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REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
RITORNO DALLA LUNA DI MIELE AD AUSCHWITZ
RISPOSTA AI VERI DILETTANTI E AI FINTI SPECIALISTI
DELL’ANTI-«NEGAZIONISMO»
Con la replica alla
«Risposta a Carlo Mattogno» di Francesco Rotondi
IL TESTO CHE SEGUE È SOSTANZIALMENTE IDENTICO A QUELLO PUBBLICATO
NEL 2006 COL TITOLO RITORNO DALLA LUNA DI MIELE AD AUSCHWITZ.
RISPOSTA AI VERI DILETTANTI E AI FINTI SPECIALISTI DELL’ANTI-“NEGAZIONISMO”,
EDIZIONI EFFEPI, GENOVA, COLL’INSERIMENTO DELLA MIA REPLICA ALLA
«RISPOSTA A CARLO MATTOGNO» DI FRANCESCO ROTONDI,
RECENTEMENTE APPARSA IN: HTTP://WWW.FRANCOROTONDI.BLOGSPOT.COM/
- 2 -
Indice
INTRODUZIONE
............................................................. 3
I – CONSIDERAZIONI GENERALI
1. La Sprachregelung
.................................................... 12
2. Le testimonianze
..................................................... 19
3. Una testimonianza «che non può essere rifiutata»
..................... 20
4. Gli agenti del presunto sterminio:
ossido di carbonio e acido cianidrico
................................... 21
5. Genesi e sviluppo delle presunte gasazioni omicide
ad Auschwitz.............................................................
24
6. Il rapporto Leuchter
................................................. 27
II – LA CRITICA A MATTOGNO
1. Il tifo petecchiale ad Auschwitz: “alibi” o
realtà?................... 37
2. Le aperture di introduzione dello Zyklon B sulla
copertura della camera mortuaria (presunta camera
a gas omicida) del crematorio II.........................................
42
3. Le «fosse di
cremazione».............................................. 55
4. I forni
crematori......................................................63
5. Le camere a gas ad ossido di carbonio di Majdanek
.................... 76
III – L’ANTINEGAZIONISMO «SCIENTIFICO»
1. L’«antinegazionista scientifico» J.-C. Pressac
....................... 85
2. L’«antinegazionista scientifico» R. J.
Green.......................... 89
3. L’«antinegazionista scientifico» R. J. van Pelt
...................... 99
CONCLUSIONE 101
- 3 -
Introduzione
Nel novembre 2005 Francesco Rotondi, cardiologo presso
l’Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, ha pubblicato un
libro dal titolo Luna di miele ad Auschwitz. Riflessioni sul
negazionismo
della Shoah(1). L’autore mi dedica alcune pagine («La critica
a Mattogno», pp. 108-120) e qualche menzione qua e là alle
quali, come sempre, rispondo prontamente. Nell’analisi di questo
libro, oltre che su ciò che riguarda me, mi soffermerò soltanto sui
punti generali, dando però voce a Germar Rudolf, il quale, essendo
attualmente ospite delle galere tedesche per il delitto di leso
Olocausto,
si trova nell’impossibilità di replicare.
Il libro è basato su due errori metodologici di fondo che ne
invalidano
sia il procedimento argomentativo sia le conclusioni. Anzitutto
l’autore ha una conoscenza del revisionismo indiretta, filtrata
dalle lenti deformanti di vari propagandisti olocaustici, da Deborah
Lipstadt a Valentina Pisanty a Francesco Germinario a Luigi Vianelli(
2) ai vari web-ciarlatani, primo fra tutti John C. Zimmerman. Ciò
grava pesantemente su molti suoi giudizi gratuiti e infondati.
In secondo luogo Rotondi, soprattutto per ciò che mi riguarda,
ha preso in considerazione soltanto i miei primi studi, trascurando
completamente gli oltre 30 articoli in circa 250 pagine che ho
pubblicato
nella rivista Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung
tranne uno, il mio ricordo di Jean-Claude Pressac (p. 138,
nota 39)(3), articoli in parte tradotti in inglese nella rivista The
Revisionist,
perfino i miei cinque quaderni di Auschwitz finora apparsi,
dove ho presentato al pubblico italiano alcuni di tali articoli;
trascurando inoltre i miei libri su Auschwitz più importanti, che
menzionerò successivamente.
---
(1) Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli.
(2) Costui appare a p. 6 tra le persone che Rotondi ringrazia!
(3) «Meine Erinnerungen an Jean-Claude Pressac», in:
Vierteljahreshefte
für freie Geschichstforschung, anno 7, n. 3 e 4, dicembre 2003, pp.
412-
415. Rotondi cita due volte quest’articolo, entrambe con il
riferimento
«S412» (p. 138, nota 39 e p. 166) che altro non è se non la menzione
in
tedesco della sua prima pagina (S = Seite, pagina) 412. Mi stupisco
che
Rotondi ignori il testo italiano dell’articolo, che è apparso nel
quaderno I
gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova
definitiva”,
I Quaderni di Auschwitz, Effepi, Genova, 2004, «Ricordo di
Jean-Claude
Pressac», pp. 7-12.
- 4 -
È come se si volesse giudicare la sua attuale competenza di
cardiologo
sulla base della sua tesi di laurea.
Rotondi dei miei argomenti presenta infatti soltanto la fase
iniziale,
non quella conclusiva, e gli è facile oppormi argomenti elaborati
successivamente, ai quali ho sempre puntualmente e ampiamente
risposto, ma anche qui trascurando le mie relative confutazioni.
Questo punto richiede un breve chiarimento.
La storiografia olocaustica nacque come storiografia di guerra.
Al processo di Norimberga, che ne fissò i cardini, il procuratore
generale degli Stati Uniti J. R. H. Jackson, nel corso dell’udienza
del 26 luglio 1946, dichiarò candidamente:
«Gli Alleati si trovano tecnicamente ancora in stato di guerra con
la Germania, sebbene le istituzioni politiche e militari del nemico
siano infrante. In quanto Corte di Giustizia Militare, questa Corte
di Giustizia costituisce una continuazione degli sforzi bellici
delle
Nazioni Unite»(4).
La ricostruzione storica proposta dal Tribunale, che divenne poi
la storiografia olocaustica, costituiva dunque «una continuazione
degli sforzi bellici delle Nazioni Unite» per infrangere le
istituzioni
ideologiche e culturali della Germania, cosa poi attuata
praticamente
con la cosiddetta «rieducazione» (Umerziehung).
Nata dalle aule dei tribunali come strumento bellico, la
storiografia
olocaustica si è sviluppata su queste radici per un sessantennio
grazie ad un’intera armata di soldati che l’affinarono nel corso
degli anni trasformandola in uno strumento politico che degenerò
rapidamente in pseudoreligione, in superstizione e finalmente in
isteria collettiva. Fin dall’inizio gli obiettivi e le finalità
della nascente
storiografia olocaustica furono pertanto completamente estranei
all’accertamento della verità: essa non si può definire
storiografia,
ma propaganda.
La storiografia revisionistica è nata come reazione a questa
propaganda
di guerra olocaustica, come tentativo di sostituire la storiografia
alla propaganda. In questo senso scrissi a suo tempo che
«il revisionismo è essenzialmente una metodologia storiografica,
la normale metodologia storiografica ordinariamente applicata da
tutti gli storici a tutte le branche della storia, coll’unica
eccezione
della tematica olocaustica»(5).
---
(4) Protocolli delle udienze del processo di Norimberga, edizione
tedesca,
vol. XIX, p. 440.
(5) Intervista sull’Olocausto. Edizioni di Ar, Padova,, 1995, p. 11.
- 5 -
Il revisionismo, per creare ex nihilo la storiografia sulla tematica
olocaustica ha avuto a disposizione pochi lustri e pochi
ricercatori.
Il suo salto di qualità, contrariamente a quanto si pensa, non è
avvenuto
con le perizie chimiche di Fred Leuchter e di Germar Rudolf,
bensì coll’apertura degli archivi sovietici.
Per quanto mi riguarda, quest’evento mi ha aperto possibilità di
analisi incommensurabilmente più ampie, grazie alle quali ho potuto
approfondire tutti i temi che in precedenza avevo potuto solo
sfiorare, spesso dedicando interi volumi a ciò che prima avevo
esposto
in qualche pagina(6).
Atteso ciò, è chiaro che voler «confutare» i miei primi scritti
ignorandone
gli sviluppi successivi e finali non è né giusto né corretto.
Ma c’è di peggio. La critica di Rotondi a qualcuno dei miei
argomenti
si fonda essenzialmente sulle fantasie storico-tecniche di
John C. Zimmerman. Sono ormai anni che ripeto le vicende di
questo ciarlatano, ma, a quanto pare, non è bastato.
Ripeterò dunque quanto ho scritto in un libro del 2004(7)
Nell’ottobre 1999 John C. Zimmerman ha pubblicato un articolo
intitolato «Body Disposal at Auschwitz: The End of the Holocaust
Denial» che pretendeva di essere la confutazione «definitiva»(!)
dei miei studi scientifici sulla cremazione ad Auschwitz.
Zimmerman mi accusava di aver adottato «le solite tattiche dei
negatori, di omissione e di travisamento», in pratica, di essere un
falsario della storia.
Io ho risposto immediatamente alle accuse infondate di Zimmerman
con l’articolo «John C. Zimmerman e la “Body Disposal
at Auschwitz”: Osservazioni preliminari», nel quale ho documentato
l’incredibile inettitudine di Zimmerman (che pretende di analizzare
in modo ineccepibile i documenti originali senza neppure conoscere
la lingua tedesca!), la sua incompetenza storica, tecnica e
documentaria e la sua palese malafede.
Dopo la mia replica, Zimmerman è tornato subito all’attacco
con un altro arrogante articolo, «My Response to Carlo Mattogno»,
in cui l’impostura è eretta a sistema scientifico.
Immediatamente ho redatto una lunga e dettagliatissima replica
– «Risposta supplementare a John C. Zimmerman sulla “Body Dis-
---
(6) Vedi al riguardo il mio articolo «Una legge contro il
revisionismo storico
italiano?», in:
http://vho.org/aaargh/ital/archimatto/CMLeggeMastella.pdf.
(7) Olocausto: dilettanti nel web, Effepi, Genova, 2005, pp. 11-12.
- 6 -
posal at Auschwitz”» – nella quale ho smascherato una per una
tutte le imposture e le menzogne del nostro professore.
Questa risposta, da me redatta nell’agosto del 2000, è stata
pubblicata
da Russell Granata – che purtroppo è venuto a mancare il
14 agosto 2004 – sul suo sito nell’ottobre di quell’anno e a fine
mese Zimmerman gli preannunciò per e-mail che avrebbe risposto
alla mia confutazione entro sei mesi.
Da allora, e sono trascorsi quasi sette anni, Zimmerman tace.
La cosa inammissibile è che Rotondi cita i due scritti summenzionati
di Zimmerman, ma soltanto la mia prima risposta: «John C.
Zimmerman e la “Body Disposal at Auschwitz”: Osservazioni
preliminari
», tace invece la mia «Risposta supplementare a John. C.
Zimmerman sulla “Body Disposal at Auschwitz”», pur essendo
disponibile in web fin dal 2000(8).
Nel 2005 i miei due scritti su Zimmerman, insieme ad una
confutazione
di Daniel Keren, un altro individuo della stessa risma
parimenti invocato contro di me da Rotondi, sono apparsi in un
libro edito da Germar Rudolf(9) in 108 pagine, di cui ben 83
contengono
la mia risposta supplementare a Zimmerman, in cui ho
confutato ad abundantiam tutte le farneticazioni del pover’uomo, il
quale, come ho detto, si è visto costretto a ritirarsi nell’ombra.
Il reboante apparato di libri non letti presentato da Rotondi
costituisce
una bibliografia pretestuosa destinata soltanto ad impressionare
la gente ignara della questione, non certo chi tali opere
conosce ed è in grado di giudicarne il valore.
Per necessità, in questo studio dovrò ripetere ancora una volta
cose già dette, ma, come al solito, per non tediare il lettore, ne
aggiungerò
di nuove o esporrò alcune di quelle vecchie in una prospettiva
nuova.
Rotondi dichiara esplicitamente nell’Introduzione di non essere
uno storico, ma «un dilettante vero» (p. 15).
Ciò può spiegare l’ingenuità del ricorso a fonti ciarlatanesche
(Zimmerman e compagnia), ma non la decisione di prendere in
esame soltanto i miei scritti più vecchi, tacendo sistematicamente
le mie repliche e i miei approfondimenti successivi.
D’altra parte, poiché il libro in questione deriva da una tesi di
laurea dal titolo Luna di miele ad Auschwitz: replica a veri e finti
---
(8) Attualmente l’articolo è reperibile in:
http://www.vho.org/ITA/c/CM/
Risposta-new-ital.html.
(9) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and
Prejudices
on the Holocaust, Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
- 7 -
ingegneri che negano l’esistenza delle camera a gas discussa da
Rotondi all’Università degli Studi di Salerno nell’anno accademico
2000-2001(10) col prof. Saverio Festa, che egli ringrazia a p. 6,
l’autodefinizione di «dilettante vero» non è poi così vera.
Per evidenziare gli argomenti che oppongo a Rotondi, li numero
progressivamente da [1] a [72].
Risposta di Rotondi
a) «Mattogno nel suo libro, edito dalle edizioni Effepi, mi
attribuisce
“due errori metodologici di fondo”. Il primo consisterebbe
nella mia conoscenza del revisionismo “indiretta, filtrata dalle
lenti
deformanti di vari propagandisti olocaustici” e cita a tal proposito
Deborah Lipstadt, Valentina Pisanty, Francesco Germinario e
John C. Zimmerman. Confermo di aver letto e con grande interesse
gli scritti degli autori che menziona ma penso che dalla lettura
del mio saggio emerga con chiarezza come la mia critica nasca
dall’analisi diretta di tutti i lavori esaminati siano essi
negazionisti
che anti-negazionisti; peraltro l’idea chiave del mio lavoro non
coincide con l’impostazione più accettata da gran parte di quella
storiografia ufficiale, dispregiativamente etichettata come
“sterminazionista”,
ossia di limitarsi a discutere “sui” piuttosto che “con”
les assassins de la mémoire e replicare a chi nega l’esistenza delle
camere a gas non è di fatto in completa sintonia con l’atteggiamento
di alcuni studiosi cui fa riferimento; che io abbia riproposto
molte loro tesi è verissimo ma ciò rientra nello spirito di un
saggio
che non fa mistero di essere tutt’altro che negazionista».
Rotondi tenta di sviare il discorso su questioni marginali
insignificanti.
Il mio rimprovero è che egli in massima parte non ha letto
direttamente i testi revisionistici che adduce, ma li menziona
tramite
le citazioni dei propagandisti olocaustici summenzionati.
Ciò è tanto vero che egli arriva addirittura a citare il mio
libretto
Intervista sull’Olocausto dall’edizione americana, introvabile, My
Banned Holocaust Interview, perché il propagandista di cui ripropone
le obiezioni (Zimmerman) è americano! (Vedi sotto, punto
[41]). Aggiungo che il testo che cita non è neppure quello
originale,
ma una semplice parafrasi:
«… questa fotografia non solo non dimostra, ma smentisce la storia
della cremazione in massa dei gasati» (p. 113).
Il testo americano dice invece:
---
(10) http://www.istoreto.it/biblioteca/accessioni/mar-apr_05.htm
- 8 -
«Not only does this therefore fail to confirm the mass extermination
thesis, it decisively refutes it».
La cosa gustosa è che questa frase si trova a p. 43 del libretto
summenzionato, ma Rotondi, che la trae da un contesto più ampio,
adduce come riferimento le pagine 41-44! (p. 113, nota 119). Non
sapendo a quale pagina attribuirla, egli le ha menzionate tutte! Per
di più, come si desume dalla bibliografia, egli non sapeva neppure
che My Banned Holocaust Interview è la traduzione americana di
Intervista sull’Olocausto.
Allo stesso modo, in un libro in italiano destinato agli Italiani,
egli cita la mia prima risposta a Zimmerman in inglese (p. 11. nota
112), pur conoscendo la versione originale italiana (p. 55, nota 6).
Se infatti avesse citato quest’ultima, avrebbe perso il filo delle
elucubrazioni
di Zimmerman, che ovviamente si riferisce alla versione
in inglese.
Un altro esempio di questa non-lettura di testi è costituito dal
fatto che Rotondi cita in inglese documenti tratti dall’edizione
tedesca
dello studio sul KL Majdanek che ho redatto in collaborazione
con Jürgen Graf (vedi sotto, § 5).
Per amor del vero, bisogna dire che egli tratta con una simile
noncuranza anche parecchi testi anti-“negazionisti”, e attinge
riferimenti
d’archivio e bibliografici sia da questi ultimi, sia da quelli
revisionistici, presentandoli come suoi. Con tali scopiazzature
dilettantesche
egli può sì millantare serietà di indagine, ma non può
garantire personalmente l’esattezza di tali riferimenti, come faccio
io con le fonti d’archivio che cito.
A p. 42 egli riporta una citazione dalle “memorie” di Höss da
un’edizione americana, ma a p. 49 appare improvvisamente l’edizione
italiana (insieme alla prima edizione tedesca); infine, a p. 61
figura l’edizione americana, seguita da quella italiana, che viene
presentata come «ed. it.», come se quella americana fosse l’edizione
originale.
A p. 54 Rotondi menziona l’opera Sterbebüche[r] von Auschwitz,
qualche riga dopo, Death Books From Auschwitz, come se
fossero due opere diverse, mentre si tratta dell’edizione tedesca e
inglese della medesima opera.
A p. 83 Rotondi si appropria di un mio riferimento d’archivio:
«Gosudarstvjennyj Archiv Rossiskoj Federatsii (Archivio di stato
della Federazione Russa), Mosca, 7021-107-9, pp. 29-243 [sic]»
(vedi sotto, punto [58]). Il riferimento corretto è “pp. 229-243”,
che riguarda però l’intera perizia polacco-sovietica del 4-23 agosto
- 9 -
1944, mentre Rotondi voleva indicare un singolo documento in
essa menzionato.
A p. 84 il riferimento al libro «G. Peters, Die hochwirksamen
Gase und Dämpfe in der Schädlingebekämpfung. Sammlung chemischer
und chemisch-technischer Vorträge. Neue Folge. Heft 47a.
Verlag von Ferdinad Enke in Stuttgart, 1942, p. 103», che Rotondi
conosce come conosce l’Archivio di stato della Federazione Russa,
è tratto dal mio libro Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, pp.
213-
214.
A p. 97 Rotondi cita il libro di Filip Müller così:
«Sonderbehandlung.
Steinhausen, Munich, 1975», col nome della località in
inglese (Munich) invece che in tedesco (München)! Egli fa
riferimento
ad una pagina specifica di quest’opera (p. 95) in cui, inutile
dirlo, non c’è traccia di ciò per cui viene citata (ossia il sistema
di
introduzione dello Zyklon B nei crematori II e III).
A p. 101, nota 81, Rotondi si appropria di un altro mio riferimento
bibliografico tratto dall’articolo che cita nella nota 82(11):
«Did Six Million Really Die? Report of the Evidence in the Canadian
“False News” Trial of Ernst Zündel [– 1988. Edited by Barbara
Kulaszka]. Samisdat Publishers Ltd., Toronto 1992, p. 353».
E quanto sia vero che Rotondi veda il revisionismo attraverso le
lenti deformanti dei suoi assassins de la vérité, risulta già dal
fatto
che egli riprende da essi perfino l’assurdo principio metodologico
della inattendibilità aprioristica di tutte le testimonianze (p. 34.
Vedi sotto, § 2) attribuito al revisionismo da Vidal-Naquet e, di
rimbalzo, dalla Pisanty(12).
b) «L’altro errore sarebbe di aver esaminato solo parte dei suoi
studi. Non era mia intenzione analizzare l’opera omnia della
esorbitante
produzione di Mattogno; ho inteso presentare semplicemente
un’agile raccolta di considerazioni sul “negazionismo
scientifico” e non la sua biografia…, altri negazionisti sono stati
invece totalmente ignorati, avrei però dovuto scrivere una
“Treccani”
e non un volume di 172 pagine; “si chaque fois qu’un ‘révisionniste’
produit une affabulation, il faut lui répondre, les forêts
---
(11) «“No holes, no gas chamber(s)”. An historical-technical study
of the
holes for introducing Zyklon b in the roof of Leichenkeller 1 of
Krema II
at Birkenau», in: http://vho.org/GB/c/CM/noholes.html.
(12) Vedi al riguardo il mio studio L’“irritante questione” delle
camere a
gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad… Auschwitz. Risposta a Valentina
Pisanty, Graphos, Genova, 1998, p. 56.
- 10 -
du Canada n’y suffiraient pas”, scrisse a suo tempo lo storico
Pierre Vidal-Naquet, da poco venuto a mancare».
Rotondi aggiunge di essersi soffermato «più dettagliatamente»
sulla questione chimica dei residui dei cianuri nelle presunte
camere
a gas omicide, invece «“sinteticamente” e “per completezza”»
sulle problematiche delle aperture di introduzione dello Zyklon B e
della cremazione e conclude:
«Il mio lavoro è evidentemente incentrato sulla problematica chimica
e poiché Mattogno si è interessato prevalentemente agli altri
due aspetti, lo spazio relativo alla sua attività ne risulta
inevitabilmente
circoscritto».
Di nuovo Rotondi cerca di stornare l’attenzione dalla questione
essenziale.
La mia obiezione riguarda il fatto che proprio nella trattazione
di questi due temi egli ha preso in considerazione solo la fase
iniziale,
non quella conclusiva, dei miei studi e, soprattutto, il fatto
che egli – come ho spiegato sopra – ha taciuto intenzionalmente la
mia Risposta supplementare a Zimmerman, che lo avrebbe privato
di tutti gli argomenti che ha tratto da questo ciarlatano.
L’unico mio libro che Rotondi abbia letto, è Auschwitz: Fine di
una leggenda, che è stato pubblicato nel 1994. Egli ha poi sfogliato
il capitolo V di Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, apparso nel
1996, e ha dato uno sguardo a due o tre miei articoli disponibili in
web.
E lasciamo stare le foreste del Canada: chi minaccia di distruggerle
sono i miei oppositori monouso, che si susseguono e scompaiono
come le onde del mare.
c) «Il mio libro non avrebbe potuto comunque essere aggiornato
alle sue ultime pubblicazioni – che non mi pare rivelino novità così
sconvolgenti – perché completato nel 2003 anche se stampato
solo nel 2005 con minime modifiche. Questi, solitamente così
puntiglioso, avrebbe potuto notare che su oltre 200 voci
bibliografiche
c’è n’è solo una del 2004».
È proprio perché c’è una del 2004 che ho assunto questa data
come punto di riferimento, rimproverando a Rotondi di non aver
preso in considerazione i miei scritti apparsi fino al 2004. Se i
miei
scritti più recenti rivelano «novità così sconvolgenti», Rotondi lo
deve chiedere ai suoi assassins de la vérité. Loro sapranno
dirglielo.
d) «Luigi Parente, che Mattogno poco elegantemente definisce
“tale”, non ha bisogno né di presentazione né di difesa. È storico
- 11 -
assai noto ed autorevole, professore di Storia Contemporanea
all’Università “L’Orientale” di Napoli ed ha avuto il solo “torto”
di onorarmi della sua bella prefazione».
Se questo professore «di Storia Contemporanea» è così autorevole,
non capisco perché abbia accettato di scrivere la prefazione
di un opera dichiaratamente dilettantesca. Ma anche conoscendo la
sua chiara fama, confermo pienamente ciò che ho scritto nella
conclusione:
«Questa gente ha un’idea molto curiosa di che cosa siano
“obiettività” e “approfondimento”!».
e) «Per quanto mi riguarda, posso rassicurarlo: sono un “dilettante
vero”».
Rotondi precisa inoltre che la tesi di laurea Luna di miele ad
Auschwitz:
replica a veri e finti ingegneri che negano l’esistenza delle
camera a gas che gli ho attribuito, traendolo dalla fonte indicata
nella nota 10, è frutto di un equivoco cagionato da «qualcuno»
dell’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza. Rotondi
commenta:
«Spero soltanto che a questo punto Mattogno valuti l’attendibilità
delle fonti con un criterio un po’ più rigoroso di quello usato nei
miei confronti».
Dunque la colpa dell’errore di questo «qualcuno» è mia, che avrei
dovuto scrivere al suddetto Istituto per chiedere se la tesi di
laurea di Rotondi era vera oppure frutto di un equivoco!
Del resto, se Rotondi ha tali dubbi sul mio criterio di valutazione
dell’attendibilità delle fonti, perché le ha saccheggiate?
f) Rotondi afferma che, nella sua replica, intende limitarsi a
«brevi considerazioni sulle questioni più squisitamente tecniche,
sorvolando su quelle strettamente storiografiche»,
tranne una, che esaminerò sotto il punto [5].
Ciò significa lanciare il sasso e nascondere la mano. In effetti,
delle 157 pagine di testo del libro di Rotondi, una parte non
irrilevante
– 65 pagine – sono dedicate a questioni storiche.
- 12 -
I – CONSIDERAZIONI GENERALI
1) La Sprachregelung
[1] Il termine, che significa letteralmente “regolamentazione del
linguaggio”, è stato inventato dalla storiografia antifascista
tedesca,
sicché il suo impiego al di fuori dell’ambito linguistico tedesco
ha il medesimo valore dell’uso del termine Vernichtungslager
(campo di sterminio), parimenti coniato dalla suddetta storiografia,
ossia nessuno – a meno che non si voglia sottilmente insinuare che
si tratti di termini usati dai nazisti nei documenti.
Rotondi lo definisce «linguaggio cifrato usato per nascondere la
vera natura delle operazioni criminali» naziste ma lo interpreta in
senso lato come distruzione di documenti, smantellamento di camere
a gas, eliminazioni di cadaveri nell’ambito dell’Aktion 1005
ecc. (p. 24). Indi egli spiega:
«Nella Sprachregelung lo sterminio degli ebrei era chiamato
Endlösung
(Soluzione finale), gli architetti della Zentralbauleitung
(Direzione centrale delle costruzioni) indicavano le camere a gas
omicide sotterranee con il termine di Sonderkeller (cantine per le
azioni speciali) e quelle in superficie Badeans [sic] für
Sonderaktionen
(bagni per azioni speciali), il motore diesel utilizzato a Belzec
si trovava in un locale detto Fondazione Hackenholt, dal nome
del responsabile della messa in moto del motore, per designare
l’uccisione con i gas si usava il termine Sonderbehandlung (azione
speciale)»(pp. 24-25).
Rotondi aggiunge:
«L’“Aktion 1005” è il nome in codice di una operazione protrattasi
dall’estate del 1942 all’estate del 1944, consistita nella
riesumazione
e nella successiva cremazione all’aperto di centinaia di
migliaia di cadaveri realizzata per nascondere le prove dei massacri
perpetrati sia nei campi di sterminio che dalle truppe speciali
(Einsatzgruppen), nell’Europa dell’Est».
In nota egli scrive:
«Il nome in codice dell’operazione origina da una corrispondenza
fra Heinrich Himmler e Martin Luther: all’inizio del foglio tra
parentesi
viene indicato il numero 1005» (p. 25, nota 11).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
- 13 -
[2] Preciso anzitutto che Sonderkeller significa «scantinati
speciali
», non già «cantine per le azioni speciali» e che Sonderbehandlung
significa “trattamento speciale”, non «azione speciale».
Il «linguaggio cifrato» è in realtà un semplice sotterfugio ideato
dagli inquisitori di Norimberga per rimediare in qualche modo
all’abissale assenza di prove documentarie riguardo alla
progettazione
e attuazione del presunto sterminio ebraico da parte del governo
del Reich. Tale espediente permetteva di stravolgere il significato
dei documenti acquisendo così prove puramente fittizie. La
storiografia olocaustica non ha mai fornito la minima prova che un
tale linguaggio sia mai esistito; si tratta di un dogma intangibile
e
indiscusso che gli storici olocaustici si tramandano in modo
assolutamente
acritico.
Esaminiamo ora le singole “voci” di questo “linguaggio cifrato”.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[3] Aktion 1005
Come ho rilevato altrove(13), su questa immane cremazione –
oltre 2.000.000 di cadaveri (secondo le valutazioni olocaustiche
più recenti(14)) – effettuata per tredici mesi in un territorio
vasto
circa 1.200.000 chilometri quadrati, non esiste nessun documento e
nessuna traccia materiale.
Per quanto riguarda «il nome in codice dell’operazione», che
deriverebbe da «una corrispondenza fra Heinrich Himmler e Martin
Luther», la fonte invocata da Rotondi – un articolo di Shmul
Spector – dice tutt’altro.
Anzitutto non c’è nessuna corrispondenza tra Himmler e Luther.
Spector cita due lettere: una di Heinrich Müller a Martin Luther del
28 febbraio 1942, l’altra di Himmler a Müller datata 20 novembre
1942(15). La cifra “1005” si trova soltanto nella prima lettera, che
reca la riga di intestazione “IV B 4 43/42 gRS (1005)”. Ma questa
lettera non ha nulla a che vedere con la cremazione in massa: in
---
(13) C. MATTOGNO, J. GRAF, Treblinka. Extermination Camp or Transit
Camp?, Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004, capitolo VII, 4,
«Operation 1005», pp. 217-229.
(14) Per la ben nota legge olocaustica dei vasi comunicanti, essendo
diminuito
il numero delle vittime di Auschwitz è aumentato automaticamente
quello delle vittime degli Einsatzgruppen. Vedi al riguardo il mio
studio
Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”,
Effedieffe
Edizioni, Milano, 2006, pp. 79-80.
(15) S. SPECTOR, «Aktion 1005 – Effacing the Murder of Millions»,
in:
Holocaust and Genocide Studies, vol. 5, n. 2, 1990, p. 158.
- 14 -
essa, secondo Spector, «un anonimo Tedesco del distretto del
Warthegau
si lamentava per cadaveri di Ebrei che apparivano in luoghi
pubblici» e Müller rispose di averla inoltrata per gli opportuni
provvedimenti(16).
La lettera di Himmler a Müller del 20 novembre 1942, che non
reca il presunto codice cifrato 1005, si limita a dire:
«È Sua responsabilità che i corpi di Ebrei morti siano inumati o
cremati (buried or cremated). È proibito fare qualunque altra cosa
con i corpi»(17).
La lettera si riferiva a un discorso tenuto dal rabbino Stefan Wise,
probabilmente quello del 28 settembre 1942 al Madison Square
Garden a New York(18), il cui testo fu allegato da Himmler alla
propria lettera.
Spector, oculatamente, non menziona il contenuto di tale discorso:
esso infatti riferiva le informazioni propagandistiche contenute
nel telegramma inviato il 3 settembre 1942 da Isaach Sternbuch,
rappresentante di un gruppo ortodosso ebraico in Svizzera, a Jacob
Rosenheim, presidente dell’Agudah Israel World Organization con
sede a New York. Con riferimento alla liquidazione del ghetto di
Varsavia, tale telegramma diceva:
«I cadaveri delle vittime assassinate sono usati per produrre sapone
e fertilizzanti artificiali»(19).
In tale contesto si chiarisce anche il significato reale dell’ordine
di Himmler: esso era una risposta diretta alla storia della
produzione
di sapone o fertilizzanti con i cadaveri ebraici(20).
Che cosa ha a che fare tutto ciò con la presunta Aktion 1005?
Al contrario, la lettera di Himmler smentisce categoricamente
questa congettura olocaustica, perché, cinque mesi dopo il suo
presunto
ordine di intraprendere l’azione di cremazione in massa,
Himmler parlava ancora indifferentemente di inumazione o cremazione.
---
(16) Idem.
(17) Idem.
(18) W. LAQUEUR, R. BREITMAN, Breaking the silence, Simon and
Schuster,
New York, 1986, p. 160.
(19) DAVID S. WYMAN, The Abandonement of the Jews. America and
Holocaust, 1941-1945, Pantheon Books, New York, 1985, p. 45 e 51.
(20) Sulla leggenda propagandistica del sapone umano vedi il mio
studio
Auschwitz 27 gennaio 1945-27 gennaio 2005: sessant’anni di
propaganda.
Genesi, sviluppo e declino della menzogna propagandistica delle
camere
a gas, I Quaderni di Auschwitz, n. 5, Effepi, Genova, 2005, pp.
18-22.
Versione aggiornata in:
http://vho.org/aaargh/ital/archimatto/CMausch45.pdf
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[4] Endlösung
Che la “soluzione finale” designasse il presunto sterminio ebraico
è un altro dogma olocaustico indimostrato. Su che cosa si fonda
questa congettura? Non si sa. E che cosa dicono i documenti? Questo
invece si sa. I documenti dicono che Endlösung indicava il piano
Madagascar. Ancora il 10 febbraio 1942 (dunque in piena presunta
attività sterminatrice nazista) Franz Rademacher, capo della
sezione “ebraica” del ministero degli esteri (l’autore del piano
Madagascar)
scrisse al delegato Bielfeld:
«Nell’agosto del 1940 Le consegnai per i Suoi atti il piano della
soluzione finale della questione ebraica [zur Endlösung der
Judenfrage]
elaborato dal mio ufficio, secondo il quale, nel trattato
di pace, si doveva esigere dalla Francia l’isola di Madagascar, ma
l’esecuzione pratica del compito doveva essere affidata all’Ufficio
Centrale di Sicurezza del Reich. Conformemente a questo piano,
il Gruppenführer Heydrich è stato incaricato dal Führer di attuare
la soluzione della questione ebraica in Europa. La guerra contro
l’Unione Sovietica ha frattanto consentito di disporre di altri
territori
per la soluzione finale [andere Territorien für die Endlösung].
Di conseguenza il Führer ha deciso che gli Ebrei non devono essere
espulsi nel Madagascar, ma all’est [dass die Juden nicht nach
Madagaskar, sondern nach dem Osten abgeschoben werden sollen].
Perciò il Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione
finale [Madagaskar braucht mithin nicht mehr für die Endlösung
vorgesehen werden]»(21)
Quando il termine Endlösung cambiò significato per divenire
sinonimo di sterminio ebraico? E quale ne è la prova? Nessuno
storico olocaustico ha mai risposto a queste domande, ma tutti
continuano
a ripetere come un dato di fatto indiscutibile che «lo sterminio
degli ebrei era chiamato Endlösung».
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
---
(21) NG-5770. Sulla questione della Endlösung vedi il mio scritto
«La
“soluzione finale”: leggenda e realtà», in: La soluzione finale.
Problemi e
polemiche. Edizioni di Ar, 1991, pp. 64-109.
- 16 -
[5] Sonderkeller
Nel documento cui si appella Rotondi, il termine in questione, al
plurale, si riferisce ai due Leichenkeller del crematorio II, non al
semplice Leichenkeller 1/presunta camera a gas, come afferma
Pressac e ripete Rotondi. Questi due locali erano “speciali”
(sonder-)
perché erano gli unici dotati di impianto di disaerazione
(Entlüftungsanlage).
Il termine appare anche in un documento successivo (4 novembre
1942) ignoto a Pressac, il quale, per le sue implicazioni
architettoniche
e storiche, fa escludere il significato ipotizzato da Pressac.
Aggiungo che egli non adduce nulla a sostegno della sua congettura:
tutto si riduce alla semplice presenza del termine Sonderkeller,
dunque al presunto “linguaggio cifrato”(22).
Risposta di Rotondi
«Esiste un noto documento in cui i locali adibiti a camere a gas
del Krematorium II di Auschwitz vennero imprudentemente
chiamati Sonderkeller (cantine speciali). I negazionisti hanno dato
molteplici spiegazioni per attribuirgli un ruolo diverso da quello
palesemente omicida; per Mattogno sono “speciali” perché “unici
dotati di impianto di disaerazione”; in precedenza aveva però
affermato
che il termine “rientra(va) nella terminologia Sonder-,
applicata alla lotta contro il tifo” mentre “Vergasungskeller
[scantinato
a gas] designa(va) uno scantinato di disinfestazione”. La
metamorfosi interpretativa potrebbe essere legata al fatto che, se
fossero state semplici camere di disinfestazione, avrebbero
presentato
concentrazioni di cianuri molto più elevate, come riscontrato
proprio dai negazionisti nelle vere camere di disinfestazione
e confermato anche dai ricercatori dell’Istituto di Medicina Legale
dell’Università di Cracovia sotto la guida del professor Jan
Markiewicz.
Viene fornita l’ennesima interpretazione, anche se non si
capisce cosa avesse di tanto speciale un impianto di disaerazione
(peraltro non “unico” trovandosi anche in altri edifici quali il
Krematorium III) in un posto in cui di cose “speciali” ne esistevano
ben altre. E perchè la stessa camera era chiamata anche “scantinato
a gas”? Perchè una camera con impianto di disaerazione –
che non sarebbe una camera a gas e neanche di disinfestazione
ma, mi par di capire, un obitorio “speciale” – dovesse avere una
---
(22) Vedi al riguardo quanto ho rilevato nel libro
“Sonderbehandlung” ad
Auschwitz. Genesi e significato, Edizioni di Ar, 2000, Parte
Seconda, capitolo
17, «I crematori di Birkenau:“Spezialeinrichtungen” e “Sonderkeller”
», pp. 127-131.
- 17 -
porta a tenuta di gas con spioncino, spioncini che talora avevano
griglie protettive? Per proteggersi da chi? Dai morti?».
Osservo anzitutto che Rotondi non ha neppure letto con attenzione
ciò che ho scritto: i documenti che menzionano il termine
Sonderkeller sono infatti due, non uno.
Noto inoltre che egli ha preso atto tacitamente dell’errore di
traduzione
del termine che appare nel suo libro: «cantine per le azioni
speciali», ma, per non darmi soddisfazione, scrive comicamente
«cantine speciali».
Rotondi attribuisce al termine Sonderkeller un significato
«palesemente
omicida»: ma da che cosa risulta, di grazia, questo significato?
Semplice: dalla presenza stessa del termine Sonderkeller. Il
solito circolo vizioso.
Rotondi discute una mia ipotesi del 1994, invece della mia tesi
documentata del 2000 (e poi si lamenta dell’«errore» che gli
rimprovero
«di aver esaminato solo parte dei [miei] studi»!), alla quale
ho rimandato nella nota 22, proprio per evitare di contribuire alla
distruzione delle foreste del Canada. Ma Rotondi non si è
minimamente
curato di leggere ciò che vi ho scritto, e si accanisce sulle
poche righe che ho esposto sopra.
Quanto alla mia presunta «metamorfosi interpretativa», Rotondi,
che non ha la più pallida idea della mia attività, non sa quel che
dice. L’accesso agli archivi moscoviti, a partire dal 1995, con
l’immensa mole di documenti che vi ho potuto visionare, mi ha
ovviamente permesso di approfondire e, in qualche caso, di
rettificare,
le mie tesi precedenti.
Per di più, la spiegazione relativa ai residui di cianuri insinuata
da Rotondi, è infirmata in partenza dal fatto che (stupore!) non
credo affatto che i Leichenkeller 1 dei crematori II e III «fossero
state semplici camere di disinfestazione». Ho esposto
documentariamente
la mia interpretazione nell’articolo «The Morgues of the
Crematoria at Birkenau in the Light of Documents», in The
Revisionist,
vol. 2, n. 3, agosto 2004, pp. 271-294, che contiene anche
una esauriente risposta alle domande di Rotondi.
La mia presunta «ennesima interpretazione» non è altro che
l’approfondimento di ciò che ho scritto nel 1994 in base ai
documenti
che ho acquisito a partire dal 1995.
[6] Badeanstalten für Sonderaktionen
Rotondi afferma che questa era la denominazione delle camere a
gas in superficie, cioè, secondo la storiografia olocaustica, dei
fantomatici
“Bunker” di Birkenau, sui quali ritornerò successivamente.
- 18 -
In uno studio specifico sulla questione ho dimostrato che
nell’agosto
1942 (l’unico documento in cui appare il termine reca la
data del 21 agosto 1942) non esisteva nessun Bauwerk(23) con tale
nome e che non era esistito prima né esistette dopo.
Se dunque nell’agosto 1942 le Badeanstalten für Sonderaktionen
non esistevano, esse non potevano essere la denominazione dei
“Bunker”, che invece – secondo la storiografia olocaustica – erano
in piena attività. Si trattava in realtà di un semplice progetto
legato
alle disastrose condizioni igienico-sanitarie in cui versava
all’epoca il campo di Birkenau(24). Successivamente sono ritornato
sull’argomento confutando dettagliatamente le obiezioni di un altro
chiosatore olocaustico(25).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[7] Sonderbehandlung
Rotondi afferma che questo termine significava «l’uccisione con i
gas». A tale questione ho dedicato un intero libro di 188 pagine,
che contiene 26 documenti, molti dei quali prima ignoti e inediti,
il
già citato “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato.
L’attuale esperto mondiale olocaustico di Auschwitz, Robert Jan
van Pelt, tanto stimato da Rotondi, ha sviscerato la questione in
ben una riga, scrivendo che il termine Sonderbehandlung «si riferiva
all’uccisione»(26): quale mirabile “dimostrazione”!
Se Rotondi si fosse dato pena di, non dico leggere, ma almeno
sfogliare
questo libro, avrebbe potuto evitare molte affermazioni storicamente
infondate.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
- 19 -
[8] Fondazione Hackenholt
Questa denominazione deriva dal cosiddetto «rapporto Gerstein
», che parla appunto della scritta «Fondation Heckenholt
(sic)»(27) o, in tedesco, di «Heckenholt-Stiftung»(28).
Nel mio libro sul campo di Belzec che è apparso prima in inglese
e in tedesco nel 2004, poi in francese nel 2005, infine in italiano
nel 2006, ho dimostrato l’inconsistenza della storia delle camere a
gas di tale campo, resa ancora più evidente dagli scavi archeologici
polacchi(29).
Per inciso, Michael Tregenza, uno dei massimi esperti olocaustici
del campo di Belzec, in un articolo apparso nel 2000 ha (finalmente)
dichiarato “inattendibili” (nicht zuverlässig) le testimonianze
di Kurt Gerstein e del “superstite” Rudolf Reder(30).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
---
(23) Il termine designava sia un cantiere, sia la relativa struttura
completata.
(24) "Sonderbehandlung" ad Auschwitz. Genesi e significato, op.
cit., Parte
Seconda, cap. 12, pp. 87-95.
(25) Olocausto: dilettanti nel web, op. cit., pp. 44-52.
(26) R. J. VAN PELT, The Case for Auschwitz. Evidence from the
Irving
Trial, Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 2002,
p.
209.
(27) PS-1553, p. 2 del rapporto.
(28) PS-2170, p. 4.
2) Le testimonianze
A p. 34 Rotondi scrive:
«I negazionisti rispondono che non possono essere ritenute
attendibili
né le testimonianze dei sopravissuti, perché “di parte”, né le
confessioni dei nazisti, perché estorte durante la prigionia (le
confessioni
non sono prove)».
Successivamente ritorna sulla questione asserendo che
«le testimonianze oculari, che vengono scartate a priori dai
negazionisti
per le solite motivazioni…» (p. 99).
[9] Il rigetto revisionistico delle testimonianze dei superstiti «a
priori» perché «di parte» è una semplice fandonia inventata dai
propagandisti olocaustici. Se Rotondi avesse letto almeno i miei
libri che cita nella bibliografia (ma non li ha letti), saprebbe che
il
rigetto del valore probatorio delle testimonianze dipende
esclusivamente
dalla loro totale assenza di veridicità.
Caso unico e incredibile, anche le persone dotate di cultura
scientifica capaci di spaccare il capello in quattro con le loro
analisi
tecniche, quando si tratta di testimonianze olocaustiche perdono
istantaneamente tutte le loro capacità critiche e bevono senza
batter
ciglio le assurdità più macroscopiche.
Un esempio particolarmente eloquente di questo ottenebramento
mentale olocaustico è la recente Encyclopedia of Cremation(31), la
---
(29) Belzec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini
archeologiche
e nella storia, Effepi Edizioni, Genova, 2006.
(30) Idem, pp. 69-70.
(31) A cura di DOUGLAS J. DAVIES e LEWIS H. MATES, Ashgate
Publishing
Co., Londra, 2005.
- 20 -
quale, all’interno di quasi 500 pagine più o meno scientifiche,
contiene
una voce sulla cremazione ad Auschwitz che ripete tutte le
assurdità antiscientifiche della storiografia olocaustica(32).
È come se, in un trattato scientifico di cardiologia, parlando delle
SS, si affermasse in tutta serietà che esse avevano cinque cuori
che pulsavano 500 volte al minuto e nessuno avesse nulla da
eccepire.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
3) Una testimonianza «che non può essere rifiutata»
Rotondi illustra la falsa affermazione summenzionata con un esempio
specifico: il diario del dott. Johann Paul Kremer, il quale
«viene riconosciuto come autentico ma, di fronte ai passi
chiarissimi
in cui le gassazioni di massa vengono designate Sonderaktionen
(azioni speciali) e in cui ogni lettore riconoscerebbe
immediatamente
la prova dei crimini nazisti, i negazionisti si rifugiano in
astruse interpretazioni pseudo filologiche finalizzate a
stravolgerne
il significato» (pp. 34-35).
[10] Per documentare questo presunto stravolgimento Rotondi cita
le interpretazioni di Faurisson e di J.-G. Cohn-Bendit. Naturalmente
egli non menziona affatto la mia, pubblicata in un libro che espone,
sulla base di documenti, il reale significato della terminologia
“sonder-” che appare nei documenti di Auschwitz, incluso il
tema della Sonderaktion(33), al quale ho dedicato 38 pagine, mentre
gli storici olocaustici più acuti si limitano ad affermare in una
riga, senza alcuna prova documentaria, che il termine in questione
designava le presunte gasazioni omicide.
Un altro circolo vizioso: si assume aprioristicamente che
Sonderaktion
significhi gasazione omicida per poi “dimostrare”, con la
---
(32) Idem, voce «Auschwitz», pp. 66-67. I riferimenti “scientifici”
sono a
D. Czech, F. Piper e J.-C. Pressac!
(33) "Sonderbehandlung" ad Auschwitz. Genesi e significato, op.
cit., Parte
Seconda, cap. 10, «La “Sonderaktion” e la costruzione degli impianti
sanitari
»; cap. 11, «Le “Sonderaktionen” e la costruzione del crematorio
II»;
cap. 12, «Le “Badeanstalten für Sonderaktionen”»; cap. 13, «Le
“Sonderaktionen”
e l’internamento dei trasporti ebraici»; cap. 14, «Le
“Sonderaktionen”
e il trasporto e l’immagazzinamento degli effetti ebraici» e cap.
15, «Le “Sonderaktionen” e il dottor Kremer», pp. 79-116.
- 21 -
presenza di questo termine in un documento, la realtà delle
gasazioni
omicide.
Perché Rotondi ha taciuto il mio libro sulla Sonderbehandlung
ad Auschwitz? Semplicemente perché nessuno l’ha mai confutato
ed è evidentemente meglio tacere piuttosto che attrarre l’attenzione
su una documentazione che distrugge la superstizione della
Sprachregelung.
Egli per la “confutazione” di Faurisson e di Cohn-Bendit
si richiama a Pierre Vidal-Naquet (p. 35, nota 29), ma
sfortunatamente
questo golem di Georges Wellers non si è mai occupato di
me, e l’altro golem ideologico, Zimmerman, non si mai è occupato
di questo libro: che fare? Meglio tacere!
Aggiungo che Rotondi non si è curato di esaminare neppure il
paragrafo che ho dedicato al dott. Kremer nel libro Olocausto:
dilettanti allo sbaraglio (pp. 68-76).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
4) Gli agenti del presunto sterminio:
ossido di carbonio e acido cianidrico
Rotondi scrive:
«Il sistema di uccisione con l’ossido di carbonio, applicato
soprattutto
nel campo di concentramento di Chelmno fra la fine del
1941 e l’inizio del 1943, si rivelò troppo lento per cui questa
tecnica
fu soppiantata dalla gasazione con il più “pratico” acido cianidrico
» (p. 44).
[11] In realtà, secondo la cronologia (fittizia) del Calendario di
Auschwitz
di Danuta Czech, il primo impiego sperimentale di acido
cianidrico (Zyklon B) a scopo omicida ebbe luogo all’inizio di
settembre
del 1941, ossia tre mesi prima dell’apertura del campo di
Chelmno; non solo, ma nei presunti campi di sterminio orientali –
Belzec, Sobibor e Treblinka –, inaugurati rispettivamente nel marzo,
giugno e luglio 1942, quando i fantomatici “Bunker” di Birkenau
funzionavano a pieno regime con acido cianidrico, sarebbe
stato impiegato esclusivamente ossido di carbonio, che, secondo
Rotondi, era meno “pratico”, ma nonostante ciò non fu soppiantato
dall’acido cianidrico.
Perché? Misteri della burocrazia nazista? No: misteri della
storiografia
olocaustica. Questa pretende infatti da un lato che lo
sterminio fosse un’azione pianificata dai vertici del governo
tedesco,
che poi si sarebbero però completamente disinteressati della
- 22 -
sua realizzazione pratica: così ad Auschwitz sarebbe stato impiegato
lo Zyklon B, a Chelmno ossido di carbonio in camere mobili (i
“Gaswagen”), a Majdanek Zyklon B e ossido di carbonio, nei
campi orientali ossido di carbonio in camere fisse.
Inoltre la cremazione dei corpi dei presunti gasati sarebbe
cominciata
a Chelmno nella primavera del 1942 (con la costruzione
di due forni campali), ad Auschwitz nel settembre 1942 (esumazione
e arsione dei cadaveri all’aperto), a Sobibor nell’estate del
1942, a Belzec nel dicembre 1942 e a Treblinka nel marzo
1943(34).
Ogni comandante di campo – in un piano governativo di sterminio
– faceva i propri comodi? No: è solo mancata una coordinazione
tra i vari gruppi di testimoni, e ognuno ha sparato la sua
datazione,
come ognuno ha sparato i suoi metodi di sterminio.
Per Treblinka:
– misteriosi “fluidi tossici”, “camere a gas mobili”, gas ad effetto
ritardato, vagoni cosparsi di calce viva, “camere a vapore”,
aspirazione
dell’aria dalle camere della morte, avvelenamento mediante
“gas-cloro e gas-Cyklon”(35).
Per Belzec:
– impianti di folgorazione strutturati in modo vario (dal pavimento
metallico fisso a quello che si immergeva in una piscina
sottostante,
a quello che si trasformava in una enorme piastra di cremazione
ecc. ecc.), treni della morte con vagoni cosparsi di calce viva e
una
vera e propria fabbrica di sapone umano(36)
Per Sobibor:
– “sostanza nera” non meglio identificata che veniva immessa nei
locali di uccisione dall’alto, “camera a gas” con pavimento apribile
e conseguente caduta dei corpi delle vittime su vagoncini
sottostanti(!),
“corrente di cloruro [sic]”, “camere a gas” funzionanti a
---
(34) Vedi al riguardo le mie considerazioni in: C. MATTOGNO, J.
GRAF,
Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp? , op. cit., pp.
141-143.
(35) Idem, cap. II, «The Development of the Idea of Treblinka as an
Extermination
Camp», pp. 47-76, dove ho documentato anche come e perché
alla fine si impose letterariamente il metodo di uccisione
precedentemente
ignorato dell’ossido di carbonio.
(36) Belzec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini
archeologiche
e nella storia op. cit., pp. 15-46. Anche qui ho spiegato come e
perché si impose il metodo dell’uccisione prima ignorato dell’ossido
di
carbonio.
- 23 -
“cloro” con il solito pavimento apribile e caduta dei cadaveri in un
vagone ferroviario che passava sotto la camera a gas!(37)
En passant, tutte queste sciocchezze, frutto di sedicenti testimoni
oculari, sono ormai ritenute inattendibili perfino dalla
storiografia
olocaustica, che al più tenta di giustificarle con qualche sofisma(
38): essa è giunta a tale conclusione perché le considera «di
parte» o perché le considera completamente false?
Risposta di Rotondi
«A proposito dell’ossido di carbonio (CO) e dell’acido cianidrico
(HCN), Mattogno mi chiede come mai se “lo sterminio fosse
un’azione pianificata dai vertici del governo tedesco” questo
“poi si sarebbe però completamente disinteressato della sua
realizzazione
pratica”, usando in campi diversi, veleni differenti. È
assurdo pensare che Adolf Hitler, dopo aver ordinato la Soluzione
Finale, indicasse anche quale agente chimico usare, caso mai
consigliandone
anche le concentrazioni e i tempi di esposizione».
Tipica risposta da dilettante della storia. Nessuno pretende che
di tali presunte cose si dovesse occupare Adolf Hitler in persona,
ma Himmler, il preteso delegato allo sterminio ebraico, sì. Da lui
dipendevano l’Ufficio centrale di sicurezza del Reich (RSHA) e
l’Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS (WVHA),
ciascuno coinvolto nel “piano di sterminio” per la sua competenza.
Ad esempio, per restare nella mitologia olocaustica, ufficiali del
RSHA avrebbero trasmesso gli ordini di Himmler sia ad Auschwitz
(l’SS-Sturmbannführer Eichmann), sia nei campi orientali
(l’SS-Sturmbannführer Günther, latore di un ordine per Kurt
Gerstein).
Da Himmler dipendeva direttamente anche il capo della cosiddetta
“azione Reinhard”, l’SS-Brigadeführer Globocnik. Perciò,
quel che è veramente assurdo, è che, in un presunto “piano di
sterminio”
governativo, ogni subalterno facesse ciò che voleva.
[12] Riguardo allo Zyklon B, Rotondi scrive:
«La Testa (Tesch und Stabenow) vendeva lo Zyklon B ad Auschwitz
a vari tassi di concentrazione indicati con le lettere C, D, E e
F e in vari formati…» (p. 50).
Qui Rotondi confonde i tipi di filtro delle maschere antigas con
la concentrazione di acido cianidrico nello Zyklon B (che era sempre
la stessa)!
---
(37) Idem, pp. 14-15.
(38) Idem, p. 55.
- 24 -
A titolo informativo, “A” era il filtro marrone, “B” quello grigio,
“D” quello grigio-verde, “E” quello verde, “F” quello rosso,
che si usavano contro vari vapori, polveri e gas; il filtro “G”, blu
serviva per l’acido cianidrico, quello “J”, blu-bruno era specifico
per lo Zyklon B(39).
Risposta di Rotondi
Egli rimanda come fonte a Raul Hilberg, che cita alcuni documenti
che non posseggo. Nei documenti contabili sulla vendita e
sull’impiego dello Zyklon B (ad es. NI-11396, NI-11092, NI-
11093, NI-7958, NI-12113, NI-10185, NI-9912, NI-9098) e nella
letteratura tecnica non c’è alcun riferimento alle affermazioni di
Hilberg, che assumo dunque con beneficio di inventario.
5) Genesi e sviluppo delle presunte gasazioni omicide
ad Auschwitz
[13] A p. 108 Rotondi scrive:
«Uno dei motivi per cui fu scelto Auschwitz come sede per
l’espletamento
della soluzione finale è che si riteneva che avesse delle
caratteristiche logistiche ideali per l’occultamento dei cadaveri».
Rotondi equivoca su ciò che ha scritto Pressac, ossia che la scelta
di Auschwitz da parte di Himmler come «centro per l’annientamento
di massa degli ebrei» fu determinata dalla sua favorevole
situazione ferroviaria e dal progetto «di un crematorio
straordinario,
capace di incenerire 1.440 corpi al giorno»(40). Perciò
l’«occultamento dei cadaveri» non c’entra nulla.
Come è noto, secondo Rudolf Höss il presunto ordine di sterminio
gli fu impartito nel giugno 1941, ma, secondo Pressac e van
Pelt, i crematori II e III di Birkenau furono successivamente
progettati
come innocui impianti sanitari. Come spiegare questa stridente
contraddizione? Basta semplicemente spostare d’autorità il
presunto ordine di sterminio ebraico all’estate del 1942!
Pressac lo attribuisce infatti al giugno 1942 (a suo avviso Höss
lo «situa erroneamente nell’estate 1941»(41)), mentre van Pelt,
altrettanto
stimato e citato da Rotondi, ritiene che questo fantomatico
---
(39) F. FLURY, F. ZERNIK, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und
Staubarten, Verlag von Julius Springer, Berlino, 1931, p. 611.
(40) J.-C. PRESSAC, Le macchine dello sterminio. Auschwitz
1941-1945,
Feltrinelli, Milano, 1994, p. 51.
(41) Idem.
- 25 -
ordine fu dato da Himmler a Höss nel luglio 1942, ma «la
trasformazione
finale di Auschwitz in un centro di sterminio ebraico» fu
confermata il 26 settembre 1942(42).
Ecco un modo elegante per salvare, come si dice, capra e cavoli.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[14] Nel capitolo quarto Rotondi espone la genesi e lo sviluppo
delle presunte installazioni di sterminio ad Auschwitz, incorrendo
tra l’altro in altri due strafalcioni.
Egli scrive infatti che la costruzione del Kriegsgefangenenlager
(il campo di Birkenau) «iniziò nell’ottobre del 1941, con i 4 grandi
crematori» (p. 62), mentre il progetto iniziale prevedeva un solo
crematorio (quello che divenne poi il crematorio II) che per di più
doveva essere costruito nello Stammlager, accanto al vecchio
crematorio.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[15] Egli scrive poi, e ripete, che «la cremazione a cielo aperto»
cominciò nel gennaio 1942 (p. 63 e 64), mentre il Calendario di
Auschwitz indica notoriamente il settembre 1942.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[16] Egli elenca diligentemente, numerandole, le presunte
installazioni
di sterminio:
1) il Blocco n. 11; 2) il crematorio I; 3) il “Bunker 1”; 4) il
“Bunker
2” (pp. 62-64). Mi fermo qui. Dei crematori di Birkenau mi occuperò
successivamente.
Anche qui sono costretto a ripetermi. Su ciascuna di queste presunte
installazioni omicide ho redatto uno studio specifico:
1) Auschwitz: la prima gasazione, Edizioni di Ar, Padova, 1992,
190 pagine. Edizione riveduta, corretta e accresciuta: Auschwitz:
The First Gassing. Rumor and Reality, Theses & Dissertations
Press, Chicago, 2005.
2) Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing,
Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, 138 pagine.
3) The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History,
Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004, 264 pagine.
---
(42) D. DWORK, R. J. VAN PELT, Auschwitz 1270 to the Present, W.W.
Norton
& Company, New York-Londra, 1996, p. 320 e 322. Quest’opera è
citata da Rotondi nella nota 61 a p. 152.
- 26 -
A questi tre aspetti essenziali della storia olocaustica del campo
di Auschwitz ho dunque dedicato quasi 600 pagine. Nell’Opus
Magnum in cinque volumi del Museo di Auschwitz, l’esperto
mondiale Franciszek Piper li liquida in 33 pagine!(43) Ancora più
incredibilmente, a tutt’oggi non esistono monografie olocaustiche
su nessuno di questi tre aspetti.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[17] Rotondi si limita a citare il titolo del primo, ma senza alcun
commento e ignora ingiustificatamente il terzo (il secondo per
ragioni
cronologiche). Nella nota 16 a p. 49 egli scrive:
«Secondo Pressac la prima gassazione nel Blocco 11 si ebbe non
nell’agosto-settembre 1941, come riportato in precedenza (Danuta
Czech parla di fine agosto), ma nel dicembre dello stesso anno».
A parte il fatto che Danuta Czech menziona la data del 3-5 settembre
1941(44), Rotondi ignora evidentemente che lo spostamento
di data proposto da Pressac ha come unica base una mia annotazione
polemica del 1992:
«Poiché inoltre la prima gasazione, secondo il giudice Jan Sehn, fu
un’esecuzione di condannati a morte selezionati dalla commissione
presieduta da Mildner, che arrivò ad Auschwitz “nel novembre
1941” e concluse il suo lavoro “dopo un mese”, la prima gasazione
non potrebbe in ogni caso essere avvenuta prima di dicembre»(45).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[18] Nel mio relativo studio ho dimostrato che la storia della prima
gasazione omicida è basata unicamente sulle dichiarazioni
contraddittorie
di sedicenti testimoni oculari ed è smentita dai documenti,
perciò è priva di qualunque fondamento storico, e che fu
elaborata nell’ottobre del 1941 da uno dei centri della propaganda
nera del movimento di resistenza clandestino di Auschwitz
dall’idea iniziale della sperimentazione su esseri umani di
indeterminati
gas bellici.
---
(43) Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des
Konzentrationsund
Vernichtungslager Auschwitz, a cura di W. Dlugoborski e F. Piper,
Oswiecim, 1999, vol. III, pp. 137-169.
(44) D. CZECH, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager
Auschwitz-Birkenau 1939-1945, Rowohlt-Verlag, Reinbeck bei Hamburg,
1989, pp. 117-119.
(45) Auschwitz: la prima gasazione, op. cit., p. 159.
- 27 -
La storia delle presunte gasazioni omicide nel crematorio I di
Auschwitz si fonda parimenti su testimonianze, esigue e
reciprocamente
contraddittorie, palesemente e dimostrabilmente false. I
documenti della Zentralbauleitung sugli impianti di ventilazione
progettati e realizzati nel crematorio escludono qualunque finalità
omicida. Lo studio delle presunte aperture di introduzione dello
Zyklon B sulla copertura della camera mortuaria (la presunta camera
a gas omicida) infligge il colpo di grazia alla storia delle
gasazioni
omicide.
La storia dei cosiddetti “Bunker” (termine inventato nell’aprile
1945 durante le indagini polacche) di Birkenau è la più infondata e
la più inconsistente di tutte ed è anche categoricamente smentita da
numerosi documenti.
In questi tre libri ho esaminato e discusso le testimonianze di:
J. Krokowski, B. Glinski, W. Barcz, J. Koczorowski, Z. Smuzewski,
L. Banach, Z. Rozanski, E. Bartel, K. Halgas, N. Zarembina,
Z. Baranowskij, W. Petzold, M. Kula, E. Motz, W. Kielar, H.
Storch, S. Jankowski, F. Müller, H. Aumeier, R. Höss, P. Broad,
M. Grabner, H. Stark, S. Dragon, D. Olère, M. Nyiszli, S. Bendel,
A. Lettich, A. Rögner, W. Wohlfahrt, D. Paisikovic, F. Gulba, M.
Garbarz, M. Buki, M. Benroubi, J. Sackar, J. Gabai, E. Eisenschmidt,
S. Chasan, L. Cohen, A. Dragon, S. Venezia, F. Entress,
H. E. Nussfeldt, R. Böck, Höblinger, J. P. Kremer, H. Fischer.
Non male per uno che rifiuta aprioristicamente le testimonianze
dei sopravvissuti perché «di parte» e quelle di ex SS perché
«estorte
durante la prigionia»!
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
6) Il rapporto Leuchter
Su questo argomento, sul quale Rotondi si dilunga in 22 pagine
(pp. 67-88), mantengo il giudizio che ho espresso nel 1996 e che
Rotondi cita alle pp. 75-76:
«tecnicamente infondato, tranne per l’aspetto chimico, che richiede
a mio avviso un ulteriore approfondimento»(46). Nello stesso
studio ho anche rilevato che le critiche olocaustiche al rapporto
---
(46) Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, Edizioni di Ar, 1996, p.
181. Sarà
comunque utile la lettura dell’edizione critica del rapporto
Leuchter curata
da G. RUDOLF: The Leuchter Reports. Critical Editino, Theses &
Dissertation
Press, Chicago, 2005.
- 28 -
Leuchter sono spesso ancora più infondate degli argomenti che vi
sono esposti. Vale la pena di esaminare uno degli argomenti addotti
da Rotondi.
[19] Uno dei fattori che influiscono sulla formazione di cianuri in
una muratura è la concentrazione di acido cianidrico alla quale essa
è esposta.
Rotondi osserva che, secondo Höss, nelle camere a gas si impiegavano
da 5 a 7 kg di Zyklon B, il che, come rileva Pressac, corrisponde
ad una concentrazione di 12 grammi per metro cubo,«così
da uccidere con certezza mille persone in meno di cinque minuti»
(p. 77). Egli aggiunge poi che i due anti-«negazionisti» Bailer e
Wellers ipotizzavano concentrazioni di acido cianidrico ancora più
basse e ritiene che tale ipotesi non sia «da scartare», perché,
coll’esperienza, le SS potevano utilizzare quantitativi di Zyklon B
inferiori. D’altra parte,«non era certo Höss, comandante del campo,
a dover versare in prima persona il veleno dei barattoli [ci
mancherebbe altro!] e, pur asserendo di essere stato presente alle
procedure, è verosimile che sui dettagli tecnici le sue informazioni
non fossero molto precise» (p. 78). Per dimostrare questa singolare
“ignoranza” di Höss, Rotondi scrive:
«Proprio Pressac dice che Höss, ritenuto non molto attendibile su
dati e numeri in genere, alle procedure “era presente senza vedere
e che poiché la dose letale per gli uomini non era nota(47), le SS
eseguivano rudimentali test di gassazione”» (p. 78).
Ovviamente, quando c’è bisogno della sua testimonianza, come
ad esempio per «confermare» la folle capacità numerica di cremazione
addotta dal testimone Tauber(48), le cifre addotte da Höss
diventano istantaneamente molto attendibili!
Ma procediamo. Rotondi dice poi che secondo vari testimoni il
quantitativo di Zyklon B era inferiore a quello indicato da Höss.
---
(47) Questa è una grossa sciocchezza. Vedi al riguardo F. FLURY, F.
ZERNIK,
Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten, op. cit.,
dove nella trattazione sull’acido cianidrico (pp. 400-409) sono
chiaramente
esposte le concentrazioni dannose e letali per l’uomo (pp. 404-405).
Ricordo che quest’opera fu pubblicata dieci anni prima della
presunta
prima gasazione ad Auschwitz con Zyklon B.
(48) R. J. VAN PELT, The Case for Auschwitz. Evidence from the
Irving
Trial, op. cit., p.348.
- 29 -
Egli afferma inoltre che «i tempi di contatto delle camere a gas
con l’HCN non superavano i 10 minuti per giorno» (p. 77), dunque
tutti gli occupanti della presunta camera a gas morivano in un tempo
ancora inferiore – 5 minuti, secondo Pressac.
A questo riguardo sviluppo brevemente alcune considerazioni
che ho svolto in un altro studio(49) tanto per dare l’idea
dell’ordine
di grandezza di cui si discute.
Secondo Höss, per gasare 1.500 persone nei crematori II-III erano
necessari almeno 7 barattoli di Zyklon B, 7 kg di acido cianidrico.
La presunta camera a gas di questi crematori – il Leichenkeller 1 –
aveva un volume di 506 m3, al quale bisogna sottrarre quello
occupato
dalle 7 colonne di cemento armato (0,40 x 0,40 x 2,01 metri)
che sostenevano il lungo trave longitudinale che sorreggeva il
soffitto
(0,40 x 0,40 x 30 metri), complessivamente circa 7 metri cubi.
Se si assume che il corpo di un adulto occupi in media 75 dm3, il
volume occupato da 1.500 corpi è di circa 112 m3, sicché l’aria
effettivamente disponibile nel locale risulta di circa 387 m3. Se
dunque nella presunta camera a gas fossero stati versati 7 kg di
acido cianidrico, si sarebbe formata una concentrazione teorica di
vapori tossici di (7.000 : 387 =) circa 18 g/m3 o 18mg/l.
Gli unici dati sperimentali relativi ad uccisioni con acido
cianidrico
sono quelli relativi alle camere a gas di esecuzione americane.
In queste camere, con una concentrazione di 3.200 parti per
milione di acido cianidrico(50), corrispondenti a 3,83 grammi per
metro cubo, la morte, in base ai dati contenuti in 113 rapporti
sulle
esecuzioni nel penitenziario di San Quintino, subentra dopo circa 9
minuti(51).
Bisogna tuttavia rilevare che nelle camere di esecuzione l’acido
cianidrico viene prodotto immediatamente immettendo cianuro di
sodio in un recipiente smaltato contenente acido solforico diluito,
secondo la reazione 2NaCn + H2SO4 = 2HCN + Na2SO4.
---
(49) Auschwitz: The First Gassing, op. cit., pp.21-22.
(50) Did Six Million Really Die? Report of the Evidence in the
Canadian
"False News" Trail of Ernst Zündel – 1988, a cura di BARBARA
KULASZKA.
Samisdat Publishers, Toronto, 1992, p.359.
(51) JOHN M. FRIEDBERG, M.D., Berkeley, California, «Cyanide,
Consciousness
and Pain: Is Execution by Lethal Gas Cruel?» in: http://
www.idiom.com/~drjohn/cyanide.html. Vedi anche: The Gas Chambers,
http://www.geocities.com/trctl11/gascham.html
- 30 -
Nello Zyklon B, invece, l’evaporazione dell’acido cianidrico dal
suo supporto inerte è molto lenta(52), circa due ore. Un diagramma
della ditta Degesch mostra che, con una quantità di acido cianidrico
pari a una concentrazione teorica di 10 grammi per metro cubo,
la concentrazione che si produce al centro del locale cresce in modo
molto lento; essa raggiunge i 4 grammi per metro cubo soltanto
dopo circa tre ore e mezza(53). Perciò, per ottenere la
concentrazione
letale di circa 4 grammi per metro cubo in circa nove minuti –
un tempo 23,3 volte inferiore a quello risultante dal diagramma –
sarebbe stato necessario un quantitativo di Zyklon B 23,3 volte
superiore, cioè di 230 grammi per metro cubo, pari a ([233 x
387]/1000 =) oltre 90 kg!
Da questo dato, che rappresenta un ordine di grandezza
significativo,
si può giudicare quanta credibilità meritino le testimonianze
“concordanti” e “indipendenti” dei testimoni “oculari” che
raccontano
della morte delle vittime in cinque minuti con qualche chilogrammo(
54) di Zyklon B!
Cosa non meno assurda, tutto ciò sarebbe stato fatto per nulla,
perché, come ha esplicitamente affermato van Pelt, il limite tecnico
del presunto sterminio in massa non erano le camere a gas, ma i
forni crematori(55). A che scopo allora affannarsi sprecando
quantitativi
immensi di Zyklon B per ottenere la morte delle vittime in
cinque minuti invece che in due ore?
Un tale quantitativo di acido cianidrico infirma inoltre
completamente
la spiegazione della «scienza antinegazionista» secondo la
quale
«le differenti concentrazioni di cianuro sono riconducibili al fatto
che per le procedure di disinfestazione (uccisione di parassiti)
occorrevano
concentrazioni di acido cianidrico molto più alte rispetto
a quelle necessarie per uccidere gli uomini» (p. 40).
In effetti, per «uccidere gli uomini» come raccontato dai testimoni
“oculari” sarebbe stato necessario un quantitativo di acido
cianidrico oltre 20 volte superiore a quello normalmente impiegato
per la disinfestazione!
---
(52) W. LAMBRECHT, «Zyklon B – eine Ergänzung», in:
Vierteljahreshefte
für freie Geschichtsforschung, anno 1, n. 1, marzo 1997, pp. 2-5.
(53) Degesch, Fumigation chambers for pest control, Francoforte sul
Meno,
1967, p. 9.
(54) Secondo Rotondi, con 1 kg (p. 78).
(55) R. J. VAN PELT, The Case for Auschwitz. Evidence from the
Irving
Trial, op. cit., p. 306, 380, 455, 470.
- 31 -
Risposta di Rotondi
a) «… rimango francamente deluso quando [Mattogno] esamina
“uno degli argomenti addotti da Rotondi”: la possibilità di usare
Zyklon a dosi più basse rispetto a quelle proposte da Pressac,
argomento
in passato da lui stesso definito però “ragionevole”».
Rotondi vuole inchiodarmi a tutti i costi al passato perché
evidentemente
non sa che cosa opporre a ciò che argomento nel
presente.
Nel 1996 ho scritto:
«È curioso che mentre taluni critici ritengono che le SS dosassero
con estrema parsimonia lo Zyklon B, il che sarebbe anche
ragionevole,
perché, soprattutto nel 1944, il prodotto cominciava a
scarseggiare, Pressac, sulla base di Höss, ritiene credibile che
esse
ne usassero quantitativi enormi: nessuno ha ancora spiegato per
quale ragione, mentre nelle camere a gas americane, per ragioni
“umanitarie”, si usava una concentrazione di HCN 12 volte superiore
a quella rapidamente mortale, nelle presunte camere a gas
omicide, dove le ragioni “umanitarie” non esistevano affatto,
fossero
necessarie concentrazioni 40-67 volte superiori».
Come spiegherò sotto, all’epoca mi ponevo nella prospettiva
puramente
teorica di vittime immerse in una concentrazione data di
vapori di acido cianidrico, senza considerare né il tempo di
evaporazione della concentrazione letale, né il tempo di diffusione,
né il quantitativo adsorbito nelle pareti del locale; qui invece –
dopo alcuni rilievi critici a questa prospettiva teorica di Germar
Rudolf, prendo in esame il caso concreto.
Rotondi oppone poi quattro obiezioni alle mie «erronee
valutazioni»:
b) Prima obiezione
«Non ha senso confrontare l’esecuzione di un singolo individuo in
una camera a gas di un penitenziario americano con lo sterminio
simultaneo di migliaia di persone in un unico locale, ignorando il
ruolo di una serie di fattori concomitanti, quali ad esempio le
differenti
concentrazioni di ossigeno e di anidride carbonica».
Non ho preteso stabilire una correlazione perfetta tra i due tipi di
esecuzione, ma, come ho chiarito, stabilire «un ordine di grandezza
significativo». D’altra parte, poiché ho preso in considerazione un
caso concreto, mi sono basato necessariamente sugli unici «dati
sperimentali» esistenti, che sono appunto quelli relativi alle
esecuzioni
nelle camere a gas americane.
- 32 -
Ovviamente la concentrazione rapidamente letale di 0,3 mg/litro
che appare nei manuali di chimica e di tossicologia non risulta
certo
da dati sperimentali su esseri umani, meno che mai da dati sullo
«sterminio simultaneo di migliaia di persone in un unico locale».
Che tra i due tipi di esecuzione ci sia una differenza è evidente;
che questa differenza sia tale da infirmare la validità del
confronto
che ho addotto, è tutto da dimostrare.
c) Seconda obiezione
«La concentrazione immediatamente letale per l’uomo – conosciuta
dai nazisti perché segnalata, non solo nell’opera citata da
Mattogno,
ma anche in altre coeve (Patty FA, J. Industr. Hyg, 2,
631,1942) o più recenti (Documento del Michigan Department of
Environmental Quality 5.01.2001) – non è 4 gr/m3 ma di oltre 10
volte inferiore ossia di 270 ppm (parti per milione) corrispondente
a 0,3 gr/m3.
È paradossale che anche per Franco Deana, suo abituale coautore
recentemente scomparso, “un qualsiasi tecnico specializzato,
applicando
la formula di Haber, avrebbe stabilito che era sufficiente
impiegare 0,3 mg/litro di HCN che avrebbe procurato la morte in
3 minuti e 20 secondi” ed è altrettanto curioso che lo stesso
Mattogno
nel suo “Olocausto: dilettanti allo sbaraglio” abbia scritto
“mentre nelle camere a gas per ragioni ‘umanitarie’ si usava una
concentrazione di HCN dodici volte superiore a quella rapidamente
mortale, nelle presunte camere a gas omicide, dove le ragioni
‘umanitarie’
non esistevano affatto, fossero necessarie concentrazioni
40-67 volte superiori”: risultati sostanzialmente corretti
nonostante
sia Mattogno che Deana commettano l’errore di usare la
“formula di Haber” notoriamente non applicabile ai cianuri».
Rilevo anzitutto che non ho mai preteso che «la concentrazione
immediatamente letale per l’uomo», secondo la letteratura
specialistica,
sia di «4 gr/m3», come Rotondi sa bene, perché in Olocausto:
dilettanti allo sbaraglio ho scritto al riguardo (menziono anche
il riferimento bibliografico):
«La concentrazione “immediatamente mortale” di acido cianidrico
per un uomo è di 0,3 grammi per metro cubo d’aria (o 300
mg/m3), mentre una concentrazione di 0,2 grammi per metro cubo
d’aria è mortale in 5-10 minuti(56)».
Qui ho invece parlato della concentrazione di «4 grammi per
---
(56) F. FLURY, F. ZERNIK, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und
Staubarten, op. cit., p. 453 e 454.
- 33 -
metro cubo in circa 9 minuti», che, come ho spiegato sopra, è
l’unico dato sperimentale attendibile.
Rotondi invoca il compianto Deana per l’applicazione della
formula di Haber in funzione di una concentrazione letale di 0,3
mg/litro di acido cianidrico, ma poteva anche riferirsi alle pp.
185-
186 della mia opera summenzionata, dove ho sviluppato in dettaglio
proprio un tale calcolo sui presupposti suddetti, riportando
semplicemente quanto Michele Giua e Clara Giua-Lollini, nel
Dizionario
di chimica generale e industriale(57), scrivono proprio sulla
formula di Haber, secondo Rotondi, «notoriamente non applicabile
ai cianuri».
È chiaro che anche Deana si poneva nella prospettiva puramente
teorica che ho spiegato sopra. Ed è altrettanto chiaro che i dati
teorici
della letteratura specialistica sono smentiti dai dati sperimentali
delle camere a gas americane.
d) Terza obiezione
«Il tempo di “1 al massimo 2 ore”, necessario per gran parte della
evaporazione,
varia con il variare della ventilazione ed è valido per
temperature inferiori a quelle presenti nelle camere a gas (Irmscher
R: “Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung”,
35-37, 1942). Infatti 2000 persone accalcate una
sull’altra producevano 3000 Kcal al minuto, sufficienti a far
superare
la temperatura di ebollizione dell’HCN in pochi minuti, senza
considerare che la produzione di calore da parte dell’organismo
aumenta moltissimo in condizioni di stress. Abbiamo comunque
già visto che non era necessario raggiungere una concentrazione
di 4 gr/m3».
L’articolo che ho citato nella nota 52 riguardo alla durata
dell’evaporazione dell’acido cianidrico dal supporto inerte fa
riferimento
a due fonti. La prima è quella menzionata da Rotondi, ma
senza titolo! Si tratta dell’articolo di R. Irmscher «Nochmals: “Die
Einsatzfähigkeit der Blausäure bei tiefen Temperaturen”» (Di nuovo:“
La possibilità di impiego dell’acido cianidrico a basse temperature)
, in: Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung,
anno 34, 1942, pp. 35-37.
L’autore riferisce su esperimenti di evaporazione dell’acido
cianidrico
da due supporti inerti a varie temperature; alla temperatura
---
(57) Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1950), vol. I,
voce
«Aggressivi chimici di guerra», pp. 312-313.
- 34 -
più alta, 15°C, dopo un’ora, fu rilevata una evaporazione del 77%
nel primo caso, del 57% nel secondo.
Osservo en passant che qui la «ventilazione» non c’entra niente
e non è neppure menzionata – meno che mai «il variare della
ventilazione
». La seconda fonte è un diagramma della ditta Detia Freyberg
del 1991 secondo il quale l’evaporazione dell’80-90%
dell’acido cianidrico ad una temperatura superiore a 20° richiede
circa due ore. Questi dati sono confermati da due esperimenti
eseguiti
dai Sovietici nel 1945 con due barattoli da 1500 grammi di
Zyklon B: risultò che, in ambiente a temperatura da 23 a 28°C (il
punto di ebollizione dell’acido cianidrico è di circa 26°C) dopo
due ore era evaporato rispettivamente l’86 e il 95% dell’acido
cianidrico
(58).
Nelle esecuzioni americane, la concentrazione di acido cianidrico
di circa 4 mg/m3 si produce invece molto rapidamente, ma,
nonostante ciò, la morte dei condannati subentra mediamente dopo
circa 9 minuti. Ed è perfettamente inutile obiettare a questi dati
sperimentali – i soli che esistano – che la concentrazione
rapidamente
letale riportata dai manuali è di 0,3 g/m3.
Qui bisogna rilevare il fatto strano che ad Auschwitz, nonostante
le presunte centinaia di migliaia di gasati, nonostante gli
esperimenti
medici che vi furono realmente condotti e nonostante
l’enorme diffusione dello Zyklon B a scopo di disinfestazione in
Germania e fuori, non furono mai eseguiti esperimenti tossicologici
per studiare sperimentalmente l’azione dell’acido cianidrico sugli
esseri umani, sicché, nel 1945, i Tedeschi ne sapevano esattamente
come nel 1939.
Contrariamente a quanto asserisce Rotondi [vedi sotto, quarta
obiezione], Bendel, al processo Tesch, dichiarò che «per mille
persone
erano sufficienti due barattoli» di Zyklon B, specificando che
erano di formato medio, cioè da 1 kg(59) e confermò che le camere
a gas dei crematori II e III richiedevano due barattoli(60). Tale
quantitativo è meno di 1/3 di quello dichiarato da Höss sul quale
ho basato i miei calcoli. Perciò, anche assumendo che il tempo di
evaporazione dell’acido cianidrico fosse 1/3 di quello che ho
assunto,
il risultato non cambierebbe.
---
(58) Vedi il mio articolo «Gasprüfer e prova del gas residuo», in: I
Gasprüfer
di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, I
Quaderni di Auschwitz, n. 2, Effepi, Genova, 2004, p. 50.
(59) Interrogatorio di C. S. Bendel del 2 marzo 1946. NI-11953.
(60) Affidavit di C. S. Bendel del 29 settembre 1947. NI-11390.
- 35 -
Ben più importante è l’argomento correlato che ho esposto altrove.
Secondo vari “testimoni oculari”, l’apertura delle porte delle
presunte camere a gas omicide e il lavoro di estrazione dei cadaveri
avveniva pochi minuti dopo la loro chiusura. Per Bendel, la morte
delle vittime subentrava in 2 minuti(61) e l’estrazione dei cadaveri
cominciava dopo 7-8 minuti dalla chiusura delle porte; per Filip
Müller, addirittura dopo 2 minuti, per Henryk Mandelbaum, dopo
7-8 minuti.
Tuttavia le «Istruzioni di servizio per l’uso della camera di
disinfestazione
ad acido cianidrico nel campo di concentramento di
Mauthausen distaccamento di Gusen» (redatte dal medico della
guarnigione del KL Mauthausen il 25 febbraio 1942) disponevano
di effettuare la prova del gas residuo dopo almeno un’ora e mezzo
di ventilazione artificiale, e tali istruzioni sarebbero state
valide
anche per eventuali gasazioni omicide. In pratica l’apertura delle
presunte camere a gas omicide sarebbe avvenuta proprio nel momento
in cui l’acido cianidrico cominciava ad evaporare!(62)
Quanto a Bendel, che dire del fatto che egli “vide” con i propri
occhi e giurò che le presunte camere a gas – locali di m 30 x 7 x
2,41 – misuravano m 10 x 4 x 1,60? E che nonostante i loro 40 metri
quadrati e i loro 64 metri cubi contenevano 1.000 persone?(63)
e) Quarta obiezione
«Un Kg di Zyklon non è “il dosaggio secondo Rotondi” ma quello
riferito da Bendel che parla di 1 Kg per 500 persone, quindi di 3-4
Kg e non di 1 Kg per gasazione, dosaggio sicuramente più che
sufficiente – visto che la concentrazione minima letale sull’uomo
è di 1mg/kg (Gettler AO, Baine JO, Am. J. Med. Sci., 195, 182,
1938, DOC. NI-9912) – e assai più basso di quello “secondo Aynat”
che, parla di soli 140 gr di acido cianidrico per 2000 persone
in un articolo in cui “materiali, critiche e consigli sono state
forniti
dal ricercatore italiano Carlo Mattogno”… (Aynat E: «Crematoriums
II and III of Birkenau. A critical study» JHR, vol. 8, n. 3, p.
303, 1988). La conclusione secondo cui “sarebbe stato necessario
un quantitativo di acido cianidrico 20 volte superiore a quello
normalmente impiegato per la disinfestazione!” è perciò da ritenersi
sicuramente scorretta, nonostante il punto esclamativo…».
---
(61) NI-11953.
(62) «Gasprüfer e prova del gas residuo», art. cit., pp. 50-51, con
i relativi
riferimenti.
(63) NI-11953.
- 36 -
È chiaro che «il dosaggio secondo Rotondi» significa il dosaggio
scelto da Rotondi tra vari dosaggi: 7 kg (Höss), 2 o 4 kg (Nyiszli),
2 kg (Bendel).
Il riferimento all’articolo del 1988 testimonia dell’ossessione di
Rotondi per il passato, che non vuol far passare. Come vedremo
successivamente, egli ritorna più volte tediosamente su questo
passato,
tentando di spacciare per contraddizioni quelli che sono semplici
sviluppi conoscitivi. Egli si comporta come chi, volendo confutare
la tesi delle gasazioni ad Auschwitz, si riferisse a Reitlinger
invece che a Pressac, o come chi volesse rilevare “contraddizioni”
nella storiografia ufficiale confrontando le tesi di Reitlinger con
quelle di Pressac o opponendo a ogni nuovo argomento di Pressac
quello di Reitlinger.
[20] Un’ultima osservazione su una questione che Rotondi menziona
nel capitolo su Leuchter:
«Sulla questione delle nappe freatiche [sic] e delle fosse di
incenerimento,
[Pressac] spiega che le SS avevano fatto drenare il terreno
del campo, abbassando fortemente (di 2-3 metri) il livello
della nappa freatica» (p. 85).
Qui Pressac “spiega” senza addurre alcun documento, io invece
“dimostro” sulla base di documenti che nell’estate del 1944 la falda
freatica di Birkenau era tra i 60 e i 120 centimetri al di sotto
della superficie del suolo(64).
Risposta di Rotondi
«nel contempo una revisione del vocabolario italiano consentirebbe
a Mattogno di appurare che “nappa” e “falda” sono sinonimi e
una più attenta rilettura della punteggiatura gli permetterebbe di
interpretare correttamente qualche presunto “strafalcione”…».
Fortunatamente non ho bisogno di alcuna revisione del vocabolario
italiano; piuttosto Rotondi ha bisogno di una revisione logica;
il mio «[sic]» voleva infatti mettere in evidenza l’insensato
plurale,
come se a Birkenau non vi fosse la nappa o falda freatica, ma due
o più. Un semplice cavillo per eludere la risposta.
---
(64) «“Verbrennungsgruben” und Grundwasserstand in Birkenau», in:
Vierteljahreshefte
für frei Geschichtsforschung, anno 6, n. 4, dicembre 2002,
pp. 421-424; Auschwitz: Open Air Incinerations, Theses &
Dissertations
Press, Chicago, 2005, pp. 33-34.
- 37 -
II – LA CRITICA A MATTOGNO
1) Il tifo petecchiale ad Auschwitz: “alibi” o realtà?
Rotondi dedica un breve capitolo alla questione del tifo petecchiale
ad Auschwitz (pp. 51-59).
Egli vi riprende le obiezioni già oppostemi a suo tempo da Zimmerman
ma senza menzionare, come ho spiegato nell’Introduzione,
la mia replica.
Cominciamo dalla presunta falsificazione sistematica dei certificati
di morte contenuti negli Sterbebücher (registri dei decessi) di
Auschwitz. Rotondi scrive:
«Se consideriamo che esistono addirittura certificati nei quali la
morte di bambini è attribuita a decrepitudine è comprensibile come
tali referti non siano veritieri e nascondano le vere cause dei
decessi».
Egli specifica poi che si riferisce a «diagnosi inventate per
occultare
i detenuti uccisi dai nazisti» (p. 54).
[21] Nella mia risposta supplementare a Zimmerman ho rilevato
che nella documentazione esistente appare un solo caso di morte
per decrepitudine attribuita a un bambino, un caso su 68.864 morti(
65). Un po’ poco per parlare di falsificazione sistematica.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[22] Rotondi riporta il numero dei decessi per tifo petecchiale
menzionato da Zimmerman – 2.060 – e commenta che il dato corrisponde
a una percentuale inferiore al 3% che considera «davvero
esigua soprattutto se si considera che in tale periodo è compresa
anche l’epidemia di tifo scoppiata nell’estate del ‘42» (p. 53).
Egli rileva poi che «gran parte dei decessi (oltre 25.000 cioè più
di una morte su tre) veniva attribuita a malattie cardiovascolari» e
commenta:
«Trattandosi di una popolazione mediamente giovane (59.000
morti di età inferiore a 50 anni e 44.000 di età inferiore a 40
anni)
una mortalità cardiovascolare del genere non è spiegabile», neanche
per un campo di concentramento (p. 54).
---
(65) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and
Prejudices
on the Holocaust, op. cit., p. 160.
- 38 -
La fonte citata da Zimmerman elenca in una tabella le cause di
morte che appaiono nei 68.864 certificati di morte che si sono
conservati.
La somma è di 64.026 cause di morte(66). Ma Rotondi
menziona 103.000 morti: dove mai ha preso questi dati? Mistero.
Nella tabella dedicata all’età dei detenuti al momento della morte,
la fonte di Zimmerman dà 14.711 morti di età compresa tra 41 e
50 anni e 18.471 di età tra 31 e 40 anni. I restanti 35.569 morti
appartenevano
alle fasce di età dalla nascita a 30 anni e da 51 a 90
anni (54 morti avevano un’età compresa tra 81 e 90 anni)(67).
Dunque i morti «mediamente giovani» erano 33.182 su 68.751,
ossia il 48,2%. Tuttavia le due tabelle sono indipendenti e nulla si
sa circa la distribuzione delle cause di morte nelle varie fasce di
età. Pur non essendo un cardiologo, azzarderei che i più esposti
erano i più anziani (9.428 morti), ma anche i più giovani (2.586
bambini fino a 10 anni e 8.648 ragazzi da 11 a 20 anni). Ciò non
mi sembra così inspiegabile.
Rotondi conclude così:
«1) Le morti per tifo furono molto meno numerose di quanto
riportato,
probabilmente anche per l’efficacia delle misure preventive
adottate, e non giustificano la costruzione di nuovi forni crematori
oltre a quelli già presenti nel campo.
2) Le diagnosi redatte nei certificati di decesso erano
evidentemente
inventate per occultare le esecuzioni criminali operate dai
nazisti, essendo inconcepibile con le caratteristiche
epidemiologiche
della popolazione di Auschwitz un tasso di mortalità cardiovascolare
analogo a quello riscontrabile dall’analisi dei registri»
(p. 55).
Sulla prima conclusione ritornerò successivamente. La seconda
è evidentemente inficiata dagli errori menzionati sopra sui quali
Rotondi basa il suo giudizio.
Risposta di Rotondi
«Sul tifo petecchiale [Mattogno] fa una confusione enorme,
giustificata
in parte dal fatto di non avere preparazione medica.
Ho sostenuto nel mio libro che tale malattia non poteva giustificare
il grande numero di morti ad Auschwitz poiché nei registri furono
certificate solo 2060 morti per tifo a fronte di oltre 25.000
---
(66) T. GROTUS, J. PARCER, «EDV-gestützte Auswertung der
Sterbeeinträge
», in: Sterbebücher von Auschwitz, Herausgegeben vom Staatlichen
Museum
Auschwitz-Birkenau, K. G. Saur, Monaco, New Providence, Londra,
Parigi, 1995, vol. 1, pp. 244-245.
(67) Idem, p. 248.
- 39 -
per cardiopatie, epidemiologicamente non spiegabili, se non pensando
a uccisioni spacciate per morti cardiache. Mattogno interpreta
questa semplice deduzione a modo suo, facendo strani calcoli
e accusandomi di “menzionare 103.000 morti”, cifra che
non si capisce da dove sbuchi? “Mistero” per dirla alla Mattogno.
Mi spiego nel modo più elementare possibile: parlo di una
popolazione
di morti troppo giovane per giustificare una tale mortalità
cardiaca, perché costituita da 59.000 morti di età inferiore a 50
anni e da 44.000 morti di età inferiore a 40 anni. Mattogno
maldestramente
somma 59.000 a 44.000 e giunge a sostenere che io
menzioni 103.000 morti. È invece fin troppo chiaro che i 44.000
morti fanno parte dei 59.000 morti di età inferiore ai 50 anni … A
parlare di 103.000 morti è Mattogno e non certamente io. Sul
significato
di popolazione “mediamente giovane” fraintende e non
comprende che mi riferisco al significato statistico di “età media”
(Sx/n) uguale alla somma di tutte le età divisa per il numero degli
individui e forse per questo non considera giovani i morti tra 0 e
30 anni! Fa quindi una serie di ipotesi prive di ogni attendibilità
scientifica dato che la statistica si fa con le diagnosi mediche non
presunte ma accertate. Ciò che è certo è i certificati di morte per
tifo rimangono 2060. Il resto sono ipotesi senza valore e non si
capisce perché per una stessa causa di decesso, talora si dovesse
porre diagnosi di “tifo” e il più delle volte di morti cardiache».
Ammetto il fraintendimento, ma questo non ha nulla a che vedere
con i miei argomenti storici (vedi punto [23]).
E la ragione per cui «per una stessa causa di decesso, talora si
dovesse porre diagnosi di “tifo” e il più delle volte di morti
cardiache
» l’ha spiegata il suo collega medico André Weiss. Le mie ipotesi
presuntamente «prive di ogni attendibilità scientifica» servono
solo a dimostrare che la tesi dell’alta mortalità a causa del tifo è
pienamente compatibile con la mortalità effettiva, tenuto anche
conto dei presunti assassinati.
Per anni il revisionismo è stato accusato di aver presentato un
quadro di Auschwitz edulcorato, come se fosse “un sanatorio”; a
quanto pare Rotondi, che si stupisce dell’alta mortalità per cause
cardiache, lo considera un campo per Boy Scouts.
[23] Rotondi riporta poi la mia spiegazione del numero esiguo di
decessi attribuiti al tifo petecchiale tratta dalla mia prima
risposta a
Zimmerman, ossia che la maggior parte dei detenuti che si ammalarono
di tifo, avendo già l’organismo minato dalle condizioni di
vita che regnavano al campo, morirono soprattutto per complicazioni
successive.
-40-
Qui aggiungo quanto rilevato da André Weiss in una tesi di laurea
sul tifo petecchiale durante la seconda guerra mondiale.
Egli presenta uno studio epidemiologico e clinico sull’epidemia
di tifo che colpì il ghetto di Theresienstadt tra la fine di aprile
e
l’inizio di maggio del 1945 ed espone le complicazioni più gravi
della malattia: quelle del sistema cardiovascolare (collasso
cardiaco,
collasso circolatorio, ipotensione, aritmie cardiache), quelle
polmonari
(broncopolmonite, polmonite lobare), quelle renali e digestive
(diarrea). A queste complicazioni egli aggiunge inoltre la
cachessia, ossia un dimagrimento “normale” di 20 kg dopo due
settimane di malattia(68).
L’obiezione di Rotondi è che
«storicamente la mortalità massima riportata per il tifo petecchiale
non è mai stata superiore al 60%: ciò significa che non tutti i
malati
morivano e circa la metà dei malati poteva salvarsi, pur in assenza
di terapia antibiotica» (p. 56).
Prendiamo per buona anche per Auschwitz questa percentuale,
che, a dire di Rotondi, comprende anche le «complicanze tardive
legate alla malattia».
I primi casi di tifo a Birkenau si manifestarono all’inizio di
luglio,
ma la situazione si aggravò a partire dalla seconda metà del
mese (il giorno 20 fu dichiarata la Lagersperre – chiusura del
campo – a causa del pericolo del tifo petecchiale) ed esplose nel
mese di agosto.
Dal giugno, al luglio, all’agosto 1942 la mortalità ad Auschwitz
aumentò rispettivamente da circa 3.800, a circa 4.400, a circa
8.600 decessi.
Queste cifre non sono affatto inconciliabili con i parametri
menzionati
da Rotondi. Tutt’altro. La mortalità del 60% dei detenuti
malati corrisponde a 1.000 colpiti dal tifo e 600 morti (3.800 + 600
= 4.400) per luglio e a 7.000 colpiti di cui 4.200 morti (4.400 +
4.200 = 8.600) per agosto. I 7.000 colpiti da tifo petecchiale
costituirebbero
circa il 17% della forza totale del complesso Auschwitz-
Birkenau.
L’unico dato documentariamente noto sulla mortalità in conseguenza
dell’epidemia di tifo è che nella sala 3 del Block 20 di Auschwitz
dal 12 marzo al 31 dicembre 1942 passarono 1.792 detenu-
---
(68) A. WEISS, Le typhus exanthématique pendant la deuxième guerre
mondiale
en particulier dans les camps de concentration, Imprimerie Grivet,
Ginevra, 1954, pp. 59-70.
- 41 -
ti malati, di cui morirono 323, il 18%, mentre 90, il 5%, sarebbero
stati gasati, 90 in otto mesi e mezzo!(69).
In realtà essi scomparvero dalla forza della sala il 29 agosto
1942 solo perché essa rimase chiusa dal 30 agosto al 7 settembre
per la disinfestazione e vi riapparvero puntualmente il 9 settembre
insieme ad altri tre nuovi ricoverati.
È noto che l’epidemia di tifo infierì soprattutto a Birkenau e che
nell’agosto 1942 le installazioni ospedaliere di questo campo erano
molto più rudimentali di quelle di Auschwitz, sicché in esso un
tasso di mortalità del 60% è più che probabile.
D’altra parte se in soli otto mesi e mezzo nel campo di Auschwitz
soltanto nella sala 3 del Block 20 si registrarono 323 decessi,
come è possibile che nell’intero complesso Auschwitz-Birkenau
dall’agosto 1941 al dicembre 1943, sia pure con le lacune
documentarie
esistenti(70), ci fossero stati soltanto 2.060 decessi?
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[24] Nella mia risposta finale a Zimmerman ho inoltre rilevato che,
per il mese di agosto, il Calendario di D. Czech registra la
presunta
gasazione di non più di 1.500 detenuti immatricolati (tra cui i 90
summenzionati), sicché, anche se ciò fosse vero, ma non lo è,
bisognerebbe
pur sempre ammettere che buona parte dei restanti
7.100 decessi sono da attribuire al tifo petecchiale.
Con ciò cade anche l’affermazione di Rotondi che il tragico aumento
della mortalità nell’agosto 1942 non fu dovuto al tifo petecchiale,
ma «“agli interventi esterni” operati dai nazisti sui malati di
tifo», cioè all’«uccisione dei malati gravi in genere (ancor più di
quelli con malattie infettive e contagiose come il tifo
petecchiale)»
(p. 57).
Stabilito che il tifo petecchiale ad Auschwitz-Birkenau provocò
un numero ingente di vittime, cade anche l’obiezione relativa alla
necessità di costruire nuovi crematori.
D’altra parte Pressac, parlando del capo della Zentralbauleitung,
ha scritto:
---
(69) S. KLODZINSKI, «Dur wysypkowy w obozie Oswiecim» (Il tifo
petecchiale
nel campo di Auschwitz), in: Przeglad Lekarski, n. 1, 1965, p. 51.
(70) I 68.864 certificati di morte che si sono conservati coprono
circa il
70% dei decessi che si verificarono in quel periodo, inclusi quelli
relativi
ai prigionieri di guerra sovietici.
- 42 -
«A partire dall’estate 1942, sotto la pressione dell’epidemia di
tifo
e in previsione dell’internamento di 200.000 prigionieri nel KGL,
quadruplica il programma crematorio di Auschwitz»(71).
Dunque sono in buona compagnia e Rotondi avrebbe fatto meglio
a leggere le sue fonti prima di formulare obiezioni inconcludenti.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
2) Le aperture di introduzione dello Zyklon B sulla copertura
del camera mortuaria (presunta camera a gas omicida) del
crematorio II
Su questo tema Rotondi dichiara:
«In realtà l’inesistenza dei fori di introduzione dello Zyklon B non
è così certa come si vorrebbe far credere ed esistono anzi numerosi
elementi che ci inducono a ritenere il contrario»(p. 99).
Il primo elemento è costituito dalle testimonianze oculari, che
«vengono scartate a priori dai negazionisti per le solite
motivazioni
» ma che «sono a riguardo numerose, concordi tra di loro negli
aspetti essenziali e divergenti solo in alcuni dettagli riguardanti
per
lo più le misure dei sistemi di introduzione dello Zyklon B» (p.
99).
[25] Alla questione delle aperture summenzionate ho dedicato
due dettagliati articoli che sono apparsi nella rivista
Vierteljahreshefte
für freie Geschichtsforschung rispettivamente nel 2002(72) e
nel 2004(73).
Entrambi sono stati pubblicati in inglese (lingua accessibile a
Rotondi) nel numero 4 del dicembre 2004 della rivista The Revi-
---
(71) J.-C. PRESSAC, Le macchine dello sterminio. Auschwitz
1941-1945,
op. cit., p. 152.
(72) «“Keine Löcher, keine Gaskammer(n)”. Historisch-technische
Studie
zur Frage der Zyklon B-Einwurflöcher in der Decke des Leichenkellers
1
im Krematorium II von Birkenau», in: Vierteljahreshefte für freie
Geschichtsforschung,
anno 6, n. 3, settembre 2002, pp. 284-304.
(73) «Die Einfüllöffnungen für Zyklon B - Teil 2: Die Decke des
Leichenkellers
von Krematorium II in Birkenau», idem, anno 8, n. 3, novembre
2004, pp. 275-290.
- 43 -
sionist(74); infine, nel 2005, questi articoli sono stati raccolti
in 116
pagine in uno studio che ho gia citato(75).
Nel primo articolo ho confutato radicalmente l’articolo di Charles
D. Provan che Rotondi menziona a p. 103 e che riassume così:
«Elementi molto interessanti sulla questione emergono da uno
studio effettuato da D. Charles Provan “No Holes? No Holocaust?
A study of the Holes in the Roof of Leichenkeller 1 of Krematorium
2 at Birkenau” pubblicato nel 2000».
Rotondi spiega poi che Provan si è recato a Birkenau ed ha
ispezionato
la copertura del Leichenkeller 1/presunta camera a gas omicida
del crematorio II e continua:
«Da questa ispezione ha evidenziato la presenza di ben 8 aperture
di cui almeno 3 sicuramente originali e utilizzabili per
l’introduzione
dello Zyklon».
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[26] Nella mia critica, alla quale Provan non ha mai obiettato
nulla,
sulla base di numerosi documenti a lui ignoti e di 32 fotografie
(anch’io ho ispezionato la copertura del Leichenkeller 1, e più
volte
nel corso degli anni), ho confutato una ad una le sue affermazioni
e ho dimostrato che le aperture in questione non hanno nulla a
che vedere con i presunti congegni di introduzione dello Zyklon B.
Su questa dimostrazione Rotondi non dice nulla: semplicemente la
ignora. Solo in tal modo può addurre i presunti «elementi molto
interessanti» dell’articolo di Provan.
Nella mia confutazione mi sono occupato ovviamente anche
delle testimonianze oculari(76) (che tra l’altro non sono così
numerose
e così concordi), soffermandomi in modo particolare sul testimone
per eccellenza, Michal Kula, il sedicente costruttore dei
congegni di introduzione dello Zyklon B, dimostrando su base
documentaria
(il registro della Schlosserei/officina dei fabbri della
Zentralbauleitung) che tali congegni non furono mai ordinati né
---
(74) «“No Holes, No Gas Chamber(s)”», in: The Revisionist, vol. 2,
n. 4,
dicembre 2004, pp. 387-410; «The Openings for the Introduction of
Zyklon
B - Part 1: The Roof of the Morgue of Crematorium I at Auschwitz»,
idem, pp. 411-419; «The Openings for the Introduction of Zyklon B -
Part
2: The Roof of the Morgue 1 of Crematorium II at Birkenau», idem,
pp.
420-436.
(75) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and
Prejudices
on the Holocaust, op. cit., The Elusive Holes of Death, pp. 279-394.
(76) Idem, pp. 284-290.
- 44 -
costruiti(77). Se a Rotondi viene in mente di opporre a questa
dimostrazione
l’insulso argomento e silenzio di Vincenzo Sciacca,
l’avverto che l’ho già confutato(78).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[27] Del mio intero articolo Rotondi menziona un solo argomento,
ma solo di riflesso, criticando Deana. Ecco di che cosa si tratta.
Durante la nostra visita a Birkenau nel 1990 accertammo che dai
bordi grezzi di un’apertura esistente sulla copertura del
Leichenkeller
1 del crematorio II (quella che Provan ha denominato n. 7) uscivano
cinque tondini di ferro dell’armatura del solaio piegati malamente
verso l’alto e lunghi circa 40 centimetri(79).
Poiché in quel punto le macerie sottostanti si trovano tanto vicine
alla superficie esterna della copertura da impedire l’accesso
attraverso
l’apertura, abbiamo dedotto che l’apertura è stata praticata
dopo il crollo del solaio per trovare un altro punto di accesso al
Leichenkeller 1 (solo la parte ovest è accessibile(80)): chi ha
praticato
il buco ha infatti piegato verso l’alto i tondini di ferro (essendo
estremamente difficile piegarli verso il basso) per liberare
l’apertura e poter introdurre la testa nell’apertura. Questa
deduzione
è confermata da un argomento architettonico che esporrò sotto.
Rotondi risponde così:
«In realtà la presenza dei tondini piegati è spiegata dal fatto che,
come dimostrato da Pressac e accettato ormai dalla gran parte della
storiografia ufficiale, il Krematorium II aveva inizialmente una
vocazione sanitaria e solo successivamente fu destinato alle
gassazioni
omicide. I fori di apertura furono pertanto effettuati non al
momento della costruzione del tetto ma successivamente quando
il tetto e la sua armatura metallica erano già stati completati» (p.
104).
Qui la storiografia ufficiale si invischia in un groviglio
inestricabile
di assurdità.
---
(77) Idem, pp. 303-306 e 314-315.
(78) Olocausto: dilettanti nel web, op. cit., pp. 112-113.
(79) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and
Prejudices
on the Holocaust, op. cit., The Elusive Holes of Death, fotografie
23
e 24 a p. 333.
(80) Idem, p. 341, fotografia dell’interno del Leichenkeller 1.
- 45 -
Come ho rilevato altrove(81), secondo Pressac la decisione di
spostare la presunta attività sterminatrice nel crematorio II,
secondo
il modello della presunta camera a gas del crematorio I – cioè
con una ventilazione e aperture di introduzione per lo Zyklon B sul
soffitto –, fu presa nell’ottobre 1942.
Quando però la Zentralbauleitung trasformò il Leichenkeller 1
in camera a gas omicida sul modello di quella del crematorio I,
“dimenticò” di predisporre sulla copertura di cemento le aperture
per lo Zyklon B! Solo dopo si sarebbe “ricordata” delle aperture,
che avrebbe fatto praticare grossolanamente con mazzetta e scalpello
senza neppure tagliare i tondini di ferro dell’armatura di
calcestruzzo,
che rimasero ai bordi dell’apertura summenzionata.
Tuttavia, secondo Kula, il dispositivo di rete metallica di
introduzione
dello Zyklon B attraversava il solaio del locale e sbucava
all’esterno. Il testimone Tauber afferma – e Pressac accetta – che
questa parte era protetta da camini in muratura: ma come poteva
essere costruito un camino di mattoni senza prima tagliare i tondini
di ferro? Senza contare poi la questione essenziale delle dimensioni
del presunto congegno, di cui mi occuperò subito.
Prima però voglio aggiungere che la presenza dei tondini è stata
considerata tanto imbarazzante dai funzionari del Museo di Auschwitz
che nel corso degli anni (dal 1990 al 2000) i tondini sono
spariti tutti tranne uno, che è stato accorciato, e l’apertura è
stata
grossolanamente squadrata con mazzetta e scalpello!(82).
Risposta di Rotondi
«si è detto […] che i tondini di ferro erano piegati». (Vedi sotto,
punto [31])
Infatti. Proprio come si vede nella mia relativa fotografia(83).
[28] Rotondi discute poi la mia deduzione che l’apertura che Provan
denomina n. 2 fu fatta praticare dal giudice istruttore Jan Sehn
nell’aprile-maggio 1945 per acquisire prove all’interno del
Leichenkeller
1 o ancora prima dai Sovietici per lo stesso motivo.
---
(81) "Sonderbehandlung" ad Auschwitz. Genesi e significato, op.
cit., pp.
130-131.
(82) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and
Prejudices
on the Holocaust, op. cit., The Elusive Holes of Death, fotografie
25-28, pp. 334-335.
(83) «“No holes, no gas chamber(s)”. An historical-technical study
of the
holes for introducing Zyklon b in the roof of Leichenkeller 1 of
Krema II
at Birkenau», in: http://vho.org/GB/c/CM/noholes.html., fotografia
20.
- 46 -
Rotondi obietta:
«Ma se tale apertura fosse stata effettivamente opera dei periti
nominati dal giudice Sehn, la sua realizzazione sarebbe stata
certamente
riportata nella perizia che lo stesso Mattogno definisce
molto accurata. E per quanto riguarda invece i sovietici, appare
poco credibile che i soldati dell’Armata Rossa, vittoriosi di fronte
a un nemico ormai distrutto e con buona parte dell’Europa ai loro
piedi, si dovessero preoccupare di scavare buchi, prevedendo che
40 anni dopo, un farneticante professore di letteratura si mettesse
a discutere di fori nei tetti, cercando di convincerci che i nazisti
non si erano mai sognati di sterminare gli ebrei» (p. 105).
Ricapitolando, nella sua perizia – confermo, molto accurata – il
perito Roman Dawidowski, incaricato dal giudice Jan Sehn di
raccogliere
tutte le prove e gli indizi a favore dell’attività di gasazione
omicida nei crematori di Birkenau, avrebbe “certamente” riportato
la realizzazione di un’apertura sul solaio della presunta camera a
gas ma non avrebbe affatto menzionato la “prova” per eccellenza:
la presenza di una vera e propria apertura di introduzione per lo
Zyklon B!
Per quanto riguarda i Sovietici, l’argomentazione vorrebbe forse
essere spiritosa, ma è soltanto banale. Come evidentemente Rotondi
ignora, i Sovietici istituirono commissioni di periti che
effettuarono
decine di perizie, inclusa una sui crematori di Birkenau, nella
quale neanche essi menzionarono l’esistenza dell’apertura in
questione(
84).
Risposta di Rotondi
«… si è detto che [tali aperture] le avevano fatte i russi» (vedi
sotto, punto [31]).
Senza commento.
[29] In tutta la questione, Rotondi tace inoltre un particolare
essenziale:
secondo il sedicente costruttore dei dispositivi di rete metallica
di introduzione dello Zyklon B, Kula, questi avevano una sezione
quadrata di centimetri 70 x 70(85): chi meglio di lui, che li
aveva (presuntamente) realizzati sulla base di un disegno specifico
della Zentralbauleitung, poteva conoscerne le dimensioni? Tuttavia
l’apertura in questione, nel 1990, aveva una forma trapezoidale
---
(84) Archivio di Stato della Federazione Russa, Mosca, 7021-108-14,
pp.
4-6.
(85) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and
Prejudices
on the Holocaust, op. cit., The Elusive Holes of Death, p. 303.
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con i lati maggiori di centimetri 86 x 50: ma allora come un simile
congegno poteva passare attraverso quest’apertura?
E l’apertura che presentava i tondini di ferro nel 1990 era ancora
più piccola (circa 60 x 50 centimetri). Ma non disperiamo. Col
passare degli anni esse raggiungeranno senza dubbio le dimensioni
“olocausticamente corrette” di cm 70 x 70!
Risposta di Rotondi
«si è detto […] che forma e centimetri (in un edificio distrutto con
la dinamite…) non corrispondevano». (Vedi sotto, [31])
Se Rotondi avesse letto il mio articolo che cita, saprebbe anche
che in questo stesso «edificio distrutto con la dinamite» si sono
conservate e sono perfettamente riconoscibili come tali sia
l’apertura
del condotto di ventilazione del Leichenkeller 2, sia le aperture
di ventilazione della sala forni(86). E il confronto tra queste
aperture
e i buchi presenti sulla copertura del Leichenkeller 1 dimostra
inoppugnabilmente che questi ultimi non possono essere aperture
di introduzione dello Zyklon B(87).
Riprendiamo la discussione dei «numerosi elementi» addotti da
Rotondi a favore della realtà delle aperture per lo Zyklon B.
Il primo, come abbiamo visto, è costituito in generale dalle
testimonianze.
Egli adduce al riguardo quella di David Olère,
«un disegnatore pubblicitario sopravvissuto ad Auschwitz, che
subito dopo la guerra eseguì dei lavori ispirati alla sua esperienza
di membro del Sonderkommando, tra cui una planimetria e una
sezione del Krematorium III (identico al Krematorium II) con la
rappresentazione delle colonne per l’introduzione dello Zyklon,
come descritto dai testimoni» (p. 99).
[30] Rotondi afferma che i disegni di Olère sono «ispirati alla sua
esperienza» diretta, ma il punto è proprio questo. Qui è necessario
fornire qualche chiarimento sulla favola della “concordanza” di
“testimonianze indipendenti”: ma quale indipendenza? I testimoni
vivevano forse uno sulla Luna, uno su Marte e uno su Giove? I
detenuti non si trovavano tutti ad Auschwitz e non erano tutti
vittime
– e in parte artefici – della serrata propaganda dei vari movimenti
di resistenza clandestini del campo? E prima di arrivare alla
---
(86) «“No holes, no gas chamber(s)”. An historical-technical study
of the
holes for introducing Zyklon b in the roof of Leichenkeller 1 of
Krema II
at Birkenau», in: http://vho.org/GB/c/CM/noholes.html., fotografie
8, 9,
10, 11.
(87) Idem, fotografie 13-18 e 20-31.
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versione finale sancita dalla Commissione di inchiesta sovietica
questi gruppi non misero in giro le storie più assurde basate allo
stesso modo su testimonianze “concordanti” e “indipendenti”?(88).
Ed è molto significativo che la “concordanza” maggiore di testimoni
“indipendenti” riguardi due fatti palesemente falsi: la capacità
di cremazione dei crematori e le “fosse di cremazione” del
1944, sulle quali ritornerò successivamente. Una “concordanza”
sulla menzogna!
Il secondo elemento di Rotondi sono le fotografie aeree e terrestri.
Una fotografia aerea del 25 agosto 1944 presenta delle macchie
scure a zig zag con una disposizione simile a quella delle colonne
dei disegni di Olère, ma
«quando Olère realizzò i disegni, la foto non era stata ancora
pubblicata
(sarà resa pubblica solo nel 1979) e quindi non poteva averla
vista» (p. 100).
Un’altra «testimonianza concordante», dunque.
Risposta di Rotondi
«E i testimoni? Concordi nel complotto antinazista e inattendibili
perché “vittime”, non dei nazisti attenzione!, quanto piuttosto
“della serrata propaganda dei vari movimenti di resistenza del
campo”».
Qui non posso non rilevare la malafede di Rotondi, che proprio
sul tema specifico delle aperture invoca le testimonianze oculari,
le
quali, a suo dire, «vengono scartate a priori dai negazionisti per
le
solite motivazioni». Come egli sa bene, queste testimonianze oculari
(di Rudolf Höss, Josef Erber, Konrad Morgen, Karl Schultze
Charles S. Bendel, Miklos Nyiszli, Filip Müller, Salmem Lewenthal,
Michal Kula, Henryk Tauber) le ho esaminati tutte e attentamente
nel mio relativo articolo che egli cita, e se le ho giudicate
inattendibili (come Provan ha fatto con quelle dei testimoni Egon
Ochshorn, Friedmann, Janda Weiss, Rudolf Vrba e Alfred Wetzler,
Ota Kraus e Erich Kulka, Werner Krumme e Alfred Franke-
Gricksch), è perché sono inattendibili.
Rotondi, che non ha alcuna idea di come sono nate e si sono
sviluppate
le testimonianze di Auschwitz, poteva anche risparmiarsi
la sua sciocca ironia, ma chiedersi ad esempio da dove sono saltate
fuori le storielle raccontate dai testimoni di Auschwitz su nastri
trasportatori elettrificati, camere elettriche, martelli pneumatici,
---
(88) Auschwitz 27 gennaio 1945-27 gennaio 2005: sessant’anni di
propaganda,
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