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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
Gian Pio Mattogno.
Intervista di Giovanna Canzano

Data: 04/12/2007
CANZANO – Quali sono le ragioni della universale inimicizia degli
ebrei con le altre popolazioni del mondo e le altre religioni?
MATTOGNO - La risposta è già implicita nella domanda, e segnatamente
nell'aggettivo “universale”. Dobbiamo chiederci infatti per quale
ragione, ovunque siano entrati in contatto con altri popoli, gli
ebrei abbiano sempre suscitato sentimenti di diffidenza, di
avversione e di aperta ostilità Gli apologeti giudei e i loro
ausiliari attribuiscono questi sentimenti all'ignoranza, al
pregiudizio, all'intolleranza etc. Qualcuno, scomodando la
psicanalisi, ha definito l'antisemitismo (ma è più corretto parlare
di antigiudaismo) nevrosi individuale e collettiva, psicosi di
massa, malattia atavica, demonopatia, ed altre scemenze del genere.
La verità è molto più semplice. Le cause reali dell'antigiudaismo
sono state perfettamente individuate da uno scrittore ebreo, Bernard
Lazare, autore di una storia dell'antisemitismo apparsa nel 1894 e
recentemente tradotta anche in italiano. Si chiede Lazare: perché di
volta in volta gli ebrei furono fatti segno di una universale
inimicizia da parte degli alessandrini e dei romani, dei persiani e
degli arabi, dei turchi e delle nazioni cristiane? E ammette
onestamente che, di fronte a una tale unanimità di atteggiamenti
ostili, le cause dell'antigiudaismo non potevano che risiedere negli
ebrei stessi, e precisamente nel loro esclusivismo etnico-religioso,
nella loro asocialità e misantropia, nella loro protervia
imperialistica. L'antigiudaismo fu solo una conseguenza logica e
inevitabile di tutto ciò.
CANZANO – Quando compaiono storicamente le prime manifestazioni di
ostilità nei confronti degli ebrei e quando nasce una vera e propria
“questione ebraica?”
MATTOGNO – Il primo rapporto conflittuale tra ebrei e non-ebrei (in
questo caso tra ebrei ed egizi) risale alla più remota antichità
biblica ed è narrato all’inizio del libro della Genesi. Il patriarca
Abramo scende in Egitto con la moglie Sara, ancora di bell’aspetto
nonostante l’età. Nel timore di essere ucciso, la convince a
spacciarsi per sua sorella e Sara diventa la concubina del Faraone.
Abramo viene ben trattato in grazia di lei, “ricevendo greggi e
armenti,asini, servi e serve,asine e cammelli”. Allora interviene
Jahvè, ma il Dio giudaico, invece di biasimare il lenocinio di
Abramo, colpisce l’incolpevole Faraone con grandi piaghe. Questi,
dopo aver rimproverato Abramo per aver mentito sulla moglie, lo
caccia dal paese e il patriarca abbandona l’Egitto “molto ricco di
bestiame, di argento e di oro”.
Un’altra manifestazione di ostilità nei confronti degli israeliti è
descritta nel libro di Ester ed è ambientata nel V sec. a.C.,
all’epoca della dominazione persiana. Aman, visir di Assuero,
sollecita dal monarca un editto contro i giudei. Nella lettera
inviata ai satrapi e ai governatori il re accusa i giudei di
misantropia e di attività sediziosa ed ordina che vengano
giustiziati. Ma grazie alle macchinazioni di Ester, la moglie ebrea
di Assuero, e di Mardocheo, tutore di Ester, divenuto primo
ministro, Aman viene impiccato e i nemici dei giudei sterminati.
Tuttavia una vera e propria questione ebraica nasce solo nell’età
ellenistico-romana, quando già all’inizio della diaspora gli ebrei
erano divenuti una temibile potenza internazionale. Fu proprio in
questo periodo che da parte di numerosi scrittori greco-romani
vennero formulate contro gli ebrei quelle accuse destinate a
diventare un filo conduttore della polemica antigiudaica:
esclusivismo etnico-religioso, asocialità, misantropia e perfino
aspirazione al dominio mondiale. Per un approfondimento di tutte
queste tematiche mi permetto di rinviare al mio libro
“L’antigiudaismo dell’Antichità classica” (Ed. di Ar).
CANZANO – Su quali testi della tradizione giudaica i polemisti
antigiudei fondano le loro accuse?
MATTOGNO – Gli autori classici ignoravano totalmente le fonti coeve
della tradizione rabbinica; le loro accuse si fondavano su
conoscenze più o meno occasionali, su esperienze personali o su
informazioni provenienti dalla Palestina e dalle comunità ebraiche
della diaspora. Oggi i principali testi della tradizione rabbinica
sono disponibili, soprattutto in inglese e in tedesco, e possono
essere facilmente consultabili, ma per lungo tempo gli insegnamenti
dei rabbini, tramandati dapprima oralmente e fissati poi per
iscritto in ebraico e in aramaico, rimasero pressoché inaccessibili
ai gentili. Successivamente, dopo le prime edizioni a stampa e
grazie all’opera di autorevoli ebraisti cristiani, fu possibile
conoscere la vera natura della religione giudaica attingendo
direttamente alle fonti della tradizione rabbinica. Non a caso uno
dei più profondi conoscitori delle tradizioni giudaiche, Johann
Andreas Eisenmenger, intitolò la sua opera “Entdecktes Judenthum”,
cioè “Giudaismo svelato”. E’ proprio su queste fonti che i polemisti
antigiudei fondano le loro accuse.
Le fonti più autorevoli sono: la Torah (=legge, ma più propriamente
insegnamento); il Midrash (=ricerca); il Talmud (=studio, dottrina);
i codici, tra cui il Mishneh Torah (=Ripetizione della legge) di
Maimonide, lo Shulhan Aruch (=Tavola imbandita) di Joseph Caro, il
Kizzur Shulhan Aruch (=Compendio dello Shulhan Aruch) di Salomon
Ganzfried; i responsi, cioè le soluzioni date dai rabbini ai
problemi di utilità pratica che si ponevano alle comunità della
diaspora.
Un esame critico di tali fonti consente di individuare la vera
natura dello spirito giudaico e le cause reali dell’antigiudaismo.
La religione giudaica si basa su alcuni principi fondamentali: la
rivelazione di Jahvè a Israele, l’elezione di Israele da parte di
Jahvè, il patto fra Jahvè e Israele.
Le conseguenze logiche e inevitabili di questi principi furono (e
sono tuttora) un rigido esclusivismo etnico-religioso, un’arrogante
protervia, un odio viscerale e implacabile contro tutti i “goyim” (i
non-ebrei), considerati idolatri, impuri e malvagi, una esplicita
volontà di dominio universale. Tutto ciò non è il frutto del
“pregiudizio” o dell’ “intolleranza”, ma è comprovato dagli stessi
testi della tradizione rabbinica e riconosciuto fra gli altri da
ebrei onesti e coraggiosi come Spinoza, Lazare, Shahak.
La più seria polemica antigiudaica ha raccolto numerose citazioni
tratte dal Talmud e da altre fonti, da cui apprendiamo che il
non-ebreo è assimilato a un animale; verso di lui si deve nutrire
odio e disprezzo; è permesso ingannarlo, derubarlo e all’occorrenza
perfino ucciderlo. Quando verrà il Messia giudaico, tutti i goyim
idolatri saranno sterminati o asserviti a Israele, cui spetta per
diritto divino il dominio su tutti i popoli della terra. In un passo
della Pesikta Rabbati, una raccolta di prediche scritta
presumibilmente nel VI o VII sec., leggiamo che allora ogni
israelita avrà nientemeno che 2.800 servi gentili.
CANZANO – Come replicano gli ebrei a tali accuse?
MATTOGNO – A partire dall’antichità classica il giudaismo ha
mobilitato i suoi apologeti per replicare alle accuse degli autori
greco-romani. Nel mio libro prima citato ho preso in esame la
consistenza di queste apologie. Oggi gli apologeti giudei e i loro
ausiliari hanno adottato una duplice strategia difensiva. Da un lato
affermano che le citazioni in questione sono false; se si dimostra
che sono autentiche, replicano che sono state “estrapolate dal
contesto” e quindi ne è stato manipolato e falsificato il vero
senso; se si dimostra che il senso è proprio quello, allora tagliano
corto ammonendo gravemente che tutte queste polemiche antigiudaiche
portano…ad Auschwitz! Dall’altro lato gli apologeti giudei e i loro
ausiliari esibiscono altre citazioni, che dimostrerebbero la
grandezza e la nobiltà della morale giudaica. Ma in questo caso
bisognerebbe richiamare il vecchio adagio latino “medice, cura te
ipsum”(medico, cura prima te stesso). Difatti i nostri apologeti
ricorrono proprio a quelle manipolazioni e falsificazioni che
attribuiscono ai loro avversari. Cito solo un paio di esempi
significativi.
In una nota esplicativa contenuta nel “Cantico dei Cantici” (Ed.
Mamash) il pio esegeta giudeo scrive: «Il Talmùd Shabbat (89a) si
domanda: perché il monte Sinày si chiama così? Perché fu in quel
luogo che si manifestò nel mondo l’odio (in ebraico sinà) delle
nazioni verso Israele». In realtà, il passo talmudico citato dice
esattamente il contrario: il monte Sinai si chiama così perché è
sceso l’odio contro i popoli del mondo. Sono dunque gli ebrei ad
odiare i popoli del mondo e non viceversa! Nel volume “I partiti
religiosi ebrei nel tempo neotestamentario” (Ed. Paideia) Kurt
Schubert cita la “regola aurea” del rabbino Hillel: «Ciò che non
desideri per te, non fare al tuo prossimo» (Shabbat 31a). Schubert
precisa che dal contesto risulta che il concetto di “prossimo”
comprendeva anche i non-ebrei. Questo dimostrerebbe che l’ebreo
nutre sentimenti di filantropia indistintamente verso tutti gli
uomini. Ma dal contesto della citazione risulta inequivocabilmente
che Hillel si riferisce ad un non-ebreo convertito al giudaismo e
che quindi il “prossimo” è unicamente l'ebreo.
CANZANO – La legge Mancino e gli ebrei: se sono vere queste accuse,
anche gli ebrei possono essere legalmente perseguiti?
MATTOGNO – Personalmente ritengo la legge Mancino un’aberrazione
giuridica, poiché nessuno andrebbe perseguito per le sue idee. Ma
paradossalmente questa legge dovrebbe perseguire per primi proprio
gli ebrei. La legge infatti punisce ogni comportamento
discriminatorio che comporti una distinzione, esclusione, preferenza
basata sull’origine etnica e sulle convinzioni religiose. Ebbene, la
religione giudaica è fondata proprio su questi principi
discriminatori. Lo dimostra la normativa rabbinica, elaborata nei
secoli e ai giorni nostri ancora valida; lo dimostra la liturgia,
che trasuda odio contro i non-ebrei “idolatri”. Tanto per fare un
esempio, ogni giorno il pio giudeo recita una “benedizione” (in
realtà una maledizione) contro i “minim” (gli eretici, fra i quali
vanno annoverati i cristiani) ed invoca Jahvè affinché essi siano
distrutti al più presto.
Ma qui mi limito a riportare quanto scrive Elia S.Artom, una delle
più autorevoli figure dell’ebraismo italiano, autore del volume “La
vita di Israele”, la cui prima edizione risale al 1937 e che è stata
più volte ristampata. Nella prefazione alla terza edizione (1975)
Menachem Emanuele Artom, figlio dell’autore, precisa che l’opera è
ancora vitale ed è destinata ad indirizzare nella pratica della vita
ebraica. Da questo libro apprendiamo tra l’altro che Israele è
nazione consacrata, in quanto è collocato ad un grado più elevato
delle altre genti; che gli ebrei, sacerdoti dell’umanità, debbono
sempre costituire un’eletta minoranza in mezzo agli altri popoli;
che il matrimonio con un non-ebreo è illegittimo; che nelle
benedizioni quotidiane si deve ringraziare Jahvè per ciò che ha dato
in più e di diverso che ad altri uomini, cioè per la qualità di
ebrei. Alla fine del sabato, con la quarta benedizione si ringrazia
Jahvè per aver distinto il sacro dal profano, la luce dalle tenebre,
Israele dalle altre genti.
Israel Shahak ha scritto che la legge religiosa ebraica è
esplicitamente una legge inumana, ma, a quanto pare, nessun
magistrato, così solerte nel perseguire i reati di antigiudaismo, si
è dato la pena di spedire qualche ebreo davanti ad un tribunale per
rispondere del reato di odio etnico-religioso nei confronti dei
non-ebrei.
CANZANO – La Corte Costituzionale spagnola ha stabilito che la
“negazione dell’Olocausto” non potrà esser punita con il carcere
perché rientra nel diritto alla libertà di parola. Pensi che sia
stato fatto un passo avanti sulla libertà di ricerca storica?
MATTOGNO - Credo che questo possa essere considerato un precedente
giuridico importante, ma che debba essere esteso alla libertà di
critica del giudaismo come alla critica di ogni altra fede
religiosa. La repressione poliziesca non è solo un grave attentato
alla libertà di critica e di ricerca, la cui sede naturale non è il
tribunale, ma il confronto dialettico e il dibattito storiografico,
ma ha anche una precisa valenza politica, in quanto mira a reprimere
ogni voce dissonante e anticonformista.
CANZANO – Come vedi la polemica e la “chiusura” della comunità
ebraica sia romana che quella di Gerusalemme sulla questione dell’
“omicidio rituale”, ampiamente descritta da Ariel Toaff nel suo
libro “Pasque di sangue”?
MATTOGNO – Bisogna dare atto al prof. Ariel Toaff che, ricordiamolo,
è il figlio del rabbino Elio Toaff, di un coraggio inusitato per
aver tirato fuori dall’armadio qualche scheletro e per averlo
esibito davanti agli occhi dei gentili. E questo non gli è stato
perdonato dai suoi correligionari. Ma qui non intendo entrare nel
merito delle polemiche seguite all’uscita (e all’autosequestro
editoriale) del libro di Toaff. Mi limito ad osservare che, a mio
avviso, l’accusa di omicidio rituale, così come viene generalmente
recepita dalla polemica cristiana antigiudaica, è un’arma spuntata,
in quanto le uniche prove sono costituite dagli atti giudiziari e si
potrà sempre sostenere che le confessioni degli imputati furono
estorte con la tortura o con altri mezzi coercitivi. Lo stesso
lavoro di Toaff , che pure semina molti sospetti sulla veridicità di
queste presunte pratiche omicide, è lungi dal fornire prove
definitive. Dobbiamo dunque concludere che l’accusa di omicidio
rituale è un altro frutto malefico della “giudeofobia”? Niente
affatto. Dal Talmud, dal Midrash e da altri testi della tradizione
rabbinica apprendiamo che l’assassinio del non-ebreo è non solo
permesso, ma anche prescritto, e che questo omicidio può assumere i
connotati di un vero e proprio sacrificio rituale offerto a Jahvè.
E’ un argomento che meriterebbe di essere approfondito, a partire
dal concetto di “cherem”, l’anatema, lo sterminio votivo dei nemici
di Israele, l’annientamento dei goyim consacrato al Dio giudaico.
BIBLIOGRAFIA
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Gli ebrei alla conquista dell’Italia.Note storiche sulla prima
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Leggenda e realtà di Karl Marx, ivi ,maggio 1987.
Quando il clero tedesco era satanico (Promemoria per il papa
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Ebraismo, massoneria e borghesia nella preparazione dell'impresa dei
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Mazzini carbonaro, in: “Controrivoluzione”, settembre-dicembre 1993.
Mazzini e le logge, ivi, febbraio-settembre 1994.
L'antigiudaismo nell'età classica. Edizioni di Ar, Padova, 2002.
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http://www.vho.org/aaargh/fran/livres6/mattognGianPio.pdf.
J.Pohl, K.G. Kuhn, H. De Vries de Heekelingen, Studi sul Talmud.
Edizioni all'Insegna del Veltro, Parma, 1992 (a cura di G.P.
Mattogno).
La questione ebraica,1, agosto 1998. Edizioni di Ar, Padova (a cura
di G.P. Mattogno).
http://www.quicalabria.it/articolidegliutenti.asp?id_s=8&search=2&id_a=5086&pg=1&gp=1
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |