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REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
OLOCAUSTO:
DILETTANTI ALLO SBARAGLIO
CARLO MATTOGNO
PIERRE VIDAL-NAQUET, GEORGES WELLERS,
DEBORAH LIPSTADT, TILL BASTIAN, FLORENT BRAYARD
ET ALII CONTRO IL REVISIONISMO STORICO
PRESENTAZIONE
CAPITOLO PRIMO PIERRE VIDAL-NAQUET
CAPITOLO SECONDO GEORGES WELLERS
CAPITOLO TERZO DEBORAH LIPSTADT
CAPITOLO QUARTO TILL BASTIAN
E LA "MENZOGNA SU AUSCHWITZ"
CAPITOLO QUINTO RAPPORTO LEUCHTER :
LA PAROLA AGLI "ESPERTI"
CAPITOLO SESTO IL DILETTANTISMO ANTIREVISIONISTA IN ITALIA.
CAPITOLO SETTIMO Florent Brayard e la nascita del revisionismo
PRESENTAZIONE
Traendo occasione da un decreto del Ministro degli Esteri di Francia
del 19 dicembre 1994, che proibiva su tutto il territorio nazionale
"la circolazione, la diffusione e la messa in vendita" del libro
revisionista L'Holocauste au scanner di Jürgen Graf (1), venti
docenti universitari e uomini di cultura italiani di varie tendenze
politiche hannofirmato un appello su "laicismo, di stampa e di
ricerca storica" che è apparso su La Stampa il 2 marzo 1995. I
firmatari vi rivendicano il principio imprescindibile dellalibertà
di ricerca storica, affermando con vigore:"Noi pensiamo che in
Europa come in Iran, nella Germania come in Italia e in Francia, la
ricerca storica debba essere libera da ogni vincolo, e debba essere
garantita la più completa libertà di circolazione delle idee: idee
la cui fondatezza e veridicità può risultare solo dal libero
dibattito scientifico, e non dai verdetti di qualsivoglia tribunale
o dalle campagne strumentali edemonizzanti di qualsivoglia strumento
di informazione". (2)
L'astrattezza del principio formulato appariva purtroppo in netto
contrasto con l'atteggiamento pratico dei firmatari nei confronti
del revisionismo storico, del quale avevano una concezione
completamente distorta. Ad esempio, il prof. Losurdo scriveva: " Non
c'è infamia che l'odierna ondata di 'revisionismo storico' non
cerchi di giustificare o relativizzare" (3) ; e il prof. Moffa
restringeva metodologicamente il significato dell'appello
propugnando "la liceità laica del 'dubbio' nei confronti non
dell'indubitabile sterminio degli ebrei, ma di una 'teologia
dell'Olocausto' " e precisando che il dubbio "non riguarda la
"negazione" dello sterminio -- fatto storico indubitabile -- ma
semplicemente il diritto -- dovere di indagarlo in tutti i suoi
aspetti,cause, contestualizzazioni, ecc. senza il timore di violare
una verità per l'appunto religiosa" (4). In altri termini, è lecito
il dubbio nell'Olocausto, non il dubbio dell'Olocausto. Ma poiché
nessuno ha mai minacciato la libertà di questo tipo di dubbio, non
si comprende neanche la necessità di un pubblico appello per
difenderla.
Queste contraddizioni si spiegano con il terrore panico da cui gli
intellettuali sono travolti alla sola idea di violare la verità
religiosa dell'Olocausto e alla semplice prospettiva di essere
additati come simpatizzanti del revisionismo, e ciò, in un circolo
vizioso perfetto, si spiega a sua volta con la concezione
completamente distorta cheessi hanno dei fini e dei metodi
revisionisti.
Un rapido sguardo alle bibliografie di questi intellettuali mostra
che essi non leggono i libri revisionisti, ma leggono Pierre
Vidal-Naquet; ingannati dalla fama di cui questo storico gode
nell'ambito della sua specializzazione -- la storia antica -- essi
credono in buona fede che egli abbia altrettanta competenza e
credibilità anche nelle sue analisi del revisionismo; questi
intellettuali leggono "Gli assassini della memoria" (5) e vedono il
revisionismo attraverso la lente deformante del signor Pierre
Vidal-Naquet.
Da tale penosa constatazione è nata l'idea della pubblicazione di
una critica storica dell'opera summenzionata che sgombrasse il campo
da tutti i pregiudizi
antirevisionisti introdottivi dallo storico francese. Nel corso del
lavoro mi sono però reso conto che la semplice critica del libro, a
causa della superficialità e, diciamolo pure, del dilettantismo che
il signor Pierre Vidal-Naquet vi ostenta, avrebbe potuto mettere in
evidenza le sue metodologie capziose, ma non chiarire in modo
adeguato agli argomenti, che egli, ad eccezione di un solo caso,
insinua più che esporre.
Ho ritenuto pertanto necessario aggiungere al saggio su Pierre
Vidal-Naquet una critica dettagliata della sua fonte principale per
quanto concerne, appunto, gliargomenti: Georges Wellers.
Ciò è stato tanto più facile in quanto, già dalla fine degli anni
Ottanta, giacevano inutilizzati nel mio cassetto due studi inediti
su questo storico; uno era destinato alla Francia, ma non poté
essere pubblicato per ragioni contingenti; per quanto concerne il
secondo, alla morte di Georges Wellers, avvenuta il 3 maggio 1991
(6), abbandonaiper ovvie ragioni l'idea della pubblicazione.
Ora, a cinque anni di distanza dal funesto evento, pubblicando una
parte delle argomentazioni formulate in questi due studi, non
ritengo di venir meno ai doveri della pietas, né di poter incorrere
nell'accusa di aver atteso che lo storico francese morisse per
criticarlo, soprattutto perché avevo già espresso pubblicamente i
miei argomenti -- senza ricevere risposta -- quando egli era ancora
in vita (7).
Questo libro non rappresenta una difesa né di Faurisson, né del
revisionismo: da un lato, Faurisson non ha bisogno di un difensore
d'ufficio, anzi ha già risposto a Pierre Vidal-Naquet con una
critica molto serrata (8) che questi ha liquidato sbrigativamente
con una semplice battuta (9) ; dall'altro, il revisionismo, o più
correttamente, alcuni revisionisti, sostengono tesi che non
condivido in parte o in toto; l'opera costituisceinvece una verifica
storico--metodologica dell'onestà polemica di Pierre Vidal- Naquet,
già messa in dubbio, ma in una prospettiva diversa, da Cesare
Saletta (10), e di Georges Wellers ; essa è dunque la mia risposta
al signor Pierre Vidal-Naquet, chemi ha chiamato in causa in modo
subdolo, e, conseguentemente, una esposizione dei
miei argomenti revisionisti.Poiché altri critici improvvisati del
revisionismo, al pari di Pierre Vidal-Naquet,godono, presso gli
intellettuali ignari, di un credito del tutto immeritato, in
questostudio analizzo le metodologie di altre due colonne portanti
della propaganda antirevisionista, Till Bastian e Deborah Lipstadt.
Un esame particolare dedico inoltre ai principali critici del
rapporto Leuchter, ma anche in questo caso non già per difendere
Leuchter, bensi per mostrare con qualiargomenti pseudoscientifici il
suo rapporto venga da costoro dichiarato pseudoscientifico.
Concludo la mia carrellata su questi veri e propri dilettanti allo
sbaraglio con ledoverose risposte a qualche squallido critico di
casa nostra, non tanto per confutare argomenti, che non hanno,
quanto piuttosto per mostrare la meschinità e la malafede dei loro
metodi.
Dopo la stesura finale del testo, ho avuto occasione di leggere un
libro francese molto acrimonioso contro Paul Rassinier scritto da un
allievo di Pierre Vidal-Naquet, tale Florent Brayard. Considerato il
carattere subdolo dell'opera, che non mancherà di essere utiliazzata
contro il revisionismo attuale, mi è sembrato opportuno presentarne
una breve analisi critica in un capitolo supplementare, il settimo.
Con questo studio non pretendo -- né mi aspetto -- di convincere gli
uomini di cultura della validità delle tesi revisioniste che
espongo, ma mi attendo che essi si persuadano del valore scientifico
dei miei metodi di lavoro storiografici e dei miei argomenti --cosa
che credo di aver dimostrato a sufficienza ; quanto alle conclusioni
che ne traggo, ognuno giudichi secondo coscienza.
NOTE
(1) Testo in: La lente di Marx sui fatti e le culture del mondo.
3/1995, p. 69. Per l'opera di Jürgen Graf vedi la Bibliografia
revisionista essenziale che presento in fondo al libro.
(2) Per il testo dell'appello e le reazioni che ha suscitato vedi:
La lente di Marx, rivista citata, pp. 69--99 (testo dell'appello a p.71)
e Marxismo oggi. Rivista quadrimestrale di cultura e politica,
1995/3, pp. 61-97.
(3) Marxismo oggi, rivista citata, p.63. Il prof. Losurdo fa parte
del Comitato diDirezione della rivista.
(4) Ibidem, p.84 e 92. L'esempio di dubbio lecito addotto dal prof.
Moffa concerne la querelle tra intenzionalisti e funzionalisti
(p.92).
In questa rivista appare un "Dossier sul revisionismo" che contiene,
tra l'altro, un velenoso attacco contro di me (pp.48-60): me ne
occupo nel capitolo VI di questo studio.
(5) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, Editori
Riuniti. Roma 1993.
(6) Le Monde Juif, N° 143, juillet-septembre 1991, pp. 127-132.
(7) Wellers e i "gasati" di Auschwitz, Edizioni La Sfinge. Parma
1987 ; Nota sulla polemica Wellers-Faurisson, in: Auschwitz : le
"confessioni" di Hoess. Edizioni La Sfinge, Parma 1987, pp. 33-39 ;
"Comment on falsifie l'histoire", in: Annales d'Histoire
Révisionniste, N° 3, automne-hiver 1987, pp. 89-94.
(8) Robert Faurisson, Réponse à Pierre Vidal-Naquet. Edité par
l'Auteur. 1982; seconda edizione accresciuta: Réponse à Pierre
Vidal-Naquet, La Vieille Taupe,
1982.
(9) "La recente pubblicazione, a cura di R. Faurisson, di un
opuscolo intitolato Réponse à Pierre Vidal-Naquet, Paris, La Vieille
Taupe, 1982, non richiede alcuna nuova discussione da parte mia".
Gli assassini della memoria, op.cit., p. 154.
(10) Cesare Saletta, L'onestà polemica del signor Vidal-Naquet. A
proposito dell'edizione italiana di un suo libro. Per conto
dell'autore. 1985 ; Per il revisionismo storico, contro
Vidal-Naquet,. Graphos, Genova 1993 (seconda edizione accresciuta).
CAPITOLO PRIMO
PIERRE VIDAL-NAQUET.
1. SINE IRA ET STUDIO.
Prima di accingersi allo "smantellamento" delle "menzogne" di
Faurisson (p. 63) e di tutto il revisionismo, "ad analizzare i loro
testi come si fa l'anatomia di un falso" (p.X), Pierre Vidal-Naquet
(1) previene l'ovvia domanda che si pone qualunque lettore conosca
la sua fama di storico dell'antichità; egli spiega dunque che, prima
di intraprendere l'impresa, ha esitato a lungo: "Storico
dell'antichità, che ci facevo in un periodo che non era 'il mio'? "
(p.3). Ma questo argomento non lo preoccupava molto.
"Avendo sempre combattuto la superspecializzazione delle
corporazioni storiche, avendo sempre lottato per una storia libera
da lacci e lacciuoli, avevo
l'occasione, per nulla nuova, di mettere in pratica le mie teorie.
Per di più l'argomento non è cosi difficile da precludere ogni
rapida indagine
informativa" (p.3).[Corsivo mio].
Parole sacrosante. Se ci si pone sul piano superficiale di una
"rapida indagine informativa", nessun argomento risulta difficile;
nella fattispecie, se invece di studiare i documenti nel loro testo
originale e integrale si leggono i libri e gli articoli che ne
riportano solo qualche stralcio; se sul valore e sul significato di
tali documenti ci si affida ciecamente al giudizio altrui, allora
non c'è dubbio, lo studio dell'argomento "non è cosi difficile ".
L'accusa di dilettantismo che muovo al nostro uomo è forse
eccessiva? Il lettore attento avrà senza dubbio rilevato che
nell'impianto delle note del
suo libro -- redatto con pedantesca ostentazione di erudizione --
non appare un solo riferimento a un documento originale (2) : tutte
le conoscenze di Pierre Vidal-Naquet derivano dagli scritti e sono
filtrate dai giudizi di altri autori, primo fra tutti Georges
Wellers, al quale tutto si puo rimproverare tranne l'ignoranza dei
documenti originali; il suo impianto argomentativo è invece tratto
in massima parte dall'articolo di Nadine Fresco Les redresseurs de
morts (3), uno dei primi saggi contro il revisionismo in cui sono
già fissati quasi tutti gli argomenti capziosi adottati dai
propagandisti successivi.
Ma qui sorge un'altra domanda alla quale il nostro uomo non fornisce
risposta: visto che, contro il revisionismo, si era già pronunciato
uno storico specialista dell'Olocausto, che necessità c'era della
fiera presa di posizione di un dilettante, semplice compilatore di
idee altrui?
Sceso in campo, Pierre Vidal-Naquet rivendica subito la sua rigorosa
dirittura morale in campo storiografico:"Sono cresciuto con un'alta,
alcuni diranno forse con una megalomaniaca, concezione del lavoro
dello storico" (p.55).
"Che i fatti siano accertati con il massimo di precisione possibile,
che lo storico abbia cura di purgare la sua opera di ogni elemento
inventato,
leggendario, mitico, è il minimo dei requisiti ed è un compito
evidentemente senza fine" (p.102).
In virtù di questi sani principi, la sua trattazione del
revisionismo sarà svolta sine ira et studio :
"Ma a questa accusa globale non intendo rispondere mettendomi sul
piano dell'affettività. Qui non si tratta di sentimenti ma di
storia" (p.X).
Ma se poi egli dà molto spazio ai sentimenti, pochissimo alla
storia, e si abbandona ad espressioni non propriamente scevre di
affettività (4) -- cio non è altro che il prorompere della virtuosa
indignazione di colui che sa: "Noi che, dal 1945, sappiamo, siamo
tenuti a dimostrare, a essere eloquenti, a
usare le armi della retorica, a entrare nel mondo di quella che i
greci chiamavano la peithô, la persuasione, di cui essi avevano
fatto una dea che
non è la nostra" (p.21).
Contrapponendosi con la sua possente statura morale a Faurisson, che
"non cerca il vero ma il falso" (pp.67-68), Pierre Vidal-Naquet
cerca nobilmente il vero e rifuggecon orrore dal falso.
Nobili intenti, nobili parole: ma i fatti?
Cominciamo da cio che lo storico francese dice di me: "Il
revisionismo italiano si è sviluppato in seguito intorno a due
personaggi: un discepolo di Rassinier, Cesare Saletta, autore in
particolare di un opuscolo intitolato Il caso Rassinier, 1981, e di
altri due diretti contro il sottoscritto,
L'onestà polemica del signor Vidal-Naquet e In margine ad una
recensione, 1985 e 1986; e un fascista dichiarato, Carlo Mattogno,
le cui opere principali
sono state pubblicate da La Sentinella d'Italia. I due autori
sviluppano gli stessi temi; ed è un testo dello scrittore fascista
che La Vieille Taupe ha deciso di pubblicare nel n.1 delle Annales
d'histoire révisionniste (primavera 1987) : Le mythe de
l'extermination des Juifs. Introduction historico--bibliographique à
l'historiographie révisionniste, pp.15-107" (p.158).
Il fatto che Pierre Vidal-Naquet si esibisca qui in una spudorata
menzogna, puo stupire soltanto coloro i quali credono realmente che
egli sia un ardente difensoredella verità.
"Fascista dichiarato": dichiarato da chi? Da Pierre Vidal-Naquet,
ovviamente. Per le persone che conservano ancora un minimo di onestà
intellettuale non è difficile subodorare la menzogna: il nostro
uomo, che riempie i suoi scritti di riferimenti bibliografici
insulsi quanto fastidiosi, che in massima parte non hanno alcuna
relazione, neppure lontana, con il revisionismo, per documentare --
in modo megalomaniaco -- è il caso di dirlo -- anche le sue
affermazioni più irrilevanti, riguardo a questa grave accusa,
formulata essa stessa in nota, tace: nessuna citazione,nessun
riferimento che documenti la sua affermazione. Dov'è finito il
dovere dello storico "di purgare la sua opera di ogni elemento
inventato, leggendario, mitico" ?
Spieghero successivamente per quale ragione egli mi abbia lanciato
questa falsa accusa.
2. CHI SONO I REVISIONISTI?
A questa domanda Pierre Vidal-Naquet risponde con il linguaggio
spassionato del puro ricercatore della verità che non si lascia
turbare dall'affettività: i revisionisti sono"una setta minuscola ma
tenace" che "consacra tutti i suoi sforzi e usa ogni mezzo
(volantini, storielle, fumetti, studi sedicenti scientifici e
critici, riviste specializzate) al fine di distruggere, non la
verità, che è indistruttibile, ma la presa di coscienza della
verità" (p.IX);
essi sono dei "falsari" (p.31) in preda a "deliri ideologici"
(p.53), e in loro "la parte dell'antisemitismo, dell'odio patologico
per gli ebrei, è enorme" (pp.20--21). I revisionisti costituiscono
una "piccola banda abietta " che si accanisce a negare la realtà
delle camere a gas omicide (5).
Con la profondità di pensiero che compete ad uno storico del suo
calibro, e con la sua notoria obiettività, Pierre Vidal-Naquet
schizza lapidariamente le origini della "setta"faurissoniana :
"Un adepto del metodo paranoico ipercritico, per plagiare
un'espressione di Dali, si sforza di dimostrare che le camere a gas
hitleriane non sono mai
esistite. Il tentativo è assurdo, ma poiché avviene a proposito di
altre assurdità, una piccola setta si raccoglie intorno al
professore in vena di delirio e di pubblicità. Questa setta
raggruppa, come altre, qualche pazzoide, qualche pervertito e
qualche flagellante, oltre alla consueta percentuale di creduloni e
di imbecilli che fanno capo a organismi del genere" (p.74).
Si osserverà che di questa "consueta percentuale di creduloni e di
imbecilli" , secondo la logica di Pierre Vidal-Naquet, fa parte
anche la corte di appello di Parigi la quale, il 26 aprile 1983, "
ha riconosciuto la serietà del lavoro di Faurisson", e lo ha
condannato "solo per aver agito dolosamente col riassumere in slogan
le sue tesi"(p.133).
Il revisionismo, per il nostro integerrimo storico, è semplice
"impostura" (p.5); esso porta "alla follia e alla menzogna" (p.94),
è una "perfidia " che consiste " nell'apparire cio che non è, un
tentativo di scrivere e di pensare la storia " (p.108), anzi, di
più, il bieco tentativo "di sostituire l'insopportabile verità con
la rassicurante menzogna" (p.18), anzi, ancora di più, " un
tentativo di sterminio sulla carta che si sostituisce allo
sterminio effettivo" (p.24).
Per questo motivo il prof. Faurisson è " un Eichmann di carta "
(p.3, 55, 74); non appena ha potuto esprimersi su Le Monde, si è
visto "immediatamente confutato", in modo tanto radicale che il
nostro uomo ha sentito il bisogno di riconfutarlo; animato da una
"delirante passione antisemita" (p.114), Faurisson "ha al suo centro
l'impostura" (p.54), è "alla ricerca, non come si vorrebbe, della
verità, ma del falso" (p.24), "non cerca il vero ma il falso"
(pp.67-68), è "un falsario" e il suo Mémoire en défense contre ceux
qui m'accusent de falsifier l'histoire. La question des chambres à
gaz (6) "non è né più né meno menzognero e disonesto dei precedenti"
(p.63).
Per sua sfortuna, Faurisson è incappato in un integerrimo paladino
della verità che ha smontato "i meccanismi delle sue menzogne e dei
suoi falsi" (p.74) e ha operato lo"smantellamento" delle sue
"menzogne" (p.63): Pierre Vidal-Naquet.
Si rileverà che , se uno scrittore revisionista è animato da "una
delirante passione antisemita", da "odio patologico per gli ebrei" ,
le sue affermazioni valgono meno di nulla ; se invece uno scrittore
che crede alla realtà delle camere a gas omicide è animato da una
delirante passione antirevisionista e da un odio patologico per i
revisionisti, le sue affermazioni sono sacrosanta verità. Nobile
esempio di doppia morale.
Nonostante l'anatema solenne lanciato dal nostro storico, il
revisionismo si è evoluto e si evolve, e gli argomenti che ha
portato e la letteratura che ha prodotto, rispetto all'inizio degli
anni Ottanta, sono estremamente più rigorosi ed ampi (7).
3. I METODI DEI REVISIONISTI.
Nella sua critica , Pierre Vidal-Naquet distingue anzitutto tra
principi e metodi di lavoro revisionisti. Riguardo ai primi, egli
afferma:
"Di fatto i "revisionisti" condividono tutti più o meno alcuni
principi estremamente semplici:
1. Non c'è stato genocidio, e lo strumento che lo simboleggia, la
camera a gas,non è mai esistito.
2. La "soluzione finale" non è mai stata altro che l'espulsione
degli ebrei verso l'est europeo, il "refoulement", come dice
elegantemente Faurisson (Vérité,
p.90). Poiché "la maggior parte [degli ebrei di Francia] proveniva
dall'est", se ne dedurrà che non si trattava che di un rimpatrio, un
po' come le autorità
francesi rimpatriarono gli algerini nell'ottobre 1961 verso i loro
"villaggi"d'origine.
3. La cifra delle vittime ebraiche del nazismo è molto inferiore a
quella che si è detta: "Non esiste nessun documento degno di questo
nome che valuti la
perdita totale della popolazione ebraica durante l'ultima guerra a
più di 200.000 ... Aggiungiamo pure che nel numero totale delle
vittime ebraiche
sono compresi i casi di morte naturale", scrive tranquillamente
l'avvocato tedesco Manfred Roeder; il che, demograficamente,
significa che il tasso di
mortalità delle comunità ebraiche è stato eccezionalmente basso.
Altri, bontà loro, arrivano ad un milione (Rassinier, Butz),
attribuendo una larga parte di
queste morti all'aviazione alleata. Faurisson, da parte sua, divide
questo milione press'a poco in due parti: alcune centinaia di
migliaia di morti in
uniforme (una bella testimonianza di valore) e altrettanti uccisi
("per episodi di guerra", Vérité, p.197) (8). Quanto alla cifra dei
morti di Auschwitz, "è stata di50.000 circa" (ibidem).
4. La Germania hitleriana non ha la maggiore responsabilità della
seconda guerra mondiale; la condivide, per esempio, con gli ebrei
(Faurisson, in
Vérité,p.187) oppure non ne ha proprio nessuna.
5. Il maggior nemico del genere umano durante gli anni Trenta e
Quaranta non è la Germania nazista, ma l'Urss di Stalin.
6. Il genocidio è un'invenzione della propaganda alleata,
specialmente ebraica,e in particolare sionista, che si puo
facilmente spiegare, mettiamo, con la propensione degli ebrei a
fornire cifre immaginarie sotto l'influenza del almud" (pp.19-20).
Sui metodi di lavoro dei revisionisti, Pierre Vidal-Naquet è
alquanto prolisso. Riporto integralmente le sue affermazioni.
"Di fatto si possono cosi riassumere i principi del metodo
revisionista:
1. Ogni testimonianza diretta fornita da un ebreo è una menzogna o
una fantasia.
2. Ogni testimonianza, ogni documento, anteriore alla liberazione è
un falso o è ignorato e considerato una "voce". Butz e Rassinier
ignorano completamente, per esempio, i documenti scritti da alcuni
componenti del Sonderkommando di Auschwitz, da loro nascosti e
ritrovati dopo la guerra, documenti che danno una
descrizione precisa e in accordo con notizie da altra fonte sul
funzionamento delle camere a gas. Faurisson si limita a prendere in
giro (Le Monde del 16 gennaio 1979; Vérité, p.110) i "manoscritti --
miracolosamente -- ritrovati " di cui non tenta nemmeno di
dimostrare la non autenticità.
3. Ogni documento, in generale, che ci dà informazioni di prima mano
sui metodi dei nazisti è un falso o è un documento truccato. Cosi
Faurisson classifica
sbrigativamente fra le opere "false, apocrife o sospette" (Vérité,
p.284) l'eroica "cronaca" che si trovava negli archivi del ghetto di
Varsavia tenuti da Emanuel Ringelblum e da una équipe di cui conosco
personalmente un componente. Dopo debite indagini, ho saputo che la
cronaca è stata effettivamente mutilata, soprattutto nella edizione
polacca al momento della sua pubblicazione a Varsavia nel 1952 di
alcuni passi poco piacevoli per l'orgoglio nazionale polacco. Queste
mutilazioni non modificano affatto la qualità del documento per quel
che riguarda la politica nazista.
4. Ogni documento nazista che fornisce una testimonianza diretta è
preso al suo valore nominale se è scritto in codice, ma ignorato (o
sottointerpretato ) se è scritto in un linguaggio diretto, come
certi discorsi di Himmler, per esempio questo che è del 16 dicembre
1943:" Quando in un villaggio sono stato costretto a dare l'ordine
di marciare contro i partigiani ed i commissari ebrei -- lo dico
davanti a questo uditorio,
e le mie parole sono ad esso esclusivamente destinate -- ho dato
sistematicamente l'ordine di uccidere anche le donne e i bambini di
questi partigiani e commissari"; o anche questo, che figura nel
Diario di Goebbels, in data 13 maggio 1943:" I popoli moderni non
hanno dunque altra soluzione che quella di sterminare gli ebrei". In
compenso ogni manifestazione di razzismo di guerra nel campo alleato
(e non ne sono mancate, come si puo immaginare) è presa nel suo
significato estremo.
5. Ogni testimonianza nazista posteriore alla fine della guerra resa
in un processo all'est o all'ovest, a Varsavia o a Colonia, a
Gerusalemme o a Norimberga, nel 1945 o nel 1963, è considerata come
ottenuta sotto tortura o per intimidazione. Tornero su questo punto
importante, ma noto subito che è un po' sorprendente che nessun
ufficiale SS abbia negato l'esistenza delle camere a gas. Più
esattamente Paul Rassinier "crede di sapere" (Ulysse trahi, p.132)
che l'ultimo comandante di Auschwitz, Richard Baer,, "dichiara che a
Auschwitz sotto il suo comando non c'è mai stata camera a gas" ma
Baer mori, certo provvidenzialmente, in prigione nelgiugno 1963.
6. Tutto un arsenale pseudotecnico è mobilitato per mostrare
l'impossibilità materiale della gassazione di massa. Sul valore
degli argomenti "chimici" di Faurisson leggeremo più avanti la nota
di un chimico. Quanto alle sue considerazioni sulle camere a gas che
servono all'esecuzione dei condannati a morte in certi
Statiamericani e sulle precauzioni di cui il loro uso è circondato
(Vérité, pp.301--309),esse non provano affatto che le gassazioni di
massa siano irrealizzabili. Faurisson paragona cose non
paragonabili, lontane l'una dall'altra come la voracità di un
affamato e un pranzo da Maxim's. L'operazione di gassare, come
quella di nutrirsi, sipuo realizzare in condizioni immensamente
differenti.
7. Un tempo l'esistenza di Dio veniva provata col fatto che
l'esistenza era insita nel concetto stesso di Dio. E' la famosa
"prova ontologica". Si puo dire che per i "revisionisti" le camere a
gas non esistono perché la non esistenza è uno dei loro attributi.
E' la prova non ontologica. Per esempio la parola Vergasung
significa si gassazione se compare nella forma negativa in una
lettera dello storico Martin Broszat a Die Zeit (19 agosto 1960):
Keine Vergasung in Dachau (nessuna gassazione a Dachau), ma
Vergasungskeller significa "camera di carburazione" in un documento
del gennaio 1943 citato da Georges Wellers (Faurisson, Vérité,
pp.104 e 109).
8. Infine e soprattutto, tutto cio che puo rendere conveniente,
credibile, questa spaventosa storia, che puo segnare l'evoluzione,
fornire termini di paragone, è ignorato o falsificato. Neppure una
riga in Faurisson e in Thion ricorda le imprese degli Einsatzgruppen
(le famose fosse di Baby Yar, per esempio). Non una riga in Thion e
in Faurisson che ricordi che i malati di mente tedeschi sono stati
sterminati dal 1939 al 1941 e che alcuni responsabili di questa
operazione avrebbero esercitato il loro talento sugli ebrei, per
esempio F. Stangl a Treblinka" (pp. 21--24).
Cercando con attenzione, tra un dotto excursus sul cannibalismo
(pp.5--9), una lezione erudita su "La distruzione degli iloti di
Sparta" (pp.97--100) e gli altri molteplici riferimenti alla storia
antica, si possono reperire queste altre affermazioni sui principi e
sulla metodologia dei revisionisti:
"Cosi, respingere, per principio, tutte le testimonianze dirette per
ammettere come decisive le testimonianze di coloro che, a quanto
essi stessi dicono, non hanno visto niente, come i delegati del
Comitato internazionale della Croce Rossa, è chiaramente un segnale
che non inganna" (p.48).[corsivo mio].
"Al limite, non si confuta un sistema chiuso, una menzogna totale
che non rientra nell'ordine del confutabile, in quanto la
conclusione vi precede le prove" (p.80)."Il metodo dei
"revisionisti" contemporanei, dei negatori, è stato analizzato più
volte:Come scrivono Nadine Fresco e Jacques Baynac:" Strani storici
davvero, questi che invece di sforzarsi di conoscere "come sono
andate effettivamente le cose", si proclamano giudici dei "corpi del
reato", di un processo che ha luogo soltanto perché essi negano
l'esistenza dell'oggetto della controversia, e che al momento del
verdetto saranno dunque necessariamente portati a dichiarare false
tutte le prove contrarie all' a priori da cui essi non recedono"
(p.109).
"Poiché i "revisionisti" hanno deciso che soltanto i libri nazisti
sono degni di fede, a patto che non si tratti di nazisti pentiti
[...]" (p.119).
"Mentre l'antisemitismo francese tradizionale -- quello di Maurras
-- è spesso filoisraeliano, tutti i revisionisti sono risolutamente
antisionisti. Alcuni scivolano dall'antisionismo all'antisemitismo,
ed è questo il caso di una certa ultrasinistra. Altri compiono il
cammino inverso. L'assoluta necessità del discorso antisionista nel
revisionismo si spiega benissimo. Si tratta di giocare d'anticipo
sulla creazione dello Stato d'Israele. Israele è uno Stato che usa i
mezzi della violenza e del dominio. E' cosi possibile, operando come
se tale entità fosse già esistente nel 1943, far dimenticare che le
comunità ebraiche erano comunità disarmate. Al limite, si potrà
anche spiegare che il nazismo è una invenzione, indubbiamente
fantastica, del sionismo" (p.85).
Pierre Vidal-Naquet menziona poi altri esempi di applicazione, da
parte dei revisionisti, dei principi e del metodo da lui indicati,
che riporto sinteticamente laddove il contesto è irrilevante :
"[...] è pura assurdità presentare gli studiosi che lavorano al
Museo di Oswiecim comeltrettanti falsari " (p.26).
"[...] Th. Christophersen, il testimonio dei revisionisti"
(p.41)"Inventare di sana pianta una immaginaria dichiarazione di
guerra a Hitler in nome
della comunità ebraica internazionale da parte di un immaginario
presidente del Congresso mondiale ebraico è antisemitismo o è un
falso?" (p.65).
"E' pero sorprendente constatare come i revisionisti, pur
menzionando quegli eventi(bombardamento di Dresda, drammatica
evacuazione dei tedeschi dalle regioni divenute polacche o
ridiventate cecoslovacche, ecc.) mettano spesso l'accento sui testi
deliranti che appartengono a un razzismo bellico e che non hanno mai
avuto il benché minimo principio di applicazione. Cosi il pamphlet
pubblicato durante la guerra da un certo Théodore Kaufmann,
battezzato per la circostanza consigliere personale di Roosevelt,
che recava il titolo Germany must perish e prevedeva la
sterilizzazione dei tedeschi, è posto sullo stesso piano dei
discorsi di Himmler, i quali invece avevano la possibilità di
passare alla pratica" (p.86).
"[...] per l'uso massiccio fatto dai revisionisti del pamphlet di
Th.Kaufmann
[...]"(p.172).
"I "revisionisti" utilizzano tutti le stesse fonti" (p.146).
"L'affermazione che appare in tutti gli scritti revisionisti,
secondo la quale lo storico tedesco M.Broszat avrebbe scritto in Die
Zeit del 19 agosto 1960 che nei campi del vecchio Reich non c'erano
state camere a gas, è una menzogna che è stata demolita da
G.Wellers, Les Chambres à gaz ont existé, Paris, Gallimard,
pp.141-143. M.Broszat parlava soltanto di impianti specializzati per
l'annientamento degli ebrei. La menzogna ricompare nondimeno in
tutti gli opuscoli della setta" (p.166).
4. I METODI DI PIERRE VIDAL--NAQUET.
Nel paragrafo 1 ho denunciato la menzogna di Pierre Vidal-Naquet
relativa a Carlo Mattogno "fascista dichiarato"; ora è giunto il
momento di spiegare, come hopreannunciato, perché il nostro
integerrimo critico sia ricorso a questa menzogna. E'indubbiamente
improbabile che Pierre Vidal-Naquet abbia letto i miei sette scritti
pubblicati in Italia fino al 1987 (9), data di pubblicazione
dell'edizione francese di Gli assassini della memoria, ma è certo
che egli ha letto il mio saggio Le mythe de l'extermination des
Juifs. Introduction historico--bibliographique à l'historiographie
révisionniste apparso nel n.1 delle Annales d'histoire révisionniste
(printemps 1987), che egli cita nello stesso passo in cui formula la
menzogna.
Di fronte a questo saggio, che è la traduzione riveduta e ampliata
del libro Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione
storico--bibliografica alla storiografiarevisionista,(10) Pierre
Vidal-Naquet si è trovato spiazzato: in esso non ho mai
affermato -- e, preciso, non l'ho mai fatto né prima né dopo -- che
gli storici del museo di Auschwitz sono dei falsari, né ho
considerato Thies Christophersen il testimone dei revisionisti, (11)
né ho menzionato l' "immaginaria dichiarazione di guerra a Hitler",
né ho citato il libro di Theodore Kaufmann, nonostante il suo "uso
massiccio" da parte dei revisionisti"; per la parte originale ed
essenziale del saggio, non ho utilizzato "le
stesse fonti", al contrario, ho usato parecchie fonti ignote o poco
note persino a specialisti come G.Wellers, alcune delle quali in
polacco, di cui, in ogni caso, ho verificato e tradotto il testo
originale; non ho menzionato lo Stato di Israele né la tesi, a mio
avviso falsa, della storia delle camere a gas come invenzione del
sionismo durante o dopo la guerra; ho citato la lettera di Martin
Broszat del 19 agosto 1960 a Die Zeit correttamente e nel suo
contesto:
"Ni à Dachau, ni à Bergen--Belsen, ni à Buchenwald, des juifs ou
d'autres détenus n'ont été gazés. La chambre à gaz de Dachau n'a
jamais été
complètement terminée ni mise "en service". [...]. "L'extermination
massive des juifs par l'emploi des gaz à commencé en 1941-1942 et a
eu lieu exclusivement (ausschliesslich) en quelques rares
emplacements choisis à cet effet et pourvus des installations
techniques correspondantes, avant tout (vor allem) dans le
territoire polonais occupé (mais en aucun endroit de l'Ancien
Reich): à Auschwitz--Birkenau, à Sobiborsur- Bug, à Treblinka,
Chelmno et Belzec". (12)
Dunque non sono incorso neppure nella "menzogna" che apparirebbe "in
tutti gliopuscoli della setta".
Inoltre, nella mia indagine storica, non ho assunto
aprioristicamente nessuno dei principi formulati da Pierre
Vidal-Naquet che i revisionisti dovrebbero condividere"tutti più o
meno" (13) e non ho adottato nessuno dei metodi che Pierre
Vidal-Naquet attribuisce ai revisionisti.
Per chi non fosse convinto, aggiungo una riflessione. Il primo
numero delle Annales d'histoire révisionniste, sia perché è apparso
in concomitanza con il processo Barbie, sia, senza falsa modestia,
perché vi appariva il mio saggio, ha destato molto scalpore in
Francia e la stampa ne ha parlato molto: quale ghiotta occasione per
"smantellare" le mie presunte "menzogne" mostrando la presenza, nel
mio saggio, dei principi e del metodo fissati da Pierre
Vidal-Naquet! Che cosa fa invece il nostro uomo? Tace. Egli che, per
documentare le sue tesi preconcette, ritiene degno di citazione
anche il personaggio più oscuro, tace, non ha nulla da dire, non sa
che cosa dire; dunque non c'è altra via d'uscita se non la menzogna:
basta affermare che Carlo Mattogno è un
"fascista dichiarato" per screditare a priori sia il suo scritto sia
la sua persona, e se lo afferma Pierre Vidal-Naquet, deve essere
vero: chi oserà mai dubitare dell'onestà intemerata e
dell'integerrima dirittura morale del nostro storico?
Un'argomentazione davvero brillante! E' come dire che le sue tesi
sono senza valoreperché egli è un ebreo dichiarato!
Con cio ci troviamo già proiettati nei meandri della metodologia di
Pierre Vidal-Naquet. Non resta che proseguire l'esame dei suoi
metodi, ma prima è necessaria una premessa.
Nel campo revisionista, come in ogni altro campo, compreso quello
olocaustico, (16)ci sono ricercatori, polemisti e propagandisti.
Pierre Vidal-Naquet mette tutti nello stesso calderone in un
guazzabuglio generale in cui personaggi di secondo o di terzo piano
come App (p.20), Bardèche (p.32 e passim), Bennet (p.52 e passim),
Chomsky (p.64 e passim), Barnes (p.78 e passim), Felderer (p.84),
Christophersen (p.41 e passim), Harwood (p.37 e passim) hanno lo
stesso valore di un Faurisson, di un Butz,di un Roques, di uno
St_glich, di un Guillaume e di un Mattogno, che sono ossi un po'più
duri per i denti del nostro storico:"Da questo punto di vista,
bisogna ammettere che due libri revisionisti, The Hoax of the 20th
Century, di Arthur Butz, e Der Auschwitz--Mythos, di
Wilhelm Staeglich, raggiungono un risultato abbastanza notevole:
l'apparenza di un racconto storico, anzi, di una indagine critica
con tutti gli elementi
esteriori che caratterizzano un'opera storica. Tranne quello che ne
costituisce il pregio: la verità" (p.95).
Sfortunatamente per loro, anche questi due scrittori sono incappati
nel nostro fiero smantellatore di menzogne, che demolisce il valore
scientifico di queste due operecon argomentazioni profonde e
inconfutabili:
(Confutare Butz? E' possibile, beninteso, è perfino facile, purché
si conosca la documentazione, ma è impresa lunga e fastidiosa(
(p.49),percio non vale la pena di intraprendere la confutazione;
basti al lettore il giudizio ex cathedra di Pierre Vidal-Naquet. Per
quanto concerne Staeglich -- e anche Roques --
la confutazione è ancora più facile: il libro dell'uno è "un libro
nazista" (p.115), un libro "schiettamente nazista" (p.152), l'altro
è un "intellettuale nazista" (p.115) e un militante dell'estrema
destra antisemita" (p.111). Quanto a Guillaume, egli ha "una
personalità perversa e megalomane" (p.114).
Spigolando indiscriminatamente in questo guazzabuglio, Pierre
Vidal-Naquet ha creato un metodo revisionista che non esisteva prima
e che non esiste ora. Novello Kant, egli ha fissato i principi
trascendentali della gnoseologia revisionista: in ogni tempo e in
ogni luogo i revisionisti saranno condizionati da questi principi,
percio in ogni tempo e in ogni luogo i revisionisti ricercheranno il
falso e non il vero. Proprio in virtù di questi principi
trascendentali, la "setta" revisionista è "del tutto incapace di
evolversi" (p.131), sicché non è necessario rispondere ad ogni
membro di essa:
"Se, ogni volta che un "revisionista" produce una nuova
affabulazione, bisognasse rispondergli, le foreste del Canada non
basterebbero" (p.63).
Questo è anche un comodo alibi per ignorare -- lui, cosi pronto ad
accusare l'uno o l'altro di aver ignorato un singolo documento --
l'intera letteratura revisionista dal1980 al 1987 (data della
pubblicazione dell'edizione originale del suo libro) e al 1992,data
dell'uscita della traduzione italiana.
Nonostante l'anatema solenne lanciato dal nostro storico, il
revisionismo si è evoluto e continua ad evolversi, e gli argomenti
che ha portato e la letteratura che ha prodotto,rispetto all'inizio
degli anni Ottanta, sono estremamente più rigorosi ed ampi (17); non
solo, ma proprio in Francia, un personaggio di grande spicco della
cultura francese come Pierre Garaudy ha abbracciato recentemente il
punto di vista revisionista!. (18)
ll principio del metodo di Pierre Vidal-Naquet si puo riassumere in
una frase: poiché l'Olocausto è esistito, tutti coloro che lo negano
sono a priori dei mentitori; si puo dire, parafrasando le parole del
nostro storico, che l'Olocausto esiste perché l'esistenza è uno dei
suoi attributi. Non si tratta di una semplice boutade polemica, ma
di un principio metodologico sancito solennemente dalla "déclaration
d'historiens" sulla "politica hitleriana di sterminio" sottoscritta
anche da Pierre Vidal-Naquet:"Il ne faut pas se demander comment,
techniquement, un tel meurtre de masse a été possible. Il a été
possible techniquement puisqu'il a eu lieu. Tel est le point de
départ obligé de toute enquête historique sur ce sujet. Cette
vérité, il nous appartenait de la rappeler simplement: il n'y a pas,
il ne peut y avoir dedébat sur l'existence des chambres à gaz". (19)
Ecco dunque la "prova ontologica" che Pierre Vidal-Naquet
attribuisce alla metodologia revisionista: l'Olocausto è esistito
perché è esistito e al riguardo non puosussistere dibattito!
Vediamo ora in che modo Pierre Vidal-Naquet ha creato questo metodo.
Il procedimento è semplice: basta dichiarare solennemente che le
affermazioni o le
omissioni che ricorrono in tre o quattro scritti revisionisti non
sono delle semplici affermazioni o omissioni, ma la rigorosa
applicazione di principi e di metodi prestabiliti. In taluni casi i
principi della metodologia revisionista fissati da Pierre
Vidal-Naquet non sono neppure indebite astrazioni elevate a principi
universali, ma semplici escogitazioni ad usum Delphini , ed egli non
tenta neppure di dimostrarli con un singolo riferimento ad una
singola affermazione di un singolo revisionista: al lettore deve
bastare la parola del nostro integerrimo storico.
Analizziamo le sue affermazioni.
"1. Ogni testimonianza diretta fornita da un ebreo è una menzogna o
una fantasia"(p.21). Questo principio è una menzogna o una fantasia
di Pierre Vidal-Naquet, che infatti non è in grado di documentarla
in alcun modo.
"2. Ogni testimonianza, ogni documento anteriore alla liberazione è
un falso o è ignorato e considerato 'una voce' " (p.21). A
dimostrazione di questa affermazione,Pierre Vidal-Naquet rileva il
fatto che né Butz né Rassinier menzionano i manoscritti del
Sonderkommando, (20) e che Faurisson ironizza sulle circostanze del
loro ritrovamento. Egli dimentica di dire che Staeglich menziona ed
analizza criticamente questi documenti. (21) Pierre Vidal-Naquet,
con sublime onestà intellettuale, spaccia per principi aprioristici
quelle che in questi autori sono soltanto delle conclusioni, e se è
vero che Faurisson "non tenta nemmeno di dimostrare la non
autenticità" di questi documenti (p.22), è altrettanto vero che
Pierre Vidal-Naquet non tenta nemmeno di dimostrare la loro
veridicità, e, meno che mai, di confutare le osservazioni di
Staeglich al riguardo -- ma forse cio è chiedere troppo, visto che
il suo è un libro
"schiettamente nazista" ed ha dunque ontologicamente insito
l'attributo dellamenzogna! Ritorno sulla questione nel para. 6 di
questo capitolo.
"3. Ogni documento, in generale, che ci dà informazioni di prima
mano sui metodi dei nazisti è un falso o è un documento truccato"
(p.22). La prova della validità universale di questo principio è il
fatto che Faurisson esprime dubbi sull'autenticità della "cronaca"
di Emanuel Ringelblum! Qui il nostro storico si appiglia ad un
elemento insignificante per colpire l'essenziale: in effetti, la
"cronaca" di Ringelblum, che sia autentica o no, nulla aggiunge e
nulla toglie alla questione essenziale delle camere agas omicide.
"4.Ogni documento nazista che fornisce una testimonianza diretta è
preso al suo valore nominale s e è scritto in codice, ma ignorato (o
sottointerpretato) se è scritto in un linguaggio diretto" (p.22).
Pierre Vidal-Naquet cita, a questo riguardo, un brano del discorso
di Himmler del 16 dicembre 1943 e uno del Diario di Goebbels in data
13maggio 1943.
Il primo brano è stato citato da Staeglich insieme con altre
"testimonianze dirette" di Himmler sullo stesso tema con il seguente
commento:
"La procedura indifferenziata anche contro donne e bambini nella
guerra partigiana era indubbiamente un provvedimento brutale e
spietato,estremamente contestabile sulla base del diritto
internazionale e moralmente,che Himmler aveva probabilmente ogni
motivo di giustificare davanti a questi
capi dell'esercito, perché a stento resto segreto. (22) Dunque
questo documento "scritto in un linguaggio diretto" non è stato né
"ignorato" né "sottointerpretato". Quanto al Diario di Goebbels, il
fatto che egli abbia scritto "I popoli moderni non hanno dunque
altra soluzione che quella di sterminare gli ebrei "(p.22), dimostra
forse che era in atto uno sterminio di Ebrei ad opera dei
Tedeschi?(23)
"5 .Ogni testimonianza nazista posteriore alla fine della guerra
resa in un processo all'est o all'ovest, a Varsavia o a Colonia, a
Gerusalemme o a Norimberga, nel 1945 o nel 1963, è considerata come
ottenuta sotto tortura o intimidazione" (pp.22-23). In questo
contesto, Pierre Vidal-Naquet si sorprende del fatto che "nessun
ufficiale SS abbia negato l'esistenza delle camere a gas" (p.22).
Cio è falso. I nazisti che hanno confessato " sotto tortura o
intimidazione " sono pochissimi; il caso più clamoroso è quello di
Rudolf Hoess, come ormai ammette perfino Jean-Claude Pressac. (24)
Quanto agli altri, ho già esposto altrove l'elementare meccanismo
psicologico che li indusse a confessare. (25) Qui rilevo
sommariamente che, in base agli articoli 19 e 21 dello statuto di
Londra dell' 8 agosto 1945, il tribunale di Norimberga non era
legato alle regole della dimostrazione e non doveva richiedere la
prova dei "fatti generalmente noti". (26) Ora, in tutti i
processi,anteriori e posteriori, lo sterminio ebraico in camere a
gas è sempre stato assunto aprioristicamente come fatto generalmente
noto e indiscutibile, sicché la negazione di questo dogma sarebbe
stata per gli imputati una difesa strategicamente disastrosa.
L'interesse immediato degli imputati non era quello di dire la
verità, ma di uscire dal processo con i minori danni possibili,
percio, in linea generale, essi adottarono la linea difensiva
consistente nell'affermare il dogma dello sterminio, escludendo nel
contempo il loro coinvolgimento e la loro responsabilità diretta.
Cio significa non già che queste testimonianze siano false a priori,
ma soltanto che non sono vere a priori, e
anch'esse devono essere esaminate criticamente per giudicare il loro
grado di validità. Al riguardo posso rimandare al mio studio su
Rudolf Hoess. (27)
Per concludere, contrariamente a cio che afferma Pierre
Vidal-Naquet, almeno in un caso un ufficiale SS ha negato
l'esistenza delle camere a gas. Josef Kramer, che fu comandante del
campo di Birkenau dal maggio al dicembre del 1944, dichiaro: "I have
heard of the allegations of former prisoners in Auschwitz referring
to a gas chamber there, the mass executions and whippings, the
cruelty of the guards employed, and that all this took place either
in my presence or with myknowledge. All I can say to all this is
that it untrue from beginning to end".(28)
Resosi conto che in Tribunale questa linea difensiva sarebbe stata
suicida, a Josef Kramer non resto che ritrattare e ammettere il
dogma dello sterminio. (29)
Anche i casi di Hans Lammers e Hans Frank sono particolarmente
istruttivi.
Al processo di Norimberga Hans Lammers, che era stato capo della
Cancelleria del Fuehrer, dunque uno degli uomini più informati del
regime nazista, interrogato dal dott. Thoma (difensore di
Rosenberg), asseri di sapere molte cose riguardo alla soluzione
finale. Nel 1942 egli apprese che il Fuehrer aveva affidato a
Heydrich --tramite Goering -- l'incarico di risolvere la questione
ebraica. Per saperne di più, egli si mise in contatto con Himmler e
gli chiese "che cosa significasse propriamente soluzione finale
della questione ebraica". Himmler gli rispose che aveva ricevuto dal
Fuehrer l'incarico di attuare la soluzione finale della questione
ebraica e che "questo incarico consisteva essenzialmente nel fatto
che gli Ebrei dovevano essere evacuati dalla Germania".
Successivamente questa spiegazione gli fu confermata dal Fuehrerin
persona.
Nel 1943 sorsero voci secondo le quali gli Ebrei venivano uccisi.
Lammers cerco di risalire alla fonte di tali voci, ma senza esito,
perché esse risultavano sempre fondate su altre voci, per cui giunse
alla conclusione che si trattasse di propaganda radiofonica nemica.
Tuttavia, per chiarire la faccenda, Lammers si rivolse di nuovo a
Himmler, il quale nego che gli Ebrei venissero uccisi legalmente:
essi venivano semplicemente evacuati all'Est e questo era l'incarico
affidatogli dal Fuehrer. Durante tali evacuazioni potevano certo
accadere casi di morte tra persone vecchie o ammalate,potevano
verificarsi disgrazie, attacchi aerei e rivolte, che Himmler era
costretto areprimere nel sangue a mo' d'esempio, ma questo era
tutto.
Allora Lammers ando di nuovo dal Fuehrer, che gli diede la stessa
risposta di Himmler:" egli mi disse: 'Decidero successivamente dove
andranno gli Ebrei, per il momento sono sistemati là' ".
Il dott. Thoma chiese poi a Lammers:
"Himmler Le ha mai detto che la soluzione finale degli Ebrei dovesse
aver luogo con il loro sterminio?
Lammers -- Di cio non si è mai fatto parola. Egli ha parlato
soltanto di evacuazioni.
Dott. Thoma -- Ha parlato soltanto di evacuazuioni?
Lammers -- Soltanto di evacuazioni.
Dott. Thoma -- Quando ha sentito che questi cinque milioni di Ebrei
sono stati sterminati?
Lammers -- L'ho sentito qui qualche tempo fa [Davon habe ich hier
vor einiger Zeit gehoert]". (30)
Dunque il capo della Cancelleria del Fuehrer aveva saputo solo a
Norimberga del preteso sterminio ebraico!
Anche Hans Frank, l'ex governatore generale della Polonia, rese a
Norimberga una testimonianza simile. Egli racconto che una volta gli
giunse la voce che a Belzec eraaccaduto qualcosa.
"Il giorno dopo mi recai a Belzec. Globocnik mi mostro un gigantesco
fossato che egli costruiva come vallo di protezione con molte
migliaia di operai,
evidentemente Ebrei."
Nella zona Hans Frank non vide altro. Ma le voci sull'uccisione
degli Ebrei non cessavano, sicché il 7 febbraio 1944 egli chiese
spiegazioni a Hitler in persona:
"In presenza di Bormann gli domandai:' Mio Fuehrer, le voci sullo
sterminio degli Ebrei non cessano. Si sentono dappertutto. Non si
entra da nessuna
parte. Una volta giunsi di sorpresa ad Auschwitz per vedere il
campo. Lungo la strada fui dirottato con la mia automobile con la
giustificazione che al
campo infuriava un'epidemia'. Chiesi: 'Mio Fuehrer, che cosa
succede?'. Il Fuehrer disse:' Lo puo immaginare, avvengono delle
esecuzioni, sono i
rivoltosi. Per il resto non so nulla. Ne parli con Heinrich
Himmler'. A quel punto ribattei:' Bene, Himmler a Cracovia ci ha
tenuto un discorso nel quale
ha dichiarato davanti a tutte le persone che avevo convocato
ufficialmente:'Queste voci su uno sterminio sistematico degli Ebrei
sono false; gli Ebrei
vengono portati all'Est'. Allora il Fuehrer disse: 'Allora deve
crederci".
Hans Frank ricevette "i primi dettagli" (die ersten Details) sullo
sterminio ebraico solo dalla stampa straniera nel 1944" (aus der
Auslandpresse 1944). (31)
"6. Tutto un arsenale pseudotecnico è mobilitato per mostrare
l'impossibilità materiale della gassazione di massa" (p.23). Per
dimostrare l'infondatezza degli argomenti chimici di Faurisson,
Pierre Vidal-Naquet si affida ad un ingegnere chimico, tale Pitch
Bloch, di cui egli pubblica come "Allegato" una breve nota sullo
Zyklon B (pp.57-61). Vediamo di che cosa si tratta.
Dopo lunghe ed infruttuose ricerche nelle enciclopedie, il nostro
chimico è riuscito finalmente a trovare la definizione dello Zyklon
B "in un'opera classica di chimicaindustriale, edita in Germania nel
1954" (p.58). Eccellente approccio dilettantistico:
egli non ha mai sentito parlare delle opere classiche sull'acido
cianidrico e lo ZyklonB note da anni ai revisionisti, come ad
esempio:
-- Doetzer, Walter, Entkeimung, Entseuchung und Entwesung.
Arbeitsanweisungen fuer Klinik und Laboratorium des
Hygiene--Institutes der Waffen-SS, Berlin. Verlag von Urban und
Schwarzenberg, Berlin und Wien, 1943;
-- Flury, Ferdinand / Zernik, Franz, Schaedliche Gase, Daempfe,
Nebel, Rauch- und Staubarten, Berlin, Verlag von Julius Springer,
1931;
-- Lenz, Otto/Gassner, Ludwig, Schaedlingsbekaempfung mit
hochgiftigen Stoffen.Heft 1: Blausaeure. Verlagsbuchhandlung von
Richard Schoetz, Berlin 1934;
-- Peters, Gerhard, Blausaeure zur Schaedlingsbekaempfung. Sammlung
chemischer und chemisch-technischer Vortraege. Neue Folge Heft 20.
Verlag von Ferdinand
Enke in Stuttgart, 1933;
-- Puntigam, Franz / Breymesser, Erich / Bernfus, Erich, Blausaeure
zur Fleckfieberabwehr. Grundlagen, Planung und Betrieb.
Sonderveroeffentlichung des
Reicharbeitsblattes, Berlin 1943,
-- Richtlinien fuer die Anwendung von Blausaeure (Zyklon) zur
Ungeziefervertilgung (Entwesung) [documento NI-9912].
E' noto che Faurisson ritiene l'esistenza delle camere a gas omicide
"radicalmente impossibile". (32) Personalmente, non condivido questo
giudizio, ma neppure quello di Pierre Vidal-Naquet secondo cui "
gassare alla grande non pone essenzialmente problemi diversi dal
gassare in modo 'artigianale' " (p.12). Sulla questione ritornero
successivamente. Qui importa rilevare, dal punto di vista
metodologico, che cosa Pitch Bloch -- con l'avallo di Pierre
Vidal-Naquet -- obietta agli argomenti tecnici di Faurisson: altri
argomenti tecnici? No: testimonianze di seconda mano, per di più
false, i cosiddetti "Protocolli di Auschwitz", di cui mi occupo in
modo approfondito nel paragrafo 6.
Metodologia veramente degna di Pierre Vidal-Naquet. Cio è come
confutare chi,come me, ritiene -- a buon diritto -- radicalmente
impossibile l'affermazione del testimone oculare (membro del
Sonderkommando) Dov Paisikovic secondo la quale, nei forni di
Birkenau, "les cadavres mettaient environ quatre minutes à se
consumer"("i cadaveri impiegavano circa quattro minuti a
consumarsi"), (33) opponendogli ,appunto, la testimonianza di Dov
Paisikovic. Un'altra "prova ontologica"!
L'unica obiezione tecnica che il nostro chimico muove a Faurisson è
questa:"A proposito del gas che si sprigiona dai sali cianidrici
sotto l'effetto
dell'acqua Faurisson scrive: "Per la prima volta nella storia della
chimica , del sale aggiunto all'acqua dava un gas". Senza essere
"storico della chimica",
penso che parecchi lettori sappiano, per esempio, come funziona (o
hanno avuto l'occasione di vederlo) un banale generatore d'acetilene
in cui del
carburo di calcio (un "sale" e un solido) viene sciolto in acqua per
ottenere acetilene gassoso" (p.60).
Vediamo qual è il valore scientifico di questa obiezione.
Josef Kramer ha confessato di aver eseguito delle gasazioni omicide
a Stutthof.
Faurisson commenta:
"Les absurdités techniques abondent. On lit sur place la
"confession" de Joseph Kramer, ancien commandant du camp. Kramer dit
que c'est par un
"trou" (sic!) qu'il versait lui-même "une certaine quantité de sels
cyanhydriques", puis "une certaine quantité d'eau": le tout
dégageait, parait-il,
un gaz (!!!) qui tuait en un minute". (34)
La questione è dunque questa: dei sali cianidrici coll'aggiunta di
acqua possono sviluppare un gas tossico dall'azione fulminante?
La risposta di Pitch Bloch è invece questa: il carburo di calcio
coll'aggiunta di acqua sviluppa acetilene gassoso.
La malafede del nostro chimico è lampante: non c'è bisogno di essere
ingegneri chimici per sapere che i sali "sono composti che risultano
dalla reazione di un acido con una base o viceversa". (35) I "sali
cianidrici" , o cianuri, sono appunto "i sali dell'acido
cianidrico", (36) come ad esempio il cianuro di potassio -- KCN -- e
il cianuro di sodio -- NaCN.
Forse il nostro "ingegnere chimico. Scuola politecnica federale di
Zurigo dottore in scienze" (p.61) troverà ancora più sconveniente
ricevere un'altra piccola lezione di chimica da uno storico, per di
più revisionista.
Tra i disinfestanti usati dai Tedeschi negli anni Trenta e Quaranta
c'era il Cyancalcium (calciocianammide) -- Ca(CN)2 -- che era
commercializzato col nome
di Cyanogas e sviluppava acido cianidrico con l'acqua o con
l'umidità secondo la reazione: Ca(CN)2 + 2H2O = 2HCN + Ca(OH)2. (37)
Pitch Bloch aveva ragione, ma non lo sapeva!
Per quanto concerne il "sapone umano", che Faurisson considera, dal
punto di vista chimico, "una leggenda assurda" (p.60), essa è si una
leggenda, come ammette Pierre Vidal-Naquet (p.150, nota 11), ma per
nulla assurda chimicamente. Qui Pitch Bloch ha pienamente ragione.
"7.Si puo dire che per i "revisionisti" le camere a gas non esistono
perché la non esistenza è uno dei loro attributi" (p.23). Ho già
mostrato che questo principio,mutatis mutandis, è "le point de
départ obligé" proprio di Pierre Vidal-Naquet, per il quale lo
sterminio ebraico esiste perché l'esistenza è uno dei suoi
attributi. Per giustificare la sua affermazione, Pierre Vidal-Naquet
scrive:
"Per esempio la parola Vergasung significa si gassazione se compare
nella forma negativa in una lettera dello storico Martin Broszat a
Die Zeit (19
agosto 1960): Keine Vergasung in Dachau (nessuna gassazione a
Dachau), ma Vergasungskeller significa "camera di carburazione" in
un documento del
gennaio 1943 citato da Georges Wellers (Faurisson, Vérité, pp.104 e
109)".
Argomentazione davvero straordinaria! Evidentemente il contesto, per
il nostro storico, non conta nulla. Nel primo caso, poiché lo scopo
della lettera di Martin Broszat era appunto quello di dichiarare che
non c'era stata nessuna gasazione omicida a Dachau, è ovvio che
Vergasung significa gasazione omicida; nel secondo caso, poiché non
si conosce né lo scopo né la funzione del Vergasungskeller, non è
altrettanto ovvio che Vergasung significhi gasazione omicida; Pierre
Vidal-Naquet assume questo significato sulla base, appunto, della
"prova ontologica" che rimprovera ai revisionisti: il
Vergasungskeller è una camera a gas omicida, dunque Vergasung
significa gasazione omicida. E' proprio vero: la conclusione precede
le prove!
Pierre Vidal-Naquet, cosi amante della verità, sarà felice di
apprendere il giudizio di Jean-Claude Pressac su questo
Vergasungskeller:
(To affirm, SOLELY on the basis of the letter of 29th January 1943
that the term "Vergassungskeller" [sic] designated a homicidal gas
chamber installed
in Leichenkeller 1/corpse cellar 1 of Krematorium II was
irresponsible". (38)L'affermazione, o meglio, l'insinuazione di
Pierre Vidal-Naquet è dunque
"irresponsabile"."8.Infine e soprattutto, tutto cio che puo rendere
conveniente, credibile, questa spaventosa storia, che puo segnare
l'evoluzione, fornire termini di paragone, èignorato o falsificato"
(p.23).
Pierre Vidal-Naquet evoca qui "le imprese degli Einsatzgruppen (le
famose fosse di Baby Yar, per esempio) e l'uccisione dei malati di
mente tedeschi".
E' vero che il libro di S.Thion Vérité historique ou vérité
politique? non dice nulla degli Einsatzgruppen, (39) ma Butz dedica
ad essi varie pagine. (40) Di Babi Jar si è occupato
approfonditamente Herbert Tiedemann; (41) John Ball ha pubblicato
una fotografia aerea scattata una settimana dopo la fine della
presunta cremazione delle vittime (42) che non mostra il minimo
indizio di questa colossale impresa. (43) Per quanto riguarda la
questione dell'eutanasia, essa ha ben poco ha che vedere con
l'Olocausto.
NOTE
(1) Per ragioni di praticità, cito l'opera di Pierre Vidal Naquet
nella traduzione menzionata nella nota 5 indicando soltanto le
pagine tra parentesi tonda. Adotto questo sistema anche per le opere
analizzate nei capitoli successivi. L'edizione originale (Les
assassins de la mémoire. La Découverte) è uscita nel 1987. ll saggio
Un Eichmann de papier era già apparso nel libro Les Juifs, la
mémoire et le présent.
PCM/ petite collection Maspero, Paris 1981 (trad. it.: Gli Ebrei, la
memoria e il presente, Editori Riuniti, Roma 1985); le "Tesi sul
revisionismo" sono state pubblicate in italiano nel 1983 (Rivista di
storia contemporanea, Fascicolo 1, Gennaio1983, pp.3-24).
(2) Con cio mi riferisco anche alle fotocopie di documenti
originali.
3) Nadine Fresco, Les redresseurs de morts. Chambres à gaz: la bonne
nouvelle.Comment on révise l'histoire, in: "Les Temps Modernes", 35e
année, N· 407, Juin1980, pp.2150-2211.
(4) Vedi infra, paragrafo 2.
(5) "La petite bande abjecte qui s'acharne encore aujourd'hui à nier
la réalité du crime de génocide, en s'en prenant à ce qui en fut,
pendant la seconde guerre mondiale, son instrument privilégié : la
chambre à gaz, a bien choisi son objectif, car ce fut effectivement
un instrument de l'extermination". Pierre Vidal-Naquet, Les degrés
dans le crime, in: "Le Monde", 16 giugno 1987, p.2.
(6) La Vieille Taupe, Paris 1980.
(7) Vedi al riguardo la Bibliografia revisionista essenziale che
presento alla fine del volume.
(8) Pierre Vidal-Naquet stravolge le affermazioni di Faurisson, il
quale in realtà ha dichiarato che il numero degli Ebrei morti
durante la seconda guerra mondiale "pourrait être de l'ordre d'un
million mais, plus probablement, de plusieurs centaines de milliers
si l'on ne compte pas les Juifs combattant sous les uniformes
militaires alliés" (Serge Thion, Vérité historique ou vérité
politique ?, op. cit., p.197). La divisione di questo milione in due
parti è di Pierre Vidal Naquet, non di Faurisson, che inoltre non
menziona affatto la mortalità "per episodi di guerra". L'ironia di
Pierre Vidal-Naquet sugli Ebrei morti negli eserciti alleati è
decisamente fuori luogo, perché è noto che, nel solo esercito
sovietico, si arruolarono 500.000 Ebrei (Solomon Grayzel, Storia
degli Ebrei. Roma, Fondazione per la Gioventù Ebraica, 1964, p.695).
(9) Vedi la Bibliografia alla fine dell'opera.
(10) Sentinella d'Italia, 1985.
(11) Thies Christophersen è menzionato, soltanto nella sezione
bibliografica, in una pagina fitta di titoli di opere revisioniste,
cosi:" Thies Christophersen, Der Auschwitz- Betrug, Kritik nr 27
(Kritik Verlag, Mohrkirch), s.d." . Le mythe de l'extermination des
juifs, rivista citata, p.63).
(12) Le mythe de l'extermination des juifs, rivista citata, p.75.
(13) Il fatto che io non creda alla tesi di uno sterminio in massa
in camere a gas omicide e che non consideri il termine Endloesung
(soluzione finale) sinonimo di sterminio, non sono principi, ma
conclusioni.
(14) Cito, per tutti, la segnalazione apparsa su "Le Monde" (12
maggio 1987, p.10):"Annales d'histoire révisionniste. Une revue met
en cause l'extermination des juifs",dove è citata la fine del mio
saggio.
(15) Mi riferisco a tale Bougenaa Amara che avrebbe espresso un
giudizio revisionista sull'Opinione di Rabat (p.156, nota 44):
personalmente, non avevo mai sentitonominare né l'uomo né il
giornale.
(16) Pierre Vidal-Naquet parla al riguardo di "un'intera
sottoletteratura che rappresenta una forma davvero immonda di
sollecitazione al consumo sadico" (p.15).Ma c'è anche di peggio. In
un opuscolo del 1945 si legge tra l'altro:" Ziereis, capo del campo
di Mauthausen ha ammesso che, nei distretti di Varsavia, Kovno, Riga
e Libau sono state assassinate circa 10 milioni di persone. Un certo
Moll, incaricato del forno crematorio di Dachau, ha confessato
d'aver bruciato, tra il 1942 e il 1945, più di 7 milioni di persone.
Nel campo di Belsen, su 45.000 ebrei internati, solo 60 sono
sopravvissuti e non meno di 400.000 individui sono stati bruciati
nei forni. [...] Sempre a Belsen, in un solo forno, venivano
bruciati mille cadaveri all'ora e, in un solo giorno, furono gettati
nei forni 80.000 ebrei [a]. Edgard Wall, Il processo di Norimberga
contro i maggiori criminali di guerra. Tipografia editoriale Lucchi,
Milano 1945, pp.25-26.[a] Poiché in questo campo esistevano due
forni crematori, la cremazione di un cadavere duro in media due
secondi!
(17) Vedi al riguardo la Bibliografia revisionista essenziale che
presento alla fine del libro.
(18) Roger Garaudy, Les mythes fondateurs de la politique
israélienne. La Vieille Taupe. Hiver 1995 (N· spécial, hors
commerce). Il libro contiene, tra l'altro, un capitolo su Le mythe
de la justice de Nuremberg e uno su Le mythe de
l'Holocauste(pp.72-147).
(19) La politique hitlérienne d'extermination: une déclaration
d'historiens, in: "Le Monde", 21 febbraio 1979, p.23.
(20) Rassinier è morto nel 1967 (p.31), mentre questi documenti sono
stati pubblicati nel 1972 (p.143, nota 43): la sua omissione è
dunque gravissima!
(21) Wilhelm Staeglich, Der Auschwitz--Mythos. Legende oder
Wirklichkeit? Grabert Verlag, Tubingen 1979, pp. 129-134.
(22) Ibidem, p.100 e 102.
(23) Staeglich si occupa delle altre "testimonianze dirette" ben più
importanti di Goebbels, op.cit., pp.115-119.
(24) Vedi capitolo IV.
(25) Intervista sull'Olocausto, Edizioni di Ar, 1995, pp. 29-30.
(26) Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem
internationalen Militaergerichtshof. Nuernberg 14.November
1945--1.Oktober 1946. Veroeffentlicht
in Nuernberg, Deutschland, 1949 [d'ora in avanti: IMG], vol.I, p.16.
(27) Auschwitz: le "confessioni" di Hoess, Edizioni La Sfinge, Parma
1987.
(28) Trial of Josef Kramer and Forty-four Others (The Belsen Trial).
Edited by Raymond Philips, William Hodge and Company, Limited,
London Edinburgh
Glasgow, 1946, p.731.
(29) Ibidem, p. 157.
(30) IMG, vol. XI, pp.61-63.
(31) IMG, vol.XII, pp.25-26.
(32) S.Thion, Vérité historique ou vérité politique?, op.cit.,
p.174.
(33) Un survivant du Sonderkommando, in: Auschwitz, présenté par
Léon Poliakov,Julliard, Paris 1964, p.162.Dov Paisikovic è uno dei
pochi testimoni "oculari" che Pierre Vidal-Naquet oppone ai
revisionisti. Eccellente testimone!
(34) S.Thion, Vérité historique ou vérité politique?, op.cit.,p.312.
(35) Michele Giua e Clara Giua-Lollini, Dizionario di chimica
generale e industriale.Unione Tipografico-Editrice Torinese. Torino
1950, vol.III, p.437.
(36) Ibidem, vol. I, p.905.
(37) G.Peters, Blausaeure zur Schaedlingsbekaempfung, op.cit., p.66.
(38) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the
Gas Chambers.The Beate Klarsfeld-Foundation, New York 1989, p.503.
(39) La cosa non è cosi sorprendente come finge di credere Pierre
Vidal-Naquet, visto che il sottotitolo di questo libro è Le dossier
de l'affaire Faurisson. La question des chambres à gaz, e che esso
si occupa essenzialmente, appunto, di camere a gas.
(40) The Hoax of the Twentieth Century, Historical Review Press,
1977, pp.197-204;
dell'argomento si è occupato diffusamente anche Udo Walendy:
Einsatzgruppen im Verbande des Heeres, in: "Historische Tatsachen",
Nr. 16 e 17, Verlag fuer Volkstum und Zeitgeschichtsforschung,
Vlotho, 1983.
(41) Babi Jar: Kritische Fragen und Anmerkungen, in: Grundlagen zur
Zeitgeschichte. Ein Handbuch ueber strittige Fragen des 20.
Jahrhunderts. Grabert
Verlag, Tuebingen 1994, pp.375-399.
(42) Secondo la storiografia ufficiale, nella gola di Babi Jar gli
Einsatzgruppen avrebbero ucciso il 29 e 30 settembre 1941 33.771
Ebrei; nel 1943 i cadaveri sarebbero stati riesumati e cremati, dal
18 agosto al 19 settembre. Enzyklopaedie des
holocaust. Die Verfolgung und Ermordung der europaeischen Juden.
Argon Verlag,3, vol.I, pp.144-145.
[Capitolo primo: 2/4]
Un'altra "falsificazione" di Faurisson segnalata da Pierre
Vidal-Naquet consiste nel fatto che egli "precisa che numerosi
bambini zingari sono nati a Auschwitz, senza direche cosa ne è
avvenuto (sono stati sterminati) "(p.24). Qual è la fonte di questa
informazione? Nessuna. Ora, che numerosi bambini siano nati a
Birkenau è un fatto certo attestato dagli Hauptbuecher del
Zigeunerlager, (44) ma altrettanto certo è che questi bambini sono
stati regolarmente immatricolati (45): ad esempio, il 19 marzo 1943
"fuenf Jungen, die im Zigeunerlager in Birkenau geboren worden sind,
erhalten die Nummern Z-4896 bis Z-4900"(46) ["cinque bambini, che
sono nati nel campo zingaro di Birkenau, ricevono i numeri
Z-4896/Z-4900"]. Su quale base Pierre Vidal-Naquet afferma che
questi bambini regolarmente immatricolati "sono statisterminati"?
Nessuna.
"Sorvoliamo sui procedimenti più ovvi: la menzogna pura e semplice,
il falso, il riferimento ad una documentazione di pura fantasia"
(p.21).
Per documentare il primo procedimento, Pierre Vidal-Naquet
dichiara:"Faurisson scrive (Vérité...,p.111) e Thion conferma (p.38,
nota 31) che
nessuna perizia è stata fatta su qualche camera a gas. E' falso: ho
sotto gli occhi la traduzione di una perizia fatta a Cracovia nel
giugno 1945 sulle
bocche di ventilazione della camera a gas di Birkenau (crematorio n.
2) , su 25 chili di capelli femminili e sugli oggetti metallici
trovati in questi capelli. Tale perizia, che usa, mi dice G.Wellers,
metodi classici, evidenzia in questo materiale composti di cianuro
d'idrogeno . Al che si risponderà evidentemente invocando il
processo di Marie Besnard e il carattere staliniano della Polonianel
1945" (p.143).
Quest'accusa non è propriamente un esempio di specchiata onestà.
Anzitutto rilevo che la perizia menzionata da Pierre Vidal-Naquet è
stata pubblicata per la prima volta in lingue occidentali da Georges
Wellers, nel 1981, un anno dopo l'osservazione di Faurisson e in
risposta a questa; fino ad allora essa giaceva sepolta in qualche
archivio polacco ed era ignota anche a Wellers, che nel libro La
Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, (47) apparso due anni
prima, non la menziona affatto.In secondo luogo Pierre Vidal-Naquet
distorce il senso dell'affermazione di Faurisson,che è molto più
generale:
"L'arme la plus banale, si elle est soupçonnée d'avoir tué ou
blessé, fait l'objet d'une expertise judiciaire. On constate avec
surprise que ces prodigieuses
armes du crime que sont les "chambres à gaz" n'ont, elles, jamais
fait l'objet d'une expertise officielle (judiciaire, scientifique,
ou archéologique) dont onpuisse examiner le rapport". (48)
Faurisson chiedeva dunque una perizia di carattere strutturale, che
dimostrasse che un certo locale era e non poteva non essere una
camera a gas omicida per la presenza di una specifica struttura
architettonica e di specifici impianti tecnici; l'aspetto chimicopuo
e deve essere un elemento importante della perizia, ma ne è pur
sempre un elemento parziale.
Per quanto concerne il valore di questa perizia, della quale anch'io
ho sotto gli occhi lamtraduzione utilizzata da Pierre Vidal-Naquet,
(49) non invoco né il processo di MariemBesnard né il carattere
staliniano della Polonia del 1945, ma rilevo sinteticamentequanto
segue:
1. La perizia in questione è una perizia qualitativa e non
quantitativa: si sa che i campioni contenevano dei cianuri, ma non
si sa in quale quantità, che è la cosa fondamentale.
2. Se, come sostengono molti revisionisti, questa presunta camera a
gas omicida era in realtà un obitorio, allora la disinfestazione del
locale con Zyklon B, soprattutto nei periodi in cui imperversava il
tifo, non avrebbe nulla di strano.
3. Pierre Vidal-Naquet non sa, o finge di non sapere, che l'8 agosto
1942 l'SSWirtschafts-und Verwaltungshauptamt diramo a tutti i campi
di concentramento,
compreso Auschwitz, l'ordine di conservare "nach Desinfektion"
("dopo ladisinfezione") i capelli tagliati ai detenuti (vivi), che
sarebbero stati usati a scopiindustriali. Ecco dunque spiegata la
presenza di cianuri nei capelli dei detenuti.Il procedimento del
"riferimento ad una documentazione di pura fantasia" è
invecesuffragato da Pierre Vidal-Naquet con l'enfatico rimprovero a
Faurisson:"Inventare di sana pianta una immaginaria dichiarazione di
guerra a Hitler in nome della comunità ebraica internazionale da
parte di un immaginario presidente del Congresso ebraico mondiale è
antisemitismo o è un falso?"(p.65).
Dunque Faurisson ha inventato questa dichiarazione. Ma, nel suo
spasmodico desiderio di overkilling l'avversario, Pierre
Vidal-Naquet aggiunge su questo
medesimo punto: "E' più che evidente che Faurisson non ha visto il
testo che cita"(p.147). Dunque Faurisson ha citato, a sproposito,
senza verificare la fonte, ma ha citato, non inventato. A questa
doppia accusa contraddittoria si applica perfettamente la storiella
che Pierre Vidal-Naquet racconta a proposito del metodo
revisionista:"A ha preso in prestito da B un paiuolo di rame. Quando
lo restituisce B protesta perché il paiuolo ha un grosso buco che lo
rende inutilizzabile. Ecco come si difende A:" in primo luogo, non
ho affatto preso in prestito nessun paiuolo da B; in secondo luogo,
quando B me l'ha dato, il paiuolo aveva già un buco; in terzo luogo,
ho restituito il paiuolo intatto" (p.86).
Nadine Fresco, che ha creato questa faceta storiella, si è
certamente ispirata alle testimonianze oculari sulle camere a gas
omicide. (50)
E' fin troppo facile mostrare che, anche in questo caso, il nostro
integerrimo storico adotta i procedimenti che rimprovera ai
revisionisti. Vediamo qualche altro esempiodell'onestà intellettuale
di Pierre Vidal-Naquet: "I servizi segreti britannici avevano
decifrato i codici utilizzati dai tedeschi per
le loro emissioni interne. Tra i documenti di fonte poliziesca dei
quali si vennecosi a conoscenza figuravano alcuni dati numerici:
entrate e uscite del
materiale umano relative a un certo numero di campi, tra cui
Auschwitz, tra la primavera del 1942 e il febbraio del 1943. Una
delle colonne, che indicava le
"partenze con tutti i mezzi", fu interpretata come riferita alla
morte. Ma in questi testi non si parla di esecuzioni nelle camere a
gas. Grazie a una
pubblicazione ufficiale polacca, conosciamo alla perfezione quel
genere di documenti. Ad esempio, conosciamo la statistica redatta il
18 ottobre 1944 nel
campo femminile di Birkenau, che annovera come altrettante
"partenze", che diminuivano gli effettivi del campo, morte naturale,
transito e "trattamento
speciale" -- espressione quest'ultima che, come fu decifrato in
seguito, indicava l'esecuzione nelle camere a gas (p.82)(. [Corsivo
mio]
Pierre Vidal-Naquet trae in inganno il lettore inducendolo a credere
che l'equivalenza tra Sonderbehandlung (trattamento speciale) ed
"esecuzione nelle camere a gas " derivi da una decifrazione
successiva dei codici cifrati tedeschi; in realtà questa equivalenza
è una semplice ipotesi formulata da storici. Sulla questione
ritornero nel paragrafo seguente. Per ora rilevo il fatto singolare
che in tali emissioni interne tedesche cifrate , per un anno intero,
"non si parla di esecuzioni nelle camere a gas".
Un altro esempio:
"La prima gassazione con lo Zyklon B a Auschwitz avvenne, secondo
Rudolf Hoess, comandante di quel campo che diventava cosi campo di
sterminio, il 3
settembre 1941, e le vittime furono dei prigionieri di guerra
sovietici (p.104)".Qui Pierre Vidal-Naquet prende un grossolano
abbaglio fraintendendo la sua fonte,Georges Wellers, che dice:
"Les gazages ont commencé à Auschwitz le 3 septembre 1941. Cette
date est attestée grâce au récit fait par Höss, aussi bien dans sa
déposition du 14 mars
1946 à Minden que dans celle du 15 avril à Nuremberg, qu'il a
confirmées dans ses témoignages en Pologne, au cours de
l'instruction et du déroulement
de son procès". (51)
Questo testo dice semplicemente che la data del 3 settembre 1941 fu
stabilita sulla base delle testimonianze di Rudolf Hoess.
Tutto falso -- per usare un'espressione cara a Pierre Vidal-Naquet.
Non solo la data della prima gasazione omicida ad Auschwitz non si
puo ricavare in alcun modo dalle dichiarazioni di Rudolf Hoess, che
presentano al riguardo contraddizioni cronologiche insuperabili, ma
l'evento stesso è storicamente infondato, come ho dimostrato nello
studio su Auschwitz: la prima gasazione. (52)
Per quanto concerne la data, che è cosi importante per la tesi di
Pierre Vidal-Naquet,rilevo soltanto che nella fonte
"sterminazionista" per eccellenza sulla prima gasazione , il
Kalendarium di Danuta Czech, nei riferimenti d'archivio le
dichiarazioni di Rudolf Hoess non compaiono affatto.
Il modo in cui Danuta Czech ha "ricostruito" il presunto evento
sulla base di testimonianze totalmente contraddittorie è veramente
esemplare per mostrare una
metodologia che, secondo Pierre Vidal-Naquet, cerca il vero e non il
falso. (54)
Un altro principio metodologico revisionista sancito da Pierre
Vidal-Naquet è l'omissione intenzionale "per rendere conveniente,
credibile, questa spaventosa storia"(p.23). Anche questo rimprovero
si puo ritorcere tranquillamente contro colui che lo lancia. Pierre
Vidal-Naquet scrive:
"Michel de Bouard, storico ed ex deportato, concludeva cosi il suo
mirabile schizzo su Mauthausen: 'Quando saranno scomparsi i
sopravvissuti alle
deportazioni, gli archivisti del futuro avranno forse in mano le
carte oggi nascoste. Ma la fonte principale mancherà loro: intendo
la memoria viva dei
testimoni'" (p.14). Il riferimento della citazione è: Mauthausen, in
"Revue d'histoire de la DeuxièmeGuerre mondiale",15-16
,luglio-settembre 1954, pp.41-80 (p.141).Nel 1986 Michel de Bouard
ha reso la seguente dichiarazione riguardo a questo articolo:
"Dans la monographie sur Mauthausen que j'ai donnée dans "La Revue
d'histoire de la Seconde Guerre mondiale", en 1954, à deux reprises
je parle
d'une chambre à gaz. Le temps de la réflexion venu je me suis dit:
où ai-je acquis la conviction qu'il y avait une chambre à gaz à
Mauthausen? Ce n'est
pas pendant mon séjour au camp car ni moi ni personne ne
soupçonnions qu'il pouvait y en avoir, c'est donc un 'bagage' que
j'ai reçu après la guerre,c'était
admis. Puis j'ai remarqué que dans mon texte -- alors que j'appuie
la plupart de mes affirmations par des références -- il n'y en avait
pas concernant la
chambre à gaz..." (55)
Dunque sia Michel de Bouard, sia i suoi compagni di sventura, finché
furono detenuti a Mauthausen non sospettarono neppure che in tale
campo potesse esservi una camera a gas omicida, la quale faceva
parte del bagaglio propagandistico del dopoguerra.
Pierre Vidal-Naquet, che " non vede nessuna ragione di mettere in
dubbio l'esistenza" di questa fantomatica camera a gas (p.141), si
guarda bene ovviamente dal menzionare la dichiarazione di Michel de
Boueard. Un maligno potrebbe pensare che Pierre Vidal-Naquet abbia
deciso che soltanto le dichiarazioni degli ex deportati siano in
buona fede, a patto che non si tratti di ex deportati pentiti.
Un altro esempio.
"In California, l'istituto che finanzia le iniziative revisioniste
[sic!] aveva offerto la somma di cinquantamila dollari a chiunque
dimostrasse l'esistenza di una camera a gas. Un cittadino di nome
Mermelstein, che aveva visto sparire a Auschwitz metà della sua
famiglia, raccolse la sfida. Naturalmente, le
condizioni per produrre le prove erano tali che soltanto un morto
avrebbe potuto portare testimonianza. Quindi il premio fu rifiutato
per insufficienza di
prove. Il candidato sporse querela , la sua querela fu accolta,
intervenne un arbitrato sotto il controllo della Corte suprema di
Los Angeles, e l'Institute for Historical Review si scuso col
querelante e pago la somma" (p.133).
Dunque la Corte suprema di Los Angeles avrebbe riconosciuto il
valore delle prove di Mermelstein ed avallato l'esistenza di camere
a gas ad Auschwitz. Anche in questo
caso Pierre Vidal-Naquet omette la conclusione della vicenda: il 19
settembre 1991 Mel Mermelstein ha subito in tribunale una solenne
sconfitta e ha ritirato
volontariamente le sue accuse e le sue richieste. (56) La vittoria
dell'Institute era scontata; l'unica cosa che stupisce è solo che
abbia richiesto tanto tempo: la "prova"essenziale di Mermelstein era
una sua dichiarazione giurata in cui, tra l'altro,affermava:
"On May 22, 1944, I observed the buildings used as gas chambers and
saw a column of women and children being driven into the tunnel that
lead into the
gas chambers, which I later determined to be gas chamber number 5",
(57) ma chiunque conosca la struttura del campo di Birkenau sa che
in prossimità della
"camera a gas numero cinque" (!), cioè del Krematorium V, non
esisteva alcun tunnel.
5. LE "FANTASIE E I MITI" SULL'OLOCAUSTO:
"UN'OMBRA PROIETTATA DALLA REALTA".
Commentando il libro di Walter Laquer The Terrible Secret (London,
Weidenfeld and Nicolson, 1980), Pierre Vidal-Naquet rileva
ironicamente che i primi revisionisti furono coloro che, "operando
nell'apparato informativo delle potenze alleate", censurarono le
notizie sull'Olocausto contribuendo cosi a mantenere il "terribile
segreto" dello sterminio ebraico (p.81), tesi avanzata, appunto, da
Walter Laqueur.
Egli aggiunge:
"Inutile dire che il libro di Laqueur è stato subito sfruttato in
senso revisionista: se gli alleati stessi non hanno creduto, vuol
dire che non c'era
nulla da credere; cfr. Gli articoli di R. Faurisson e di P.
Guillaume, in Jeune Nation Solidariste, dicembre 1981" (p.154).
Questo argomento non mi sembra cosi futile come vorrebbe far credere
Pierre Vidal- Naquet, e, da parte mia, l'ho completato con uno
studio critico delle fonti e delle conclusioni del libro
summenzionato e ho mostrato, in 44 pagine, sia i procedimenti
capziosi utilizzati da Walter Laqueur per difendere la sua tesi, sia
che le notizie che alleati e neutrali avrebbero evitato di
proclamare pubblicamente in una sorta di congiura generale del
silenzio erano in realtà pura propaganda. (58)Anche Pierre
Vidal-Naquet si è reso conto di questo fatto, ma ha cercato di
giustificarlo con una argomentazione degna del suo repertorio:
"Nel flusso di informazioni che proveniva dai territori occupati
c'era del vero,del meno vero e del falso. Sul senso generale di
quanto stava accadendo non
esisteva alcun dubbio , ma circa le modalità vi era spesso motivo di
esitare tra l'una e l'altra versione. A proposito del campo di
Auschwitz, per esempio, fu soltanto nell'aprile del 1944, in seguito
ad alcune evasioni, che poté essere messa a punto una descrizione di
prima mano -- rivelatasi poi
considerevolmente esatta -- del processo di sterminio. Quei
"Protocolli di Auschwitz" sarebbero stati resi pubblici dal War
Refugee Board americano
soltanto nel novembre 1944. A partire dal maggio 1944, la
deportazione e il massacro degli ebrei ungheresi furono eventi
annunciati dalla stampa neutrale
e alleata con frequenza pressoché quotidiana. Ho parlato di "vero" e
di "falso".
Questa contrapposizione elementare non restituisce appieno quel che
è accaduto. Dagli errori sulle forme architettoniche alle
imprecisioni sulle
distanze o sui numeri, si sono avute inesattezze di tutti i generi,
e ci sono stati anche le fantasie e i miti. Essi pero non sono
esistiti per sé stessi, come una creazione sui generis o come una
"voce" o una truffa inventata da un determinato ambiente, per
esempio dai sionisti di New York. Sono esistiti
come un'ombra proiettata dalla realtà, come un prolungamento della
realtà"(pp.81-82).
Vediamo quali erano le "ombre" e quali le "realtà". Riporto, con
qualche aggiunta, cio che ho già scritto in Le mythe de
l'extermination des Juifs, scritto ben noto a Pierre Vidal-Naquet.
1. Treblinka.
Una delle prime "testimonianze oculari" su Treblinka -- il rapporto
inviato il 15 novembre 1942 dall'organizzazione clandestina del
ghetto di Varsavia al governo polacco in esilio a Londra -- descrive
lo sterminio di Ebrei in tale campo mediante vapore acqueo.
Nel marzo 1942 -- si legge in tale rapporto -- i Tedeschi iniziarono
la costruzione del nuovo campo di Treblinka B -- nei pressi del
campo di Treblinka A -- che fu terminato alla fine di aprile del
1942. Verso la prima metà di settembre esso comprendeva due "case
della morte". La "casa della morte n.2" (dom smierci Nr.2) era una
costruzione in muratura lunga 40 metri e larga 15. Secondo la
relazione di un testimone oculare (wg relacji naocznego swiadka)
essa conteneva dieci locali disposti ai due lati di un corridoio che
attraversava tutto l'edificio. Nei locali erano installati dei tubi
attraverso i quali passava il vapore acqueo (para wodna). La "casa
della morte n.1" (dom smierci Nr.1) si componeva di tre locali e di
una sala caldaie:
"Dentro la sala caldaie -- prosegue il rapporto -- c'è una grande
caldaia per la produzione del vapore acqueo, e, mediante tubi che
corrono attraverso le
camere della morte e che sono forniti di un adeguato numero di fori,
il vapore surriscaldato si sprigiona all'interno delle camere".
Le vittime venivano rinchiuse nei locali suddetti e uccise con il
vapore acqueo!
"In questo modo le camere di esecuzione si riempiono completamente,
poi le porte si chiudono ermeticamente e comincia la lunga asfissia
(duszenie) delle
vittime mediante il vapore acqueo (para wodna) che viene fuori dai
numerosi fori dei tubi. All'inizio dall'interno giungono urla
strozzate che si acquietano
lentamente e dopo 15 minuti l'esecuzione è effettuata". (59)
L'8 agosto 1943 il "New York Times" riprendeva questa storia
asserendo che in tal modo erano già stati uccisi due milioni di
Ebrei:
"The victims now realize their doom is near. At the entrance of the
death house No.1 chief himself drives them to cells, freely using a
whip. The floor
of the cell is slippery. Some fall and are unable to rise because of
the pressure of those behind. Small children are flung over the
heads of the women.
When the cells are filled they are closed and sealed. Steam is
forced through apertures and suffocation of the victims begin. At
first cries can be heard but
these gradually subside and after fifteen minutes all is silent. The
execution isover". (60)
Questa fantasia non svani alla fine della guerra, ma fu addirittura
elevata a verità ufficiale -- o a "fatto generalmente noto" -- dalla
Commissione suprema di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia, la
quale accuso l'ex governatore Hans Frank di aver ordinato
l'installazione di un "campo di sterminio" a Treblinka per
l'eliminazione inmassa degli Ebrei "in camere riempite di vapore".
(61)
Naturalmente Pierre Vidal-Naquet passa sotto silenzio il fatto che
il "fascicolo particolarmente commovente pubblicato a Ginevra nel
1944 dal Congresso ebraico mondiale" che "contiene documenti su
Auschwitz e su Treblinka (scritto Tremblinki)"(p.25) al quale sia
lui sia il chimico Pitch Bloch attribuiscono tanta
importanza(pp.59--60 e 81), contiene anch'esso questa fantasia dello
sterminio in camere a vapore:
"Die Vernichtungszellen fuellen sich. Sind sie voll, so werden sie
hermetisch verschlossen, von allen Seiten oeffnen sich Rohre, aus
denen Gas stroemt. Der
Erstickungstod haelt rasche Ernte. Binnen einer Viertelstunde ist
alles vorbei.
Dann muessen die Kapos ans Work. Mit erbarmungslosen Hieben zwingt
sie die Wache zu ihrer Arbeit. Die Todestore oeffnen sich -- aber
man kann die
toten Koerper nicht etwa einzeln herausziehen: denn alle sind unter
dem Einfluss des Wasserdamfes ineinander verklammert und erstarrt
[Le celle di
sterminio si riempiono. Quando sono piene, vengono chiuse
ermeticamente, da tutte le parti si aprono tubi, dai quali esce il
gas. (62) La morte per asfissia
miete un rapido raccolto. In un quarto d'ora è tutto finito. Poi i
capo devono mettersi al lavoro. La sentinella li costringe al loro
lavoro con colpi spietati.
Le porte della morte si aprono -- ma non si possono tirar fuori
singolarmente i corpi morti: infatti, sotto l'effetto del vapore
acqueo, sono tutti aggrappati gliuni agli altri e irrigiditi]". (63)
Sui "Protocolli di Auschwitz" ritornero successivamente.
2. Sobibor.
Nel 1946 gli impianti di sterminio di Sobibor venivano descritti
cosi dai testimoni oculari
"A prima vista si ha tutta l'impressione di entrare in un bagno come
gli altri:rubinetti per l'acqua calda e fredda, vasche per
lavarsi... appena tutti sono
entrati le porte vengono chiuse pesantemente. Una sostanza nera,
pesante, esce in volute da fori praticati nel soffitto. Si sentono
urla raccapriccianti che pero non durano a lungo perché si tramutano
presto in respiri affannosi e soffocati e in attacchi di
convulsioni. Si dice che le madri coprano i figli con il loro corpo.
Il guardiano del "bagno" osserva l'intero procedimento attraverso
una finestrella nel soffitto. In un quarto d'ora tutto è finito. Il
pavimento si apre e i
cadaveri piombano in vagoncini che aspettano sotto, nelle cantine
del "bagno"
e che, appena riempiti, partono velocemente. Tutto è organizzato
secondo la più moderna tecnica tedesca. Fuori, i corpi vengono
deposti secondo un certo
ordine e cosparsi di benzina, quindi viene loro dato fuoco". (64)
La testimone Zelda Metz forni la seguente descrizione:
Poi entravano nelle baracche, dove alle donne venivano tagliati i
capelli, indi nel "bagno", cioè nella camera a gas. Erano asfissiati
col cloro [dusili
chlorem]. Dopo 15 minuti erano tutti asfissiati. Attraverso una
finestrella si verificava se erano morti. Poi il pavimento si apriva
automaticamente. I
cadaveri cadevano in un vagone di una ferrovia che passava
attraverso lacamera a gas e portava i cadaveri al forno. (65)
3. Belzec.
La prima informazione conosciuta su Belzec, un'annotazione dell'8
aprile 1942,afferma che in tale campo gli Ebrei venivano uccisi con
la corrente elettrica (pradem elektryczynym) o con i gas (gazami).
(66)
Uno dei primi rapporti su questo campo, redatto nell'aprile 1942,
asserisce che lo sterminio ebraico vi veniva praticato con tre
probabili metodi di sterminio: " 1) conl'elettricità
(elektrycznoscia), 2) con i gas (gazami), 3) con l'aria rarefatta
con l'ausilio di una pompa aspirante" (rozrzedzonym powietrzem przy
pomocy pompy ssacej)". (67)In seguito si affermo la versione
dell'elettricità, ma quella relativa al vuoto d'aria riapparve dopo
qualche anno nella testimonianza di Rudolf Reder.Un rapporto datato
10 luglio 1942, giunto a Londra nel novembre dello stesso anno e
pubblicato il 1° dicembre sulla Polish Fortnightly Review descrive
cosi lo sterminio ebraico a Belzec:
"After unloading, the men go to a barracks on the right, the women
to a barracks situated on the left, where they strip, ostensibly in
readiness for a
bath. After they have undressed both groups go to a third barracks
where thereis an electrified plate, where the executions are carried
out". (69)
La versione della folgorazione su lastra metallica riappare anche
nel rapporto redatto dal testimone oculare Jan Karski e da questi
consegnato al governo polacco in esilio aLondra il 25 novembre 1942
(70):
"An electrocuting station is installed at Belzec camp. Transports of
"settlers"arrive at a siding, on the spot where the execution is to
take place. The camp is policed by Ukrainians. The victims are
ordered to strip naked, -- to have a bath, ostensibly -- and are
then led to a barrack with a metal plate for floor.The door is then
locked, electric current passes through the victims and their death
is almost instantaneous". (71)
Con eccezionale tempismo, lo stesso giorno il Daily News Bulletin,
pubblicato dalla Jewish Telegraphic Agency, titolava:" 250000 Warsaw
Jews led to mass execution: electrocuting introduced as new method
of mass killing of Jews" , ripetendo la storiadella "barrack with a
metal plate as a floor". (72)
Dopo aver ricevuto il crisma della verità ufficiale dalla
dichiarazione dell' Inter-Allied Information Committe del 19
dicembre, (73) la storia della folgorazione fu pubblicata nella
compilazione propagandistica ufficiale Black Book of Polish Jewry.
(74)
Un rapporto del 1° novembre 1943 descriveva ancora cosi l' "inferno
di Belzec":"Den Juden, die nach Belzec verschickt wurden, befahl
man, sich
auszukleiden, gleich als ob sie ein Bad nehmen sollten. Tatsaechlich
fuehrte man sie auch in ein Badeetablissement, das ein
Fassungsvermgen fuer etliche
hundert Personen hatte. Aber dort toetete man sie haufenweise
vermittels elektrischen Stromes [Agli Ebrei che venivano inviati a
Belzec si ordinava di
spogliarsi come per fare un bagno. Effettivamente venivano condotti
in uno stabilimento di bagni che aveva una capienza di diverse
centinaia di persone.
Ma li venivano uccisi a schiera mediante corrente elettrica]".
Nel 1944 la storia della folgorazione si arricchi: ne fu elaborata
una nuova versione che teneva conto del nuovo elemento introdotto
l'anno prima: il bagno. Il 12 febbraio 1944, il New York Times
pubblico il seguente racconto di "un giovane ebreo polacco"relativo
alla "fabbrica delle esecuzioni" di "Beliec":
"The Jews were forced naked onto a metal platform operated as a
hydraulic elevator which lowered then into a huge vat filled with
water up to the victim's
necks, he said. They were electrocuted by current through the water.
The elevator then lifted the bodies to a crematorium above, the
youth said.
La fonte del racconto era costituito da "individui che erano fuggiti
dopo essere stati realmente dentro la 'fabbrica' ", (76) dunque da
testimoni oculari.
Questa informazione proveniva da Stoccolma, e proprio in questa
città, nel 1944,apparve la versione più fantasiosa, forse sarebbe
meglio dire più fantascientifica, dellastoria della folgorazione:
"De med judar fullastade ta°gen koerde genom en tunnel ned till de
underjordiska rum daer avraettningsplatsen var belaegen [...].
De foerdes in i jaettestora hallar, vilka rymde flera tusen
maenniskor. Dessa rum saknade foenster, var helt i metal och hade
golv, som kunde saenkas ned.
Genom en sinnrik mekanism saenktes sa° golvet med alla de tusentals
judarna ned i en bassaeng under golvet -- men inte laengre aen att
vattnet na°dde dem
till hoefterna. Sa° leddes starkstroem genom vattnet och pa° na°gra
oegonblick var alla de tusentals judarna avlivade. Sedan lyftes
golvet med alla
liken upp ur vattnet. En annan stroem kopplades pa° och i de stora
hallarna blev nu gloedande hett som i en krematorieugn tills alla
lik foerbraents till
askan. Roeken leddes ut genom stora fabriksskorstenar.
[I treni stipati di Ebrei entravano attraverso un tunnel in locali
sotterranei, dove si trovava il posto dell'esecuzione. Essi erano
portati in enormi sale che potevano contenere parecchie migliaia di
uomini. Questi locali non avevano finestre, erano tutti di metallo e
avevano un pavimento che poteva essere
calato giù. Per mezzo di un meccanismo ingegnoso il pavimento, con
tutte le
migliaia di Ebrei, veniva calato in una cisterna che si trovava al
di sotto del pavimento -- ma solo finché l'acqua non arrivava ai
loro fianchi. Allora
attraverso l'acqua veniva fatta passare la corrente ad alta tensione
e in pochi istanti tutte le migliaia di Ebrei erano uccisi. Poi il
pavimento, con tutti i cadaveri, veniva tirato fuori dall'acqua. Si
inseriva un'altra linea elettrica e queste grandi sale diventavano
ora roventi come un forno crematorio fino a
quando tutti i cadaveri erano inceneriti. Potenti gru ribaltavano il
pavimento ed evacuavano le ceneri. Il fumo veniva espulso attraverso
grandi camini da
fabbrica]". (77)
Per rendere ancor più orribile la storia, ben presto fu aggiunto un
particolare raccapricciante: i cadaveri delle vittime venivano usati
per fare il sapone!
Nel già citato rapporto del 1 novembre 1943 si legge: "Ein Junge,
dem es gelang, aus einem solchen Etablissement zu entfliehen, hat ir
erzaehlt, was sich nach der elektrischen Hinrichtung ereignete: man
liess das Fett der Leichname aus, um daraus -- Seife herzustellen
[Un giovane che riusci a fuggire da tale stabilimento mi ha
raccontato che cosa succedeva dopo l'esecuzione con l'elettricità:
si scioglieva il grasso dei cadaveri per farne sapone]". (78)
Anche qui dunque la fonte della notizia era un testimone oculare.
La storia del sapone umano ebbe grande successo nel 1945. I
compilatori del Libro nero sovietico, una eccellente collezione di
fantasie propagandistiche, non si lasciarono sfuggire questa
leccornia:
"In a different area of the Belzec camp was a soap works. The German
selected the plumpest individuals, killed them, and boiled them down
for
soap". (79)
Ma a questa tentazione non rinunciarono neppure persone reputate più
serie, come Simon Wiesenthal, il futuro "cacciatore di nazisti",
(80) che scrisse un articolo intitolato La fabbrica di sapone di
Belsetz. (81)
La storia dell'impianto di folgorazione di Belzec, al pari di quella
delle camere a vapore di Treblinka, non rimase una semplice
Greuelpropaganda, ma fu elevata anch'essa a verità ufficiale sia nel
rapporto ufficiale polacco preparato per il processo di Norimberga,
(82) sia nel dibattimento di questo stesso processo. (83)
La storiografia ufficiale riconosce tre "testimoni oculari" sul
campo di Belzec: Kurt Gerstein, Jan Karski e Rudolf Reder. Di
Gerstein, che ha parlato di uccisione in camere a gas per mezzo dei
gas di scarico di un motore Diesel, mi occupo nel secondo capitolo.
Jan Karski, il quale pretende di aver visitato personalmente il
campo di Belzec nell'ottobre 1942, ha fornito due versioni di cio
che ha "visto": secondo il già citato rapporto del novembre 1942 ,
egli ha "visto" l'impianto di folgorazione descritto sopra; secondo
il resoconto che appare in un suo libro pubblicato nel 1944, egli ha
"visto" soltanto ed esclusivamente treni della morte:
"I have no other proofs, no photographs. All I can say is that I saw
it and that is the truth. The floors of the car had been covered
with a thick, white powder.
It was quicklime. Quicklime is simply unslaked lime or calcium oxide
that has been dehydrated. Anyone who has seen cement being mixed
knows what
occurs when water is poured on lime. The mixture bubbles and steams
as the powder combines with the water, generating a large amount of
heat. Here the
lime served a double purpose in the Nazi economy of brutality. The
moist flesh coming in contact with the lime is rapidly dehydrated
and burned. The
occupants of the cars would be literally burned to death before
long, the flesh eaten from their bones. [...]. It took three hours
to fill up the entire train by repetitions of this procedure.
[...]". (84)
Indi il treno partiva e raggiungeva una zona deserta a 80 miglia da
Belzec, dove restava fermo fino a quando tutti gli Ebrei erano morti
per l'azione corrosiva della calce e per soffocamento. (85)
Il testimone polacco Rudolf Reder, che pretende di aver trascorso
tre mesi a Belzec, parla si di un motore -- a benzina, non Diesel --
collegato mediante tubi a dei locali,ma descrive cosi il metodo di
uccisione:
"Non so dire se con questi tubi si sprigionava nelle camere qualche
gas, se nelle camere si comprimeva l'aria oppure se l'aria veniva
pompata via dalle
camere. Fui spesso sulla rampa al momento dell'apertura delle porte,
pero non sentii mai nessun odore (nie poczulem zadnego zapachu) e
l'ingresso nella
camera subito dopo l'apertura della porta non ebbe mai in nessun
modo effetti dannosi sulla mia salute. I cadaveri che si trovavano
nella camera non
presentavano un colorito innaturale. (86)
4. Majdanek.
Nel 1944, il già menzionato dott. Silberschein pubblico un rapporto
sul campo di Lublino-Majdanek in cui, tra l'altro, si dice:
"Alte und Kranke wurden alsogleich in diejenige Baracke (87)
beordert, in der sich die Oefen befanden. In deren erstem Zimmer
wurden sie angewiesen, sich
zu entkleiden, im zweiten starben sie binnen zwei Minuten den
Erstickungstod.
Vom zweiten Zimmer aus transportierte man sie zu den Oefen.
Unterirdisch brannte ein Feuer, der Ofen selbst brannte nicht. Aber
er sammelte eine
Heissluft von 2000 Grad an. Man warf in ihn die entseelten Koerper;
dann sog ihnen die Gluthitze Saft und Feuchtigkeitsgehalt voellig
aus. So blieben von
jedem nur ein paar Blaeschen, die vor Trockenheit knisterten.
Hierauf fuhren Sondercamions die Ueberreste aus der Stadt zu
vorbereiteten Graeben. Das
ganze Jahr 1942 ueber hat man taeglich Tausende von Juden in der
Vergasungskammer zu Tode gebracht [Ai vecchi e ai malati veniva
ordinato
[di entrare] immediatamente nella baracca nella quale si trovavano i
forni.
Nella prima stanza di questa era imposto loro di spogliarsi, nella
seconda morivano in due minuti per asfissia. Dalla seconda stanza
essi venivano
trasportati ai forni. Nel sottosuolo bruciava un fuoco, il forno
stesso non bruciava. Ma esso accoglieva un'aria calda a 2.000 C. Si
gettavano in esso i
corpi esanimi, poi il calore rovente toglieva loro completamente gli
umori e
l'umidità. Cosi di ognuno restavano soltanto un paio di veschichette
che scoppiavano per l'essiccamento. Poi degli autocarri speciali
portavano i resti
fuori della città in fosse preparate. Per tutto il 1942 ogni giorno
migliaia di Ebrei furono condotti alla morte nella camera di
gasazione]. (88)
Qui mi fermo e ricapitolo. Queste "fantasie e miti", secondo Pierre
Vidal-Naquet, non sarebbero dunque esistiti "per se stessi", ma
"come un'ombra proiettata dalla realtà,come un prolungamento della
realtà" (p.82).
Questa argomentazione è un'eccellente applicazione del principio
metodologico "la conclusione precede le prove", che il nostro
storico attribuisce ai revisionisti. In effetti, perché le
testimonianze oculari relative alle "camere a vapore" di Treblinka,
al "cloro" e alle "cantine" di Sobibor, all'impianto di
folgorazione, alla fabbrica di sapone e ai treni della morte di
Belzec sono improvvisamente riconosciute come false dalla
storiografia ufficiale, mentre le testimonianze oculari relative
alle camere a gas sono considerate vere? E' importante sottolineare
che qui si ha a che fare con testimonianze oculari rigorosamente
equivalenti riguardo all'attendibilità (o, più esattamente,
all'inattendibilità) e completamente contraddittorie riguardo al
contenuto,
sicché solo in quanto ammette a priori l'esistenza delle camere a
gas -- la conclusione precede le prove! -- Pierre Vidal-Naquet puo
parlare di "fantasie e miti" che sono"come un'ombra proiettata dalla
realtà".
Cio vale a fortiori anche per le testimonianze oculari su Auschwitz
redatte prima della fine della guerra, nella trattazione delle quali
Pierre Vidal-Naquet aggiunge a questoprincipio metodologico
l'impostura pura e semplice.
6. GLI ARGOMENTI DI PIERRE VIDAL--NAQUET.
Pierre Vidal-Naquet adduce vari argomenti che si trovano
sparpagliati qua e là disorganicamente nel suo libro. Mettendo
ordine in questo guazzabuglio, risultano le seguenti prove
documentarie a favore della realtà storica dell'Olocausto, con le
quali egli ha "smantellato" -- lasciamogli ancora questa pia
illusione -- le tesi revisioniste:
A) Discorsi :
1) Hitler, discorso del 30 gennaio 1939 (p.103)
2) Himmler, discorso del 24 aprile 1943 (p.13)
3) Himmler, discorso del 6 ottobre 1943 (p.13)
4) Himmler, discorso del 13 dicembre 1943 (p.22)
B) Auschwitz -- testimonianze e documenti:
5) "protocolli di Auschwitz" (pp.25 e 81)
6) diario del dott. Kremer (pp.43--47, 109--111 e passim)
7) fonogramma dell'8 marzo 1943 (pp.40--41)
8) Staerkemeldung [comunicazione della forza] del 18 ottobre 1944
(p.82)
9) manoscritti di membri del Sonderkommando (p.22)
10) Rudolf Hoess (pp.27--28)
11) Dov Paisikovic (p.143)
12) Filip Mueller (p.143)
C) altri documenti e testimonianze
13) rapporto Korherr (p.13)
14) protocollo di Wannsee (p.86)
15) Adolf Eichmann (p.30).
D) Belzec
16) Kurt Gerstein
18) Wilhelm Pfannenstiel.
Per evitare ripetizioni inutili, in questo capitolo mi occupero
essenzialmente degli argomenti relativi ad Auschwitz -- tranne la
testimonianza di Rudolf Hoess, che trattero nella risposta a Till
Bastian -- e dei discorsi di Himmler, riservando i restanti ai
prossimi capitoli.
1. I "protocolli di Auschwitz".
Nei paragrafi precedenti ci siamo già imbattuti più volte nei
cosiddetti "protocolli di Auschwitz": è giunto il momento di
rispondere a Pierre Vidal-Naquet anche su questo punto. Prima pero
voglio ricordare al lettore che cosa egli ha scritto su questi
documenti:
"Ho sotto gli occhi, per esempio, un fascicolo particolarmente
commovente pubblicato a Ginevra nel 1944 dal Congresso mondiale
ebraico; contiene
documenti su Auschwitz e su Treblinka (scritto Tremblinki) che
servirono di base a una pubblicazione americana, del novembre 1944,
a cura dell'Executive
Office of the War Refugee Board. Non c'è nulla in questo fascicolo
che non concordi sostanzialmente sia con i documenti dei
Sonderkommando sia con le
testimonianze dei capi SS" (p.25)[corsivo mio].
"A proposito del campo di Auschwitz, per esempio, fu soltanto
nell'aprile del 1944, in seguito ad alcune evasioni, che poté essere
messa a punto una
descrizione di prima mano -- rivelatasi poi considerevolmente esatta
-- del processo di sterminio. Quei "protocolli di Auschwitz"
sarebbero poi stati resi
pubblici dal War Refugee Board americano solo nel novembre
1944"(p.81)[corsivo mio].
Il chimico Pitch Bloch, per confutare gli argomenti chimici di
Faurisson (vedi paragrafo 4) scrive al riguardo, con il totale
avallo di Pierre Vidal-Naquet:
Ora, si dà il caso che uno dei primi documenti scritti che ho avuto
occasione di leggere sulle camere a gas -- accadeva in Svizzera nel
1944, e, per un
privilegio, cominciavo là, in quel periodo, i miei studi di chimica
-- era una descrizione abbastanza precisa del processo di gassaggio
e delle precauzioni
prese dopo il gassaggio (aerazione, ecc.)" (p.59)[corsivo mio].Prima
di mostrare quale sia il valore di questi documenti e delle
affermazioni di Pierre
Vidal-Naquet e di Pitch Bloch, è necessario un breve inquadramento
storico dellaquestione.
Il 7 aprile 1944 due ebrei slovacchi, Walter Rosenberg, che assunse
poi il nome di Rudolf Vrba, e Alfred Wetzler evasero dal campo di
Birkenau e redassero qualche settimana dopo un rapporto (90) su tale
campo; (91) Il 27 maggio evasero da Birkenau altri due detenuti
ebrei, Czeslaw Mordowicz e Arnost Rosin, i quali redassero a loro
volta un rapporto che costituiva il seguito della narrazione di Vrba
e Wetzler. Nel novembre 1944 il War Refugee Board pubblico questi
rapporti con l'aggiunta della relazione di un maggiore polacco, che
fu poi identificato come Jerzy Wesolowski, alias Tabeau, evaso da
Auschwitz il 19 novembre 1943. (92) Il rapporto di Vrba e Wetzler
contiene un'accurata descrizione dei crematori II e III (da essi
denominati I e II) di Birkenau, illustrata da un disegno. (94)
Ecco dunque la descrizione, che Pitch Bloch omette nella sua lunga
citazione di questo rapporto (pp.59--60):
"Attualmente a Birkenau ci sono quattro crematori in attività, due
grandi, I e II, e due piccoli, III e IV. Quelli di tipo I e II
constano di tre parti, cioè: (A)sala forni (furnace room); (B)
grande sala (large hall); (C) camera a gas (gas chamber). Dalla sala
forni si innalza un gigantesco camino intorno al quale(around which)
sono raggruppati nove forni (nine furnaces) ognuno dei quali ha
quattro aperture (four openings). Ogni apertura puo ricevere tre
cadaveri
normali alla volta e dopo un'ora e mezza i corpi sono completamente
bruciati.
Cio corrisponde ad una capacità quotidiana di circa 2.000 corpi (a
daily capacity of about 2,000 bodies). Accanto a questa c'è una
grande "sala di
ricevimento" che è disposta in modo tale da dare l'impressione di
una stabilimento di bagni. Essa contiene 2.000 persone e
apparentemente c'è una
sala di attesa (waiting room) simile al piano inferiore. Da li (from
there) una porta e alcuni gradini (a door and a few steeps) portano
giù alla camera a gas,che è molto lunga e stretta. Le pareti di
questa camera sono anche camuffate con finte entrate (entries) di
docce per ingannare le vittime. Il tetto è provvisto di tre botole
che possono essere chiuse ermeticamente dall'esterno. Dei binari (a
track) portano dalla camera a gas alla sala forni". (94)
Se si esamina la pianta originale del crematorio II (valida, per
inversione simmetrica, anche per il crematorio III), (95) basta
un'occhiata per rendersi conto che ladescrizione citata è
completamente inventata.
Senza scendere troppo nei dettagli, rilevo che:
a) i forni crematori della sala forni erano 5 e non 9;
b) ciascun forno aveva 3 muffole (camere di cremazione) e non 4,
c) i forni erano disposti in linea retta lungo l'asse longitudinale
della sala forni, e non raggruppati a semicerchio intorno al camino;
d) il locale che è stato definito spogliatoio delle vittime (il
Leichenkeller 2 ) si trovava nel seminterrato e non al pianterreno;
f) il locale che è stato definito camera a gas (il Leichenkeller 1)
non si trovava al pianterreno, un po' più in basso dello
spogliatoio, ma nel seminterrato, sullo stesso piano di esso;
g) il locale che è stato definito camera a gas era collegato alla
sala forni da un montacarichi, non già da rotaie.
Dunque, per usare di nuovo l'espressione tanto cara a Pierre
Vidal-Naquet, tutto falso.
Nonostante cio questo documento, che sarebbe sfrontato considerare
persino come "un'ombra proiettata dalla realtà, come un
prolungamento della realtà", per Pierre Vidal-Naquet è addirittura
veridico e concordante con altre fonti!
Pierre Vidal-Naquet sa bene quel che dice e sa bene quel che fa.
Egli conosce bene l'importanza cruciale dei "protocolli di
Auschwitz" nella genesi della storia delle camere a gas omicide: se
non si mentisce su questo punto, crolla l'intera impalcatura delle
testimonianze.
Mi spiego meglio. Dal 1943 ad Auschwitz divenne attivo ed opero un
movimento di resistenza clandestino che aveva il compito principale
di far conoscere al mondo il "terribile segreto" di Auschwitz. (96)
Questo movimento riceveva le informazioni sulle camere a gas e sullo
sterminio dal Sonderkommando dei crematori di Birkenau,con il quale
era in contatto diretto -- alcuni membri del quale, come Filip
Mueller,facevano parte della sua direzione -- e provvedeva a
inviarle con vari mezzi fuori del campo. Ora, lo scopo dell'evasione
di Rudolf Vrba e Alfred Wetzler era appunto quello di "dire al mondo
che cosa accadeva ad Auschwitz " per impedire la deportazione degli
Ebrei ungheresi in questo campo , ed essi speravano di convincerli
con il rapporto di cui ho parlato sopra. Circa le fonti di questo
rapporto, Rudolf Vrba scrisse successivamente di aver preso contatto
con Filip Mueller, " who became one of my most valuable sources of
information" (98) e di aver ricevuto da lui "further information"
quando, all'inizio del 1944, discusse con lui la situazione del
campo.
(99) Al processo Zuendel del 1985, al quale partecipo come testimone
dell'accusa,Rudolf Vrba confermo di aver avuto frequenti contatti
con membri del
Sonderkommando, dichiarando di aver redatto lo schema dei crematori
II e III di Birkenau di cui si è parlato sopra proprio in base a
queste informazioni. (100) Filip Mueller, il membro del
Sonderkommando chiamato in causa da Rudolf Vrba come una delle sue
fonti di informazione più preziose, ha affermato addirittura di aver
consegnato ad Alfred Wetzler, nel 1944, tra altri documenti, "einen
Plan der Krematorien mit den Gaskammern" ["una pianta dei crematori
con le camere a gas"](101)
Poiché sia la pianta sia la descrizione dei crematori II/III del
rapporto Vrba-Wetzler sono pura fantasia, la conclusione è obbligata
-- a meno che non si voglia affermare che Vrba e Wetzler abbiano
falsificato intenzionalmente i documenti che erano stati consegnati
loro da Filip Mueller! -- ed è questa: la storia dello sterminio
ebraico in camere a gas omicide riferito da Vrba e Wetzler nel loro
rapporto non proveniva dal Sonderkommando, ma fu elaborata in
ambienti estranei al Sonderkommando e all'insaputa di questo. In
altri termini, tale storia fu creata dal movimento di resistenza del
campo, senza neppure interpellare il Sonderkommando, come mera
Greuelpropaganda.
Quanto a Filip Mueller, nel suo memoriale egli ha pubblicato uno
schizzo del crematorio III di Birkenau -- schizzo sufficientemente
corretto, e quindi in totale contrasto con quello del rapporto
Vrba-Wetzler (102) -- ma lo ha tratto da un libro apparso in
Cecoslovacchia nel 1957! (103) Sperava forse di far credere che
quella fosse una riproduzione della pianta che egli asserisce di
aver consegnato nel 1944 ad Alfred Wetzler?
Riguardo a questo documento, dunque, Pierre Vidal-Naquet deve
mentire per evitare che il lettore si accorga che esso è falso e che
il movimento di resistenza del campo di Auschwitz era una fucina di
menzogne. (Sulla questione ritornero successivamente nella
trattazione del diario del dott. Kremer).
Quanto cio sia vero, è dimostrato dal seguente rapporto del 23
ottobre 1942:"Secondo la relazione di un uomo SS impiegato presso le
camere elettriche, il
numero quotidiano di q
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