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REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
CARLO MATTOGNO "NO HOLES, NO GAS CHAMBER(S)"
STUDIO STORICO-TECNICO SULLE APERTURE DI INTRODUZIONE PER LO ZYKLON
B SULLA COPERTURA DEL LEICHENKELLER 1 DEL CREMATORIO II DI BIRKENAU
I. INTRODUZIONE
Charles D. Provan è autore di un opuscolo intitolato "No Holes? No
Holocaust (1)? A Study of the Holes in the Roof of Leichenkeller 1
of Krematorium 2 at Birkenau" (2).
Egli sottolinea anzitutto l'importanza della questione delle
aperture di introduzione dello Zyklon B nella presunta camera a gas
omicida del crematorio II sollevata dalla storiografia
revisionistica, alla quale l'anno scorso fu dato grande risalto al
processo tra David Irving da un lato, Deborah Lipstadt e la casa
editrice Penguin Books Limited dall'altro, e che fu discussa anche
dal giudice Gray nella sentenza (3).
Nel suo studio Provan analizza poi le cinque serie di prove relative
a tali presunte aperture comunemente addotte dai sostenitori della
tesi della realtà delle camere a gas omicide ad Auschwitz-Birkenau,
ossia:
1. "Witnesses and early historical testimony"
2. "Aerial photographic evidence of the gas chambers roof holes"
3. "The blueprints of Leichenkeller 1, Krematorium 2"
4. "German wartime photographs of Leichenkeller 1 of Krematoria 2
and 3"
5. "Physical evidence".
Nella prima serie Provan adduce 16 testimonianze, 9 di testimoni
maggiori e 7 di testimoni minori (pp.3-9).
Egli esamina poi le dichiarazioni dei testimoni minori (pp.10-11) -
nell'ordine: Egon Ochshorn, il dott. Friedmann, Janda Weiss, Rudolf
Vrba e Alfred Wetzler, Ota Kraus e Erich Kulka, Werner Krumme e
Alfred Franke-Gricksch - e giunge alla conclusione che esse sono
inattendibili. Per quanto riguarda i testimoni maggiori -
nell'ordine: Rudolf Höss, Henryk Tauber, Karl Schultze, Salmen
Lewental, Konrad Morgen, Miklos Nyiszli, Paul Bendel, Josef Erber e
Filip Müller -, che dovrebbero essere tutti testimoni "oculari",
Provan non effettua invece alcuna analisi: egli assume a priori che
questi testimoni siano attendibili. Ciò tuttavia è quantomeno
dubbio, come vedremo successivamente.
Del resto Provan basa le sue argomentazioni soltanto su quattro
testimonianze:
* quella di Henryk Tauber per la disposizione e il numero delle
aperture di introduzione per lo Zyklon B (due sul lato est e due sul
lato ovest del soffitto del Leichenkeller 1)
* quella di Karl Schultze per le dimensioni delle aperture (cm 25 x
25)
* quella di Konrad Morgen per la rozzezza delle installazioni di
sterminio
* quella di Rudolf Höss per la trasformazione dei crematori in
strumenti di sterminio in massa all'insaputa del capo della
Zentralbauleitung.
Le altre testimonianze dovrebbero servire da conferma di queste
quattro tesi principali.
Prima di esaminare in dettaglio gli argomenti di Provan,
verifichiamo quale sia l'attendibilità dei testimoni maggiori da lui
citati.
II. I TESTIMONI MAGGIORI ADDOTTI DA PROVAN
Josef Erber
La testimonianza citata da Provan è tratta dal libro di Gerald
Fleming "Hitler and the Final Solution" (4). Il testo citato da
Fleming è tratto a sua volta da una lettera che Josef Erber gli
scrisse il 14 settembre 1981 (5). La dichiarazione del testimone è
dunque dubbia già per la data. Nella prima edizione del libro
summenzionato, che apparve in tedesco con il titolo "Hitler und die
Endlösung" (6), Fleming riporta il testo originale della lettera di
Josef Erber:
«In diesen Vergasungsräumen (von Krematorium eins und zwei in
Birkenau, G.F.) waren je zwei Einschütten: innen je vier Eisenrohre
vom Fussboden bis zum Dach. Dieselben waren mit Stahlnetzdraht
umgeben und innen war ein Blech mit niedrigem Rand. Daran war ein
Draht, mit dem das Blech bis zum Dach gezogen werden konnte. Auf
jeder Einschütte war am Dach ein Eisendeckel angebracht. Wurde der
Deckel gehoben, konnte man den Blechbehälter raufziehen und das Gas
einschütten. Dann wurde der Behälter runtergelassen und der Deckel
geschlossen» (7).
Che cos'è una „Einschütte"? Il verbo "einschütten" significa
„versare in", come termine tecnico, „alimentare", "caricare". Se,
come sembra, l' "Einschütte" era un congegno, si trattava di un
congegno di versamento o di alimentazione. Tuttavia, secondo il
testo, in ogni "camera a gas" dei crematori II e III c'erano due "Einschütten"
e all'interno di ogni "Einschütte" c'erano quattro "Eisenrohre".
Dunque in ogni "camera a gas" c'erano otto "Eisenrohre". Questi
congegni sono evidentemente inconciliabili con quelli descritti da
Henryk Tauber e, per di più, non è facile immaginare come erano
fatti, a tal punto che Provan stesso, per rendere comprensibile il
testo, legge "rooms" (nota 24 a p. 7) dove Fleming, traducendo il
termine tedesco "Einschütten", ha scritto "ducts". Tuttavia il testo
originale esclude categoricamente questa interpretazione.
Concludendo, la testimonianza di Josef Erber è inattendibile.
Konrad Morgen
Provan cita due dichiarazioni rese da questo testimone (p.5). La
prima è tratta dall'affidavit di Morgen del 13 luglio 1946,
documento SS-65. Il testimone vi dichiara:
«In diesem Augenblick trat ein SS Mann im Gasanzug ueber einen
aeusseren Luftschacht und goss eine Buechse mit Blausaeure in den
Raum.»
Qui è questione di un solo „pozzo di ventilazione", il che è in
contraddizione con la descrizione accolta da Provan. Il termine "Luftschacht"
è inoltre improprio, in quanto le presunte aperture di introduzione
dello Zyklon B non avevano nulla a che fare con la "ventilazione".
Nei crematori II e III esisteva infatti un "Belüftungsschacht" e un
"Entlüftungsschacht" che collegavano il "Leichenkeller 1" al
soffiante (Gebläse) premente e aspirante situati nella mansarda (Dachgeschoss)
degli edifici (8).
La seconda citazione è desunta dalla deposizione di Morgen al
processo Pohl. Il testimone vi ribadisce che lo Zyklon B era
introdotto nella "camera a gas" attraverso "a special shaft" (p.5),
di nuovo, un solo congegno di introduzione.
Quanto questo testimone sia attendibile riguardo alle presunte
"camere a gas" di Auschwitz, risulta chiaramente da ciò che egli
dichiarò all'udienza dell'8 agosto 1946 del processo di Norimberga:
«Mit "Vernichtungslager Auschwitz", meinte ich nicht das
Konzentrationslager. Das gab es dort nicht. Ich meinte ein
besonderes Vernichtungslager in der Nähe von Auschwitz, „Monowitz"
bezeichnet.» (9)
Poco dopo egli confermò:
«Diese Lastkraftwagen fuhren dann ab. Sie fuhren nicht in das
Konzentrationslager Auschwitz, sondern in eine andere Richtung, in
das einige Kilometer entfernte Vernichtungslager Monowitz.» (10)
Si potrebbe pensare ad un lapsus: Morgen pensava Birkenau ma disse
Monowitz. Invece egli pensava proprio a Monowitz, come risulta dalla
seguente dichiarazione:
«Das Vernichtungslager Monowitz lag weit von dem Konzentrationslager
entfernt. Es befand sich in einem weitläufigen Industriegelände und
war als solches nicht zu erkennen, und überall am Horizont standen
Schornsteine und es rauchte.» (11)
Non c'è dubbio infatti che in una "vasta zona industriale" piena di
ciminiere di trovava proprio Monowitz, non certo Birkenau. Ora, se
Konrad Morgen è un testimone "oculare" come ha potuto confondere
Birkenau con Monowitz? Mi sembra evidente che egli non ha visto
proprio nulla, ma ha parlato - per di più in modo errato - soltanto
per sentito dire. Konrad Morgen, dunque, per ciò che ci riguarda, è
un testimone assolutamente inattendibile.
Paul Bendel
Provan cita - tramite Pressac - il breve scritto «Les Crématoires.
"Le Sonderkommando"» a firma "Paul Bendel" (12) che appare in un
libro pubblicato nel 1946 (13). L'autore vi afferma che les
"chambres à gaz" di ciascuno dei crematori II e III erano "au nombre
de deux" e aggiunge:
«Construites en béton armé, on avait l'impression, en y entrant que
le plafond vous tombait sur la tête tellement il était bas. Au
milieu de ces chambres, descendant du plafond, deux tuyaux grillagés
à soupape extérieure servaient à l'émission des gaz.» (14)
Provan fa notare che la presenza di due camere a gas concorda con la
dichiarazione di Tauber secondo la quale "at the end of 1943, the
gas chamber was divided into two by a brick wall to make it possible
to gas smaller transports" (nota 20 a p. 6).
Dunque Bendel confermerebbe Tauber. Tuttavia le cose non sono così
semplici.
E' noto che il Leichenkeller 1 dei crematori II e III misurava
internamente m 30 x 7 x 2,41 (15). Al processo Tesch, Bendel depose
che "each gas chamber was 10 meters long and 4 metres wide" e che
ciascuna era alta m 1,60:
«Q. You have said that the gas chambers were ten metres by four
metres by one metre sixty centimetres: is that correct?
A. Yes.» (16)
In precedenza, il 21 ottobre 1945, Bendel aveva dichiarato:
«There were 2 gas chambers, underground, roughly 10 metres long, 5
metres wide and 1 ½ metres hight, each one.» (17)
Tuttavia il Leichenkeller 1 dei crematori II e III, anche se fosse
stato diviso esattamente a metà, avrebbe dato luogo a due locali di
m 15 x 7 x 2,41: come si conciliano queste misure con quelle -
addirittura contrastanti - di Bendel, ossia m 10 x 4 x 1,60 o 10 x 5
x 1,50? Comprendo bene che una stima a occhio nudo può comportare un
margine di errore anche rilevante, ma come poteva pretendere Bendel
che il soffitto fosse alto appena m 1,50 o 1,60? Qui non si tratta
più di una stima, perché qualunque persona di altezza media si
sarebbe dovuta chinare per entrare in questi locali fittizi, mentre
nei locali reali avrebbe avuto ancora uno spazio di 60-70 cm al di
sopra della testa fino al soffitto. L'errore in buona fede è dunque
impossibile. Ma anche gli errori relativi alla lunghezza e alla
larghezza dei locali, considerate le loro modeste dimensioni, sono
difficilmente spiegabili.
Comunque sia, è impossibile che Bendel sia entrato in una "camere a
gas" alta m 1,50 o 1,60, perché non esistevano locali siffatti, ed è
altrettanto impossibile che egli potesse sbagliare in modo così
grossolano, dunque egli è un testimone inattendibile.
Singolarmente, Bendel non fa alcun commento sul presunto
"spogliatoio" (il Leichenkeller 2), sebbene esso avesse un soffitto
di 11 centimetri più basso di quello del Leichenkeller 1! (18).
Miklos Nyiszli
Provan cita due brani di dichiarazioni di questo testimone (p. 5-6).
La prima risale al 28 luglio 1945, l'altra all'8 ottobre 1946.
Nyiszli menziona quattro "ventilation valves" dotate di "perforated
tubes" che sbucavano al di sopra della "camera a gas" del crematorio
II in "concrete chimneys" chiusi da "concrete lids". In queste
"valves" veniva immesso "a chlorine gas".
Nel 1946 Nyiszli pubblicò un libro di memorie in ungherese
intitolato "Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i
krematóriumban" (19) ("Fui medico anatomista del dott. Mengele al
crematorio di Auschwitz"), di cui esiste una traduzione in inglese
pubblicata negli Stati Uniti (20). L'autore vi fornisce tra l'altro
un'accurata descrizione del seminterrato del crematorio II:
«The room (21) into which the convoy proceeded was about 200 yards
long (körülbelül kétszát méter hosszú) (22): its walls were
whitewashed and it was brightly lit. […]
Making his way through the crowd, an SS opened the swing-doors of
the large oaken gate at the end of the room. The crowd flowed
through it into another, equally well-lighted room. This second room
(23) was the same size as the first (ez a terem olyan nagyságú, mint
a vetkezöterem) (24) but neither benches nor pegs were to be seen.
In the center of the rooms, at thirty-yard intervals, columns rose
from the concrete floor to the ceiling. They were not supporting
columns, but square sheet-iron pipes, the sides of which contained
numerous perforations, like a wire lattice. […].
The Deputy Health Officer held four green sheet-iron canisters. He
advanced across the grass, where, every thirty yards (egymástót
harminc méterre) (25), short concrete pipes jutted up from the
ground. Having donned his gas mask, he lifted the lid of the pipe,
which was also made of concrete. He opened one of the cans and
poured the contents - a mauve granulated material - into the
opening. The granulated substance fell in a lump to the bottom. The
gas it produced escaped through the perforations, and within a few
seconds filled the room in which the deportees were stacked. Within
five minutes everybody was dead» (26).
Nell'ultimo passo, la traduzione inglese omette la seguente frase:
«A beszórt anyag Cyclon, vagy Chlór szemcsés formája, azonnal gázt
fejleszt, amint a levegövel érintkezik!» (27)
cioè:
«La sostanza sparsa è Cyclon o cloro in forma granulosa, il gas si
sviluppa immediatamente appena viene a contatto coll'aria!»
Ricapitoliamo.
Miklos Nyiszli, in contraddizione con le piante e con le rovine dei
crematori, afferma che il Leichenkeller 2 era lungo 200 metri,
mentre in realtà misurava m 49,49 (28) e il Leichenkeller 1 era
lungo parimenti 200 metri, mentre in realtà la sua lunghezza era di
30 metri. Nella "camera a gas" c'erano sì 4 congegni per
l'introduzione dello Zyklon B, ma essi distavano 30 metri l'uno
dall'altro - l'intera lungezza del locale!
Può darsi che l'omissione nella traduzione del passo del testo
originale citato sopra sia casuale, ma sta di fatto che essa
nasconde un'altra enormità: come tutti sanno, infatti, l'agente
tossico dello Zyklon B non era il "cloro", bensì l'acido cianidrico.
La descrizione del testimone Nyiszli presenta molti altri spropositi
incredibili. Egli afferma ad esempio che nel seminterrato del
crematorio II esistevano 4 montacarichi:
«Négy nagy teherfelvógép müködik itt» (29),«Four good-sized
elevators were functioning [here],» (30)
mentre notoriamente vi esisteva un solo montacarichi (Aufzug).
Egli afferma inoltre che nella sala forni del crematorio II c'erano
15 forni singoli:
«A tizenöt égetökazán nagy vöröstéglás építményekbe van külön- külön
beágyazva» (31), «Each of these fifteen ovens was housed in a red
brick structure.» (32)
Nel crematorio II (e III) esistevano invece 5 forni a 3 muffole,
sicché c'erano 5 strutture di mattoni, non 15.
Nyszli afferma di aver trascorso otto mesi (33) (dal maggio 1944 al
gennaio 1945) nel cosiddetto "Sonderkommando" dei crematori; il suo
alloggio, per sei mesi, fu un locale del pianterreno del crematorio
II (34): Egli doveva avere dunque una conoscenza perfetta del
crematorio II: ma allora, come ha potuto sbagliare in buona fede le
dimensioni dei locali, il numero dei montacarichi e la struttura dei
forni in modo così grossolano? Ed essendo medico e avendo
presuntamente assistito a varie "gasazioni", come ha potuto
affermare che l'agente tossico dello Zyklon B fosse il cloro?
E' dunque evidente che questo testimone è assolutamente
inattendibile.
Un'ultima osservazione. Secondo Nyiszli, nel seminterrato del
crematorio II esisteva una sola camera a gas, ma secondo Tauber la
"camera a gas" era stata suddivisa in due "camere a gas" alla fine
del 1943. D'altra parte, il testimone Bendel, che, a suo dire, entrò
a far parte del cosiddetto "Sonderkommando" dei crematori nel giugno
1944 (35), nello stesso periodo e nello stesso luogo "vide" due
"camere a gas lunghe 10 metri mentre Nyiszli vi vide una "camera a
gas" lunga 200 metri: come si conciliano queste affermazioni?
Filip Müller
La testimonianza di Filip Müller è piuttosto tardiva, risalendo al
1979. Egli descrive in questo modo i congegni di introduzione dello
Zyklon B:
«Die Zyklon-B-Gas-Kristalle (36) wurden nämlich durch Öffnungen in
der Betondecke eingeworfen, die in der Gaskammer in hohle
Blechsäulen einmündeten. Diese waren in gleichmässigen Abständen
durchgelörcht und in ihrem Innern verlief von oben nach unten eine
Spirale, um für eine möglichst gleichmässige Verteilung der
gekörnten Kristalle zu sorgen.» (37)
La descrizione è molto vaga: Müller non indica né il numero né la
forma, né le dimensioni, né la posizione delle aperture e delle
colonne. L'ultimo punto acquista maggior risalto per il fatto che
Filip Müller pubblica un disegno del crematorio II completo di
didascalie "criminali" (38): un'ottima occasione mancata per
indicare la posizione delle aperture sul soffitto del Leichenkeller
1!
Da un testimone che pretende di aver trascorso "tre anni nei
crematori e nelle camere a gas di Auschwitz", come recita il
sottotitolo del suo libro, ci si aspetterebbe qualcosa di più di
questa sbiadita descrizione.
Ma ciò non deve stupire: come ho dimostrato altrove, qui, come in
molti altri punti importanti del suo libro, Filip Müller non ha
fatto altro che plagiare il racconto di Miklos Nyiszli secondo la
traduzione tedesca apparsa sulla rivista "Quick" di Monaco di
Baviera nel 1961 (39).
Nel caso specifico, di suo Müller ha aggiunto la sciocca idea della
spirale, come se lo Zyklon B potesse evaporare nei pochi secondi che
avrebbe impiegato ad arrivare fino al pavimento lungo questo scivolo
a spirale!
Salmem Lewenthal
Questo testimone è ancora più vago di Filip Müller. Dal passo citato
da Provan (p. 5) non si può desumere neppure il numero delle "small
upper doors".
Sui testimoni Höss, Schultze e Tauber ritornerò successivamente.
III. LE FOTOGRAFIE AEREE
Nel paragrafo III (pp.12-14), Provan esamina le fotografie di
Birkenau scattate durante la guerra dall "Air Force" statunitense.
In alcune fotografie, come quella del 25 agosto 1944, sulla
copertura dei Leichenkeller 1 dei crematori II e III appaiono delle
macchie scure irregolari che già Brugioni e Poirier - come ricorda
Provan - interpretarono fin dal 1979 come "vents used to insert the
Zyklon-B crystals". Da allora, queste macchie sono diventate una
"prova" dell'esistenza di congegni di introduzione dello Zyklon B
nelle presunte camere a gas omicide.
Provan non è d'accordo con l'interpretazione di Brugioni e Poirier e
afferma:
«No matter what one think of authenticity of the smudgey marks, it
is impossible to view them, wether authentic or not, as "vents",»
(p. 13)
e conclude:
«So we are hesitant to use the aerial photographs as proof that
there were roof vents for Zyklon B.» (p. 14)
L'interpretazione di Brugioni e Poirier cozza infatti contro
difficoltà insuperabili.
La prima è il fatto che queste macchie non sono ombre. Al secondo
processo Zündel (1988) Kenneth R. Wilson, esperto in fotogrammetria
e triangolazione aerea, depose - secondo quanto riferisce Barbara
Kulaszka - che nella fotografia aerea del 31 maggio 1944 "the
patches on top of the Leichenkeller at Krema II were flat and had no
elevation". Per quanto riguarda la fotografia del 25 agosto 1944,
"he determined that the patches were not shadows but did not have
any elevation" (40).
Photo-1.jpg
Fotografia 1
In secondo luogo, come è già stato rilevato da altri autori
(41),nella fotografia del 25 agosto 1944 le macchie sul soffitto del
Leichenkeller 1 del crematorio II sono lunghe 3-4 metri, quelle sul
soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio III hanno una superficie
minima di 3 metri quadrati; inoltre tutte le macchie hanno l'asse in
direzione nord-sud, mentre l'asse dell'ombra dei camini ha direzione
nord-est - sud-ovest. Infine, aggiungo io, nella fotografia aerea
del 31 maggio 1944 il Leichenkeller 1 del crematorio II (42), appare
una sola macchia scura sul bordo ovest della copertura (fotografia
1).

Crematorio II di Birkenau, 31 maggio 1944
Accertato che le macchie summenzionate non erano ombre, che
cos'erano allora? Kenneth R. Wilson ha avanzato l'ipotesi che
fossero "discolorations on the surface of the roof" (43). A mio
avviso questa spiegazione è corretta. La copertura dei Leichenkeller
1 dei crematori II e III era costituita da un solaio di cemento
armato di 18 cm di spessore (44) isolata dall'acqua piovana da uno
strato di bitume che era protetto dagli agenti atmosferici da un
sottile strato di cemento. Chiunque abbia lavorato nel campo
dell'edilizia sa che un sottile strato di cemento che copra un'ampia
superficie, se non si può accorpare ad una armatura di tondini di
ferro, tende inevitabilmente a disgregarsi. Nel caso in questione,
nei punti in cui avvenne la disgregazione affiorò il sottostante
strato di bitume più scuro, creando le macchie che si vedono nelle
fotografie aeree.

[IMAGE]
Fotografia 2
La copertura di cemento armato
del Leichenkeller 1 del crematorio II
di Birkenau nel giugno-luglio 1945
Fotografia di Stanisaw Kolowca
Questo fenomeno è ancora evidente nelle rovine dei Leichenkeller dei
crematori. La fotografia 2, sulla quale ritornerò successivamente,
mostra il soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio II nel 1945.
Qui il fenomeno descritto - causato probabilmente dall'esplosione
che distrusse il locale - è particolarmente evidente: in una larga
fascia trasversale lo strato esterno di cemento è frantumato e
appare il bitume sottostante, creando una macchia nera che contrasta
con il colore chiaro del cemento.

[IMAGE]
Fotografia 3
La copertura di cemento armato del
Leichenkeller 1 del crematorio II
di Birkenau nell'agosto 2000.
© Carlo Mattogno
Lo stesso fenomeno è visibile ancora oggi, come risulta dalla
fotografia 3, che mostra una parte della copertura del medesimo
Leichenkeller nell'agosto 2000.
Le altrettanto inevitabili riparazioni fatte eseguire dalla
Zentralbauleitung ripristinavano provvisoriamente lo strato di
cemento superficiale, che però, dovendo aderire a cemento già
vecchio, aveva inevitabilmente una presa precaria, sicché la nuova
"toppa" si frantumava ancora più facilmente dello strato originario.
Ciò spiega a mio avviso l'apparire e lo scomparire a distanza di
pochi mesi delle macchie summenzionate nelle fotografie aeree.
IV. LE PIANTE DEL LEICHENKELLER 1 DEL CREMATORIO II
Con riferimento alla scoperta di Robert Faurisson del fatto che,
nelle piante originali del crematorio II di Birkenau, la presunta
camera a gas è denominata "Leichenkeller 1" e che questo locale non
presenta aperture sul soffitto, Provan rileva:
«Though these two discoveries are important, let us observe that
they are in agreement with an interrogation which took place over 50
Years ago.» (p.15)
Indi egli cita un brano dell'interrogatorio cui Rudolf Höss fu
sottoposto il 1° aprile 1946, che poi riassume e commenta così:
«Note that Höss mentioned several times that he was forbidden to
discuss the execution of the Jews with anyone. Upon his return to
Auschwitz he began working on the plans for extermination facilities
by instructing his construction chief (whose name was Bischoff). He
ordered Bischoff to begin work on a large crematorium, the plans of
which were sent to Himmler. Subsequently, Höss figured out the
changes needed to convert the crematorium into a homicidal facility,
and sent them to Himmler. The changes were approved.» (pp. 15-16)
Concludendo, la "camera a gas" fu denominata "Leichenkeller 1" e non
vi furono disegnate le aperture di introduzione dello Zyklon B
«since the man in charge of it was not permitted to know of its real
purpose, and therefore did not draw them on the plans.» (p.16)
La conclusione di Provan si basa dunque sulle dichiarazioni di
Rudolf Höss: ma tali dichiarazioni sono attendibili? Per rispondere
a questa domanda, esaminiamo anzitutto il contesto in cui esse si
collocano.
Höss afferma che ricevette a Berlino il presunto ordine di sterminio
ebraico da Himmler in persona nel luglio 1941 (45). In tale
occasione Himmler gli spiegò che
«the extermination camps in Poland that existed at that time were
not capable of performing the work assigned to them.» (46)
Indi, su specifica richiesta degli inquirenti, Höss rispose:
«There were three camps: first, Treblinka, Belzak <sic> near Lemberg
and the third one was about 40 kilometers in the direction of Kulm.
It was past Kulm in an easterly direction.» (47)
Il terzo "campo di sterminio" dovrebbe essere Sobibór, tuttavia
l'indicazione geografica di Höss è sbagliata, perché "Kulm"
corrispondeva al polacco "Chelmno", mentre la città vicina a Sobibór
è "Chelm", che in tedesco si diceva "Cholm".
Quando dunque Höss affermò che Himmler lo aveva informato che
«the camps in Poland were not suitable for enlargement and the
reason why he had chosen Auschwitz was because of the fact it had
good railroad connections and could be enlarged.» (48)
e gli aveva ordinato
«to look at an extermination camp in Poland and eliminate in the
construction of my camp the mistakes and inefficiency existing in
the Polish camp,» (49)
intendeva dire che nel luglio 1941 - secondo Himmler - esistevano
già i "campi di sterminio" di Treblinka, Belzec e Sobibór,
esattamente come nell'interrogatorio del 14 marzo 1946, nel corso
del quale Höss aveva dichiarato:
«I was ordered to see Himmler in Berlin in June [sic] 1941 and he
told me, approximately, the following.- The Führer ordered the
solution of the Jewish question in Europe. A few so called
Vernichtungslager are existing in the general government (Belzek
[Belzec] near Rava Ruska Ost Polen, Tublinka [Treblinka] near Malina
[Malkinia] on the river Bug, and Wolzek (50) near Lublin).» (51)
Torniamo all'interrogatorio del 1° aprile 1946. Höss vi dichiara che
visitò il campo di Treblinka prima di costruire ad Auschwitz le sue
installazioni di sterminio. Lo scopo della visita era appunto quello
di "eliminate in the construction" del suo "camp the mistakes and
inefficiency" di Treblinka. Höss descrive accuratamente la presunta
procedura di sterminio a Treblinka e precisa che
«at that time the action in connection with the Warsaw Ghetto was in
progress, and I watched the procedure.» (52)
Anche questa descrizione ricalca ciò che Höss aveva dichiarato
nell'interrogatorio del 14 marzo 1946:
«I visided the camp Treblinka in Spring 1942 to inform myself about
the conditions. The following method was used in the process of
extermination. Small chambers were used equipped with pipes to
induce exhaust gas from car engines. This method was unreliable as
the engines, coming from old captured transport vehicles and tanks,
very often failed to work. Because of that the intakes could not be
dealt with according to the plan, which meant to clear the Warsaw
Ghetto. According to the Camp Commandant of Treblinka 80000 people
have been gassed in the course of half a year.» (53)
La stessa storia fu raccontata da Rudolf Höss anche
nell'interrogatorio dell'8 aprile 1946:
«Ich hatte den Befehl, Ausrottungserleichterungen in Auschwitz im
Juni 1941 zu schaffen. Zu jener Zeit bestanden schon drei weitere
Vernichtungslager im Generalgouvernement: Belzek, Treblinka und
Wolzek. Diese Lager befanden sich unter dem Einsatzkommando der
Sicherheitspolizei und des SD. Ich besuchte Treblinka, um
festzustellen, wie die Vernichtungen ausgeführt wurden. Der
Lagerkommandant von Treblinka sagte mir, dass er 80000 im Laufe
eines halben Jahres liquidiert hätte. Er hatte hauptsächlich mit der
Liquidierung aller Juden aus dem Warschauer Ghetto zu tun. Er wandte
Monoxid-Gas an und nach seiner Ansicht waren seine methoden nicht
sehr wirksam. Als ich das Vernichtungsgebäude in Auschwitz
errichtete, gebrauchte also Zyclon B, eine kristallisierte Blau
Säure [sic], die wir in die Todeskammer durch eine kleine Öffnung
einwarfen.» (54)
Dunque Höss afferma che nel giugno o luglio 1941 già esistevano i
campi di Belzec e di Treblinka e che egli visitò il campo di
Treblinka "in Spring 1942", comunque prima della costruzione del
"Vernichtungsgebäude" ad Auschwitz, ossia, al più tardi, prima della
installazione del cosiddetto "Bunker 1" - che sarebbe entrato in
funzione il 20 marzo 1942 (55), o, secondo Pressac, nel maggio 1942
(56).
Tuttavia il campo di Belzec fu aperto il 17 marzo 1942 (57), quello
di Treblinka il 23 luglio 1942 (58).
Concludendo, questi due campi nel 1941 non esistevano, dunque le
affermazioni che Höss attribuisce a Himmler sono false; inoltre Höss
non può aver visitato Treblinka prima dell'inizio del presunto
sterminio ad Auschwitz, dunque il suo relativo racconto è falso.
Ora, le dichiarazioni di Höss citate da Provan si inquadrano in
questo contesto di palesi falsità storiche, ma allora perché si
dovrebbe credere alla loro veridicità?
Il contesto induce dunque a dubitare seriamente dell'attendibilità
delle dichiarazioni di Rudolf Höss riportate da Provan.
Esaminiamo ora il contenuto delle dichiarazioni di Rudolf Höss. Egli
afferma:
«I immediately got in touch with the chief of a construction unit
and told him that I need a large crematorium.» (59)
Ciò avvenne nel giugno o luglio 1941, al suo ritorno ad Auschwitz
dall'incontro con Himmler a Berlino. Tuttavia il primo progetto del
nuovo crematorio - il futuro crematorio II - fu eseguito
dall'SS-Untersturmführer Dejaco il 24 ottobre 1941 (60), cioè tre o
quattro mesi dopo, il che poco si concilia con l'avverbio
"immediately". Il secondo progetto del crematorio fu realizzato nel
novembre 1941 dall'architetto Werkmann, dell' SS-Hauptamt Haushalt
und Bauten (61), il che dimostra che la costruzione di questo
impianto non era un affare segreto locale. Höss afferma poi che egli
"changed" i progetti "in accordance with the real purpose" delle
istruzioni di Himmler - cioè modificò i piani originari trasformando
un semplice impianto igienico-sanitario in un impianto di sterminio
- e inviò i piani così modificati a Himmler, che li approvò (62) .
Il progetto definitivo del crematorio fu realizzato ad Auschwitz nel
gennaio 1942 (63), tuttavia la prima presunta modificazione
"criminale" di questi piani - secondo Pressac - è la pianta 2003 del
19 dicembre 1942 (64). Dunque Höss avrebbe atteso dodici mesi per
iniziare la modificazione criminale del crematorio! Dico "iniziare"
perché, come afferma Provan, le aperture sul soffitto del
Leichenkeller 1 del crematorio II sarebbero state praticate tra la
fine di gennaio e la metà di marzo del 1942 (pp. 18-19), sicché
Rudolf Höss avrebbe atteso almeno un altro mese per far eseguire
questa modifica indispensabile per impiegare il locale summenzionato
come camera a gas omicida. Su questo punto essenziale ritornerò nel
§ 6.
D'altro canto, la pretesa di Rudolf Höss di aver creato ad Auschwitz
installazioni di sterminio senza che il capo della Zentralbauleitung
ne fosse previamente informato, conoscendo la struttura, il
funzionamento e i compiti di quest'ufficio (65) è decisamente
insensata, e ciò è ancora più vero in relazione alle presunte
modificazioni "criminali" del crematorio II. In effetti, se Bischoff
già nel marzo o maggio 1942 aveva trasformato il cosiddetto "Bunker
1" in camera a gas omicida (e in giugno il cosiddetto "Bunker 2"), e
se almeno a partire dal 4 luglio in queste due installazioni era
cominciato il presunto sterminio in massa di Ebrei (66), il
"segreto" di Himmler ad Auschwitz era svelato e Bischoff non poteva
non esserne perfettamente al corrente. Ma allora perché mai Höss
avrebbe dovuto continuare a trasformare gradualmente il crematorio
II in gran segreto e all'insaputa di Bischoff - che ormai conosceva
il "segreto" - in installazione di sterminio?
Tutto ciò è insensato, perciò le dichiarazioni di Rudolf Höss sono
false anche su questo punto.
Un'ultima osservazione. Un'altra modificazione "criminale" del
"Kellergeschoss" del crematorio II sarebbe la scala di ingresso al
"Leichenkeller 2". Ora, sebbene questo ingresso, nell'economia della
presunta procedura di sterminio, fosse meno importante delle
aperture sul soffitto del Leichenkeller 1 (perché le vittime
potevano entrare nel Kellergeschoss attraverso l'ingresso situato
nel lato nord del crematorio (67), esso appare nella pianta annessa
alla documentazione della "Übergabeverhandlung" del crematorio alla
Kommandantur (68). Ma allora perché in questa pianta non appaiono le
ben più importanti aperture di introduzione dello Zyklon B?
In conclusione, è vero che le piante dei crematori sono "in accord
with the statement of Höss" (p. 30), tuttavia questi "statements"
non sono "in accord" con la realtà storica, perciò l'argomentazione
di Provan risulta del tutto infondata.
V. LE FOTOGRAFIE TERRESTRI DEL LEICHENKELLER 1
Nel paragrafo V, "German wartime photographs of Leichenkeller 1 of
Krematoria 2 and 3", Provan analizza le quattro fotografie addotte
da Pressac come prova dell'esistenza di camini di introduzione dello
Zyklon B sul soffitto del Leichenkeller 1 e giunge alla conclusione
che esse in realtà non dimostrano nulla.
1. Fotografia 1 (numero di negativo 20995/507 del Museo di
Auschwitz):
"Try as we might, we cannot see any of these openings on the
photograph" (p. 17).
2. Fotografia 2 (numero di negativo 20995/494 del Museo di
Auschwitz):
"It is our conclusion therefore, that whatever they are, they are
not the Zyklon B insertion Chimneys spoken of by the eyewitnesses"
(p. 18).
3. Fotografia 3 (numero di negativo 20995/460 del Museo di
Auschwitz):
"Since the object, whatever it is, isn't on the roof at all, this is
conclusive evidence that it was not a Zyklon B introduction chimney"
(p. 18).
4. Fotografia 4 (numero di negativo 20995/506 del Museo di
Auschwitz):
"The roof is covered with snow, and no vents for Zyklon B are
visible. Since the picture is dated from January 20-22, 1943, we can
deduce that any holes for Zyklon B insertion must have been put in
after that date" (p.18).
All'osservazione di Germar Rudolf che la perforazione della
copertura del Leichenkeller 1 "would imply an inconceivably stupid
error in planning", Provan risponde:
«We do not see why this would be so. We have already seen that Höss
could not even tell his SS architect about the building's real
purpose, and we can observe that all of the blueprints call that gas
chambers "Leichenkeller 1". […]. So we see no problem with this
method being the method of creating Zyklon B holes in the roof of
Leichenkeller 1.» (p. 19)
Quest'affermazione merita una risposta adeguata.
VI. LE APERTURE DI INTRODUZIONE DELLO ZYKLON B NEL CONTESTO
ARGOMENTATIVO "CRIMINALE" DI PRESSAC E VAN PELT
L'ipotesi di Provan della trasformazione criminale dei crematori
all'insaputa del capo della Zentralbauleitung, come ho dimostrato
nel § 4, è completamente infondata, perciò essa non può spiegare
perché il soffitto del Leichenkeller 1 fu costruito senza aperture
per lo Zyklon B.
Dunque il problema del perché il soffitto del Leichenkeller 1 del
crematorio II fu costruito senza aperture di introduzione dello
Zyklon B non solo resta aperto, ma è molto più serio di quanto pensi
Provan. Esso infatti è in stridente contraddizione con la tesi della
trasformazione in senso omicida del crematorio II alla quale
aderisce Provan stesso.
Come è noto, Pressac afferma che il crematorio II, al pari del
crematorio III, fu progettato e costruito come normale impianto
igienico-sanitario (69), ma, alla fine di ottobre del 1942, la
Zentralbauleitung decise di trasferire nei crematori di Birkenau la
presunta attività di gasazione omicida dei cosiddetti "Bunker".
Dalla fine del 1942, in effetti, i progetti iniziali del
seminterrato (Kellergeschoss) del crematorio II subirono varie
modifiche, nelle quali Pressac vede delle "criminal traces" della
trasformazione del Kellergeschoss a scopo omicida mediante
l'installazione di una camera a gas nel Leichenkeller 1 e di uno
spogliatoio nel Leichenkeller 2. La modifica sulla quale Pressac
insiste più enfaticamente è quella presente nella pianta 2003 del 19
dicembre 1942, nella quale lo scivolo per i cadaveri (Rutsche) non
appare più, sicché - commenta lo storico francese - "l'unico accesso
possibile alle camere mortuarie diventa la scala nord, il che
implica che i morti dovranno scendere la scala camminando" (70).
L'interpretazione di Pressac, nelle sue linee generali, è stata
accolta da tutti gli storici occidentali sostenitori dell'esistenza
di camere a gas omicide ad Auschwitz, ed è stata ripresa anche da
Robert Jan van Pelt già nel libro da lui scritto in collaborazione
con Debórah Dwork "Auschwitz 1270 to the present" (71), nel quale
egli ha riportato - senza riferimento alla fonte - perfino il
commento di Pressac:
«The victims would walk to thein death.» (72)
Un altro presunto "indizio criminale" addotto da Pressac in tale
contesto è il termine "Sonderkeller", scantinato speciale. Egli
scrive al riguardo:
«A questo proposito, Wolter redasse, per informare Bischoff, una
nota intitolata "Disaerazione dei crematori (I e II)", e nella quale
designava il "sotterraneo per cadaveri 1" (73) del crematorio II con
il nome di "sotterraneo speciale" (Sonderkeller).» (74)
Questa nota, redatta dall' SS-Untersturmführer Wolter il 27 novembre
1942, rientrerebbe nel presunto progetto della Zentralbauleitung «di
trasferire l'attività "col gas" dei Bunker 1 e 2 in un locale di
crematorio, dotato di una ventilazione artificiale» e costituirebbe
la «prima netta "sbavatura criminale"», ossia il primo indizio
relativo a "un impiego anomalo dei crematori e non spiegabile
altrimenti che con il massiccio trattamento col gas di esseri umani"
(75).
Il termine "Sonderkeller" che appare in questa nota sarebbe pertanto
un criptonimo che designerebbe una camera a gas omicida.
L'argomentazione di Pressac si basa unicamente sulla presenza di
tale termine.
Nella nota in discussione, Wolter, riferendo ciò che l'ing. Prüfer
gli aveva detto al telefono, scrive:
«La ditta [Topf] entro circa 8 giorni ha un installatore libero, il
quale, se le coperture sopra gli scantinati speciali sono pronte,
deve montare l'impianto di disaerazione; poi l'impianto di tiraggio
aspirato per i cinque forni a 3 muffole» [«Die Firma hätte in ca. 8
Tagen einen Monteur frei, der, wenn die Decken über die Sonderkeller
fertig sind, die Entlüftungsanlage montieren soll; ferner die
Saugzuganlage für die 5 3-Müffelöfen.»] (76)
Secondo Pressac, come si è visto sopra, il termine "Sonderkeller"
designava «il "sotterraneo per cadaveri 1" del crematorio II».
Tuttavia, in questo documento, il termine "Sonderkeller" è al
plurale, e si può inoltre escludere che esso si riferisca anche al
"sotterraneo per cadaveri 1" del crematorio III, perché, sebbene
questo documento abbia come oggetto "Disaerazioni per crematori"
[Entlüftungen für Krematorien], cioè per i crematori II e III, esso
si riferisce in realtà soltanto al crematorio II. Solo in questo
impianto, infatti, i lavori di costruzione erano tanto progrediti da
consentire entro poco tempo la copertura dei locali seminterrati
(Kellergeschoss). Infatti il 23 gennaio 1943 nel crematorio II la
copertura di cemento armato degli scantinati (Keller) 1 e 2 era già
stata eseguita, mentre nei corrispondenti locali del crematorio III
erano stati effettuati soltanto i lavori di isolamento del pavimento
dalla falda freatica (77). Anche il riferimento all'installazione
del "Saugzuganlage" ha senso soltanto per il crematorio II, nel
quale erano già completati sia i cinque forni a 3 muffole, sia i
condotti del fumo, sia il camino, mentre nel crematorio III il
camino era stato innalzato soltanto fino all'altezza del soffitto
del crematorio (78).
D'altra parte, nel crematorio II, i "Keller" per i quali era
previsto un "Entlüftungsanlage" erano due, il "Leichenkeller 1" e il
"Leichenkeller 2". Il primo era fornito anche di "Belüftungsanlage",
il secondo soltanto di un "Entlüftungsanlage", che fu installato tra
il 15 e il 21 marzo 1943 (79).
E' dunque chiaro che i "Sonderkeller" della nota di Wolter erano i
due "Leichenkeller" del crematorio II. Questi locali seminterrati
erano "sonder-" appunto perché, dei sei locali seminterrati in cui
era suddiviso il "Kellegeschoss" del crematorio (80), erano le
uniche due camere mortuarie dotate perciò di "Entlüftungsanlage".
Il termine "Sonderkeller" appare anche in un documento precedente
ignoto a Pressac. Si tratta del "Rapporto sulle costruzioni per il
mese di ottobre 1942" redatto da Bischoff il 4 novembre 1942 nel
quale, in riferimento al crematorio II, si legge:
«Suola di calcestruzzo nello scantinato speciale gettata. I pozzi di
disaerazione costruiti e la muratura interna dello (o: degli)
scantinato (o: scantinati) iniziata» [«Betondruckplatte im
Sonderkeller eingebracht. Die Entlüftungsschächte aufgemauert und
das innere Kellermauerwerk begonnen.»] (81)
La „Betondruckplatte" era la suola di calcestruzzo degli scantinati
(Kellersohle) del crematorio che serviva a contenere la pressione
della falda freatica (Grundwasserdruck) (82).
In questo contesto il termine "Sonderkeller", se, come è probabile,
si riferisce al "Leichenkeller 1", si spiega con il fatto che questo
locale, essendo dotato di un impianto di aerazione e disaerazione
(Belüftung-Entlüftung) era verosimilmente destinato, come ipotizza
Pressac stesso,
«to take corpses several days old, beginning to decompose and thus
requiring the room to be well-ventilated.» (83)
Supponiamo tuttavia che l'interpretazione di Pressac della
trasformazione criminale dei crematori sia corretta, concediamo che
questo "Sonderkeller" fosse il "Leichenkeller 1" e che esso fosse un
criptonimo che indicava una camera a gas omicida.
Vediamo quali conseguenze discendono da questa ipotesi riguardo alla
questione delle aperture sulla copertura del Leichenkeller 1 del
crematorio II che stiamo esaminando.
Alla fine di ottobre del 1942 - afferma Pressac - la
Zentralbauleitung decise di trasferire la presunta attività di
gasazione omicida dei cosiddetti Bunker 1 e 2 "in un locale di
crematorio, dotato di una ventilazione artificiale, come si era
praticato nel dicembre 1941 nell'obitorio del crematorio I." (84)
Egli spiega così in che modo in questo crematorio furono eseguite le
presunte gasazioni omicide:
«Furono praticate e sistemate tre aperture quadrate nel soffitto
della "morgue" (85) per permettere l'introduzione dello Zyklon-B,
che veniva direttamente versato nel locale, le cui due porte
d'accesso erano state rese stagne.» (86)
Come dimostra la fotografia 20995/506 del Museo di Auschwitz e come
ammette anche Provan, il soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio
II fu costruito senza aperture di introduzione dello Zyklon B.
Se dunque il "Sonderkeller" del crematorio II designava una camera a
gas omicida da realizzare secondo il modello di quella del
crematorio I, perché la Zentralbauleitung non fece predisporre le
aperture per l'introduzione dello Zyklon B sulla copertura di
cemento armato del Leichenkeller 1 già durante la costruzione
dell'armatura del solaio da parte dei carpentieri?
Dunque la Zentralbauleitung, pur avendo progettato di trasformare in
camera a gas omicida il Leichenkeller 1 quando in questo locale era
stata soltanto gettata la suola di calcestruzzo contro la falda
freatica, vi avrebbe fatto costruire un soffitto senza aperture -
dispositivi essenziali per una gasazione omicida con Zyklon B -,
indi, con mazzetta e scalpello, avrebbe fatto praticare sulla
copertura di cemento armato del locale (18 centimetri di spessore)
quattro aperture per lo Zyklon-B!
Sfortunatamente per Pressac, i tecnici della Zentralbauleitung non
erano così imbecilli, e infatti, come vedremo nel § 7, sul soffitto
di cemento armato del Leichenkeller 2, essi fecero predisporre
l'apertura rotonda per il passaggio della tubatura dell'impianto di
disaerazione all'atto stesso della gettata di cemento e la stessa
cosa fecero con le cinque aperture di aspirazione dell'aria calda
sul soffitto della sala forni.
Concludendo, l'ipotesi della perforazione del soffitto del
Leichenkeller 1 per creare le aperture di introduzione dello Zyklon
B non è soltanto un "inconceivably stupid error", come dice Germar
Rudolf, ma è anche decisamente insensata e in totale contrasto con
uno dei cardini della tesi di Pressac, di van Pelt e di Provan
stesso.
VII. LE PROVE ARCHEOLOGICHE.
Il 23 marzo 2000 Provan si è recato a Birkenau e ha effettuato una
serie di rilevamenti sul soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio
II, che ha documentato con 18 fotografie (pp. 37-41).
Egli menziona otto aperture, tre delle quali - la numero 2, 6 e 8 -
egli considera originali (p. 25-26 e 30), cioè praticate dalle SS
nel 1943 per introdurre lo Zyklon B nella "camera a gas", perciò
«the "No Holes, No 'Holocaust' " argument is no longer possible to
make, since there are three suitable areas where there are holes in
the roof, in accord with eyewitness testimony, with the fourth
unobservable.» (p. 31)
Esaminiamo i suoi argomenti.
I due presupposti di Provan
La conclusione di Provan si fonda sul presupposto essenziale che le
presunte aperture di introduzione dello Zyklon B misurassero cm 25 x
25, secondo l'affermazione di Schultze (p.30).
Karl Schultze partecipò, con Heinrich Messing, all'installazione del
„Be- und Entlüftungsanlage" del crematorio II. Il suo invio ad
Auschwitz a tale scopo fu preannunciato dalla ditta Topf il 24
febbraio 1943 per il 1° marzo (87). Egli lavorò con Messing nel
Leichenkeller 1 fino al 13 marzo, giorno in cui l'impianto di
ventilazione fu messo in funzione definitivamente ("Be u
Entlüftungsanlage in Keller I in Betrieb genommen" [sic]) (88). Il
giorno dopo ebbe luogo presuntamente la prima gasazione omicida
(89), dunque le colonne descritte da Tauber erano già state
installate (90). Schultze invece non menziona alcuna colonna,
limitandosi a dire:
«In der Decke waren vier quadratische Öffnungen 25 x 25 Zentimeter.»
(91)
Provan non rileva questa contraddizione.
La testimonianza di Michal Kula
Tale presupposto è inoltre smentito categoricamente dal testimone
Michal Kula. E' bene precisare che l'esistenza delle aperture in
questione si basa esclusivamente su testimonianze e, a questo
riguardo, il testimone per antonomasia è appunto Michal Kula,
detenuto n. 2718. Spiegherò poi perché. Prima vediamo che cosa
dichiarò nel suo interrogatorio dell'11 giugno 1945:
«Fra l'altro nella slusarna (= Schlosserei) furono fabbricate le
docce finte destinate alle camere a gas e le colonne di rete (slupy
siatkowe) per versare il contenuto dei barattoli di Zyklon nelle
camere a gas. Questa colonna era alta 3 metri, con sezione quadrata
di circa 70 cm [di lato]. Tale colonna era costituita da tre reti
inserite una dentro l'altra. La rete esterna era fatta di filo di
ferro di 3 mm, teso su angolari di 50 x 10 mm. Questi angolari si
trovavano in tutti gli angoli della rete e nella parte superiore e
inferiore erano collegati fra loro da un angolare dello stesso tipo.
Le maglie della rete erano quadrate e misuravano 45 mm. La seconda
rete era fatta allo stesso modo ed era installata all'interno della
prima a una distanza di circa 150 mm. Le maglie di questa rete erano
quadrate e misuravano circa 25 mm. Entrambe le reti agli angoli
erano collegate da una barra di ferro. La terza parte della colonna
era mobile. Era una colonna vuota di sottile lamiera di zinco con
sezione quadrata di circa 150 mm. Sopra terminava con un cono e
sotto con una base quadrata piana. A distanza di circa 25 mm dai
bordi di questa colonna erano saldati angolari di lamiera su sottili
barre di lamiera. Su questi angolari era tesa una rete sottile con
maglie quadrate di circa 1 mm. Questa rete finiva alla base del cono
e da qui verso l'alto nel prolungamento della rete correva una
intelaiatura di lamiera per tutta l'altezza fino alla sommità del
cono. Il contenuto di un barattolo di Zyklon veniva versato da sopra
nel cono di diffusione e in tal modo si otteneva uno spargimento
uniforme dello Zyklon da tutti e quattro i lati della colonna. Dopo
l'evaporazione del gas si estraeva l'intera colonna centrale e si
toglieva la silice evaporata.» (92)
Kula faceva parte della "Häftlingsschlosserei" come tornitore
(Dreher). Il suo numero appare in un documento con timbro a data 8
febbraio 1943 con oggetto "Häftlingsschlosserei. Aufstellung der
Häftlinge", nel quale sono riportati i numeri dei 192 detenuti che
facevano parte di quell'officina (93).
La Häftlings-Schlosserei era un Kommando delle Werkstätten della
Zentralbauleitung - officine specializzate nei vari settori
dell'edilizia nelle quali lavoravano Kommandos di detenuti, per lo
più operai specializzati.
I Kommandos delle Werkstätten prestarono la loro opera in tutti i
Bauwerke, inclusi i crematori. Secondo la prassi del 1942, il
Bauleiter o Bauführer che aveva bisogno della prestazione faceva
anzitutto una richiesta all' amministrazione dei materiali
(Anforderung an die Materialverwaltung) con apposito modulo
numerato; se la richiesta era autorizzata (genehmigt), il
Werkstättenleiter impartiva l' incarico (Auftrag) al Kommando
interessato tramite apposito modulo numerato in cui veniva indicato
il tipo di lavoro da eseguire; il Kommando che eseguiva il lavoro
redigeva poi una scheda di lavoro (Arbeitskarte) in cui era indicato
il numero dell'incarico, il Kommando, il destinatario, l'inzio e la
fine dei lavori; nel retro (Materialverbrauch) erano elencati i
materiali impiegati e i costi dei materiali e del lavoro; la
Häftlings-Schlosserei aveva una scheda diversa nella quale venivano
riportati la colonna (Kolonne), l'oggetto del lavoro (Gegenstand),
il committente (Auftragsteller), l'inizio (Angefangen) e la fine
(Beendet) dei lavori, il nome, la qualifica e le ore lavorative dei
detenuti che avevano eseguito i lavori; il retro non presentava
differenze rispetto all' altro modello di scheda. I Kommandos erano
suddivisi in colonne che operavano sotto la responsabilità di un
capocolonna (Kolonnenführer) e di un Ober-Capo. Se la prestazione di
lavoro era la fabbricazione di un oggetto qualunque, il committente,
nel riceverlo, firmava una ricevuta (Empfangsschein) numerata.
L' 8 febbraio 1943 i 192 detenuti della Häftlings-Schlosserei , che
dipendevano dall' SS-Unterscharführer Kywitz, furono presi in carico
dai D.A.W. (Deutsche Ausrüstungswerke) (94) e la nuova officina
assunse il nome di D.A.W. WL (= Werkstättenleitung) Schlosserei. A
partire dal giorno dopo le ordinazioni fatte all' officina furono
annotate in un registro denominato WL-Schlosserei che comprendeva le
seguenti voci: data di arrivo dell'ordinazione (Eingegangen am...),
numero progressivo dei D.A.W. (Lauf. Nr. D.A.W.), riferimento
(Betrifft), oggetto (Gegenstand), numero delle ore lavorative
impiegate (Arbeitsstunden), inizio (Angefangen) e termine (Beendet)
dei lavori: i dati relativi venivano desunti dalle Arbeitskarten. Il
registro conteneva anche l'indicazione del numero e della data
dell'ordinazione ricavata dagli appositi moduli. La
Zentralbauleitung forniva a queste officine il materiale necessario
emettendo a loro favore un buono di consegna (Lieferschein);
eseguito il lavoro, i D.A.W. inviavano alla Zentralbauleitung la
relativa fattura (95).
Il modulo numerato in cui veniva indicato il tipo di lavoro da
eseguire (Auftrag) recava di norma un disegno che mostrava la forma
e le misure dell'oggetto da costruire, e elencava i materiali
necessari, come appare ad esempio nell' "Auftrag" n. 67 del 6 marzo
1943 (96) (fotografia 4).

Fotografia 4

Fotografia 5
Fotografia 4
Auftrag della Zentralbauleitung
alla W.L. Schlosserei n. 67
del 6 marzo 1943. Recto
Fotografia 5
Auftrag della Zentralbauleitung
alla W.L. Schlosserei n. 67
del 6 marzo 1943. Verso
Questo "Auftrag" appare nel registro della "WL-Schlosserei" nei
seguenti termini:
«8.3.43. Nr.165. K.G.L. Einäscherungsanlage BW. 30 b und c.
Przedmiot [oggetto]: 64 Stck. Steinschrauben aus Rundeisen 5/8" Ø
nach nachstehender Skizze. Lieferzeit: eilt! Baultgs. Auftrag. Nr.
67 vom 6.3.43. Ukonczono [terminato]: 2.4.43.» (97)
Se dunque Kula costruì realmente il congegno descritto sopra, allora
esso era stato oggetto di uno specifico Auftrag della
Zentralbauleitung, sul quale vi era uno schizzo che indicava la
struttura e le dimensioni esatte delle varie parti del congegno, e
Kula l'aveva costruito sulla base di questo schizzo. Avendo dunque
studiato lo schizzo e avendo poi realizzato il congegno, Kula era la
persona che meglio lo conosceva e meglio lo poteva descrivere.
Riguardo ad esso, dunque, egli è il testimone chiave.
D'altra parte, la descrizione del congegno di introduzione dello
Zyklon B fornita da Henryk Tauber nella deposizione del 24 maggio
1945 concorda con quella di Kula, come risulta dalla seguente
traduzione fatta sul testo originale:
«La volta della camera a gas poggiava su pilastri di cemento al
centro della sua lunghezza. A sinistra e a destra di questi pilastri
c'erano quattro colonne. La parte esterna di queste colonne era
formata da grate (kraty) di fil di ferro grosso (z grubego drutu),
che arrivavano fino al soffitto e all'esterno. Dentro (98) a questa
parte c'era una seconda rete (druga siatka) con maglie e aperture
più piccole e all'interno di questa una terza [rete] fitta. In
questa terza rete (w tej trzeciej siatce) si muoveva una scatola
(pudelko) con la quale si estraeva mediante un filo di ferro la
polvere dalla quale il gas era ormai evaporato.» (99)
Perciò di fronte a quella di Kula, la testimonianza di Karl Schultze
è del tutto insignificante, sia perché - come si è visto sopra -
egli menziona soltanto le aperture ma non le colonne, perciò egli
non vide le colonne in un periodo in cui esse dovevano essere
necessariamente presenti; sia perché egli fu un testimone casuale.
Concludendo, se le colonne misuravano 70 x 70 cm, le aperture sul
soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio II non potevano misurare
25 x 25 cm.
Il secondo presupposto sul quale Provan fonda le sue conclusioni è
la "rule in architecture" secondo la quale
«when violent stress is put on a concrete structure, cracks show up
passing through holes made previous to the violent force, since the
holes makes the structure weaker in that location.» (p. 26)
Questa "regola" era già stata menzionata e applicata da Germar
Rudolf nella sua analisi delle aperture in questione (p. 26).
L'analisi di Provan dell'apertura "criminale" n.2
Provan adotta questa "regola" nella spiegazione dell'apertura n. 2
nel modo seguente:
«According to the testimony of the witness Schultze, the Zyklon B
holes were only some 25 cm square when he saw them (in 1943). We do
not see why a small hole couldn't be made much larger after
suffering a violent shock of a massive explosion, so violent as to
lift the entire southern end of the roof into the air high enough to
smash a hole in the roof at Pillar 1 on the way down. If some of the
holes in the nearby oven room were entirely destroyed in the
explosion, we think it reasonable to suppose the cause for Hole 2
being so large now, is the same demolition work. Bear in mind that
the explosions which occurred were strong enough to open holes in
the ceiling where none had been before, and one will recognize the
power to make a smaller hole bigger. So we posit a smaller hole
originally, made larger by the explosives.» (pp. 27-28)
Questa ipotesi è infondata, perché si basa su una "rule" che è
smentita dalla realtà dei fatti.
Nel Leichenkeller 2 del crematorio II l'esplosione fu ancora più
violenta che nel Leichenkeller 1, perché distrusse quasi tutta la
copertura del locale, tranne una piccola parte situata all'estremità
est. Ora, proprio su questa parte della copertura c'è l'apertura
rotonda attraverso la quale passava la tubatura di disaerazione
(Entlüftung) del Leichenkeller 2. (Vedi fotografia 6 e 7).

Fotografia 6
Apertura rotonda per il tubo dell'impianto di disaerazione
(Entlüftung) sulla copertura di cemento armato
del Leichenkeller 2 del
crematorio II di Birkenau. Agosto 2000.
© Carlo Mattogno

Fotografia 7
Apertura rotonda per il tubo dell'impianto di disaerazione
(Entlüftung) sulla copertura di cemento armato
del Leichenkeller 2 del crematorio II di
Birkenau. Ingrandimento della fotografia 6.
© Carlo Mattogno

Fotografia 8
Apertura rotonda per il tubo dell'impianto
di disaerazione (Entlüftung)
sulla copertura di cemento armato del
Leichenkeller 2 del crematorio II
di Birkenau. Ottobre 1991.
© Carlo Mattogno
Quest'apertura, che ha un diametro di 38 cm (100), non ha subìto
alcun danno dall'esplosione: i suoi bordi sono rimasti intatti (vedi
fotografia 8).
Anche le aperture di ventilazione che esistevano sul soffitto di
cemento armato della sala forni del crematorio III sono rimaste
intatte oppure sono rimaste danneggiate, ma in modo tale che la loro
forma rettangolare è ancora chiaramente riconoscibile. Queste
aperture, che misuravano cm 80 x 50 (101), erano 5 e ognuna era
disposta sul soffitto al di sopra della muffola centrale di ogni
forno crematorio (102). Esse, come ha segnalato Pressac, sono ben
visibili in una fotografia della sala forni del crematorio II
dell'inizio del 1943 (103). Le fotografie 9 e10 mostrano le prime
due aperture da ovest, una intatta, l'altra con danni lievi.

Fotografia 9
Solaio della sala forni del
crematorio III.
Prima apertura di ventilazione
(da ovest). Giugno 1990.
© Carlo Mattogno

Fotografia 10
Solaio della sala forni del
crematorio III.
Seconda apertura di ventilazione
(da ovest) Giugno 1990.
© Carlo Mattogno

Fotografia 11
Le 5 aperture di ventilazione del
solaio della sala forni del
crematorio.
Fotografia di J.-C.Pressac
Pressac pubblica una fotografia nella quale appaiono tutte e cinque
le aperture (fotografia 11).
Partendo dalla più vicina all'obiettivo (da est), la prima è
danneggiata, ma riconoscibile come apertura. La seconda è
indistinta, perché da essa emerge uno dei pilastri di cemento armato
che sostenevano il solaio della sala forni. Anche dalla prima
apertura sporgono i resti di un pilastro. Le due aperture sono unite
da una lunga crepa, che è stata evidentemente provocata dal crollo
di questa parte del soffitto su questi due pilastri. La terza
apertura appare lievemente danneggiata, la quarta e la quinta sono
intatte.
Dunque, su cinque (104) aperture originariamente disposte su due
coperture di cemento armato fatte saltare dalle SS di cui abbiamo
documentazione visiva, tre sono rimaste intatte, una è lievemente
danneggiata, l'altra ha subìto danni più gravi ma è comunque ben
riconoscibili come apertura: la squadratura rettangolare e i bordi
interni lisci sono ancora chiaramente visibili.
Da questa indagine risulta la conclusione che, nel caso specifico
delle rovine dei crematori II e III,la "rule" presupposta da Provan
e da Germar Rudolf non ha alcun valore, in quanto è smentita
categoricamente dalle rovine.
Dunque la conclusione di Provan che l'attuale apertura n. 2 della
copertura del Leichenkeller 1 sia l'allargamento - provocato
dall'esplosione - di una apertura originaria più piccola, è del
tutto infondata.

Fotografia 12
Particolare dell'armatura della
copertura di cemento armato
del Leichenkeller 2 del crematorio II.
Fotografia pubblicata da J.-C. Pressac
Tale conclusione è infondata anche dal punto di vista tecnico.
L'armatura del soffitto dei Leichenkeller era costituita da una
fitta trama di tondini di ferro disposti parallelamente in senso
longitudinale e trasversale, come appare in una fotografia
pubblicata da Pressac (105), di cui riporto una sezione ingrandita
(fotografia 12).
Ora, l'azione dirompente di una esplosione è l'enorme pressione che
essa provoca. Ad esempio, il tritolo provoca una forza d'urto di
8.100 kg su metro quadrato (106).Per quanto enorme, una tale
pressione non poteva far volatilizzare il fitto intreccio di tondini
di ferro che si trovava intorno alla presunta apertura originaria n.
2 di cm 25 x 25 (= 625 cm2). Secondo Provan, questa apertura misura
cm 89 x 52 (p. 26), dunque circa 4.630 cm2. Ne consegue che
l'esplosione avrebbe fatto volatilizzare circa 4.000 cm2 di cemento
armato e di tondini di ferro lasciandone soltanto delle tracce
insignificanti. Tuttavia tutte le altre aperture fotografate da
Provan - e anche altre da lui non fotografate - mostrano ben
evidenti i resti dei tondini di ferro dell'armatura, che dunque non
si sono minimamente volatilizzati.(Sull'apertura n. 7 ritornerò
successivamente).
Accertato che l'apertura n. 2 non può essere l'allargamento di
un'apertura originaria più piccola, passiamo ad un'altra questione
essenziale.
Come ho mostrato sopra, il testimone di gran lunga più importante in
relazione alle presunte colonne di introduzione dello Zyklon B è
Michal Kula.
Questi ha dichiarato che tali colonne avevano una sezione quadrata
di cm 70 x 70 ed erano alte 3 metri, dunque passavano attraverso il
soffitto e sporgevano al di sopra di esso di (300 - 241 - 18 =) 41
cm. Per poter installare un tale congegno, era necessario praticare
nella copertura di cemento armato un' apertura leggermente più
grande, diciamo di cm 75 x 75.

Fotografia 13
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 2 nel giugno 1990.
© Carlo Mattogno
Tuttavia l'apertura n. 2, quando la misurai nel giugno 1990 (vedi
fotografia 13), aveva una forma trapezoidale con il lato maggiore di
86 cm e una larghezza massima di 50 cm. Il lato opposto a quello
maggiore correva obliquamente per 52 cm verso l'interno, fino ad una
specie di dente, indi continuava parallelamente al lato maggiore
opposto per altri 40 cm. Dal dente al lato opposto c'era una
distanza di 43 cm.
Tra il 1992 (fotografia 14) e il 1997 (fotografia 15) l'apertura è
stata allargata e squadrata grossolanamente a colpi di scalpello.

Fotografia 14
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 2 nel luglio 1992.
© Carlo Mattogno

Fotografia 15
Copertura di cemento armato
del Leichenkeller 1 del
crematorio II di Birkenau.
L'apertura 2 nell'agosto 1997.
© Carlo Mattogno
Come risulta dal confronto tra le fotografie 16, 17 e 18, l'apertura
n.2 che appare nella fotografia del 1945 è stata successivamente
allargata, soprattutto nella parte a est.

Fotografia 16
Copertura di cemento armato del
Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 2 nel giugno-luglio 1945.
Ingrandimento della fotografia 2.

Fotografia 17
Copertura di cemento armato del
Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 2 nel luglio 1992.
© Carlo Mattogno

Fotografia 18
Copertura di cemento armato del
Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 2 nell'agosto 2000.
© Carlo Mattogno
Poiché nel 1991 i lati maggiori dell'apertura misuravano cm 50 x 86
e nel 1945 essa era ancora più piccola, quest'apertura non poteva
contenere una colonna con sezione quadrata di cm 70 x 70, dunque
tale apertura è assolutamente incompatibile con la testimonianza
essenziale di Kula.
Quando e da chi è stata praticata questa apertura?
La fotografia 2 fu scattata da Stanisaw Kolowca, che il 29 maggio
1945 fu assunto come fotoreporter dal giudice istruttore Jan Sehn
(107). Essa fu pubblicata come fotografia n. 70 negli atti del
processo Höss (108) e risale probabilmente ai mesi di giugno-luglio
1945.
Nella perizia sui crematori di Auschwitz-Birkenau effettuata dal
prof. Roman Dawidowski per incarico di Jan Sehn e terminata il 26
settembre 1946, si dice che il 12 maggio e il 4 giugno 1945 furono
eseguite ispezioni nella zona del crematorio IV e del crematorio II,
dove furono rinvenuti
«2 chiusure danneggiate delle aperture di ventilazione della camera
a gas di tale crematorio / Zinksiebe 7 x 18 cm - ordinazione n.
162.» (109)
La perizia tossicologica eseguita dal dott. Jan Z. Robel il 15
dicembre 1945 specifica al riguardo:
«Il 12 maggio 1945 furono ricevute 4 chiusure complete e 2
danneggiate delle aperture di ventilazione, trovate durante
l'ispezione del crematorio n. II a Birkenau, che provenivano dalle
aperture di ventilazione della camera a gas /Leichenkeller n.1/ di
tale crematorio.» (110)
L'ispezione a questa presunta camera a gas fu dunque molto accurata,
dato che permise di trovare le sei chiusure summenzionate (111).
D'altra parte queste non furono trovate accidentalmente, ma furono
cercate, perché Jan Sehn sapeva dell'impianto di ventilazione del
Leichenkeller 1 sia dalle piante dei crematori poi analizzate da
Dawidowski, sia dal registro della "Schlosserei", dal quale risulta
che questa officina fabbricò 50 chiusure di tal fatta per il
crematorio II (112).
Tuttavia nella sua perizia, che elenca quasi tutti gli "indizi
criminali" ripresi successivamente da Pressac (incluse varie
fotografie e otto piante dei crematori), il prof. Dawidowski non
menzionò alcuna apertura sul soffitto del locale. Per quanto
riguarda i presunti congegni di introduzione dello Zyklon B, egli si
limitò a rilevare:
«Poi una SS con maschera antigas apriva dal di fuori le botole
(klapy) delle aperture sul soffitto della camera a gas e versava il
contenuto dei barattoli di Zyklon nella colonna di vaporizzazione di
rete [metallica] che si trovava sotto queste aperture.» (113)
Perché il prof. Dawidowski non menzionò l'indizio importantissimo
dell'apertura n. 2 sul soffitto del Leichenkeller 1? Esso, se
esisteva, non poteva essere sfuggito a Jan Sehn nel corso della sua
ispezione del 12 maggio 1945. A mio avviso, l'apertura fu praticata
proprio nel corso delle indagini di Jan Sehn per trovare all'interno
delle rovine del Leichenkeller prove o indizi dell' attività
criminale presuntamente svolta nel locale dalle SS. Non si può
tuttavia escludere che essa fosse stata praticata precedentemente
dai Sovietici per lo stesso scopo.

Fotografia 19
Disegno del dispositivo
di introduzione dello Zyklon B
realizzato da J.-C. Pressac secondo
le dichiarazioni di Michal Kula
Un'ultima osservazione. Pressac ha pubblicato un disegno del
congegno descritto da Kula proprio nel capitolo dedicato al
testimone Tauber, che Provan ha letto con particolare attenzione e
da cui ha tratto due citazioni. Tale disegno, come mostra la
fotografia 19, indica sia le misure dei lati della colonna (cm 70 x
70), sia la fonte documentaria (114).
Inoltre, l'opera "Anatomy of the Auschwitz Death Camp" (115), che
Provan ben conosce perché la cita nella nota 35 a p. 10 - contiene
un capitolo intitolato "Gas Chambers and Crematoria", che è stato
redatto da Franciszek Piper, nel quale, con riferimento alla
testimonianza di Michal Kula, si legge:
«Zyklon B was distributed in the gas chamber through four
introduction columns custom-made in the metalwork shops of the
camp.They were shaped like pillars and made of two wire grids with a
movable core. Cross sections of the pillars, 3 m high, formed a
square, each measuring 70 cm.» (116)
Nonostante ciò, Provan, nel suo studio, non ne parla mai. Perché? E
perché ha invece ripiegato sulla irrilevante testimonianza di Karl
Schultze? Evidentemente perché la testimonianza di Kula, per quanto
riguarda le misure, non concorda con nessuna delle aperture che si
trovano sul soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio II.
L'apertura n.7
Lo studio dell'apertura n. 7 ci permette di capire meglio la
trasformazione negli anni dell'apertura n.2.
Provan accetta l'argomentazione revisionistica che questa apertura

Fotografia 20
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 7 nel giugno 1990.
© Carlo Mattogno
«cannot be a Zyklon B insertion hole, for the simple reason that up
until a few years ago, the rebars originally running west to est
were merely cut at the western end and pulled up and over to the
est. (This was true, though now only one of these rebars remains
intact; the rest, as we have observed, have benn removed). The
Germans would have never constructed a poison gas aperture like
this, since it could not be airtight» (p.26).
Infatti nel 1990 questa apertura era come appare nella fotografia
20.

Fotografia 21
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 7 nel giugno 1990.
© Carlo Mattogno
Dal bordo del lato est dal cemento uscivano cinque tondini di ferro
lunghi fino a 40 cm piegati indietro sul soffitto del Leichenkeller,
inoltre due tondini trasversali delimitavano i lati nord e sud
dell'apertura (vedi fotografia 21), i cui bordi presentavano
evidenti tracce di scalpellatura.
Questi tondini erano ancora intatti nel 1991 (vedi fotografia 22) e
nel 1992 (vedi fotografia 23).

Fotografia 22
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 7 nell'ottobre 1991.
© Carlo Mattogno

Fotografia 23 (1992)
Copertura di cemento armato del
Leichenkeller 1 del crematorio II
di Birkenau.
L'apertura 7 nel luglio 1992.
© Carlo Mattogno
Nel 1997 restavano solo due tondini e l'apertura era stata
grossolanamente squadrata (fotografia 24). Nel 2000, infine, restava
un solo tondino (fotografia 25).

Fotografia 24
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 7 nell'agosto 1997.
© Carlo Mattogno

Fotografia 25
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 7 nell'agosto 2000.
© Carlo Mattogno
Accertato dunque che questa non era un'apertura per l'introduzione
dello Zyklon B e che non fu fatta dalle SS, restano le domande: da
chi è stata praticata e perché?

Fotografia 26
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 2 nell'ottobre 1991.
All'interno dell'apertura si nota il coperchio
quadrato di cemento di un pozzetto
di ispezione della fognatura del
crematorio.
© Carlo Mattogno
Comunque sia, quel che è certo è che questa apertura e l'apertura
n.2, che furono praticate dopo il crollo del soffitto del locale,
furono poi manomesse per farle sembrare aperture di introduzione
dello Zyklon B. Per completare questa sceneggiata, nell'apertura n.
2 fu gettato un coperchio di cemento di uno dei pozzi di ispezione
della fognatura del crematorio (fotografia 26), che Pressac aveva
precedentemente trovato in prossimità di questa apertura (117).
Concludendo, se sul soffitto del Leichenkeller 1 fossero realmente
esiste quattro aperture quadrate di 70 x 70 cm, che bisogno ci
sarebbe stato, anche a scopo di indagine, di creare nuove aperture,
addirittura più piccole?
Le aperture "criminali" 6 e 8.
Torniamo alle aperture considerate da Provan "criminali". L'apertura
n. 6 (fotografie 27 e 28) è una spaccatura chiaramente provocata dal
crollo di quella parte del soffitto sul pilastro di sostegno n.6,
esattamente come l'apertura n.1. Essa non ha neppure una sagoma
definita come l'apertura n.2 e quella n.7.

Fotografia 27
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 6 nel giugno 1990.
© Carlo Mattogno

Fotografia 28
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau.
L'apertura 6 nell'agosto 2000.
© Carlo Mattogno
L'apertura n.8 (fotografia 29) fa parte di una lunga frattura della
copertura del Leichenkeller provocata dal fatto quella parte della
copertura si è staccata dal muro esterno sul quale poggiava
(visibile sullo sfondo nella fotografia 30) ed è crollata sui
pilastri 6 (del quale affiorano i tondini di ferro a destra della
spaccatura) e 5, non visibile, che si trova a sinistra, al di sotto
dell'inizio della frattura.

Fotografia 29
Copertura di cemento armato del
Leichenkeller 1 del crematorio II
di Birkenau.
L'apertura 8 nell'agosto 2000.
© Carlo Mattogno

Fotografia 30
Copertura di cemento armato del
Leichenkeller 1 del crematorio II
di Birkenau. Agosto 2000.
© Carlo Mattogno
Linea di frattura di cui fa parte l'apertura 8 (l'ultima a destra
nella fotografia) e che continua
dopo di essa (vedi fotografia 31).

Fotografia 31
Copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II di Birkenau. Agosto 2000.
Apertura 8 (al centro) e continuazione della
frattura di cui essa fa parte.
© Carlo Mattogno
(click picture for blowup)
Questa frattura continua a destra del pilastro 6 in una grossa
spaccatura nella quale è ben visibile la trama dei tondini
dell'armatura (fotografia 31).
L'apertura 8, al pari dell'apertura n.6, è una semplice spaccatura
senza forma definita. Inoltre, come appare nell'ingrandimento della
fotografia 29, una buona metà della sua superficie (quella
superiore) è attraversata da quattro tondini di ferro trasversali,
il che da un lato conferma che si tratta di una semplice spaccatura
provocata dal crollo della copertura, dall'altro esclude la
possibilità che fosse un'apertura di introduzione dello Zyklon B,
come Provan ammette per il caso dell'apertura n.7: egli infatti -
accettando la tesi revisionistica - esclude che questa apertura
servisse per l'introduzione dello Zyklon B proprio per la precedente
presenza sui suoi bordi di tondini dell'armatura (p.26).
I "camini"
C'è un altro problema essenziale al quale Provan non ha rivolto
alcuna attenzione: quello dei piccoli "camini" presuntamente
costruiti sul solaio del Leichenkeller 1 del crematorio II per
alloggiare al loro interno e proteggere la parte del congegno di
rete metallica per l'introduzione dello Zyklon B, che, come abbiamo
visto sopra, sporgeva di 41 cm dal piano del solaio. Secondo Tauber,
questi "camini" venivano chiusi "with a concrete cover" (p.4),
perciò dovevano essere di mattoni - cosa del resto abbastanza ovvia
- e questi mattoni dovevano essere murati con calce o cemento.
Tuttavia intorno alle aperture attualmente esistenti sulla copertura
di cemento armato non vi è alcuna traccia di questi "camini", ed è
impossibile che l'esplosione che ha distrutto il Leichenkeller 1
abbia fatto sparire tutti i mattoni di cui erano fatti.
L'ipotesi di Robert Jan van Pelt
Nel suo rapporto per il processo Irving-Lipstadt, van Pelt fornisce
una singolare argomentazione per spiegare l'assenza di aperture di
introduzione dello Zyklon B sul soffitto del Leichenkeller 1. Egli,
infatti, ritiene "logical" che tali aperture fossero state richiuse
dalle SS prima di far saltare in aria il soffitto del crematorio!
(118).
Dunque le SS si sarebbero affannate per non far trovare ai Sovietici
le tracce delle aperture di immissione dello Zyklon B, ma poi
avrebbero lasciato nelle loro mani 5.800 testimoni oculari delle
presunte gasazioni omicide e l'intero archivio della
Zentralbauleitung! (119).
Senza contare che la chiusura di una grossa apertura in un solaio di
cemento armato lascia tracce ben visibili, come si può vedere nel
soffitto del Leichenhalle del crematorio I. Quando questo
crematorio, alla fine del 1944, fu trasformato in "gasdichter
Behandlungsraum" per l'SS-Standortartz (120), nel soffitto dell'ex
Leichenhalle, suddiviso in piccoli locali, furono praticate delle
aperture rotonde per i tubi del sistema di ventilazione. La lettera
del "Luftschtzleiter", l'SS-Obersturmführer Josten, del 26 agosto
1944 menziona infatti la
«Herstellung der für die Beheizungsöfen, sowie für die Ent- und
Belüftung erforderlichen Mauerdurchbrüche und Schläuche» (121).

Fotografia 32
Soffitto del Leichenhalle del crematorio I.
Agosto 1997.
Le tracce di una delle aperture rotonde di
ventilazione del "Luftschutzbunker".
© Carlo Mattogno
Tuttavia, poiché il muro esterno del Leichenhalle era ricoperto di
terra (al pari del muro opposto, dalla parte della sala forni), è
chiaro che le aperture per i tubi dell'impianto di
Entlüftung-Belüftung furono fatte sul soffitto. Successivamente esse
furono richiuse, ma sul soffitto del locale ne restano ancora tracce
ben riconoscibili, come risulta dalla fotografia 32.

Fotografia 33
Interno del Leichenkeller 1
del crematorio II. Luglio 1992.
© Carlo Mattogno
Nel Leichenkeller 1 del crematorio si è preservata un'ampia
superficie di soffitto intorno al pilastro n. 1, in una zona in cui
avrebbe dovuto trovarsi la prima apertura di introduzione dello
Zyklon B. Tuttavia esso non presenta alcuna traccia di richiusura,
che sarebbe ancor più evidente per il fatto che il soffitto conserva
ancora distintamente le sagome delle tavole che furono usate per il
lavoro di carpenteria. La fotografia 33 mostra una sezione del
soffitto del Leichenkeller 1 (lato est). L'ipotesi di van Pelt è
pertanto del tutto infondata.
VIII. L'ATTENDIBILITÀ DEI TESTIMONI TAUBER E KULA
Accertato che sulla copertura di cemento armato del Leichenkeller 1
del crematorio II non esistono e non sono mai esistite aperture per
l'introduzione dello Zyklon B, resta da spiegare la concordanza
delle testimonianze di Kula e di Tauber. Anzitutto bisogna accertare
se i congegni descritti dai due testimoni furono effettivamente
costruiti.
Nel § 7 abbiamo visto che, se Kula costruì realmente il congegno da
lui descritto, esso era stato commissionato alla WL-Schlosserei (o
alla precedente Häftlings-Schlosserei) dalla Zentralbauleitung con
uno specifico Auftrag. Ma se ciò è vero, questo Auftrag deve
apparire nel registro della WL-Schlosserei.
Ora il 25 luglio 1945 - qualche mese dopo che aveva ascoltato i
testimoni Tauber e Kula - il giudice istruttore Jan Sehn redasse un
protocollo nel quale riassunse tutte le ordinazioni relative ai
crematori che si trovavano nel registro summenzionato:
«Nel libro tra l'altro ci sono le seguenti registrazioni che si
riferiscono ai lavori effettuati dalla slusarna (= Schlosserei) in
relazione alla costruzione e alla manutenzione dei crematori:» (122)
Segue l'elenco delle registrazioni degli "Aufträge" della
Zentralbauleitung relativi ai crematori. Tuttavia in questo lungo
elenco, che contiene 85 "Aufträge", il congegno descritto da Kula
non appare.
Eppure la prima registrazione è un "Bestellschein" della
Zentralbauleitung del 28 ottobre 1942 (123), perciò l'assenza del
congegno descritto da Kula non dipende da ragioni cronologiche. Esso
non dipende neppure da presunte ragioni di "segretezza", perché nel
registro sono riportate varie ordinazioni relative a porte a tenuta
di gas (gasdichte Türen) per le presunte camere a gas dei crematori
(124).
D'altro canto nel registro appare perfino un lavoro - l'unico
dell'intero registro - eseguito personalmente da Kula. Alla fine del
suo elenco, Jan Sehn scrive infatti:
«Inoltre sotto il numero corrente 433 del libro c'è una
registrazione datata 20 maggio 1943 del seguente tenore:
"Rö[ntgen]-Station in F.L. [Frauenlager]:
Przedmiot [oggetto]: 2 Stück kopl. Verbindungsstücke für
Gummischlauch.
Liferzeti [Lieferzeit] - dringend. An Prof. Schumann ausfolgen.
Wykonawca [esecutore]: Kula.
Ukonczono [terminato]: 21.5.43."
Confronta il protocollo dell'interrogatorio del testimone Michal
Kula dell'11 giugno 1945» (125).
Jan Sehn sapeva dunque perfettamente che l'affermazione di Kula
riguardo alle colonne di introduzione dello Zyklon B era
documentariamente infondata e dunque falsa, ma quando, nell'udienza
del 15 marzo 1947 del processo Höss, Kuka depose come testimone
(126) e fornì di nuovo la descrizione delle colonne summenzionate
(127), nessuno gli contestò il fatto che il relativo Auftrag non
appariva nel registro della WL-Schlosserei. E la ragione di ciò è
facilmente comprensibile.
Inoltre, cosa ancor più sorprendente, nell'interrogatorio dell'11
giugno 1945 Kula fa esplicito riferimento al lavoro per il dott.
Schumann menzionato sopra e indica il numero esatto del relativo
Auftrag nel registro della WL-Schlosserei:
«Dal libro della slusarna (= Schlosserei) risulta che io all'epoca
ho dovuto riparare questa pompa /posizione corrente n. 433/.» (128)
Dunque egli conosceva già tale registro, ma allora perché per le
colonne in oggetto non indicò alcuna "posizione corrente"?
Anche in questo caso la risposta è facilmente comprensibile.
In secondo luogo, è necessario stabilire se le testimonianze di Kula
e di Tauber su questo punto erano indipendenti l'una dall'altra.
Ora, poiché le descrizioni delle colonne in questione fornite dai
due testimoni sono concordanti e poiché tali colonne non furono mai
costruite, è chiaro che qui si ha una concordanza sul falso, sicché
la questione della indipendenza delle testimonianze diviene
irrilevante. Sta di fatto comunque che Tauber e Kula rimasero a
Birkenau rispettivamente fino al 18 e al 21 gennaio 1945 e,
considerata la fitta rete di contatti che esisteva tra i detenuti
(soprattutto tra quelli che appartenevano ai vari movimenti di
resistenza del campo), l'indipendenza delle testimonianze appare
oltremodo dubbia.
IX. CONCLUSIONE
La tesi delle aperture di introduzione dello Zyklon B sulla
copertura di cemento armato del Leichenkeller 1 del crematorio II si
fonda esclusivamente su dichiarazioni di sedicenti testimoni
oculari, in particolare, di Michal Kula, e, a sostegno di essa, non
esiste nessuna prova documentaria o materiale. Queste dichiarazioni,
a loro volta, non hanno alcun riscontro documentario né materiale,
dunque sono completamente inattendibili. Allo stato attuale, la
copertura del Leichenkeller 1 del crematorio II non presenta alcuna
apertura di introduzione dello Zyklon B, né è possibile che esse
siano state richiuse senza lasciare alcuna traccia. Tali aperture,
dunque, non sono mai esistite.
Ciò non giustifica lo slogan "No Holes? No Holocaust", ma giustifica
pienamente questa conclusione:
Niente aperture, niente camera a gas omicida nel crematorio II,
niente camera a gas omicida nel crematorio II, niente camere a gas
omicide ad Auschwitz.
"No Holes, No Gas Chambers".
Abbreviazioni
AGK : Archiwum Glównej Komisji Badania Zbrodni w Polsce (Archivio
della Commissione centrale di inchiesta sui crimini tedeschi in
Polonia), Varsavia
APMO : Archiwum Panstwowego Muzeum Oswiecim-Brzezinka (Archivio del
Museo di Stato Auschwitz-Birkenau)
IMT : Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem
internationalen Militärgerichtshof. Nürnberg 1947.
NA : National Archives, Washington D.C.
RGVA: Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv (Archivio russo di
Stato della guerra, ex TCIDK - Tsentr Chranenija
Istoriko-dokumental'nich Kollektsii, Centro di custodia della
collezione storico-documentaria, Mosca)
Finito il 26 marzo 2001
NOTE
1. Il motto "No Holes, No Holocaust" è di Robert Faurisson.
2. Printed by : Zimmer Printing, 410 West Main Street, Monongahela,
PA 15063. © 2000 by Charles D. Provan.
3. Royal Courts of Justice, sentenza del giuduce Gray dell'11 aprile
2000, punti 7.91-7.94.
4. University of California Press, Berkeley Los Angeles, 1994, pp.
187-188
5. Idem, p.188.
6. Limes Verlag, Wiesbaden und München 1982.
7. Idem, p. 204.
8. Pianta 933 del 19 gennaio 1944, in : J.-C. Pressac, Auschwitz:
Technique and Operation of the Gas Chambers. The Beate Klarsfeld
Foundation, New York 1989, pp. 280-281.
9. IMT, vol. XX, p. 545.
10. Idem, p. 550.
11. Idem, p. 551.
12. Bendel si chiamava "Charles Sigismund".
13. Témoignages sur Auschwitz. Paris 1946.
14. Idem, p. 161.
15. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas
Chambers , p. 286.
16. NI-11953. Interrogatorio del 2 marzo 1946.
17. NI-11390.
18. Il soffitto del Leichenkeller 2 era alto m 2,30. J.-C. Pressac,
Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, p. 286.
19. Copyright by Dr. Nyiszli Miklos, Oradea, Nagyvárad, 1946.
20. Auschwitz. A Doctor's Eyewitness Account. Fawcett Crest, New
York 1961.
21. Si tratta del Leichenkeller 2, il presunto "spogliatoio".
22. Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban,
p. 33 ("lunga circa 200 metri").
23. Il Leichenkeller 1, la presunta "camera a gas".
24. Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban,
p. 34 ("Questa sala ha la stessa grandezza della sala spogliatoio").
25. Idem, p. 35 ("a 30 metri l'uno dall'altro").
26. Auschwitz. A Doctor's Eyewitness Account, p. 44-45.
27. Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban,
p. 35.
28. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas
Chambers , p. 286.
29. Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban,
p. 37
30. Auschwitz. A Doctor's Eyewitness Account, p. 47.
31. Dr. Mengele boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban,
p. 32.
32. Auschwitz. A Doctor's Eyewitness Account, p. 43.
33. Idem, p. 149.
34. Idem, p. 37. Nyiszli fu trasferito dal crematorio II al
crematorio V dopo il 18 novembre 1944. Ibidem, p. 139 e 146.
35. Témoignages sur Auschwitz., p. 161-162.
36. Lo Zyklon B non era costituito da "cristalli", ma di un supporto
inerte - normalmente granuli di farina fossile - imbevuto di acido
cianidrico.
37. Filip Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien
und Gaskammern von Auschwitz. Verlag Steinhausen, München 1979, p.
96.
38. Idem, p. 287.
39. Auschwitz: un caso di plagio. Edizioni La Sfinge, Parma 1986;
trad. ingl. : Auschwitz: A Case of Plagiarism, The Journal of
Historical Review, vol. 10, n. 1, spring 1990.
40. Did Six Million Really Die? Report of the Evidence in the
Canadian "False News" Trial of Ernst Zündel - 1988. Edited by
Barbara Kulaszka. Samisdat Publishers Ltd., Toronoto 1992, p. 353.
41. Ernst Gauss, Vorlesungen über Zeitgeschichte. Strittige Fragen
im Kreuzverhör. Grabert Verlag, Tübingen 1993, pp. 104-107.
Jean-Marie Boisdefeu, La controverse sur l'extermination des Juifs
par les Allemands. Vrij Historisch Onderzoek, Anvers 1996, Tome I,
pp. 162-165.
42. Mission: 60 PRS/462 SQ. Exposure : 3056. Can : D 1508, 31 maggio
1942, NA.
43. Did Six Million Really Die? Report of the Evidence in the
Canadian "False News" Trial of Ernst Zündel - 1988, p. 353.
44. Misurazione dell'Autore sulle rovine del Leichenkeller 1 del
crematorio II.
45. Testimony of Rudolf Hoess taken at Nuremberg Germany, on 1 April
1946, 1470 to 1730 by Mr. Sender Jaari and Lt. Whitney Harris, pp.
17 - 19.
46. Idem, p. 20.
47. Ibidem.
48. Idem, p. 26.
49. Idem, p. 25. Provan cita questo passo a p. 15.
50. Questo campo non è mai esistito. Esso dovrebbe corrispondere a
"Sobibór", ma è assolutamente incomprensibile come Höss possa aver
deformato "Sobibór" in "Wolzek".
51. NO-1210.
52. Testimony of Rudolf Hoess taken at Nuremberg Germany, on 1 April
1946, 1470 to 1730 by Mr. Sender Jaari and Lt. Whitney Harris, p.
27.
53. NO-1210.
54. PS-3868.
55. Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager
Auschwitz-Birkenau 1939-1945. Rowohlt Verlag, Reinbeck bei Hamburg
1989, p. 186.
56. J-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du
meurtre de masse. CNRS Editions, Paris 1993, p. 115.
57. Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas. Eine
Dokumentation. Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein,
Adalbert Rückerl u.a. S. Fischer Verlag, Frankfurt/Main 1983, p.165.
58. Idem, p. 182.
59. Testimony of Rudolf Hoess taken at Nuremberg Germany, on 1 April
1946, 1470 to 1730 by Mr. Sender Jaari and Lt. Whitney Harris, p.
25.
60. J-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie de
meurtre de masse, documento 9 fuori testo.
61. Idem, documenti 10-11 fuori testo.
62. Testimony of Rudolf Hoess taken at Nuremberg Germany, on 1 April
1946, 1470 to 1730 by Mr. Sender Jaari and Lt. Whitney Harris, p.
25.
63. Pianta 936(p), 936 (r), 1173-1174(p), 1173-117(r), 933,
933[-934], 933[-934](p), 933[-934](r), 932(p), 932(r), 934 in: J.-C.
Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, pp.
268-288.
64. J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas
Chambers, p. 302. Idem, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie
de meurtre de masse, pp. 63-64.
65. Vedi al riguardo il mio studio La "Zentralbauleitung der
Waffen-SS und Polizei Auschwitz". Edizioni di Ar, Padova 1998.
66. Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager
Auschwitz-Birkenau 1939-1945, p. 241.
67. Quello che appare nella pianta 2003 del 19 dicembre 1942.
68. J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas
Chambers, pp. 311-312.
69. J-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie de
meurtre de masse, p. 54 e 50.
70. Idem, pp. 64-65.
71. W.W. Norton & Company, New York London 1996.
72. Auschwitz 1270 to the present. W.W. Norton & Company, New York
London 1996, p. 324. La pianta 2003 del 19 dicembre 1942 viene
pubblicata dai due autori come Plate 17 nell'allegato "Plates.
Blueprints of Genocide".
73. Il Leichenkeller 1.
74. J-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du
meurtre de masse, p. 60.
75. Ibidem.
76. Nota dell' SS-Untersturmführer Wolter del 27 novembre 1942.
RGVA, 502-1-313, p. 65.
77. Bericht Nr. 1 sui lavori di costruzione dei crematori redatto da
Bischoff per Kammler il 23 gennaio 1943. RGVA, 502-1-313, pp. 54-55.
78. Ibidem.
79. Topf, Arbeits-Bescheinigung di Messing per il 15-21 marzo 1943.
APMO, BW 30/31, p. 25.
80. Secondo la pianta 1311 del 14 maggio 1942, che il 27 novembre
era ancora in vigore. Cfr. J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and
Operation of the Gas Chambers, op. cit., p. 294.
81. Baubericht für Monat Oktober 1942. RGVA, 502-1-24, p. 86.
82. Lettera di Bischoff alla ditta Huta del 14 ottobre 1942. RGVA,
502-1-313, p. 112.
83. J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas
Chambers, p. 284.
84. J-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du
meurtre de masse, p. 60.
85. Il Leichenhalle del crematorio.
86. J-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du
meurtre de masse, p. 34.
87. RGVA, 502-1-336, numero di pagina illeggibile.
88. Arbeits-Bescheinigung di Messing per la settimana 8-14 marzo
1943. APMO, AuII-BW 30/31, p. 26.
89. Il „Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager
Auschwitz-Birkenau 1939-1945" indica erroneamente la data del 13
marzo (p. 440).
90. Provan scrive al riguardo: "The Pressac date for the beginning
of gassing at Krematorium 2 is about the middle of March, 1943, so
this would be the latest date for the 'installation' of introduction
holes" (pp. 18-19).
91. Protokolle des Todes, "Der Spiegel", 40/1993, p. 162. Passo
citato da Provan in traduzione inglese a p.4.
92. Processo Höss, tomo 2, pp. 99-100.
93. RGVA, 502-1-295, p. 63.
94. Vedi nota precedente.
95. Per le fonti e i relativi documenti rimando al mio studio già
citato La "Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz".
96. APMO, BW 1/31/162, pp. 328-328a.
97. Processo Höss, tomo 11, p. 86.
98. "Za", letteralmente "dietro".
99. Processo Höss, tomo 11, interrogatorio di Henryk Tauber del 24
maggio 1945, pp. 129-130.
100. Misurazione dell'autore. Pressac pubblica 5 fotografie che
mostrano la stessa apertura, ma il diametro da lui indicato (25 cm)
è errato. J-C. Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the
Gas Chambers, p. 365.
101. Misurazione dell'autore sulle rovine del crematorio III.
102. Vedi il disegno della Topf D 59366 del 10 marzo 1942, "Schnitt
b-b", dove si legge: "Diese Öffnungen liegen über jeder Ofen-Mitte".
J-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre
de masse. Pressac, documento 15 fuori testo.
103. J.-C-Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas
Chambers, p. 367.
104. La seconda apertura sul solaio della sala forni è troppo
indistinta per poter giudicare quanto sia stata danneggiata; il
danno, inoltre, è stato provocato dal crollo del solaio su un
pilastro di sostegno.
105. J.-C-Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas
Chambers, p. 338.
106. Michele Giua - Clara Giua-Lollini, Dizionario di chimica
generale e industriale. UTET, Torino 1949, vol. II, voce
"Esplosivi", p.178.
107. AGK, NTN, 93, p. 29.
108. Idem, p. 45.
109. Idem, p. 30.
110. Idem, p. 72.
111. Le fotografie di due di queste chiusure sono state pubblicate
da Pressac ( Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers,
p. 487).
112. "18.2.43. Nr. 83. [...]. 50 Stick (sic) Blechsiebe 7 x 18 cm.
Liefertermin 17.2.43". Processo Höss, tomo 11, p. 83.
113. Processo Höss, tomo 11, p. 45.
114. J.-C-Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas
Chambers, p. 487.
115. Yisrael Gutman and Michael Berembaum, editors. Indiana
University Press, Bloomington and Indianapolis 1994.
116. Idem, p. 167.
117. J.-C-Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas
Chambers, p. 229, didascalia del documento 46.
118. "The Pelt Report", p. 295.
119. Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager
Auschwitz-Birkenau 1939-1945, p. 995.
120. La relativa pianta 4287 del 21 settembre 1944 è intitolata
"Ausbau des alten Krematorium. Luftschutzbunker für SS Revier mit
einem Operationsraum". RGVA, 502-2-147, p. 20.
121. RGVA, 502-1-401, p. 37.
122. Processo Höss, tomo 11, p. 82.
123. Ibidem.
124. Auftrag 323 del 16 aprile 1943, Processo Höss, tomo 11, p. 92.
Altri riferimenti alle pagine 84 ("4 dichte Türen"), 90 ("Gasduchte
[sic] Türen"),
125. Processo Höss, tomo 11, p. 97.
126. AGK, NTN, 107, p. 467-523.
127. In questa deposizione Kula disse che le colonne erano alte 2,5
metri, perché credeva che il soffitto del Leichenkeller 1 fosse alto
solo 2 metri. Idem, p. 498.
128. Processo Höss, tomo 2, p. 83.
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