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REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
Carlo Mattogno
articoli di revisionismo storico

LO SCANDALOSO "SCANDALO ROQUES"
Da qualche mese in Francia Henri Roques è oggetto di una violenta
campagna di stampa diffamatoria la cui eco è giunta anche in Italia.
In una corrispondenza da Parigi apparsa su "La Repubblica" del 24
maggio c.a. col titolo "Si laurea con una tesi che difende i lager
nazi", si legge infatti:
"Henri Roques, sessantasei anni, si è laureato con lode nel giugno
1985 all'università di Nantes sostenendo una tesi di storia, in cui
pretende di dimostrare che le camere a gas di Auschwitz o di
Treblinka servivano soltanto alla disinfestazione. Nega l'olocausto,
il genocidio di sei milioni di ebrei".
Non riuscendo a trattenere la sua virtuosa indignazione,
l'articolista conclude:
"Lo scandalo infatti non è che un pensionato occupi i suoi ozi in
elucubrazioni aberranti: è che abbia potuto trovare ben cinque
universitari, evidentemente acquisiti alle sue teorie, per
consacrare tali aberrazioni. E dargli la lode per giunta".
Ricapitoliamo brevemente gli antefatti dello "scandalo" a beneficio
del lettore italiano, che non dispone di informazioni dirette.
Il 15 giugno 1985 Henri Roques, ingegnere in pensione, ha sostenuto
all'università di Nantes una tesi di laurea intitolata "Le
"confessioni" di Kurt Gerstein. Studio comparativo delle differenti
versioni" (1), meritando la menzione "très bien".
Si tratta di un eccellente studio di critica testuale imperniato
sull'analisi critica e comparativa dei documenti (alcuni dei quali
assolutamente inediti) che costituiscono le "confessioni" (più note
come "rapporto") di Kurt Gerstein, universalmente considerato il
"testimone oculare" fondamentale del "campo di sterminio" di Belzec.
La conclusione di questa tesi di laurea è che Kurt Gerstein non può
essere considerato un testimone attendibile, e questo è tutto.
La stampa francese, pur essendo stata informata tempestivamente
della tesi di laurea di Henri Roques, all'inizio ha ritenuto più
prudente tacere, ad eccezione di "Rivarol", che nel numero del 25
ottobre 1985 gli ha dedicato un articolo di una pagina intitolato
"Un passo in più verso la verità" a firma Robert Poulet.
Improvvisamente, all'inizio del 1986, è apparso su "Le Monde Juif",
rivista del "Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea" di
Parigi, un articolo intitolato "A proposito di una tesi di laurea
"esplosiva" sul "Rapporto Gerstein"" (2), in cui Georges Wellers,
direttore della rivista suddetta, pretendeva di liquidare in
diciotto pagine insulse la tesi di laurea di Henri Roques. Ora,
tutte le obiezioni mosse dal Wellers trovano puntuale e anticipata
confutazione nella nostra opera "Il rapporto Gerstein.Anatomia di un
falso)" (3), che, naturalmente, egli si è guardato bene dal
menzionare nell'articolo in questione, sebbene una copia dell'opera
sia stata da noi inviata al "Centro di Documentazione Ebraica
Contemporanea" di Parigi già nel dicembre 1985 !
Quest'articolo ha costituito la bomba a scoppio ritardato che ha
fatto esplodere lo "scandalo Roques". A partire da aprile e maggio,
a supino rimorchio delle accuse ingiuste e ingiustificate del
Wellers, la stampa francese si è scatenata in una vera e propria
campagna diffamatoria contro Henri Roques, la cui tesi di laurea,
opportunamente deformata, è diventata quella che tende a "negare
l'esistenza delle camere a gas"! (4).
Risparmiamo al lettore la penosa rassegna degli articoli più o meno
squallidi dedicati allo "scandalo" Roques", soffermandoci soltanto
su due casi che attestano una mancanza totale di senso del ridicolo.
Anzitutto,
"un centinaio di professori universitari e di intellettuali della
Germania occidentale, ai quali si è unito lo scrittore [ebreo]
americano Elie Wiesel, hanno condannato solennemente (!) la
discussione della tesi di Henri Roques" (5).
In secondo luogo, incredibile dictu, la vicenda è finita addirittura
all'Assemblea nazionale, nella cui seduta del 27 maggio Roger
Combrisson ha dichiarato:
"Ho appreso con emozione e stupore come la maggior parte dei miei
concittadini che una tesi discussa all'università di Nantes aveva
ottenuto la menzione "très bien", tesi che proponeva la
contro-verità che non c'erano state camere a gas nei campi di
concentramento".
Egli ha poi chiesto all'Assemblea di osservare un minuto di silenzio
in onore dei milioni di uomini "gasati nei campi di sterminio di
Auschwitz-Birkenau e di Bergen-Belsen" (6), ignorando dunque persino
che a Bergen-Belsen, secondo la storiografia ufficiale, non ci sono
mai state "camere a gas"!
Le conoscenze in fatto di "sterminio" ebraico dei vari giornalisti
che riversano i loro insulti su Henri Roques rispecchiano pienamente
quelle del signor Combrisson.
A tutti questi sagaci intellettuali vorremmo consigliare almeno di
leggere la tesi di laurea incriminata, invece di passarsi l'un
l'altro notizie (false) di seconda mano venendo meno così ad un
preciso dovere professionale di un giornalista e, soprattutto,
invece di sentenziare idiozie come quelle apparse su "La
Repubblica".
In effetti, la tesi di Henri Roques non "difende i lager nazi", non
si riferisce minimamente ad Auschwitz, non asserisce affatto che "le
camere a gas di Auschwitz o di Treblinka servivano soltanto alla
disinfestazione" e infine non "nega l'olocausto".
Disinformazione o malafede?
Quanto agli universitari francesi, ci auguriamo soltanto che
accolgano la severa lezione di metodologia e in pari tempo di
savoir-faire impartita loro da un modesto lettore, che ha rilevato:
"E' certamente evidente che una tesi universitaria non dev'essere
una professione di fede. L'antitesi neppure. Se c'è dunque materia
di contestazione, questa, per gli universitari degni di questa
qualifica, non può consistere che nel riprendere l'analisi degli
stessi documenti onde opporre alla tesi incriminata non già grida di
indignazione, ma argomenti inconfutabili i quali dimostrino che un
procedimento non scientifico abbia condotto ad una conclusione
errata" (7).
E veniamo al Wellers. Di costui ci siamo già occupati nello studio
"Come si falsifica la storia: Georges Wellers e i "gasati" di
Auschwitz " (Verifica e confutazione dello studio di Georges Wellers
"Essai de détermination du nombre de morts au camp d'Auschwitz", Le
Monde Juif, No 112, octobre-décembre 1983, pp. 125-159), in cui
dimostriamo che, prendendo per buone le sue fonti, egli ha inventato
come minimo 594.191 "gasati" sulla base di una metodologia capziosa,
superficiale e dilettantesca che non rifugge neppure dalla
falsificazione.
Più recentemente, prendendo posizione a favore di Henri Roques,
abbiamo rincarato la dose con uno studio dal titolo "Come si
falsifica la storia: Georges Wellers e le "camere a gas" di Belzec"
(8), che costituisce una confutazione radicale e sistematica di
tutto ciò che costui ha scritto a sostegno del "rapporto Gerstein" e
contro i suoi critici: Paul Rassinier prima, Henri Roques poi.
In tale studio, in primo luogo, ribadiamo l'assoluta inattendibilità
del "rapporto Gerstein" opponendogli 72 assurdità, contraddizioni e
falsificazioni inattaccabili; in secondo luogo, dimostriamo
l'assoluta insulsaggine delle argomentazioni di Wellers sia per
quanto concerne la difesa di Kurt Gerstein, sia per quanto riguarda
la critica di Rassinier e soprattutto di Roques; in terzo luogo,
analizziamo i metodi di lavoro del Wellers, metodi dilettanteschi e
subdoli assolutamente privi di valore scientifico, dimostrando per
di più che egli stesso utilizza proprio quella metodologia storica
capziosa che attribuisce ingiustamente ai suoi avversari !
Questi studi ci consentono di qualificare il Wellers, senza il
minimo timore di smentita, un dilettante della storia contemporanea
con pretese scientifiche, e poiché questo dilettante è il maestro
incontrastato di quegli storici che "giudicano "assolutamente nulla"
la tesi del sig. Roques sulle camere a gas" (9), si può facilmente
immaginare quale sia la serietà e la dignità scientifica di questi
"storici"!
[Redatto nel luglio 1986].
Pubblicato in: ORION, n.23, agosto 1986, pp. 189-190.
1/ Henri Roques, Les "confessions" de Kurt Gerstein. Etude
comparative des différentes versions. Edition critique. Doctorat d'Université.
Rapporteur: Monsieur le Professeur Jean-Claude Rivière. Université
de Nantes, 15 juin 1985. Dattiloscritto di 373 pagine in due tomi.
2/ Georges Wellers, A propos d'une thése de doctorat "explosive" sur
le Rapport "Gerstein", in: "Le Monde Juif", No 121, janvier-mars
1986, pp. 1-18.
3/ Carlo Mattogno, Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso.
Sentinella d'Italia, Monfalcone 1985.
4/ Le Figaro, 26 maggio 1986, p. 11.
5/ Presse-Océan, 4 giugno 1986, p. 7.
6/ J.O. de la R. F., Débats parlementaires, Assemblée nationale, 2e
séance du 27 mai 1986, p. 1255.
7/ Le Figaro, 5 giugno 1986, p. 10, "Dialogue avec nos lecteurs".
8/ L'opera è rimasta inedita.
9/ Le Monde, 3 giugno 1986, p. 14.
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |