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REVISIONISMO

Il revisionismo è essenzialmente un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista, come Cesare Saletta.

 

Conferenza di Evian 13 Maggio 1939: nessuno voleva gli ebrei

 

Il viaggio della "St. Louis"

Il 13 maggio 1939 una nave da crociera con a bordo 937 ebrei salpava da Amburgo, in cerca della libertà. Quasi tutti avevano pagato sia il biglietto sia i permessi per sbarcare legelmente a Cuba. Al suo arrivo al porto dell'Avana, la nave non ebbe il permesso di ormeggiare. Allora ripartì alla volta di Miami, ma fu intercettata dalla guardia costiera statunitense e le fu dato l'avvertimento di allontanarsi.
Alla nave toccò far ritorno in Europa. Più della metà dei passeggeri morirà nell'Olocausto (vedi anche Resistenza, soccorso, indifferenza). Questa storia è stata immortalata nel film La nave dei dannati (Voyage of the Damned) di Stuart Rosenberg.

http://www.pianetascuola.it/anni_precedenti/archivio/archivio_2003/olocausto/preparare_8.html#evian

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Evian, conferenza di


La conferenza intern. di E. ebbe luogo dal 6.7 al 15.7.1938 nella località franc. di E., sul Lemano. Vi parteciparono i rappresentanti di 32 governi, soprattutto dell'America del nord e del sud e dell'Europa occidentale. Promossa dal pres. statunitense Franklin D. Roosevelt, la conferenza si proponeva di trovare una soluzione per far fronte al numero sempre crescente di ebrei e di altri Profughi provenienti dalla Germania nazionalsocialista. Si intendeva gestire il movimento di profughi dalla Germania e dall'Austria attraverso canali di emigrazione organizzati e spingere i governi partecipanti ad accogliere un numero di profughi proporzionato alle proprie dimensioni. Già prima della conferenza si era tuttavia convenuto che nessun Stato partecipante sarebbe stato vincolato a modificare la sua legislazione in materia di immigrazione. Persino gli Stati Uniti mantennero inalterate le loro quote di immigrazione. La conferenza non portò ad alcun risultato concreto, malgrado la creazione del comitato intergovernativo per i rifugiati (Intergovernmental Committee on political refugees, IGC). Quest'ultimo si riunì tre volte prima dello scoppio della seconda guerra mondiale e condusse, senza successo e senza grande impegno, negoziati con potenziali Paesi d'accoglienza e con la Germania. Gravi furono per contro le conseguenze indirette della conferenza di E.: in primo luogo servì da alibi ai Paesi partecipanti e all'IGC; in secondo luogo permise a molti Paesi di rendersi conto della dimensione dell'esodo di profughi, il che indusse le nazioni a inasprire le loro legislazioni in materia di immigrazione; e in terzo luogo consentì a chi era al potere nella Germania nazionalsocialista di constatare che a livello mondiale mancava la disponibilità a salvare gli ebrei perseguitati in Germania e Austria e più tardi in tutta l'Europa.

La Svizzera accolse l'iniziativa statunitense sin dall'inizio con grande riserbo, rifiutandosi di ospitare la conferenza. La Conf. temeva di dover abbandonare la sua strategia di Paese unicamente di transito per i profughi e di doverne accogliere un determinato contingente. Rappresentata dal capo della polizia degli stranieri Heinrich Rothmund, la Svizzera fu l'unica nazione europea a respingere ulteriori collaborazioni; il suo unico scopo era di chiudere ermeticamente il Paese ai profughi, come dimostrano i negoziati sul timbro J, e di spingere quelli già presenti nel Paese alla prosecuzione del loro viaggio (Antisemitismo ). Nel 1939 partecipò alla terza e ultima riunione dell'IGC solo perché temette di perdere questa libertà d'azione. Come nella Soc. delle Nazioni, anche nell'IGC la Svizzera non era interessata a una soluzione intern. della questione dei profughi.


Bibliografia
-R. Weingarten, Die Hilfeleistung der westlichen Welt bei der Endlösung der deutschen Judenfrage, 1981

Autore: Ralph Weingarten / sma

http://hls-dhs-dss.ch/textes/i/I45523.php
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1938

La Conferenza di Evian sul problema dei profughi (che diviene drammatico con l'aumento delle persecuzioni naziste) non trova alcuna soluzione: gli ebrei d'Europa sono abbandonati al loro destino.

1939
Londra pubblica un Libro Bianco che di fatto revoca la Dichiarazione Balfour e limita drasticamente l'immigrazione ebraica. Benche' il Libro Bianco venga dichiarato illegittimo dalla Commissione della Societa' delle Nazioni, le disposizioni in esso contenute verranno rigidamente applicate dalla potenza Mandataria per tutto il periodo della Shoa' (genocidio nazista) e oltre, fino allo scadere del Mandato.

http://www.israele.net/prec_website/cronologia/britannica.html
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EBREI PERSEGUITATI DAL NAZISMO: BARCA PIENA NON SOLO IN SVIZZERA


Ebrei perseguitati dal nazismo: "barca piena" non solo in Svizzera

La barca è piena" non fu slogan soltanto svizzero nei tempi bui della persecuzione nazista degli ebrei. Dopo la prima ondata di profughi negli anni 1933-38, praticamente tutti i paesi democratici cercarono di limitare il più possibile l'afflusso di nuovi immigrati. A cominciare dagli Stati Uniti.°

Benvenuti a Santo Domingo

La stridente scollatura tra parole e fatti appare chiaramente alla conferenza internazionale convocata dal presidente americano Roosevelt a Evian, sulle sponde del lago Lemano, nel luglio 1938.
Dei 32 paesi rappresentati, solo la piccola Repubblica dominicana si mostra pronta ad accogliere un piccolo numero di profughi da destinare all'agricoltura.

Il rappresentante elvetico, Heinrich Rothmund, spiega che in Svizzera gli stranieri - 355'000 - sono già il 9% della popolazione - e aggiunge che il Paese conta 100'000 disoccupati e ha già accolto parecchie migliaia di ebrei in fuga. Ma gli altri non fanno meglio.

Il delegato britannico dice che il Regno Unito è già densamente popolato e che la disoccupazione attuale non permette di accogliere nuovi immigrati. Quanto ai territori britannici d'Oltremare, o sono già sovrappopolati o non sono adatti agli europei. I rappresentanti francese, belga e olandese sono sulla stessa lunghezza d'onda e così quello canadese e i sudamericani.

USA: i contingenti non si toccano

E gli Stati Uniti? "È giunto il tempo per i governi di agire, e subito", intona il delegato Myron C. Taylor. Ma anche il governo di Washington deve far fronte alla depressione economica e a un forte antisemitismo, e non è disposto a dare l'esempio: l'unica concessione che fa è la promessa di sfruttare appieno i contingenti previsti dall'Immigration Act, che fissa un numero massimo di immigrati annui per ogni paese: 27'370 da Germania e Austria
riunite dall'Anschluss, 6'524 dalla Polonia, 2'874 dalla Cecoslovacchia, e così via.

È "vero che in termini assoluti gli Stati Uniti stavano accettando più profughi di ogni altro paese", scrive lo storico Henry Feingold riferendosi alla "politica dei gesti" americana del 1938. Tuttavi, "l'onere proporzionale delle nazioni confinanti con il Reich era molto maggiore se si calcola il tasso (di profughi accolti) in base alla capacità di assorbire immigranti o in base alla quota di immigranti rispetto alla popolazione indigena".

Il solo risultato della conferenza di Evian è la costituzione di un Comitato intergovernativo per i profughi (IGCR), che però non ottiene né poteri né mezzi finanziari sufficienti. Non sorprende che gli effetti siano praticamente nulli.

Prima di concepire la "soluzione finale" nel 1942, i nazisti cercano di liberarsi degli ebrei dapprima negoziandone e poi forzandone l'emigrazione. Il fatto è che nessuno li vuole. La famigerata "J" d'invenzione svizzera sui passaporti degli ebrei tedeschi permetterà anche ad altri paesi di respingerli.

Nel giugno 1939, gli USA rifiutano di accogliere la "St. Louis",una nave con oltre 900 profughi israeliti respinti da Cuba. Molti di loro figurano fra le vittime dell'Olocausto. Sempre negli USA, una proposta di legge, il Wagner-Rogers Bill, che preconizza di accogliere "fuori-quota" 10 mila bambini di profughi ebrei nel 1939 e altrettanti nel 1940, non supera lo scoglio della commissione parlamentare.

La nomina, nel 1940, dell'ex ambasciatore in Italia ed estimatore del fascismo Breckinridge Long a vicesegretario di Stato responsabile per i visti e per la politica dei profughi peggiora ancor più la situazione. Con severe direttive ai consolati Washington frappone tutti gli ostacoli burocratici possibili all'accettazione degli ebrei. Nell'estate 1941 - riferisce lo storico Henry Feingold - il periodico liberal "New Republic" attira
l'attenzione sul "maltrattamento" dei profughi israeliti da parte del console USA a Berlino Leland Morris e del suo collega a Zurigo James Stewart.

Secondo i calcoli di Feingold, tra il 1938 e la fine del 1941 quando entrarono in guerra, gli USA avrebbero potuto accogliere almeno 62 mila profughi in più semplicemente sfruttando appieno i contingenti d'immigrazione.

Neppure la decisione nazista di passare alla "soluzione finale"nel 1942 scuote gli Alleati. Il 19 aprile 1943 USA e Gran Bretagna organizzano infine alle Bermuda una nuova conferenza sull'aiuto ai "profughi di guerra". I delegati sanno che già da tempo nei territori occupati dai nazisti è in corso il sistematico annientamento degli ebrei ma di ebrei ufficialmente non si parla nemmeno.

Anche questa conferenza si risolve in un nulla di fatto. Tutto quel che le grandi democrazie occidentali riescono a fare è di architettare piani d'insediamento in luoghi fuori mano come il Madagaskar, l'Alaska o Mindanao (Filippine). A causa delle chicanes amministrative del Dipartimento di Stato - rammenta lo storico David Wyman - solo 21'000 rifugiati sono ammessi negli USA nei tre anni e mezzo in cui l'America è in guerra con la Germania.

Solo nel 1944 Washington si decide a qualche concessione: 982 profughi, in maggioranza ebrei, vengono alloggiati in agosto in un baraccamento militare inutilizzato presso Oswego (NY). Roosevelt rifiuta tuttavia di approvare altri progetti analoghi sottopostigli dal neocostituito War Refugee Board.

Salvataggio non prioritario

Se si eccettua il limitato progetto dominicano (insediamento per 500 ebrei europei), dopo la conferenza di Evian e durante l'intera Seconda guerra mondiale nessun paese offrì agli israeliti una possibilità di rifugio, riassume l'"Enciclopedia dell'Olocausto"pubblicata nel 1990 in Israele e negli USA. Tra il 1942 e il 1945,il salvataggio degli ebrei non figura fra le priorità di guerra degli Alleati e l'Olocausto non appare neppure tra i temi
all'ordine del giorno delle conferenze di Teheran, Casablanca e Jalta.

L'atteggiamento passivo del 'mondo libero' - scrive lo storico Feingold - "permise al regime nazista di sostenere che il resto del mondo condivideva la sua repulsione per gli ebrei come pure la colpevolezza per la loro morte". E Paul Sérant, in "Les vaincus de la libération" (1964), cita in merito una dichiarazione sarcastica che il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels fece nel 1943: "È curioso constatare come i paesi la cui opinione pubblica sostiene gli ebrei rifiutino sempre di accoglierli. Dicono che sono pionieri della civiltà, geni della filosofia e della creazione artistica, ma quando gli si vuol far accogliere questi geni chiudono le frontiere: 'no, no, non li vogliamo'".

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Erwin

Erwin@thule-toscana.com