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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
Gli ebrei collaborazionisti con il
III° Reich
La componente germanica fu essenziale nella formazione
dell’ideologia sionista a seguito dell’importanza della comunità
ebrea in seno ad altre comunità dell’Europa dell’Est (in particolare
gli yiddish), anche se al contrario, il sionismo non ha influito per
nulla nella comunità tedesca (…). L’influenza delle organizzazioni
giovanili wandervögel, del militarismo prussiano, del patriottismo
generato durante la I guerra mondiale, la nozione tedesca del "Blut
und Boden" (sangue e suolo) hanno portato a considerare, durante un
lungo periodo di tempo il sionismo tedesco, tanto da parte dei suoi
detrattori quanto da parte dei suoi sostenitori, come una semplice
copia dell’ideologia nazionalista tedesca. Durante gli anni 20, la
comunità ebrea tedesca ha occupato un posto di preferenza nel
movimento sionista mondiale, soprattutto attraverso la cosiddetta
Zionistische Vereinigung für Deutschland (ZVfD), l’organizzazione
sionista tedesca (...).
Molti dei militanti sionisti tedeschi erano ebrei provenienti dalla
Russia e installati a Berlino, dove operavano intorno al Circolo
della Gioventù Russa Sionista, intorno alla rivita Rassviet e alla
Lega dei militanti Sionisti. I loro principali ideologi, Lichtheim e
Jabotinsky, formarono il vertice esecutivo dell’Organizzazione
Sionista Mondiale tra il 1921 e il 1923; anche se Jabotinsky fu
allontanato dalla stessa per le tensioni che creò a causa delle sue
tendenze secessioniste.
Già delegato della O.S.M. in Palestina durante la I Guerra Mondiale,
Lichtheim fu sempre ostile ad una possibile uguaglianza di diritti
tra Arabi ed Ebrei, così come a qualsiasi aspirazione nazionalista
da parte degli Arabi. Riteneva che l’obiettivo prioritario della
O.M.S. fosse stabilire in Palestina una maggioranza ebrea di
popolazione, come preludio alla proclamazione di un “Focolare
Nazionale” ebreo. Per lui, la ZVfD, la principale organizzazione
ebrea tedesca, composta soprattutto da ebrei “assimilati”, non
lottava in realtà per un “Focolare Nazionale” ebreo in Palestina, né
per uno “Stato Socialista” (…) e, difendendo la doppia nazionalità,
non si opponeva sufficientemente agli Inglesi, rifiutando l’
“autodifesa” ebrea che praticavano i gruppi terroristi dell’Hagganah.
Il cosiddetto “revisionismo sionista” ottenne un forte impulso con
la rivista fondata da Lichtheim, Revisionistische Blätter e con la
creazione di una frangia del movimento di Jabotinsky, il
Landesverband der Zionisten-Revisionisten in Deutschland, il suo
obiettivo principale fu di diffondere il sionismo tra la gioventù
ebrea tedesca.
I revisionisti, anche se avevano obiettivi simili ai sionisti, si
differenziavano da costoro in quanto al metodo. Ottennero un numero
significativo di delegati al Congresso Sionista Mondiale di Zurigo,
soprattutto dopo le notizie della violenza scatenata in Palestina
dagli Arabi (133 ebrei assassinati dagli Arabi e 339 feriti): 12
delegati su un totale di 149.
Il Betar nella Germania hitleriana
I membri del Landesverband der Zionisten-Revisionisten in
Deutschland (i revisionisti tedeschi) cominciarono a prevalere
qualitativamente e quantitativamente tra la gioventù ebrea tedesca.
Due furono le conseguenze di questo cambio: gli attacchi continui
alle altre due organizzazioni sioniste giovanili (il Blau-Weiss e la
Hapeol-Hatzair), e l’arrivo a Berlino nel 1928 dell’organizzazione
tedesca del Betar, presente in Austria dal 1926.
Ne maggio 1933 il Betar fu escluso, assieme al Landesverband, dalla
lista dei movimenti giovanili della O.S.M. con lo scopo di evitare
problemi, mentre i revisionisti optarono per non assecondare il
boicottaggio antitedesco da parte della O.S.M. Il movimento della
gioventù fu ribattezzato come National Jugend Herzlia, sotto il
comando di Willi Cegla. Nonostante tutto, il movimento Hertzlia è
considerato dagli storici e dallo stesso Istituto Jabotinski di
Tel-Aviv come un ramo del Betar durante il III Reich.
Favorire le organizzazioni di giovani ebrei che si proponevano
l’emigrazione di massa verso Israele fu un’idea personale di
Reinhardt Heydrich. Il Betar potè disporre così di un locale
ufficiale confiscato alla Hachomer Hazair (un movimento giovanile
sionista di sinistra) nel centro di Berlino, dalla cui finestra
sventolava in strada la bandiera bianca e blu con al centro la
Menorah (l’insegna sionista) … a fianco del gagliardetto con la
croce gammata.
Il Betar fu senza dubbio un’organizzazione singolare. L’unica a
continuare con le sue marce in uniforme a Berlino anche dopo
l’ascesa al potere di Hitler. Nel maggio 1933, i documenti della
polizia di Berlino testimoniano di un’affluenza di massa di Ebrei a
una manifestazione organizzata dal Betar sotto la direzione di Georg
Karenski, al comando delle sue squadre in uniforme.
Contro la decisione presa il 19-12-1934 che proibiva ai membri dei
movimenti giovanili ebrei qualsiasi tipo di manifestazione pubblica,
il 13-4-1935 la polizia bavarese, feudo personale di Himmler e
Heydrich, permise al Betar di sfilare in uniforme: “Non esiste
alcuna ragione di esercitare pressioni amministrative contro le
attività sioniste in Germania, perché il sionismo non si oppone al
programma del Partito Nazional-Socialista dei Lavoratori Tedeschi”,
avevano scritto i dirigenti sionisti in una lettera diretta al
Ministero degli Interni. La B’rith Haschomrim e la Herzlia-Betar
furono le uniche organizzazioni ebree autorizzate ufficialmente a
sfilare in pubblico con le loro uniformi (camichia kaki, pantaloni
marrone scuro, stivali, casco, cinturone militare, etc.) al fine di
aumentare il proselitismo tra i giovani ebrei, “perché i sionisti
non si oppongono allo Stato, e di fatto i loro obiettivi si
orientano ad ottenere l’emigrazione dei loro membri verso la
Palestina; e mentre diffondono la politica di emigrazione coincidono
con gli obiettivi del governo del Reich di favorire l’uscita degli
Ebrei dalla Germania”… Per i pochi storici che hanno studiato questo
avvenimento, questa autorizzazione era ristretta alle sole riunioni
interne. Però succedevano anche alcuni casi, di cui esistono
documenti fotografici, di sfilate per le GoetheStrasse di Berlino,
di attività militari in campi all’aria aperta. Le autorità
nazional-socialiste autorizzarono, in ogni caso, il Betar a
continuare le sue attività senza problemi (riunioni, assemblee
generali, campi di allenamento, escursioni, attività sportive,
manifesti e bandiere, formazione agricola, etc.).
Un episodio completamente surreale, allo sguardo dei contemporanei,
si verificò quando, secondo la documentazione esistente,un gruppo di
SS attaccò un campo estivo del Betar: il capo del movimento si
presentò al quartier generale della Gestapo a Berlino, con il
risultato che pochi giorni dopo l’ufficio della polizia segreta
annunciò la condanna degli assalitori (…).
Le assemblee e i meetings sionisti furono molto comuni nella
Germania nazional-socialista. Il 20-3-1938, un emissario straniero
della O.M.S., Arthur Rupin, fu autorizzato ad entrare in Germania
come oratore, per informare sulle conseguenze della rivolta araba
del 1936 in Palestina. Nel mese di settembre del 1939, scoppiata da
poco la guerra, la Gestapo autorizzò una delegazione di sionisti
tedeschi a partecipare al XXI Congresso Sionista, organizzato a
Ginevra.
Georg Kareski: capo del Betar e collaboratore dei nazi.
Lichtheim emigró in Palestina nel 1933 per assumere la presidenza
del Judenstaatspartei, partito politico che usufruiva di un ufficio
generale in Tel-Aviv e di una delegazione a Londra. Nell’aprile del
1934, i revisionisti tedeschi riescono a riunificarsi e si
raggruppano in una nuova organizzazione, Staatzionistische
Organisation, indipendente da tutte le organizzazioni
internazionali. Questa organizzazione fu diretta da Georg Kareski,
il quale è stato presentato, anche attualmente, come il prototipo
dell’ebreo collaboratore dei nazisti. Originario di Poznan, Kareski
fu attratto dall’antisocialismo e dallo stile politico dei
revisionisti, ed era in contatto con i capi ebrei dell’Europa
orientale.
Contrario al ZVfD, che riteneva troppo di sinistra, però allo stesso
tempo moderato, Kareski si dedicò per mesi a fare propaganda tra la
stampa ebrea del Zentrum Partei di Franz von Papen, del quale fu
membro durante gli anni 1919 e 1920. In un periodo in cui si
moltiplicavano i matrimoni misti nei “felici anni venti” berlinesi,
Kareski creò, nel 1926, il Jüdisches Volkspartei, un partito
“isolazionista”, dedicato a preservare gli ebrei da tutte le
influenze straniere nei campi della vita sociale, culturale,
religiosa. Nel gennaio del 1929, rifiutò di essere eletto
Gemenindevorstand all’assemblea rappresentativa della comunità
ebraica berlinese, però fu eletto presidente del Vorstand, vale a
dire, presidente della stessa comunità, anche se i liberali gli
strapparono la carica un anno dopo. Il suo partito esercitò
un’influenza minima in seno al sionismo tedesco, non riuscendo ad
ottenere più di 1200 degli 8500 voti necessari per inviare un
delegato al Congresso Sionista Mondiale del 1931.
L’uscita di Richard Lichtheim aveva creato un vuoto giusto nel
momento in cui il movimento sionista-revisionista si preparava a
prendere decisioni in vista di fronteggiare i problemi derivati
dall’ascesa al potere del Partito Nazional-Socialista. Kareski
rimase separato per lungo tempo dal movimento revisionista
internazionale, soprattutto a causa delle sue continue crisi (nel
marzo del 1933, Jabotinski sciolse l’esecutivo dell’Unione Sionista
Mondiale con il fine di rinnovarlo mediante un plebiscito popolare
tra la base. In modo autonomo, nel 1932, uno dei principali
dirigenti del Partito nazional-Socialista, Gregor Strasser, aprì la
via del dialogo nelle pratiche ufficiali, per trattare direttamente
con la comunità ebrea tedesca, in concretto con la corrente
revisionista, con il ZVfD, rivolgendosi direttamente a Karenski e a
Kurt Blumenfeld per discutere sul problema ebraico, senza previe
condizioni, secondo la testimonianza di Karenski a Gerusalemme nel
1937. Karenski accetta, mentre Blumenfeld rifiuta, dichiarando che
il NSDAP non aveva ancora conquistato il potere. L’incontro non si
verificò mai a causa della perdita di influenza ed ai problemi
politici di Strasser (…).
Il Judenstaatspartei organizzó una serie di riunioni ufficiali in
Germania nel 1934, fino al suo raggruppament in aprile nella già
citata Staatszionistische Organisation, dove la questione del
“revisionismo” fu il fatto dominante. L’organizzazione era diretta
da Georg Kareski, Adolf Hirschfeldt e Willi Cegla, capo della
National Jugend Herzlia, nuova denominazione del Betar tedesco. Il
suo organo ufficiale fu il Der Staatszionist, bimensile diretto da
Max Schulmann. La prima Conferenza Generale del Reich ebbe luogo a
Berlino tra il 13 e il 14 ottobre del 1934. Tutti gli oratori
attaccarono il ZVfD, accusandolo di favorire l’assimilazione e di
opporsi all’installazione degli Ebrei in Palestina. Questa
propaganda continuò fino al 1938, data dello scioglimento del ZVfD,
organizzazione che di fatto disponeva del monopolio del rilascio dei
certificati di emigrazione verso la Palestina.
L’ostilità di Karenski e della sua Staatszionistische Organisation
contro il ZVfD per ottenere la supremazia nel movimento sionista
tedesco, arrivò a livelli mai visti in nessun altro paese tra i
sionisti, acuito soprattutto dal processo instaurato a Gerusalemme
da Karenski, nel novembre 1934, contro la Hitachduth Olej Germania,
un’associazione che raggruppava sionisti di tutte le tendenze
emigrati dalla Germania, tra i quali figuravano alcuni revisionisti.
La HOG, dai suoi organi, lanciò contro Karenski quattro accuse:
quella di pretendere, con l’appoggio dei nazisti e contro la volontà
delle organizzazioni ebreee tedesche, di imporsi come leader di
questa comunità; quella di cospirare per distruggere la ZVfD prima
della sua esclusione nel 1933 e di attaccarla costantemente come una
organizzazione marxista favorevole all’assimilazione ebrea; quella
di aver pubblicato su una rivista minacce di morte contro Sigfrid
Moses, uno dei rappresentanti della ZVfD; e quella di dirigere l’Ivria
Bank, una organizzazione finanziaria che fallì nel 1937 e che causò
la rovina di molte famiglie ebree e inoltre di utilizzare le sue
relazioni con la Gestapo contro i suoi accusatori. Nel giugno del
1938, il Rabbinatsgericht di Berlino, lo accusa di pianificare il
suo arresto con l’aiuto della Gestapo, denuncia la fine della
carriera politica di Karenski.
Alla fine del 1937, l’organizzazione di Kareski contava non più di
1000 membri, 500 dei quali erano betarim. La sua influenza nella
comunità ebrea tedesca era nulla, come testimoniano i documenti dei
servizi d’informazione tedeschi. Anche così, la SD era convinta che
Karenski e il suo partito erano legati in segreto al sionismo
revisionista internazionale. Nel 1938 si decise a sciogliere il suo
movimento essendosi legato con la nuova organizzazione sionista di
Jabotinsky. Però il costante rifiuto di visti da parte dell’Ufficio
della Palestina (ricordiamo, visti rilasciati dal governo inglese)
ai membri del Betar tedesco, provocò la rottura tra Kareski e
Jabotinski.
Fatto sta che, in un modo o nell’altro, Karenski si impose come
leader della comunità ebraica tedesca, cosa che obbligò i tedeschi a
cambiare i loro piani. Lo “reclutarono” come rappresentante della
“Reichverband Jüdischer Kulturbunde" (Lega Culturale Ebrea del Reich),
un’organizzazione incaricata di trovare lavoro agli ebrei nei
settori artistici. L’operazione abortì per l’opposizione degli
artisti ebrei. Altre operazioni montate dalla Gestapo per proteggere
Kareski, fallirono.
Le basi della politica di Kareski non si riducevano ad una
cooperazione passiva nella liquidazione controllata del giudaismo
tedesco, ruolo che corrispondeva alla ZVfD, bensì al contrario fu
una politica attiva di collaborazione per raggiungere gli obiettivi
perseguiti dai nazisti. In numerosi discorsi, Kareski affermò che la
liquidazione degli ebrei tedeschi da parte di Hitler, era in realtà
positiva, un elemento essenziale del sionismo, che avrebbe dovuto
essere raccolto con entusiasmo dalla comunità ebraica. Era solito
finire i suoi discorsi con una formula per nulla ambigua: “Un
popolo, un paese, un Dio!”. In un discorso del marzo 1935, affermò
di nuovo che gli ebrei dovevano riconoscere i vantaggi reciproci e i
benefici che derivavano dalla politica del momento, tanto per loro
come per i tedeschi, facendo un appello a dirigere gli sforzi verso
un’autodissoluzione organizzata, denunciando le illusioni di un
cambio nella politica tedesca. Lancia infine un appello ai tedeschi,
perché facilitino l’uscita degli ebrei verso la Palestina,
promuovendo una formazione professionale che li aiuti a ricominciare
una vita nel nuovo paese. La Staatszionistische Organisation si
pronunció allora per un’uscita ordinata di tutta la comunità ebrea
tedesca verso l’"Eretz Israel". Kareski ideò un piano dio
emigrazione secondo la scala delle specializzazioni, delle
professioni, dell’età, etc.
L’adozione delle Leggi di Norimberga nel settembre del 1935, diede a
Kareski una nuova occasione per sviluppare le sue attività. Der
Angriff, il giornale di Goebbels, pubblicó in prima pagina
un’intervista con Kareski dove questi salutava le nuove leggi
razziali come un’occasione propizia per conservare la purezza della
razza ebrea. Secondo lui, i nazisti dovevano assicurare agli ebrei
un’esistenza autonoma, particolarmente nell’ambito dell’economia.
Differenze puramente tattiche
Come ha detto F.R. Nicosia, "Le nuove realtà imposte agli ebrei dal
nazionalsocialismo hanno provocato un consenso tra i gruppi sionisti
e gli obiettivi sono sempre stati gli stessi tra i critici e i
membri della ZVfD; essenzialmente e logicamente, riflettevano solo i
fondamenti della filosofia sionista.” Kareski, a differenza degli
altri, pensava che per i nazisti egli poteva essere il
rappresentante dei “buoni ebrei”. Niente gli ha mostrato
maggiormente il suo errore che la reazione delle autorità tedesche
contro le sue posizioni: la Staatszionistische Organisation non
beneficò mai di nessuna considerazione particolare rispetto alle
altre organizzazioni sioniste, se non per un’autorizzazione speciale
concessa al Betar (National Jugend Herzlia) di sfoggiare le proprie
uniformi durante le riunioni. Per il resto, la posizione ufficiale
oscillò tra il sospetto e l’indifferenza. La federazione sionista
tedesca (ZVfD) accusò di debolezza e tradimento Kareski per aver
moltiplicato i suoi propositi di alleanza con il regime
nazionalsocialista. Però la ZVfD inviò un memorandum di appoggio al
NSDAP il 21 giugno 1933. Nel memorandum possiamo leggere: “Il
sionismo non si fa alcuna illusione sulla difficoltà della
condizione ebraica che di fondo consiste in una struttura sociale
anomala ed in una posizione intellettuale non radicata in una
tradizione propria. Il sionismo da tempo si è reso conto che le
tendenze assimilatrici presuppongono un deterioramento della purezza
dei gruppi ebrei e tedeschi. Una rinascita della vita nazionale,
come quella che si è prodotta in Germania come conseguenza della sua
adesione ai valori cristiani e nazionali, deve egualmente prodursi
nel gruppo nazionale ebreo. Anche per gli ebrei, l’origine
nazionale, la religione, il senso di un destino comune e il senso
della loro singolarità, devono avere un significato decisivo per
costruire il futuro. Possiamo dire che l’individualismo forgiato
durante l’epoca liberale deve lasciare il posto a un senso della
comunità e della responsabilità collettiva (…) crediamo che
precisamente la Nuova Germania quella che, grazie ad una volontà
determinata di risolvere il problema ebraico, possa risolvere un
problema che corrisponde a tutti i popoli europei (…) Il nostro
riconoscere la nazionalità ebrea potrà gettare le basi di una sicura
amicizia con il popolo tedesco e le sue realtà sociali e razziali. E
soprattutto in quanto ci pronunciamo contro i matrimoni misti e ci
impegnamo a conservare la purezza del gruppo razziale ebreo, noi
rifiutiamo qualsiasi mescolanza culturale. Noi, che non siamo né
linguisticamente né civilmente tedeschi, manifestiamo la nostra
ammirazione e la nostra sincera simpatia per la cultura e i valori
tedeschi (…) Per puntare ai suoi obiettivi pratici, il sionismo
spera di essere capace di collaborare anche con un governo ostile
agli ebrei, perché nella soluzione del problema ebreo, non c’è posto
per il sentimentalismo, dovendo affrontare il problema cercando di
risolverlo nel modo più interessante per tutti e due i popoli e,
principalmente, in questo momento, per il popolo tedesco (…) La
realizzazione del sionismo non passa per il risentimento degli ebrei
stranieri contro la propaganda tedesca (…) La propaganda favorevole
al boicottaggio contro la Germania è, essenzialmente, non sionista,
perché il sionismo non è per la distruzione ma per ostruire ed
edificare”. La ZVfD doveva così sforzarsi di “sollevare tra gli
ebrei stranieri il boicottaggio antitedesco, (con la condizione) di
essere considerata come l’organizzazione ebrea più rappresentativa
al momento di trattare con la Nuova Germania”.
Lungi dal denunciare questa politica, lo stesso congresso
dell’Organizzazione Sionista Mondiale, rifiutò una mozione che
chiamava alla mobilitazione contro Hitler, per 240 voti contro 43.
"Nel momento in cui iniziava il congresso, Hitler annunciò la
conclusione di un accordo commerciale con la Banca Anglo-Palestina
dell’OSM, accordo che ruppe il boicottaggio ebreo contro il regime
nazista in un’epoca nella quale l’economia tedesca era
straordinariamente vulnerabile, soffrendo ancora della Grande
Depressione che avava lasciato il marco senza valore effettivo sui
mercati. La OSM ruppe il boicottaggio e si convertì in uno dei
principali distributori di merci naziste in Medio Oriente e in
Europa del nord. La OSM fondò l’ Ha’arara, una banca con sede in
Palestina, destinata a ricevere denaro dalla borghesia ebrea
tedesca, nella quale i commercianti nazisti compravano a credito
importanti quantità di merci (…)”.
Contro i matrimoni misti
Ciò nonostante, in quel periodo Jabotinsky si proninciava a favore
del boicottaggio antitedesco. Dichiarava che nella lotta contro la
Germania, il boicottaggio era una delle armi principali. Nel 1934,
un emissario della comunità ebrea tedesca, Siegfried Stern, andò a
Parigi con l’intenzione di persuadere Jabotinsky affinché moderasse
la sua campagna antitedesca, e lo fece con il consenso tacito del
Ministero degli Interni, della Gestapo e dell’ufficio per la
Politica Razziale del NSDAP. A differenza delle altre organizzazioni
ebree, i dirigenti del sionismo tedesco furono autorizzatib a
mantenere tutte le relazioni che avevano con i loro colleghi
stranieri.
Dopo le Leggi di Norimberga, riguardanti la proibizione dei
matrimoni misti e le relazioni sessuali tra ebrei e tedeschi (con un
articolo che indicava espressamente che gli Ebrei costituivano una
nazionalità straniera minoritaria), il Jüdische Rundschau,
controllato dalla ZVfD, si congratulò per l’adozione di queste
misure: “Las Germania ha soddisfatto le richieste del Congresso
Sionista Mondiale dichiarando che gli ebrei residenti in Germania
costituiscono una minoranza nazionale (…) Le nuove leggi offrono
alla minoranza ebreqa in Germania la loro propria via culturale, la
loro propria via nazionale. Nel futuro sarà loro possibile fondare
proprie scuole, propri teatri, proprie associazioni sportive. In
breve, il popolo ebraico potrà forgiare il proprio avvenire in tutti
gli aspetti della vita nazionale”.
Georg Kareski non arrivò oltre nella sua famosa intervista al
giornale di Goebbels: “Dopo lunghe riflessioni, sono convinto che
una separazione completa tra le culture dei nostri due popoli è la
condizione necessaria per una coesistenza senza conflitti (…). Da
molto tempo sono favorevole ad una separazione così, che riposa su
di un rispetto delle nazionalità straniere (…). Le Leggi di
Norimberga, al di là delle loro considerazioni giuridiche,
propongono una vita separata sulla base del mutuo rispetto (…)
Questa interruzione del processo di dissoluzione di numerose
comunità ebraiche, dissoluzione che si realizzava nei matrimoni
misti, è, dal punto di vista ebraico, recepita favorevolmente”. Come
lo scrittore Brenner, i dirigenti sionisti “erano convinti che le
leggi razziali, opponendosi ai matrimoni misti, dessero l’occasione
di considerare di Ebrei come stranieri residenti in Germania e
questo avrebbe obbligato Hitler a esercitare su di loro una
protezione diplomatica”. Non c’è da meravigliarsi che il giornale
revisionista palestinese Hapoel Hatsaïr dichiarasse che le
persecuzioni agli Ebrei tedeschi erano un “castigo” contro coloro
che volevano integrarsi in una società che non era la loro: “Gli
Ebrei tedeschi non sono perseguitati oggi per i loro sforzi per
creare una nazione, ma per il loro poco impegno nel conseguirla”.
Favorire l’emigrazione ebrea
La cooperazione tedesco-sionista riposava su di un accordo firmato
nell’agosto del 1933, lo Ha’avara ("trasferimento", on ebraico), tra
il governo tedesco e Chaim Arlozoroff, segretario politico
dell’Agenzia Ebrea, il braccio palestinese dell’OSM. Furono create
due compagnie: la Ha’avara Company, a Tel-Aviv, e la Paltreu, a
Berlino. Ogni emigrante ebreo tedesco avrebbe depositato la propria
quota (minimo 1000 lire sterline, imposte dal governo britannico) in
un fondo speciale in Germania; le 1000 sterline (più o meno il
salario di 3 anni di una famiglia borghese) sarebbero state poi
rimborsate, per valigia diplomatica, in Palestina, facendosi così
beffe dei controlli doganali.
Lungi dal preoccuparsi per le condizioni degli Ebrei tedeschi,
l’Agenzia Ebrea, responsabile dell’emigrazione verso la Palestina e
controllata dai sionisti, si preoccupava più per la qualità degli
immigrati, per la loro capacità di lavoro, etc. "Il materiale umano
arrivato dalla Germania è ogni volta più scadente”, denunciava
l’Agenzia Ebrea nel 1934. “Non arrivano con l’idea di lavorare, ma
per ricevere assistenza sociale”. Tom Serguev osserva che, nel 1935,
l’Agenzia “inviò a Berlino una nota sul numero di persone che
bisognava inviare in Palestina”. Lo stesso Serguev rivela che i
responsabili del lavoro sociale dell’Agenzia Ebrea avvertirono che
delle persone giunte con malattie e in stato di bisogno, sarebbero
state rispedite nella Germania nazista. Nel 1935 si decise di
consegnare i certificati di immigrazione “con la condizione che
nulla autorizzi a pensare che gli immigrati possano rappresentare un
peso per il paese (…) Ogni persona dedita al commercio o ad altre
attività simili non riceverà il certificato in nessun caso, a meno
che non si tratti di un veterano militante sionista”.
Dal 1933 al 1935, la OSM rifiutò il visto a oltre i due terzi dei
richiedenti, dichiarando tra l’altro di privilegiare i giovani sugli
anziani. Berrel Katznelson, editore del giornale sionista di
sinistra Da’var, descrisse questo “crudele criterio del sionismo”:
“Gli Ebrei tedeschi sono costretti a inviare i giovani senza
compagnia; senza i mezzi necessari per costruire una colonia
sionista in Palestina. Non parlano ebraico e non capiscono che cosa
sia il sionismo. Di fronte agli Ebrei che si vedevano condannati
allo sterminio, l’OSM non solo non fece nulla per evitarlo, bensì si
opposero a tutti gli sforzi che venivano fatti per trovare rifugio
agli Ebrei che fuggivano”.
Tratto dal vcchio sito di Synergon on line
Traduzione dallo spagnolo a cura di Belgicus
Per ulteriori approfondimenti:
Emmanuel Ratier
I GUERRIERI D'ISRAELE
Inchiesta sulle milizie sioniste
Centro Libraro Sodalitium 1998
- http://www.angelfire.com/folk/library/zionism_fr.htm In francese
- http://ihr.org/jhr/v13/v13n4p29_Weber.html In inglese
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |