno storico afferma che in questo
periodo fossero state eseguite delle cremazioni all'aperto.
41 / La cremazione di 3 cadaveri dunque avrebbe richiesto 14,1 kg di
coke, ma soltanto per compensare la perdita oraria di calore per
irraggiamento e conduzione di un forno a 3 muffole alla temperatura
di esercizio di 800·C erano necessari circa 17 kg di coke!
42 / Per la discussione delle obiezioni di J.C. Zimmerman,
essenzialmente basate su ignoranza e malafede, vedi il mio articolo
citato nella nota 6.
43 / Oltre che dall'assenza dei documenti relativi, ciò risulta
inoltre dall'elenco delle fatture della ditta Topf per lavori e
forniture ad Auschwitz-Birkenau.
44 / Meyer suppone che ad Auschwitz furono deportati 180.000 Ebrei
ungheresi, di cui da 100.000 a 110.000 furono trasferiti in altri
campi e 70.000-80.0000 furono gasati [ p. 7].
45 / In realtà questa cifra è enormemente esagerata.
46 / F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz, op. cit., p. 164.
47 / "Sonderbehandlung" ad Auschwitz. Genesi e significato. Edizioni
di Ar, 2001, pp. 77-78 e relativi riferimenti.
48 / Il documento include anche opere già costruite, ma questo, F.
Meyer , che lo cita da R.J. van Pelt, non lo sapeva.
49 / RGVA, 502-1-332, p. 46a
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |