|
REVISIONISMO
Il revisionismo
storico:
Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli
ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti
degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di
concentramento;
Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte
ragioni;
Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza,
come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i
dissidenti politici
Non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.
Carlo Mattogno
articoli di revisionismo storico

Il tracollo dell'anti-"negazionismo"
in Italia
Da Francesco Germinario a Luigi
Vianelli,
ossia il tracollo dell'anti-"negazionismo" in Italia
Carlo Mattogno
La mia recente rassegna di dilettanti antirevisionisti italiani è
ancora fresca di stampa (1) e già all'elenco si aggiunge un altro
illustre sconosciuto: tale Luigi Vianelli. Costui è autore di un
articolo intitolato I negazionisti italiani pubblicato nel
"settembre/ottobre 2002" nel sito "Olokaustos". (2) L'autore è uno
scolaretto di Francesco Germinario, il noto "rechercheur salarié"
(Saletta) della Fondazione Micheletti di Brescia le cui menzogne e
imposture nei miei confronti ho documentato ad abundantiam prima in
Olocausto: dilettanti allo sbaraglio", (3) poi in Olocausto:
dilettanti a convegno. (4)
L'articolo, una men che mediocre rimasticatura della rancida
minestra del suo maestrino, distingue cinque tipi di "negazionisti".
Mi limito a prendere in esame il terzo, che mi riguarda
direttamente: "I negazionisti tecnici in Italia: il caso di Carlo
Mattogno".
Vianelli esordisce offrendo subito un saggio della sua onestà:
Per quanto il nome di Carlo Mattogno appaia all'interno del Lexicon
dell' Informationsdienst gegen Rechtsextremismus (Servizio
d'informazione contro l'estremismo di destra), abbia pubblicato la
maggior parte dei suoi studi per case editrici di ispirazione
neofascista o neonazista, per le quali ha anche curato la traduzione
di testi antisemiti di pubblicisti legati agli ambienti delle SS e
sia indicato dallo stesso Saletta come "personaggio [...] di
destra", egli si professa un democratico ed afferma anche di aver
votato per il partito radicale.
Dunque per Vianelli essere "di destra" ed essere "democratico" è
un'antitesi inconciliabile! Egli fremerà dunque di orrore al
pensiero che in Italia un partito "di destra" è al governo. Quanti
"nemici della democrazia" in Alleanza Nazionale!
Ma la sua fonte non è più onesta di lui. Questo Lexicon dell'
Informationsdienst gegen Rechtsextremismus (5) ha la serietà di una
raccolta di barzellette da bettola. E' vero che io vi figuro, ma il
mio "estremismo di destra" non è altro che la mia attività
revisionistica, secondo la ben nota mitomania tedesca secondo la
quale ogni revisionista è un "estremista di destra". Vi figura
infatti, per la stessa ragione - cioè per aver pubblicato opere
revisionistiche - anche lo scrittore ebreo Joseph Burg (Ginzburg),
deceduto nel 1990, che faceva parte della comunità israelitica di
Monaco di Baviera.
Nelle 15 righe che mi sono dedicate in questo Lexicon, mi viene
mossa l' "accusa" di aver pubblicato libri per conto delle Edizioni
di Ar, del "terrorista di destra italiano Franco Freda di Padova,
che negli anni 80 partecipò a vari attentati terroristici". (6) Roba
da querela per diffamazione. Come è noto a tutti, tranne che ai
falsari dell' Informationsdienst gegen Rechtsextremismus, Freda fu
assolto da ogni accusa dalla Corte d'assise d'Appello di Bari il 1o
agosto 1985 e la sentenza divenne definitiva il 27 gennaio 1987. Ma
la cosa più sorprendente è che nel Lexicon di questi minus habentes
tedeschi Freda non appare affatto! Però vi compaiono pericolosi
"estremisti destra" come lo storico Ernst Nolte (7) e, udite udite,
Silvio Berlusconi ! (8)
Ecco la serietà delle fonti di Luigi Vianelli, ed ecco l'onestà del
nostro uomo!
Egli afferma poi:
Il libro che segna l'esordio di Mattogno nel mondo negazionista,
dopo un paio di pubblicazioni minori, è Il mito dello sterminio
ebraico, apparso nel 1985 per le edizioni Sentinella d'Italia una
delle case editrici neonaziste italiane.
Lo stile è pesantemente influenzato dagli studi di Faurisson, del
quale ricalca la pretesa di "svolgere «ricerche» animati da un
atteggiamento sine ira ac studio nei confronti dell'argomento".
La tecnica utilizzata è quella della pesante iperdestrutturazione
dei testi, connessa ad un continuo intersecarsi di diversi livelli
di interpretazione dal pseudostoriografico all'investigativo in modo
tale che le parole possono assumere contestualmente diversi
significati, tutti eterodiretti da Mattogno. Espungere frasi dal
contesto, connettere fonti disparate e non omogenee, forzare i
contenuti del testo: tutto il classico armamentario del negazionista
tecnico è presente al massimo grado negli studi di Mattogno, al
punto da essere accusato da Faurisson stess o di «eccesso di
erudizione».
E' chiaro che Vianelli non ha letto il libro che menziona. Ed è
altrettanto chiaro che egli non ha letto nessuno dei miei scritti.
Perché perdere tempo a leggere se il suo maestrino ha già sfogliato
qualche mio libro per lui? E perché sforzarsi a pensare se il suo
maestrino ha già pensato per lui?
Vianelli attinge dunque all'armamentario di imposture del suo
maestrino di provincia Germinario, (9) ma lo supera abbondantemente
quanto a mancanza di senso del ridicolo quando mi accusa di "eccesso
di erudizione", che è quanto dire: eccesso di documentazione !
La mia presunta "pretesa di "svolgere «ricerche» animati da un
atteggiamento sine ira ac studio nei confronti dell'argomento"" non
è altro che una delle tante imposture di Germinario. Quanto a me, ho
usato l'espressione "sine ira et studio" soltanto in Olocausto:
dilettanti allo sbaraglio (ossia 11 anni dopo l'uscita de Il mito
dello sterminio ebraico), non già per contraddistinguere
enfaticamente la mia metodologia, ma per mettere in risalto la
presunzione di Pierre Vidal-Naquet. (10)
Vianelli prosegue:
Ecco quindi che le testimonianze di coloro i quali hanno assistito
alle gasazioni sono radicalmente false o falsificate, così come
ricorre continuamente un tono assieme di sfida e di scherno nei
confronti degli storici "di regime", di volta in volta "dilettanti",
"falsari", "plagiatori", proni ad un "dogmatismo ideologico"
ecc.ecc.
Anche qui lo scolaretto attinge al maestrino, ma sbagliando
riferimento !. Egli infatti attribuisce a Il rapporto Gerstein.
Anatomia di un falso (11) i travisamenti che Germinario opera nei
miei opuscoli Auschwitz: due false testimonianze e Auschwitz: un
caso di plagio. Germinario estrae regolarmente dal contesto le mie
affermazioni relative a singoli testimoni impostori, come Sophia
Litwinska o Miklos Nyiszli, e poi le generalizza, come se io mi
riferissi a tutti i testimoni, ma, ovviamente, nella sua penosa
ignoranza storica, non è in grado di mostrare che una sola delle mie
critiche sia infondata!. (12) La conclusione è che, per gente di
tale risma, i testimoni sono sempre attendibili e veritieri anche
quando proferiscono le menzogne più evidenti, anche quando dicono le
assurdità più insensate, e proprio in ciò consiste il "dogmatismo
ideologico" che rimprovero agli storici ufficiali e ai loro
caudatari. Su ciò ritornerò alla fine dell'articolo.
Quanto al "tono assieme di sfida e di scherno nei confronti degli
storici «di regime»", limitarsi a ciò nei confronti di questa gente
è già un'opera di misericordia. D'altra parte, come anche il
maestrino di Vianelli ha sperimentato sulla propria pelle, e come
Vianelli stesso sperimenterà sulla propria pelle in quest'articolo,
quando lancio accuse di "dilettanti", "falsari", "plagiatori", le
dimostro e le documento al di là di ogni dubbio.
Avendo imparato bene la lezioncina, anche lo scolaretto si cimenta
poi in una impostura un po' più articolata:
D'altro canto, anche i documenti troppo probanti in senso contrario
alle sue convinzioni, spessissimo sono per Mattogno semplicemente
dei falsi. In questa foga cadono alle volte anche alcuni
negazionisti: Mattogno ha avuto modo di scontrarsi sia con Faurisson
che con Butz, ma ciò non gli ha impedito di crearsi nel mondo
negazionista la fama di massimo conoscitore di Auschwitz.
Per meglio illustrare la sua impostura, in nota Vianelli scrive:
Un caso particolare. In Auschwitz: fine di una leggenda, Edizioni di
AR, 1994, Mattogno così conclude rispetto ad un noto documento
analizzato per primo da J.C.Pressac ne Le macchine dello sterminio.
Auschwitz 1941-1945, Feltrinelli, Milano 1994 (prima ed. in francese
nel 1993), p.82: è un falso. La dimostrazione di tale falsità però è
evidentemente indifendibile, per cui Mattogno ritornò specificamente
sull'argomento quattro anni più tardi: "Die Gaspruefer von Auschwitz",
Vierteljahreshefte fuer freie Geschichtsforschung 2 (1), 1998, pp.13-22.
In questo secondo e ponderoso studio però il documento analizzato da
Pressac non è più considerato un falso, bensì va interpretato in
modo totalmente diverso, ovviamente in linea con le teorie
negazioniste.
Vianelli comincia subito con una bella menzogna: io dichiarerei
"spessissimo" i "documenti troppo probanti" dei "falsi". Che
significa "spessissimo"? Centinaia di documenti? O semplicemente
decine di documenti?
Siamo comprensivi! Qui purtroppo Germinario non ha pensato, perciò
il povero scolaretto non sa che cosa pensare e brancola nelle
tenebre.
Vediamo come stanno le cose. Inizialmente ho considerato falsi (cioè
falsificazioni di documenti originali) due soli documenti: uno è
quello menzionato da Vianelli, l'altro la lettera della
Zentralbauleitung di Auschwitz del 28 giugno 1943 sulla capacità di
cremazione dei forni di Auschwitz-Birkenau.
Procediamo. Vianelli insinua che io avrei considerato falso il
documento pubblicato da Pressac perché si tratterebbe di un
documento "troppo probante". In realtà è vero esattamente il
contrario. Se il nostro scolaretto avesse letto il testo che
menziona, saprebbe anche che nel 1994 riguardo a questo documento ho
scritto:
Sebbene questo documento si inquadri perfettamente nella nostra
tesi, a nostro avviso si tratta di un falso formalmente buono, ma
sostanzialmente di pessima fattura. (13)
In effetti, questo documento non mi ha mai minimamente inquietato,
perché di per sé non dimostra nulla. Quando, nel 1998, ormai in
possesso di una documentazione enormemente più vasta, vi sono
ritornato in un articolo apposito, ho dimostrato con numerosi
documenti d'archivio che la spiegazione proposta da Pressac è
storicamente falsa e che il contesto storico dà ragione alla tesi di
Faurisson. (14) Nonostante ciò, in quest'articolo, quello in cui,
secondo Vianelli, il documento pubblicato da Pressac "non è più
considerato un falso", lo consideravo ancora ein verfälschtes
Dokument (un documento falsificato). (15) Con ciò Vianelli ci offre
un altro fulgido esempio delle sue conoscenze raffazzonate di terza
o di quarta mano !
Ma se questo documento non mi crea alcun problema, perché l'ho
dichiarato falso? Semplicemente per il suo contenuto. Un contenuto
talmente insensato che non lascia spazio all'alternativa: o l'autore
della lettera era completamente rimbecillito, oppure la lettera è
stata falsificata. Nell'articolo menzionato sopra ho spiegato ed
elencato tutte le ragioni che rendono il contenuto del tutto
inattendibile, e, naturalmente, nessuno storico ufficiale ha mai
preso in considerazione queste ragioni, a cominciare dalla ridicola
espressione Anzeigegeräte für Blausäure-Reste ("indicatori per
residui di acido cianidrico", cioè presunti apparati di prova del
gas residuo per Zyklon B) che nella terminologia tecnica tedesca non
esisteva neppure!. (16)
Solo nella revisione del mio articolo "I "Gasprüfer" di Auschwitz"
del 28 novembre 2000 (17) ho abbandonato la tesi della
falsificazione del documento, ma non come fantastica Vianelli perché
"la dimostrazione di tale falsità però [era] evidentemente
indifendibile", ma semplicemente perché era del tutto superflua - si
trattava di una semplice ipotesi per spiegare i paradossi del
documento, paradossi che nessun Pressac ha ancora spiegato.
Infatti, abbandonata questa ipotesi, non ho affatto "interpretato in
modo totalmente diverso" il documento in questione e il mio articolo
non ha perduto assolutamente nulla della sua forza dimostrativa.
Per quanto riguarda la lettera della Zentralbauleitung di Auschwitz
del 28 giugno 1943, quella nella quale viene menzionata una capacità
di cremazione dei crematori di Auschwitz-Birkenau quattro volte
superiore a quella massima teorica - un'assurdità simile a quella di
un eventuale documento della Ferrari che dicesse che la Ferrari 2002
può raggiungere la velocità di 1.400 km/h ! - rimando al mio
articolo "Schlüsseldokument" eine alternative Interpretation. Zum
Fälschungsverdacht des Briefes der Zentralbauleitung Auschwitz vom
28.6.1943 betreffs der Kapazität der Krematorien in cui spiego tali
assurdità tecniche senza ricorrere all'ipotesi del falso.
L'esempio che ho fornito sopra illustra bene quale fosse la mia
attitudine iniziale. Chiunque, trovandosi tra le mani un documento
della Ferrari in cui si afferma che la F 2002 può raggiungere i
1.400 km/h, penserebbe che il documento sia falso, non già perché es
so sia "troppo probante", ma semplicemente perché è "troppo
assurdo". Certo, poi si può anche scoprire che il documento è stato
redatto da un ingegnere della Ferrari completamnte sbronzo, allora
il documento sarebbe formalmente autentico, ma ugualmente assurdo.
L'ipotesi del falso serviva soltanto a spiegare l'assurdità del
documento, e, autentico o falso che sia, esso resta sempre assurdo.
Lo scolaretto di Germinario prosegue affermando che io mi sono
"scontrato" con Faurisson e con Butz, ma ciò non mi ha impedito di
crearmi "nel mondo negazionista la fama di massimo conoscitore di
Auschwitz". Qui Vianelli ci offre un curioso esempio di dogmatismo
al contrario: Faurisson e Butz sono per lui i massimi conoscitori "negazionisti"
di Auschwitz, perciò, chi "si scontra" con loro, non può godere
della fama di massimo conoscitore di Auschwitz!
Vianelli trae anche ciò da Germinario, secondo il quale io sarei
"spacciato [sic] come uno specialista della storia di Auschwitz". In
Olocausto: dilettanti a convegno ho risposto così alla sua sciocca
ironia:
Se vuole davvero sapere se io sono o non sono uno specialista di
Auschwitz, egli non ha che da chiedere agli "esperti" di Auschwitz
Frediano Sessi, Marcello Pezzetti e Liliana Picciotto Fargion una
replica documentata agli argomenti che espongo contro di loro in
questo studio. (18)
Nella lunghissima (per non dire vana) attesa di una tale replica
documentata, spiego la ragione di questa fama.
Coloro che mi considerano uno dei massimi conoscitori (e non solo "negazionisti")
della storia di Auschwitz conoscono qualche dettaglio che sfugge
evidentemente alla crassa ignoranza dei Germinari e dei Vianelli
nostrani. Qualcuno immensamente più qualificato di loro, Jean-Claude
Pressac, ha scritto di me:
Un italiano come Carlo Mattogno è diventato incontestabilmente il
migliore ricercatore di parte revisionistica. (19)
Per cominciare, ai Germinari e ai Vianelli sfugge che ho scritto
interi libri su temi ai quali i massimi esperti olocaustisti
mondiali avevano dedicato al massimo qualche striminzita paginetta:
Auschwitz: la prima gasazione (Edizioni di Ar), 1992, 190 pagine;
La "Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz" (Edizioni
di Ar), 221 pagine;
"Sonderbehandlung ad Auschwitz". Genesi e significato (Edizioni di
Ar),188 pagine;
I forni crematori di Auschwitz. Due volumi, uno di oltre 500 pagine,
l'altro con oltre 270 documenti e 360 fotografie (pubblicazione
entro il 2003).
Inoltre, essi ignorano che, a partire dal 1995, mi sono recato
quattro volte a Mosca, dove ho esaminato le circa 88.200 pagine di
documenti della Zentralbauleitung di Auschwitz conservati
nell'archivio di via Viborgskaja e altre 7.000 pagine circa in altri
archivi; e che dal 1989 ho esaminato migliaia di documenti, inclusi
gli atti polacchi del processo Höss e del processo alla guarnigione
del campo di Auschwitz, all'archivio del Museo di Auschwitz e in
altri archivi.
Infine, essi non sanno che ho redatto approfonditi articoli tecnici
(di cui essi conoscono a stento qualche titolo) su argomenti che
sono stati trattati in modo a dir poco dilettantesco dai massimi
esperti mondiali olocaustici, tra gli altri:
"Die Krematoriumsöfen von Auschwitz- Birkenau", in: E. Gauss
(Editore), Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch über
strittige Fragen des 20. Jahrhunderts. Grabert Verlag, Tübingen
1994, pp. 281-320);
"Die «Gasprüfer» von Auschwitz", in: Vierteljahreshefte für freie
Geschichtsforschung [VffG] 2. Jg., Heft 1, marzo 1998, pp.13-22;
"«Schlüsseldokument», eine alternative Interpretation. Zum
Fälschungsverdacht des Briefes der Zentralbauleitung Auschwitz vom
28.6.1943 betreffs der Kapazität der Krematorien", VffG, 4. Jg.,
Heft 1, giugno 2000, pp. 50-56;
"Die Deportation der ungarischer Juden von Mai bis Juli 1944. Eine
provisorische Bilanz", VffG, 5. Jg., Heft 4, dicembre 2001, pp.
381-395;
"Keine Löcher, keine Gaskammer(n)", VffG, 6. Jg., Heft 3, settembre
2002, pp. 284-304.
Un giornalista tedesco, rispetto al quale i Germinari e i Vianelli
nostrani sono dei golem senza il bigliettino con la formula magica
nella bocca, Fritjof Meyer, caporedattore di Der Spiegel (Amburgo),
ha pubblicato di recente un provocatorio articolo su Auschwitz
intitolato "Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Neue Erkenntnisse
durch neue Archivfunde", (20) che è basato in gran parte sul mio
articolo "Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau", al quale
egli si riferisce così: "in dem ansonsten unzumutbaren Pamphlet von
Ernst Gauss (Hrsg.): Grundlagen zur Zeitgeschichte" ("nel phamphlet
altrimenti intollerabile (21) di Ernst Gauss..."), cioè, per lui, se
quest'opera ha qualche valore, è per la presenza del mio studio.
Oltre a questi contributi storici positivi, tra l'altro, ho
ridicolizzato le pretese storico-tecniche sulla cremazione dei
cadaveri ad Auschwitz di John C. Zimmerman (22) (uno "specialista"
americano di Auschwitz che non conosce neppure il tedesco e che,
dopo la mia seconda risposta, ha ritenuto più prudente ritirarsi
dalla scena con la coda tra le gambe, pur avendomi attaccato per
primo con boriosa arroganza) e ho smascherato l'impostura della
presunta "scoperta" del cosiddetto "Bunker 1" da parte dell'
"esperto mondiale" italiano di Auschwitz Marcello Pezzetti. (23)
Le "critiche" di Vianelli finiscono qui. Ma dopo cotanta ponderosa
trattazione, egli mi dedica ancora qualche riga:
Mattogno è in realtà l'unico negazionista italiano che evita
accuratamente di utilizzare espressioni antisemite.
Che cosa Vianelli voglia dire risulta chiaro dal passo in cui parla
di "negazionisti neonazisti o neofascisti "camuffati", quale sembra
essere il caso di Mattogno".
Spiegherò alla fine quale sia lo scopo di queste insinuazioni.
Prima di concludere, ecco altri tre spropositi di cui Vianelli ci fa
dono in altre sezioni del suo a rticolo:
A coronamento, dal 31 marzo al 3 aprile 2001 fu indetta a Beirut una
conferenza intitolata "Revisionismo e sionismo", organizzata
dall'associazione negazionista svizzera "Truth and Justice" e
dall'americano "Institute for Historical Review" e sponsorizzata
dall'Associazione degli Scrittori Giordani. La conferenza suscitò
moltissime polemiche e fu anche contestata pubblicamente da
quattordici intellettuali di vari paesi arabi, tanto da venir
impedita dal governo libanese.
Questo povero sprovveduto ignora perfin o che l' "associazione
negazionista svizzera" cui fa riferimento si chiama "Vérité &
Justice", non "Truth and Justice" (errore tipico di chi utilizza
fonti di terza o di quarta mano).
Egli inoltre vorrebbe far credere che il governo libanese proibì la
conferenza per le "moltissime polemiche" interne, in particolare per
le "contestazioni" dei "quattordici intellettuali di vari paesi
arabi", mentre in realtà esso cedette a un basso ricatto economico
degli Stati Uniti. (24)
Ed ecco il secondo sproposito:
Il negazionismo si autodefinisce revisionismo, in una sorta di
atteggiamento mimetico nei confronti della storiografia nota con
questo nome, che ha come più noto rappresentante Ernst Nolte.
L'ignoranza (o la malafede) di questo Vianelli è veramente
prodigiosa. La controversia tra gli storici tedeschi (Historikerstreit)
da cui nacque la corrente "revisionistica" alla Nolte iniziò nel
1986, dopo la pubblicazione da parte di Martin Broszat, nel maggio
1985, dell'articolo "Plädoyer für eine Historisierung des
Nationalsozialismus". L'entrata in scena di Ernst Nolte nel
dibattito che ne seguì risale, appunto, al 1986, anno in cui egli
pubblicò l'articolo "Vergangenheit, die nicht vergehen will". In
tale dibattito, gli storici che, come Nolte, negavano l'unicità
trascendentale del cosiddetto Olocausto, furono definiti
"revisionisti". Per distinguerli dai veri revisionisti, che si
proclamavano tali già da parecchi anni, questi furono allora
dichiarati "negazionisti". Dunque è vero esattamente il contrario di
ciò che pretende Vianelli.
Un'ultima perla che riguarda Nolte:
Lo stesso E.Nolte, che dedica ai negazionisti un capitolo
interlocutorio del suo Controversie, edito in Italia nel 1999 per Il
Corbaccio, in realtà non fa l'unica cosa che risulterebbe
fondamentale per i negazionisti stessi, e cioè riconoscerne la
fondatezza delle tesi di fondo che negano la Shoah. A dispetto di
tutto ciò, alle volte Nolte è impropriamente citato dai negazionisti,
che sperano di trovarvi una sorta di "aggancio" con la tanto
vituperata "storiografia di regime".
Qui non si tratta di ignoranza, ma di aperta malafede. A pagina 13
del libro invocato da Vianelli, Nolte ha scritto:
Ogni "negazione di Auschwitz" da parte di scienziati seri, come ad
esempio Carlo Mattogno, non nega del resto la realtà di assassinii
di massa degli ebrei o degli zingari; mette in dubbio esclusivamente
la sua causalità a opera di una decisione del vertice dello Stato,
quindi di Hitler, e nega la possibilità tecnica delle uccisioni
nelle camere a gas.
Dunque Nolte, rispetto al quale, in fatto di storia olocaustica, i
nostri Germinari e Vianelli sono delle nullità parlanti, mi
definisce uno "scienziato serio" e in tal modo riconosce anche la
"fondatezza" della mia tesi di fondo. Certo, non l'accetta (cosa per
me, al più "auspicabile", non già "fondamentale"), ma,
indipendentemente dalle sue convinzioni profonde su questo
argomento, Vianelli dimentica di ricordare che in Germania vige una
rigida legge antirevisionistica che commina il carcere a chiunque si
permetta di dubitare della sacra vulgata olocaustica. Per Nolte
dunque, ciò che ha scritto su di me, è perfino troppo rischioso!
Il nostro scolaretto chiude il suo articolo con la seguente
previsione:
In conclusione, è ipotizzabile che la particolare forma di patologia
storiografica conosciuta sotto il nome di "negazionismo" ci
accompagnerà ancora a lungo, come spia evidente delle contraddizioni
e delle molteplici spinte che interagiscono nel "farsi" della nostra
storia.
Azzardo anch'io una previsione: se il revisionismo continuerà ad
essere contrastato da Germinari e da Vianelli, potrà solo fare
progressi travolgenti.
In che cosa consiste, infatti, questa tragicommedia storiografica
conosciuta sotto il nome di anti-"negazionismo"? E' presto detto.
Personaggi di mezza tacca, di quarti e di ottavi di tacca la cui
unica competenza olocaustica è quella di saper leggere e scrivere,
nella loro crassa ignoranza storiografica e storica, nella loro
tragica impotenza argomentativa e nella loro fiera aggressività
contro colui che considerano il nemico ideologico, non possono fare
altro che tentare disperatamente di deviare l'attenzione dagli
argomenti alle persone, attribuendo ai revisionisti i metodi
capziosi che essi stessi hanno inventato e che usano correntemente
contro di loro, e ricorrendo puerilmente alla formula magica dei
"neonazisti o neofascisti «camuffati»".
Per loro questa formula magica ha l'immane potere di sospendere
istantaneamente le leggi della chimica, della fisica e della logica.
Illustro questa tragicommedia anti-"negazionista" italiana con
qualche esempio.
Quando dimostro che Himmler, nel corso della sua visita ad Auschwitz
del 17 e 18 luglio 1942, non ha potuto assistere ad alcuna "gasazione"
omicida; quando dimostro che il termine "Sonderkommando" ad
Auschwitz designò almeno undici squadre di detenuti, ma mai quella
che lavorava nei crematori; quando dimostro che i cosiddetti
"Bunker" di Birkenau non sono mai esistiti come case polacche
preesistenti prese in carico dalla Zentralbauleitung di Auschwitz e
adibite a "camere a gas" omicide provvisorie; quando dimostro che il
testimone oculare ebreo del cosiddetto "Sonderkommando" Miklos
Nyiszli è un impostore talmente spudorato da aver inventato e
pubblicato i verbali di una sua deposizione al processo IG-Farben
mai avvenuta!; quando il testimone oculare ebreo Dov Paisikovic,
membro del cosiddetto "Sonderkommando", dichiara che nei crematori
di Birkenau "i cadaveri bruciavano in circa 4 minuti ("die Leichen
verbrannten in etwa 4 Minuten"), (25) ed io affermo che ciò è
tecnicamente impossibile - perché si tratta di un tempo 15 volte
inferiore a quello reale e aggiungo che la dichiarazione del
testimone è falsa; quando dimostro queste cose e tantissime altre, i
Germinari e i Vianelli non si chiedono neppure lontanamente se le
mie dimostrazioni sono fondate o infondate, vere o false (cosa che a
loro non interessa minimamente), ma per quale ragione io le adduca.
Basta allora insinuare che io le adduco in quanto "neonazista o
neofascista «camuffato»" perché i nostri polemisti si ritengano
esentati dal fornire qualunque risposta e possano continuare ad
onorare i testimoni come integerrimi santuari della verità, le
menzogne della storiografia ufficiale come verità intangibili e
indiscutibili.
Ma, nonostante le sue formule magiche, l'anti-"negazionismo"
italiano versa in una situazione disperata. Dopo la defezione di
Valentina Pisanty, che, ridotta ad un indecoroso silenzio dalla mia
pronta risposta, (26) è tornata saggiamente ad occuparsi del suo
Cappuccetto Rosso, a difesa dei sacri dogmi dell'antifascismo resta
un esiguo manipolo di caudatari insignificanti, estranei all'onestà,
estranei all'intelligenza.
Con tali difensori, l'anti-"negazionismo" si accinge a toccare il
fondo. Esso, dalle vette del dilettantismo di Pierre Vidal-Naquet e
di Deborah Lipstadt è precipitato ineluttabilmente a una Valentina
Pisanty, da questa a un Francesco Germinario e da questi al penoso
analfabetismo storiografico di Luigi Vianelli !
Povero anti-"negazionismo" italiano !
Carlo Mattogno
7 gennaio 2003
Erwin@thule-toscana.com |