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REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
Carlo Mattogno
articoli di revisionismo storico

"Destinazione Auschwitz":
una
favola multimediale
In concomitanza con la "Giornata della Memoria, 27 gennaio 2002",
l'editore Proedi di Milano ha pubblicato un libro intitolato Album
visivo della Shoah. Destinazione Auschwitz. Ricorda che questo è
stato, che rappresenta l'aspetto cartaceo del CD-Rom "Destinazione
Auschwitz".
Il libro presenta testi retorici e roboanti che sono ancora nulla
rispetto alla loro sconfinata arroganza: esso pretende infatti di
costituire nientemeno che la
"risposta definitiva a coloro che mettono in dubbio la reale portata
dello sterminio o che addirittura ne negano l'esistenza stessa" (p.
5) (corsivo mio).
E con pari presunzione:
"L'opera multimediale "Destinazione Auschwitz" (da cui è tratta
questa pubblicazione), con le sue minuziose ricostruzioni storiche e
scientifiche basate su concrete prove documentali è la risposta
definitiva alle affermazioni di chi non vuole credere che tutto ciò
sia stato"(p. 12)(corsivo mio).
L'opera è dunque esplicitamente diretta contro gli storici
revisionisti, che, con malafede ormai consolidata, vengono descritti
così:
"Attraverso la contestazione di insignificanti particolari o
dell'esistenza stessa di un piano di sterminio, o delle strutture
per effettuarlo, questi "storici" ammantandosi di scientificità
tentarono di smentire i testimoni" (p. 12)(corsivo mio).
Loro, invece, i veri "storici", non "si ammantano" di
"scientificità", ma ci assicurano hanno realizzato una minuzione
opera di valore storico e scientifico indiscutibile. Chi sono
costoro? A pagina 5 leggiamo che la "direzione scientifica" del
libro (e del CD-Rom) è stata
"affidata ai più validi ricercatori esistenti in Italia sulla Shoah,
Marcello Pezzetti e Liliana Picciotto del CDEC di Milano".
Povera Italia se costoro sono i suoi " più validi ricercatori"!
Comincio col rilevare che questi due luminari avrebbero fatto bene
quantomeno a consultare qualcuno che abbia una qualche dimestichezza
con la lingua tedesca: ciò avrebbe risparmiato loro i numerosi
spropositi che costellano il libro. Certo, qui siamo in un ambito di
"[quasi] insignificanti particolari", ma dato che gli autori
rivendicano orgogliosamente una minuziosità storica e scientifica
Ad esempio, il noto slogan inventato dagli ex detenuti e poi
attribuito alle SS dei campi, passare "per il camino", è "durch den
Kamin", non "durch der Kamin" (p. 4). Il termine "Krematorium",
neutro singolare, viene regolarmente usato in questa forma anche al
plurale, che invece è "Krematorien" (p. 10, 25, 28, 37, 45 e
passim). Particolarmente ridicola è l'attribuzione del termine "Sonderkommando"
(commando o squadra speciale) a singole persone, ad es. a p. 30 e
45, o a p. 50, "Filip Mueller, ex-Sonderkommando", che significa "Filip
Müller, ex squadra speciale"! Naturalmente i due autori non sanno
neppure che il plurale di "Sonderkommando" è "Sonderkommandos" e
usano sempre il singolare al posto del plurale.
Sul reale significato storico del termine tornerò sotto.
Ecco un'altra prelibatezza:
"Rudolf Höss (1900-1947),SS Oberstumbannführer (comandante del
lager) e primo Lagerkommandant (comandante del campo) di Auschwitz"
(p. 24).
Qui i due autori traducono il grado di SS-Obersturmbannführer,
tenente colonnello (che scrivono anche senza una "r"), con
"comandante del lager"! Inoltre la denominazione "Lagerkommandant"
ad Auschwitz non era in uso: nei documenti ufficiali (ad esempio gli
Standortbefehle o i Kommandanturbefehle) Höss firmava "Der
Standortälteste (letteralmente: il più anziano della guarnigione),
SS-Obersturmbannführer und Kommandant".
Segnalo infine che a p. 24 il cognome del dott. Johann Paul Kremer è
scritto "Klemer": errore di battitura o ignoranza?
Gli autori riescono a sbagliare perfino il nome polacco di Birkenau,
che nel documento 3d pubblicato a p. 39 è scritto "Brezezinka"
invece di "Brzezinka". (Sorvoliamo su "Klaranlage", p. 27, scritto
senza "Umlaut": forma corretta "Kläranlage").
A p. 40, con riferimento alla "Zentralsauna" (impianto centrale di
disinfezione e disinfestazione) di Birkenau, si legge:
"Qui le persone diventano stüken (pezzi)",
dove "stüken" vorrebbe essere "Stücke", termine inventato da qualche
ex deportato troppo fantasioso che non trova riscontro in alcun
documento tedesco.
Ma non si tratta soltanto di errori linguistici.
A p. 45 si dice che il "Reichssicherheitshauptamt" (Ufficio Centrale
di Sicurezza del Reich) era "guidato da Adolf Eichmann"!
Come è noto, Eichmann era solo il capo della sezione IV B 4 di
quest'ufficio, che era "guidato" da Ernst Kaltenbrunner.
A p. 22 apppare una falsa citazione di Rudolf Höss, ovviamente senza
riferimento alla fonte.
Anche la citazione di Höss a p. 44 (parimenti senza riferimento alla
fonte) è probabilmente falsa. A Norimberga Rudolf Höss dichiarò
infatti che Himmler stesso aveva proibito di maltrattare i detenuti
e, chi lo avesse fatto, sarebbe stato punito e se dei detenuti
furono maltrattati, si trattò di abusi che, scoperti, furono puniti
. (1)
Nonostante la boriosa presunzione storico-scientifica di cui si
ammanta, il contenuto storico-scientifico del libro è di un
dilettantismo sconvolgente. Esaminiamo un po' da vicino questa
presunta summa della scienza olocaustica auschwitziana.
Le "prove inequivocabili"
Abbiamo già visto che il libro in questione pretende di costituire
la "risposta definitiva" al revisionismo storico, una risposta
pretesamente basata su "concrete prove documentali" (p. 12) e su
"prove inequivocabili" (p. 8).
Bisogna dire che l'arroganza di queste affermazioni è veramente
incredibile: lo storico francese Jean-Claude Pressac, senza il cui
contributo storico-documentario sia il CD-Rom sia il libro sarebbero
al livello di una raccolta di figurine animate si era accontentato
della scoperta di "indizi"; i nostri "esperti", come si vede, vanno
ben oltre, ma solo con la presunzione.
Esaminiamo dunque queste "prove inequivocabili".
Le "prove documentali" non sono costituite da documenti testuali
(nel libro non ne appare neppure uno!), ma esclusivamente da
"ricostruzioni" fantasiose (come quelle dell'interno delle "camere a
gas), piante, fotografie e disegni, che del resto non presentano
nulla di nuovo, essendo già note da tempo agli specialisti della
materia. A queste "prove" si affianca inoltre qualche testimonianza.
Cominciamo dalle fotografie.
Il dilettantismo degli autori risulta ben evidente dal fatto che
essi non sono al corrente neppure degli sviluppi più recenti della
loro stessa storiografia. A p. 27 essi riproducono infatti la ben
nota fotografia della serie Kamann (negativo del Museo di Auschwitz
n. 20995/494) -- che mostra il lato sud del crematorio II, inclusa
la parte sporgente dal terreno del "Leichenkeller 1" (camera
mortuaria 1) e presunta "camera a gas" omicida seminterrata con
questo commento:
"Sulla soletta di copertura della camera a gas sono visibili due dei
quattro camini di immissione del gas Zyklon B".
La fotografia era già stata pubblicata da Jean-Claude Pressac con
identico commento. (2)
E a p. 56 gli autori pubblicano una "foto aerea, ricognizione
americana 1944", ossia un ingrandimento della fotografia aerea
americana del 25 agosto 1944 (3) -- di cui essi non conoscono
neppure la data -- che mostra l'area dei crematori II e III di
Birkenau. Sulla copertura dei due "Leichenkeller 1" appaiono quattro
macchie scure che gli autori, storpiando l'interpretazione della
storiografia ufficiale, spiegano così:
"Evidenti i camini di immissione Zyclon B [sic] che gettano ombra
perché estratti e adagiati orizzontalmente sulla soletta delle
camere a gas interrate".
Ora, lo studio migliore della storiografia ufficiale sulla questione
dei presunti "camini" per introdurre lo Zyklon B nelle "camere a
gas" è stato pubblicato dal ricercatore americano Charles D. Provan
nel 2000. (4) In questo studio egli si occupa, tra l'altro, anche
delle due fotografie summenzionate.
Provan ha verificato e accettato le conclusioni degli studiosi
revisionisti come Germar Rudolf e Jean-Marie Boisdefeu -- che si
erano già occupati di queste due fotografie. Come loro, anch'egli ha
elaborato un diagramma della prima fotografia per determinare la
posizione degli oggetti che appaiono sulla copertura della presunta
"camera a gas" in base all'angolo visivo della fotografia.
"I risultati riferisce Provan sono stati sorprendenti, perché
una volta finito il disegno è risultato evidente che l'oggetto che
appare sotto l'ottava finestra, qualunque cosa fosse, non si trovava
sulla copertura del "Leichenkeller 1", ma al di fuori di essa, sul
lato est. Perciò l'oggetto, qualunque cosa fosse, non si trova
affatto sulla copertura e questa è la prova definitiva che non era
un camino di introduzione per lo Zyklon B". (5)
E con ciò cade tutta l'interpretazione di Jean-Claude Pressac.
Per quanto riguarda la fotografia aerea, accettando anche qui le
osservazioni già fatte dagli studiosi revisionisti summenzionati,
Provan rileva che le macchie sulla copertura delle presunte "camere
a gas", se fossero ombre, corrisponderebbero ad un oggetto alto
circa 3 metri (mentre i presunti "camini" per lo Zyklon B si
sarebbero innalzati di appena 41 centimetri al di sopra del livello
del suolo!), perciò egli conclude che è impossibile vedere in tali
ombre i presunti "camini". (6)
Per di più, mentre l'ombra reale dei camini dei due crematori ha
direzione nord-est sud-ovest, le macchie hanno una direzione
nord-sud, per cui esse non sono ombre. Infine, le macchie della
presunta "camera a gas" del crematorio III hanno una superficie
minima di 3 metri quadrati, mentre i presunti "camini", secondo l'ex
detenuto che pretende di aver fabbricato i relativi congegni
metallici, avevano una superficie di circa mezzo metro quadrato (m
0,7 x 0,7), e la stessa misura avevano i presunti coperchi di
cemento.
Dunque, la spiegazione fornita dagli autori di "Destinazione
Auschwitz" non è solo falsa, ma anche oltremodo ridicola, sia perché
i "camini", essendo in muratura, non si potevano "estrarre", sia
perché i loro coperchi, che si potevano sollevare, una volta
"adagiati orizzontalmente" sulla copertura dei "Leichenkeller" non
avrebbero prodotto alcuna "ombra" visibile da un aereo, perché
avevano uno spessore di pochi centimetri!
In realtà come ho dimostrato nell'articolo "No holes, no gas chamber(s)".
Studio storico-tecnico sulle aperture di introduzione per lo Zyklon
B sulla copertura del Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau,
(7) sul soffitto della presunta "camera a gas" del crematorio II di
Birkenau non è mai esistita alcuna apertura di introduzione per lo
Zyklon B!
L'incompetenza degli autori traspare altrettanto chiaramente da
altri commenti non meno risibili.
A p. 45 essi pubblicano quattro fotografie tratte dal noto "Album di
Auschwitz" col seguente commento:
"Mentre i nazisti procedono alla selezione dei deportati sulla
Bahnrampe e al prelievo dei loro bagagli, sullo sfondo è visibile
una colonna di ebrei già selezionati in cammino verso i Krematorium
[sic!] II e III, dove di lì a poco troveranno la morte.
Queste immagini, riprese dal tetto di un vagone, costituiscono la
prova visiva più sconvolgente dello sterminio"(corsivo mio).
Questo commento è decisamente ridicolo:
Primo, perché dalle fotografie non si capisce se la "colonna" sia
costituita da ebrei selezionati per il lavoro o per la presunta
"camera a gas".
Secondo, perché al di là dei crematori c'era la Zentralsauna, dunque
la "colonna" poteva recarsi proprio là per il bagno e la
disinfestazione.
Terzo, perché nessuna fotografia dell'"Album di Auschwitz" mostra un
solo Ebreo all'interno dei cortili dei crematori II e III. Anzi, le
donne e i bambini sorridenti! ritratti nella fotografia 4a a p.
46 hanno già superato il cancello chiuso! del crematorio III
(che appare all'angolo destro in alto) e dunque anche il cancello
del crematorio II, situato davanti ad esso in posizione speculare.
Dunque queste fotografie, in fatto di "sterminio", dimostrano meno
di niente.
A pagina 44 appare un altro commento a due fotografie dell' "Album
di Auschwitz" perfettamente degno di quello esposto sopra:
"Estate 1944. L'arrivo di un trasporto di ebrei ungheresi sulla
Bahnrampe di Birkenau. Lo straordinario valore documentario di
queste immagini risiede nel fatto che le strutture dello sterminio (Krematorium
II e III cerchiati di bianco [in realtà di rosso!]) sono chiaramente
visibili sullo sfondo" (corsivo mio).
Un'altra stupidaggine madornale. Quale "straordinario valore
documentario" possono avere gli edifici dei crematori? O forse la
loro stessa esistenza è una "prova" del fatto che essi contenevano
le fantomatiche "camere a gas"?
Queste fotografie, in cui i crematori appaiono perfettamente
visibili, senza alcun "mascheramento" per impedire sguardi
indiscreti, dimostrano invece che essi non avevano nulla da
nascondere.
Passiamo ai disegni. Si tratta dei ben noti disegni di David Olère
(un sedicente membro del cosiddetto "Sonderkommando"), già
pubblicati da Jean-Claude Pressac e raccattati dagli autori, secondo
i quali
"rappresentano meglio di ogni altro strumento l'effettiva
organizzazione della macchina dello sterminio" (p. 9).
Ciò è verissimo, ma nel senso che essi rappresentano una storia
fittizia come uno scenografo rappresenta le scene di un film. E
David Olère è anche un cattivo scenografo, perché ha commesso degli
strafalcioni che tradiscono la sua malafede.
A p. 46 appare un suo disegno del crematorio III con il camino che
erutta enormi fiamme: ciò era tecnicamente impossibile. (8)
A p. 53 appare un altro disegno che mostra un uomo del cosiddetto "Sonderkommando"
che trascina due cadaveri dalla "camera a gas", che si vede nel lato
destro con la porta spalancata, verso un forno crematorio.
Sfortunatamente la sala forni si trovava al pianterreno, mentre la
presunta "camere a gas" era nel seminterrato!
Nella stessa pagina due "dentisti" del cosiddetto "Sonderkommando",
senza maschera antigas, strappano i denti ai cadaveri all'interno
della "camera a gas" (riconoscibile come tale per la presenza del
presunto dispositivo di rete metallica per l'introduzione dello
Zyklon B). Tuttavia, secondo i testimoni, l'evacuazione dei cadaveri
dalla "camera a gas" avveniva con la maschera antigas a causa dei
pericolosi residui di acido cianidrico dopo la ventilazione, perciò
l'estrazione dei denti avveniva nel vestibolo all'esterno della
camera a gas.
Il disegno pubblicato a p. 57 mostra la tecnica di introduzione dei
cadaveri in una muffola. Il forno appare spropositatamente più
grande della realtà e sovrasta enormemente i detenuti; la sua
altezza risulta in proporzione di almeno 280 cm e le muffole
appaiono alte circa 130 cm. Il forno a 3 muffole era invece alto 2
metri e l'altezza delle muffole era di appena 80 cm.
La scena è inoltre irreale, sia perché si riferisce ad un carico di
più cadaveri insieme, sia perché il detenuto a destra della barella
di introduzione se ne sta tranquillamente a torso nudo davanti alla
porta spalancata della muffola, che aveva all'apertura una
temperatura di 800°C! Il malcapitato avrebbe riportato ustioni di
terzo grado in pochi secondi! Infine, dalla parte superiore della
muffola fuoriescono fumo e fiamme, il che è tecnicamente insensato,
perché fumo e fiamme venivano immediatamente risucchiate dalle
muffole laterali in quella centrale e da questa nel condotto del
fumo sottostante dalla forza del tiraggio del camino.
Riguardo alla scena di una "gasazione" che appare a p. 51 rimando al
paragrafo "Zyklon B".
I "Bunker" di Birkenau
Il 20 novembre 2001 il Corriere della Sera a pubblicato un articolo
di Gian Guido Vecchi intitolato "Shoah. L'inferno cominciò in una
casa rossa" (p.35) in cui Marcello Pezzetti annuncia trionfalmente
la "scoperta" del cosiddetto "Bunker 1", il primo presunto impianto
di gasazione artigianale del campo di Birkenau.
[Nell'articolo "La "scoperta" del "Bunker 1" di Birkenau: vecchie e
nuove imposture", pubblicato in questo sito: NO] Nella conferenza
letta da Russel Granata, ho già dimostrato che questa "scoperta" è
una volgare bufala, perché la casa polacca presuntamente trasformata
dalle SS in "Bunker 1" si trovava in un luogo diverso da quello
indicato da Pezzetti, ed esattamente accanto alle quattro vasche
dell'impianto di chiarificazione (Kläranlage) del settore di
costruzione III (Bauabschnitt III) di Birkenau, proprio dove appare
nella pianta pubblicata dagli autori (uno dei quali è Pezzetti
stesso!) a p. 41. Questa è la conferma dell'impostura della
"scoperta", impostura che viene tuttavia ribadita con la
pubblicazione a p. 23 della fotografia dell' "abitazione costruita
da contadini polacchi sui resti del Bunker n.1", che si trova in
realtà in linea d'aria a circa 300 m a nord-ovest del luogo indicato
sulla pianta summenzionata!
I testimoni
Jean-Claude Pressac aveva sancito la superiorità del documento sulla
testimonianza; gli autori del libro non solo capovolgono questo
giudizio, il che, metodologicamente, è già grave, ma si appellano
quasi esclusivamente ai testimoni dell'ultima ora, che hanno sentito
l'imperioso dovere di "testimoniare" appena cinquant'anni dopo i
presunti eventi!
Il testimone per eccellenza è un tale Shlomo Venezia, "arrestato ad
Atene il 15 marzo 1944 e deportato ad Auschwitz" (p. 10), che però
non figura neppure nell'elenco degli Ebrei deportati dall'Italia
pubblicato da Liliana Picciotto Fargion. (9) Una famiglia
plurimiracolata, quella Venezia: Shlomo, il fratello e il cugino
tutti "addetti ai Sonderkommando e miracolosamente scampati alla
morte"! (p. 9).
Di questo sedicente "testimone oculare" mi occuperò dettagliatamente
in uno scritto apposito. Qui rilevo soltanto questo sorprendente
commento degli autori nei suoi riguardi:
"Qui Venezia dovette lavorare durante la sua prigionia. A lui
dobbiamo molte nostre conoscenze sul funzionamento della "fabbrica
della morte"" (corsivo mio).
Ma di quali "molte[!] conoscenze" vanno cianciando costoro? Shlomo
Venezia non ha aggiunto neppure mezzo apice al quadro storico
ufficiale di Auschwitz!
Il conferimento del primato alla testimonianza porta inevitabilmente
gli autori ad accettare gli sciocchi argomenti del passato che erano
già stati spazzati via da Jean-Claude Pressac. Eccone un esempio
significativo che si riferisce alla distruzione dei crematori di
Birkenau da parte delle SS:
"Le truppe naziste in fuga avevano cercato di occultare le prove del
grande crimine perpetrato ad Auschwitz negli anni precedenti. Solo i
pochi testimoni sopravvissuti che si aggiravano per il campo e
coloro che sopravvissero alle marce della morte imposte ai
prigionieri al momento dell'abbandono del campo, poterono raccontare
come i grandi edifici erano stati utilizzati dai nazisti per la
sistematica eliminazione di milioni di esseri umani, nel tentativo
di cancellare per sempre la presenza ebraica dal mondo" (p. 12).
Dunque, per "occultare le prove del grande crimine", da un lato le
SS avrebbero raso al suolo i quattro crematori coll'esplosivo,
dall'altro avrebbero lasciato tranquillamente a Birkenau 4.299
testimoni (10) "del grande crimine" affinché potessero spiegare ai
Sovietici in che modo i crematori "erano stati utilizzati dai
nazisti per la sistematica eliminazione di milioni di esseri umani"!
Dunque senza le spiegazioni dei testimoni i Sovietici non avrebbero
saputo nulla di questa "sistematica eliminazione", ma allora perché
i Tedeschi li lasciarono vivi?
Forni crematori
I due autori appaiono completamente sprovveduti anche riguardo ai
forni crematori e alla tecnica di cremazione.
Per quanto concerne la struttura di questi impianti, essi non solo
ignorano il termine"muffola" (Muffel), il che è già sorprendente, ma
perfino l'espressione "camera di cremazione" (Einäscherungskammer),
e denominano ridicolmente i forni a tre muffole (Dreimuffel-Einäscherungsöfen)
dei crematori II e III di Birkenau forni "a tre vani"! (p. 31 e 55).
Inoltre, invece di "forni crematori" essi usano spesso il termine
"fornaci"! (p.26, 30, 50).
La didascalia del documento 2 a p. 26 è decisamente comica:
"Sulla destra sono visibili i condotti interrati per l'evacuazione
dei fumi e dell'aria calda dai forni al camino centrale"(corsivo
mio).
Ma di quale "aria calda" farneticano gli autori? Attraverso i
condotti del fumo passavano soltanto i fumi. Il sistema di scarico
dei gas combusti, molto sinteticamente, era strutturato così: i
fumi, uscendo dall'apposito canale situato sotto alla muffola
centrale si immettevano in un condotto del fumo (Rauchkanal) di mm
600 x 700 dotato di una serranda del fumo (Rauchkanalschieber) delle
stesse dimensioni per la regolazione del tiraggio. Il crematorio era
provvisto di 6 condotti del fumo, cinque per ciascun forno, il sesto
per l'inceneritore dei rifiuti (Müllverbrennungsofen). Le tre coppie
vicine di condotti del fumo si immettevano ciascuna in una delle tre
canne fumarie di mm 800 x 1200 in cui era suddiviso il camino.
(Tralascio la descrizione degli impianti di tiraggio aspirato [Saugzuganlagen]
perché i forni funzionarono praticamente senza di essi).
A p. 57 gli autori forniscono un altro saggio della loro
incompetenza con questa madornale sciocchezza:
"Là [i cadaveri] venivano distesi su una lettiga di ferro munita di
maniglie metalliche issata all'altezza della bocca dei forni su un
rullo di gomma sporgente che facilitava l'introduzione del carico".
Poiché i forni crematori funzionavano normalmente ad una temperatura
di 800°C, si può facilmente immaginare che fine avrebbe fatto questo
presunto "rullo di gomma"!
In realtà il sistema di caricamento dei forni a 3 muffole, di cui
qui si parla, era costituito da una barella metallica (Trage o
Einführtrage) formata da due tubi metallici di 3 cm di diametro e
lunghi circa 350 cm sui quali era saldata una lamiera leggermente
concava lunga 190 cm e larga 38 cm. I due tubi scorrevano su due
rulli metallici di scorrimento (Laufrollen) che erano assicurati ad
un'asta di fissaggio (Befestigungseisen) saldata alle barre di
ancoraggio del forno, sotto alle porte delle muffole.
Passiamo a un altro esempio lampante di incompetenza dei nostri
"esperti". I 5 forni a 3 muffole installati nei crematori II e III
di Birkenau erano dotati di 5 soffianti (Druckluftgebläse) n. 275
(cioè con diametro del tubo premente/aspirante di 275 mm), collocati
all'esterno dei forni (2 a destra e 3 a sinistra) e ad essi
collegati da un'apposita tubatura (Druckluftleitung), azionati da un
motore a corrente trifase di 1,5 CV. Questi impianti servivano per
apportare aria di combustione alle muffole, nelle quali questa
entrava attraverso quattro aperture praticate sulla sommità della
loro volta. Ora, nella "ricostruzione digitale" dei forni a 3
muffole che appare alle pp. 54-55 i soffianti non sono rappresentati
(documenti 2 e 4). La ragione si capisce dal disegno schematico 4
(p. 55), che mostra i soffianti all'interno dei forni crematori, in
corrispondenza della muffola centrale! Se l'l'ingegnere capo della
Topf, Kurt Prüfer, avesse adottato una tale soluzione tecnica,
sarebbe stato licenziato a pedate nel fondoschiena, perché i
soffianti, in quella posizione, sarebbe bruciati al primo riscaldo
del forno!
A p. 30, ripetendo a pappagallo le sciocchezze tecniche escogitate
da Jean-Claude Pressac in relazione al crematorio V, gli autori
scrivono:
"I due Krematorium [sic!] erano del tutto simili fra loro. Vista la
cattiva resa [sic!] delle fornaci [sic!] del Krematorium IV
l'ingegner Prüfer della Topf modificò quelle del V, ridistribuendo
il flusso di uscita del fumo".
In realtà Kurt Prüfer non modificò proprio nulla, perché il forno a
8 muffole aveva un sistema di scarico dei fumi laterale (in ciò,
secondo Pressac, consisterebbe la presunta modifica) già nella prima
pianta dei crematori IV-V, la pianta 1678 del 14 agosto 1942
pubblicata anche dai due autori a p. 30. D'altra parte, se questa
pianta non l'ha capita neppure Pressac, che cosa ci si poteva
aspettare da questi due dilettanti?
La fotografia pubblicata a p. 16 reca la seguente didascalia:"Parte
metallica dei forni crematori Topf": di quale "parte" si tratta? Lo
spiego io a questi due "esperti": si tratta di un "Luftkanalverschluss",
uno sportello di ghisa sollevabile di modello standard (mm 108 x
128) posto sull'apertura di entrata dell'aria (Lufteintritt) di
combustione dei forni crematori Topf a 2 e a 3 muffole che serviva a
regolare il quantitativo di aria da immettere nelle muffole. Un
forno a 2 muffole era dotato di 6 sportelli di questo tipo, un forno
a 3 muffole di 11 sportelli.
A pagina 56 si possono leggere altre sciocchezze storico-tecniche:
la durata di una cremazione "di trenta minuti circa", la cremazione
di più cadaveri nello stesso tempo senza che questa prodigiosa
durata aumentasse minimamente, il presunto uso delle ceneri umane
come mangime per i pesci o come concime, il presunto fatto che nelle
muffole "restassero solo alcune ossa". (11)
Zyklon B
A p. 46 si legge che lo "Zyclon [sic] B" era il "nome commerciale
dell'acido prussico (o cianidrico)" (p. 46). Detto così, ciò è una
grossa stupidaggine. Lo Zyklon B era infatti il nome commerciale di
un antiparassitario a base di acido cianidrico liquido assorbito in
un supporto inerte granuloso (farina fossile: nome commerciale:
Diagriess) o in dischi di cartone (nome commerciale: Discoids),
coll'aggiunta di una sostanza irritante avvisatrice (il bromoacetato
di etile).
Di ciò i due autori hanno conoscenze alquanto approssimative, perché
parlano dei "granuli impregnati di gas Zyklon-B", il che è ancora
più ridicolo, anzitutto perché lo Zyklon B non era un "gas", poi
perché i granuli erano impregnati di acido cianidrico liquido, non
certo di un gas!
Non paghi di ciò, essi aggiungono che tali granuli "rilasciano il
gas a partire da una temperatura minima di 27°C" (p. 51), il che è
un'altra sciocchezza. La temperatura da essi indicata è infatti
all'incirca il punto di ebollizione dell'acido cianidrico (25,6°C),
ma ciò non toglie che esso si trasformi in vapore a temperature più
basse, anche bassissime. Ad esempio, nel 1941 due specialisti
tedeschi della disinfestazione riferirono circa l'impiego con
successo di Zyklon B per la disinfestazione di locali di caserme
che si trovavano a temperature da 4 a 8°C. (12)
Se ciò che dicono i nostri due "esperti" di Auschwitz fosse vero, le
massaie potrebbero asciugare il loro bucato solo "a partire da una
temperatura minima" di 100°C!
In tema di scemenze su acido cianidrico e Zyklon B, rilevo che a p.
50 i due autori riportano la nota idiozia del sedicente "testimone
oculare" Filip Müller secondo cui
"il gas, quando cominciava ad agire si propagava dal basso in alto",
sicché, per vivere qualche minuto di più, "i più forti volevano
sempre salire, salire più in alto". Come ho già spiegato altrove,
(13) l'acido cianidrico ha una densità minore di quella dell'aria
(0,94 rispetto all' aria = 1), dunque è più leggero e tende a salire
in alto, non a stratificarsi in basso. Filip Müller ha ripreso
questa storiella dalla "testimonianza" di un altro sedicente
"testimone oculare", il medico Miklos Nyiszli, apparsa in ungherese
nel 1946, (14) che egli ha sfrontatamente plagiato secondo la
traduzione tedesca pubblicata dalla rivista Quick di monaco nel 1961
col titolo Auschwitz. Tagebuch eines Lagerarztes (Auschwitz. Diario
di un medico del campo). (15) Nyiszli, un povero impostore (16) che
credeva (lui, medico legale e presunto medico del cosiddetto "Sonderkommando"!)
che lo Zyklon B fosse composto da cloro, che essendo molto più denso
dell'aria (2,44 rispetto all'aria = 1), doveva necessariamente
riempire la "camera a gas" dal basso verso l'alto come si sarebbe
riempita di un qualunque liquido!
Un'ultima idiozia. Nel disegno a colori di David Olère pubblicato a
p. 51, che rappresenta una "gassazione all'interno della camera a
gas", i vapori di acido cianidrico sono rappresentati di colore
bluastro. Per quale ragione? Soltanto perché l'acido cianidrico in
tedesco si dice "Blausäure", letteralmente "acido blu" (per la sua
proprietà di formare, reagendo con il ferro, il ferrocianuro ferrico
o blu di Prussia), dunque, per "testimoni" di tal fatta, i suoi
vapori dovevano pur essere blu!
Sciocchezze varie
A p. 17 gli autori pubblicano una fotografia (n. 4) recente del
crematorio di Auschwitz col seguente commento:
"Vista del Krematorium I del campo principale. Ricostruzione
sovietica".
In realtà l'edificio del crematorio non fu mai distrutto, perciò non
fu mai ricostruito. Nel 1943 le SS demolirono il camino, che fu
ricostruito sì nell'immediato dopoguerra, ma dai Polacchi, non dai
Sovietici!
A p. 25 appare questo commento:
"Pianta originale e definitiva di Birkenau (120.000 detenuti)
approvata da Dejaco e Janisch nel marzo 1943 e firmata da Bishoff
[sic](aprile 1943)"(corsivo mio).
L'SS-Untersturmführer Walter Dejaco, capo della sezione "Planung"
(progettazione) della Zentralbauleitung (ufficio centrale delle
costruzioni) di Auschwitz e l'SS-Untersturmführer, capo della
Bauleitung del "KGL" (campo per prigionieri di guerra) di Birkenau,
per le loro funzioni, non potevano "approvare" un bel niente; essi
dovevano soltanto verificare l'esattezza della pianta, che era stata
disegnata dal detenuto polacco Leo Sawka, numero di matricola 538;
L'approvazione spettava ovviamente al capo della Zentralbauleitung,
l'SS-Hauptsturmführer Karl Bischoff.
Nella stessa pagina figura anche questo commento:
"L'ufficio tecnico di Auschwitz al lavoro".
Quale "ufficio tecnico"? Questi due sprovveduti credono davvero che
ad Auschwitz vi fosse un solo ufficio tecnico?
In realtà nel gennaio 1943 la Zentralbauleitung di Auschwitz era
suddivisa in 5 Bauleitungen, ciascuna delle quale aveva un proprio
ufficio tecnico di progettazione (Baubüro).
A p. 10 gli autori scrivono:
"Nei campi di sterminio il Sonderkommando era una squadra speciale
di prigionieri selezionati per lavorare nelle camere a gas e nei
Krematorium [sic]".
Questa storiella, raccontata dagli ex detenuti e ripetuta dagli
storici olocaustisti per decenni, non ha alcun fondamento
documentario. Come ho dimostrato con specifico riferimento alle
fonti, ad Auschwitz esistetero almeno 11 "Sonderkommandos"
documentariamente attestati, ma nessuno di essi ebbe mai nulla a che
vedere con i crematori! (17)
Ecco dunque a che cosa si riducono le "prove inequivocabili" di
"Destinazione Auschwitz": un' opera discreta per la documentazione
grafica raccattata qua e là, una favola dilettantesca per
l'interpretazione storica di tale documentazione.
NOTE
1/ Atti del processo di Norimberga, edizione tedesca, vol. 11, pp.
445-447.
2/ Jean-Claude Pressac, Auschwitz:: Technique and operation of the
gas chambers. New York 1989, p. 340.
3/ National Archives Washington, RG 373 Can F 5367, exp. 3185.
4/ Charles D. Provan, No Holes? No Holocaust? A Study of the Holes
in the Roof of Leichenkeller 1 of Krematorium 2 at Birkenau.
Zimmerman Printing, Monongahela 2000, USA.
5/ Idem, p. 18.
6/ Idem, p. 13.
7/ L'articolo è disponibile nel sito www.russgranata.com/niente.html
8/ Vedi nota 11.
9/ Liliana Picciotto Fargion, Il libro della memoria. Gli Ebrei
deportati dall'Italia (1943-1945). Mursia, Milano 1992.
10/ Andrzej Strzelecki, Wyzwolenie KL Auschwitz. Zeszyty
Oswiecimskie. Numero speciale, 1974, p. 57.
11/ Al riguardo rimando al mio studio di prossima pubblicazione in
due volumi per conto delle Edizioni di Ar I forni crematori di
Auschwitz. Studio storico-tecnico con la collaborazione del dott.
ing. Franco Deana.
12/ G. Peters, W. Rasch, Die Einsatzfähigkeit der
Blausäure-Durchgasung bei tiefen Temperaturen, in: "Zeitschrift für
hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung", 1941, pp. 133-137.
13/ Olocausto: dilettanti allo sbaraglio. Pierre Vidal-Naquet,
Georges Wellers, Deborah Lipstadt, Till Bastian, Florent Brayard et
alii contro il revisionismo storico. Edizioni di Ar, 1996, pp.
62-63.
14/ Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban
("Fui medico anatomista del dott. Mengele al crematorio di Auschwitz"),
Copyright by Dr. Nyiszli Miklos, Oradea, Nagyvárad, 1946.
15/ Vedi al riguardo il mio opuscolo Auschwitz: un caso di plagio.
Edizioni La Sfinge, Parma 1986.
16/ Vedi al riguardo il mio studio "Medico ad Auschwitz": anatomia
di un falso. Edizioni La Sfinge, Parma 1988.
17/ "Sonderbehandlung" ad Auschwitz. Genesi e significato. Edizioni
di Ar, 2001, pp. 138-141.
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |