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REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
Carlo Mattogno presenta se stesso
VISIONE E REVISIONE STORICA VERITÀ SENZA REALISMO.
La collana VISIONE E REVISIONE STORICA è stata inaugurata nel 1991,
con la pubblicazione, da parte delle Edizioni di Ar, del mio primo
studio revisionistico, La soluzione finale. Problemi e polemiche.
Il revisionismo storico, fondato dall’ex resistente francese Paul
Rassinier, afferma che il piano di sterminio in massa presuntamente
ordinato dal governo del Reich durante la seconda guerra mondiale, e
che avrebbe dovuto essere attuato essenzialmente in appositi campi
di sterminio situati in Polonia, mediante camere a gas costruite a
scopo omicida – come se ne racconta nella storiografia ufficiale –,
non ha alcun fondamento provato. Nato dall’esperienza diretta di
Rassinier della vita in due campi di concentramento, il
revisionismo, dopo un necessario periodo di incubazione, ha
cominciato ad assumere rigore scientifico all’inizio degli anni
Ottanta, grazie soprattutto a studiosi come Robert Faurisson,
Wilhelm Stäglich e Arthur Butz. Dall’inizio degli anni Novanta, dopo
l’ apertura degli archivi – prima segreti – dell’ex Unione
Sovietica, i progressi storiografici del revisionismo sono stati
immensi.
Il mio primo studio pubblicato nella collana sopra indicata espone
il bilancio dello stato della ricerca risultante dagli atti di due
importanti congressi internazionali che si svolsero nella prima metà
degli anni Ottanta, e mostra l’ineluttabile sfacelo della
storiografia ufficiale. Partita inizialmente dall’ipotesi
dell’esistenza di un ordine scritto di sterminio ebraico, passata
poi, inevitabilmente, all’ ipotesi di un ordine verbale, ora essa si
è ridotta, con la sua corrente funzionalistica, all’ipotesi del
“cenno della testa”: Hitler avrebbe fatto capire ai propri
collaboratori che desiderava lo sterminio ebraico con un... cenno
della testa! Il mio studio delinea inoltre la genesi e lo sviluppo
della “soluzione finale”, dimostrando che essa non era un piano di
sterminio, bensì un piano di trasferimento ebraico nei territori
orientali occupati dai Tedeschi.
Auschwitz: la prima gasazione:
apparso nel 1992 (1), è uno studio specifico di 190 pagine, ancora
insuperato, che dimostra l’inconsistenza storico-documentaria del
presunto evento indicato nel titolo, il quale avrebbe
successivamente innescato le gasazioni in massa ad Auschwitz. Esso è
riuscito persino a scuotere le certezze di Jean-Claude Pressac, che,
in una intervista apparsa nel 2000 (2), è giunto a dubitare della
realtà storica della prima gasazione.
Auschwitz: fine di una leggenda:
(1994) (3) è un’analisi storico-tecnica del libro di J.-C.Pressac,
Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse (4),
all’epoca imbandito come la confutazione totale e definitiva del
revisionismo. In realtà, questo testo forniva una clamorosa conferma
delle tesi revisionistiche su Auschwitz e ciò fu presto riconosciuto
dai ‘professi’ della religione olocaustica. Dopo il fervido
entusiamo iniziale, infatti, Pressac subì un ostracismo rigoroso, da
parte degli ambienti storiografici ufficiali, durato fino alla sua
morte, avvenuta il 28 luglio 2003, che è passata inosservata dalla
stampa, perfino francese!
Intervista sull’Olocausto:
apparso nel 1995 (5), contiene il testo di una intervista che doveva
essere pubblicata, sulla rivista Historia, insieme a quella di un
antagonista, il prof. Cajani. Ma, all’ultimo momento, il direttore
della rivista decise di ospitare soltanto l’intervista al prof.
Cajani, temendo evidentemente che essa sfigurasse in un confronto
dialettico diretto.
Olocausto: dilettanti allo sbaraglio:
(1996) è una sorta di vademecum di oltre 300 pagine che espone e
confuta in modo sistematico le menzogne e le imposture di storici
accreditati (e improvvisati) come Pierre Vidal-Naquet, Georges
Wellers, Deborah Lipstadt, Till Bastian, Florent Brayard, e altri
personaggi minori.
Nel 1995, grazie all’aiuto delle Edizioni di Ar, potei recarmi per
la prima volta, insieme a Jürgen Graf, a Mosca, per esaminare i
documenti di Auschwitz sequestrati nel 1945 dall’Armata Rossa e
conservati nell’archivio di via Viborgskaja. Seguirono poi altre
visite, in questo e in altri archivi dell’Europa orientale. Il primo
frutto della documentazione da me raccolta è:
La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz” (1998):
uno studio storico sulla struttura e il funzionamento della
Direzione centrale delle costruzioni di Auschwitz (responsabile
della costruzione dei campi di Auschwitz e Birkenau) di cui,
dall’apertura degli archivi ex sovietici, tutti parlavano, ma
nessuno sapeva esattamente come fosse articolata, quali fossero i
suoi compiti e come svolgesse le sue attività amministrative. Si
tratta dunque di uno studio che fornisce un contributo positivo alla
conoscenza di questo importante ufficio di Auschwitz. In tale
saggio, descrivo anche l’attività delle ditte civili (almeno 46) e
degli operai civili (800- 1000), che lavorarono nel “campo di
sterminio” di Birkenau, dalla sua costruzione alla sua chiusura, nel
gennaio 1945!
Sonderbehandlung ad Auschwitz.
Genesi e significato, pubblicato nel 2001 (6), costituisce un altro
contributo alla storia del campo di concentramento di Auschwitz.
Sulla base di nuovi documenti (prima ignoti ai massimi esperti
mondiali ufficiali di Auschwitz), molti dei quali sono riprodotti in
fotocopia, dimostro che termini quali Sonderbehandlung (trattamento
speciale), Sonderaktion (azione speciale) e simili, cui la
storiografia ufficiale attribuisce significati criminali, si
riferivano, in realtà, a dettagli ordinari e innocui della vita nel
campo.
Prossimamente, nella collana VISIONE E REVISIONE STORICA sarà
inoltre pubblicato un mio monumentale studio, realizzato con la
collaborazione dell’ing. Franco Deana, e intitolato
I forni crematori di Auschwitz.
L’opera si articola in due volumi. Il primo, di testo, conta oltre
500 pagine e si suddivide in due parti. La prima si concentra sulle
caratteristiche storico-tecniche della cremazione moderna, con
particolare riferimento ai forni a gasogeno riscaldati con coke (il
sistema di riscaldamento in uso nei crematori di Auschwitz-Birkenau).
La seconda parte è incentrata sulla ditta Topf und Söhne di Erfurt e
descrive, tra l’altro, con la massima accuratezza, la struttura e il
funzionamento dei forni crematori da essa costruiti ad
Auschwitz-Birkenau; anche le questioni del consumo di coke, della
durata del processo di cremazione e della capacità di cremazione
degli impianti, vi sono studiate con rigore scientifico. Il secondo
volume, è esclusivamente documentario e contiene 270 documenti – in
gran parte inediti – e 360 fotografie, che illustrano in massima
parte i forni crematori dei campi di concentramento ancora esistenti
(crematori di Gusen, Dachau, Mathausen, Auschwitz, Buchenwald,
Stutthof, Lublino-Majdanek, Gross-Rosen, Terezín: tutti esaminati e
fotografati personalmente). Quest’opera dovrebbe spazzare via in
modo definitivo il delirium technologicum che ancora imperversa
nella storiografia ufficiale su questo argomento.
Dalla metà degli anni Novanta, ripeto, il revisionismo ha fatto dei
progressi enormi, come è attestato dalla relativa letteratuta
scientifica. Nel 1997, è apparso il primo numero della rivista
(( Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung (Quaderni
trimestrali per la libera ricerca storica), la più importante a
livello mondiale))
alla quale collaborano i massimi specialisti.
Il mio contributo a essa consta di numerosi articoli scientifici,
dedicati in massima parte ad Auschwitz, come:
1) “I ‘Gasprüfer’ di Auschwitz” (marzo 1998);
2) “Le ‘camere a gas’ di Majdanek” (giugno 1998); “‘Un documento
chiave’ – una interpretazione alternativa. Sulla sospetta
falsificazione della lettera della Zentralbauleitung del 28.6.1943
relativa alla capacità dei crematori” (giugno 2000);
3)“Le camere mortuarie seminterrate di Birkenau: locali antiaerei o
camere di disinfestazione?” (agosto 2000);
4) “La deportazione degli Ebrei ungheresi del maggio-luglio 1944.
Bilancio provvisorio” (dicembre 2001);
5)“La ‘scoperta’ del ‘Bunker 1’ di Birkenau: vecchie e nuove
imposture” (giugno 2002);
6)“‘Niente buchi, niente camere a gas’. Studio storico-tecnico sulla
questione delle aperture di introduzione dello Zyklon B sul soffitto
del Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau” (settembre 2002);
7) “Le nuovere visioni di Fritjof Meyer” (dicembre 2002); “‘Fosse di
cremazione’ e falda freatica a Birkenau” (dicembre 2002);
8) “La cifra dei quattro milioni di Auschwitz: genesi, revisioni e
conseguenze” (aprile 2003);
9)“Franciszek Piper e ‘Il numero dei morti di Auschwitz’” (aprile
2003);
10) “La ‘gasazione’ degli zingari ad Auschwitz il 2.8.1944 (aprile
2003);
11)“Il ghetto di Lodz nella propaganda olocaustica. L’evacuazione
del ghetto di Lodz e le deportazioni ad Auschwitz” (aprile 2003);
12)“KL Sachsenhausen. Comunicazioni della forza e ‘azioni di
sterminio’ 1940-1945” (luglio 2003);
13) “Esperimenti di combustione con carne e grasso animale. Sulla
questione delle fosse di cremazione nei presunti campi di sterminio
del Terzo Reich” (luglio 2003);
14) “Le camere mortuarie seminterrate dei crematori di Birkenau alla
luce dei documenti” (dicembre 2003);
15)“Auschwitz: Gasprüfer e prova del gas residuo” (dicembre 2003);
16) “Fiamme e fumo dai camini dei crematori” (dicembre 2003). Il
numero di dicembre contiene anche un mio scritto commemorativo
intitolato “Il mio ricordo di Jean-Claude Pressac”.
A partire dal 1998, ho iniziato un proficuo sodalizio letterario con
lo storico revisionista svizzero Jürgen Graf, dal quale sono nati
tre studi fondamentali pubblicati da Germar Rudolf:
17) KL Majdanek. Eine historische und technische Studie [Il KL di
Majdanek. Studio storico-tecnico], Castle Hill Publishers, 1998 (7);
18) Das Konzentrationslager Stutthof und seine Funktion in der
nationalsozialistischen Judenpolitik, Castle Hill Publishers, 1999
(8);
19) Treblinka. Vernichtungslager oder Duchgangslager? [Treblinka.
Campo di sterminio o campo di transito?], Castle Hill Publishers,
2002, opera di oltre 400 pagine.
Circa lo sviluppo futuro del revisionismo storico, si può solo
ripetere il noto motto faurissoniano: il futuro del revisionismo è
roseo, quello dei revisionisti nero.
Carlo Mattogno
(1) Ed. francese: Auschwitz: le premier gazage, V.H.O. Berchem,
Belgio, 1999.
(2) Cfr. V. Igounét, Histoire du négationnisme en France, Seuil, p.
644.
3 Ed. americana: Auschwitz. The End of a Legend, Institute for
Historical Review, 1994.
(4) CNRS Ed., 1993; trad. it. Le macchine dello sterminio. Auschwitz
1941-1945, Feltrinelli, 1994.
(5) Ed. americana: My Banned Holocaust Interview, Granata 1996.
(6) Ed. tedesca: Sonderbehandlung in Auschwitz. Entstehung und
Bedeutung eines Begriffs, Castle Hill Publishers, 2003.
(7) Ora disponibile anche in inglese: Concentration Camp Majdanek. A
Historical and Technical Study,Theses & Dissertations Press, Chicago
2003.
(8) Disponibile anche in italiano: KL Stutthof. Il campo di
concentramento di Stutthof e la sua funzione nella politica ebraica
nazionalsocialista, Effepi, Genova 2003; e in inglese: Concentration
Camp
Stutthof and its Function in National Socialist Jewish Policy,
Theses & Dissertations Press, Chicago 2003.
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