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REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
Carlo Mattogno
Il mito del lo sterminio ebraico
Introduzione storico-bibliografica alla storiagrafia revisionista
Sentinella d'Italia
Prima pubblicazione: Sentinella d'Italia, Via Buonarroti, 4,
Monfalcone, Italia, 1985.
Parte prima
I -- "NESSUN DOCUMENTO E' RIMASTO, NE' FORSE E' MAI ESISTITO".
Ciò che più colpisce nello studio della vastissima letteratura
consacrata allo "sterminio" degli ebrei, è l'enorme sproporzione che
esiste tra un'accusa così grave e la fragilità delle prove addotte a
sostegno di essa.
In effetti l'elaborazione e la realizzazione di un "piano di
sterminio" così gigantesco avrebbe richiesto una organizzazione
tecnica, economica e amministrativa assai complessa, come rileva
Enzo Collotti: "Ma è facile comprendere che una così immane tragedia
non poteva essere materialmente opera soltanto di poche centinaia o
anche dì poche migliaia di uomini, non poteva realizzarsi senza
un'organizzazione capillare che attingesse aiuti e collaborazione
nei settori più disparati della vita nazionale, praticamente in
tutti i rami dell'amministrazione, senza cioè la connivenza di
milioni di persone, che sapevano, che vedevano, che acconsentivano o
che comunque, anche se non erano d'accordo, tacevano e il più delle
volte lavoravano senza reagire a dare il loro contributo
all'ingranaggio della persecuzione e dello sterminio"1.
Gerald Reitlinger sottolinea che "nella Germania di Hitler abbiamo
uno Stato poliziesco al massimo grado, che lasciò documenti a
centinaia di tonnellate e testimoni preziosi a migliaia di unità",
sicché, in conclusione, "non [4] vi è stato nulla,in verità, che
questo. avversario non abbia affidato alla carta"2.
Alla fine della seconda guerra mondiale gli Alleati sequestrarono
"tutti gli archivi segreti del governo tedesco, compresi i documenti
del Ministero degli Esteri, dell'Esercito e della Marina, del
Partito nazionalsocialista e della polizia segreta di Stato, di
Heinrich Himmler"3.
Tali "archivi furono vagliati dalle Potenze vincitrici in vista del
processo di Norimberga:
Note:
1 Enzo Collotti, La Germania nazista, Torino 1973, p. 146.
2 GeraId Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio
degli ebrei d'Europa
1939-1945, Milano 1965, p. 593.
3 William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Torino 1971, p. XIII.
4
"Centinaia di migliaia di documenti tedeschi sequestrati furono
raccolti in gran fretta a Norimberga per essere usati come prove nel
processo contro i principali criminali di guerra nazisti"4.
Gli Americani da soli esaminarono 1.100 tonnellate di documenti5,
tra i quali ne selezionarono 2.5006.
Ci si aspetterebbe dunque di essere sommersi da una marea di
documenti comprovanti la realtà dello "sterminio" ebraico, ma le
cose stanno assai diversamente, come ammette Léon Poliakov:
"Gli archivi del Terzo Reich e le deposizioni e i racconti dei capi
nazisti, ci permettono di ricostruire nei particolari la nascita e
lo sviluppo dei piani di aggressione, delle campagne militari e di
tutta la gamma di procedimenti con i quali i nazisti intendevano
rifare a guisa loro il mondo.
Soltanto il piano di sterminio degli Ebrei, per quanto concerne la
sua concezione, come per molti altri aspetti essenziali, rimane
avvolto nella
nebbia.
[5]
Deduzioni e considerazioni psicologiche, racconti di terza o di
quarta mano,ci permettono però di ricostruirne lo sviluppo con
notevole
approssimazione.
Molti particolari, tuttavia, resteranno per sempre sconosciuti. Per
quanto riguarda la concezione propriamente detta del piano di
sterminio totale, i tre o quattro principali responsabili non sono
più in vita.
Nessun documento è rimasto, né forse è mai esistito. Di tanta
segretezza i capi del Terzo Reich, millantatori e cinici come in
altre circostanze7, circondarono il loro crimine maggiore"8.
Dal tempo della prima stesura dell'opera di Léon Poliakov9 la
situazione non è mutata:
"Malgrado la grande messe di documenti nazisti catturati dagli
Alleati alla fine della guerra, ci mancano proprio i documenti che
riguardano il processo di formazione dell'idea della "soluzione
finale della questione ebraica" al punto che, fino ad ora, è
difficile dire come quando e chi esattamente dette l'ordine di
sterminare gli ebrei"10.
Il "piano di sterminio totale" resta avvolto nel mistero anche dal
punto di vista tecnico, economico e amministrativo:
"Il genio tecnico dei Tedeschi permise loro di organizzare nel giro
di pochi mesi una industria della morte razionale ed efficace. Come
ogni altra industria, anch'essa comportava studi di ricerca e di
perfezionamento, servizi amministrativi, ed anche una contabilità e
degli archivi.
Note:
4 Idem, p. XV.
5 Werner Maser, Nuremberg. A Nation on Trial, New York 1979, p. 305.
6 Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem
internationalen Militärgerichtshof. Nürnberg 14. November 1945 -- 1.
Oktober 1946. Veröffentlicht in
Nürnberg, Deutschland 1947 (d'ora in avanti: IMG), vol. II, p. 169.
7 Traduzione poco felice. Il testo originale dice: "aussi vantards
et cyniques qu'ils aient été à d'autres occasions.", cioè: "sebbene
in altre occasioni siano stati millantatori e
cinici" (Léon PoIiakov, Bréviaire de la haine. Le IIIe Reich et les
Juifs, Paris 1979, p.124).
8 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, Torino 1977,
p. 153.
9 Vedi nota 11.
10 Liliana Picciotto Fargion, La congiura del silenzio, La Rassegna
mensile d'Israel,maggio-agosto 1984, p. 226.
[6]
Diversi aspetti di queste attività ci restano ignoti, avvolti in un
segreto senza confronto più impenetrabile di quello di altre
industrie di guerra tedesche.
I tecnici dei razzi e dei siluri tedeschi, i pianificatori
dell'economia del Reich, sono sopravvissuti e hanno consegnato ai
vincitori i loro piani e i loro procedimenti; i tecnici della morte
sono scomparsi quasi tutti dopo aver distrutto i loro archivi.
Campi di sterminio erano sorti, con istallazioni dapprima
rudimentali, poi via via più perfezionate: chi curò questa perfetta
efficienza? Essa rivela una profonda e sicura conoscenza della
psicologia della folle, utilizzata al fine di rendere perfettamente
docili gli uomini votati alla morte; chi ne furono i promotori?
Tutte domande a cui non possiamo dare per il momento11 che risposte
frammentarie e talora ipotetiche"12.
"Notizie frammentarie ci permettono di intravvedere la parte avuta
dai tecnici dell'eutanasia nello sterminio degli Ebrei della
Polonia. Ma molti punti restano ancora oscuri; in linea generale,
della storia dei campi polacchi si ha una conoscenza molto
imperfetta"13.
Ma un "piano di sterminio" sistematico presuppone evidentemente un
ordine specifico che, per forza di cose, non può non essere imputato
al Führer. Inutile dire che questo fantomatico "Führerbefehl"
(ordine del Führer) è immerso nella più impenetrabile oscurità:
[7]
"Fino ad oggi non è stato trovato un ordine scritto di Hitler di
uccidere l'ebraismo europeo e con tutta probabilità non è mai
esistito"14.
"Non esiste cioè qualcosa come un ordine scritto, firmato da lui,
per lo sterminio degli ebrei in Europa"15.
"Il momento in cui Hitler ha dato l'ordine -- senza dubbio mai
redatto per iscritto -- di sterminare gli ebrei, non si può datare
esattamente"16.
"Non sappiamo il momento preciso in cui l'idea dello sterminio
fisico degli ebrei sì concretizzò nel cervello di Hitler"17.
L'assoluta mancanza di prove consente alla fantasia degli storici di
regime di sbizzarrini a piacimento.
Dopo aver insinuato che "fu senza dubbio Adolf Hitler a firmare la
sentenza di morte degli Ebrei d'Europa"18 Léon Poliakov prosegue:
Note:
11 La prima edizione del libro di Poliakov è dei 1951. Nell'edizione
del 1979 citata nella nota 7 egli dichiara:
"Questa edizione integrale del "Bréviaire de la haine" è conforme
all'edizione originale del 1951-1960. Non è il caso di introdurvi
importanti cambiamenti o complementi. In
effetti, le conoscenze di cui si dispone sulla politica cosiddetta
"razziale" del Terzo Reich mirante a sterminare gli ebrei e a
ridurre il numero degli slavi per mezzo di
procedimenti talvolta simili, non si sono sensibilmente arricchite
dal 1951" (p. XIII).
12 Léon PoIiakov, Il nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
p. 248.
13 Idem, p. 260.
14 Walter Laqueur, Was niemand wissen wollte: Die Unterdrückung der
Nachrichten über Hitlers "Endlösung", Frankfurt/M.-Berlin-Wien 1981,
p. 190.
15 Colin Cross, Adolf Hitler, Milano, 1977, p. 313.
16 Adolf Hitlers Mein Kampf. Eine kommentierte Auswahl von Christian
Zentner, München, 1974, p. 168.
17 Saul Friedländer, Kurt Gerstein o l'ambiguità del bene, Milano
1967, p. 75.
18 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
p. 153.
"Tutto quel che possiamo affermare con certezza è che la decisione
del genocidio venne presa da Hitler in un momento situabile tra la
conclusione della campagna dell'Ovest, nel giugno 1940, e
l'aggressione contro la Russia dell'anno successivo.
Contrariamente alla relazione del dottor Kersten, ci pare più
verosimile situarla qualche mese più tardi, cioè al principio del
1941.
Entriamo qui nel gioco delle induzioni psicologiche, quelle cui
siamo obbligati di fare appello per trovare risposta alla seconda e
lancinante domanda: quali fattori pesarono sulla risoluzione
hitleriana?"19.
Dunque Poliakov afferma "con certezza" che la decisione dello
"sterminio" fu presa nell'arco di tempo di un anno (giugno 1940 --
giugno 1941)! Che qui egli metta largamente in opera "il gioco delle
induzioni psicologiche", è dimostrato dal fatto che,in un'altra
opera, egli anticipa tranquillamente di un anno e mezzo la data
della fatidica "decisione" del Führer:
"Il programma del partito nazionalsocialista esigeva l'eliminazione
degli ebrei dalla comunità tedesca; tra il 1933 e il 1939 essi
furono
metodicamente maltrattati, spogliati, costretti ad emigrare; la
decisione di ucciderli fino all'ultimo risale anchessa all'inizio
della guerra"20.
Al riguardo, Arthur Eisenbach dichiara:
"Oggi è un fatto accertato che i piani dello sterminio in massa
della popolazione ebraica d'Europa erano stati preparati dal governo
nazista
prima dello scoppio della seconda guerra mondiale e furono poi
attuati gradualmente secondo la situazione politica e militare
europea"21.
Secondo Helmut Krausnick, Hitler impartì l'ordine segreto di
sterminare gli ebrei "al più tardi nel marzo del 1941"22.
La motivazione 79 della sentenza del processo Eichmann di
Gerusalemme asserisce invece che l'ordine di sterminio "fu dato da
Hitler stesso poco prima dell'invasione della Russia"23, mentre la
sentenza del processo di Norimberga sancisce:
"Il piano di sterminio degli ebrei fu elaborato subito dopo
l'aggressione all'Unione Sovietica"24.
Pertanto, tutto ciò che gli storici di regime possono affermare "con
certezza", per riprendere l'espressione di Poliakov, è che la
pretesa "decisione" del Führer fu presa --
e il preteso "ordine di sterminio" fu impartito -- nell'arco di
tempo di quasi due anni!
Altrettanto fantomatico è il preteso ordine di Himmler che avrebbe
posto fine allo "sterminio" ebraico.
Kurt Becher, ex SS-Standartenführer, asserì che Himmler decretò tale
ordine "tra la metà di settembre e la metà di ottobre del 1944"25,
il che è in contraddizione con la testimonianza di Reszö Kastner,
secondo il quale Kurt Becher gli aveva riferito che Himmler il 2526
o il 26 novembre27 aveva ordinato di far distruggere i crematori e
le "camere a gas" di Auschwitz e di sospendere lo "sterminio"
ebraico.
Note:
19 Idem, p. 155.
20 Léon Poliakov, Auschwitz, Paris 1973, p. 12.
21 Arthur Eisenbach, Operation Reinhard, Mass extermination of
Jewish population in
Poland, in: Polish Western Affairs, 1962, vol. III, n. 1, p. 80.
22 Broszat/Jacobsen/Krausnick, Anatomie des SS-Staates, München
1982, vol. 2, p. 297.
23 Bernd NeIlessen, Der Prozess von Jerusalem, Düsseldorf/Wien 1964,
p. 201.
24 IMG, vol. I, p. 280.
25 PS-3762.
26 PS-2605.
Stranamente questo fantomatico ordine, che anche il "Kalendarium" di
Auschwitz fa risalire al 26 novembre28, giunse ai crematori di
Auschwitz nove giorni prima che l'ordine stesso fosse impartito,
cioè il 17 novembre29!
Secondo un'altra testimonianza riportata in Het doedenboek van
Auschwitz,l'ordine in questione sarebbe giunto da Berlino ancora
prima, il 2 novembre 1944(30).
Dieter Wisliceny, ex SS-Hauptsturmführer, dichiarò a Norimberga che
il controordine di Himmler fu emanato nell'ottobre del 194431.
In conclusione, non esiste alcun documento comprovante la realtà del
"piano di sterminio" ebraico, sicché "è difficile dire come quando e
chi esattamente dette l'ordine di sterminare gli ebrei".
II -- LA POLITICA NAZIONALSOCIALISTA DI EMIGRAZIONE EBRAICA.
Il preteso "piano di sterminio" ebraico, oltre a non essere
corroborato da alcun documento, è decisamente smentito dalla
politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica, che in questa
sede possiamo delineare soltanto nelle sue linee essenziali.
Nella lettera all'amico Gemlich del 16 settembre 1919, considerata
"il primo documento scritto della carriera politica di Hitler"32,
egli riguardo alla questione ebraica dichiara:
"L'antisemitismo della ragione però deve condurre alla lotta e
all'eliminazione legale dei privilegi dell'ebreo, che egli solo
possiede a
differenza degli altri stranieri che vivono tra di noi (legislazione
relativa agli stranieri). Ma il suo scopo finale (letztes Ziel) dev'essere
irremovibilmente soprattutto l'allontanamento degli ebrei (die
Entfernung der Juden)"33.
Il 13 agosto 1920 Hitler pronunciò a Monaco il discorso "Perché
siamo antisemiti?" (Warum sind wir Antisemiten?) in cui ribadì che
la conoscenza scientifica dell'antisemitismo doveva tradursi in
azione per condurre all'"allontanantento degli ebrei dal nostro
popolo" (Entfernung der Juden aus unserem Volke)34.
Tale soluzione della questione ebraica divenne il principio
ispiratore del programma politico nazionalsocialista e della sua
dottrina razziale. Infatti, come rileva
Note:
27 Der Kästner-Bericht über Eichmanns Menschenhandel in Ungarn. Mit
einem Vorwort von Professor Carlo Schmidt. München, 1961, p. 242.
28 Hefte von Auschwitz, Wydawnictwo Panstwowego Muzeum w Oswiecimiu,
8, 1964. p.89. Cfr. p. 90, nota 130.
29 Miklos Nyiszli, Medico ad Auschwitz, Milano, 1977, p. 166.
30 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit. p.
275.
31 IMG, vol. IV, p. 398.
32 Eberhard Jäckel, La concezione del mondo in Hitler, Milano 1972,
p. 66.
33 Ernst Deuerlein, "Hitlers Eintritt in die Politik und die
Reichswehr", in:Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 1959, p. 204.
34 ReginaId H. Phelps, "Hitlers "grundlengende" Rede über den
Antisemitismus", in:Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 1968, p.
417.
Poliakov, "né dai dogmi dei nazionalsocialisti né dai loro testi
principali, conseguiva direttamente che vi dovesse essere una
strage. "Mein Kampf', che quasi a ogni pagina reca la parola
"Ebrei", tace sulla sorte loro riservata nello Stato
nazionalsocialista". Il programma ufficiale del Partito35 dichiarava
che "un Ebreo non può essere compatriota", né, conseguentemente,
cittadino, mentre i commenti al programma esigevano più
esplicitamente "l'espulsione degli Ebrei e degli stranieri
indesiderabili"36.
L'allontanamento degli ebrei dal Reich fu il cardine della politica
ebraica di Hitler fin dalla sua ascesa al potere. Il 28 agosto 1933
il Ministero dell'Economia del Reich stipulò coll'Agenzia ebraica
per la Palestina il cosiddetto Haavara-Abkommen, un accordo (Abkommen)
economico per favorire il trasferimento (Haavara)37 degli ebrei
tedeschi in Palestina38.
Una nota del Ministero degli Esteri del 19 marzo 1938 auspicava la
liquidazione dell'accordo perché, come si legge al punto 3, la
Germania non era interessata a promuovere l'emigrazione degli ebrei
ricchi coi loro capitali, ma esisteva piuttosto un interesse tedesco
"ad una emigrazione in massa degli ebrei" (an einer jüdischen
Massenauswanderung)39.
Le leggi di Norimberga del 15 settembre 193540 riaffermarono dal
punto di vista legislativo gli articoli 4 e 5 [12] del programma del
Partito elaborato a Monaco il 24 febbraio 1920. Lo scopo della legge
sulla cittadinanza del Reich e di quella per la difesa del sangue e
dell'onore germanico era di separare ed isolare dall'organismo
tedesco il corpo estraneo ebraico in vista della sua prossima
espulsione, come sottolinea Reitlinger:
"Nel 1938, poco prima dell"agreement" di Monaco, quando il Quinto
Decreto Integrativo aveva appunto finito di estromettere gli ebrei
dall'ultima professione liberale, Wilhelm Stuckart, l'uomo che delle
Leggi di Norimberga era stato non soltanto l'estensore, ma in gran
parte il promotore, scriveva che ormai l'obiettivo della
legislazione razziale era raggiunto. Molte delle decisioni
realizzate attraverso le Leggi di Norimberga "vanno svuotandosi di
importanza a mano a mano che ci si avvicina alla Soluzione finale
del problema ebraico". La frase, come appare ovvio, non era ancora
un mascheramento del concetto di sterminio della razza, anzi
alludeva chiaramente al fatto che le leggi non miravano a perpetuare
il problema ebraico, bensì ad eliminarne i motivi. Gli ebrei
dovevano lasciare il Reich per davvero e per sempre"41.
In effetti alla fine del 1936 fu costituito un "Servizio per le
questioni ebraiche" presso il Servizio di Sicurezza delle SS. "Scopo
essenziale del nuovo servizio era l'esame di ogni problema
preparatorio connesso a un'emigrazione in massa degli Ebrei"42.
Note:
35 PS-1708.
36 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, Torino,
1977, p. 20.
37 Termine ebraico (ha'abhârâh) che significa appunto
"trasferimento".
38 Broszat-Jacobsen-Krausnick, Anatomie des SS-Staates, München,
1982, vol. 2, p. 265.Joseph Walk (Hrsg.), Das Sonderrecht für die
Juden im NS-Staat, Heidelberg-Karlsruhe,1981, p. 48.39 NG-1889.
40 PS-1417.
41 Gerald Reitlinger, La soluzione finale. Il tentativo di sterminio
degli ebrei d'Europa 1939-1945, Milano 1965, p. 23.
42 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
p. 36.
Nell'aprile 1938 fu istituita a Vienna la "Zentralstelle für
jüdische Auswanderung" (Ufficio centrale per l'emigrazione ebraica)
la cui direzione fu affidata da Heydrich ad Adolf Eichmann43.
Qualche giorno dopo la cosiddetta "notte dei cristalli", il 12
novembre 1938,Göring riunì il Consiglio dei ministri [13] per far
fronte alla difficile situazione che si era creata. Dal verbale
stenografico della riunione risulta inequivocabilmente
l'atteggiamento dei capi nazionalsocialisti nei confronti degli
ebrei tedeschi. Heydrich dichiarò che la estromissione degli ebrei
dalla vita economica tedesca non aveva risolto "il problema
fondamentale dello scopo finale" (das Grundproblem letzten Endes):
l'allontanamento degli ebrei dalla Germania. A Vienna, per ordine
del Reichskommissar, era stata istituita una centrale di emigrazione
ebraica (Judenauswanderungszentrale) grazie alla quale almeno 50.000
ebrei avevano lasciato l'Austria, mentre nello stesso lasso di tempo
solo 19.000 ebrei avevano abbandonato il Vecchio Reich. Egli propose
perciò di istituire anche nel Reich una centrale simile a quella di
Vienna e di organizzare un'operazione migratoria da attuare
nell'arco di 8-10 anni. Il ministro delle finanze von Krosigk
approvò la proposta di Heydrich:
bisognava fare ogni tentativo per evacuare gli ebrei all'estero. Il
ministro dell'interno Frick ribadì che l'obiettivo doveva essere
quello di far emigrare il maggior numero possibile di ebrei44.
Per superare le difficoltà economiche che comportava l'emigrazione
ebraica, nel dicembre 1938 Hitler approvò il piano Schacht.
"La proposta discussa da Schacht a Londra nel mese di dicembre con
Lord Bearsted, Lord Winterton e il signor Rublee fu, grosso modo, la
seguente: il Governo tedesco avrebbe congelato i beni degli ebrei,
facendo di essi il fondo di garanzia per un prestito internazionale,
redimibile in 20-25 anni.
Supponendo che i beni degli ebrei valessero un miliardo e mezzo di
marchi,vi sarebbe stato un quantitativo di valuta estera sufficiente
per finanziare l'ordinata emigrazione degli ebrei del Grande Reich
nel corso di 3-5 anni.
Dopodiché Schacht rientrò in Germania [14] e il 2 gennaio 1939, a
Berchtesgaden, ebbe un lungo colloquio con Hitler sull'accoglienza
che le
sue proposte avevano ricevuto a Londra. Hitler sembrò esserne
impressionato,perché tre giorni dopo nominò Schacht delegato
speciale per l'incremento dell'emigrazione degli ebrei"45.
Reitlinger attribuisce il fallimento del piano Schacht alla reazione
suscitata in Hitler dal rifiuto da parte di Schacht di accrescere la
circolazione cartacea, in conseguenza del quale, il 20 gennaio 1939,
Schacht fu dimesso dalla presidenza della Reichsbank. Tuttavia, in
una intervista concessa a Rolf Vogel nel gennaio 1970, Schacht
dichiarò che il fallimento del piano fu dovuto all'opposizione di
Chaim Weizmann46.
La politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica procedeva però
alacremente.
Il 24 gennaio 1939 Göring promulgò un decreto che sanciva
l'istituzione di una "Reichszentrale für jüdische Auswanderung"
(Centrale del Reich per l'emigrazione ebraica). Göring riassumeva
anzitutto lapidariamente il principio ispiratore della politica
nazionalsocialista:
Note:
43 Idem, pp. 49-50. IMG, vol. XXI, p. 586.
44 PS-1816, p. 47, 55 e 56.
45 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 36. A
Norimberga Schacht dichiarò che, se il suo piano fosse stato
realizzato, "non sarebbe perito neppure un ebreo tedesco", (IMG,
vol. XX, p. 442).
46 Erich Kern, Die Tragödie der Juden, Verlag K.W. Schütz
KG-Preussisch Oldendorf,1979, p. 73.
"L'emigrazione degli ebrei dalla Germania deve essere promossa con
ogni mezzo" (Die Auswanderung der Juden aus Deutschland ist mit
allen Mitteln zu fördern).
Proprio in vista di ciò egli istituiva la suddetta "Reichszentrale
für jüdishe Auswanderung", che aveva il compito di "adottare tutti i
provvedimenti per la preparazione di una emigrazione intensificata
degli ebrei", di provvedere all'emigrazione preferenziale degli
ebrei poveri e infine di facilitare le pratiche burocratiche di
emigrazione per i singoli individui. La direzione della "Centrale
del Reich [15] per l'emigrazione ebraica" veniva affidata da Göring
al capo della Polizia di Sicurezza Heydrich"47.
Una relazione del Ministero degli Esteri del 25 gennaio 1939,
intitolata Die Judenfrage als Faktor der Aussenpolitik im Jahre 1938
(La questione ebraica come fattore della politica estera nell'anno
1938) ribadiva inequivocabilmente il principio ispiratore della
politica nazionalsocialista nei confronti degli ebrei:
"Lo scopo finale della politica ebraica tedesca è l'emigrazione di
tutti gli ebrei che vivono nel territoria del Reich" (Das letzte
Ziel der deutschen Judenpolitik ist die Auswanderung aller im
Reichsgebiet lebenden Juden)48.
Tale relazione propugnava "una soluzione radicale della questione
ebraica mediante emigrazione -- come già da anni qui viene
perseguita" (eine radikale Lösung der Judenfrage durch die
Auswanderung -- wie sie hier schon seit Jahren verfoIgt wird),
secondo il commento dell'SS-Obersturmbannführer Ehrlinger
dell'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich49.
Dopo la creazione del Protettorato di Boemia e Moravia, Eichmann
ricevette da Heydrich l'ordine di istituire a Praga un "Ufficio
centrale per l'emigrazione ebraica" (Zentralstelle für jüdishe
Auswanderung)50. Nel documento relativo, firmato dal Reichsprotektor
von Neurath il 15 luglio 1939, si legge:
"In conformità alla regolamentazione del Reich, per evitare disagi e
ritardi, è necessario concentrare la trattazione di tutte le
questioni relative all'emigrazione ebraica.[16]
Per l'incremento e la regolamentazione accelerata dell'emigrazione
degli ebrei da Boemia e Moravia viene perciò istituito l'Ufficio
centrale per l'emigrazione ebraica di Praga"51.
Pur tra crescenti difficoltà, la politica nazionalsocialista di
emigrazione ebraica fu perseguita anche durante la guerra.
La difficoltà maggiore fu indubbiamente il malcelato antisemitismo
dei paesi democratici, i quali, se da un lato alzavano alte grida
contro la persecuzione ebraica da parte nazionalsocialista,
dall'altro si rifiutavano di accogliere gli ebrei perseguitati,
Note:
47 NG-2586-A.
48 PS-3358.
49 Reichsführer-SS. An den SD-Führer des SS-O.A. Betr.: "Die
Judenfrage als Faktor der Aussenpolitik im Jahre 1938". 13. März
1939. In: Livre Brun. Les criminels de guerre
et nazis en Allemagne occidentale. Verlag Zeit im Bild, Dresden,
s.d. Documento 35 (fotocopia fuori testo; traduzione a p. 383).
50 Ich. Adolf Eichmann. Ein historischer Zeugenbericht.
Herausgegeben von Dr. Rudolf Aschenauer, Druffel Verlag, Leoni am
Starnberger See, 1980, p. 99.
51 H. G. AdIer, Der Kampf gegen die "Endlösung der Judenfrage",
Herausgegeben von der Bundeszentrale für Heimatdienst, Bonn 1958, p.
8.
come risultò chiaramente nel corso della conferenza di Evian, che si
svolse dal 6 al 15 luglio 1938.
Questa conferenza fu organizzata per iniziativa del presidente
Roosevelt al fine di facilitare l'emigrazione delle vittime delle
persecuzioni nazionalsocialiste, in primo luogo, degli ebrei. Ma le
buone intenzioni del 'Presidente americano apparvero dubbie fin
dall'inizio:
"Alla sua conferenza stampa di Warm Springs, il presidente Roosevelt
limitò già le possibilità di Evian dicendo che come sua conseguenza
non erano
previste revisioni né aumenti delle quote di immigrazione negli
Stati Uniti.
Nel suo invito a questa Conferenza rivolto ai 33 paesi, Roosevelt
sottolineava che non ci si attendeva da nessun paese che
acconsentisse a ricevere un
numero di immigrati superiore alle norme della sua legislazione in
vigore".
Con tali premesse, la conferenza di Evian era destinata al
fallimento già in partenza. Infatti il suo risultato fu che "il
mondo libero abbandonava gli ebrei di
Germania e d'Austria alla loro sorte spietata"52.
"Traendo le conseguenze dalla conferenza -- scrive Rita Thalmann --
il Danziger Vorposten constatava [17] che "ci si impietosisce per
gli ebrei
quando si tratta di alimentare una agitazione ostile contro la
Germania, ma nessuno Stato è disposto a lottare contro la tara
culturale dell'Europa
centrale accettando qualche migliaio di ebrei. La conferenza --
concludeva il giornale -- è dunque una giustificazione della
politica tedesca contro gli
ebrei".
I dirigenti tedeschi ebbero in ogni caso la dimostrazione che i
trentadue Stati che avevano partecipato alla conferenza di Evian
(l'URSS e la Cecoslovacchia non
erano rappresentate, l'Italia aveva declinato l'invito, Ungheria,
Romania e Polonia avevano inviato osservatori al solo scopo di
chiedere che li si liberasse dei loro ebrei)
non avevano l'intenzione di occuparsi seriamente della sorte dei
perseguitati, né di accoglierli"53.
Ancora nel marzo 1943 Goebbels poteva rilevare sarcasticamente:
"Quale sarà la soluzione del problema ebraico? Si creerà un giorno
uno stato ebraico in qualche parte del mondo? Lo si saprà a suo
tempo. Ma è
interessante notare che i paesi la cui opinione pubblica si agita in
favore degli Ebrei, rifiutano costantemente di accoglierli. Dicono
che sono i pionieri
della civiltà, che sono i geni della filosofia e della creazione
artistica, ma quando si chiede loro di accettare questi geni,
chiudono loro le frontiere e
dicono che non sanno che farsene. E' un caso unico nella storia
questo rifiuto di accogliere in casa propria dei geni"54.
La rapida sconfitta della Polonia suggerì ai dirigenti
nazionalsocialisti una soluzione provvisoria della questione
ebraica.
Il 21 settembre 1939 Heydrich inviò una lettera espresso (Schnellbrief)
a tutti i capi dei gruppi d'azione della Polizia di Sicurezza. In
tale lettera, che aveva come
ogget[18]to "La questione ebraica nel territorio occupato" (Judenfrage
im besetzten Gebiet), egli esponeva le disposizioni che erano state
concertate in una riunione
tenutasi lo stesso giorna a Berlino e che si riassumevano in due
punti: la meta finale (Endziel) e le fasi del raggiungimento di
essa. In vista di questa meta finale, gli ebrei
dovevano essere concentrati dalle campagne nelle città55.
Note:
52 M. Mazor, "Il y a trente ans: La Conférence d'Evian", in: Le
Monde Juif, Avril-juin 1968, N. 50, p. 23 e 25.
53 Dieci lezioni sul nazismo, a cura di Alfred Grosser, Afilano
1977, p. 243.
54 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
pp. 351-352.
55 PS-3363.
Poliakov commenta: "Si parla di una «meta finale»". Quale poteva
essere? Certo,non ancora l'eliminazione: siamo soltanto nel 1939. Un
passo del documento ce ne dà
la chiave: nella zona "situata a est di Cracovia" gli Ebrei non
verranno disturbati; se nelle altre regioni vengono raggruppati in
prossimità delle stazioni ferroviarie è senza
dubbio perché si ha l'intenzione di evacuarli in un secondo tempo
con maggiore facilità. E la destinazione molto probabilmente sarà
proprio quella zona "situata a est
di Cracovia"56.
Si delineò così "il progetto di risolvere il problema ebraico
concentrando nella regione di Lublino, presso la frontiera con
l'URSS, tutti gli Ebrei che si trovavano sotto
la dominazione nazista. Al piano di istituire una "riserva ebraica"
fu data una certa pubblicità nella stampa tedesca del tempo. Fu
prescelto un territorio delimitato, a
quanto pare (le notizie sono parziali e contraddittorie), dalla
Vistola, dal San e dalla frontiera dell'URSS, nel quale gli Ebrei
dovevano essere adibiti a lavori di
colonizzazione sotto la sorveglianza delle SS"57.
Ma per varie circostanze sfavorevoli, questo progetto non fu mai
realizzato in pieno.
Nel contempo il Governo del Reich continuava la tradizionale
politica di emigrazione. Infatti, come rileva Poliakov,
"parallelamente a queste deportazioni verso
oriente, il Centro per l'emigrazione ebraica tentava di dirigere
[19] gli Ebrei tedeschi verso altre destinazioni. L'emigrazione
legale era divenuta quasi impossibile: tuttavia,
soprattutto dall'Austria, un esile filo di emigranti continuava a
defluire, i quali, attraverso l'Italia, si dirigevano verso i paesi
d'oltremare. Qualche convoglio
clandestino, formato coll'aiuto di Eichmann, tentò di discendere il
Danubio su barche,mirando alla Palestina: ma il governo britannico
rifiutò di lasciar entrare nel Focolare
nazionale ebraico questi viaggiatori sprovvisti di visto.
Più oltre ci imbatteremo di nuovo in questo amaro paradosso: la
Gestapo che spinge gli Ebrei verso il luogo della salvezza, mentre
il governo democratico di Sua
Maestà britannica ne preclude l'accesso alle future vittime dei
forni crematori"58.
La sconfitta della Francia fornì l'occasione per una attuazione in
grande stile della politica di emigrazione ebraica:
"Quando, con il crollo della Francia, agli occhi dei nazisti si
aprirono prospettive smisurate, ritornò sul tappeto, in tutta
attualità, un piano da
alcuni di essi a lungo vagheggiato. E pensarono di avere finalmente
tra le mani la chiave della "soluzione finale del problema ebraico".
Si è visto che
nel corso della sorprendente seduta del 12 novembre 1938 Goering
aveva fatto menzione della "questione del Madagascar".
Un testimone assicura che Himmler pensava a questa soluzione sin dal
1934.
L'idea di sistemare tutti gli Ebrei in una grande isola -- e per di
più in un'isola appartenente alla Francia -- non poteva non
soddisfare l'amore dei nazisti per il
simbolismo. Comunque, subito dopo l'armistizio di Rethondes, l'idea
viene lanciata dal Ministero degli Esteri, ripresa con entusiasmo
dal RSHA, gradita da Himmler e, a
quanto pare, dallo stesso Führer"59.
Nel corso della seduta del 12 novembre 1938 Göring aveva in effetti
informato gli astanti che il Führer, secondo quanto gli aveva
riferito personalmente tre giorni
prima, si accingeva a compiere una mossa di politica estera presso
le potenze che avevano sollevato la questione ebraica per giungere
ad una soluzione della questionedel Madagascar. "Egli dirà agli altri stati: "Perché parlate sempre
degli ebrei? --
Note:
56 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
p. 61.
57 Idem, pp. 61-62.
58 Idem, pp. 64-65.
59 Idem, p. 72.
Prendetevelli!"60.
Anche Himmler era favorevole ad una emigrazione ebraica in massa,
come risulta dalla nota "Einige Gedanken über die Behandlung der
Fremdvölkischen im
Osten" (Alcuni pensieri sul trattamento degli appartenenti a razze
straniere in Oriente) del maggio 1940, nella quale scrisse:
"Io spero di veder scomparire completamente la parola ebrei mediante
la possibilità di una grande emigrazione di tutti gli ebrei in
Africa oppure in
una colonia"61.
Nella stessa nota egli respingeva "il metodo bolscevico dello
sterminio fisico di un popolo per intima convinzione come non
germanico e impossibile" (die
bolschewistische Methode der physischen Ausrottung: eines Volkes aus
innererÜberzeugung als ungermanisch und unmöglich)62.
Il 24 giugno 1940 Heydrich comunicò al ministro degli Esteri
Ribbentrop che oltre 200.000 ebrei erano emigrati dal territorio del
Reich, ma il "problema generale",
costituito dai tre milioni e duecentocinquantamila ebrei che si
erano venuti a trovare sotto il dominio tedesco, non poteva più
essere risolto coll'emigrazione, per cui si
profilava la necessità di "una soluzione finale territoriale" (eine
territoriale Endlösung)63.
In conseguenza di tale lettera, il Ministero degli Esteri elaborò il
"progetto Madagascar".
Il 3 luglio 1940 Franz Rademacher, capo della sezione "ebraica" del
Ministero degli Esteri, redasse un rapporto che fu approvato da
Ribbentrop e trasmesso
all'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich che "elaborò un piano
particolareggiato per l'evacuazione degli Ebrei al Madagascar e il
loro insediamento sul posto, piano che fu
approvato dal Reichsführer delle SS"64.
Il 12 luglio, di ritorno da Berlino dove era stato ricevuto da
Hitler, il governatore della Polonia Hans Frank pronunciò un
discorso in cui dichiarò:
"Dal punto di vista della politica generale, vorrei aggiungere che
si è deciso di trasportare il più presto possibile dopo la
conclusione della pace tutta la
genia ebraica del Reich tedesco, del Governatorato generale e del
Protettorato in una colonia africana o americana. Si pensa al
Madagascar,
che a tal fine deve essere ceduto dalla Francia"65.
Il 25 luglio Frank ribadì che il Führer aveva stabilito che gli
ebrei sarebbero stati evacuati completamente non appena i trasporti
d'oltremare lo avessero consentito66.
L'ex ambasciatore tedesco a Parigi Otto Abetz dichiarò invece che la
destinazione dell'emigrazione ebraica doveva essere costituita dagli
Stati Uniti:
"Ho parlato col Fíihrer della questione ebraica solo una volta, e
precisamente il 3 agosto 1940. Egli mi disse che voleva risolvere la
questione ebraica per l'Europa in modo generale, e precisamente
mediante
Note:
60 PS-1816, p. 56.
61 "Denkschrift Himmlers über die Behandlung der Fremdvölkischen im
Osten (Mai 1940)", in: Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 1957,
p. 197.
62 Ibidem.
63 Gerald Fleming, Hitler und die Endlösung, Wiesbaden und München,
1982, p. 56.
64 Léon PoIiakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
p. 74.
65 PS-2233, IMG, vol. XXIX, p. 378. H. Monneray, La persécution des
Juifs dans les pays de l'Est présentée à Nuremberg, Paris 1949, pp.
201-202.
66 PS-2233, IMG, vol. XXIX, p. 405.
una clausola del trattato di pace, ponendo ai paesi vinti la
condizione che essi trasferissero i loro cittadini ebrei fuori
dell'Europa.
[22]
Egli voleva agire nello stesso modo sugli stati a lui alleati. In
tale contesto egli menzionò gli Stati Uniti d'America come un paese
che da molto tempo non era
sovrappopolato come l'Europa e perciò era in grado di accogliere
ancora parecchi milioni di Ebrei"67.
Nell'ottobre 1940 Alfred Rosenberg scrisse un articolo intitolato "Juden
auf Madagascar" (Gli ebrei nel Madagascar) in cui auspicava la
creazione di una riserva
ebraica nell'isola.
Secondo una comunicazione di Bormann a Rosenberg in data 3 novembre
1940,Hitler per il momento si opponeva alla pubblicazione
dell'articolo in questione, pur
non escludendo che potesse essere pubblicato nel giro di qualche
mese "68.
Ciò era dovuto al fatto che i tedeschi in quel periodo erano in
contatto col governo di Vichy in relazione al progetto Madagascar.
"Era dunque naturale che Hitler
rinviasse a più tardi l'informazione pubblica sul progetto in
questione. Nel suo discorso del 30 gennaio 1941 (anniversario della
presa del potere) egli si accontentò
di proclamare che "il giudaismo avrà cessato di svolgere il suo
ruolo in Europa", il che concorda parimenti col piano Madagascar"69.
A quanto pare, HitIer non autorizzò neppure in seguito Rosenberg a
rendere pubblico il progetto Madagascar, perché alla conferenza "La
questione ebraica in
quanto problema mondiale", tenuta da Rosenberg il 28 marzo 1941,
questi dichiarò che il problema ebraico sarebbe stato risolto quando
l'ultimo ebreo fosse stato
allontanato dall'Europa in una riserva la cui localizzazione restava
ancora dastabilire"70.
[23]
Goebbels invece, secondo la testimonianza di Moritz von Schinneister,
ex funzionario del Ministero della Propaganda, parlò più volte
pubblicamente del
progetto Madagascar:
"Dott. Fritz -- Dove erano evacuati gli ebrei secondo le
dichiarazioni del dott. Goebbels?
Von Schinneister -- Fino a tutto il primo anno della campagna di
Russia il dott. Goebbels ha menzionato ripetutamente il piano
Madagascar nelle
conferenze da lui presiedute. Successivamente mutò avviso e disse
che bisognava istituire all'Est un nuovo stato ebraico nel quale poi
sarebbero
andati gli ebrei"71.
A Norimberga, interrogato su un documento datato 24 settembre 1942,Ribbentrop
testimoniò:
"Il Führer allora aveva in progetto di evacuare gli ebrei
dall'Europa nel Nordafrica -- ma si parlava anche del Madagascar.
Egli mi aveva dato
l'ordine di prendere contatto con vari governi provvedendo secondo
il possibile all'emigrazione degli ebrei, e di allontanare gli ebrei
dagli organi
governativi importanti. Tale disposizione è stata da me diramata al
Ministero degli Esteri e, per quanto mi ricordo, un paio di volte si
prese
Note
67 NG-1838, p. 5.
68 CXLVI-51 e CXLIII-229. Cfr. J. Billig, Alfred Rosenberg dans
l'action idéologique,politique et administrative du Reich hitlérien,
Paris 1963, p. 196, n. 632 e 633.
69 Idem, p. 193.
70 CXLVI-23. Idem, p. 197, n. 635.
71 IMG, vol. XVII, pp. 275-276.
contatto con vari governi, si trattava dell'emigrazione degli ebrei
in una parte del Nordafrica, che era prevista"72.
Nella nota "Progetto Madagascar" del 30 agosto 1940, Rademacher
dichiarava che l'istituzione del Governatorato generale di Polonia e
l'annessione dei nuovi
distretti orientali avevano portato grandi masse di ebrei sotto il
dominio tedesco.
Questa ed altre difficoltà, come l'inasprimento della legislazione
relativa all'immigrazione da parte dei paesi d'oltremare, rendevano
difficile condurre a
termine, in un tempo non troppo lontano, "la soluzione del problema
ebraico nel territorio del Reich, compreso il Pro[24]tettorato di
Boemia e Moravia, per mezzo
dell'emigrazione"73, donde, appunto, il progetto Madagascar.
Eìchmann si mise alacremente al lavoro. "Si circondò di esperti
marittimi per elaborare un piano di trasporti, che dovevano essere
assicurati da un "pool" delle
grandi compagnie tedesche di navigazione: le operazioni di imbarco
dovevano aver luogo nei principali porti del Mare del Nord e del
Mediterraneo.
Nello stesso tempo si dava da fare per fare assegnare al "Fondo
centrale" i beni confiscati agli Ebrei. Inviò incaricati nei paesi
occupati o controllati per raccogliere
dati statistici circa il numero degli Ebrei, la loro età e
distribuzione professionale, ecc.
Queste statistiche particolareggiate serviranno poi, come si vedrà,
ad altro scopo…
Tutto era pronto per mettere in moto la macchina appena si fosse
conclusa la pace"74.
Infatti, nella nota summenzionata, Rademacher, calcolando che il
trasferimento di quattro milioni di ebrei nel Madagascar avrebbe
richiesto circa quattro anni,
rilevava:
"Dopo la conclusione della pace, la flotta mercantile tedesca sarà
indubbiamente molto occupata in altro modo. E perciò necessario
includere
nel trattato di pace che, al fini della soluzione del problema
ebraico, sia la Francia sia l'Inghilterra mettano a disposizione il
tonnellaggio necessario"75.
Il paragrafo "Finanziamento" della nota "Progetto Madagascar" si
apre con le seguenti parole:
"L'attuazione della soluzione finale (Endlösung) proposta richiede
rilevanti mezzi"76.
La famigerata "soluzione finale della questione ebraica" si riferiva
dunque semplicemente al trasferimento degli ebrei europei nel
Madagascar, come riconosce
Poliakov:
[25]
"Fino al suo abbandono, il "Piano Madagascar" fu talvolta designato
dai dirigenti tedeschi col nome di «soluzione finale della questione
ebraica»"77.
Come è noto, secondo gli storici di regime, questa espressione
sarebbe successivamente divenuta sinonimo di "sterminio" ebraico:
"«Soluzione finale del problema ebraico» fu una delle frasi
convenzionali per indicare il piano hitleriano di sterminio degli
ebrei d'Europa. Se ne
servirono i funzionari tedeschi dall'estate del 1941 in poi, per
evitare di dover reciprocamente ammettere l'esistenza del piano;
anche prima, però,
in varie occasioni, la frase era stata usata per indicare, in
sostanza,l'emigrazione degli ebrei"78.
Note:
72 IMG, vol. X, p. 449.
73 NG-2586-C. Cfr. Erich Kern, Die Tragödie der Juden, op. cit. p.
95.
74 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit, p.
76.
75 NG-2586-C. Cfr. Erich Kern, Die Tragödie der Juden, op. cit., p.
101.
76 NG-2586-C. Cfr. Erich Kern, Die Tragödie der Juden, op. cit, p.
103.
77 Léon Poliakov, Le procès de Jérusalem, Paris 1963, p. 152.
78 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 19.
In realtà tale affermazione è assolutamente infondata ed arbitraria,
in quanto non solo non è suffragata da alcuna prova, ma esistono
documenti che la smentiscono
categoricamente.
In questa sede dobbiamo limitarci a qualche breve accenno.
Gli inquisitori di Norimberga si rendevano perfettamente conto, che
un "piano di sterminio" che aveva provocato -- secondo l'accusa --
la morte di quattro milioni e
mezzo79 o di sei milioni di ebrei80, non poteva essere stato attuato
senza lasciare la minima traccia negli archivi nazisti, né, in sede
giuridica, potevano ricorrere alla
ridicola scappatoia degli storici di regime secondo cui tutti i
documenti compromettenti sono stati distrutti.
Essi elaborarono allora quel metodo esegetico aberrante che consente
di far dire a qualsiasi documento ciò che si vuole. Il fondamento di
questo metodo esegetico è il
presupposto -- infondato quanto arbitrario -- che le supreme
autorità nazionalisocialiste adoperassero persino nei documenti più
riservati una sorta di
linguaggio cifrato la [26] cui chiave gli inquisitori di Norimberga
pretendevano naturalmente di avere scoperto. Donde il travisamento
sistematico -- in funzione dello
“sterminio" -- di documenti affatto innocui.
L'esempio più noto di tale travisamento sistematico si riferisce
appunto all'interpretazione della parola "Endlösung", che fu fatta
divenire sinonimo di
"sterminio degli Ebrei"81.
Come vedremo tra breve, alla "soluzione finale" mediante
trasferimento degli ebrei europei nel Madagascar subentrò la
"soluzione finale territoriale" mediante
deportazione degli ebrei europei nei territori orientali occupati
dai tedeschi.
Col decreto del 31 luglio 1941, Göring affidò a Heydrich il compito
di fare tutti i preparativi necessari per la "soluzione finale",
cioè di organizzare l'emigrazione totale
e definitiva degli ebrei che erano sotto il dominio tedesco. Tale
decreto sanciva infatti:
"A integrazione del compito già assegnatole con decreto del 24-1-39,
di portare la questione ebraica ad una opportuna soluzione in forma
di
emigrazione o evacuazione (in Form der Auswanderung oder Evakuirung)
il più possibile adeguata alle circostanze attuali, La incarico con
la presente di
fare tutti i preparativi necessari dal punto di vista organizzativo,
pratico e materiale per una soluzione totale (Gesamtlösung) della
questione ebraica
nei territori europei sotto l'influenza tedesca. Nella misura in cui
vengono toccate le competenze di altre autorità centrali, queste
devono essere
cointeressate.
La incarico inoltre di presentarmi quanto prima un progetto
complessivo dei provvedimenti preliminari organizzativi, pratici e
materiali per l'attuazione
dell'auspicata soluzione finale della questione ebraica (Endlösung
der Judenfrage)"82.
[27]
In base al metodo esegetico summenzionato, questo decreto
costituirebbe "uno dei documenti fondamentali della storia dello
sterminio"83: in esso compare infatti
l'espressione "soluzione finale", che designerebbe, come asserisce
Reitlinger, "il piano hitleriano di sterminio degli ebrei d'Europa".
In realtà, come risulta chiaramente dal testo, l'auspicata
"soluzione finale della questione ebraica" è una "soluzione in forma
di emigrazione o evacuazione".
Note:
79 IMG, vol. II, p. 140.
80 IMG, vol. I, p. 283; vol. III, p. 635; vol. XXII, p. 289.
81 IMG, vol. I, p. 280.
82 NG-2586-E/PS-710.
83 Léon Poliakov, Le procès de Jérusalem, op cit., p. 158.
Quanto sia tendenziosa l'interpretazione degli storici di regime
appare evidente dal fatto che Reitlinger e Shirer, citando il
decreto in questione, espungono la parte
del documento che parla appunto di emigrazione e evacuazione!84.
Che il decreto di Göring del 31 luglio 1941 si riferisca
esclusivamente all'emigrazione ebraica, è confermato da un
importantissimo documento, il
promemoria di Martin Luther del 21 agosto 1942.
In questo documento, Martin Luther, capo del Dipartimento Germania
del Ministero degli Esteri, ricapitola i [28] punti essenziali della
politica nazionalsocialista
nei confronti degli ebrei:
"Il principio della politica ebraica tedesca dopo la presa del
potere consistette nel promuovere con ogni mezzo l'emigrazione
ebraica. A tal fine
nel 1939 fu istituita dal Generalfeldmarschall Göring, nella sua
qualità di incaricato del piano quadriennale, una Centrale del Reich
per l'emigrazione
ebraica, la cui direzione fu affidata al Gruppenführer Heydrich come
Capo della Polizia di Sicurezza".
Dopo aver accennato al progetto Madagascar, che ormai era stato
superato dagli avvenimenti, Luther prosegue rilevando che il decreto
di Göring del 31 luglio 1941
fece seguito ad una lettera di Heydrich con la quale questi lo
informava che "il problema complessivo dei circa tre milioni e
duecentocinquantamila
ebrei dei territori che si trovano sotto il controllo tedesco non
può essere più risolto coll'emigrazione; sarebbe necessaria una
soluzione finale
territoriale (eine territoriale Endlösung). Riconoscendo ciò, il
Reichsmarschall Göring il 31 luglio 1941 incaricò il Gruppenführer
Heydrich di fare, in collaborazione con le autorità centrali
tedesche interessate, tutti i preparativi necessari per una
soluzione totale della
questione ebraica nella sfera d'influenza tedesca in Europa.
In base a quest'ordine il Gruppenführer Heydrich il 20 gennaio 1942
convocò in tutti gli organi tedeschi interessati, alla quale
parteciparono per
gli altri ministeri i sottosegretari, per il Ministero degli Esteri
io stesso.
84 William. L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Torino 1971, p. 1464;
Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 108.
Ecco le rispettive traduzioni:
"Con la presente vi incarico di fare tutti i preparativi… necessari
per una SOLUZIONE TOTALE del problema ebraico in tutti i territori
d'Europa che si
trovano sotto l'influenza tedesca…
Inoltre vogliate trasmettermi al più presto un prospetto da cui
risultino le…misure già prese per l'attuazione della progettata
SOLUZIONE FINALE del
problema ebraico".
Shirer espunge senza indicazione la parte iniziale del decreto e
inventa l'espressione "le… misure già prese".
"Con la presente vi delego ad attuare tutti i preparativi per
l'organizzazione, materiale e finanziaria, di una soluzione totale
della questione ebraica nei
territori europei sotto controllo tedesco. Ogni qualvolta ciò
coinvolga la competenza di altre organizzazioni centrali, tali
organizzazioni dovranno
essere chiamate a partecipare.
Vi incarico inoltre di sottopormi non appena possibile uno schema
dei provvedimenti organizzativi, materiali e finanziari, per
l'esecuzione della
desiderata Soluzione finale del problema ebraico".
Anche Reitlinger espunge senza indicazione la parte iniziale del
decreto. Solo in nota (a) egli fa precedere il testo tedesco da tre
puntini di sospensione.
(a) Nota 44 a p. 121.
Alla conferenza il Gruppenführer Heydrich spiegò che l'incarico del
Reichsmarschall Göring gli era stato affidato per ordine del Führer
e che il
Führer ormai invece dell'emigrazione aveva autorizzato l'evacuazione
degli ebrei all'Est come soluzione. In base a quest'ordine del
Führer -- continua
Luther -- fu intrapresa l'evacuazione degli ebrei dalla Germania".
La destinazione era costituita dai territori orientali via
governatorato generale:
[29]
"L'evacuazione del Governatorato generale è un provvedimento
provvisorio.
Gli ebrei saranno trasferiti ulteriormente nei territori orientali
occupati non appena ce ne saranno i presupposti tecnici"85.
In una nota datata 14 dicembre 1942 e intitolata "Finanzimento delle
misure in vista della soluzione della questione ebraica", il
consigliere ministeriale Maedel
confermava:
"Già qualche tempo fa il Maresciallo del Reich ha incaricato il
Reichsführer SS e Capo della Polizia tedesca di preparare le misure
atte ad assicurare la
soluzione finale della questione ebraica in Europa. Il Reichsführer
SS ha incaricato il Capo della Polizia di Sicurezza e del S.D.
dell'esecuzione di
questo compito. Questi ha innanzitutto accelerato per mezzo di
misure speciali l'emigrazione legale degli ebrei verso i paesi
d'oltremare. Quando la
guerra rese impossibile l'emigrazione oltremare, egli ha preparato
lo sgombero progressivo del territorio del Reich dai suoi ebrei
mediante la loro
evacuzione verso l'Est"86.
Le difficoltà belliche e le prospettive aperte dalla campagna di
Russia avevano imposto provvisoriamente l'abbandono della politica
di emigrazione totale.
In conseguenza di ciò, il 23 ottobre 1941 fu proibita per la durata
della guerra l'emigrazione degli ebrei dalla Germania87, ma, a
quanto pare, l'ordine non fu
eseguito, perché esso fu diramato nuovamente il 3 gennaio 194288 e
promulgato infine da Himmler il 4 febbraio 1942. In tale data,
infatti, il "Militärbefehlshaber" in Francia
emanò la seguente ordinanza:
"Il Reichsführer-SS e Capo della Polizia tedesca al RMdJ ha ordinato
che cessi in generale qualsiasi emigrazione ebraica dalla Germania e
dai paesi
occupati".
[30]
Himmler sì riservava di autorizzare singole emigrazioni quando gli
interessi della Gerniania lo richiedessero89.
La conferenza di Heydrich menzionata da Luther si tenne il 20
gennaio 1942 a Berlino, am Grossen Wannsee 56/58. Il relativo
"protocollo" si apre con un riassunto
della politica nazionalsocialista nei confronti degli ebrei:
"Il capo della Polizia di Sicurezza e del SD, SS-Obergruppenführer
Heydrich,comunicò all'inizio la sua nomina a incaricato per la
preparazione della
soluzione finale della questione ebraica europea (Endlösung der
europäischen Judenfrage) da parte del Maresciallo del Reich e
sottolineò che
era stato invitato a convocare questa conferenza per chiarire
questioni di principio.
Il desiderio del Maresciallo del Reich che gli fosse trasmesso un
progetto relativo alle questioni organizzative, pratiche e materiali
relative alla soluzione finale della
questione ebraica europea, esige una trattativa preliminare comune
di tutte le autorità centrali direttamente interessate a tali
questioni per coordinare le direttive di
azione.
Nota:
85 NG-2586-J.
86 NG-4583. Cfr.: Le Monde Juif, Janvier 1952, p. 9.
87 Das Sonderrecht für die Juden im NS-Staat, op. cit., p. 353.
88 Idem, p. 361.
89 NG-1970 (XXVI-10).
La direzione della preparazione della soluzione finale della
questione ebraica (Endlösung der Judenfrage), senza riguardo a
confini geografici, spetta centralmente
al Reichsführer-SS e Capo della Polizia tedesca (al Capo della
Polizia di Sicurezza e del SD).
Il Capo della Polizia di Sicurezza e del SD diede poi un rapido
sguardo retrospettivo alla lotta sino ad allora condotta contro
questo nemico. I momenti
essenziali sono:
a) l'espulsione degli ebrei dalle singole sfere vitali del popolo
tedesco;
b) l'espulsione degli ebrei dallo spazio vitale del popolo tedesco.
Per attuare questi obiettivi fu iniziata sistematicamente e
intensificata, come unica possibilità provvisoria di soluzione,
l'accelerazione dell'emigrazione degli ebrei
dal territorio del Reich.
[31]
Per ordine del Maresciallo del Reich nel gennaio 1939 fu istituita
una Centrale del Reich per l'emigrazione ebraica la cui direzione fu
affidata al Capo della Polizia di
Sicurezza e del SD. Essa aveva in particolare il compito di:
a) prendere tutti i provvedimenti per la preparazione di una
emigrazione ebraica intensificata;
b) dirigere l'ondata di emigrazione;
c) accelerare la realizzazione dell'emigrazione nei casi singoli.
Lo scopo di questo incarico era quello di ripulire in modo legale
degli ebrei lo spazio vitale tedesco".
In conseguenza di tale politica, fino al 31 ottobre 1941, nonostante
varie difficoltà, circa 537.000 ebrei erano emigrati dal Vecchio
Reich, dall'Austria e dal
Protettorato di Boemia e Moravia.
"Frattanto -- continua il "protocollo" -- il Reichsführer-SS e Capo
della Polizia tedesca, in considerazione dei pericoli di una
emigrazione durante la
guerra e in considerazione delle possibilità dell'Est, ha proibito
l'emigrazione degli ebrei.
Al posto dell'emigrazione, come ulteriore possibilità di soluzione
con previa autorizzazione del Führer, è ormai subentrata
l'evacuazione degli ebrei all'Est.
Tuttavia queste azioni devono essere considerate unicamente delle
possibilità di ripiego e qui vengono raccolte quelle esperienze
pratiche che sono di grande
importanza in relazione alla futura soluzione finale del problema
ebraico"90.
[32]
Per ordine del Führer, dunque, la soluzione finale, cioè
l'emigrazione totale degli ebrei europei, era sostituita
dall'evacuazione nei territori orientali occupati, ma
soltanto come possibilità di ripiego, in attesa di riprendere la
questione dopo la conclusione della guerra. Infatti, secondo una
nota della Cancelleria del Reich del
90 NG-2586-G. Come è noto, anche il cosiddetto "protocollo di
Wannsee" viene interpretato dagli storici di regime in funzione
dello "sterminio" ebraico. In questa
sede ci limitiamo a rilevare che, se le evacuazioni alI'Est
significassero realmente la deportazione degli ebrei nei "campi di
sterminio" orientali, esse non potrebbero certo
essere definite delle "possibilità di ripiego".
Per un esame approfondito della questione vedi: Wilhelm Stäglich,
Der Auschwitz-Mythos. Legende oder Wirklichkeit, Tübingen, 1979, pp.
38-65 (Das "Wannsee-Protokoll").
20
marzo-aprile 1942, Hitler intendeva rimandare a dopo la fine della
guerra la soluzione della questione ebraica91 e il 24 luglio 1942
egli stesso asserì che, dopo la fine della
guerra, "avrebbe distrutto città dopo città se gli ebrei non ne
fossero usciti e non fossero emigrati nel Madagascar o in un altro
stato nazionale ebraico"92.
Alcuni mesi prima, il 7 marzo 1942, Goebbels aveva annotato sul suo
diario:
"La questione ebraica dev'essere risolta su scala europea. In Europa
ci sono ancora 11.000.000 di ebrei. Tanto, per cominciare, dovranno
essere tutti
confinati in Oriente; è possibile che dopo la guerra venga assegnata
loro una isola, per esempio Madagascar (Eventuell kann man ihnen
nach dem Kriege
eine Insel, etwa Madagaskar, zuweisen). Certo non vi sarà pace per
l'Europa finché tutti gli ebrei, sino all'ultimo, non ne siano stati
eliminati (ausgeschaItet)"93.
Conformemente alle direttive di Hitler, il progetto Madagascar fu
dunque provvisoriamente abbandonato. Una lettera informativa di
Rademacher del
10 febbraio 1942 ne spiega la ragione:
"Nell'agosto del 1940 Le consegnai per i Suoi atti il piano della
soluzione finale della questione ebraica (zur Endlösung der
Judenfrage) elaborato dal
mio ufficio, secondo il quale, nel trattato di pace, si doveva
esigere dal[33]la Francia l'isola di Madagascar, ma l'esecuzione
pratica del compito doveva
essere assegnata all'Ufficio centrale di Sicurezza del Reich.
Conformemente a questo piano, il Gruppenführer Heydrich è stato
incaricato dal Führer di attuare la soluzione della questione
ebraica in Europa.
La guerra contro l'Unione Sovietica ha frattanto dato la possibilità
di mettere a disposizione altri territori per la soluzione finale
(für die
Endlösung). Di conseguenza il Führer ha deciso che gli ebrei non
devono più essere espulsi nel Madagascar, ma all'Est.
Perciò il piano Madagascar non deve più essere previsto per la
soluzione finale (Madagaskar braucht mithin nicht mehr für die
Endlösung
vorgesehen zu werden)"94.
Qualche settimana prima, il 27 gennaio, il Führer aveva dichiarato:
"L'ebreo deve andarsene fuori dall'Europa. La cosa migliore è che se
ne vadano in Russia"95.
La "soluzione finale della questione ebraica" non si è dunque mai
riferita al preteso "piano hitleriano di sterminio degli ebrei
d'Europa".
Al processo di Norimberga Hans Lammers, ex capo della Cancelleria
del Führer,interrogato dal dott. Thoma, asserì di sapere molte cose
riguardo alla "soluzione finale".
Nel 1942 egli apprese che il Führer aveva affidato a Heydrich --
tramite Göring --l'incarico di risolvere la questione ebraica. Per
saperne di più, egli si mise in contatto
con Himmler e gli chiese "che cosa significasse propriamente
soluzione finale della questione ebraica". Himmler gli rispose che
aveva ricevuto dal Führer l'incarico di
attuare la soluzione finale della questione ebraica e che questo
incarico consisteva91 PS-4025.
Nota:
92 Henry Picker, Hitlers Tischgespräche im Führerhauptquartier,
Wilhelm Goldmann Verlag, 1981, p. 456.
93 R. Manvell-H. Fraenkel, Vita e morte del dottor Goebbels, Milano
1961, p. 240. Testo tedesco in: Wilhelm Stäglich, Der Auschwitz
Mythos, op. cit., p. 116.
94 NG-5570.
95 Adolf Hitler, Monologe im Führerhauptquartier 1941-1944, Hamburg,
1980, p. 241.
21
essenzialmente nel fatto che [34] gli ebrei dovevano essere evacuati
dalla Germania".
Successivamente questa spiegazione gli fu confermata dal Führer in
persona.
Nel 1943 sorsero voci secondo le quali gli ebrei venivano uccisi.
Lammers cercò di risalire alla fonte di tali voci, ma senza esito,
perché esse risultavano sempre
fondate su altre voci, per cui egli giunse alla conclusione che si
trattasse di propaganda radiofonica nemica.
Tuttavia, per chiarire la faccenda, Lammers si rivolse di nuovo a
Himmler, il quale negò che gli ebrei venissero uccisi legalmente:
essi -- venivano semplicemente
evacuati all'Est e questo era l'incarico affidatogli dal Führer.
Durante tali evacuazioni potevano certo accadere casi di morte tra
persone vecchie o ammalate, potevano
verificarsi disgrazie attacchi aerei e rivolte che Himmler era
costretto a reprimere nel sangue a mo' d'esempio, ma questo era
tutto.
Allora Lammers andò di nuovo dal Führer, che gli diede la stessa
risposta di Himmler:
«Egli mi disse: “Deciderò successivamente. dove andranno gli ebrei;
per il momento sono sistemati là”.»
Il dott. Thoma chiese poi a Lammers:
"Himmler Le ha mai detto che la soluzione finale degli ebrei dovesse
aver luogo con il loro sterminio?
Lammers -- Di ciò non si è mai fatto parola. Egli ha parlato
soltanto di evacuazioni.
Dott. Toma -- Ha parlato soltanto di evacuazioni?
Lammers -- Soltanto di evacuazioni.
Dott. Thoma -- Quando ha sentito che questi cinque milioni di ebrei
sono stati sterminati?
Lammers -- L'ho sentito qualche tempo fa qui"96.
Dunque il Capo della Cancelleria del Führer aveva saputo solo a
Norimberga del preteso "sterminio" ebraico!
Il rapporto statistico "Die Endlösung der europäischen Judenfrage"
(La soluzione finale della questione [35] ebraica europea) di
Richard Korherr riassume
numericamente i risultati della politica nazionalsocialista di
emigrazione ebraica: fino al 31 dicembre 1942 dal vecchio Reich, dal
territorio dei Sudeti, dal Protettorato di
Boemia e Moravia e dall'Austria erano emigrati 557.357 ebrei.
Almeno altrettanti erano emigrati dai territori orientali e dal
Governatorato Generale, perché la cifra riportata da Korherr --
762.593 ebrei --assomma le emigrazioni e l'eccedenza della mortalità naturale97.
In conclusione, Adolf Hitler, dal 1933 al 1942, ha consentito
l'emigrazione di almeno un milione di ebrei che si trovavano in suo
potere.
Quanto agli altri, a che scopo sterminarli? Poliakov stesso rileva
al riguardo:
"E, da un punto di vista più terra terra, quale poteva essere
l'utilità dello sterminio? Era totalmente più vantaggioso, in senso
economico, destinarli ai
lavori più duri: chiudendoli in una riserva, ad esempio"98.
Appunto ciò fece Hitler.
Col progredire della guerra i campi di concentramento e i ghetti
divennero infatti importanti centri dell'economia bellica tedesca,
per cui "lo sfruttamento della
mano d'opera ebraica fu per il Terzo Reich e per i suoi uomini
un'altra fonte di redditi di prima importanza"99.
Nota:
96 IMG, vol. XI, pp. 61-63.
97 NO-5193.
98 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit, p.
21.
99 Idem, p. 109.
Il campo di concentramento di Auschwitz, ad esempio, il cui
comprensorio includeva una "sfera di interesse" di circa 40 km2, era
il centro di gravità di una vasta
zona industriale. Esso riforniva di mano d'opera molte industrie
tedesche, tra cui: IGFarbenindustrie,Berghütte, Vereinigte
Oberschlesische Hüttenwerke A.G., Hermann
Göringwerke, Siemens-Schuckert-Werke A.G.,
Energie-Versorgung-Oberschlesien A.G.,Oberschlesische Hydrierwerke,
[36] Oberschlesische Gerätebau G.m.b.H., Deutsche
Gas- und Russgesellschaft, Deutsche Reichsbahn, Heeresbauverwaltung,
Schlesische Feinweberei, Union-Werke, Golleschauer Portland-Zement
A.G.
Negli anni 1942-1944 il campo centrale di Auschwitz aveva 39 campi
esterni, di cui 31 per detenuti usati come mano d'opera; 19 di essi
impiegavano in maggior parte
detenuti ebrei100.
A Monowitz gli stabilimenti della IG-Farbenindustrie impiegavano
25.000 detenuti di Auschwitz, circa 100.000 operai civili e circa
1.000 prigionieri di guerra inglesi101.
Anche i ghetti si trasformarono in centri economici di grande
importanza. Con la rivolta del ghetto di Varsavia "l'industria di
guerra tedesca perdeva, nell'Est, uno dei
suoi importanti centri di forniture militari"102. Il secondo ghetto
per importanza economica, dopo quello di Varsavia, era il ghetto di
Lodz: "Le sue fabbriche di ogni
genere, e in particolare le sue industrie tessili, costituivano per
l'economia tedesca un apporto di grande valore103.
Il 19 gennaio 1942 fu istituito l'Ufficio centrale economico e
amministrativo delle SS (SS Wirtschafts-Verwaltungshauptamt: SS-W.
V. Hauptamt)104, il cui scopo era
appunto quello di "utilizzare su grande scala la mano d'opera dei
detenuti"105. Veniva così sancito un importante cambiamento nelle
finalità dell'internamento nei campi di
concentramento, come sottolineò il capo dell'SS-W.V. Hauptamt
SSObergruppenführer Pohl in una lettera al Reichsführer-SS datata 3
aprile 1942:
[37]
"La guerra ha reso necessario un evidente cambiamento di struttura
dei campi di concentramento e ha cambiato radicalmente i loro
compiti
riguardo all'impiego dei detenuti. L'aumento dei detenuti soltanto
per motivi di sicurezza o di rieducazione o di prevenzione non è più
in primo
piano. La mobilitazione di tutte le capacità lavorative anzitutto
per i compiti di guerra (accrescimento dell'armamento) e in secondo
luogo per le
costruzioni in tempo di pace si pone sempre di più in primo
piano"106.
Tali disposizioni valevano anche per gli ebrei. Già il 25 gennaio
Himmler aveva inviato il seguente ordine all'ispettore generale dei
campi di concentramento SSBrigadeführer
Glücks:
"Poiché prossimamente non si può contare su prigionieri di guerra
russi,invierò nei campi un gran numero di ebrei e di ebree che
vengono espatriati
dalla Germania.
Nelle prossime settimane si prepari ad accogliere nei campi 100.000
ebrei e 50.000 ebree.
Nota:
100 Contribution à l'histoire du KL Auschwitz, Édition du Musée d'Etat
à Oswiecim, s.d.,pp. 44-57.
101 Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland,
German Crimes in Poland, Warsaw 1946, vol. I, p. 37.
102 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
p. 316.
103 Idem, p. 148.
104 NO-495; NO-719.
105 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
p. 110.
106 R-129.
Nelle prossime settimane i campi di concentramento assumeranno
grandi incarichi e compiti economici.
L'SS-Gruppenführer Pohl La informerà dettagliatamente" 107.
All'inizio del 1943 nel territorio del Reich erano impiegati
nell'industria bellica circa 185.000 ebrei108.
Nel maggio 1944 Hitler ordinò di impiegare 200.000 ebrei come mano
d'opera nel programma di costruzioni Jäger (Jäger-Bauprogram) del
direttore ministeriale
Dorsch. L'ordine concernente il personale di sorveglianza fu
impartito da Himmler l'11 maggio:
"Il Führer ha ordinato che per la sorveglianza dei 200.000 ebrei che
il Reichsführer-SS invia nei campi di concentramento del Reich per
impiegarli
nelle grandi costruzioni dell'organizzazione Todt e in altri compiti
di [38]importanza militare siano assegnati alle Waffen-SS 10.000
uomini con
ufficiali e sottufficiali"109.
L'ex ministro degli Interni ungherese Gabor Wajna riferì una
dichiarazione di Himmler secondo cui "da quando gli ebrei erano
impiegati nel programma Jäger, la
capacità era aumentata del 40%"110.
Da una lettera dell'SS-W. V. Hauptamt datata "Oranienburg, 15 agosto
1944"risulta che era imminente l'internamento di 612.000 persone --
tra cui 90.000 ebrei
del programma Ungheria -- nei campi di concentramento"111.
L'importanza del potenziale lavorativo ebraico appare ancor più
chiaramente se si considera l'impellente esigenza di mano d'opera
dell'economia di guerra tedesca.
Il 21 marzo 1942 Hitler nominò Fritz SauckeI plenipotenziario
generale per l'impiego della mano d'opera, col compito di sopperire
a tale esigenza112. Secondo un
rapporto inviato da SauckeI a Hitler e a Göring il 27 luglio 1942,
nel Reich erano impiegati 5.124.000 lavoratori stranieri. Malgrado
ciò il bisogno di mano d'opera era
tale che, nel gennaio 1943, Sauckel ordinò la mobilitazione totale
di tutti i tedeschi per l'economia di guerra. Il 5 febbraio 1943, al
congresso dei Gauleiter che si tenne a
Posen, SauckeI dichiarò: "La durezza inaudita della guerra mi ha
costretto a mobilitare, in nome del Führer, molti milioni di
stranieri per impiegarli in tutta
l'economia di guerra tedesca e tenerli al massimo del rendimento".
Ma all'inizio del 1944 Hitler chiese altri 4 milioni di
lavoratori113.
Lo "sterminio" degli ebrei era dunque un'assurdità economica, come
riconosce lo stesso Poliakov114, tanto più [39] che, secondo
Collotti, "fu tra l'altro la necessità
economica di servirsi del loro lavoro che impedì lo sterminio in
massa dei prigionieri sovietici voluto da Hitler"115.
Ma se la necessità economica dei tedeschi era tanto impellente
riguardo ai russi,perché non lo era anche riguardo agli ebrei?
Gli storici di regime replicano asserendo che lo "sterminio"
ebraico,corrispondendo all'obiettivo fondamentale del Führer,
eccedeva qualunque esigenza
economica, anche a rischio di assumere un carattere nettamente
antieconomico.
Hannah Arendt espone mirabilmente questa tesi:
Nota:
107 NO-500.
108 NO-5195.
109 NO-5689.
110 NO-1874.
111 NO-1990.
112 Enzo Collotti, La Germania nazista, Torino, 1973, p. 266.
113 Idem, p. 267.
114 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
p. 115.
115 Enzo ColIotti, La Germania nazista, op. cit., p. 267.
24
"L'incredibilità degli orrori è strettamente legata alla loro
inutilità economica. I nazisti portarono questa inutilità
all'estremo, fino all'aperta
anti-utilità quando nel bel mezzo della guerra, malgrado la
scarsezza di materiale edilizio e rotabile, costruirono enormi e
costose fabbriche di
sterminio trasportando milioni di persone avanti e indietro. Agli
occhi dì un mondo rigorosamente utilitarista l'evidente contrasto
fra queste azioni e le
necessità militari dava all'intera impresa un'aria di folle
irrealtà"116.
E' fin troppo facile obiettare che, se per Hitler lo "sterminio"
degli ebrei era tanto importante da far passare in secondo piano le
impellenti necessità
dell'economia di guerra tedesca fino all'anti- utilità, non avrebbe
certamente permesso -- fino ai primi due anni di guerra --
l'emigrazione di almeno un milione di ebrei!
In realtà, fino a che punto i nazisti fossero utilitaristi riguardo
agli ebrei, è dimostrato dalI'"Europa-Plan", le cui trattative
cominciarono in forma ufficiale nella
primavera del 1944. Himmler proponeva lo scambio di un milione di
ebrei (bambini,donne, vecchi) "per 10.000 [40] autocarri pesanti,
mille tonnellate di caffè e un po' di
sapone"117.
Joel Brand, che conduceva le trattative da parte ebraica, si recò ad
Istambul e di lì al Cairo.
"In pratica gli ostacoli sorsero da parte degli alleati. Joel Brand
fu internato dalle autorità britanniche, senza aver avuto la
possibilità di portare a
termine il suo incarico; e il Dipartimento di Stato americano proibì
al dottor Schwartz, direttore dell'American Jewish Joint, di
trattare con sudditi nemici"118.
Joel Brand riusci a trasmettere la proposta tedesca a Lord Moyne,
allora ministro di stato britannico per il Medio Oriente, che gli
rispose: "E che dovrei farmene di un
milione di ebrei? Dove dovrei metterli?"119.
La debolezza della suddetta tesi è strettamente connessa alla
debolezza della presunta motivazione dello "sterminio" ebraico.
Per quasi tutti gli storici di regime è un fatto scontato che tale
motivazione sia da rintracciare nella pretesa concezione
nazionalsocialista secondo la quale gli ebrei,
in quanto "razza inferiore", erano da sterminare "per il solo fatto
di essere ebrei".
Questa ridicola tesi è smentita categoricamente dal fatto della
politica di emigrazione ebraica -- addirittura forzata! --
propugnata dal governo del Reich
persino nei primi due anni di guerra.
Poliakov stesso riconosce senza mezzi termini l'infondatezza di
questa tesi. Dopo essersi posta la "lancinante domanda" della
ragione per cui fu presa la decisione dello
"sterminio", egli prosegue:
«”Odio per gli ebrei”, “follia di Hitler”, sono termini troppo
generali, e che,per ciò stesso, non significano nulla: e Hitler --
almeno fino a quando la
sorte del Terzo [41] Reich non fu segnata -- sapeva essere un
politico calcolatore ed accorto. Abbiamo visto, del resto, che lo
sterminio degli ebrei
non faceva affatto parte dei progetti nazisti. E allora, perché
questa decisione, di cui abbiamo visto quanto di irrazionale
comportasse, fu presa,
e perché proprio in quel certo momento?
Sarà opportuno quindi approfondire, pur essendo pienamente
consapevoli che, in mancanza di ogni testimonianza, di ogni verbale,
di ogni documento
irrefutabile, deduzioni di questo genere rasentano l'astrattezza e
la gratuità"120.
In altre parole si ignora non solo quando e da chi, ma addirittura
perchè sarebbe stata presa la decisione dello "sterminio".
Riguardo alla motivazione della pretesa decisione, infatti, la
storiografia di regime non è in grado di fornire se non "deduzioni"
che "rasentano l'astrattezza e la
gratuità" e che sono per di più in aperta contraddizione col fatto
della politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica.
Fino a che punto ciò sia vero alla lettera, è dimostrato dal
seguente giudizio di Robert Cecil, "vicepreside della scuola di
specializzazione in studi europei
contemporanei dell'università di Reading e, dal 1968, professore di
storia contemporanea tedesca presso la stessa università":
"Il massacro degli slavi, come quello degli ebrei, fu un omicidio
rituale, che non solo non contribuì affatto alla vittoria militare
ma, come vedremo fra
poco, ostacolò gravemente la Wehrmacht nel suo compito"121.
Note:
116 Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Milano, 1967, p.
609.
117 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 544.
118 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
p. 345.
119 Gerald Reitlinger, La soluzione finale, op. cit., p. 545.
120 Léon Poliakov, Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei, op. cit.,
p. 155.
121 Robert Cecil, Il mito della razza nella Germania nazista, Vita
di Alfred Rosenberg,MiIano 1973, p. 199.
PARTE SECONDA
1 --NASCITA E SVILUPPO DEL REVISIONISMO
La politica nazionalsocialista di emigrazione ebraica, perseguita
ufficialmente fino all'inizio di febbraio del 1942, pone dunque una
domanda realmente
"lancinante", secondo la definizione di Poliakov.
Infatti, se fosse vero che il processo dello "sterminio" ebraico
"corrispondeva all'obiettivo fondamentale del
nazionalsocialismo"122; se fosse vero che esso non fu "il
risultato di una imprevedibile esplosione di violenza, o della
prevaricazione di subordinati, ma il frutto di una ideologia di
morte e di un disegno organico"123; se
fosse vero che "tra gli scopi che, secondo Hitler, dovevano essere
raggiunti per mezzo della guerra, aveva parte importantissima lo
sterminio generale degli ebrei, e al
raggiungimento di esso dedicò il governo tedesco gran parte delle
sue forze"124, per quale misteriosa ragione Adolf Hitler si sarebbe
privato di almeno un milione di
vittime predestinate permettendo loro di emigrare?
Era dunque inevitabile che un'accusa così atroce, basata
essenzialmente su "deduzioni e considerazioni psicologiche", su
"racconti di terza o di quarta mano", sul
"gioco delle induzioni psicologiche", su "deduzioni" che "rasentano
l'astrattezza e la gratuità" e su '"risposte frammentarie e talora
ipotetiche" fosse messa in dubbio.
Già nell'immediato dopoguerra e negli anni successivi erano state
espresse severe critiche ai processi contro i cosiddetti "criminali
di guerra" nazisti -- in
particolare [43] al processo di Norimberga125 -- e alla condotta di
guerra degli Alleati126.
Note:
122 Ernst Nolte, I tre volti del fascismo, Milano 1971, p. 559.
123 Vittorio E. Giuntella, Il Nazismo e i Lager, Roma 1980; p. 46.
124 Elia S. Artom, Storia d'Israele, Roma 1965, vol. III, p. 227.
125 Tra le opere più significative sui processi contro i "criminali
di guerra" nazisti segnaliamo:
-Anonimo, The Nuremberg "Trial", 1946.
-Montgomery Belgion, Epitaph on Nuremberg, London, 1946.
-Maurice Bardèche, Nuremberg ou la terre promise, Paris, 1948.
-Maurice Bardèche, Nuremberg II ou les Faux Monnayeurs, Paris, 1950.
-F. J. P. Veale, Advance to Barbarism, London 1948.
-F. J. P. Veale, Crimes Discreetly Veiled, London 1958 (ambedue
ristampatedall'Institute for Historical Review, Torrance,
California, USA, 1979).
-G. A. Amaudruz, Ubu justicier au premier procès de Nuremberg, Paris
1949.
-Reginald T. Paget, Manstein. His Campaigns and his Trial, London,
1951.
-Utley, Freda. The High Cost of Vengeance, Regnery, 1949.
-August von Knieriem, The Nuremberg Trials, Regnery, 1959.
-Gerhard Brennecke, Die Nürnberger Geschichtsentstellung, Tübingen,
1970.
-José A. Llorens Borràs, Crìmenes de guerra, Barcelona, 1973.
Ma colui che per primo mise in dubbio la realtà dello "sterminio"
ebraico fu il francese Paul Rassinier127, che è considerato a giusto
titolo il precursore dell'attuale
revisionismo storico. La sua opera fu ripresa e continuata da altri
ricercatori che hanno creato una ricca letteratura revisionista, di
cui menzioniamo i titoli più importanti.
Nel 1967 fu pubblicato a Vienna Geschichte der Verfehmung
Deutschlands (Wien, Selbstverlag des Verfassers) di Franz Scheidl.
Due anni dopo apparve anonimo
negli Stati Uniti The Myth of the Six Million (The Noontide Press,
Torrance,La vérité sur l'affaire de Malmédy et sur le colonel SS
Jochen Peiper, Editions du Baucens, 1976.
Werner Maser, Nuremberg. A Nation on Trial, New York, 1979.
David Irving, Der Nürnberger Prozess, München, 1980.
Dietrich Ziemssen, The Malmédy Trial, Institute for Historical
Review, 1981.
Léon de Poncins, Le procès de Nuremberg, in: Top Secret,
Chiré-en-MontreuiI,1972, pp. 91-126
Piero SeIla, "Occupazione della Germania e repressione
politico-giudiziaria:Norimberga", in: L'Occidente contro l'Europa,
Milano, 1984, pp. 155-184.
126 Tra le opere più importanti sui crimini di guerra degli Alleati
ricordiamo:
Erich Kern, Verbrechen am deutschen Volk. Dokumente alliierten
Grausamkeiten 1939-1949, Verlag K.M. Schütz KG Pr. Oldendorf, 1964.
Erich Kern-Karl Balzer, Alliierten Verbrechen an Deutschen, Verlag
K.W. Schütz KG Pr. Oldendorf, 1980.
Wilhelm Anders, Verbrechen der Sieger, DruffeI-Verlag, Leoni am
Starnberger See, 1975.
"Crimes de guerre des alliés?" Défense de l'Occident, Numéro spécial
39-40,1965.
Alliierten Kriegsverbrechen und Verbrechen gegen die Menschlichkeit,
Samisdat Publishers LTD., Toronto, 1977.
J. Bochaca, Los crìmeres de los "buenos", Barcelona, 1952.
Rudolf Trenkel, "Polens Kriegsschuld. Der Bromberger Blutsonntag",
Kritik, April 1981 (Nordland-Verlag).
David Irving, The Destruction of Dresden, London, 1963.
The Crime of Moscow in Vynnytsia, New York 1951 (ristampato dall'Institute
for Historical Review, s.d.).
Louis FitzGibbon, Katyn, Institute for Historical Review, 1979.
Friedwald Kumpf, Die Verbrechen an Deutschen, Mannheirn, 1954.
Rudolf Aschenauer, Krieg ohne Grenzen. Der Partisanenkampf gegen
Deutschland 1939-1945, Druffel-Verlag, Leoni am Stamberger See,
1982.
Note:
127 Opere principali di Paul Rassinier:
La menzogna di Ulisse, Le Rune, Milano 1966 (edizione originale: Le
mensonge d'Ulysse, Ed. Bressanes, 1950).
Ulysse trahi par les siens, La Vieille Taupe, Paris 1980 (edizione
originale:Librairie Francaise, 1961).
Le véritable procès Eichmann ou les vainqueurs incorrigibles, La
Vieille Taupe,Paris, 1983 (edizione originale: Les Sept Couleurs,
1962).
Il dramma degli ebrei, Roma 1967 (edizione originale: Le drame des
Juifs européens, Les Sept Couleurs, 1964).
L'Opération "Vicaire". Le rö1e de Pie XII devant l'histoire, La
TabIe Ronde, 1965.
Les responsables de la seconde guerre mondiale, Nouvelles Editions
Latines, 1967 (cap. IV: La question juive).
California), seguito, nel 1970, da The Big Lie: Six Million Murdered
Jews (Fyshwick A.C.T. Unity Printers and Publishers), a cura di The
History Research Unity, e
"Auschwitz ou le Grand Alibi", a cura di La Vieille Taupe (Paris).
Nel 1973 videro la luce Die Auschwitz-Lüge (Kritik Verlag, Mohrkirch)
di Thies Christophersen (trad it.: La Fandonia di Auschwitz,
Edizioni La Sfinge, Parma 1984),
The Six Million Swindle (Boniface Press, Takoma Park, Maryland) di
Augustin App e Hexen-Einmal-Eins einer Lüge (Verlag Hohe Warte --
Franz von Bebenburg) di Emil Aretz.
L'anno dopo fu pubblicato in Inghilterra Did Six Million Really Die?
(Historical Review Press, [45] di Richard Harwood (trad. it.:
Auschwitz o della soluzione finale.
Storia di una leggenda, Le Rune, Milano 1978), seguito nel 1976,
presso la stessa casa editrice, dall'eccellente opera The Hoax of
the Twentieth Century di Arthur Butz.
Nel 1978 Robert Faurisson scrisse il noto articolo «Le “problème des
chambres à gaz”» (Défense de l'Occídent, n° 158, juin 1978, pp.
32-40) e l'anno dopo apparvero
l'eccellente studio Der Auschwitz-Mythos. Legende oder Wirklichkeit?
(Grabert-Verlag,Tübingen) di Wilhelm Stäglich, The Six Million
Reconsidered (Historical Review Press)
a cura del Committe for Truth in History, gli importanti articoli di
Robert Faurisson"Le camere a gas non sono mai esistite" (Storia
illustrata, n° 261, agosto 1979, pp. 15-35) e «The Problem of the "Gas Chambers" or “The Rumor of Auschwitz”»
(Revisionist Press), El mito de los 6 millones. El fraude de les
Judios asesinados por Hitler
(Ediciones BAU. S.P., Badalona) di J. Bochacha, "Anne Frank's Diary
-- A Hoax"(Institute for Historical Review) di Ditlieb Felderer e
Holocaust, hoe lang nog? (Haro
Boekdienst, Antwerpen) 128.
Note:
128 Altri scritti fino al 1979:
Heinrich Härtle, Freispruch für Deutschland. Unsere Soldaten vor dem
Nürnberger Tribunal, Verlag KX Schütz, Göttingen, 1965.
J.-P. Bermont (Paul Rassinier), La verità sul processo di Auschwitz,
Quaderni di Ordine Nuovo, Roma 1965.
Léon de Poncins, "Six million innocent victims", in: Judaism and the
Vatican,Liberty Bell Publications, 1967, pp. 178-190.
Francois Duprat, "Le mystère des chambres à gaz", in: Défense de l'Occident,
n°63, juin 1967, pp. 30-33.
Heinz Roth, Was hätten wir Väter wissen müssen? 1970.
Heinz Roth, Was geschah nach 1945? 1972.
Heinz Roth, …der makaberste Betrug aller Zeiten… 1974 (opere edite
in proprio dall'Autore, Odenhausen/Lumda).
Heinz Roth, Warum werden wir Deutschen belogen? Refo Druck + VerIag
H.F.Kathagen, 1973.
James J. Martin, Revisionist Viewpoints, Colorado Springs, 1971.
Erich Kern, Die Tragödie der Juden. Schicksal zwischen Wahrheit und
Propaganda. Verlag K.W. Schütz KG, Preuss. Oldendorf, 1979.
Udo Walendy, Europa in Flammen 1939-1945, Verlag für Volkstum und
Zeitgeschichtsforschung, Vlotho/Weser, 1966, Band I.
Udo Walendy, Bild "Dokumente" für Geschichtsschreibung? VIotho/
Weser 1973.
Udo Walendy, "Die Methoden der Umerziehung", Historische Tatsachen
Nr. 2,VIotho/Weser 1976.
W.D. Rothe, Die Endlösung der Judenfrage, Frankfurt/Main 1974.
Richard Harwood, Der Nürnberg Prozess. Methoden und Bedeutung.
Historical Review Press, 1977.
Richard Harwood, Nuremberg and other war crimes trials, Historical
Review Press, 1978.
Nel settembre 1979 presso la Northrop University di Los Angeles si è
tenuta la prima "Revisionist Convention", organizzata dall'Institute
for Historical Review, che
dalla primavera del 1980 pubblica l'importante rivista trimestrale
The Journal of Historical Review, alla quale collaborano i più
importanti storici revisionisti di ogni paese.
Ciò ha contribuito ulteriormente a rendere il revisionismo storico
una realtà inconfutabile e un movimento di pensiero inarrestabile.
Infatti la tesi revisionista
guadagna sempre più sostenitori.
Dal 1980 ad oggi sono state pubblicate parecchie opere, soprattutto
in Francia,sulla scia dell' "Affare Faurisson".
Oltre ai numerosi articoli apparsi nella rivista "The Journal of
Historical Review",segnaliamo:
"Auschwitz Exit" (Vol. I, Täby, Svezia, 1980), di Ditlieb Felderer,"1981
Revisionis't Bibliography. A Select Bibliography of Revisionist
Books
Dealing with the Two World Wars and their Aftermaths. Compiled and
Annoted by Keith Stimely" (Institute for Historical Review, 1980),
che comprende anche le opere
revisioniste sullo "sterminio" ebraico in lingua inglese;
"Vor dem Tribunal der Sieger: Gesetzlose Justiz in Nümberg" (Verlag
K.W. Schütz KG -- Preuss. Oldendorf, 1981), di Hildegard Fritzsche;
"Auschwitz im IG-Farben Prozess. Holocaustdokumente?" (Herausgegeben
von Udo Walendy, Verlag für Volkstum und Zeitgeschichtsforschung,
Vlotho/Weser,1981);
"Holocaust nun unterirdisch?" (Historische Tatsachen Nr. 9, Vlotho/Weser,1981),
"Kenntnismängel der Alliierten" (Historische Tatsachen Nr. 15,
Vlotho/Weser.
1982),"Adolf Eichmann und die "Skelettsammlung des Ahnenerbe e.V.""
(Historische Alexander Scronn, General Psychologus, Kritik Nr. 42,
Februar 1978 (Kritik-
Verlag, Mohrkirch).
Horst Mattern, Jesus, die Bibel und die 6.000.000 Lüge, Samisdat
Publishers,Toronto, 1979.
Friedrich Schlegel, Das Unrecht am deutschen Volk, W. P.
Publications, Liverpool,W. Va. USA, 1978.
Friedrich SchIegel, Die Befreiung nach 1945, W. P. Publications,
Liverpool, 1978.
Friedrich SchIegel, Wir werden niernals schweigen, W. P.
Publications, Liverpool,1978.
Friedrich Schlegel, Versehwiegene Wahrheiten, Samisdat Publishers,
Toronto,s.d.
W. StägIich - U. Walendy, NS-Bewältigung, Historical Review Press,
1979.
Thies Christophersen, Der Auschwitz-Betrug, Kritik Nr. 27,
Kritik-Verlag,Mohrkirch, s.d.
J. G. Burg, Schuld und Schicksal, München, 1962.
J. G. Burg, Sündenböcke, München, 1967.
J. G. Burg, NS-Verbrechen. Prozesse des schlechten Gewissens,
München,1963.
J. G. Burg, Das Tagebuch (der Anne Frank), München, 1978.
J.G. Burg, Maidanek in alle Ewigkeit? München, 1979.
Wilhelm Stäglich, Das Institut für Zeitgeschichte eine
Schwinddelfirma? Kritik Nr.38, Kritik-VerIag, Mohrkirch 1977.
Wilhelm Stäglich, Die westdeutsche Justiz und die sogenannten
NSGewaltverbrechen, Kritik-Verlag, Mohrkirch, 1978.
Heinrich Härtle, Was Holocaust verschweigt, Leoni am Starnberger See,
1979.
Tatsachen Nr. 18, Vlotho/Weser,1983), "Einsatzgruppen im Verbande
des Heeres"(Historische Tatsachen Nr. 16 e 17, Vlotho/Weser, 1983),
"Alliierte Kriegspropaganda
1914-1919" (Historische Tatsachen Nr. 22, Vlotho/Weser, 1985), "Macht
+ Prozesse ="Wahrheit? (Historische Tatsachen Nr. 25, Vlotho/Weser,
1985) ,tutti di Udo Walendy;
«“Massentötungen“ oder Desinformation?» (Historische Tatsachen Nr.
24,Vlotho/Weser 1985), di Ingrid Weckert;
"Ich suchte -- und fand die Wahrheit" (Kritik Nr. 58, Mohrkirch,
1982), di RobertFaurisson;
"The "Holocaust"": 120 Questions and Answers (Institute for
Historical Review,1983), di C. E. Weber;
"Nazi Gassing a Myth?" (IHR Special Report. Institute for Historical
Review,1983);
"The Dissolution of the Eastern European Jewry" (Institute for
Historical Review,1983), di Walter Sanning;
"Les grands truquages de l'histoire" (Jacques Grancher éd., Paris,
1983), di Hervé Le Goff (opera in cui compare uno studio
sull'impostura del diario di Anna
Frank: pp. 13-40)129;
"The man who invented "genocide"" (Institute for Historical Review,
1984) diJames J. Martin;
"Dachau… Buchenwald… Belsen… etc…" (Antwerpen, Vrij Historisch
Onderzoek,1984), di Z. L. Smith;
"Het Dagboek van Anne Frank: een vervalsing" (Antwerpen, Vrij
Historisch Onderzoek, 1985), di Robert Faurisson;
"Worldwide Growth and Impact of "Holocaust" Revisionism" (Institute
for Historical Review, 1985), IHR Special Report.
Aggiungiamo le opere più significative sull'"Affare Faurisson":
"Vérité historique ou vérité politique? Le dossier de l'affaire
Faurisson. La question des chambres à gaz" (La Vieille Taupe, Paris,
1980) di Serge Thion;
"Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire.
La question des chambres à gaz" (La Vieille Taupe, Paris, 1980) di
Robert Faurisson,
opere di valore eccezionale;
"L'Affaire Faurisson" (Le lutteur de classe, novembre 1981);
"Intolérable intolérance" (Editions de la Différence, 1981) di
autori vari;
"Les petits suppléments au Guide des droits des victimes. N. 1. L'incroyable
Affaire Faurisson" (La Vieille Taupe, Paris, 1982) a firma "Le
Citoyen";
"Réponse à Pierre Vidal-Naquet" (Edité par l'Auteur, 1982) di Robert
Faurisson;
"L'Affaire Faurisson" (Université de Bordeaux III. Option
Journalisme 1982-1983) di Marie- Paule Mémy;
"Épilogue judiciaire de l'"Affaire Faurisson" (La Vieille Taupe,
Paris, 1983) di J.Aitken;
"Il caso Faurisson" (edito dall'Autore) di Andrea Chersi (Castenedolo
1983)130.
Note:
129 Vedi al riguardo:
"Le journal d'Anne Frank pourrait être un faux!" in: Le Courrier des
Yvelines, 9 février 1984, p. 4;
"On sait aujourd'hui que le journal d'Anne Frank était un faux. Le
beau mensonge" in: Spécial dernière, 1er mars 1984, p. 11.
130 Altri scritti sull'"Affare Faurisson":
Vérité et solidarité, in: La Guerra sociale, N. 7, pp. 33-39.
Robert Poulet, La vérité au compte-gouttes, in: Rivarol, 25 Février
1983, p. 11.
Nel gennaio 1985 è apparso il primo numero della rivista
revisionista spagnola "Revisión" (Alicante, Spagna).
Segnaliamo inoltre la rivista revisionista "Taboe. Revisionistisch
tijdschrift voor kritisch en wetenschappelijk onderzoek" (Tabù.
Rivista revisionista di ricerca critica e
scientifica) (Antwerpen, Belgio).
Ci sia infine consentito di menzionare tre nostri studi:
"Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso" (Sentinella d'Italia,
Monfalcone 1985);
"La Risiera di San Sabba" (Sentinella d'Italia, Monfalcone 1985);
«”Medico ad Auschwitz”. Anatomia di un falso. La falsa testimonianza
di Miklos Nyiszli»131 (di prossima pubblicazione).
[50]
Questa vasta letteratura è di valore disparato e va dalla
divulgazione superficiale e spesso inesatta -- giustamente criticata
dagli storici sterminazionisti, come vengono
chiamati dai revisionisti i sostenitori della realtà dello
"sterminio" ebraico -- alla ricerca scientifica metodica e
approfondita.
Essa ha suscitato reazioni di varia natura132.
Sul piano letterario alcuni scritti, fortemente passionali, tendono
essenzialmente a screditare i revisionisti sia mediante la
diffamazione personale, sia deformandone le
tesi per poi facilmente volgerle al ridicolo, sia tentando di far
passare il revisionismo Note rassineriane con appendice sulla
persecuzione giudiziaria di R. Faurisson,
in: Alla Bottega, Marzo-Aprile 1983, pp. 33-41.
Robert Faurisson, El caso Faurisson (o la represión en Francia), in:
Cedade, n.104, Febrero 1982. pp. 9-12.
Robert Faurisson, Revisionism on Trial in France, in: The Journal of
historical Review,Summer 1985, pp. 133-181.
Note:
131 Altri scritti:
Ich, Adolf Eichmann. Ein historischer Zeugenbericht. Herausgegeben
von Dr.Rudolph Aschenauer, Druffel-Verlag, Leoni am Stamberger See,
1980.
L. Degrelle, Lettera al Papa sulIa truffa di Auschwitz, Sentinella
d'Italia,Monfalcone 1980.
Die grosse Holocaust-Debatte. Übersetzung aus der US-Zeitschrift "Spotlight".Sonderdruck
l. Dezember 1980.
H. Fikentscher, Sechs Millionen Juden vergast -- verbrannt. Kritik.
Nr. 51. Kritik-Verlag, Arhus, Danimarca.
J. Bochaca, El mito de Anna Frank, in: Cedade, n. 104, Febrero 1982,
pp. 18-20.
"Holocaust" News. "Holocaust" Story An Evil Hoax, Revisionists'
Reprints,Manhattan Beach, 1982.
Mohamed Levy-Cohen, Zur geschichtlichen Analyse der
nationalsozialistischen Konzentrationslager als Gegenstand des
heutigen Kampfes, in: Die Aktion, Nummer
19-20, August-September 1983, pp. 267-276; Nummer 21-22,
November-Dezember 1983, pp. 293- 303.
Sulla genesi e lo sviluppo del revisionismo vedi anche:
A. R. Butz, The International "Holocaust" Controversy, in: The
Journal of Historical Review, Spring 1980, pp. 5-22.
Robert Fautrisson, El verdadero motivo de angustia del Estade de
Israele. El revisionismo historico, in: Cedade, N. 134, Julio-Agosto
1985, pp. 12-13.
132 Sulle reazioni negli Stati Uniti vedi: Revisionists' Reprints,
Manhattan Beach,January 1985.
per una "parte costitutiva di un movimento neonazista
internazionale", come insinua espressamente Robert Kempner133, cioè
per un rigurgito di antisemitismo nazista.
Questo tentativo appare chiaramente già dai titoli più ricorrenti di
tale letteratura:
"Sulla critica della pubblicistica dell'estremismo di destra
antisemita"134;
"Sguardo sulla letteratura neona[51]zista"135; -- La Soluzione
Finale e la Mitomania Neonazista"136;
"La «soluzione finale» della questione ebraica nella recente
letteratura neonazista"137.
Tra gli articoli più virulenti segnaliamo:
"La politica dello struzzo", di Augusto Segre, in: La Rassegna
mensile di Israel ,gennaio-marzo 1979, pp. 109-110;
"La distruzione della ragione", di Giuseppe Laras, in: La Rassegna
mensile di Israel, agosto-settembre 1979, pp. 285-288;
"Le camere a gas sono esistite!" (risposta di Enzo Collotti a Robert
Faurisson), in: Storia illustrata, n. 262, settembre 1979, pp. 19-29
(vedi al riguardo: "Faurisson
replica a Collotti", in: Storia illustrata, n. 263, ottobre 1979,
pp. 30-37).
Stefano Levi della Torre dedica al revisionismo un paragrafo
dell'articolo "Nuove forme della giudeofobia" che è compreso nella
sezione "Antisemitismo oggi"138.
In realtà tale accusa è completamente infondata ed ha una finalità
chiaramente propagandistica. Infatti le credenziali di colui che è
considerato il fondatore del
revisionismo, Paul Rassinier, non lasciano dubbi in proposito:
socialista, resistente,arrestato dalla Gestapo nell'ottobre del
1943, torturato per 11 giorni, deportato a
Buchenwald e poi a Dora per 19 mesi, invalido al 95% in conseguenza
della deportazione, detentore della medaglia "vermeil de la
Reconnaissance française" e
della "Rosette de la Résistance".
In Francia l'eredità di Rassinier è stata raccolta da ambienti di
sinistra, a cominciare dal gruppo che fa capo alla casa editrice "La
Vieille Taupe"139.
133 Nürnberg und "Auschwitz-Lüge", in: Freiheit und Recht, Nr. 7-8,
Juli-August 1975,p. 15.
Note:
134 Martin Broszat, Zur Kritik der Publizistik des antisemitischen
Rechtsextremismus, in:Aus Politik und Zeitgeschichte. Beilage zur
Wochenzeitung "Das Parlament", 8 Maggio
1976, pp. 3-7.
135 Hermann Langbein, Coup d'oeil sur la littérature néo-nazie, in:
Le Monde Juif, n. 78,Avril-Juin 1975, pp. 8-20.
136 Georges WeIlers, La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie,
édité par Beate et Serge Klarsfeld, 1979.
137 Articolo di E. Kulka in: Quaderni del Centro di studi sulla
deportazione e l'internamento, n. 9 (1976-1977), pp. 112-124.
138 Stefano Levi della Torre, Nuove forme della giudeofobia (3.
Revisionismo), in: La Rassegna mensile di Israel, maggio-agosto
1984, pp. 249-280.
139 Oltre al già citato "Le lutteur de classe", segnaliamo al
riguardo: La Guerre sociale: De l'exploitation dans les camps à
l'exploitation des camps, n° 3, juin 1979,
pp. 9-31; De l'exploitation dans les camps à l'exploitation des
camps (suite et fin). Une mise au point de "La Guerre sociale",
Paris, mai 1981.
Le Frondeur: Le mythe concentrationnaire, printemps 1981; n° 7, pp.
9-17; hiver 1982, n° 8, pp. 7-13;Du judaïsme à la judaïté,
juillet-septembre 1982, n° 9, pp. 3-6.
Il caso Rassinier, in: Alla Bottega, Luglio-Agosto 1981.
Altri scritti sterminazionisti, pur risentendo del pathos che
suscita inevitabilmente la negazione dello "sterminio" ebraico,
tentano di porsi sul piano
della critica obiettiva. Tra i più significativi ricordiamo:
"Lies About the Holocaust", di Lucy Dawidowicz, in: Commentary,
December 1980, pp. 31- 37;
"Les redresseurs de morts. Chambres à gaz: la bonne nouvelle.
Comment on révise l'histoire", di Nadine Fresco, in: Les Temps
Modernes, n° 407, juin 1980, pp.
2150-2211. L'Autrice si propone di mostrare i metodi storiografici
dei revisionisti.
"Les chambres à gaz ont existé" (éditions Gallimard, 1981), di
Georges Wellers.
Opera diretta contro Robert Faurisson.
"La Solution Finale et la Mythomanie Néo-Nazie" (édité par Beate et
Serge Klarsfeld, 1979), di Georges Wellers. Opera diretta contro
Paul Rassinier.
"Six Million Did Die" (Johannesburg, 1978), di Arthur Suzman e Denis
Diamond.
Opera diretta contro Richard Harwood e Arthur Butz.
"Un Eichmann de papier. Anatomie d'un mensonge", di Pierre
Vidal-Naquet, in: Les Juifs, la mémoire et le présent, Paris, 1981,
pp. 195-272. Studio diretto contro Robert Faurisson.
"Tesi sul revisionismo", di Pierre Vidal-Naquet, in: Rivista di
storia contemporanea (Loescher Editore, Torino), I, gennaio 1983,
pp. 3-24. Articolo di
carattere generale contro il revisionismo.
"Nationalsozialistischen Massentötungen durch Giftgas"
(Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl
u.a., Frankfurt am Main, 1983),
opera collettiva di 24 storici mirante a confutare l'intera
storiografia revisionista140.
Alcuni tentativi di riaffermare la "verità" sterminazionista hanno
sortito l'effetto contrario. Particolarmente importanti a questo
riguardo sono:
"The Holocaust Revisited: A Retrospective Analysis of the
Auschwitz-Birkenau Extermination Complex (Central Intelligence
Agency, Washington, D.C. U.S.
Department of Commerce. NationaI Technical Informatíon Service,
February 1979), di Dino A. Brugioni e Robert G. Poirier (trad.
francese in: "Le Monde Juif", n° 97, janviermars
1980, "Auschwitz à vol d'oiseau", pp. 1- 22), opera in cui sono
pubblicate delle fotografie aeree di Auschwitz-Birkenau scattate nel
1944 dall'aviazione americana le
quali demoliscono il mito degli immensi stermini che sarebbero stati
perpetrati in tale campo nel 1944;
"Les "Krématorien" IV et V de Birkenau et leurs chambres à gaz", di
Jean-Claude Pressac, in: Le Monde juif, n° 107, juillet-septembre
1982, pp. 91-131 (vedi il
resoconto di Robert Faurisson "Le mythe des "chambres à gaz" entre
en agonie", in:
Réponse à Pierre Vidal-[54]Naquet, deuxième édition augmentée, La
Vieille Taupe,Paris, 1982, pp. 67-87).
L'Album d'Auschwitz. D'après un album découvert par Lili Meier
survivante du camp de concentration. Texte de Peter Hellman traduit
de l'américain par Guy Casaril.
Note:
140 Altri scritti di rilievo:
P. Viansson-Ponté, Le mensonge, in: Le Monde, 17-18 juillet 1977, p.
13.
G. WeIlers, Le cas Darquier de Pellepoix, in: Le Monde Juif, n° 92,
octobredécembre1978, pp. 162-167.
G. Wellers, La Négation des crimes nazis. Le cas des documents
photographiques accablants, in: Le Monde Juif, n° 103,
juillet-septembre 1981, pp. 96-107.
Vincenzo e Luigi Pappalettera, Un intervento di Pappalettera, in:
Storia illustrata,N. 263, Ottobre 1979, pp. 38-44.
Primo Levi, Il difficile cammino della verità, in: La Rassegna
mensile di Israel, n. 7-12,Luglio-Dicembre 1982, pp. 5- 11.
Éditions du Seuil, 1983 (vedi l'analisi di Robert Faurisson "Les
tricheries de l'Album d'Auschwitz", dattiloscritto inedito, 1983).
Ma le reazioni degli oppositori del revisionismo non si sono
limitate al piano letterario. I processi intentati contro i
revisionisti -- onde ottenere da parte dei
tribunali la condanna ufficiale delle tesi degli avversari --
testimoniano dell'incapacità degli storici di regime di confutare
seriamente ed efficacemente le argomentazioni
revisioniste.
Alcuni casi, come quelli di Christophersen, di Faurisson e di
Felderer, sono diventati tristemente noti141.
Tristemente nota è anche l'esistenza nella Repubblica Federale
Tedesca di un organo preposto al controllo degli scritti "pericolosi
per la gioventù"
(Bundesprüfstelle für jugendgefährdende Schriften), mero espediente
per poter esercitare una censura legale sulla letteratura
revisionista, le cui opere vengono
regolarmente messe all'"Indice"! (Index für jugendgefährdende
Schriften)142.
Fino a che punto possa giungere la cieca intolleranza nei confronti
di coloro che negano mediante una seria [55] documentazione la
realtà dello "sterminio" ebraico, è
testimoniato dal casa del dottor WilheIm Stäglich. Nel novembre 1982
il Consiglio dei Decani della Georg-August-Universität di Gottinga,
presso la quale egli aveva
conseguito la laurea in giurisprudenza nel 1951, ha intrapreso una
procedura per ritirargli il titolo di dottore per aver scritto
l'eccellente opera "Der Auschwitz Mythos"
(Il Mito di Auschwitz), che, a giudizio non propriamente spassionato
di tale Consiglio,ha reso Wilhelm Stäglich "indegno di portare il
titolo di dottore".
La cosa più singolare è che il fondamento giuridico di tale
procedura è costituito da due leggi naziste del 1939.143!
Note:
142 Udo WaIendy, Der moderne Index, Historische Tatsachen Nr. 7.
Vlotho/Weser1980.
Udo Walendy, Strafsache wissenschaftliche Forschung, Historische
Tatsachen Nr.21, Vlotho/Weser 1984.
Bescblagnahmt! Eingezogen! Verboten! Bücher, die wir nicht lesen
dürfen! Kritik Nr.52, Kritik-Verlag, Mohrkirch 1981.
143 Wilhelm Stäglich, "Der Auschwitz-Mythos": A Book and its Fate,
in: TheJournal of Historical Review, Spring 1984, pp. 47-68.
Bollettino del "Comité contre l'application en 1983 des lois nazies
de 1939 parl'Université Georg-August de Göttingen", s.d.
II-- LA CRITICA REVISIONISTA
Sarebbe arduo riassumere in poche pagine i risultati della critica
revisionista.
Del resto, a noi preme di più esporre la ragion d'essere e i metodi
di lavoro del 141 Inquisitionsprozesse heute -- Hexenprozess der
Neuzeit, Kritilk Nr. 55, Kritik-
Verlag, 1981 (processo Christophersen).
Per il caso Faurisson vedi le opere già citate.
Ditlieb Felderer fu arrestato il 26 novembre 1982 e condannato nel
maggio 1983 a dieci mesi di prigione per aver diffuso "materiale che
incita all'odio", cioè per aver
negato la realtà dello "sterminio" ebraico (IHR Newsletter, The IHR
1982 Annual Report; IHR Newsletter, May 1983, Number 19;
Revisionists' Reprints, n. 6, Manhattan
Beach, Fall 1983).
Al processo di Norimberga il Pubblico Ministero inglese Sir Hartley
Shawcross nella sua requisitoria del 26 luglio 1946 accusò i
tedeschi di aver ucciso più di sei
milioni di ebrei "nelle camere a gas e nei forni di Auschwitz,
Dachau, Treblinka,Buchenwald. Mauthausen, Maidanek e
Oranienburg"144.
Ciascuna di queste "camere a gas" ha avuto naturalmente i suoi
"testimoni oculari".
L'abate Georges Hénocque descrive così quella di Buchenwald:
"Mi sentii rassicurato e, aprendo subito la porta di ferro, mi
trovai nella famosa camera a gas. Il locale poteva avere venticinque
metri quadrati di
superficie e un'altezza di tre metri -- tre metri e mezzo. Sul
soffitto,diciassette cipolle di annaffiatoio, sigillate e poste a
intervalli regolari. A
guardarle, nulla rivelava la loro funzione omicida. Esse
assomigliavano a inoffensivi sfiatatoi d'acqua.
I deportati che prestavano servizio al crematorio mi avevano
informato: per una specie di ironia, ogni vittima, entrando in
questa camera, riceveva un
asciugamano e un pezzetto di sapone. Questi sventurati potevano
credere di andare alle docce. Dietro di loro veniva chiusa la
pesante [57] porta di ferro,
bordata di una specie di guarnitura di gomma di mezzo centimetro di
spessore, destinata ad impedire la penetrazione dell'aria.
All'interno i muri erano lisci, senza fessure, e come verniciati.
All'esterno,accanto all'architrave della porta, si vedevano quattro
bottoni posti l'uno
sotto l'altro: uno rosso, uno giallo, uno verde e uno bianco.
Un dettaglio tuttavia mi preoccupava: non capivo in che modo il gas
potesse venire giù dalle bocche degli annaffiatoi. Il locale in cui
mi trovavo era
situato accanto a un corridoio. Vi penetrai e dentro vidi un enorme
tubo che le mie braccia non riuscivano a cingere completamente e che
era ricoperto
di uno spessore di gomma di circa un centimetro. Accanto, una
manovella che si poteva girare da sinistra a destra provocava
l'arrivo del gas. Esso
discendeva così fino al suolo con una forte pressione, sicché
nessuna delle vittime poteva sfuggire a ciò che i tedeschi
chiamavano "la morte lenta e dolce".
Al di sopra del punto in cui il tubo formava un gomito per entrare
nel locale di asfissia c'erano gli stessi bottoni che si trovavano
sulla porta esterna:
rosso, verde, giallo e bianco, che servivano evidentemente a
controllare la discesa del gas.
Tutto era davvero predisposto e organizzato scientificamente. Il
Genio del male non avrebbe potuto trovare di meglio. Rientrai nella
camera a gas per
cercare di scoprire quella del crematorio"145.
L'SS-Obersturmbannführer Kaindl, ex comandante del campo di
concentramento di Oranienburg-Sachsenhausen, dichiarò dinanzi a un
Tribunale Militare sovietico:
"Alla metà di marzo del 1943 ho introdotto le camere a gas come
luogo di sterminio in massa.
Pubblico Ministero -- Di Sua iniziativa?
[58]
Note:
144 IMG, vol. XIX, p. 483.
145 Abbé G. Hénocque, Les Antres de la Bête, Paris, 1947, pp.
115-116. Da: Robert Faurisson, Mémoire en défense contre ceux qui
m'accusent de falsifier l'histoire, La
Veille Taupe, Paris, 1980, riproduzione in facsimile alle pp. 191-
192.
Kaindl -- In parte, sì. Poiché le installazioni esistenti non erano
sufficienti per lo sterminio previsto, convocai una riunione alla
quale partecipò anche
il medico capo Baumkötter, il quale mi disse che l'avvelenamento di
uomini mediante acido cianidrico in camere speciali aveva come
effetto la morte
istantanea. Allora considerai la costruzione di camere a gas per lo
sterminio di uomini opportuna e anche più umana"146.
Riguardo al campo di Dachau, il dott. Franz Blaha asserì in una
dichiarazione giurata:
"Nel campo ci furono molte esecuzioni mediante gas, fucilazioni e
iniezioni.
La camera a gas fu terminata nel 1944 ed io fui chiamato dal dott.
Rascher per esaminare le prime vittime. Delle otto o nove persone
che si trovavano
nella camera, tre erano ancora vive e le altre sembravano morte. I
loro occhi erano rossi e i loro volti gonfi. Molti detenuti furono
uccisi successivamente
in questo modo"147.
Il 19 agosto 1960 il giornale tedesco Die Zeit pubblicò -- sotto il
titolo "Keine Vergasung in Dachau" (Nessuna gasazione a Dachau) --
una lettera del dott. Martin
Broszat dell'Istituto di Storia contemporanea di Monaco nella quale
dichiarava:
"Né a Dachau né a Bergen-Belsen né a Buchenwald sono stati gasati
ebrei o altri detenuti. La camera a gas di Dachau non fu mai
ultimata del tutto e
non entrò mai «in funzione»".
E ancora:
"Lo sterminio in massa degli ebrei mediante gasazione iniziò nel
1941-1942 ed ebbe luogo esclusivamente (ausschliesslich) in pochi
luoghi
appositamente scelti e forniti di adeguate istallazioni tecniche,
soprattutto (vor allem) nel territorio polacco occupato (ma in
nessun luogo nel [59]
Vecchio Reich): ad Auschwitz-Birkenau, a Sobibor, sul Bug, a
Treblinka, a Chelmo e a Belzec"148.
Le riserve espresse in questa lettera furono chiarite dal dott.
Broszat nella "Nota preliminare" all'articolo di Ino Arndt e Wolfang
Scheffler "Organisierter Massenmord
an Juden in nationalsozialistischen Vernichtungslagern":
"Come abbiamo già rilevato, gli stermini di ebrei in senso
istituzionale (esecuzione del programma della "soluzione finale")
mediante impianti di
gasazione ebbero luogo esclusivamente nei campi summenzionati149 dei
territori polacchi occupati. Al contrario nei campi di
concentramento
generalmente c'erano sì crematori (per la cremazione dei detenuti
morti in massa oppure uccisi durante la guerra), ma non impianti di
gasazione. Dove
però in particolare ciò accadde (Ravensbrück, Natzweiler,
Mauthausen), essi non servivano allo sterminio ebraico nel senso del
programma della
"soluzione finale". Essi dovevano piuttosto facilitare psichicamente
ai Kommandos di esecuzione il loro "lavoro", che fino ad allora
veniva
effettuato mediante fucilazioni, iniezioni di fenolo e altri
sistemi"150.
Simon Wiesenthal conferma che "non ci furono campi di sterminio in
terra tedesca"151.
Note:
146 Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas.
Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert RückerI
u.a., Frankfurt am Main ,1983, p. 255.
147 IMG, vol. V, p. 198 (PS-3249).
148 Die Zeit, Nr. 34, Freitag, den 19. August 1960, p. 16.
149 Si tratta dei campi di Chelmno, Belzec, Treblinka, Majdanek,
Sobibor e Auschwitz-Birkenau menzionati a p. 105 (vedi nota
seguente).
150 Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 24. Jahrgang, 1976, Heft
2, P. 109.
151 London Books and Bookmen, April 1955, p. 5.
In conclusione, né a Buchenwald, né a Oranienburg-Sachsenhausen sono
mai esistite "camere a gas", mentre la pretesa "camera a gas" di
Dachau152 non è mai stata
utilizzata, come si può leggere anche nella pubblicazione ufficiale
su tale campo:
[60]
"La «camera a gas» di Dachau non fu mai messa in funzione. Nel
crematorio entrarono solo morti per la «cremazione», nessun vivente
per la«gasazione»"153.
"Come abbiamo già detto, l'ultimo anno Dachau ebbe una camera di
gasazione propria. Ma le sue "docce" non furono mai utilizzate"154.
Di conseguenza, le "testimonianze oculari" di coloro che pretendono
di aver visto in questi campi "camere a gas" o di avervi assistito a
"gasazioni" sono false.
Tale circostanza avrebbe indotto qualunque storico serio ad
effettuare una revisione critica di tut te le fonti dello
"sterminio" ebraico, ma ciò naturalmente non è accaduto155.
In effetti, la domanda che pone Robert Faurisson è più che
legittima:
"Perché le «prove», le «certezze», le «testimonianze» raccolte sui
campi che geograficamente ci sono vicini non hanno improvvisamente
più valore,
mentre le «prove», le «certezze», le «testimonianze» raccolte sui
campi della Polonia restano vere?"156.
La domanda appare ancora più legittima se si c |