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REVISIONISMO

Il revisionismo storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.

 

 

OLOCAUSTO: DILETTANTI ALLO SBARAGLIO


CARLO MATTOGNO
 


PIERRE VIDAL-NAQUET, GEORGES WELLERS,
DEBORAH LIPSTADT, TILL BASTIAN, FLORENT BRAYARD
ET ALII CONTRO IL REVISIONISMO STORICO


PRESENTAZIONE
CAPITOLO PRIMO PIERRE VIDAL-NAQUET
CAPITOLO SECONDO GEORGES WELLERS
CAPITOLO TERZO DEBORAH LIPSTADT
CAPITOLO QUARTO TILL BASTIAN
E LA "MENZOGNA SU AUSCHWITZ"
CAPITOLO QUINTO RAPPORTO LEUCHTER :
LA PAROLA AGLI "ESPERTI"
CAPITOLO SESTO IL DILETTANTISMO ANTIREVISIONISTA IN ITALIA.
CAPITOLO SETTIMO Florent Brayard e la nascita del revisionismo

 



PRESENTAZIONE

Traendo occasione da un decreto del Ministro degli Esteri di Francia del 19 dicembre 1994, che proibiva su tutto il territorio nazionale "la circolazione, la diffusione e la messa in vendita" del libro revisionista L'Holocauste au scanner di Jürgen Graf (1), venti docenti universitari e uomini di cultura italiani di varie tendenze politiche hannofirmato un appello su "laicismo, di stampa e di ricerca storica" che è apparso su La Stampa il 2 marzo 1995. I firmatari vi rivendicano il principio imprescindibile dellalibertà di ricerca storica, affermando con vigore:"Noi pensiamo che in Europa come in Iran, nella Germania come in Italia e in Francia, la ricerca storica debba essere libera da ogni vincolo, e debba essere garantita la più completa libertà di circolazione delle idee: idee la cui fondatezza e veridicità può risultare solo dal libero dibattito scientifico, e non dai verdetti di qualsivoglia tribunale o dalle campagne strumentali edemonizzanti di qualsivoglia strumento di informazione". (2)
L'astrattezza del principio formulato appariva purtroppo in netto contrasto con l'atteggiamento pratico dei firmatari nei confronti del revisionismo storico, del quale avevano una concezione completamente distorta. Ad esempio, il prof. Losurdo scriveva: " Non c'è infamia che l'odierna ondata di 'revisionismo storico' non cerchi di giustificare o relativizzare" (3) ; e il prof. Moffa restringeva metodologicamente il significato dell'appello propugnando "la liceità laica del 'dubbio' nei confronti non dell'indubitabile sterminio degli ebrei, ma di una 'teologia dell'Olocausto' " e precisando che il dubbio "non riguarda la "negazione" dello sterminio -- fatto storico indubitabile -- ma semplicemente il diritto -- dovere di indagarlo in tutti i suoi aspetti,cause, contestualizzazioni, ecc. senza il timore di violare una verità per l'appunto religiosa" (4). In altri termini, è lecito il dubbio nell'Olocausto, non il dubbio dell'Olocausto. Ma poiché nessuno ha mai minacciato la libertà di questo tipo di dubbio, non si comprende neanche la necessità di un pubblico appello per difenderla.
Queste contraddizioni si spiegano con il terrore panico da cui gli intellettuali sono travolti alla sola idea di violare la verità religiosa dell'Olocausto e alla semplice prospettiva di essere additati come simpatizzanti del revisionismo, e ciò, in un circolo vizioso perfetto, si spiega a sua volta con la concezione completamente distorta cheessi hanno dei fini e dei metodi revisionisti.
Un rapido sguardo alle bibliografie di questi intellettuali mostra che essi non leggono i libri revisionisti, ma leggono Pierre Vidal-Naquet; ingannati dalla fama di cui questo storico gode nell'ambito della sua specializzazione -- la storia antica -- essi credono in buona fede che egli abbia altrettanta competenza e credibilità anche nelle sue analisi del revisionismo; questi intellettuali leggono "Gli assassini della memoria" (5) e vedono il revisionismo attraverso la lente deformante del signor Pierre Vidal-Naquet.


Da tale penosa constatazione è nata l'idea della pubblicazione di una critica storica dell'opera summenzionata che sgombrasse il campo da tutti i pregiudizi
antirevisionisti introdottivi dallo storico francese. Nel corso del lavoro mi sono però reso conto che la semplice critica del libro, a causa della superficialità e, diciamolo pure, del dilettantismo che il signor Pierre Vidal-Naquet vi ostenta, avrebbe potuto mettere in evidenza le sue metodologie capziose, ma non chiarire in modo adeguato agli argomenti, che egli, ad eccezione di un solo caso, insinua più che esporre.
Ho ritenuto pertanto necessario aggiungere al saggio su Pierre Vidal-Naquet una critica dettagliata della sua fonte principale per quanto concerne, appunto, gliargomenti: Georges Wellers.
Ciò è stato tanto più facile in quanto, già dalla fine degli anni Ottanta, giacevano inutilizzati nel mio cassetto due studi inediti su questo storico; uno era destinato alla Francia, ma non poté essere pubblicato per ragioni contingenti; per quanto concerne il secondo, alla morte di Georges Wellers, avvenuta il 3 maggio 1991 (6), abbandonaiper ovvie ragioni l'idea della pubblicazione.
Ora, a cinque anni di distanza dal funesto evento, pubblicando una parte delle argomentazioni formulate in questi due studi, non ritengo di venir meno ai doveri della pietas, né di poter incorrere nell'accusa di aver atteso che lo storico francese morisse per criticarlo, soprattutto perché avevo già espresso pubblicamente i miei argomenti -- senza ricevere risposta -- quando egli era ancora in vita (7).
Questo libro non rappresenta una difesa né di Faurisson, né del revisionismo: da un lato, Faurisson non ha bisogno di un difensore d'ufficio, anzi ha già risposto a Pierre Vidal-Naquet con una critica molto serrata (8) che questi ha liquidato sbrigativamente con una semplice battuta (9) ; dall'altro, il revisionismo, o più correttamente, alcuni revisionisti, sostengono tesi che non condivido in parte o in toto; l'opera costituisceinvece una verifica storico--metodologica dell'onestà polemica di Pierre Vidal- Naquet, già messa in dubbio, ma in una prospettiva diversa, da Cesare Saletta (10), e di Georges Wellers ; essa è dunque la mia risposta al signor Pierre Vidal-Naquet, chemi ha chiamato in causa in modo subdolo, e, conseguentemente, una esposizione dei
miei argomenti revisionisti.Poiché altri critici improvvisati del revisionismo, al pari di Pierre Vidal-Naquet,godono, presso gli intellettuali ignari, di un credito del tutto immeritato, in questostudio analizzo le metodologie di altre due colonne portanti della propaganda antirevisionista, Till Bastian e Deborah Lipstadt.
Un esame particolare dedico inoltre ai principali critici del rapporto Leuchter, ma anche in questo caso non già per difendere Leuchter, bensi per mostrare con qualiargomenti pseudoscientifici il suo rapporto venga da costoro dichiarato pseudoscientifico.
Concludo la mia carrellata su questi veri e propri dilettanti allo sbaraglio con ledoverose risposte a qualche squallido critico di casa nostra, non tanto per confutare argomenti, che non hanno, quanto piuttosto per mostrare la meschinità e la malafede dei loro metodi.


Dopo la stesura finale del testo, ho avuto occasione di leggere un libro francese molto acrimonioso contro Paul Rassinier scritto da un allievo di Pierre Vidal-Naquet, tale Florent Brayard. Considerato il carattere subdolo dell'opera, che non mancherà di essere utiliazzata contro il revisionismo attuale, mi è sembrato opportuno presentarne una breve analisi critica in un capitolo supplementare, il settimo.
Con questo studio non pretendo -- né mi aspetto -- di convincere gli uomini di cultura della validità delle tesi revisioniste che espongo, ma mi attendo che essi si persuadano del valore scientifico dei miei metodi di lavoro storiografici e dei miei argomenti --cosa che credo di aver dimostrato a sufficienza ; quanto alle conclusioni che ne traggo, ognuno giudichi secondo coscienza.


NOTE
(1) Testo in: La lente di Marx sui fatti e le culture del mondo. 3/1995, p. 69. Per l'opera di Jürgen Graf vedi la Bibliografia revisionista essenziale che presento in fondo al libro.
(2) Per il testo dell'appello e le reazioni che ha suscitato vedi: La lente di Marx, rivista citata, pp. 69--99 (testo dell'appello a p.71) e Marxismo oggi. Rivista quadrimestrale di cultura e politica, 1995/3, pp. 61-97.
(3) Marxismo oggi, rivista citata, p.63. Il prof. Losurdo fa parte del Comitato diDirezione della rivista.
(4) Ibidem, p.84 e 92. L'esempio di dubbio lecito addotto dal prof. Moffa concerne la querelle tra intenzionalisti e funzionalisti (p.92).
In questa rivista appare un "Dossier sul revisionismo" che contiene, tra l'altro, un velenoso attacco contro di me (pp.48-60): me ne occupo nel capitolo VI di questo studio.
(5) Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, Editori Riuniti. Roma 1993.
(6) Le Monde Juif, N° 143, juillet-septembre 1991, pp. 127-132.
(7) Wellers e i "gasati" di Auschwitz, Edizioni La Sfinge. Parma 1987 ; Nota sulla polemica Wellers-Faurisson, in: Auschwitz : le "confessioni" di Hoess. Edizioni La Sfinge, Parma 1987, pp. 33-39 ; "Comment on falsifie l'histoire", in: Annales d'Histoire Révisionniste, N° 3, automne-hiver 1987, pp. 89-94.
(8) Robert Faurisson, Réponse à Pierre Vidal-Naquet. Edité par l'Auteur. 1982; seconda edizione accresciuta: Réponse à Pierre Vidal-Naquet, La Vieille Taupe,
1982.
(9) "La recente pubblicazione, a cura di R. Faurisson, di un opuscolo intitolato Réponse à Pierre Vidal-Naquet, Paris, La Vieille Taupe, 1982, non richiede alcuna nuova discussione da parte mia". Gli assassini della memoria, op.cit., p. 154.
(10) Cesare Saletta, L'onestà polemica del signor Vidal-Naquet. A proposito dell'edizione italiana di un suo libro. Per conto dell'autore. 1985 ; Per il revisionismo storico, contro Vidal-Naquet,. Graphos, Genova 1993 (seconda edizione accresciuta).



CAPITOLO PRIMO

PIERRE VIDAL-NAQUET.

1. SINE IRA ET STUDIO.

Prima di accingersi allo "smantellamento" delle "menzogne" di Faurisson (p. 63) e di tutto il revisionismo, "ad analizzare i loro testi come si fa l'anatomia di un falso" (p.X), Pierre Vidal-Naquet (1) previene l'ovvia domanda che si pone qualunque lettore conosca la sua fama di storico dell'antichità; egli spiega dunque che, prima di intraprendere l'impresa, ha esitato a lungo: "Storico dell'antichità, che ci facevo in un periodo che non era 'il mio'? " (p.3). Ma questo argomento non lo preoccupava molto.
"Avendo sempre combattuto la superspecializzazione delle corporazioni storiche, avendo sempre lottato per una storia libera da lacci e lacciuoli, avevo
l'occasione, per nulla nuova, di mettere in pratica le mie teorie. Per di più l'argomento non è cosi difficile da precludere ogni rapida indagine
informativa" (p.3).[Corsivo mio].
Parole sacrosante. Se ci si pone sul piano superficiale di una "rapida indagine informativa", nessun argomento risulta difficile; nella fattispecie, se invece di studiare i documenti nel loro testo originale e integrale si leggono i libri e gli articoli che ne riportano solo qualche stralcio; se sul valore e sul significato di tali documenti ci si affida ciecamente al giudizio altrui, allora non c'è dubbio, lo studio dell'argomento "non è cosi difficile ". L'accusa di dilettantismo che muovo al nostro uomo è forse eccessiva? Il lettore attento avrà senza dubbio rilevato che nell'impianto delle note del
suo libro -- redatto con pedantesca ostentazione di erudizione -- non appare un solo riferimento a un documento originale (2) : tutte le conoscenze di Pierre Vidal-Naquet derivano dagli scritti e sono filtrate dai giudizi di altri autori, primo fra tutti Georges Wellers, al quale tutto si puo rimproverare tranne l'ignoranza dei documenti originali; il suo impianto argomentativo è invece tratto in massima parte dall'articolo di Nadine Fresco Les redresseurs de morts (3), uno dei primi saggi contro il revisionismo in cui sono già fissati quasi tutti gli argomenti capziosi adottati dai propagandisti successivi.
Ma qui sorge un'altra domanda alla quale il nostro uomo non fornisce risposta: visto che, contro il revisionismo, si era già pronunciato uno storico specialista dell'Olocausto, che necessità c'era della fiera presa di posizione di un dilettante, semplice compilatore di idee altrui?
Sceso in campo, Pierre Vidal-Naquet rivendica subito la sua rigorosa dirittura morale in campo storiografico:"Sono cresciuto con un'alta, alcuni diranno forse con una megalomaniaca, concezione del lavoro dello storico" (p.55).
"Che i fatti siano accertati con il massimo di precisione possibile, che lo storico abbia cura di purgare la sua opera di ogni elemento inventato,
leggendario, mitico, è il minimo dei requisiti ed è un compito evidentemente senza fine" (p.102).


In virtù di questi sani principi, la sua trattazione del revisionismo sarà svolta sine ira et studio :

"Ma a questa accusa globale non intendo rispondere mettendomi sul piano dell'affettività. Qui non si tratta di sentimenti ma di storia" (p.X).
Ma se poi egli dà molto spazio ai sentimenti, pochissimo alla storia, e si abbandona ad espressioni non propriamente scevre di affettività (4) -- cio non è altro che il prorompere della virtuosa indignazione di colui che sa: "Noi che, dal 1945, sappiamo, siamo tenuti a dimostrare, a essere eloquenti, a
usare le armi della retorica, a entrare nel mondo di quella che i greci chiamavano la peithô, la persuasione, di cui essi avevano fatto una dea che
non è la nostra" (p.21).
Contrapponendosi con la sua possente statura morale a Faurisson, che "non cerca il vero ma il falso" (pp.67-68), Pierre Vidal-Naquet cerca nobilmente il vero e rifuggecon orrore dal falso.
Nobili intenti, nobili parole: ma i fatti?
Cominciamo da cio che lo storico francese dice di me: "Il revisionismo italiano si è sviluppato in seguito intorno a due personaggi: un discepolo di Rassinier, Cesare Saletta, autore in particolare di un opuscolo intitolato Il caso Rassinier, 1981, e di altri due diretti contro il sottoscritto,
L'onestà polemica del signor Vidal-Naquet e In margine ad una recensione, 1985 e 1986; e un fascista dichiarato, Carlo Mattogno, le cui opere principali
sono state pubblicate da La Sentinella d'Italia. I due autori sviluppano gli stessi temi; ed è un testo dello scrittore fascista che La Vieille Taupe ha deciso di pubblicare nel n.1 delle Annales d'histoire révisionniste (primavera 1987) : Le mythe de l'extermination des Juifs. Introduction historico--bibliographique à l'historiographie révisionniste, pp.15-107" (p.158).
Il fatto che Pierre Vidal-Naquet si esibisca qui in una spudorata menzogna, puo stupire soltanto coloro i quali credono realmente che egli sia un ardente difensoredella verità.
"Fascista dichiarato": dichiarato da chi? Da Pierre Vidal-Naquet, ovviamente. Per le persone che conservano ancora un minimo di onestà intellettuale non è difficile subodorare la menzogna: il nostro uomo, che riempie i suoi scritti di riferimenti bibliografici insulsi quanto fastidiosi, che in massima parte non hanno alcuna relazione, neppure lontana, con il revisionismo, per documentare -- in modo megalomaniaco -- è il caso di dirlo -- anche le sue affermazioni più irrilevanti, riguardo a questa grave accusa, formulata essa stessa in nota, tace: nessuna citazione,nessun riferimento che documenti la sua affermazione. Dov'è finito il dovere dello storico "di purgare la sua opera di ogni elemento inventato, leggendario, mitico" ?
Spieghero successivamente per quale ragione egli mi abbia lanciato questa falsa accusa.



2. CHI SONO I REVISIONISTI?

A questa domanda Pierre Vidal-Naquet risponde con il linguaggio spassionato del puro ricercatore della verità che non si lascia turbare dall'affettività: i revisionisti sono"una setta minuscola ma tenace" che "consacra tutti i suoi sforzi e usa ogni mezzo (volantini, storielle, fumetti, studi sedicenti scientifici e critici, riviste specializzate) al fine di distruggere, non la verità, che è indistruttibile, ma la presa di coscienza della verità" (p.IX);
essi sono dei "falsari" (p.31) in preda a "deliri ideologici" (p.53), e in loro "la parte dell'antisemitismo, dell'odio patologico per gli ebrei, è enorme" (pp.20--21). I revisionisti costituiscono una "piccola banda abietta " che si accanisce a negare la realtà delle camere a gas omicide (5).
Con la profondità di pensiero che compete ad uno storico del suo calibro, e con la sua notoria obiettività, Pierre Vidal-Naquet schizza lapidariamente le origini della "setta"faurissoniana :
"Un adepto del metodo paranoico ipercritico, per plagiare un'espressione di Dali, si sforza di dimostrare che le camere a gas hitleriane non sono mai
esistite. Il tentativo è assurdo, ma poiché avviene a proposito di altre assurdità, una piccola setta si raccoglie intorno al professore in vena di delirio e di pubblicità. Questa setta raggruppa, come altre, qualche pazzoide, qualche pervertito e qualche flagellante, oltre alla consueta percentuale di creduloni e
di imbecilli che fanno capo a organismi del genere" (p.74).
Si osserverà che di questa "consueta percentuale di creduloni e di imbecilli" , secondo la logica di Pierre Vidal-Naquet, fa parte anche la corte di appello di Parigi la quale, il 26 aprile 1983, " ha riconosciuto la serietà del lavoro di Faurisson", e lo ha condannato "solo per aver agito dolosamente col riassumere in slogan le sue tesi"(p.133).
Il revisionismo, per il nostro integerrimo storico, è semplice "impostura" (p.5); esso porta "alla follia e alla menzogna" (p.94), è una "perfidia " che consiste " nell'apparire cio che non è, un tentativo di scrivere e di pensare la storia " (p.108), anzi, di più, il bieco tentativo "di sostituire l'insopportabile verità con la rassicurante menzogna" (p.18), anzi, ancora di più, " un tentativo di sterminio sulla carta che si sostituisce allo
sterminio effettivo" (p.24).
Per questo motivo il prof. Faurisson è " un Eichmann di carta " (p.3, 55, 74); non appena ha potuto esprimersi su Le Monde, si è visto "immediatamente confutato", in modo tanto radicale che il nostro uomo ha sentito il bisogno di riconfutarlo; animato da una "delirante passione antisemita" (p.114), Faurisson "ha al suo centro l'impostura" (p.54), è "alla ricerca, non come si vorrebbe, della verità, ma del falso" (p.24), "non cerca il vero ma il falso" (pp.67-68), è "un falsario" e il suo Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire. La question des chambres à gaz (6) "non è né più né meno menzognero e disonesto dei precedenti" (p.63).


Per sua sfortuna, Faurisson è incappato in un integerrimo paladino della verità che ha smontato "i meccanismi delle sue menzogne e dei suoi falsi" (p.74) e ha operato lo"smantellamento" delle sue "menzogne" (p.63): Pierre Vidal-Naquet.
Si rileverà che , se uno scrittore revisionista è animato da "una delirante passione antisemita", da "odio patologico per gli ebrei" , le sue affermazioni valgono meno di nulla ; se invece uno scrittore che crede alla realtà delle camere a gas omicide è animato da una delirante passione antirevisionista e da un odio patologico per i revisionisti, le sue affermazioni sono sacrosanta verità. Nobile esempio di doppia morale.
Nonostante l'anatema solenne lanciato dal nostro storico, il revisionismo si è evoluto e si evolve, e gli argomenti che ha portato e la letteratura che ha prodotto, rispetto all'inizio degli anni Ottanta, sono estremamente più rigorosi ed ampi (7).


3. I METODI DEI REVISIONISTI.


Nella sua critica , Pierre Vidal-Naquet distingue anzitutto tra principi e metodi di lavoro revisionisti. Riguardo ai primi, egli afferma:
"Di fatto i "revisionisti" condividono tutti più o meno alcuni principi estremamente semplici:

1. Non c'è stato genocidio, e lo strumento che lo simboleggia, la camera a gas,non è mai esistito.

2. La "soluzione finale" non è mai stata altro che l'espulsione degli ebrei verso l'est europeo, il "refoulement", come dice elegantemente Faurisson (Vérité,
p.90). Poiché "la maggior parte [degli ebrei di Francia] proveniva dall'est", se ne dedurrà che non si trattava che di un rimpatrio, un po' come le autorità
francesi rimpatriarono gli algerini nell'ottobre 1961 verso i loro "villaggi"d'origine.

3. La cifra delle vittime ebraiche del nazismo è molto inferiore a quella che si è detta: "Non esiste nessun documento degno di questo nome che valuti la
perdita totale della popolazione ebraica durante l'ultima guerra a più di 200.000 ... Aggiungiamo pure che nel numero totale delle vittime ebraiche
sono compresi i casi di morte naturale", scrive tranquillamente l'avvocato tedesco Manfred Roeder; il che, demograficamente, significa che il tasso di
mortalità delle comunità ebraiche è stato eccezionalmente basso. Altri, bontà loro, arrivano ad un milione (Rassinier, Butz), attribuendo una larga parte di
queste morti all'aviazione alleata. Faurisson, da parte sua, divide questo milione press'a poco in due parti: alcune centinaia di migliaia di morti in
uniforme (una bella testimonianza di valore) e altrettanti uccisi ("per episodi di guerra", Vérité, p.197) (8). Quanto alla cifra dei morti di Auschwitz, "è stata di50.000 circa" (ibidem).

4. La Germania hitleriana non ha la maggiore responsabilità della seconda guerra mondiale; la condivide, per esempio, con gli ebrei (Faurisson, in
Vérité,p.187) oppure non ne ha proprio nessuna.

5. Il maggior nemico del genere umano durante gli anni Trenta e Quaranta non è la Germania nazista, ma l'Urss di Stalin.

6. Il genocidio è un'invenzione della propaganda alleata, specialmente ebraica,e in particolare sionista, che si puo facilmente spiegare, mettiamo, con la propensione degli ebrei a fornire cifre immaginarie sotto l'influenza del almud" (pp.19-20).

Sui metodi di lavoro dei revisionisti, Pierre Vidal-Naquet è alquanto prolisso. Riporto integralmente le sue affermazioni.

"Di fatto si possono cosi riassumere i principi del metodo revisionista:

1. Ogni testimonianza diretta fornita da un ebreo è una menzogna o una fantasia.

2. Ogni testimonianza, ogni documento, anteriore alla liberazione è un falso o è ignorato e considerato una "voce". Butz e Rassinier ignorano completamente, per esempio, i documenti scritti da alcuni componenti del Sonderkommando di Auschwitz, da loro nascosti e ritrovati dopo la guerra, documenti che danno una
descrizione precisa e in accordo con notizie da altra fonte sul funzionamento delle camere a gas. Faurisson si limita a prendere in giro (Le Monde del 16 gennaio 1979; Vérité, p.110) i "manoscritti -- miracolosamente -- ritrovati " di cui non tenta nemmeno di dimostrare la non autenticità.

3. Ogni documento, in generale, che ci dà informazioni di prima mano sui metodi dei nazisti è un falso o è un documento truccato. Cosi Faurisson classifica
sbrigativamente fra le opere "false, apocrife o sospette" (Vérité, p.284) l'eroica "cronaca" che si trovava negli archivi del ghetto di Varsavia tenuti da Emanuel Ringelblum e da una équipe di cui conosco personalmente un componente. Dopo debite indagini, ho saputo che la cronaca è stata effettivamente mutilata, soprattutto nella edizione polacca al momento della sua pubblicazione a Varsavia nel 1952 di alcuni passi poco piacevoli per l'orgoglio nazionale polacco. Queste mutilazioni non modificano affatto la qualità del documento per quel che riguarda la politica nazista.

4. Ogni documento nazista che fornisce una testimonianza diretta è preso al suo valore nominale se è scritto in codice, ma ignorato (o sottointerpretato ) se è scritto in un linguaggio diretto, come certi discorsi di Himmler, per esempio questo che è del 16 dicembre 1943:" Quando in un villaggio sono stato costretto a dare l'ordine di marciare contro i partigiani ed i commissari ebrei -- lo dico davanti a questo uditorio,
e le mie parole sono ad esso esclusivamente destinate -- ho dato sistematicamente l'ordine di uccidere anche le donne e i bambini di questi partigiani e commissari"; o anche questo, che figura nel Diario di Goebbels, in data 13 maggio 1943:" I popoli moderni non hanno dunque altra soluzione che quella di sterminare gli ebrei". In compenso ogni manifestazione di razzismo di guerra nel campo alleato (e non ne sono mancate, come si puo immaginare) è presa nel suo significato estremo.

5. Ogni testimonianza nazista posteriore alla fine della guerra resa in un processo all'est o all'ovest, a Varsavia o a Colonia, a Gerusalemme o a Norimberga, nel 1945 o nel 1963, è considerata come ottenuta sotto tortura o per intimidazione. Tornero su questo punto importante, ma noto subito che è un po' sorprendente che nessun ufficiale SS abbia negato l'esistenza delle camere a gas. Più esattamente Paul Rassinier "crede di sapere" (Ulysse trahi, p.132) che l'ultimo comandante di Auschwitz, Richard Baer,, "dichiara che a Auschwitz sotto il suo comando non c'è mai stata camera a gas" ma Baer mori, certo provvidenzialmente, in prigione nelgiugno 1963.

6. Tutto un arsenale pseudotecnico è mobilitato per mostrare l'impossibilità materiale della gassazione di massa. Sul valore degli argomenti "chimici" di Faurisson leggeremo più avanti la nota di un chimico. Quanto alle sue considerazioni sulle camere a gas che servono all'esecuzione dei condannati a morte in certi Statiamericani e sulle precauzioni di cui il loro uso è circondato (Vérité, pp.301--309),esse non provano affatto che le gassazioni di massa siano irrealizzabili. Faurisson paragona cose non paragonabili, lontane l'una dall'altra come la voracità di un affamato e un pranzo da Maxim's. L'operazione di gassare, come quella di nutrirsi, sipuo realizzare in condizioni immensamente differenti.

7. Un tempo l'esistenza di Dio veniva provata col fatto che l'esistenza era insita nel concetto stesso di Dio. E' la famosa "prova ontologica". Si puo dire che per i "revisionisti" le camere a gas non esistono perché la non esistenza è uno dei loro attributi. E' la prova non ontologica. Per esempio la parola Vergasung significa si gassazione se compare nella forma negativa in una lettera dello storico Martin Broszat a Die Zeit (19 agosto 1960): Keine Vergasung in Dachau (nessuna gassazione a Dachau), ma Vergasungskeller significa "camera di carburazione" in un documento del gennaio 1943 citato da Georges Wellers (Faurisson, Vérité, pp.104 e 109).

8. Infine e soprattutto, tutto cio che puo rendere conveniente, credibile, questa spaventosa storia, che puo segnare l'evoluzione, fornire termini di paragone, è ignorato o falsificato. Neppure una riga in Faurisson e in Thion ricorda le imprese degli Einsatzgruppen (le famose fosse di Baby Yar, per esempio). Non una riga in Thion e in Faurisson che ricordi che i malati di mente tedeschi sono stati sterminati dal 1939 al 1941 e che alcuni responsabili di questa operazione avrebbero esercitato il loro talento sugli ebrei, per esempio F. Stangl a Treblinka" (pp. 21--24).
Cercando con attenzione, tra un dotto excursus sul cannibalismo (pp.5--9), una lezione erudita su "La distruzione degli iloti di Sparta" (pp.97--100) e gli altri molteplici riferimenti alla storia antica, si possono reperire queste altre affermazioni sui principi e sulla metodologia dei revisionisti:
"Cosi, respingere, per principio, tutte le testimonianze dirette per ammettere come decisive le testimonianze di coloro che, a quanto essi stessi dicono, non hanno visto niente, come i delegati del Comitato internazionale della Croce Rossa, è chiaramente un segnale che non inganna" (p.48).[corsivo mio].
"Al limite, non si confuta un sistema chiuso, una menzogna totale che non rientra nell'ordine del confutabile, in quanto la conclusione vi precede le prove" (p.80)."Il metodo dei "revisionisti" contemporanei, dei negatori, è stato analizzato più volte:Come scrivono Nadine Fresco e Jacques Baynac:" Strani storici davvero, questi che invece di sforzarsi di conoscere "come sono andate effettivamente le cose", si proclamano giudici dei "corpi del reato", di un processo che ha luogo soltanto perché essi negano l'esistenza dell'oggetto della controversia, e che al momento del verdetto saranno dunque necessariamente portati a dichiarare false tutte le prove contrarie all' a priori da cui essi non recedono" (p.109).
"Poiché i "revisionisti" hanno deciso che soltanto i libri nazisti sono degni di fede, a patto che non si tratti di nazisti pentiti [...]" (p.119).
"Mentre l'antisemitismo francese tradizionale -- quello di Maurras -- è spesso filoisraeliano, tutti i revisionisti sono risolutamente antisionisti. Alcuni scivolano dall'antisionismo all'antisemitismo, ed è questo il caso di una certa ultrasinistra. Altri compiono il cammino inverso. L'assoluta necessità del discorso antisionista nel revisionismo si spiega benissimo. Si tratta di giocare d'anticipo sulla creazione dello Stato d'Israele. Israele è uno Stato che usa i mezzi della violenza e del dominio. E' cosi possibile, operando come se tale entità fosse già esistente nel 1943, far dimenticare che le comunità ebraiche erano comunità disarmate. Al limite, si potrà anche spiegare che il nazismo è una invenzione, indubbiamente fantastica, del sionismo" (p.85).

Pierre Vidal-Naquet menziona poi altri esempi di applicazione, da parte dei revisionisti, dei principi e del metodo da lui indicati, che riporto sinteticamente laddove il contesto è irrilevante :

"[...] è pura assurdità presentare gli studiosi che lavorano al Museo di Oswiecim comeltrettanti falsari " (p.26).

"[...] Th. Christophersen, il testimonio dei revisionisti" (p.41)"Inventare di sana pianta una immaginaria dichiarazione di guerra a Hitler in nome
della comunità ebraica internazionale da parte di un immaginario presidente del Congresso mondiale ebraico è antisemitismo o è un falso?" (p.65).
"E' pero sorprendente constatare come i revisionisti, pur menzionando quegli eventi(bombardamento di Dresda, drammatica evacuazione dei tedeschi dalle regioni divenute polacche o ridiventate cecoslovacche, ecc.) mettano spesso l'accento sui testi deliranti che appartengono a un razzismo bellico e che non hanno mai avuto il benché minimo principio di applicazione. Cosi il pamphlet pubblicato durante la guerra da un certo Théodore Kaufmann, battezzato per la circostanza consigliere personale di Roosevelt, che recava il titolo Germany must perish e prevedeva la sterilizzazione dei tedeschi, è posto sullo stesso piano dei discorsi di Himmler, i quali invece avevano la possibilità di passare alla pratica" (p.86).

"[...] per l'uso massiccio fatto dai revisionisti del pamphlet di Th.Kaufmann

[...]"(p.172).
"I "revisionisti" utilizzano tutti le stesse fonti" (p.146).
"L'affermazione che appare in tutti gli scritti revisionisti, secondo la quale lo storico tedesco M.Broszat avrebbe scritto in Die Zeit del 19 agosto 1960 che nei campi del vecchio Reich non c'erano state camere a gas, è una menzogna che è stata demolita da G.Wellers, Les Chambres à gaz ont existé, Paris, Gallimard, pp.141-143. M.Broszat parlava soltanto di impianti specializzati per l'annientamento degli ebrei. La menzogna ricompare nondimeno in tutti gli opuscoli della setta" (p.166).

4. I METODI DI PIERRE VIDAL--NAQUET.

Nel paragrafo 1 ho denunciato la menzogna di Pierre Vidal-Naquet relativa a Carlo Mattogno "fascista dichiarato"; ora è giunto il momento di spiegare, come hopreannunciato, perché il nostro integerrimo critico sia ricorso a questa menzogna. E'indubbiamente improbabile che Pierre Vidal-Naquet abbia letto i miei sette scritti pubblicati in Italia fino al 1987 (9), data di pubblicazione dell'edizione francese di Gli assassini della memoria, ma è certo che egli ha letto il mio saggio Le mythe de l'extermination des Juifs. Introduction historico--bibliographique à l'historiographie révisionniste apparso nel n.1 delle Annales d'histoire révisionniste (printemps 1987), che egli cita nello stesso passo in cui formula la menzogna.
Di fronte a questo saggio, che è la traduzione riveduta e ampliata del libro Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione storico--bibliografica alla storiografiarevisionista,(10) Pierre Vidal-Naquet si è trovato spiazzato: in esso non ho mai

affermato -- e, preciso, non l'ho mai fatto né prima né dopo -- che gli storici del museo di Auschwitz sono dei falsari, né ho considerato Thies Christophersen il testimone dei revisionisti, (11) né ho menzionato l' "immaginaria dichiarazione di guerra a Hitler", né ho citato il libro di Theodore Kaufmann, nonostante il suo "uso massiccio" da parte dei revisionisti"; per la parte originale ed essenziale del saggio, non ho utilizzato "le
stesse fonti", al contrario, ho usato parecchie fonti ignote o poco note persino a specialisti come G.Wellers, alcune delle quali in polacco, di cui, in ogni caso, ho verificato e tradotto il testo originale; non ho menzionato lo Stato di Israele né la tesi, a mio avviso falsa, della storia delle camere a gas come invenzione del sionismo durante o dopo la guerra; ho citato la lettera di Martin Broszat del 19 agosto 1960 a Die Zeit correttamente e nel suo contesto:
"Ni à Dachau, ni à Bergen--Belsen, ni à Buchenwald, des juifs ou d'autres détenus n'ont été gazés. La chambre à gaz de Dachau n'a jamais été
complètement terminée ni mise "en service". [...]. "L'extermination massive des juifs par l'emploi des gaz à commencé en 1941-1942 et a eu lieu exclusivement (ausschliesslich) en quelques rares emplacements choisis à cet effet et pourvus des installations techniques correspondantes, avant tout (vor allem) dans le territoire polonais occupé (mais en aucun endroit de l'Ancien Reich): à Auschwitz--Birkenau, à Sobiborsur- Bug, à Treblinka, Chelmno et Belzec". (12)
Dunque non sono incorso neppure nella "menzogna" che apparirebbe "in tutti gliopuscoli della setta".
Inoltre, nella mia indagine storica, non ho assunto aprioristicamente nessuno dei principi formulati da Pierre Vidal-Naquet che i revisionisti dovrebbero condividere"tutti più o meno" (13) e non ho adottato nessuno dei metodi che Pierre Vidal-Naquet attribuisce ai revisionisti.
Per chi non fosse convinto, aggiungo una riflessione. Il primo numero delle Annales d'histoire révisionniste, sia perché è apparso in concomitanza con il processo Barbie, sia, senza falsa modestia, perché vi appariva il mio saggio, ha destato molto scalpore in Francia e la stampa ne ha parlato molto: quale ghiotta occasione per "smantellare" le mie presunte "menzogne" mostrando la presenza, nel mio saggio, dei principi e del metodo fissati da Pierre Vidal-Naquet! Che cosa fa invece il nostro uomo? Tace. Egli che, per documentare le sue tesi preconcette, ritiene degno di citazione anche il personaggio più oscuro, tace, non ha nulla da dire, non sa che cosa dire; dunque non c'è altra via d'uscita se non la menzogna: basta affermare che Carlo Mattogno è un
"fascista dichiarato" per screditare a priori sia il suo scritto sia la sua persona, e se lo afferma Pierre Vidal-Naquet, deve essere vero: chi oserà mai dubitare dell'onestà intemerata e dell'integerrima dirittura morale del nostro storico?
Un'argomentazione davvero brillante! E' come dire che le sue tesi sono senza valoreperché egli è un ebreo dichiarato!
Con cio ci troviamo già proiettati nei meandri della metodologia di Pierre Vidal-Naquet. Non resta che proseguire l'esame dei suoi metodi, ma prima è necessaria una premessa.

Nel campo revisionista, come in ogni altro campo, compreso quello olocaustico, (16)ci sono ricercatori, polemisti e propagandisti. Pierre Vidal-Naquet mette tutti nello stesso calderone in un guazzabuglio generale in cui personaggi di secondo o di terzo piano come App (p.20), Bardèche (p.32 e passim), Bennet (p.52 e passim), Chomsky (p.64 e passim), Barnes (p.78 e passim), Felderer (p.84), Christophersen (p.41 e passim), Harwood (p.37 e passim) hanno lo stesso valore di un Faurisson, di un Butz,di un Roques, di uno St_glich, di un Guillaume e di un Mattogno, che sono ossi un po'più duri per i denti del nostro storico:"Da questo punto di vista, bisogna ammettere che due libri revisionisti, The Hoax of the 20th Century, di Arthur Butz, e Der Auschwitz--Mythos, di
Wilhelm Staeglich, raggiungono un risultato abbastanza notevole: l'apparenza di un racconto storico, anzi, di una indagine critica con tutti gli elementi
esteriori che caratterizzano un'opera storica. Tranne quello che ne costituisce il pregio: la verità" (p.95).
Sfortunatamente per loro, anche questi due scrittori sono incappati nel nostro fiero smantellatore di menzogne, che demolisce il valore scientifico di queste due operecon argomentazioni profonde e inconfutabili:

(Confutare Butz? E' possibile, beninteso, è perfino facile, purché si conosca la documentazione, ma è impresa lunga e fastidiosa( (p.49),percio non vale la pena di intraprendere la confutazione; basti al lettore il giudizio ex cathedra di Pierre Vidal-Naquet. Per quanto concerne Staeglich -- e anche Roques --
la confutazione è ancora più facile: il libro dell'uno è "un libro nazista" (p.115), un libro "schiettamente nazista" (p.152), l'altro è un "intellettuale nazista" (p.115) e un militante dell'estrema destra antisemita" (p.111). Quanto a Guillaume, egli ha "una personalità perversa e megalomane" (p.114).
Spigolando indiscriminatamente in questo guazzabuglio, Pierre Vidal-Naquet ha creato un metodo revisionista che non esisteva prima e che non esiste ora. Novello Kant, egli ha fissato i principi trascendentali della gnoseologia revisionista: in ogni tempo e in ogni luogo i revisionisti saranno condizionati da questi principi, percio in ogni tempo e in ogni luogo i revisionisti ricercheranno il falso e non il vero. Proprio in virtù di questi principi trascendentali, la "setta" revisionista è "del tutto incapace di evolversi" (p.131), sicché non è necessario rispondere ad ogni membro di essa:
"Se, ogni volta che un "revisionista" produce una nuova affabulazione, bisognasse rispondergli, le foreste del Canada non basterebbero" (p.63).
Questo è anche un comodo alibi per ignorare -- lui, cosi pronto ad accusare l'uno o l'altro di aver ignorato un singolo documento -- l'intera letteratura revisionista dal1980 al 1987 (data della pubblicazione dell'edizione originale del suo libro) e al 1992,data dell'uscita della traduzione italiana.
Nonostante l'anatema solenne lanciato dal nostro storico, il revisionismo si è evoluto e continua ad evolversi, e gli argomenti che ha portato e la letteratura che ha prodotto,rispetto all'inizio degli anni Ottanta, sono estremamente più rigorosi ed ampi (17); non

solo, ma proprio in Francia, un personaggio di grande spicco della cultura francese come Pierre Garaudy ha abbracciato recentemente il punto di vista revisionista!. (18)
ll principio del metodo di Pierre Vidal-Naquet si puo riassumere in una frase: poiché l'Olocausto è esistito, tutti coloro che lo negano sono a priori dei mentitori; si puo dire, parafrasando le parole del nostro storico, che l'Olocausto esiste perché l'esistenza è uno dei suoi attributi. Non si tratta di una semplice boutade polemica, ma di un principio metodologico sancito solennemente dalla "déclaration d'historiens" sulla "politica hitleriana di sterminio" sottoscritta anche da Pierre Vidal-Naquet:"Il ne faut pas se demander comment, techniquement, un tel meurtre de masse a été possible. Il a été possible techniquement puisqu'il a eu lieu. Tel est le point de départ obligé de toute enquête historique sur ce sujet. Cette vérité, il nous appartenait de la rappeler simplement: il n'y a pas, il ne peut y avoir dedébat sur l'existence des chambres à gaz". (19)
Ecco dunque la "prova ontologica" che Pierre Vidal-Naquet attribuisce alla metodologia revisionista: l'Olocausto è esistito perché è esistito e al riguardo non puosussistere dibattito!
Vediamo ora in che modo Pierre Vidal-Naquet ha creato questo metodo. Il procedimento è semplice: basta dichiarare solennemente che le affermazioni o le
omissioni che ricorrono in tre o quattro scritti revisionisti non sono delle semplici affermazioni o omissioni, ma la rigorosa applicazione di principi e di metodi prestabiliti. In taluni casi i principi della metodologia revisionista fissati da Pierre Vidal-Naquet non sono neppure indebite astrazioni elevate a principi universali, ma semplici escogitazioni ad usum Delphini , ed egli non tenta neppure di dimostrarli con un singolo riferimento ad una singola affermazione di un singolo revisionista: al lettore deve bastare la parola del nostro integerrimo storico.
Analizziamo le sue affermazioni.

"1. Ogni testimonianza diretta fornita da un ebreo è una menzogna o una fantasia"(p.21). Questo principio è una menzogna o una fantasia di Pierre Vidal-Naquet, che infatti non è in grado di documentarla in alcun modo.

"2. Ogni testimonianza, ogni documento anteriore alla liberazione è un falso o è ignorato e considerato 'una voce' " (p.21). A dimostrazione di questa affermazione,Pierre Vidal-Naquet rileva il fatto che né Butz né Rassinier menzionano i manoscritti del Sonderkommando, (20) e che Faurisson ironizza sulle circostanze del loro ritrovamento. Egli dimentica di dire che Staeglich menziona ed analizza criticamente questi documenti. (21) Pierre Vidal-Naquet, con sublime onestà intellettuale, spaccia per principi aprioristici quelle che in questi autori sono soltanto delle conclusioni, e se è vero che Faurisson "non tenta nemmeno di dimostrare la non autenticità" di questi documenti (p.22), è altrettanto vero che Pierre Vidal-Naquet non tenta nemmeno di dimostrare la loro veridicità, e, meno che mai, di confutare le osservazioni di Staeglich al riguardo -- ma forse cio è chiedere troppo, visto che il suo è un libro
"schiettamente nazista" ed ha dunque ontologicamente insito l'attributo dellamenzogna! Ritorno sulla questione nel para. 6 di questo capitolo.

"3. Ogni documento, in generale, che ci dà informazioni di prima mano sui metodi dei nazisti è un falso o è un documento truccato" (p.22). La prova della validità universale di questo principio è il fatto che Faurisson esprime dubbi sull'autenticità della "cronaca" di Emanuel Ringelblum! Qui il nostro storico si appiglia ad un elemento insignificante per colpire l'essenziale: in effetti, la "cronaca" di Ringelblum, che sia autentica o no, nulla aggiunge e nulla toglie alla questione essenziale delle camere agas omicide.

"4.Ogni documento nazista che fornisce una testimonianza diretta è preso al suo valore nominale s e è scritto in codice, ma ignorato (o sottointerpretato) se è scritto in un linguaggio diretto" (p.22). Pierre Vidal-Naquet cita, a questo riguardo, un brano del discorso di Himmler del 16 dicembre 1943 e uno del Diario di Goebbels in data 13maggio 1943.
Il primo brano è stato citato da Staeglich insieme con altre "testimonianze dirette" di Himmler sullo stesso tema con il seguente commento:
"La procedura indifferenziata anche contro donne e bambini nella guerra partigiana era indubbiamente un provvedimento brutale e spietato,estremamente contestabile sulla base del diritto internazionale e moralmente,che Himmler aveva probabilmente ogni motivo di giustificare davanti a questi
capi dell'esercito, perché a stento resto segreto. (22) Dunque questo documento "scritto in un linguaggio diretto" non è stato né "ignorato" né "sottointerpretato". Quanto al Diario di Goebbels, il fatto che egli abbia scritto "I popoli moderni non hanno dunque altra soluzione che quella di sterminare gli ebrei "(p.22), dimostra forse che era in atto uno sterminio di Ebrei ad opera dei Tedeschi?(23)

"5 .Ogni testimonianza nazista posteriore alla fine della guerra resa in un processo all'est o all'ovest, a Varsavia o a Colonia, a Gerusalemme o a Norimberga, nel 1945 o nel 1963, è considerata come ottenuta sotto tortura o intimidazione" (pp.22-23). In questo contesto, Pierre Vidal-Naquet si sorprende del fatto che "nessun ufficiale SS abbia negato l'esistenza delle camere a gas" (p.22).
Cio è falso. I nazisti che hanno confessato " sotto tortura o intimidazione " sono pochissimi; il caso più clamoroso è quello di Rudolf Hoess, come ormai ammette perfino Jean-Claude Pressac. (24) Quanto agli altri, ho già esposto altrove l'elementare meccanismo psicologico che li indusse a confessare. (25) Qui rilevo sommariamente che, in base agli articoli 19 e 21 dello statuto di Londra dell' 8 agosto 1945, il tribunale di Norimberga non era legato alle regole della dimostrazione e non doveva richiedere la prova dei "fatti generalmente noti". (26) Ora, in tutti i processi,anteriori e posteriori, lo sterminio ebraico in camere a gas è sempre stato assunto aprioristicamente come fatto generalmente noto e indiscutibile, sicché la negazione di questo dogma sarebbe stata per gli imputati una difesa strategicamente disastrosa.
L'interesse immediato degli imputati non era quello di dire la verità, ma di uscire dal processo con i minori danni possibili, percio, in linea generale, essi adottarono la linea difensiva consistente nell'affermare il dogma dello sterminio, escludendo nel contempo il loro coinvolgimento e la loro responsabilità diretta. Cio significa non già che queste testimonianze siano false a priori, ma soltanto che non sono vere a priori, e
anch'esse devono essere esaminate criticamente per giudicare il loro grado di validità. Al riguardo posso rimandare al mio studio su Rudolf Hoess. (27)
Per concludere, contrariamente a cio che afferma Pierre Vidal-Naquet, almeno in un caso un ufficiale SS ha negato l'esistenza delle camere a gas. Josef Kramer, che fu comandante del campo di Birkenau dal maggio al dicembre del 1944, dichiaro: "I have heard of the allegations of former prisoners in Auschwitz referring to a gas chamber there, the mass executions and whippings, the cruelty of the guards employed, and that all this took place either in my presence or with myknowledge. All I can say to all this is that it untrue from beginning to end".(28)
Resosi conto che in Tribunale questa linea difensiva sarebbe stata suicida, a Josef Kramer non resto che ritrattare e ammettere il dogma dello sterminio. (29)
Anche i casi di Hans Lammers e Hans Frank sono particolarmente istruttivi.
Al processo di Norimberga Hans Lammers, che era stato capo della Cancelleria del Fuehrer, dunque uno degli uomini più informati del regime nazista, interrogato dal dott. Thoma (difensore di Rosenberg), asseri di sapere molte cose riguardo alla soluzione finale. Nel 1942 egli apprese che il Fuehrer aveva affidato a Heydrich --tramite Goering -- l'incarico di risolvere la questione ebraica. Per saperne di più, egli si mise in contatto con Himmler e gli chiese "che cosa significasse propriamente soluzione finale della questione ebraica". Himmler gli rispose che aveva ricevuto dal Fuehrer l'incarico di attuare la soluzione finale della questione ebraica e che "questo incarico consisteva essenzialmente nel fatto che gli Ebrei dovevano essere evacuati dalla Germania". Successivamente questa spiegazione gli fu confermata dal Fuehrerin persona.

Nel 1943 sorsero voci secondo le quali gli Ebrei venivano uccisi. Lammers cerco di risalire alla fonte di tali voci, ma senza esito, perché esse risultavano sempre fondate su altre voci, per cui giunse alla conclusione che si trattasse di propaganda radiofonica nemica. Tuttavia, per chiarire la faccenda, Lammers si rivolse di nuovo a Himmler, il quale nego che gli Ebrei venissero uccisi legalmente: essi venivano semplicemente evacuati all'Est e questo era l'incarico affidatogli dal Fuehrer. Durante tali evacuazioni potevano certo accadere casi di morte tra persone vecchie o ammalate,potevano verificarsi disgrazie, attacchi aerei e rivolte, che Himmler era costretto areprimere nel sangue a mo' d'esempio, ma questo era tutto.
Allora Lammers ando di nuovo dal Fuehrer, che gli diede la stessa risposta di Himmler:" egli mi disse: 'Decidero successivamente dove andranno gli Ebrei, per il momento sono sistemati là' ".

Il dott. Thoma chiese poi a Lammers:
"Himmler Le ha mai detto che la soluzione finale degli Ebrei dovesse aver luogo con il loro sterminio?
Lammers -- Di cio non si è mai fatto parola. Egli ha parlato soltanto di evacuazioni.

Dott. Thoma -- Ha parlato soltanto di evacuazuioni?
Lammers -- Soltanto di evacuazioni.

Dott. Thoma -- Quando ha sentito che questi cinque milioni di Ebrei sono stati sterminati?
Lammers -- L'ho sentito qui qualche tempo fa [Davon habe ich hier vor einiger Zeit gehoert]". (30)

Dunque il capo della Cancelleria del Fuehrer aveva saputo solo a Norimberga del preteso sterminio ebraico!
Anche Hans Frank, l'ex governatore generale della Polonia, rese a Norimberga una testimonianza simile. Egli racconto che una volta gli giunse la voce che a Belzec eraaccaduto qualcosa.
"Il giorno dopo mi recai a Belzec. Globocnik mi mostro un gigantesco fossato che egli costruiva come vallo di protezione con molte migliaia di operai,
evidentemente Ebrei."
Nella zona Hans Frank non vide altro. Ma le voci sull'uccisione degli Ebrei non cessavano, sicché il 7 febbraio 1944 egli chiese spiegazioni a Hitler in persona:
"In presenza di Bormann gli domandai:' Mio Fuehrer, le voci sullo sterminio degli Ebrei non cessano. Si sentono dappertutto. Non si entra da nessuna
parte. Una volta giunsi di sorpresa ad Auschwitz per vedere il campo. Lungo la strada fui dirottato con la mia automobile con la giustificazione che al
campo infuriava un'epidemia'. Chiesi: 'Mio Fuehrer, che cosa succede?'. Il Fuehrer disse:' Lo puo immaginare, avvengono delle esecuzioni, sono i
rivoltosi. Per il resto non so nulla. Ne parli con Heinrich Himmler'. A quel punto ribattei:' Bene, Himmler a Cracovia ci ha tenuto un discorso nel quale
ha dichiarato davanti a tutte le persone che avevo convocato ufficialmente:'Queste voci su uno sterminio sistematico degli Ebrei sono false; gli Ebrei
vengono portati all'Est'. Allora il Fuehrer disse: 'Allora deve crederci".
Hans Frank ricevette "i primi dettagli" (die ersten Details) sullo sterminio ebraico solo dalla stampa straniera nel 1944" (aus der Auslandpresse 1944). (31)
"6. Tutto un arsenale pseudotecnico è mobilitato per mostrare l'impossibilità materiale della gassazione di massa" (p.23). Per dimostrare l'infondatezza degli argomenti chimici di Faurisson, Pierre Vidal-Naquet si affida ad un ingegnere chimico, tale Pitch Bloch, di cui egli pubblica come "Allegato" una breve nota sullo Zyklon B (pp.57-61). Vediamo di che cosa si tratta.
Dopo lunghe ed infruttuose ricerche nelle enciclopedie, il nostro chimico è riuscito finalmente a trovare la definizione dello Zyklon B "in un'opera classica di chimicaindustriale, edita in Germania nel 1954" (p.58). Eccellente approccio dilettantistico:

egli non ha mai sentito parlare delle opere classiche sull'acido cianidrico e lo ZyklonB note da anni ai revisionisti, come ad esempio:
-- Doetzer, Walter, Entkeimung, Entseuchung und Entwesung. Arbeitsanweisungen fuer Klinik und Laboratorium des Hygiene--Institutes der Waffen-SS, Berlin. Verlag von Urban und Schwarzenberg, Berlin und Wien, 1943;
-- Flury, Ferdinand / Zernik, Franz, Schaedliche Gase, Daempfe, Nebel, Rauch- und Staubarten, Berlin, Verlag von Julius Springer, 1931;
-- Lenz, Otto/Gassner, Ludwig, Schaedlingsbekaempfung mit hochgiftigen Stoffen.Heft 1: Blausaeure. Verlagsbuchhandlung von Richard Schoetz, Berlin 1934;
-- Peters, Gerhard, Blausaeure zur Schaedlingsbekaempfung. Sammlung chemischer und chemisch-technischer Vortraege. Neue Folge Heft 20. Verlag von Ferdinand
Enke in Stuttgart, 1933;
-- Puntigam, Franz / Breymesser, Erich / Bernfus, Erich, Blausaeure zur Fleckfieberabwehr. Grundlagen, Planung und Betrieb. Sonderveroeffentlichung des
Reicharbeitsblattes, Berlin 1943,
-- Richtlinien fuer die Anwendung von Blausaeure (Zyklon) zur Ungeziefervertilgung (Entwesung) [documento NI-9912].
E' noto che Faurisson ritiene l'esistenza delle camere a gas omicide "radicalmente impossibile". (32) Personalmente, non condivido questo giudizio, ma neppure quello di Pierre Vidal-Naquet secondo cui " gassare alla grande non pone essenzialmente problemi diversi dal gassare in modo 'artigianale' " (p.12). Sulla questione ritornero successivamente. Qui importa rilevare, dal punto di vista metodologico, che cosa Pitch Bloch -- con l'avallo di Pierre Vidal-Naquet -- obietta agli argomenti tecnici di Faurisson: altri argomenti tecnici? No: testimonianze di seconda mano, per di più false, i cosiddetti "Protocolli di Auschwitz", di cui mi occupo in modo approfondito nel paragrafo 6.

Metodologia veramente degna di Pierre Vidal-Naquet. Cio è come confutare chi,come me, ritiene -- a buon diritto -- radicalmente impossibile l'affermazione del testimone oculare (membro del Sonderkommando) Dov Paisikovic secondo la quale, nei forni di Birkenau, "les cadavres mettaient environ quatre minutes à se consumer"("i cadaveri impiegavano circa quattro minuti a consumarsi"), (33) opponendogli ,appunto, la testimonianza di Dov Paisikovic. Un'altra "prova ontologica"!
L'unica obiezione tecnica che il nostro chimico muove a Faurisson è questa:"A proposito del gas che si sprigiona dai sali cianidrici sotto l'effetto
dell'acqua Faurisson scrive: "Per la prima volta nella storia della chimica , del sale aggiunto all'acqua dava un gas". Senza essere "storico della chimica",
penso che parecchi lettori sappiano, per esempio, come funziona (o hanno avuto l'occasione di vederlo) un banale generatore d'acetilene in cui del
carburo di calcio (un "sale" e un solido) viene sciolto in acqua per ottenere acetilene gassoso" (p.60).


Vediamo qual è il valore scientifico di questa obiezione.
Josef Kramer ha confessato di aver eseguito delle gasazioni omicide a Stutthof.
Faurisson commenta:
"Les absurdités techniques abondent. On lit sur place la "confession" de Joseph Kramer, ancien commandant du camp. Kramer dit que c'est par un
"trou" (sic!) qu'il versait lui-même "une certaine quantité de sels cyanhydriques", puis "une certaine quantité d'eau": le tout dégageait, parait-il,
un gaz (!!!) qui tuait en un minute". (34)
La questione è dunque questa: dei sali cianidrici coll'aggiunta di acqua possono sviluppare un gas tossico dall'azione fulminante?
La risposta di Pitch Bloch è invece questa: il carburo di calcio coll'aggiunta di acqua sviluppa acetilene gassoso.
La malafede del nostro chimico è lampante: non c'è bisogno di essere ingegneri chimici per sapere che i sali "sono composti che risultano dalla reazione di un acido con una base o viceversa". (35) I "sali cianidrici" , o cianuri, sono appunto "i sali dell'acido cianidrico", (36) come ad esempio il cianuro di potassio -- KCN -- e il cianuro di sodio -- NaCN.
Forse il nostro "ingegnere chimico. Scuola politecnica federale di Zurigo dottore in scienze" (p.61) troverà ancora più sconveniente ricevere un'altra piccola lezione di chimica da uno storico, per di più revisionista.
Tra i disinfestanti usati dai Tedeschi negli anni Trenta e Quaranta c'era il Cyancalcium (calciocianammide) -- Ca(CN)2 -- che era commercializzato col nome
di Cyanogas e sviluppava acido cianidrico con l'acqua o con l'umidità secondo la reazione: Ca(CN)2 + 2H2O = 2HCN + Ca(OH)2. (37)
Pitch Bloch aveva ragione, ma non lo sapeva!
Per quanto concerne il "sapone umano", che Faurisson considera, dal punto di vista chimico, "una leggenda assurda" (p.60), essa è si una leggenda, come ammette Pierre Vidal-Naquet (p.150, nota 11), ma per nulla assurda chimicamente. Qui Pitch Bloch ha pienamente ragione.
"7.Si puo dire che per i "revisionisti" le camere a gas non esistono perché la non esistenza è uno dei loro attributi" (p.23). Ho già mostrato che questo principio,mutatis mutandis, è "le point de départ obligé" proprio di Pierre Vidal-Naquet, per il quale lo sterminio ebraico esiste perché l'esistenza è uno dei suoi attributi. Per giustificare la sua affermazione, Pierre Vidal-Naquet scrive:
"Per esempio la parola Vergasung significa si gassazione se compare nella forma negativa in una lettera dello storico Martin Broszat a Die Zeit (19
agosto 1960): Keine Vergasung in Dachau (nessuna gassazione a Dachau), ma Vergasungskeller significa "camera di carburazione" in un documento del
gennaio 1943 citato da Georges Wellers (Faurisson, Vérité, pp.104 e 109)".


Argomentazione davvero straordinaria! Evidentemente il contesto, per il nostro storico, non conta nulla. Nel primo caso, poiché lo scopo della lettera di Martin Broszat era appunto quello di dichiarare che non c'era stata nessuna gasazione omicida a Dachau, è ovvio che Vergasung significa gasazione omicida; nel secondo caso, poiché non si conosce né lo scopo né la funzione del Vergasungskeller, non è altrettanto ovvio che Vergasung significhi gasazione omicida; Pierre Vidal-Naquet assume questo significato sulla base, appunto, della "prova ontologica" che rimprovera ai revisionisti: il Vergasungskeller è una camera a gas omicida, dunque Vergasung significa gasazione omicida. E' proprio vero: la conclusione precede le prove!
Pierre Vidal-Naquet, cosi amante della verità, sarà felice di apprendere il giudizio di Jean-Claude Pressac su questo Vergasungskeller:
(To affirm, SOLELY on the basis of the letter of 29th January 1943 that the term "Vergassungskeller" [sic] designated a homicidal gas chamber installed
in Leichenkeller 1/corpse cellar 1 of Krematorium II was irresponsible". (38)L'affermazione, o meglio, l'insinuazione di Pierre Vidal-Naquet è dunque
"irresponsabile"."8.Infine e soprattutto, tutto cio che puo rendere conveniente, credibile, questa spaventosa storia, che puo segnare l'evoluzione, fornire termini di paragone, èignorato o falsificato" (p.23).
Pierre Vidal-Naquet evoca qui "le imprese degli Einsatzgruppen (le famose fosse di Baby Yar, per esempio) e l'uccisione dei malati di mente tedeschi".
E' vero che il libro di S.Thion Vérité historique ou vérité politique? non dice nulla degli Einsatzgruppen, (39) ma Butz dedica ad essi varie pagine. (40) Di Babi Jar si è occupato approfonditamente Herbert Tiedemann; (41) John Ball ha pubblicato una fotografia aerea scattata una settimana dopo la fine della presunta cremazione delle vittime (42) che non mostra il minimo indizio di questa colossale impresa. (43) Per quanto riguarda la questione dell'eutanasia, essa ha ben poco ha che vedere con l'Olocausto.

NOTE

(1) Per ragioni di praticità, cito l'opera di Pierre Vidal Naquet nella traduzione menzionata nella nota 5 indicando soltanto le pagine tra parentesi tonda. Adotto questo sistema anche per le opere analizzate nei capitoli successivi. L'edizione originale (Les assassins de la mémoire. La Découverte) è uscita nel 1987. ll saggio Un Eichmann de papier era già apparso nel libro Les Juifs, la mémoire et le présent.
PCM/ petite collection Maspero, Paris 1981 (trad. it.: Gli Ebrei, la memoria e il presente, Editori Riuniti, Roma 1985); le "Tesi sul revisionismo" sono state pubblicate in italiano nel 1983 (Rivista di storia contemporanea, Fascicolo 1, Gennaio1983, pp.3-24).

(2) Con cio mi riferisco anche alle fotocopie di documenti originali.

3) Nadine Fresco, Les redresseurs de morts. Chambres à gaz: la bonne nouvelle.Comment on révise l'histoire, in: "Les Temps Modernes", 35e année, N· 407, Juin1980, pp.2150-2211.

(4) Vedi infra, paragrafo 2.

(5) "La petite bande abjecte qui s'acharne encore aujourd'hui à nier la réalité du crime de génocide, en s'en prenant à ce qui en fut, pendant la seconde guerre mondiale, son instrument privilégié : la chambre à gaz, a bien choisi son objectif, car ce fut effectivement un instrument de l'extermination". Pierre Vidal-Naquet, Les degrés dans le crime, in: "Le Monde", 16 giugno 1987, p.2.

(6) La Vieille Taupe, Paris 1980.

(7) Vedi al riguardo la Bibliografia revisionista essenziale che presento alla fine del volume.

(8) Pierre Vidal-Naquet stravolge le affermazioni di Faurisson, il quale in realtà ha dichiarato che il numero degli Ebrei morti durante la seconda guerra mondiale "pourrait être de l'ordre d'un million mais, plus probablement, de plusieurs centaines de milliers si l'on ne compte pas les Juifs combattant sous les uniformes militaires alliés" (Serge Thion, Vérité historique ou vérité politique ?, op. cit., p.197). La divisione di questo milione in due parti è di Pierre Vidal Naquet, non di Faurisson, che inoltre non menziona affatto la mortalità "per episodi di guerra". L'ironia di Pierre Vidal-Naquet sugli Ebrei morti negli eserciti alleati è decisamente fuori luogo, perché è noto che, nel solo esercito sovietico, si arruolarono 500.000 Ebrei (Solomon Grayzel, Storia degli Ebrei. Roma, Fondazione per la Gioventù Ebraica, 1964, p.695).

(9) Vedi la Bibliografia alla fine dell'opera.

(10) Sentinella d'Italia, 1985.

(11) Thies Christophersen è menzionato, soltanto nella sezione bibliografica, in una pagina fitta di titoli di opere revisioniste, cosi:" Thies Christophersen, Der Auschwitz- Betrug, Kritik nr 27 (Kritik Verlag, Mohrkirch), s.d." . Le mythe de l'extermination des juifs, rivista citata, p.63).

(12) Le mythe de l'extermination des juifs, rivista citata, p.75.

(13) Il fatto che io non creda alla tesi di uno sterminio in massa in camere a gas omicide e che non consideri il termine Endloesung (soluzione finale) sinonimo di sterminio, non sono principi, ma conclusioni.

(14) Cito, per tutti, la segnalazione apparsa su "Le Monde" (12 maggio 1987, p.10):"Annales d'histoire révisionniste. Une revue met en cause l'extermination des juifs",dove è citata la fine del mio saggio.

(15) Mi riferisco a tale Bougenaa Amara che avrebbe espresso un giudizio revisionista sull'Opinione di Rabat (p.156, nota 44): personalmente, non avevo mai sentitonominare né l'uomo né il giornale.


(16) Pierre Vidal-Naquet parla al riguardo di "un'intera sottoletteratura che rappresenta una forma davvero immonda di sollecitazione al consumo sadico" (p.15).Ma c'è anche di peggio. In un opuscolo del 1945 si legge tra l'altro:" Ziereis, capo del campo di Mauthausen ha ammesso che, nei distretti di Varsavia, Kovno, Riga e Libau sono state assassinate circa 10 milioni di persone. Un certo Moll, incaricato del forno crematorio di Dachau, ha confessato d'aver bruciato, tra il 1942 e il 1945, più di 7 milioni di persone. Nel campo di Belsen, su 45.000 ebrei internati, solo 60 sono sopravvissuti e non meno di 400.000 individui sono stati bruciati nei forni. [...] Sempre a Belsen, in un solo forno, venivano bruciati mille cadaveri all'ora e, in un solo giorno, furono gettati nei forni 80.000 ebrei [a]. Edgard Wall, Il processo di Norimberga contro i maggiori criminali di guerra. Tipografia editoriale Lucchi,
Milano 1945, pp.25-26.[a] Poiché in questo campo esistevano due forni crematori, la cremazione di un cadavere duro in media due secondi!

(17) Vedi al riguardo la Bibliografia revisionista essenziale che presento alla fine del libro.
(18) Roger Garaudy, Les mythes fondateurs de la politique israélienne. La Vieille Taupe. Hiver 1995 (N· spécial, hors commerce). Il libro contiene, tra l'altro, un capitolo su Le mythe de la justice de Nuremberg e uno su Le mythe de l'Holocauste(pp.72-147).
(19) La politique hitlérienne d'extermination: une déclaration d'historiens, in: "Le Monde", 21 febbraio 1979, p.23.
(20) Rassinier è morto nel 1967 (p.31), mentre questi documenti sono stati pubblicati nel 1972 (p.143, nota 43): la sua omissione è dunque gravissima!
(21) Wilhelm Staeglich, Der Auschwitz--Mythos. Legende oder Wirklichkeit? Grabert Verlag, Tubingen 1979, pp. 129-134.
(22) Ibidem, p.100 e 102.
(23) Staeglich si occupa delle altre "testimonianze dirette" ben più importanti di Goebbels, op.cit., pp.115-119.
(24) Vedi capitolo IV.
(25) Intervista sull'Olocausto, Edizioni di Ar, 1995, pp. 29-30.
(26) Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militaergerichtshof. Nuernberg 14.November 1945--1.Oktober 1946. Veroeffentlicht
in Nuernberg, Deutschland, 1949 [d'ora in avanti: IMG], vol.I, p.16.
(27) Auschwitz: le "confessioni" di Hoess, Edizioni La Sfinge, Parma 1987.
(28) Trial of Josef Kramer and Forty-four Others (The Belsen Trial). Edited by Raymond Philips, William Hodge and Company, Limited, London Edinburgh
Glasgow, 1946, p.731.
(29) Ibidem, p. 157.
(30) IMG, vol. XI, pp.61-63.
(31) IMG, vol.XII, pp.25-26.
(32) S.Thion, Vérité historique ou vérité politique?, op.cit., p.174.
(33) Un survivant du Sonderkommando, in: Auschwitz, présenté par Léon Poliakov,Julliard, Paris 1964, p.162.Dov Paisikovic è uno dei pochi testimoni "oculari" che Pierre Vidal-Naquet oppone ai revisionisti. Eccellente testimone!
(34) S.Thion, Vérité historique ou vérité politique?, op.cit.,p.312.
(35) Michele Giua e Clara Giua-Lollini, Dizionario di chimica generale e industriale.Unione Tipografico-Editrice Torinese. Torino 1950, vol.III, p.437.
(36) Ibidem, vol. I, p.905.
(37) G.Peters, Blausaeure zur Schaedlingsbekaempfung, op.cit., p.66.
(38) Jean-Claude Pressac, Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers.The Beate Klarsfeld-Foundation, New York 1989, p.503.
(39) La cosa non è cosi sorprendente come finge di credere Pierre Vidal-Naquet, visto che il sottotitolo di questo libro è Le dossier de l'affaire Faurisson. La question des chambres à gaz, e che esso si occupa essenzialmente, appunto, di camere a gas.
(40) The Hoax of the Twentieth Century, Historical Review Press, 1977, pp.197-204;
dell'argomento si è occupato diffusamente anche Udo Walendy: Einsatzgruppen im Verbande des Heeres, in: "Historische Tatsachen", Nr. 16 e 17, Verlag fuer Volkstum und Zeitgeschichtsforschung, Vlotho, 1983.
(41) Babi Jar: Kritische Fragen und Anmerkungen, in: Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch ueber strittige Fragen des 20. Jahrhunderts. Grabert
Verlag, Tuebingen 1994, pp.375-399.
(42) Secondo la storiografia ufficiale, nella gola di Babi Jar gli Einsatzgruppen avrebbero ucciso il 29 e 30 settembre 1941 33.771 Ebrei; nel 1943 i cadaveri sarebbero stati riesumati e cremati, dal 18 agosto al 19 settembre. Enzyklopaedie des
holocaust. Die Verfolgung und Ermordung der europaeischen Juden. Argon Verlag,3, vol.I, pp.144-145.



[Capitolo primo: 2/4]


Un'altra "falsificazione" di Faurisson segnalata da Pierre Vidal-Naquet consiste nel fatto che egli "precisa che numerosi bambini zingari sono nati a Auschwitz, senza direche cosa ne è avvenuto (sono stati sterminati) "(p.24). Qual è la fonte di questa informazione? Nessuna. Ora, che numerosi bambini siano nati a Birkenau è un fatto certo attestato dagli Hauptbuecher del Zigeunerlager, (44) ma altrettanto certo è che questi bambini sono stati regolarmente immatricolati (45): ad esempio, il 19 marzo 1943 "fuenf Jungen, die im Zigeunerlager in Birkenau geboren worden sind, erhalten die Nummern Z-4896 bis Z-4900"(46) ["cinque bambini, che sono nati nel campo zingaro di Birkenau, ricevono i numeri Z-4896/Z-4900"]. Su quale base Pierre Vidal-Naquet afferma che questi bambini regolarmente immatricolati "sono statisterminati"? Nessuna.
"Sorvoliamo sui procedimenti più ovvi: la menzogna pura e semplice, il falso, il riferimento ad una documentazione di pura fantasia" (p.21).
Per documentare il primo procedimento, Pierre Vidal-Naquet dichiara:"Faurisson scrive (Vérité...,p.111) e Thion conferma (p.38, nota 31) che
nessuna perizia è stata fatta su qualche camera a gas. E' falso: ho sotto gli occhi la traduzione di una perizia fatta a Cracovia nel giugno 1945 sulle
bocche di ventilazione della camera a gas di Birkenau (crematorio n. 2) , su 25 chili di capelli femminili e sugli oggetti metallici trovati in questi capelli. Tale perizia, che usa, mi dice G.Wellers, metodi classici, evidenzia in questo materiale composti di cianuro d'idrogeno . Al che si risponderà evidentemente invocando il processo di Marie Besnard e il carattere staliniano della Polonianel 1945" (p.143).
Quest'accusa non è propriamente un esempio di specchiata onestà. Anzitutto rilevo che la perizia menzionata da Pierre Vidal-Naquet è stata pubblicata per la prima volta in lingue occidentali da Georges Wellers, nel 1981, un anno dopo l'osservazione di Faurisson e in risposta a questa; fino ad allora essa giaceva sepolta in qualche archivio polacco ed era ignota anche a Wellers, che nel libro La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie, (47) apparso due anni prima, non la menziona affatto.In secondo luogo Pierre Vidal-Naquet distorce il senso dell'affermazione di Faurisson,che è molto più generale:
"L'arme la plus banale, si elle est soupçonnée d'avoir tué ou blessé, fait l'objet d'une expertise judiciaire. On constate avec surprise que ces prodigieuses
armes du crime que sont les "chambres à gaz" n'ont, elles, jamais fait l'objet d'une expertise officielle (judiciaire, scientifique, ou archéologique) dont onpuisse examiner le rapport". (48)
Faurisson chiedeva dunque una perizia di carattere strutturale, che dimostrasse che un certo locale era e non poteva non essere una camera a gas omicida per la presenza di una specifica struttura architettonica e di specifici impianti tecnici; l'aspetto chimicopuo e deve essere un elemento importante della perizia, ma ne è pur sempre un elemento parziale.

Per quanto concerne il valore di questa perizia, della quale anch'io ho sotto gli occhi lamtraduzione utilizzata da Pierre Vidal-Naquet, (49) non invoco né il processo di MariemBesnard né il carattere staliniano della Polonia del 1945, ma rilevo sinteticamentequanto segue:

1. La perizia in questione è una perizia qualitativa e non quantitativa: si sa che i campioni contenevano dei cianuri, ma non si sa in quale quantità, che è la cosa fondamentale.

2. Se, come sostengono molti revisionisti, questa presunta camera a gas omicida era in realtà un obitorio, allora la disinfestazione del locale con Zyklon B, soprattutto nei periodi in cui imperversava il tifo, non avrebbe nulla di strano.

3. Pierre Vidal-Naquet non sa, o finge di non sapere, che l'8 agosto 1942 l'SSWirtschafts-und Verwaltungshauptamt diramo a tutti i campi di concentramento,
compreso Auschwitz, l'ordine di conservare "nach Desinfektion" ("dopo ladisinfezione") i capelli tagliati ai detenuti (vivi), che sarebbero stati usati a scopiindustriali. Ecco dunque spiegata la presenza di cianuri nei capelli dei detenuti.Il procedimento del "riferimento ad una documentazione di pura fantasia" è invecesuffragato da Pierre Vidal-Naquet con l'enfatico rimprovero a Faurisson:"Inventare di sana pianta una immaginaria dichiarazione di guerra a Hitler in nome della comunità ebraica internazionale da parte di un immaginario presidente del Congresso ebraico mondiale è antisemitismo o è un falso?"(p.65).
Dunque Faurisson ha inventato questa dichiarazione. Ma, nel suo spasmodico desiderio di overkilling l'avversario, Pierre Vidal-Naquet aggiunge su questo
medesimo punto: "E' più che evidente che Faurisson non ha visto il testo che cita"(p.147). Dunque Faurisson ha citato, a sproposito, senza verificare la fonte, ma ha citato, non inventato. A questa doppia accusa contraddittoria si applica perfettamente la storiella che Pierre Vidal-Naquet racconta a proposito del metodo revisionista:"A ha preso in prestito da B un paiuolo di rame. Quando lo restituisce B protesta perché il paiuolo ha un grosso buco che lo rende inutilizzabile. Ecco come si difende A:" in primo luogo, non ho affatto preso in prestito nessun paiuolo da B; in secondo luogo, quando B me l'ha dato, il paiuolo aveva già un buco; in terzo luogo, ho restituito il paiuolo intatto" (p.86).
Nadine Fresco, che ha creato questa faceta storiella, si è certamente ispirata alle testimonianze oculari sulle camere a gas omicide. (50)
E' fin troppo facile mostrare che, anche in questo caso, il nostro integerrimo storico adotta i procedimenti che rimprovera ai revisionisti. Vediamo qualche altro esempiodell'onestà intellettuale di Pierre Vidal-Naquet: "I servizi segreti britannici avevano decifrato i codici utilizzati dai tedeschi per
le loro emissioni interne. Tra i documenti di fonte poliziesca dei quali si vennecosi a conoscenza figuravano alcuni dati numerici: entrate e uscite del


materiale umano relative a un certo numero di campi, tra cui Auschwitz, tra la primavera del 1942 e il febbraio del 1943. Una delle colonne, che indicava le
"partenze con tutti i mezzi", fu interpretata come riferita alla morte. Ma in questi testi non si parla di esecuzioni nelle camere a gas. Grazie a una
pubblicazione ufficiale polacca, conosciamo alla perfezione quel genere di documenti. Ad esempio, conosciamo la statistica redatta il 18 ottobre 1944 nel
campo femminile di Birkenau, che annovera come altrettante "partenze", che diminuivano gli effettivi del campo, morte naturale, transito e "trattamento
speciale" -- espressione quest'ultima che, come fu decifrato in seguito, indicava l'esecuzione nelle camere a gas (p.82)(. [Corsivo mio]
Pierre Vidal-Naquet trae in inganno il lettore inducendolo a credere che l'equivalenza tra Sonderbehandlung (trattamento speciale) ed "esecuzione nelle camere a gas " derivi da una decifrazione successiva dei codici cifrati tedeschi; in realtà questa equivalenza è una semplice ipotesi formulata da storici. Sulla questione ritornero nel paragrafo seguente. Per ora rilevo il fatto singolare che in tali emissioni interne tedesche cifrate , per un anno intero, "non si parla di esecuzioni nelle camere a gas".

Un altro esempio:

"La prima gassazione con lo Zyklon B a Auschwitz avvenne, secondo Rudolf Hoess, comandante di quel campo che diventava cosi campo di sterminio, il 3
settembre 1941, e le vittime furono dei prigionieri di guerra sovietici (p.104)".Qui Pierre Vidal-Naquet prende un grossolano abbaglio fraintendendo la sua fonte,Georges Wellers, che dice:
"Les gazages ont commencé à Auschwitz le 3 septembre 1941. Cette date est attestée grâce au récit fait par Höss, aussi bien dans sa déposition du 14 mars
1946 à Minden que dans celle du 15 avril à Nuremberg, qu'il a confirmées dans ses témoignages en Pologne, au cours de l'instruction et du déroulement
de son procès". (51)
Questo testo dice semplicemente che la data del 3 settembre 1941 fu stabilita sulla base delle testimonianze di Rudolf Hoess.
Tutto falso -- per usare un'espressione cara a Pierre Vidal-Naquet. Non solo la data della prima gasazione omicida ad Auschwitz non si puo ricavare in alcun modo dalle dichiarazioni di Rudolf Hoess, che presentano al riguardo contraddizioni cronologiche insuperabili, ma l'evento stesso è storicamente infondato, come ho dimostrato nello studio su Auschwitz: la prima gasazione. (52)
Per quanto concerne la data, che è cosi importante per la tesi di Pierre Vidal-Naquet,rilevo soltanto che nella fonte "sterminazionista" per eccellenza sulla prima gasazione , il Kalendarium di Danuta Czech, nei riferimenti d'archivio le dichiarazioni di Rudolf Hoess non compaiono affatto.
Il modo in cui Danuta Czech ha "ricostruito" il presunto evento sulla base di testimonianze totalmente contraddittorie è veramente esemplare per mostrare una
metodologia che, secondo Pierre Vidal-Naquet, cerca il vero e non il falso. (54)



Un altro principio metodologico revisionista sancito da Pierre Vidal-Naquet è l'omissione intenzionale "per rendere conveniente, credibile, questa spaventosa storia"(p.23). Anche questo rimprovero si puo ritorcere tranquillamente contro colui che lo lancia. Pierre Vidal-Naquet scrive:
"Michel de Bouard, storico ed ex deportato, concludeva cosi il suo mirabile schizzo su Mauthausen: 'Quando saranno scomparsi i sopravvissuti alle
deportazioni, gli archivisti del futuro avranno forse in mano le carte oggi nascoste. Ma la fonte principale mancherà loro: intendo la memoria viva dei
testimoni'" (p.14). Il riferimento della citazione è: Mauthausen, in "Revue d'histoire de la DeuxièmeGuerre mondiale",15-16 ,luglio-settembre 1954, pp.41-80 (p.141).Nel 1986 Michel de Bouard ha reso la seguente dichiarazione riguardo a questo articolo:
"Dans la monographie sur Mauthausen que j'ai donnée dans "La Revue d'histoire de la Seconde Guerre mondiale", en 1954, à deux reprises je parle
d'une chambre à gaz. Le temps de la réflexion venu je me suis dit: où ai-je acquis la conviction qu'il y avait une chambre à gaz à Mauthausen? Ce n'est
pas pendant mon séjour au camp car ni moi ni personne ne soupçonnions qu'il pouvait y en avoir, c'est donc un 'bagage' que j'ai reçu après la guerre,c'était
admis. Puis j'ai remarqué que dans mon texte -- alors que j'appuie la plupart de mes affirmations par des références -- il n'y en avait pas concernant la
chambre à gaz..." (55)
Dunque sia Michel de Bouard, sia i suoi compagni di sventura, finché furono detenuti a Mauthausen non sospettarono neppure che in tale campo potesse esservi una camera a gas omicida, la quale faceva parte del bagaglio propagandistico del dopoguerra.
Pierre Vidal-Naquet, che " non vede nessuna ragione di mettere in dubbio l'esistenza" di questa fantomatica camera a gas (p.141), si guarda bene ovviamente dal menzionare la dichiarazione di Michel de Boueard. Un maligno potrebbe pensare che Pierre Vidal-Naquet abbia deciso che soltanto le dichiarazioni degli ex deportati siano in buona fede, a patto che non si tratti di ex deportati pentiti.

Un altro esempio.

"In California, l'istituto che finanzia le iniziative revisioniste [sic!] aveva offerto la somma di cinquantamila dollari a chiunque dimostrasse l'esistenza di una camera a gas. Un cittadino di nome Mermelstein, che aveva visto sparire a Auschwitz metà della sua famiglia, raccolse la sfida. Naturalmente, le
condizioni per produrre le prove erano tali che soltanto un morto avrebbe potuto portare testimonianza. Quindi il premio fu rifiutato per insufficienza di
prove. Il candidato sporse querela , la sua querela fu accolta, intervenne un arbitrato sotto il controllo della Corte suprema di Los Angeles, e l'Institute for Historical Review si scuso col querelante e pago la somma" (p.133).
Dunque la Corte suprema di Los Angeles avrebbe riconosciuto il valore delle prove di Mermelstein ed avallato l'esistenza di camere a gas ad Auschwitz. Anche in questo

caso Pierre Vidal-Naquet omette la conclusione della vicenda: il 19 settembre 1991 Mel Mermelstein ha subito in tribunale una solenne sconfitta e ha ritirato
volontariamente le sue accuse e le sue richieste. (56) La vittoria dell'Institute era scontata; l'unica cosa che stupisce è solo che abbia richiesto tanto tempo: la "prova"essenziale di Mermelstein era una sua dichiarazione giurata in cui, tra l'altro,affermava:
"On May 22, 1944, I observed the buildings used as gas chambers and saw a column of women and children being driven into the tunnel that lead into the
gas chambers, which I later determined to be gas chamber number 5", (57) ma chiunque conosca la struttura del campo di Birkenau sa che in prossimità della
"camera a gas numero cinque" (!), cioè del Krematorium V, non esisteva alcun tunnel.


5. LE "FANTASIE E I MITI" SULL'OLOCAUSTO:


"UN'OMBRA PROIETTATA DALLA REALTA".


Commentando il libro di Walter Laquer The Terrible Secret (London, Weidenfeld and Nicolson, 1980), Pierre Vidal-Naquet rileva ironicamente che i primi revisionisti furono coloro che, "operando nell'apparato informativo delle potenze alleate", censurarono le notizie sull'Olocausto contribuendo cosi a mantenere il "terribile segreto" dello sterminio ebraico (p.81), tesi avanzata, appunto, da Walter Laqueur.
Egli aggiunge:
"Inutile dire che il libro di Laqueur è stato subito sfruttato in senso revisionista: se gli alleati stessi non hanno creduto, vuol dire che non c'era
nulla da credere; cfr. Gli articoli di R. Faurisson e di P. Guillaume, in Jeune Nation Solidariste, dicembre 1981" (p.154).
Questo argomento non mi sembra cosi futile come vorrebbe far credere Pierre Vidal- Naquet, e, da parte mia, l'ho completato con uno studio critico delle fonti e delle conclusioni del libro summenzionato e ho mostrato, in 44 pagine, sia i procedimenti capziosi utilizzati da Walter Laqueur per difendere la sua tesi, sia che le notizie che alleati e neutrali avrebbero evitato di proclamare pubblicamente in una sorta di congiura generale del silenzio erano in realtà pura propaganda. (58)Anche Pierre Vidal-Naquet si è reso conto di questo fatto, ma ha cercato di giustificarlo con una argomentazione degna del suo repertorio:
"Nel flusso di informazioni che proveniva dai territori occupati c'era del vero,del meno vero e del falso. Sul senso generale di quanto stava accadendo non
esisteva alcun dubbio , ma circa le modalità vi era spesso motivo di esitare tra l'una e l'altra versione. A proposito del campo di Auschwitz, per esempio, fu soltanto nell'aprile del 1944, in seguito ad alcune evasioni, che poté essere messa a punto una descrizione di prima mano -- rivelatasi poi
considerevolmente esatta -- del processo di sterminio. Quei "Protocolli di Auschwitz" sarebbero stati resi pubblici dal War Refugee Board americano
soltanto nel novembre 1944. A partire dal maggio 1944, la deportazione e il massacro degli ebrei ungheresi furono eventi annunciati dalla stampa neutrale
e alleata con frequenza pressoché quotidiana. Ho parlato di "vero" e di "falso".


Questa contrapposizione elementare non restituisce appieno quel che è accaduto. Dagli errori sulle forme architettoniche alle imprecisioni sulle
distanze o sui numeri, si sono avute inesattezze di tutti i generi, e ci sono stati anche le fantasie e i miti. Essi pero non sono esistiti per sé stessi, come una creazione sui generis o come una "voce" o una truffa inventata da un determinato ambiente, per esempio dai sionisti di New York. Sono esistiti
come un'ombra proiettata dalla realtà, come un prolungamento della realtà"(pp.81-82).
Vediamo quali erano le "ombre" e quali le "realtà". Riporto, con qualche aggiunta, cio che ho già scritto in Le mythe de l'extermination des Juifs, scritto ben noto a Pierre Vidal-Naquet.

1. Treblinka.

Una delle prime "testimonianze oculari" su Treblinka -- il rapporto inviato il 15 novembre 1942 dall'organizzazione clandestina del ghetto di Varsavia al governo polacco in esilio a Londra -- descrive lo sterminio di Ebrei in tale campo mediante vapore acqueo.
Nel marzo 1942 -- si legge in tale rapporto -- i Tedeschi iniziarono la costruzione del nuovo campo di Treblinka B -- nei pressi del campo di Treblinka A -- che fu terminato alla fine di aprile del 1942. Verso la prima metà di settembre esso comprendeva due "case della morte". La "casa della morte n.2" (dom smierci Nr.2) era una costruzione in muratura lunga 40 metri e larga 15. Secondo la relazione di un testimone oculare (wg relacji naocznego swiadka) essa conteneva dieci locali disposti ai due lati di un corridoio che attraversava tutto l'edificio. Nei locali erano installati dei tubi attraverso i quali passava il vapore acqueo (para wodna). La "casa della morte n.1" (dom smierci Nr.1) si componeva di tre locali e di una sala caldaie:
"Dentro la sala caldaie -- prosegue il rapporto -- c'è una grande caldaia per la produzione del vapore acqueo, e, mediante tubi che corrono attraverso le
camere della morte e che sono forniti di un adeguato numero di fori, il vapore surriscaldato si sprigiona all'interno delle camere".
Le vittime venivano rinchiuse nei locali suddetti e uccise con il vapore acqueo!
"In questo modo le camere di esecuzione si riempiono completamente, poi le porte si chiudono ermeticamente e comincia la lunga asfissia (duszenie) delle
vittime mediante il vapore acqueo (para wodna) che viene fuori dai numerosi fori dei tubi. All'inizio dall'interno giungono urla strozzate che si acquietano
lentamente e dopo 15 minuti l'esecuzione è effettuata". (59)
L'8 agosto 1943 il "New York Times" riprendeva questa storia asserendo che in tal modo erano già stati uccisi due milioni di Ebrei:
"The victims now realize their doom is near. At the entrance of the death house No.1 chief himself drives them to cells, freely using a whip. The floor
of the cell is slippery. Some fall and are unable to rise because of the pressure of those behind. Small children are flung over the heads of the women.


When the cells are filled they are closed and sealed. Steam is forced through apertures and suffocation of the victims begin. At first cries can be heard but
these gradually subside and after fifteen minutes all is silent. The execution isover". (60)
Questa fantasia non svani alla fine della guerra, ma fu addirittura elevata a verità ufficiale -- o a "fatto generalmente noto" -- dalla Commissione suprema di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia, la quale accuso l'ex governatore Hans Frank di aver ordinato l'installazione di un "campo di sterminio" a Treblinka per l'eliminazione inmassa degli Ebrei "in camere riempite di vapore". (61)
Naturalmente Pierre Vidal-Naquet passa sotto silenzio il fatto che il "fascicolo particolarmente commovente pubblicato a Ginevra nel 1944 dal Congresso ebraico mondiale" che "contiene documenti su Auschwitz e su Treblinka (scritto Tremblinki)"(p.25) al quale sia lui sia il chimico Pitch Bloch attribuiscono tanta importanza(pp.59--60 e 81), contiene anch'esso questa fantasia dello sterminio in camere a vapore:

"Die Vernichtungszellen fuellen sich. Sind sie voll, so werden sie hermetisch verschlossen, von allen Seiten oeffnen sich Rohre, aus denen Gas stroemt. Der
Erstickungstod haelt rasche Ernte. Binnen einer Viertelstunde ist alles vorbei.
Dann muessen die Kapos ans Work. Mit erbarmungslosen Hieben zwingt sie die Wache zu ihrer Arbeit. Die Todestore oeffnen sich -- aber man kann die
toten Koerper nicht etwa einzeln herausziehen: denn alle sind unter dem Einfluss des Wasserdamfes ineinander verklammert und erstarrt [Le celle di
sterminio si riempiono. Quando sono piene, vengono chiuse ermeticamente, da tutte le parti si aprono tubi, dai quali esce il gas. (62) La morte per asfissia
miete un rapido raccolto. In un quarto d'ora è tutto finito. Poi i capo devono mettersi al lavoro. La sentinella li costringe al loro lavoro con colpi spietati.
Le porte della morte si aprono -- ma non si possono tirar fuori singolarmente i corpi morti: infatti, sotto l'effetto del vapore acqueo, sono tutti aggrappati gliuni agli altri e irrigiditi]". (63)
Sui "Protocolli di Auschwitz" ritornero successivamente.

2. Sobibor.


Nel 1946 gli impianti di sterminio di Sobibor venivano descritti cosi dai testimoni oculari


"A prima vista si ha tutta l'impressione di entrare in un bagno come gli altri:rubinetti per l'acqua calda e fredda, vasche per lavarsi... appena tutti sono
entrati le porte vengono chiuse pesantemente. Una sostanza nera, pesante, esce in volute da fori praticati nel soffitto. Si sentono urla raccapriccianti che pero non durano a lungo perché si tramutano presto in respiri affannosi e soffocati e in attacchi di convulsioni. Si dice che le madri coprano i figli con il loro corpo.
Il guardiano del "bagno" osserva l'intero procedimento attraverso una finestrella nel soffitto. In un quarto d'ora tutto è finito. Il pavimento si apre e i
cadaveri piombano in vagoncini che aspettano sotto, nelle cantine del "bagno"

e che, appena riempiti, partono velocemente. Tutto è organizzato secondo la più moderna tecnica tedesca. Fuori, i corpi vengono deposti secondo un certo
ordine e cosparsi di benzina, quindi viene loro dato fuoco". (64)
La testimone Zelda Metz forni la seguente descrizione:
Poi entravano nelle baracche, dove alle donne venivano tagliati i capelli, indi nel "bagno", cioè nella camera a gas. Erano asfissiati col cloro [dusili
chlorem]. Dopo 15 minuti erano tutti asfissiati. Attraverso una finestrella si verificava se erano morti. Poi il pavimento si apriva automaticamente. I
cadaveri cadevano in un vagone di una ferrovia che passava attraverso lacamera a gas e portava i cadaveri al forno. (65)


3. Belzec.


La prima informazione conosciuta su Belzec, un'annotazione dell'8 aprile 1942,afferma che in tale campo gli Ebrei venivano uccisi con la corrente elettrica (pradem elektryczynym) o con i gas (gazami). (66)
Uno dei primi rapporti su questo campo, redatto nell'aprile 1942, asserisce che lo sterminio ebraico vi veniva praticato con tre probabili metodi di sterminio: " 1) conl'elettricità (elektrycznoscia), 2) con i gas (gazami), 3) con l'aria rarefatta con l'ausilio di una pompa aspirante" (rozrzedzonym powietrzem przy pomocy pompy ssacej)". (67)In seguito si affermo la versione dell'elettricità, ma quella relativa al vuoto d'aria riapparve dopo qualche anno nella testimonianza di Rudolf Reder.Un rapporto datato 10 luglio 1942, giunto a Londra nel novembre dello stesso anno e pubblicato il 1° dicembre sulla Polish Fortnightly Review descrive cosi lo sterminio ebraico a Belzec:

"After unloading, the men go to a barracks on the right, the women to a barracks situated on the left, where they strip, ostensibly in readiness for a
bath. After they have undressed both groups go to a third barracks where thereis an electrified plate, where the executions are carried out". (69)
La versione della folgorazione su lastra metallica riappare anche nel rapporto redatto dal testimone oculare Jan Karski e da questi consegnato al governo polacco in esilio aLondra il 25 novembre 1942 (70):
"An electrocuting station is installed at Belzec camp. Transports of "settlers"arrive at a siding, on the spot where the execution is to take place. The camp is policed by Ukrainians. The victims are ordered to strip naked, -- to have a bath, ostensibly -- and are then led to a barrack with a metal plate for floor.The door is then locked, electric current passes through the victims and their death is almost instantaneous". (71)
Con eccezionale tempismo, lo stesso giorno il Daily News Bulletin, pubblicato dalla Jewish Telegraphic Agency, titolava:" 250000 Warsaw Jews led to mass execution: electrocuting introduced as new method of mass killing of Jews" , ripetendo la storiadella "barrack with a metal plate as a floor". (72)


Dopo aver ricevuto il crisma della verità ufficiale dalla dichiarazione dell' Inter-Allied Information Committe del 19 dicembre, (73) la storia della folgorazione fu pubblicata nella compilazione propagandistica ufficiale Black Book of Polish Jewry. (74)
Un rapporto del 1° novembre 1943 descriveva ancora cosi l' "inferno di Belzec":"Den Juden, die nach Belzec verschickt wurden, befahl man, sich
auszukleiden, gleich als ob sie ein Bad nehmen sollten. Tatsaechlich fuehrte man sie auch in ein Badeetablissement, das ein Fassungsvermgen fuer etliche
hundert Personen hatte. Aber dort toetete man sie haufenweise vermittels elektrischen Stromes [Agli Ebrei che venivano inviati a Belzec si ordinava di
spogliarsi come per fare un bagno. Effettivamente venivano condotti in uno stabilimento di bagni che aveva una capienza di diverse centinaia di persone.
Ma li venivano uccisi a schiera mediante corrente elettrica]".
Nel 1944 la storia della folgorazione si arricchi: ne fu elaborata una nuova versione che teneva conto del nuovo elemento introdotto l'anno prima: il bagno. Il 12 febbraio 1944, il New York Times pubblico il seguente racconto di "un giovane ebreo polacco"relativo alla "fabbrica delle esecuzioni" di "Beliec":
"The Jews were forced naked onto a metal platform operated as a hydraulic elevator which lowered then into a huge vat filled with water up to the victim's
necks, he said. They were electrocuted by current through the water. The elevator then lifted the bodies to a crematorium above, the youth said.
La fonte del racconto era costituito da "individui che erano fuggiti dopo essere stati realmente dentro la 'fabbrica' ", (76) dunque da testimoni oculari.
Questa informazione proveniva da Stoccolma, e proprio in questa città, nel 1944,apparve la versione più fantasiosa, forse sarebbe meglio dire più fantascientifica, dellastoria della folgorazione:
"De med judar fullastade ta°gen koerde genom en tunnel ned till de underjordiska rum daer avraettningsplatsen var belaegen [...].
De foerdes in i jaettestora hallar, vilka rymde flera tusen maenniskor. Dessa rum saknade foenster, var helt i metal och hade golv, som kunde saenkas ned.
Genom en sinnrik mekanism saenktes sa° golvet med alla de tusentals judarna ned i en bassaeng under golvet -- men inte laengre aen att vattnet na°dde dem
till hoefterna. Sa° leddes starkstroem genom vattnet och pa° na°gra oegonblick var alla de tusentals judarna avlivade. Sedan lyftes golvet med alla
liken upp ur vattnet. En annan stroem kopplades pa° och i de stora hallarna blev nu gloedande hett som i en krematorieugn tills alla lik foerbraents till
askan. Roeken leddes ut genom stora fabriksskorstenar.
[I treni stipati di Ebrei entravano attraverso un tunnel in locali sotterranei, dove si trovava il posto dell'esecuzione. Essi erano portati in enormi sale che potevano contenere parecchie migliaia di uomini. Questi locali non avevano finestre, erano tutti di metallo e avevano un pavimento che poteva essere
calato giù. Per mezzo di un meccanismo ingegnoso il pavimento, con tutte le
migliaia di Ebrei, veniva calato in una cisterna che si trovava al di sotto del pavimento -- ma solo finché l'acqua non arrivava ai loro fianchi. Allora
attraverso l'acqua veniva fatta passare la corrente ad alta tensione e in pochi istanti tutte le migliaia di Ebrei erano uccisi. Poi il pavimento, con tutti i cadaveri, veniva tirato fuori dall'acqua. Si inseriva un'altra linea elettrica e queste grandi sale diventavano ora roventi come un forno crematorio fino a
quando tutti i cadaveri erano inceneriti. Potenti gru ribaltavano il pavimento ed evacuavano le ceneri. Il fumo veniva espulso attraverso grandi camini da
fabbrica]". (77)
Per rendere ancor più orribile la storia, ben presto fu aggiunto un particolare raccapricciante: i cadaveri delle vittime venivano usati per fare il sapone!
Nel già citato rapporto del 1 novembre 1943 si legge: "Ein Junge, dem es gelang, aus einem solchen Etablissement zu entfliehen, hat ir erzaehlt, was sich nach der elektrischen Hinrichtung ereignete: man liess das Fett der Leichname aus, um daraus -- Seife herzustellen [Un giovane che riusci a fuggire da tale stabilimento mi ha raccontato che cosa succedeva dopo l'esecuzione con l'elettricità: si scioglieva il grasso dei cadaveri per farne sapone]". (78)

Anche qui dunque la fonte della notizia era un testimone oculare.

La storia del sapone umano ebbe grande successo nel 1945. I compilatori del Libro nero sovietico, una eccellente collezione di fantasie propagandistiche, non si lasciarono sfuggire questa leccornia:
"In a different area of the Belzec camp was a soap works. The German selected the plumpest individuals, killed them, and boiled them down for
soap". (79)
Ma a questa tentazione non rinunciarono neppure persone reputate più serie, come Simon Wiesenthal, il futuro "cacciatore di nazisti", (80) che scrisse un articolo intitolato La fabbrica di sapone di Belsetz. (81)
La storia dell'impianto di folgorazione di Belzec, al pari di quella delle camere a vapore di Treblinka, non rimase una semplice Greuelpropaganda, ma fu elevata anch'essa a verità ufficiale sia nel rapporto ufficiale polacco preparato per il processo di Norimberga, (82) sia nel dibattimento di questo stesso processo. (83)
La storiografia ufficiale riconosce tre "testimoni oculari" sul campo di Belzec: Kurt Gerstein, Jan Karski e Rudolf Reder. Di Gerstein, che ha parlato di uccisione in camere a gas per mezzo dei gas di scarico di un motore Diesel, mi occupo nel secondo capitolo. Jan Karski, il quale pretende di aver visitato personalmente il campo di Belzec nell'ottobre 1942, ha fornito due versioni di cio che ha "visto": secondo il già citato rapporto del novembre 1942 , egli ha "visto" l'impianto di folgorazione descritto sopra; secondo il resoconto che appare in un suo libro pubblicato nel 1944, egli ha "visto" soltanto ed esclusivamente treni della morte:

"I have no other proofs, no photographs. All I can say is that I saw it and that is the truth. The floors of the car had been covered with a thick, white powder.
It was quicklime. Quicklime is simply unslaked lime or calcium oxide that has been dehydrated. Anyone who has seen cement being mixed knows what
occurs when water is poured on lime. The mixture bubbles and steams as the powder combines with the water, generating a large amount of heat. Here the
lime served a double purpose in the Nazi economy of brutality. The moist flesh coming in contact with the lime is rapidly dehydrated and burned. The
occupants of the cars would be literally burned to death before long, the flesh eaten from their bones. [...]. It took three hours to fill up the entire train by repetitions of this procedure. [...]". (84)
Indi il treno partiva e raggiungeva una zona deserta a 80 miglia da Belzec, dove restava fermo fino a quando tutti gli Ebrei erano morti per l'azione corrosiva della calce e per soffocamento. (85)
Il testimone polacco Rudolf Reder, che pretende di aver trascorso tre mesi a Belzec, parla si di un motore -- a benzina, non Diesel -- collegato mediante tubi a dei locali,ma descrive cosi il metodo di uccisione:
"Non so dire se con questi tubi si sprigionava nelle camere qualche gas, se nelle camere si comprimeva l'aria oppure se l'aria veniva pompata via dalle
camere. Fui spesso sulla rampa al momento dell'apertura delle porte, pero non sentii mai nessun odore (nie poczulem zadnego zapachu) e l'ingresso nella
camera subito dopo l'apertura della porta non ebbe mai in nessun modo effetti dannosi sulla mia salute. I cadaveri che si trovavano nella camera non
presentavano un colorito innaturale. (86)


4. Majdanek.


Nel 1944, il già menzionato dott. Silberschein pubblico un rapporto sul campo di Lublino-Majdanek in cui, tra l'altro, si dice:
"Alte und Kranke wurden alsogleich in diejenige Baracke (87) beordert, in der sich die Oefen befanden. In deren erstem Zimmer wurden sie angewiesen, sich
zu entkleiden, im zweiten starben sie binnen zwei Minuten den Erstickungstod.
Vom zweiten Zimmer aus transportierte man sie zu den Oefen. Unterirdisch brannte ein Feuer, der Ofen selbst brannte nicht. Aber er sammelte eine
Heissluft von 2000 Grad an. Man warf in ihn die entseelten Koerper; dann sog ihnen die Gluthitze Saft und Feuchtigkeitsgehalt voellig aus. So blieben von
jedem nur ein paar Blaeschen, die vor Trockenheit knisterten. Hierauf fuhren Sondercamions die Ueberreste aus der Stadt zu vorbereiteten Graeben. Das
ganze Jahr 1942 ueber hat man taeglich Tausende von Juden in der Vergasungskammer zu Tode gebracht [Ai vecchi e ai malati veniva ordinato
[di entrare] immediatamente nella baracca nella quale si trovavano i forni.
Nella prima stanza di questa era imposto loro di spogliarsi, nella seconda morivano in due minuti per asfissia. Dalla seconda stanza essi venivano
trasportati ai forni. Nel sottosuolo bruciava un fuoco, il forno stesso non bruciava. Ma esso accoglieva un'aria calda a 2.000 C. Si gettavano in esso i
corpi esanimi, poi il calore rovente toglieva loro completamente gli umori e

l'umidità. Cosi di ognuno restavano soltanto un paio di veschichette che scoppiavano per l'essiccamento. Poi degli autocarri speciali portavano i resti
fuori della città in fosse preparate. Per tutto il 1942 ogni giorno migliaia di Ebrei furono condotti alla morte nella camera di gasazione]. (88)
Qui mi fermo e ricapitolo. Queste "fantasie e miti", secondo Pierre Vidal-Naquet, non sarebbero dunque esistiti "per se stessi", ma "come un'ombra proiettata dalla realtà,come un prolungamento della realtà" (p.82).
Questa argomentazione è un'eccellente applicazione del principio metodologico "la conclusione precede le prove", che il nostro storico attribuisce ai revisionisti. In effetti, perché le testimonianze oculari relative alle "camere a vapore" di Treblinka, al "cloro" e alle "cantine" di Sobibor, all'impianto di folgorazione, alla fabbrica di sapone e ai treni della morte di Belzec sono improvvisamente riconosciute come false dalla storiografia ufficiale, mentre le testimonianze oculari relative alle camere a gas sono considerate vere? E' importante sottolineare che qui si ha a che fare con testimonianze oculari rigorosamente equivalenti riguardo all'attendibilità (o, più esattamente, all'inattendibilità) e completamente contraddittorie riguardo al contenuto,
sicché solo in quanto ammette a priori l'esistenza delle camere a gas -- la conclusione precede le prove! -- Pierre Vidal-Naquet puo parlare di "fantasie e miti" che sono"come un'ombra proiettata dalla realtà".
Cio vale a fortiori anche per le testimonianze oculari su Auschwitz redatte prima della fine della guerra, nella trattazione delle quali Pierre Vidal-Naquet aggiunge a questoprincipio metodologico l'impostura pura e semplice.


6. GLI ARGOMENTI DI PIERRE VIDAL--NAQUET.


Pierre Vidal-Naquet adduce vari argomenti che si trovano sparpagliati qua e là disorganicamente nel suo libro. Mettendo ordine in questo guazzabuglio, risultano le seguenti prove documentarie a favore della realtà storica dell'Olocausto, con le quali egli ha "smantellato" -- lasciamogli ancora questa pia illusione -- le tesi revisioniste:

A) Discorsi :
1) Hitler, discorso del 30 gennaio 1939 (p.103)
2) Himmler, discorso del 24 aprile 1943 (p.13)
3) Himmler, discorso del 6 ottobre 1943 (p.13)
4) Himmler, discorso del 13 dicembre 1943 (p.22)
B) Auschwitz -- testimonianze e documenti:
5) "protocolli di Auschwitz" (pp.25 e 81)
6) diario del dott. Kremer (pp.43--47, 109--111 e passim)
7) fonogramma dell'8 marzo 1943 (pp.40--41)

8) Staerkemeldung [comunicazione della forza] del 18 ottobre 1944 (p.82)
9) manoscritti di membri del Sonderkommando (p.22)
10) Rudolf Hoess (pp.27--28)
11) Dov Paisikovic (p.143)
12) Filip Mueller (p.143)
C) altri documenti e testimonianze
13) rapporto Korherr (p.13)
14) protocollo di Wannsee (p.86)
15) Adolf Eichmann (p.30).
D) Belzec
16) Kurt Gerstein
18) Wilhelm Pfannenstiel.

Per evitare ripetizioni inutili, in questo capitolo mi occupero essenzialmente degli argomenti relativi ad Auschwitz -- tranne la testimonianza di Rudolf Hoess, che trattero nella risposta a Till Bastian -- e dei discorsi di Himmler, riservando i restanti ai prossimi capitoli.


1. I "protocolli di Auschwitz".


Nei paragrafi precedenti ci siamo già imbattuti più volte nei cosiddetti "protocolli di Auschwitz": è giunto il momento di rispondere a Pierre Vidal-Naquet anche su questo punto. Prima pero voglio ricordare al lettore che cosa egli ha scritto su questi documenti:
"Ho sotto gli occhi, per esempio, un fascicolo particolarmente commovente pubblicato a Ginevra nel 1944 dal Congresso mondiale ebraico; contiene
documenti su Auschwitz e su Treblinka (scritto Tremblinki) che servirono di base a una pubblicazione americana, del novembre 1944, a cura dell'Executive
Office of the War Refugee Board. Non c'è nulla in questo fascicolo che non concordi sostanzialmente sia con i documenti dei Sonderkommando sia con le
testimonianze dei capi SS" (p.25)[corsivo mio].
"A proposito del campo di Auschwitz, per esempio, fu soltanto nell'aprile del 1944, in seguito ad alcune evasioni, che poté essere messa a punto una
descrizione di prima mano -- rivelatasi poi considerevolmente esatta -- del processo di sterminio. Quei "protocolli di Auschwitz" sarebbero poi stati resi
pubblici dal War Refugee Board americano solo nel novembre 1944"(p.81)[corsivo mio].


Il chimico Pitch Bloch, per confutare gli argomenti chimici di Faurisson (vedi paragrafo 4) scrive al riguardo, con il totale avallo di Pierre Vidal-Naquet:
Ora, si dà il caso che uno dei primi documenti scritti che ho avuto occasione di leggere sulle camere a gas -- accadeva in Svizzera nel 1944, e, per un
privilegio, cominciavo là, in quel periodo, i miei studi di chimica -- era una descrizione abbastanza precisa del processo di gassaggio e delle precauzioni
prese dopo il gassaggio (aerazione, ecc.)" (p.59)[corsivo mio].Prima di mostrare quale sia il valore di questi documenti e delle affermazioni di Pierre
Vidal-Naquet e di Pitch Bloch, è necessario un breve inquadramento storico dellaquestione.
Il 7 aprile 1944 due ebrei slovacchi, Walter Rosenberg, che assunse poi il nome di Rudolf Vrba, e Alfred Wetzler evasero dal campo di Birkenau e redassero qualche settimana dopo un rapporto (90) su tale campo; (91) Il 27 maggio evasero da Birkenau altri due detenuti ebrei, Czeslaw Mordowicz e Arnost Rosin, i quali redassero a loro volta un rapporto che costituiva il seguito della narrazione di Vrba e Wetzler. Nel novembre 1944 il War Refugee Board pubblico questi rapporti con l'aggiunta della relazione di un maggiore polacco, che fu poi identificato come Jerzy Wesolowski, alias Tabeau, evaso da Auschwitz il 19 novembre 1943. (92) Il rapporto di Vrba e Wetzler contiene un'accurata descrizione dei crematori II e III (da essi denominati I e II) di Birkenau, illustrata da un disegno. (94)

Ecco dunque la descrizione, che Pitch Bloch omette nella sua lunga citazione di questo rapporto (pp.59--60):

"Attualmente a Birkenau ci sono quattro crematori in attività, due grandi, I e II, e due piccoli, III e IV. Quelli di tipo I e II constano di tre parti, cioè: (A)sala forni (furnace room); (B) grande sala (large hall); (C) camera a gas (gas chamber). Dalla sala forni si innalza un gigantesco camino intorno al quale(around which) sono raggruppati nove forni (nine furnaces) ognuno dei quali ha quattro aperture (four openings). Ogni apertura puo ricevere tre cadaveri
normali alla volta e dopo un'ora e mezza i corpi sono completamente bruciati.
Cio corrisponde ad una capacità quotidiana di circa 2.000 corpi (a daily capacity of about 2,000 bodies). Accanto a questa c'è una grande "sala di
ricevimento" che è disposta in modo tale da dare l'impressione di una stabilimento di bagni. Essa contiene 2.000 persone e apparentemente c'è una
sala di attesa (waiting room) simile al piano inferiore. Da li (from there) una porta e alcuni gradini (a door and a few steeps) portano giù alla camera a gas,che è molto lunga e stretta. Le pareti di questa camera sono anche camuffate con finte entrate (entries) di docce per ingannare le vittime. Il tetto è provvisto di tre botole che possono essere chiuse ermeticamente dall'esterno. Dei binari (a track) portano dalla camera a gas alla sala forni". (94)
Se si esamina la pianta originale del crematorio II (valida, per inversione simmetrica, anche per il crematorio III), (95) basta un'occhiata per rendersi conto che ladescrizione citata è completamente inventata.

Senza scendere troppo nei dettagli, rilevo che:


a) i forni crematori della sala forni erano 5 e non 9;
b) ciascun forno aveva 3 muffole (camere di cremazione) e non 4,
c) i forni erano disposti in linea retta lungo l'asse longitudinale della sala forni, e non raggruppati a semicerchio intorno al camino;
d) il locale che è stato definito spogliatoio delle vittime (il Leichenkeller 2 ) si trovava nel seminterrato e non al pianterreno;
f) il locale che è stato definito camera a gas (il Leichenkeller 1) non si trovava al pianterreno, un po' più in basso dello spogliatoio, ma nel seminterrato, sullo stesso piano di esso;
g) il locale che è stato definito camera a gas era collegato alla sala forni da un montacarichi, non già da rotaie.

Dunque, per usare di nuovo l'espressione tanto cara a Pierre Vidal-Naquet, tutto falso.
Nonostante cio questo documento, che sarebbe sfrontato considerare persino come "un'ombra proiettata dalla realtà, come un prolungamento della realtà", per Pierre Vidal-Naquet è addirittura veridico e concordante con altre fonti!
Pierre Vidal-Naquet sa bene quel che dice e sa bene quel che fa. Egli conosce bene l'importanza cruciale dei "protocolli di Auschwitz" nella genesi della storia delle camere a gas omicide: se non si mentisce su questo punto, crolla l'intera impalcatura delle testimonianze.
Mi spiego meglio. Dal 1943 ad Auschwitz divenne attivo ed opero un movimento di resistenza clandestino che aveva il compito principale di far conoscere al mondo il "terribile segreto" di Auschwitz. (96) Questo movimento riceveva le informazioni sulle camere a gas e sullo sterminio dal Sonderkommando dei crematori di Birkenau,con il quale era in contatto diretto -- alcuni membri del quale, come Filip Mueller,facevano parte della sua direzione -- e provvedeva a inviarle con vari mezzi fuori del campo. Ora, lo scopo dell'evasione di Rudolf Vrba e Alfred Wetzler era appunto quello di "dire al mondo che cosa accadeva ad Auschwitz " per impedire la deportazione degli Ebrei ungheresi in questo campo , ed essi speravano di convincerli con il rapporto di cui ho parlato sopra. Circa le fonti di questo rapporto, Rudolf Vrba scrisse successivamente di aver preso contatto con Filip Mueller, " who became one of my most valuable sources of information" (98) e di aver ricevuto da lui "further information" quando, all'inizio del 1944, discusse con lui la situazione del campo.
(99) Al processo Zuendel del 1985, al quale partecipo come testimone dell'accusa,Rudolf Vrba confermo di aver avuto frequenti contatti con membri del
Sonderkommando, dichiarando di aver redatto lo schema dei crematori II e III di Birkenau di cui si è parlato sopra proprio in base a queste informazioni. (100) Filip Mueller, il membro del Sonderkommando chiamato in causa da Rudolf Vrba come una delle sue fonti di informazione più preziose, ha affermato addirittura di aver consegnato ad Alfred Wetzler, nel 1944, tra altri documenti, "einen Plan der Krematorien mit den Gaskammern" ["una pianta dei crematori con le camere a gas"](101)


Poiché sia la pianta sia la descrizione dei crematori II/III del rapporto Vrba-Wetzler sono pura fantasia, la conclusione è obbligata -- a meno che non si voglia affermare che Vrba e Wetzler abbiano falsificato intenzionalmente i documenti che erano stati consegnati loro da Filip Mueller! -- ed è questa: la storia dello sterminio ebraico in camere a gas omicide riferito da Vrba e Wetzler nel loro rapporto non proveniva dal Sonderkommando, ma fu elaborata in ambienti estranei al Sonderkommando e all'insaputa di questo. In altri termini, tale storia fu creata dal movimento di resistenza del campo, senza neppure interpellare il Sonderkommando, come mera Greuelpropaganda.
Quanto a Filip Mueller, nel suo memoriale egli ha pubblicato uno schizzo del crematorio III di Birkenau -- schizzo sufficientemente corretto, e quindi in totale contrasto con quello del rapporto Vrba-Wetzler (102) -- ma lo ha tratto da un libro apparso in Cecoslovacchia nel 1957! (103) Sperava forse di far credere che quella fosse una riproduzione della pianta che egli asserisce di aver consegnato nel 1944 ad Alfred Wetzler?
Riguardo a questo documento, dunque, Pierre Vidal-Naquet deve mentire per evitare che il lettore si accorga che esso è falso e che il movimento di resistenza del campo di Auschwitz era una fucina di menzogne. (Sulla questione ritornero successivamente nella trattazione del diario del dott. Kremer).
Quanto cio sia vero, è dimostrato dal seguente rapporto del 23 ottobre 1942:"Secondo la relazione di un uomo SS impiegato presso le camere elettriche, il
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