|
REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
FAURISSON: “UN VERO E PROPRIO INSULTO ALLA VERITA’
STORICA”?
Di Carlo Mattogno (2007)
In uno scritto intitolato “Condanna dell’ebreicidio e condanna delle
infamie coloniali del Terzo Reich. Vera e falsa critica del
negazionismo”[1], Domenico
Losurdo discute la seguente affermazione di Robert Faurisson:
«Giammai Hitler ha ordinato o permesso di uccidere una persona in
ragione della razza o della religione».
Egli la commenta così:
«Per comprendere l’assurdità della presa di posizione di Faurisson,
basta metterla a confronto con la descrizione che della guerra
condotta dalla Germania
nazista in Europa orientale fa un altro esponente di spicco del
revisionismo storico, e cioè David Irving. Nonostante le sue
reticenze e le sue piroette,
questi non riesce a occultare l’essenziale: accenna ai «barbari
massacri di ebrei sovietici» e riconosce che, pur «coperta da
eufemismi sottili», l'«intera
attività omicida dei nazisti» era comunque chiamata a uccidere
«senza distinzioni di classe sociale, di sesso o di età»; le stesse
squadre speciali
riuscivano a portare a termine il loro compito «soltanto sotto
l’effetto dell’alcool».
Rilevo anzitutto che Irving, nel libro evocato ma non citato da
Losurdo, riguardo al presunto sterminio ebraico attuato dalla
Germania nazionalsocialista
nell'Europa orientale (e non solo orientale) non mostra “reticenze”
né fa “piroette”, ma dichiara esplicitamente:
«Presto gli ebrei del ghetto di Lodz e dei territori di Greiser
vennero deportati ancora più a est, nel campo di Chelmno: fu uno
spostamento che interessò
152.000 ebrei, e l'8 dicembre a Chelmno si cominciò a
liquidarli»[2].
E ancora:
«A Kovno e a Riga gli ebrei furono fucilati poco dopo il loro arrivo
[...]. Ma il programma di sterminio proseguiva ormai
autonomamente»[3] (corsivo mio).
Dunque Irving non “occulta” proprio nulla, anche perché,
contrariamente a quanto si pensa, egli non è uno storico
revisionista. Nella fattispecie, egli fa
infatti delle concessioni non documentate e conseguentemente
inaccettabili.
Per quanto riguarda il presunto campo di sterminio di Chelmno (che
si trovava a nord-ovest, non a est di Lodz), tutto si riduce a
testimonianze
contraddittorie (a cominciare dal primo e fondamentale rapporto,
quello di una tale “Szlamek” di cui non si conosce con certezza
neppure l'identità), senza
il minimo documento e la minima prova materiale; anzi, gli scavi
archeologici eseguiti dai Polacchi nell'area dell'ex campo alla fine
degli anni Ottanta
hanno in parte perfino smentito le testimonianze. Neppure la data di
apertura del campo (l'8 dicembre 1941) è suffragata da un qualche
documento[4].
Per quanto riguarda la fucilazione degli Ebrei occidentali a Riga
«poco dopo il loro arrivo», il “Gesamtbericht vom 16. Oktober 1941
bis 31. Januar 1942”,
in un paragrafo intitolato „Juden aus dem Reich“ (Ebrei dal Reich)
dice:
«Dal dicembre 1940 [recte: 1941] arrivarono trasporti ebraici dal
Reich a brevi intervalli. 20.000 Ebrei furono diretti a Riga e 7.000
Ebrei a Minsk. I
primi 10.000 Ebrei evacuati a Riga furono alloggiati parte in un
campo di raccolta provvisorio, parte in un nuovo campo baracche
costruito nei pressi di
Riga. Gli altri trasporti sono stati insediati principalmente in una
parte separata del ghetto di Riga» [5].
E una lettera del Reichskommissar Heinrich Lohse (che era a capo del
Reichskommissariat Ostland) all’SS-Standartenführer Siegert del RSHA
datata 21 luglio
1942, in relazione a un “campo di lavoro rieducativo” istituito in
Lettonia, riferisce:
«Degli Ebrei evacuati dal Reich, attualmente 400 si trovano ancora
al campo e vengono impiegati in lavori di trasporto e di sterro. I
restanti Ebrei
evacuati a Riga sono stati alloggiati altrove»[6].
Dunque Irving non fa altro che avallare la propaganda storiografica
olocaustica.
«Tali ammissioni - presegue Losurdo - sono però gravemente
indebolite dalla tesi secondo cui Hitler era forse all’oscuro di
tutto! Eppure, è lo stesso
Irving ad osservare che il Führer considerava «eccellente» e
meritevole della più ampia diffusione il proclama con cui il
generale W. von Reichenau chiariva
ai suoi soldati un punto essenziale: occorreva esigere «un duro ma
giusto tributo dai subumani ebrei». La de-umanizzazione delle
vittime, degradate a
Untermenschen, apre le porte alla «soluzione finale». Se ridicole
sono le contorsioni di Irving, un vero e proprio insulto alla verità
storica e alla
memoria delle vittime si può leggere nelle parole di Faurisson»
(corsivo mio).
Da ciò che ho esposto sopra è chiaro che Irving non fa “ammissioni”,
ma “asserzioni” (a mio avviso infondate). Circa l'ignoranza di
Hitler, che le
indebolirebbe gravemente, Irving ha scritto:
«Non esiste alcuna prova documentata che Hitler fosse al corrente di
cosa stesse accadendo agli ebrei»[7].
Se Losurdo è in possesso di questa prova documentata, la renda
pubblica. Tutti gli storici gliene saranno grati. Egli invece oppone
a Irving il fatto che
Hitler considerava “eccellente” l'ordine del Generalfeldmarschall
von Reichenau del 10 ottobre 1941, che menzionava la «subumanità
ebraica» (jüdischen
Untermenschentum)[8]. Quest'ordine, in via di principio, avrebbe
anche potuto aprire la via ad uno sterminio sistematico (non certo
alla “soluzione finale”,
Endlösung, termine che non si è mai riferito al presunto sterminio
ebraico[9] e sul quale ritornerò successivamente), ma il problema è
proprio questo: qui
non si discute di presupposti ideologici o di intenzioni, ma di
realtà.
Nel caso specifico, in riferimento all'attività degli Einsatzgruppen,
nessuno nega che degli Ebrei siano stati fucilati all'Est; ciò che è
discutibile, è il
numero effettivo dei morti[10] e soprattutto la motivazione delle
uccisioni[11]. In altri termini: gli Ebrei orientali furono uccisi
in quanto Ebrei? Vi fu
un ordine governativo di sterminio degli Ebrei in quanto tali?
Faurisson, col suo motto citato sopra, risponde in generale appunto
a questa domanda. Egli asserisce che Hitler non ha mai ordinato o
permesso di uccidere
una persona in ragione della razza o della religione, ossia un Ebreo
in quanto Ebreo, un Russo in quanto Russo, un Polacco in quanto
Polacco o un Cattolico
in quanto Cattolico. In particolare, il motto in questione è solo un
altro modo di esporre il fatto ormai acclarato che non esiste un
ordine di Hitler di
sterminio degli Ebrei in quanto tali.
Losurdo gli contesta invece delle uccisioni che non erano
evidentemente dettate da motivazioni razziali o religiose e che per
di più Faurisson aveva
esplicitamente menzionato nella frase immediatamente precedente:
«A volte, gli Ebrei sono stati giustiziati per sabotaggio,
spionaggio, terrorismo e, soprattutto, per attività di guerriglia a
favore degli Alleati,
principalmente sul fronte russo, ma non per la semplice ragione che
essi erano Ebrei»[12].
Questa precisazione (che è un altro modo di esporre il fatto ormai
acclarato che non esiste un ordine di sterminio ebraico di Hitler)
dimostra che la
critica di Losurdo si rivolge contro un falso obiettivo. Egli
infatti continua così:
«Ma perché popoli di antica civiltà possano essere ricondotti alla
condizione di pellerossa (da espropriare e decimare) e di neri (da
schiavizzare), «tutti
i rappresentanti dell’intellettualità polacca» e russa – sottolinea
il Führer – «devono essere annientati»; «ciò può suonare duro ma è
pur sempre una legge
della vita». Si spiega così la sorte riservata in Polonia al clero
cattolico, in Urss ai quadri comunisti, in entrambi i casi agli
ebrei, ben presenti tra i
ceti intellettuali e sospettati di ispirare e alimentare il
bolscevismo. Come si vede, il negazionismo di Faurisson è un insulto
alla memoria sì degli
ebrei, ma anche dei polacchi, dei russi ecc: siamo in presenza di
«razze» a cui la hitleriana «razza dei signori» è chiamata ad
imporre, con modalità
diverse, un destino tragico».
È ovvio che «i rappresentanti dell’intellettualità polacca» o i
commissari politici sovietici non dovevano essere annientati in
quanto Polacchi o Russi, ma
in quanto intellettuali e commissari, ossia in una logica di
neocolonialismo, piuttosto che in una di sterminio razziale. Ciò
risulta inequivocabilmente dal
seguito della citazione del discorso di Hitler del 19 luglio 1940
addotta Losurdo:
«Ancora una volta il Führer deve sottolineare che per i Polacchi ci
può essere un solo signore e questo è il Tedesco; due signori uno
accanto all'altro non
possono e non devono esistere, perciò bisogna uccidere tutti i
rappresentanti dell'intellettualità polacca. Ciò può suonare duro ma
è pur sempre una legge
della vita.
Il Governatorato generale è una riserva polacca, un grosso campo di
lavoro polacco. Anche i Polacchi ne traggono vantaggio, perché noi
li manteniamo sani,
provvediamo a che non muoiano di fame, ecc.; ma non dobbiamo mai
elevarli ad un grado più alto, altrimenti diventerebbero soltanto
anarchici e
comunisti»[13].
Non si può dunque pretendere seriamente che queste parole possano
confutare l'affermazione di Faurisson.
Per quanto riguarda il trattamento dell'intellettualità polacca, già
nel 1940 nel Governatorato generale erano subentrate direttive
diverse:
«È ovvio che nessun ufficio tedesco favorisce in alcun modo la vita
“culturale” polacca. D'altra parte oggi non c'è più motivo di
reprimere completamente
una certa vita culturale polacca propria»[14].
I Tedeschi in Polonia attuarono una politica di persecuzione, non di
sterminio dell'intellettualità locale. Le fucilazioni di 2.000
Polacchi e alcune
centinaia di Polacche eseguite nel marzo 1940 nel quadro della
cosiddetta “Azione AB”, che vengono presentate come «azione di
sterminio contro
l'intellettualità polacca»[15], riguardavano invece «funzionari del
movimento di resistenza polacco», come Hans Frank, il capo del
Governatorato generale,
scrisse nel suo cosiddetto “Diario”[16].
D'altra parte, come ha documentato Otward Müller,
«le cifre di 6 o 3 milioni [di Polacchi morti] sono esagerazioni
propagandistiche diffuse in tutto il mondo per “giustificare” la
politica di genocidio
della Polonia nei confronti del popolo tedesco nel dopoguerra, cioè
l'espulsione dei Tedeschi orientali con uccisioni in massa e
annessione della Germania
orientale. Le perdite effettive sono probabilmente nell'ordine di un
decimo delle cifre addotte»[17].
Per quanto riguarda gli Ebrei, la questione è ancora più chiara. Il
fatto che le uccisioni degli Einsatzgruppen all'Est non
costituissero l'attuazione di un
piano di sterminio degli Ebrei in quanto Ebrei risulta già dalla
politica praticata dai Tedeschi nello stesso periodo a Ovest.
Come ha scritto Christopher R. Browning, «la politica ebraica dei
nazisti nel resto dell’Europa non ne fu immediatamente trasformata.
Si continuò a parlare
di emigrazione, di espulsione e di piani per un reinsediamento
futuro»[18]. E c'è bisogno di ricordare, nel quadro di questa
politica, che l'emigrazione
ebraica fu proibita «per la durata della guerra» il 23 ottobre
1941[19] e che l'ordine fu ripetuto il 3 gennaio 1942 «in
considerazione della soluzione
finale [Endlösung] della questione ebraica ormai imminente»?[20].
Questa “soluzione finale” e l'ordine summenzionato erano
strettamente legati ai nuovi progetti delle SS, che furono riassunti
così da Heydrich nel corso
della famosa conferenza di Wannsee:
«Frattanto il Reichsführer-SS e Capo della Polizia tedesca [Himmler],
in considerazione dei pericoli di una emigrazione durante la guerra
e in
considerazione delle possibilità dell’Est, ha proibito l’emigrazione
degli Ebrei. Al posto dell’emigrazione, come ulteriore possibilità
di soluzione (als
weitere Lösungsmöglichkeit) con previa autorizzazione del Führer, è
ormai subentrata l’evacuazione degli Ebrei all’Est.
Tuttavia queste azioni devono essere considerate unicamente delle
possibilità di ripiego (Ausweichmöglichkeiten), qui però vengono già
raccolte quelle
esperienze pratiche che sono di grande importanza in relazione alla
futura soluzione finale della questione ebraica (die im Hinblick auf
die kommende
Endlösung der Judenfrage von wichtiger Bedeutung sind)»[21].
Le «possibilità di ripiego» (che non potevano certo essere lo
sterminio fisico!) e la «futura soluzione finale della questione
ebraica» sono a loro volta da
mettere in relazione con l'intenzione espressa da Hitler di
risolvere la “questione ebraica” dopo la fine della guerra[22]. Al
riguardo nel paragrafo
“Richtlinien für die Behandlung der Judenfrage“ (Direttive per la
trattazione della questione ebraica) della cosiddetta “Braune Mappe”
(Cartella Bruna),
redatta da Rosenberg il 20 giugno 1941 e successivamente incorporata
nella cosiddetta “Grüne Mappe” (Cartella Verde) del settembre 1942,
si legge:
«Tutte le misure riguardanti la questione ebraica nei territori
orientali occupati saranno prese in base al presupposto che la
questione ebraica dopo la
guerra troverà una soluzione generale per tutta l’Europa [die
Judenfrage nach dem Kriege für ganz Europa generell gelöst werden
wird]. Esse devono essere
pertanto considerate misure parziali preparatorie e devono essere in
accordo con le decisioni già prese in questo campo. D’altra parte le
esperienze fatte
nella trattazione della questione ebraica nei territori orientali
occupati saranno orientative per la soluzione del problema
complessivo, perché gli Ebrei
di questi territori, insieme agli Ebrei del Governatorato generale,
costituiscono il contingente più numeroso dell’ebraismo europeo.
Sono comunque da
evitare misure vessatorie come indegne di un Tedesco»[23].
Nel paragrafo “Stato della popolazione”, la “Braune Mappe”
distingueva due categorie di Ebrei orientali:
«L’ebraismo nei singoli commissariati del Reich e all’interno di
questi nei commissariati generali rappresenta una parte molto
numerosa della popolazione
totale, ma con grosse differenze. Ad esempio, in Rutenia Bianca e in
Ucraina vivono milioni di Ebrei che vi risiedono da generazioni. Nei
territori centrali
dell’Unione Sovietica invece gli Ebrei sono immigrati in massima
parte nell’epoca bolscevica. Un gruppo speciale è costituito dagli
Ebrei sovietici
(Sowjetjuden) penetrati in Polonia orientale, in Ucraina
occidentale, in Rutenia Bianca occidentale, nei Paesi baltici, in
Bessarabia e in Bucovina nel
1939-1940 al segueguito dell’Armata Rossa. Nei confronti di questi
vari gruppi è in atto un trattamento parzialmente diverso.
Anzitutto bisogna eliminare (auszuscheiden) con duri provvedimenti –
per quanto non siano fuggiti - gli Ebrei immigrati negli ultimi due
anni nei nuovi
territori occupati dai Sovietici. Poiché questo gruppo col suo
terrore verso la popolazione ha attirato su di sé un odio
intensissimo, alla loro
eliminazione ha provveduto im massima parte la popolazione stessa
già all’apparire delle truppe tedesche. Tali misure di rappresaglia
non devono essere
impedite. La restante popolazione ebraica residente dev’essere
anzitutto registrata con l’introduzione del dovere di iscrizione.
Tutti gli Ebrei vengono
contraddistinti con segni distintivi visibili (stelle ebraiche
gialle)»[24].
I “Sowjetjuden” dovevano essere fucilati o abbandonati alla furia
della popolazione locale, mentre la «restante popolazione ebraica
residente», nel
complesso, doveva essere ghettizzata. Altri Ebrei orientali furono
trattati in modo brutale e fucilati per motivi specifici. Ciò
risulta esplicitamente fin
dai primi rapporti degli Einsatzgruppen. Ecco un esempio:
«[Rutenia Bianca] A Gorodnia sono stati liquidati 165 terroristi
ebrei e a Tschernigow 19 comunisti ebrei; altri 8 comunisti ebrei
sono stati fucilati a
Beresna.
Spesso si è sperimentato che le donne ebree manifestano un
comportamento particolarmente ostile. Per questo motivo a Krugloje
sono state fucilate 28 Ebree e
337 a Mogilew.
A Borissow sono stati giustiziati 331 sabotatori ebrei e 118
saccheggiatori ebrei. A Bobruisk sono stati fucilati 380 Ebrei che
avevano svolto fin dall’
inizio propaganda di odio e di atrocità contro le truppe di
occupazione tedesche. A Tatarsk gli Ebrei hanno lasciato
arbitrariamente il ghetto e sono
ritornati nei vecchi quartieri, tentando di cacciare i Russi che nel
frattempo vi si erano stati trasferiti. Tutti gli Ebrei maschi e tre
donne ebree sono
stati fucilati. Nel corso della istituzione di un ghetto a
Sandrudubs gli Ebrei hanno opposto una parziale resistenza, perciò
si dovettero fucilare 272
Ebrei ed Ebree. Tra di essi c’era un commissario politico. Anche a
Mogilew gli Ebrei hanno tentato di sabotare il loro trasferimento
nel ghetto. 113 Ebrei
sono stati liquidati. Inoltre sono stati fucilati 4 Ebrei per
renitenza al lavoro e 2 perché avevano maltrattato dei soldati
tedeschi feriti e avevano loro
messo addosso il segno distintivo prescritto. A Talka sono stati
fucilati 222 Ebrei per propaganda antitedesca e 996 a Marina Gorka
perché avevano sabotato
le disposizioni emanate dalle autorità di occupazione tedesche.
Altri 627 Ebrei sono stati fucilati a Schklow perché avevano
partecipato ad atti di
sabotaggio. A causa di un altissimo pericolo di epidemie, si è
cominciata la liquidazione degli Ebrei alloggiati nel ghetto di
Witebsk. Si tratta di circa
3.000 Ebrei»[25].
Questo trattamento diverso per le varie categorie di Ebrei,
occidentali e orientali, residenti da generazioni all'Est e
Sowietjuden, e in generale le
fucilazioni di Ebrei con motivazione specifica (terrorismo,
sabotaggio, saccheggio, rappresaglia, attività antitedesche,
epidemie, ecc.) dimostrano che
neppure all'Est esisteva una direttiva specifica di sterminio degli
Ebrei in quanto Ebrei.
Losurdo scrive che le parole di Faurisson sono «un vero e proprio
insulto alla verità storica»: prima di parlare di insulto, la verità
storica bisognerebbe
conoscerla un po' meglio.
Perciò, fino a prova documentata contraria, resta vero che :
«giammai Hitler ha ordinato o permesso di uccidere una persona in
ragione della razza o della religione».
Agosto 2007.
Carlo Mattogno.
[1] In: «L’Ernesto. Rivista comunista», 2007, pp. 82-85; anticipato
in:
http://domenicolosurdopolemicalibertaricerca.blogspot.com/2007/05/la-condanna-dellebreicidio-non-pu.html
[2] D. Irving, La guerra di Hitler. Edizioni Settimo Sigillo. Roma,
2001, p. 538.
[3] Idem, p. 539 e 541.
[4] Al riguardo devo rimandare al mio studio ancora inedito Il campo
di Chelmno tra storia e propaganda.
[5] RGVA (Archivio russo di Stato della guerra, Mosca), 500-4-92, p.
64. Testo completo in: C. Mattogno, J. Graf, Treblinka.
Vernichtungslager oder
Durchganslager? Castle Hill Publishers, Hastings, Inghilterra, 2002,
pp. 286-287.
[6] RGVA, 504-2-8, p. 192.
[7] D. Irving, La guerra di Hitler, op. cit., p. 539.
[8] Testo originale in: http://www.ns-archiv.de/krieg/untermenschen/faksimile/
[9] Ancora il 10 febbraio 1942 il termine “Endlösung” designava
sicuramente il progetto Madagascar, come risulta inequivocabilmente
dalla lettera di Franz
Rademacher (capo della sezione ebraica del Ministero degli esteri)
al delegato Bielfeld. NG-5770.
[10] Su questo punto la storiografia olocaustica ha conoscenze così
certe che le sue valutazioni del numero delle vittime ebraiche
dell'Unione Sovietica
(attribuite in massima parte all'attività degli Einsatzgruppen)
oscillano da 700.000 a 2.100.000. W. Benz, Dimension des Völkermords.
Die Zahl der jüdischen
Opfer des Nationalsozialismus, R. Oldenbourg Verlag, München, 1991.
p. 16.
[11] Vedi al riguardo: Treblinka. Vernichtungslager oder
Durchganslager?, op. cit., cap. VII, “Die Rolle der Einsatzgruppen
in den besetzten Ostgebieten”
(Il ruolo degli Einsatzgruppen nei territori orientali occupati),
pp. 253-289.
[12] R. Faurisson, Vittorie revisioniste. Effepi, Genova, 2007, p.
12.
[13] M. Domarus, Hitler. Reden 1932 bis 1945. Kommentiert von einem
deutschen Zeitgenossen. R. Löwit, Wiesbaden, 1973, vol. II, p. 1591.
[14] “Direttive politiche” del Generalgouvernement für die besetzten
polnischen Gebiete senza data precisa, in: S. Piotrowski, Proces
Hans Franka.
Wydawnictwo prawnicze, Varsavia, 1970, tomo II, p. 319.
[15] Idem, p. 298.
[16] Idem, p. 262.
[17] O. Müller, Polish Population Losses during World War Two, in:
“The Revisionist”, 1, 2005;
http://vho.org/tr/2003/2/Mueller151-156.html
[18] Christopher R. Browning, La décision concernant la solution
finale, in : Colloque de l’École des Hautes Études en sciences
sociales, «L’ Allemagne
nazie et le génocide juif ». Gallimard-Le Seuil, Paris 1985, p. 198.
[19] T-394 (Processo Eichmann).
[20] J. Walk (Hrsg.), Das Sonderrecht für die Juden im NS-Staat.
C.F. Müller Juristischer Verlag, Heidelberg-Karlsruhe, 1918, p. 361.
[21] NG-2586-G, p. 5 dell’originale.
[22] Già nell'agosto del 1940 Hitler aveva manifestato l’intenzione
di evacuare tutti gli Ebrei dall’Europa dopo la fine della guerra.
Memorandum di
Luther per Rademacher del 15 agosto 1940, in: Documents on German
Foreign Policy 1918-1945. London, Her Majesty’s Stationery Office,
1957, Series D, Volume
X, p. 484.
[23] Richtlinien für die Führung der Wirtschaft in den neubesetzten
Ostgebieten (Grüne Mappe), Berlin September 1942. EC-347. IMG (Atti
del processo di
Norimberga, ed. tedesca), vol. XXXVI, p. 348.
[24]Richtlinien für die Führung der Wirtschaft in den neubesetzten
Ostgebieten (Grüne Mappe), Berlin September 1942. EC-347 IMG, vol.
XXXVI, p. 348-349.
[25] Tätigkeits- und Lagebericht Nr. 6 der Einsatzgruppen der
Sicherheitspolizei und des SD in der UdSSR (Berichtszeit vom 1. –
31.10.1941). RGVA, 500-1-
25/1, pp. 221-222.
Erwin@thule-toscana.com |