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REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
olocausto.Intervista a Mattogno
di "Artamano"
INTERVISTA DI GIANLUCA VIRGILIO A CARLO MATTOGNO
D. - Lei si considera uno storico revisionista; ha collaborato con
riviste e scritto libri di contenuto revisionista. Che cos'è per Lei
il "revisionismo"?
R. - Il revisionismo è essenzialmente una metodologia storiografica,
la normale metodologia storiografica ordinariamente applicata da
tutti gli
storici a tutte le branche della storia, coll'unica eccezione della
tematica olocaustica. La negazione della realtà storica delle camere
a gas omicide ne
è la logica conclusione, in quanto questa storia è basata su prove
che non resistono ad una critica storica seria.
D. - Ciò significa che le centinaia di storici che dalla fine della
seconda guerra mondiale si sono occupati dello studio dell'Olocausto
non hanno
adottato una metodologia storiografica scientifica?
R. - Questo è anche il giudizio di Jean-Claude Pressac, il massimo
storico ufficiale del campo di Auschwitz, il quale ha definito la
storiografia
precedente "una storia basata in massima parte su testimonianze
raccolte secondo l'umore del momento, troncate per formare verità
arbitrarie e
cosparsa di pochi documenti tedeschi di valore disparato e senza
connessione reciproca" ( j.C. Pressac, Auschwitz: Technique and
Operation of the Gas
Chambers. New York 1989, p. 264.)
D. - La realtà storica dell'Olocausto è stata dimostrata al processo
di Norimberga e nelle decine di processi celebrati successivamente
contro i
criminali di guerra nazisti. Che cosa ha da dire al riguardo?
R. - Sarebbe ingenuo credere che questi processi, in cui i vincitori
giudicarono i vinti, mirassero all'accertamento della verità
storica. Si
trattò invece di processi politici che in fondo non si discostano
troppo da quelli staliniani. In effetti, come dichiarò il
Procuratore generale degli
Stati Uniti nell'udienza del 26 Luglio 1946 del processo di
Norimberga, il Tribunale militare internazionale costituiva
semplicemente "una
continuazione degli sforzi bellici delle Nazioni Alleate" contro la
Gerinania, con la quale si trovavano "tecnicamente ancora in stato
di
guerra" , sebbene le istituzioni politiche e militari del nemico
fossero infrante.( Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor
dem
Internationalen Militargerichtshof. Nurnberg, 14. November 1945 - I.
Oktober 1946. Veróffentlicht in Nurnberg, Deutschland, 1949, vol.
XIX, p. 440 (d'ora
in avanti: IMG). A Norimberga, rileva lo storico inglese A.J.P.
Taylor, "i documenti furono scelti non soltanto per dimostrare la
colpevolezza degli
uomini allora sotto processo, ma anche per nascondere la
colpevolezza delle potenze accusatrici" . La colpevolezza degli
imputati era dunque presupposta
a priori: "Il verdetto precedette il processo e i documenti furono
addotti per sostenere una conclusione già stabilita,,( A.J.P. Taylor,
Le origini
della seconda guerra mondiale. Bari, 1975, p, 37. 7 IMG, vol.I, p.
16.)Per giungere più facilmente alla conclusione Prestabilita,
furono creati per
l'occasione nuovi strumenti giuridici aberranti, come gli articoli
19 e 21 dello Statuto di Londra dell'8 Agosto 1945, i quali
sancivano che il
Tribunale di Norimberga non era legato alle regole della
dimostrazione e che non doveva richiedere la prova dei "fatti
generalmente noti" (IMG,vol. I
pagina 16). In pratica questi articoli autorizzavano gli accusatori
a riferire come fatti certi le storie più assurde - come la
distruzione quasi
istantanea di un villaggio sperimentale con 20.000 Ebrei nei pressi
di Auschwitz per mezzo di una nuova "sostanza distruttiva" (Zerstorungsstoff)
tedesca - o a mentire, come nel caso del massacro di Katyn
perpetrato dai Sovietici, che fu attribuito spudoratamente ai
Tedeschi [ Questa storia fu
raccontata dal Procuratore generale degli Stati Uniti Justice
Jackson nell'udienza del 21 Giugno 1946 [IMG, voi.XVI, p. 5801.
Carlos Whitlock
Porter, nel libro Made in Russia. The Holocaust (Historical Review
Press, 1988), ha raccolto una grande quantità di queste storie, che
vi si possono
leggere in fotocopie delle relative pagine degli atti del processo
di Norimberga (edizione americana) ]. I Sovietici non si limitarono
alla
semplice affermazione della menzogna di Katyn, ma addussero a
sostegno di essa "più di cento testimoni", "perizie medico-legali" e
"documenti e
elementi di prova", tutti rigorosamente falsi.IMG, vol.VII, p. 470.
Inoltre i difensori dovettero scegliere i documenti della difesa tra
quelli preselezionati dagli accusatori al solo scopo di dimostrare
la colpevolezza
degli imputati.
D. - Partiamo dal principio. Lei nega che sia mai esistito un ordine
di Hitler o dei suoi gerarchi che diede il via allo steitninio degli
Ebrei. Ha
anche contestato l'autenticità del verbale della conferenza di
Wannsee del 20 Gennaio 1942, in cui fu comunicata la decisione dello
sterniinio.
R. - Riguardo al primo punto posso addurre due argomentazioni
fondamentali.Anzitutto, non esistono documenti né su un ordine né su
un piano generale di
sterminio degli Ebrei europei. La vecchia spiegazione della
storiografia ufficiale secondo la quale tali documenti non esistono
perché
gli ordini furono impartiti verbalmente e i pochi documenti
esistenti furono distrutti dai nazisti, è stata spazzata via da un
lato dalla corrente
intenzionalista della storiografia ufficiale, dall'altro dagli studi
di Jean-Claude Pressac. I funzionalisti negano il concetto stesso di
decisione e ordine come atti determinati e riconducono la genesi del
processo che avrebbe portato all'Olocausto a un concorso di forze e
tendenze varie e contrastanti che si cristallizzarono intorno al
Fuehrer come figura carismatica e legittimatrice; all'ordine
specifico di sterminio, qui subentra un semplice "cenno della testa"
di Hitler. Martin Broszat, defunto ex direttore dell'Institut fur
Zeitgeschichte di Monaco, è giunto coerentemente alla conclusione
che
"Hitler non prese nessuna decisione definitiva e non diede mai un
ordine generale per la soluzionefinale",come rileva Christopher
R.Browning (Colloqu
e de l'Ecole des Hautes Etudes en sciences sociales, L'Allemagne
nazie elle génocide juif. Gallimard-Le Seuil, 1985, p. 191.). Gli
archivi della
Bauleitung [direzione delle costruzioni] di Auschwitz, l'ufficio
responsabile della progettazione e della costruzione, tra l'altro,
dei crematori e delle presunte camere a gas di Birkenau, caddero "
intatti" nelle mani dei Sovietici; tuttavia in questi archivi (di
cui circa 80.000 documenti sono conservati a Mosca), che sono stati
esaminati da Pressac, non esiste un solo documento relativo ad un
ordine generale o ad un piano di sterminio ebraico. In secondo
luogo, la politica nazista di emigrazione ebraica, perseguita con
grande risolutezza fino al 23 Ottobre 1941, data in cui
l'emigrazione fu proibita , contraddice apertamente l'esistenza di
una volontà e ancor più di un piano generale di sterminio. Lo
storico Christopher R. Browning rileva al riguardo: "Gli sforzi
degli specialisti nazisti della questione ebraica per promuovere
l'emigrazione, e i loro piani di reinsediamento in massa, non erano
solo tollerati, ma anche incoraggiati da Hitler. E' difficile
conciliare questo comportamento coll'ipotesi di una intenzione
omicida da lungo tempo covata nei confronti degli Ebrei occidentali
". Browning conclude perentoriamente che "la politica ebraica
attuata dai nazisti fino al 1941 non giustifica la tesi
secondo la quale esisteva da molto tempo una volontà ben determinata
di liquidare gli Ebrei europei ". Ma qui sorge un altro problema che
la storiografia ufficiale ha lasciato insoluto. Spazzata via la
vecchia spiegazione, la motivazione della decisione del
Fuehrerbefehl [ordine delFuehrer] resta misteriosa e
incomprensibile: si avrebbe un Hitler che, dopo aver perseguito nei
confronti degli Ebrei fino all'Ottobre del 1941 una politica di
emigrazione e di reinsediamento, improvvisamente, senza una ragione
plausibile, decide di sterminare gli Ebrei europei, indi si affretta
a comunicare la sua decisione alle autorità interessate mediante la
conferenza di Wannsee, che era stata programmata originariamente il
9 Dicembre 1941. Il significato effettivo del protocollo di Wannsee
- di cui non ho mai negato l'autenticità - appare evidente se si
legge il testo integralmente e se lo si colloca nel suo contesto
storico, norme metodologiche elementari che la storiografia
ufficiale ha quasi sempre disdegnato. In questo documento Heydrich,
capo della Polizia
di Sicurezza e del Servizio di Sicurezza, riassume anzitutto le
tappe fondamentali della politica ebraica nazista e rileva che fino
al 31 Ottobre
1941,nonostante varie difficoltà, il governo del Reich era riuscito
a far emigrare circa 537.000 Ebrei dal Vecchio Reich, dall'Austria e
dal
Protettorato di Boemia e Moravia. "Frattanto - continua il
protocollo - il Reichsfuehrer SS e Capo della Polizia tedesca [Himmler],
in considerazione
dei pericoli di una emigrazione durante la guerra e in
considerazione delle possibilità dell'Est, ha proibito l'emigrazione
degli Ebrei. Alla
emigrazione, come ulteriore possibilità di soluzione, previa
autorizzazione del Fuehrer, è ormai subentrata l'evacuazione degli
Ebrei all'Est. Queste
operazioni vanno tuttavia considerate unicamente delle soluzioni di
ripiego (Ausweichmoglichkeiten), in cui vengono raccolte quelle
esperienze pratiche
che assumono grande importanza per la futura soluzione finale del
problema ebraico.Una lettera informativa del Ministero degli Esteri
del 10 Febbraio
1942 spiega senza ombra di dubbi il significato della conferenza di
Wannsee: "Nell'Agosto dei 1940 Le consegnai per i Suoi atti il piano
della soluzione
finale della questione ebraica (zur Endlosung der Judenfrage)
elaborato dal mio ufficio, secondo il quale, nel trattato di pace,
si doveva esigere dalla
Francia l'isola di Madagascar, ma l'esecuzione pratica del compito
doveva essere affidata all'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich.
Conformemente a
questo piano, il Gruppenfuehrer Heydrich è stato incaricato dal
Fuehrer di attuare la soluzione della questione ebraica in Europa.
La guerra contro
l'Unione Sovietica ha frattanto consentito di disporre di altri
territori per la soluzione finale. Di conseguenza il Fuehrer ha
deciso che gli Ebrei
non devono essere espulsi nel Madagascar, ma all'Est. Perciò il
Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione finale
(Madagaskar braucht
nuthin nicht mehr fur die Endlósung vorgesehen werden15 NG-5770.)"
Questo documento chiarisce inoltre inequivocabilmente che la
famigerata "soluzione
finale" non era altro che un piano di reinsediamento.Vedi al
riguardo il cap. Il (La "soluzionefinale ": leggenda e realtà,
pp.4-109del mio libro La
soluzionefgnale. Problemi e polemiche. Edizioni di Ar, 1991.).
Qualche anno fa lo storico israeliano Yehuda Bauer ha inferto il
colpo di grazia
all'interpretazione tradizionale della storiografia ufficiale
definendola una "silly story", una storia sciocca come scritto nel
Canadian Jewish News,
30 Gennaio 1992, citato in: Revue d'Histoire Révisionniste, n.6,
Maggio 1992, p. 158.l. Ma già in precedenza, come rileva S.
Friedlander, il
funzionalista Hans Mommsen era giunto alla conclusione che "la
conferenza di Wannsee non rappresenta la discussione di un piano di
sterminio"
(L'Allemagne nazie et le génocide juif, op. cit., p. 24). Più
recentemente,Jean-Claude Pressac ha overkilled tale interpretazione
scrivendo: "Il
20 Gennaio 1942 si teneva a Berlino la conferenza detta di Wannsee.
Se un'azione per "ricacciare indietro" gli Ebrei verso l'Est fu
certo prevista,
con l'evocazione di un'eliminazione "naturale" attraverso il lavoro,
nessuno parlò allora di liquidazione industriale. Nei giomi e nelle
settimane che
seguirono, la Bauleitung di Auschwitz non ricevette né un richiamo,
né un telegramma, né una lettera che reclamassero lo studio di una
installazione
adatta a questo scopo" (Jean-Claude Pressac, Le macchine dello
sterminio.Auschwitz 1941-1945).
D-sul fronte orientale agirono i famigerati Einsatzgruppen, il cui
scopo era il rastrellamento e lo sterminio degli Ebrei nei territori
appena
conquistati dalla Wehrmacht. Di questi massacri esiste una
documentazione originale dell'epoca.
R. - Il revisionismo non nega che durante la seconda guerra mondiale
siano stati perpetrati massacri tra gli Ebrei orientali, come tra la
popolazione
civile sovietica, bensì che ci sia stato un piano preordinato di
sterminio in massa di tutti gli Ebrei europei in quanto Ebrei
elaborato dal governo
del Reich e attuato in appositi "campi di sterminio" mediante
apposite "camere a gas". Per quanto riguarda l'attività degli
Einsatzgruppen, gli
sviluppi più recenti della storiografia ufficiale hanno condotto ai
seguentipunti fermi:
1. Lo sterminio degli Ebrei non rientrava nei compiti istituzionali
degli Einsatzgruppen, come rileva lo storico ebreo Arno J.Mayer:
"Quando erano partiti per la loro missione, agli Einsatzgruppen e
all'RSHA non era stato assegnato come compito principale, e tanto
meno unico, quello
di sterininare gli Ebrei", (A.J. Mayer, Soluzione finale. Mondadori,
1990,p. 277.20). Ciò è pienamente confermato dai fatti. Alfred
Streim, magistrato della Zentrale Stelle di Ludwigsburg e storico,
rileva che gli Einsatzgruppen nel Luglio e Agosto 1941 "comunicarono
l' istituzione di ghetti e la registrazione degli Ebrei 'secondo gli
ordini"' e sottolinea che "ghettizzazione e registrazione non
parlano a favore dello sterminio, ma
della conservazione" ,(Der Mord an den Juden im zweiten
weltkrieg.Herausgegeben von E.Jáckel und Júrgen Rohwer. Stuttgart,
1985, p. 114.).
Un importante documento di questo periodo, la Braune Mappe, si apre
con queste parole: "Tutte le misure concernenti la questione ebraica
nei
territori occupati dell'Est dovranno essere prese coll'idea che dopo
la guerra la questione troverà in Europa una soluzione generale"
2. I massacri successivi non furono eseguiti sulla base di un ordine
specifico scritto o verbale del governo del Reich. Amo J. Mayer
scrive al riguardo che "a quanto si sa, né Heydrich né Hitler né
Himmler diffusero mai l'ordine scritto di liquidare questi non
combattenti",(A.J. Mayer, Soluzione finale, op. cit., p. 222.).
L'esistenza di un ordine verbale risulta dalle dichiarazioni
processuali di Otto Ohlendorf comandante dell'Einsatzgruppe D, ma
Alfred Streim afferma senza mezzi termini che queste dichiarazioni
"sono false" (sind falsch), e precisa: "Al processo contro gli
Einsatzgruppen, l'ex capo dell'Einsatzgruppe D poté indurre i suoi
coimputati ad abbracciare la linea difensiva da lui fissata
richiamando la loro attenzione sul fatto che, se egli aveva eseguito
le azioni di sterminio fin dall'inizio 'per ordine del Fuehrer', si
poteva contare su una sentenza più mite" ,(Der Mord an den Juden im
Zweiten Weltkrieg, op. cit., pp. 107-108.) L'Allemagne nazie et le
génocide juif, op. cit., p. 198.24.
3. I massacri perpetrati in Unione Sovietica non hanno alcuna
relazione con il presunto piano generale di sterminio degli Ebrei
europei in quanto Ebrei.
Browning afferma in effetti che "la politica ebraica dei nazisti non
ne fu trasformata immediatamente. Si continuò a parlare di
emigrazione, di espulsione e di piani per un reinsediamento futuro".
Egli aggiunge ancora più chiaramente: "L'idea della soluzione finale
per gli Ebrei europei si formò attraverso un processo separato e
risultò da una decisione distinta,,.
4. Gli Ebrei sovietici subirono massacri non nel quadro di un piano
generale di sterminio degli Ebrei europei, né "per il semplice fatto
di essere Ebrei", ma in conseguenza della feroce radicalizzazione
della guerra all'Est e come sostenitori del Bolscevismo. Questa è la
conclusione cui giunge Amo J. Mayer, che scrive: "Il massacro degli
Ebrei sovietici fu strettamente legato non soltanto alla crescente
brutalità della campagna militare, ma anche alla violenza sempre più
spietata contro la popolazione civile,,A.J. Mayer, soluzionefinale,
op. cit,, p. 280. 27 Idem, p. 277.)
E ancora: "I politici e politicizzati militanti dell'Operazione
Barbarossa si scatenarono contro di essi perché li considerarono i
principali artefici
del sistema bolscevico e della sua ideologia - e anche perché erano
più vulnerabili di altri effettivi o presunti artefici,,.
La veridicità delle cifre delle vittime registrate nei rapporti
degli Einsatzgruppen non è mai stata verificata, tranne in un caso,
nel corso del
processo al feldmaresciallo Erich von Manstein. Le unità di
Ohlendorf comunicarono nei loro rapporti di aver ucciso nel Novembre
1942 a Simferopol
10.000 Ebrei. Il difensore dell'imputalo, l'inglese Reinald T.
Paget, riuscì a dimostrare con una serie di controprove che
all'epoca, a Simferopol, era
avvenuta una sola esecuzione di non più di 300 persone, di cui solo
una parte erano Ebrei (R.T. Paget, il l,:,ivtein. His Campaigns and
Trial. "ndon
1951. Cito dall'edizione tedesca: Mansteiii. scine Feldziige und
sein Prozess. wiesbaden, 1952, p. 199.). Esagerazioni di Ohlendorf o
manipolazione di documenti?
D. - Il revisionismo ha voluto portare le sue critiche all'Olocausto
sul piano tecnico, ma Jean-Claude Pressac, nel suo recente libro Les
crématoires
d'Auschwitz (j.C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La meschine
du meurtre de masse. CNSR Editions, Paris, 1993. Edizione italiana:
Le macchine
dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit.) ha demolito
definitivamente queste critiche proprio sul piano tecnico, ad
esempio nella sua accurata
descrizione tecnica dei crematori. Che cosa può rispondere a
Pressac?
R. - Ho già risposto a Pressac con un libro di 138 pagine pubblicato
l'anno scorso negli Stati Uniti: "Auschwitz. The End of a Legend. A
Critique of
J.C. Pressac" (Institute for Historical Review, 1994), di cui ora è
disponibile anche la versione originale italiana: "Auschwitz. Fine
di una
leggenda" (Edizioni di Ar, 1994). In questo studio ho documentato
anzitutto l'incompetenza di Pressac non solo nel campo delle
proprietà chimico-fisiche
e di impiego a scopo di disinfestazione dello Zyklon B, ma,
soprattutto, della struttura e del funzionamento dei forni crematori
(Sui forni
crernatori di Auschwitz-Birkenau vedi il mio studio tecnico in
collaborazione con l'ing. Franco Deana Die Krematoriumsofen von
Auschwitz-Birkenau nell' opera collettiva Grundlagen zur
Zeitgeschichte. Ein Handbuch ueber strittige Fragen des
20.Jahrhunderts, Grabert Verlag, Túbingen 1994, pp. 281-320.
Quest'opera, che rappresenta il contributo revisionista più
importante degli ultimi anni, è stata sequestrata dalla magistratura
tedesca il 27 Marzo 1995 per il crimine di ... negazione
dell'Olocausto! Tutti i collaboratori, compresi quelli stranieri,
sono tuttora,Luglio 1995, inquisiti). Le affermazioni di Pressac a
questo riguardo sono errate non solo tecnicamente, ma anche
storicamente; i disegni tecnici dei forni da lui eseguiti - che
tanto impressionano i
profani -presentano tutti degli errori strutturali derivanti dalla
sua mancanza di conoscenze termotecniche. Le affermazioni di Pressac
riguardo
alla capacità di cremazione dei crematori di Birkenau non hanno
alcun fondamento tecnico; la capacità massima da lui addotta è il
quadruplo della
capacità massima teorica dei crematori; il consumo di coke per
cadavere da lui supposto è invece un quinto del consumo medio
effettivo. I crematori di
Birkenau furono progettati nell'Agosto 1942, dopo che Himmler, nel
corso della sua ispezione del 17 e 18 Luglio, aveva ordinato di
aumentare la forza
effettiva prevista per il campo di Birkenau da 125. 000 a 200.000
detenuti, e durante una terribile epidemia di tifo che fece strage
tra i detenuti .
(ma morirono anche alcune SS). La capacità di cremazione pratica di
questi crematori - circa 500 cremazioni al giorno su una forza media
prevista di
200.000 detenuti - risulta dunque perfettamente adeguata alla nuova
situazione, considerato che, nell'Agosto 1942, si registrò una
mortalità
media di 269 decessi al giorno su una forza effettiva media di circa
35.000 detenuti. Perciò i crematori di Birkenau nonfurono concepiti
con finalità
criminali, come del resto ammette esplicitamente anche Pressac
riguardo ai crematori II e III ,vedi Auschwitz: Fine di una
leggenda, op. cit., pp.13-28..
D. - Pressac dimostra però che questi crematori furono poi
trasformati in strumenti di sterminio.
R. - Pressac afferma che i crematori II e III (nei quali sarebbero
stati inceneriti il 95% di tutti i cadaveri cremati nei forni)
furono progettati e
costruiti come normali installazioni igienico-sanitarie, ma, dalla
fine del 1942, furono trasformati in strumenti criminali installando
nel loro
seminterrato camere a gas omicide a Zyklon B; i crematori IV e V,
invece, furono progettati e costruiti sin dall'inizio a scopo
omicida. Bisogna
dunque credere che la Bauleitung di Auschwitz, destinando 30
muffole(la muffola è la camera di cremazione di un forno
crematorio), (crematori II e
III) ai normali scopi sanitari del campo e solo 16 (crematori IV e
V) a scopo omicida, si attendeva dalla mortalità naturale del campo
un quantitativo di decessi notevolmente superiore a quello derivante
dal presunto sterminio in massa! Inoltre, dopo la presunta
trasformazione criminale dei crematori II e III, le loro sale forni
avevano ancora lo stesso numero di forni che era stato previsto per
la mortalità naturale dei detenuti, e i ventilatori dei rispettivi
Leichenkeller 1 (camere mortuarie seminterrato; per Pressac, le
presunte camere a gas omicide) avevano ancora la stessa portata che
era stata prevista per una normale camera mortuaria (4.800 metri
cubi all'ora, 9,5 ricambi di aria all'ora, contro i 72 ricambi delle
camere di disinfestazione a Zyklon B standard modello
Degesch-Kreislauf). Ma allora in che cosa consiste la trasformazione
criminale dei crematori? E come spiegare il fatto che il
Leichenkeller 2, il presunto spogliatoio per le vittime, con i suoi
11 ricambi di aria all'ora, era più ventilato della presunta camera
a gas
omicida ?
D. - Ma Pressac ha addotto prove irrefutabili a sostegno
dell'esistenza di camere a gas ad Auschwitz.
R. - Pressac non ha addotto nessuna prova, ma soltanto una serie di
bavures (meno che indizi!) alle quali egli attribuisce forzosamente
un significato
criminale, spesso con argomentazioni apertamente capziose (come ad
es. nel caso del tennine Normalgaskammer applicato alle camere di
disinfestazione -
che designa una camera standard Degesch Kreislauf - dal quale egli
desume l'esistenza di camere a gas anormali, cioè omicide!). La
bavure alla quale
Pressac attribuisce molto imprudentemente il valore di " prova
definitiva" dell'esistenza di una camera a gas omicida nel
crematorio Il, la lettera
della Topf del 2 Marzo 1943, in realtà non dimostra nulla; essa
menziona sì degli Anzeigegerate fur Blausaure-Reste [apparati di
rilevamento di residui
di acido cianidrico], apparentemente connessi all'uso di Zyklon B,
ma nulla dimostra che essi fossero destinati ad un uso criminale
dello Zyklon B;
nulla vieta, ad esempio, che le camere mortuarie del crematorio
potessero essere gasate con lo Zyklon B a scopo di disinfestazione
(all'epoca a
Birkenau imperversava ancora il tifo petecchiale, malattia trasmessa
daipidocchi).
D. - Il termine Sonderbehandlung, menzionato in vari documenti
nazisti, non è una prova della gasazione di esseri umani ad
Auschwitz?
R. - Al contrario. I documenti citati da Pressac dimostrano che il
termine Sonderbehandlung, lungi dal designare lo sterminio degli
Ebrei nelle camere
a gas, si riferiva alle misure igienico-sanitarie adottate dalle SS
per stroncare l'epidemia di tifo che infuriava nel campo. Nel piano
di costruzione di Auschwitz del 28 Ottobre 1942, per i detenuti era
previsto un impianto di disinfestazione (Entwesungsanlage) di 1.000
metri quadrati con impianto di riscaldamento, docce e impianto di
disinfestazione "fur Sonderbehandlung", cioè appunto per il
trattamento igienico-sanitario dei detenuti (Vedi uschwitz.- Fine di
una leggenda, op. cit., pp. 44-46.)
D. - Esistono comunque documenti comprovanti le consegne di gas
tossici ad Auschwitz. Non si può negare questa realtà storica.
R. - E' innegabile che esistano vari documenti - NI-11396, PS1553,
NO-2360, 2362, 2363, per citare i più noti - che si riferiscono a
consegne di Zyklon
B ad Auschwitz, ma non bisogna trarre da essi conclusioni
affrettate. Per decenni la storiografia ufficiale ha considerato
tali consegne una prova
dello sterminio ebraico, sostenendo che tutto lo Zyklon B
consegnato, o la massima parte di esso, era destinato alle camere a
gas omicide. Questa
presunta prova è stata demolita proprio da Pressac, il quale afferma
che il 97-98% di tali consegne servì per i normali scopi di
disinfestazione e
soltanto il restante 2-3% fu impiegato a scopo omicida, ma egli non
dimostra in alcun modo questo presunto impiego omicida. L'unico
fatto certo è che ad
Auschwitz-Birkenau esistettero almeno 9 camere di disinfestazione
funzionanti a Zyklon B e che questo prodotto fu impiegato anche per
la
disinfestazione delle baracche, soprattutto durante le epidemie di
tifo.
D. - Le sue argomentazioni sono soltanto di carattere negativo? Può
addurre qualche prova positiva a sostegno delle sue tesi?
R. - Per restare in tema, dato che Auschwitz è considerato il
simbolo dell'Olocausto, posso addurre sinteticamente tre prove
"positive". Dal 1 Marzo al 25 Ottobre 1943 ai crematori di Birkeanu
furono fornite complessivamente 641,5 tonnellate di coke. In questo
periodo il numero dei detenuti morti di morte naturale fu di circa
27.300. Il consumo teorico minimo di coke per la cremazione di
questi cadaveri sarebbe stato di circa 537 tonnellate, in media
circa 20 kg per ogni cadavere; il consumo reale fu di circa 23,5 kg.
Il numero dei presunti gasati, nello stesso periodo, fu di circa
118.000, per cremare i quali sarebbero rimaste a disposizione 104,5
tonnellate di coke, cioè in media 0,9 kg per ogni cadavere. Perciò
la storia delle gasazioni in massa, in riferimento a questo periodo,
è falsa. Preciso che, secondo Pressac (e tutti i suoi colleghi), in
questo periodo non furono eseguite cremazioni all'aperto.
Nell'edizione originale del suo libro (Les crématoires d'Auschwitz),
Pressac afferma che il numero delle vittime di Auschwitz ammonta a
775.000, di cui circa 675.000 sarebbero state cremate nei crematori
di Birkenau. La durata della muratura refrattaria di un forno civile
Topf (la ditta costruttrice dei forni di Auschwitz-Birkenau) con
riscaldo elettrico, alla fine degli anni Trenta, era di 3.000
cremazioni, ma il forno Topf a due muffole riscaldato con coke del
crematorio di Gusen esistette solo a circa 3.200 cremazioni,1600 per
muffola, dopo di che fu necessario smantellarlo e sostituire la sua
muratura refrattaria. Ora, anche ammettendo che i forni di
Auschwitz-ßirkenau fossero stati usati fino al limite estremo di
3.000 cremazioni per muffola, avrebbero potuto cremare
complessivamente circa 156.000 cadaveri (secondo Pressac, i detenuti
morti di morte naturale furono circa 145.000, inclusi i prigionieri
di guerra sovietici). La cremazione di 675.000 cadaveri avrebbe
invece richiesto almeno 4 sostituzioni complete della muratura
refrattaria di tutti i forni;
in cifre, soltanto per i crematori II e III, circa 256 tonnellate di
materiale refrattario e circa 7.200 ore di lavoro.Poiché, per
Pressac, nei
crematori Il e II sarebbero stati cremati circa il 95% di tutti i
cadaveri cremati a Birkenau nei fomi crematori, ossia circa 640.000,
per questi due
crematori sarebbero state necessarie almeno 7 sostituzioni complete
della muratura refrattaria di tutti i forni. Ma negli archivi della
Bauleitung,
che furono lasciati "intatti" dalle SS, non c'è traccia di questi
enormi lavori, che dunque non sono stati eseguiti. Perciò la
cremazione di 675.000
cadaveri in questi impianti risulta tecnicamente impossibile. Dal 17
al 31 Maggio 1944 furono deportati ad Auschwitz circa 184.000 Ebrei
ungheresi, di cui - secondo i dati del Kalendarium di AuschwitZ -
sarebbero stati gasati circa 150.000, in media circa 10.000 al
giorno. Secondo i "testimoni oculari", essendo i crematori
insufficienti, furono scavate 7 "fosse di cremazione" con una
superficie complessiva di 2.400 metri quadrati in cui fu cremata la
massima parte delle vittime. Secondo Miklos Nyizsli, "il giorno il
fumo nascondeva il cielo di Birkenau come una fitta nuvola,,( M.
Nyiszli, Medico ad Auschwitz. Longanesi, Milano, 1977, p. 7 I).
Ma le due fotografie aeree scattate dagli Americani il 31 Maggio
1944 non mostrano il minimo indizio di questo immane sterminio:
nessuna traccia di
queste enormi "fosse di cremazione", nessuna traccia della terra
estratta dalle 'fosse" (almeno 5.400 metri cubi), nessuna traccia di
legna accatastata per il servizio delle "fosse" (consumo medio
giornaliero: circa 4.000 tonnellate, pari a circa 9.000 metri cubi
di legna in catasta), nessuna traccia di fumo dai camini dei
crematori, nessuna traccia di assembramento di persone nella zona
delle "fosse di cremazione" e dei crematori. Queste
fotografie,tratte dal Mission 60 PRS/462 60 SQ, CAN D 1508, Exposure
3055 e 3056, National Archives, Washington D.C.,costituiscono la
prova inconfutabile che l'affermazione dello sterminio degli Ebrei
ungheresi è storicamente infondata.
D. - Vi sono però numerose testimonianze di sopravvissuti dei campi
di sterminio che raccontano con precisione delle uccisioni in massa
nelle camere a gas.
R. - Il valore dimostrativo delle testimonianze è subordinato a due
fattori essenziali: la veridicità obiettiva delle testimonianze e
l'uso che lo
storico fa di esse. Ora, nella storiografia ufficiale ci troviamo di
fronte da un lato a testimonianze chiaramente false, brulicanti di
assurdità
chimico-fisiche e tecniche e di contraddizioni interne e reciproche
sugli aspetti fondamentali del presunto sterminio, le camere a gas e
i forni
crematori; dall'altro, ad un uso chiaramente capzioso di esse. In
effetti, nessuno storico ufficiale, prima di JeanClaude Pressac, si
è mai preoccupato
di verificare l'attendibilità di tali testimonianze che, di norma,
vengono assunte in modo decisamente acritico, l'attività critica
dello storico
limitandosi a sfrondare le contraddizioni o le assurdità troppo
evidenti e a montare spezzoni di testimonianze intessendo un
procedimento argomentativo
privo di valore storico e scientifico. Ciò è stato riconosciuto
anche da Pressac, che non solo ha stigmatizzato l'inanità della
storiografia
ufficiale, ma ha perfino ammesso la legittimità del revisionismo
come logico effetto di tale storiografia, cioè come conseguenza
dell'inanità delle
testimonianze oculari. Nella sua dichiarazione programmatica della
sua prima opera egli scrive: "Il fatto che la storia dello sterminio
si fondasse essenzialmente su rapporti di testimoni oculari diede
origine in Occidente ad un dibattito basato sul paragone e sul
confronto di queste testimonianze, attitudine critica che indusse
alla fine alcune persone a negare puramente e semplicemente
l'esistenza di camere a gas omicide. Poiché la storia delle
testimonianze e il suo prodotto revisionista sono strettissimamente
concatenate, l'una avendo generato l'altro, divenne assolutamente
essenziale trovare un'altra via per sfuggire al circolo vizioso
chiuso di un futile dibattito e andare oltre nella ricerca della
verità" j.C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas
Chambers, op. cit., p. 264. Egli propone perciò una nuova
metodologia storiografica che rigetta - almeno nelle intenzioni -
l'uso delle testimonianze e si incentra essenzialmente sull'uso dei
documenti.
Un altro aspetto fondamentale del problema delle testimonianze è il
fatto che, in sede processuale, i testimoni dell'accusa hanno sempre
goduto di una
totale impunità e soprattutto che - per una specie di timore
reverenziale, per strategia difensiva o, il più delle volte, per
incapacità dei difensori - non sono mai stati controinterrogati
seriamente; le due sole volte in cui ciò è accaduto, al primo
processo Zundel, celebrato in Canada nel 1985, i "testimoni oculari"
hanno fatto una figura tanto grama che al secondo processo (1988)
nessun "testimone oculare" ha osato presentarsi.
Per inquadrare meglio il problema adduco qualche esempio. Per
l'approfondimento di questo tema rimando al mio studio La soluzione
finale:
problemi e polemiche (Edizioni di Ar, 1991). Jan Karski è uno dei
tre "testimoni oculari" più noti delle camere a gas di Belzec (gli
altri due sono Kurt Gerstein e il polacco Rudolf Reder), l'unico
vivente, e in tale qualità egli appare nello "SpecialeMixer"
dedicato all'Olocausto che è andato in onda per la prima volta il 21
Giugno 1989 su RAI 2 ed è stato poi replicato varie volte. Questo
testimone ha dichiarato che nell'Ottobre 1942, essendogli giunta la
notizia che a Belzec era in corso uno sterminio in massa, decise di
penetrarvi per accertare la verità.Coll'ausilio di alcuni membri
della resistenza polacca e di guardie corrotte, egli riuscì ad
entrare nel campo e fu testimone di ciò che vi accadeva. In un
rapporto della fine del 1942 egli dichiarò che gli Ebrei a Belzec
venivano sterminati mediante folgorazione in una baracca con
pavimento metallico; in un libro pubblicato nel 1944 egli scrisse
invece che gli Ebrei venivano caricati su vagoni cosparsi di calce
viva e lasciati morire fuori del campo. Ma secondo la storiografia
ufficiale a Belzec - come
pure a Treblinka e a Sobibor - per il presunto sterminio in massa,
furono usate esclusivamente camere a gas funzionanti con i gas di
scarico di un
motore Diesel, non baracche di folgorazione, né treni della morte.
Da ciò si può desumere quale sia l'attendibilità di questo testimone
e la buonafede di
chi lo cita. Una delle prime "testimonianze oculari" su Treblinka è
un rapporto inviato il 15 Novembre 1942 dall'organizzazione
clandestina del ghetto di Varsavia al governo polacco in esilio a
Londra, che descrive lo sterminio ebraico in "camere a vapore"!
Questa favola ha avuto perfino una sanzione ufficiale al processo di
Norimberga. Le prime "testimonianze oculari" su Sobibor (1946) non
sono meno fantasiose: secondo Alexander Pechersky, le gasazioni
avvenivano mediante "una sostanza nera, pesante" che usciva "in
volute da fori praticati nel soffitto "; indi il pavimento della
camera a gas si apriva e i cadaveri cadevano direttamente su
vagoncini che si trovavano nello scantinato. Un'altra "testimone
oculare", Zelda Metz, parla di asfissia mediante cloro e aggiunge:
"Poi il pavimento si apriva automaticamente. I cadaveri cadevano in
un vagone di una ferrovia che passava attraverso la camera a gas e
portava i cadaveri al forno "(per le fonti delle testimonianze su
Belzec, Treblinka e Sobibor citate rimando al mio studio Il mito
dello sterminio ebraico. Introduzione storico-bibliografica alla
storiografia revisionista, Sentinella d'Italia, Monfalcone 1985, pp.
64-65).
Sfortunatamente per questi "testimoni oculari",a Sobibor non sono
mai esistiti forni crematori e le presunte camere a gas non avevano
alcuno scantinato.La realtà storica della prima "gasazione " omicida
ad Auschwitz, che sarebbe stata eseguita nello scantinato del Block
11 nel Settembre 1941 e costituirebbe il punto di partenza del
presunto sterminio in massa nelle camere a gas, è basata
esclusivamente su false testimonianze, come ho mostrato in un libro
di 190 pagine (Auschwitz. La prima gasazione. Edizioni di Ar, 1992)
dedicato unicamente a questo argomento importante al quale la
storiografia ufficiale concede normalmente solo qualche riga. Il
primo rapporto dettagliato sul presunto sterminio in massa a
Birkenau in camere a gas, redatto da due detenuti ebrei evasi da
Birkenau nell'Aprile del 1944, è dimostrabilmente falso; in
particolare, esso presenta una descrizione e un disegno dei
crematori e dei Leichenkeller 1, le presunte camere a gas, che non
trovano il minimo riscontro nella realtà. Uno dei due autori, Rudolf
Vrba, ha scritto nel 1963 un libro di memorie (Rudolf Vrba and Alan
Bestie, I Cannot Forgive. Sidgwick and iackson and Anthony Gibbs and
Phillips, 1963. The Hamlyn Marcus Collection, 1983)
che contraddice apertamente il resoconto del 1944 (nel frattempo
egli si era documentato un po' sui libri della storiografia
olocaustica) ; egli però,
tra l'altro, vi descrive minuziosamente, da "testimone oculare", una
visita di Himmler ad Auschwitz nel 1943 che non è mai avvenuta.
Rudolf Vrba ha
avuto il coraggio (o meglio, la sfrontatezza) di presentarsi come
testimone dell'accusa al processo Zundel del 1985. Messo di fronte
alle stridenti
contraddizioni delle suddette testimonianze dall'avvocato della
difesa, guidato dal prof. Faurisson, a Rudolf Vrba non è rimasto che
appellarsi alla
"licentia poetarum" (sul primo processo Zundei vedi M.H.Hoffmann li,
The Grat Ho oaust Tria Institute for Historical Review, 1985. La
confessione
relativa alla "licenza poetica" appare negli atti del processo
Zundei ,In the District of Ontario between Her Majesty the Queen and
Emst Zandel,
Toronto, Ontario, January 23, 1985, voL VII, p. 1448).
L'altro testimone oculare delle gasazioni ad Auschwitz apparso a
questo processo, Arnold Friedmann (il quale testimoniò che dai
camini dei crematori
uscivano fiamme alte quattro metri e che dal colore delle fiamme
egli riuscìva a desumere la nazionalità delle vittime cremate!),
messo alle
strette dal difensore, ha finito coll'ammettere che egli
personalmente non aveva visto nulla e le sue conoscenze si basavano
sul sentito dire.
D.- Ma anche molti ufficiali nazisti hanno reso testimonianze sullo
sterminio sia a Norimberga sia in altri processi successivi.
R. -E' innegabile che in tali processi quasi tutte le SS incriminate
abbiano ammesso la realtà dello sterminio ebraico, ma è anche vero
che in massima
parte le loro confessioni erano dettate da motivi opportunistici di
strategia difensiva. L'interesse immediato degli imputati era quello
di uscire dal processo col verdetto più mite possibile e poiché il
presunto sterminio ebraico veniva assunto aprioristicamente da ogni
tribunale come "fatto generalmente noto", sarebbe stato insensato
per questi imputati basare la loro linea difensiva sulla negazione
di questo dogma. Nel corso del processo Belsen, Josef Kramer, che fu
comandante di Auschwitz II (Birkenau) e di Belsen, inizialmente ebbe
l'ingenuità di negare il dogma: in una delle sue prime dichiarazioni
definì le affermazioni di ex detenuti di Auschwitz relative alle
camere a gas omicide "false dall'inizio alla fine " (Trial of Joseph
Kramer and Forty-Four Others ,The Belsen Trial. Edited by Raymond
Phillips. London Edinburgh Glasgow, Willian Hodge and Company,
Limited, 1946, p. 731.50) ma, resosi conto che questa linea di
difesa era insostenibile, nel corso del processo si affrettò a
cambiare versione, ammettendo che le camere a gas, sì, erano
esistite, ma lui non aveva avuto nulla a che fare con esse. Ho già
citato il caso di Otto Ohlendorf. In altri casi le confessioni
furono frutto di patteggiamenti e di minacce. Ad esempio, come
ricorda G. Reitlinger, "i servizi resi come testimone a Norimberga e
a Varsavia salvarono von dem Bach Zelewski dall'estradizione in
Russia" (G. Reitlinger, La soluzione finale. Mondadori, Milano 1965,
p. 256.52). Altre confessioni furono estorte con la tortura. Nel
1948,la commissione di inchiesta americana presieduta dai giudici
van Roden e Simpson che indagò sull'operato del Tribunale di Dachau
accertò che le confessioni degli imputati erano state estorte con
torture fisiche e psichiche di ogni genere; tra l'altro, in 137 dei
139 casi esaminati, gli imputati avevano subito danni irreparabili
ai testicoli (Utley, The High Cost of vengeance, Regnery, 1949; cito
dall'edizione tedesca: Kostspíelige Rache, Harnburg 195 1, p. 216).
L'SS-Obersturmfuehrer Kurt Gerstein, il principale testimone delle
presunte camere a gas di Belzec, il cui "rapporto" è divenuto verità
ufficiale su tale campo, ha redatto invece la sua testimonianza
spontaneamente, ma essa è del tutto inattendibile su tutti i punti
essenziali, come ho mostrato in uno studio specifico. Gerstein
dichiara tra l'altro che in una camera a gas, che misurava metri 5 x
4, ma aveva singolarmente una superficie di 25 metri quadrati con un
volume di 45 metri cubi furono stipate 700-800 persone, cioè 28-32
persone per metro quadrato! Egli conferma l'esattezza di queste
cifre con un calcolo
aritmetico alquanto strampalato e conclude che tutte le sue
dichiarazioni sono vere alla lettera! Non male per un ingegnere
minerario! Léon Poliakov,
pubblicando il "rapporto" di Gerstein, non ha osato riportare questa
assurdità e ha "corretto" il documento scrivendo 93 metri quadrati
invece di
25, ma ha dimenticato di "correggere" anche il volume delle camere a
gas, sicché, nel suo testo, esse risultano essere alte 48
centimetri! (L. Poliakov, Le Dossier Kurt Gerstein, in: Le monde
iuif, ianvier-Mars 1964, n.1 (36), pp. 6-9).
D. - Non ritiene che le Sue teorie possano dare una giustificazione
ideologica al fenomeno, peraltro già abbastanza preoccupante, dei
rigurgiti
neonazisti?
R. - Purtroppo già da qualche anno vari gruppi di "Naziskin " si
sono appropriati delle tesi revisioniste per finalità
ideologico-propagandistiche; costoro sono i nemici più pericolosi
del revisionimo, da un lato perché ne diffondono una versione
semplificata fino alla banalizzazione, suscitando l'impressione che
le argomentazioni dei revisionisti siano un cumulo di sciocchezze,
dall'altro perché forniscono una giustificazione a coloro i quali
affennano che il revisionismo è un fenomeno nazista, un alibi a
coloro i quali auspicano l'introduzione anche in Italia di una
legislazione antirevisionista sul modello di quella francese.
Premesso ciò, rispondo con un'altra domanda: se la storiografia
ufficiale giungesse alla conclusione indubitabilmente certa della
infondatezza storica dell'Olocausto, bisognerebbe proclamare questa
verità o tacerla per timore di dare una giustificazione ai rigurgiti
neonazisti?
Sul rapporto Leuchter.
Il rapporto Leuchter è una perizia chimico-tecnica sulle presunte
camere a gas omicide di Auschwitz-Birkenau e Majdanek. Premesso che
a Birkenau
esistono ancora due camere a gas di disinfestazione ad acido
cianidrico l'aspetto chimico si basa su un'idea semplicissima.
Leuchter ha prelevato
vari campioni di muratura dalle presunte camere a gas onúcide dei
crematori di Auschwitz-Birkenau e un campione di riferimento da una
camera a gas di
disinfestazione ad acido cianidrico, e ha messo a confronto i
rispettivi contenuti di cianuri totali. L'analisi chimica ha fatto
registrare un
contenuto di 1.050 mg/kg di cianuri per il campione di riferimento
(prelevato nell'installazione di disinfestazione BW 5a) e un
contenuto massimo di 7,9 mg per kg per le presunte camere a gas
omicide (Leichenhalle del crematorio 113). Se i locali indicati come
camere a gas omicide fossero stati tali, dovrebbero presentare
contenuti di cianuri dello stesso ordine di grandezza di quelli
delle camere di disinfestazione: come spiegare questa enorme
differenza? Gli oppositori di Leuchter hanno escogitato spiegazioni
alquanto peregrine che denotano ignoranza sia dei luoghi, sia dei
processi chimici che intervengono in questo caso. Una di queste
critiche è quella riferita dal prof. Cajani, che mette in luce
"l'assurdità di andare a cercare tracce di acido cianidrico nelle
rovine di edifici distrutti quarant'anni prima e poi ricostruiti"
(p. 25). Questa formulazione contiene già gravi errori storici e
tecnici. Nessun revisionista ha mai preteso di trovare "tracce di
acido cianidrico", ma di cianuri, e la differenza non è lieve .
Inoltre nessuna delle presunte camere a gas omicide di
Auschwitz-Birkenau, dal punto di vista architettonico, è mai stata
"ricostruita". Chiunque abbia visitato il campo
di Auschwitz-Birkenau sa che il crematorio 1 esiste ancora e la sua
presunta camera a gas è meta ogni giomo di centinaia di turisti; che
della presunta
camera a gas del crematorio 2 restano e sono accessibili una parte
del soffitto e delle pareti perimetrali; che della presunta camera a
gas del
crematorio 3 restano i muri perimetrali. Solo nei crematori IV e V -
che hanno avuto una funzione irrilevante nel bilancio complessivo
del presunto
sterminio in massa - i Polacchi hanno ricostruito i muri ad altezza
di poche decine di centimetri per indicare la disposizione
originaria dei locali. Il
basamento di cemento è invece originale. D'altra parte il cianuro
che si trova nel pigmento blu dei muri delle camere a gas delle
installazioni di
disinfestazione BW 5a e 5b è il ferrocianuro ferrico (azzurro di
Prussia), che è insolubile in acqua e in acidi diluiti , e ciò è
tanto vero che da
oltre quarant'anni i muri esterni delle installazioni di
disinfestazione BW 5a e 5b presentano il tipico pigmento azzurro di
questo cianuro. Questa
obiezione è dunque infondata. Altri, come G. Wellers, hanno voluto
spiegare l'esiguo quantitativo di cianuri reperiti nelle presunte
camere a gas omicide asserendo che le vittime avevano assorbito nei
loro polmoni la massima parte del gas tossico. Senza entrare troppo
nei particolari, la concentrazione "rapidamente mortale" di acido
cianidrico gasoso, per un uomo, è di 0,3 milligrammi per litro;
secondo la formula di Haber ad alte concentrazioni la dose letale di
acido cianidrico inspirato è di 8 mg: perciò nella presunta
gasazione di 2.000 persone nei crematori 2 e 3 con i 6 kg di Zyklon
B menzionati da Pressac le vittime sarebbero morte dopo aver
inspirato complessivamente 16 g di acido cianidrico, ossia lo 0,002%
del quantitativo totale. Anche questa obiezione è dunque infondata.
( M. Giua, Dizionario di chimica generale e industriale. Unione
Tipografico-Editrice Torinese,Torino 1949, vol. 11, p. 258). Per
quanto concerne l'aspetto chimico, il rapporto Leuchter attende
ancora una confutazione. Il rapporto Leuchter ha il merito di aver
aperto un nuovo campo di indagine, ma esso è ormai ampiamente
superato; la "prova chimica" revisionista per eccellenza è la
Perizia sulla formazione e sulla rilevabilità di composti di cianuro
nelle 'camere a gas' di Auschwitz del chimico tedesco Germar Rudolf,
che ha studiato scientificamente tutti i problemi chimici e tecnici
fondamentali connessi con le presunte camere a gas omicide (sistema
costruttivo degli impianti di disinfestazione ad acido cianidrico,
formazione e stabilità del ferrocianuro ferrico, influenza dei vari
materiali costruttivi, tossicologia dell'acido cianidrico,
caratteristica di vaporizzazione dello Zyklon B, analisi critica
delle testimonianze basata, tra l'altro, sullo studio della
diffusione dell'acido cianidirico nei locali, delle possibilità di
ventilazione delle "camere a gas", della capacità dei filtri delle
maschere antigas); il dott. Rudolf ha inoltre eseguito una serie di
prelievi nelle camere di disinfestazione e nelle "camere a gas"
omicide di Birkenau e ha anche effettuato esperimenti di gasazione
di materiale murario; infine ha confutato sul piano chimico le
obiezioni dei personaggi più importanti (Pressac, Wegner, Wellers,
Jagschitz, Fleming, nonché le perizie di Cracovia del 1945 e del
1990) mosse al rapporto Leuchter, tra cui quel Josef Bailer la cui
autorità è stata invocata dal prof. Cajani, anche in questo caso
piuttosto incautamente, perché costui, nonostante il suo dottorato
in chimica, pretende che il ferrocianuro ferrico non si possa
formare sui muri in virtù di reazioni chimiche e ritiene che il
pigmento presente sui muri interni ed esterni delle installazioni di
disinfestazione BW 5a e 5b di Birkenau sia artefatto e i risultati
delle analisi chimiche di Leuchter falsi! . Nella sua risposta alla
nuova perizia chimica polacca di Jan Markiewicz, Wojciech Gubala e
Jerzy Labedz (1994), il dottor Rudolf adduce un caso significativo
di formazione di azzurro di Prussia riportato in un testo
specialistico del
1981: una chiesa fu gasata con acido cianidrico poche settimane dopo
che i muri erano stati intonacati; nei mesi successivi nell'intonaco
si formarono
dappertutto macchie di colore blu; la reazione si concluse dopo un
anno e fu necessario rimuovere tutto l'intonaco (Rudolf,
Leuchter-Gegengutachten: ein
wissenschaftlicher Betrug? In Deutschland in Geschichte und
Gegenwar-t, 43.Jg., Nr. 1, Márz 1995, p. 23.). Le analisi chimiche
dei campioni prelevati dal dott. Rudolf (1991) hanno indicato un
contenuto massimo di cianuri di 13.500 mg/kg nella camera a gas di
disinfestazione del BW 5b e un contenuto massimo di 7,2 mg/kg nelle
presunte camere a gas omicide (crematorio 2). Anche la perizia del
dott. Rudolf attende ancora una confutazione.
Contrariamente a quanto si crede, l'apertura degli archivi di Mosca
è stato un evento funesto per i sostenitori della realtà storica
dello sterminio
ebraico. Costoro (prima della nascita della corrente funzionalista)
hanno sempre risposto alle obiezioni revisionaste relative
all'assenza totale di
documenti sul presunto piano di sterminio in massa asserendo che
questi documenti erano stati distrutti dai nazisti. Ora, per la
prima volta, ci
troviamo di fronte ad una documentazione completa di un ufficio - la
Bauleitung - che sarebbe stato addirittura il progettatore e il
costruttore
delle "camere a gas" del "campo di sterminio" che è divenuto il
simbolo dell'Olocausto: Auschwitz. Ora, che cosa ha trovato Pressac
tra gli 80.000
(ottantamila) documenti della Bauleitung di Auschwitz? Una presunta
prova e tre o quattro "bavures", secondo Pressac, indizi di una
attività criminale
dei crematori, in realtà, enormi cantonate del ricercatore francese
(vedi al riguardo Auschwitz: Fine di una leggenda, op. cit., pp.
58-64.22).
Adduco un altro esempio: la menzione, in un documento, di un
ventilatore di legno per il Leichenkeller 1 (poi sostituito con uno
metallico) diventa per
Pressac l'indizio del fatto che esso non doveva più aspirare i
miasmi di una camera mortuaria, ma aria mescolata ad acido
cianidrico, e gli acidi sono
corrosivi. Ma allora perché le camere di disinfestazione standard
con sistema Degesch-Kreislauf erano dotate di dispositivo metallici?
Per quanto concerne la presunta prova (l'unica su ottantamila
documenti!), la lettera della Topf del 2 Marzo 1943, il prof. Cajani
scrive che essa
"informava la Bauleitung di aver richiesto alle ditte fornitrici
dieci rivelatori di resti di acido cianidrico, che la Bauleitung
intendeva installare in quello che era definito ufficialmente il
Leichenkeller del Krematorium II. In questa lettera troviamo uno dei
tanti esempi di linguaggio criptico. Leichenkeller significa infatti
l'obitorio sotterraneo": ma un obitorio non ha bisogno di rivelatori
di residui di acido cianidrico" (p. 26). Comincio col precisare che
"in questa lettera" il termine Leichenkeller non appare affatto;
poiché essa è stata pubblicata da Pressac in fotocopia
dell'originale, la svista del prof. Cajani è inspiegabile. E'
inoltre evidente che egli ignora perfino che il crematorio Il aveva
due Leichenkeller, denominati 1 e 2. Infine, l'apparato di prova del
gas residuo per l'acido cianidrico non era un congegno che si
potesse "installare" in un locale, ma una scatola che conteneva
cartine assorbenti e reagenti che venivano preparate immediatamente
prima di entrare in un locale disinfestato con acido cianidrico.
Aggiungo che nessun documento afferma che i Gaspruefer fossero
destinati proprio al Leichenkeller 1 (la presunta camera a gas
omicida) del crematorio 2, e, come ho già detto, quand'anche i
Gaspruefer fossero realmente gli apparati che pensa Pressac, nulla
prova che servissero per una gasazione omicida. Pressac presenta qui
un classico esempio di petitio principii: i Gaspruefer hanno una
funzione criminale perché nel crematorio esiste una camera a gas
omicida, e nel crematorio esiste una camera a gas omicida perché i
Gaspruefer hanno una funzione criminale! Questa lettera dunque non
dimostra nulla. Per quanto concerne il significato e il valore del
documento, osservo anzitutto che l'apparato per la prova del gas
residuo per lo Zyklon B si chiamava Gasrestnachweisgerat fur Zyklon,
non già Anzeigegerat fur Blausaure-Reste (come appare nella lettera
in questione), termine ignoto alla letteratura specialistica
dell'epoca. La lettera del 2 Marzo 1943 ha per oggetto la fomitura
di 10 Gaspruefer, richiesti dalla Bauleitung il 26 Febbraio 1943, ma
un Gaspruefer, nella letteratura tecnica tedesca, è un semplice
analizzatore di gas di combustione e ciò spiega anche perché la
Bauleitung li avesse richiesti proprio alla Topf, una ditta che
fabbricava appunto impianti di combustione, e non alla ditta Tesch
und Stabenow, che rifomiva normalmente il campo di Auschwitz di
Zyklon B,
maschere antigas, filtri speciali "J", e, appunto,
Gasrestnachweisgeráte fur Zyklon. Perché, infine, la Bauleitung
richiese proprio 10 Gaspruefer?
Pressac non sa dare alcuna risposta (il prof. Cajani ignora persino
il problema), né potrebbe darla, perché i 10 analizzatori di gas
combusti servivano per i 10 condotti del fumo dei crematori Il e III
oppure per le 10 canne fumarie dei camini dei quattro crematori di
Birkenau.
Se le SS di Auschwitz avevano bisogno di 10 Gasrestnachweisgerate
per Zyklon B, perché hanno chiesto 10 analizzatori di gas combusti
(Gaspruefer)? E
poiché la Bauleitung non è riuscita ad ottenerli, con che cosa
furono eseguite le prove del gas residuo nella presunta camera a gas
omicida, dato
che questa prova poteva essere eseguita soltanto con i suddetti
Gasrestnachweisgerate?
Il prof. Cajani afferma inoltre che alcuni documenti "dimostrano
l'installazione nel Leichenkeller di porte e finestre a prova di
gas", le quali, a suo dire, "erano prive di utilità in un obitorio,
e necessarie invece in una camera a gas". A parte il fatto che i
Leichenkeller dei crematori Il e III non avevano finestre, la
presenza di una porta a tenuta di gas si può spiegare con una
ipotesi formulata da Pressac stesso, secondo la quale il
Leichenkeller 1 del crematorio Il (e quindi anche del crematorio 3)
poteva essere impiegato per accogliere i cadaveri di parecchi giorni
che cominciavano a decomporsi ; una porta a tenuta di gas sarebbe
stata utile anche per isolare i cadaveri dei detenuti morti di tifo
petecchiale (la decisione di installare le porte a tenuta di gas fu
presa mentre ancora infuriava l'epidemia di tifo scoppiata
nell'estate del 1942). Per quanto concerne il termine
Vergasungskeller, Pressac stesso dichiara che, affermare che esso
dimostri l'esistenza di una camera a gas omicida soltanto sulla base
della lettera del 29 Gennaio 1943 (come aveva fatto Georges Wellers)
è "irresponsabile" ma poiché egli non ha addotto nessunaprova (ma
semplici "indizi" o "bavures"), questa affermazione resta ancora
"irresponsabile".
http://storia.cyberspazio.org/archivio/view.php?id=36710&nomenewsgroups=it_cultura_storia
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