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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
«Gli ebrei meritano i lager»: docente a giudizio
(Mauro Lissia)
(06 marzo 2007)
Cagliari, oggi comincia il processo per istigazione all’odio
razziale
CAGLIARI. Pietro Melis è un
silenzioso professore di storia della filosofia e Scienze della
Formazione. Sessantott’anni, sorride poco e adora gli animali.
Facile incontrarlo la sera in piazza Michelangelo, passo lento e
cagnetto al guinzaglio. Un uomo tranquillo che respira la città.
Oggi Melis dovrà presentarsi di buon mattino davanti al giudice del
tribunale Ornella Anedda. E’ imputato di un reato inquietante:
istigazione all’odio razziale, etnico e religioso.
Rischia una condanna a tre anni che grazie all’indulto non gli
aprirebbe le porte del carcere ma significherebbe per lui una grave
sconfitta sul piano che gli preme di più: quello culturale. Scapolo,
una candidatura lontana con la Lega sarda, filiazione del partito di
Bossi, Melis è il classico intellettuale contro. Anni fa, in un
dibattito televisivo, dichiarò di non condividere il proselitismo
del bene: la solidarietà - disse - non è un sentimento che si può
imporre. Gli arrivò addosso una mitragliata di insulti che
nell’insieme non influirono sull’espressione quasi plastificata del
suo viso.
In tribunale però, lui che vive da sempre nelle biblioteche, dovrà
andarci per un libro. E’ il suo ultimo saggio. Il titolo: ‘Scontro
tra cultura e metacultura scientifica, l’Occidente e il diritto
naturale’. Alle pagine dodici e sedici alcuni passaggi forti contro
il popolo ebraico: «Il cosiddetto tempio ebraico era in realtà un
grande mattatoio, dove i cosiddetti sacerdoti cospargevano
continuamente l’altare del sangue di animali ancora vivi. In
considerazione di ciò è giusto dichiararsi antisemiti nei confronti
degli ebrei credenti, nè ci si può dolere del fatto che questi siano
finiti nelle camere a gas naziste».
Era dicembre del 2004: stampato il volume e curata la diffusione
nelle librerie, il professor Melis ne spedì una copia al rabbino
capo di Roma Riccardo Di Segni. La dedica di pugno: «Maledetti
ebrei». Poi una nota d’accompagnamento: «Il mio saggio, inviato a
140 biblioteche italiane e straniere, sia un marchio indelebile
sulla vostra pelle. Sulla base del diritto naturale non dovrebbe
essere un reato giustiziare un ebreo credente o un islamico». Di
Segni rabbrividì, poi chiese l’intervento della Procura
cagliaritana. Com’è andata si sa: volume sequestrato in tutta Italia
dalla Digos e Melis indagato. Geometrico il ragionamento del
pubblico ministero Danilo Tronci e quello successivo del gip, che
autorizzò il sequestro: «Nel libro sono contenute idee fondate su
odio razziale, con implicito incitamento alla commissione di atti di
discriminazione per motivi razziali e religiosi». Esattamente quanto
era parso evidente a chiunque avesse letto quelle frasi avvelenate.
Ma al di là dei provvedimenti giudiziari, l’impatto pubblico
dell’opera di Melis fu quello di un macigno lanciato sulla folla:
un’interrogazione parlamentare firmata da Gianfranco Anedda (An),
poi altre due da deputati dei Ds. Polemiche durissime, la comunità
ebraica indignata, i commenti di Francesco Cossiga e il rettore
Pasquale Mistretta costretto a scusarsi a nome dell’Ateneo per una
sorta di omesso controllo: «Impossibile leggere ogni riga di ogni
pubblicazione che esce dalle facoltà...». L’inevitabile tam-tam dei
media, con le frasi incriminate in libera circolazione per
settimane. Qualcuno chiese la testa del professore, giudicato
indegno di insegnare all’Università. Altri lo liquidarono come
pazzo. Lui, Pietro Melis, abbandonò per una volta il basso profilo e
cercò di spiegarsi. Con una nota in cui le perifrasi erano abolite
in partenza: «Non posso essere considerato un filonazista se non dai
disonesti e dagli imbecilli - era scritto - se gli animali non hanno
diritto ad un rispetto non lo possono pretendere neppure gli uomini,
perchè abbiamo la stessa origine cellulare. Conseguentemente non si
può pretendere, come pretendono gli ebrei credenti e gli islamici
che metto insieme, di far soffrire inutilmente gli animali nei
mattatoi con la scusa delle regole religiose». Perchè questa era
l’origine di tanta virulenza antisemita: le sofferenze degli
animali, la pratica ebraica di dissanguare le bestie nei macelli
provocandone una morte lenta e dolorosa. Una prescrizione di origine
religiosa che Melis non sopporta a causa del grande sentimento
d’affetto che lo lega dichiaratamente al mondo animale e che sarà
oggi al centro del processo.
Commento:
Il professor Melis ha toccato un tasto delicatissimo riguardo
all’ignobile e vigliacco atto di barbarie che gli ebrei hanno per
secoli eseguito verso gli animali indifesi e incolpevoli,nei loro
templi(mattatoi veri e propri)in nome di un Dio che a loro dire ne
era pienamente compiacente e desiderava ciò in nome della loro
alleanza. In questa cosiddetta società moderna,un emerito
professore,docente di storia della filosofia e Scienze della
Formazione nell’università di Cagliari,se ne deve veder bene dal
parlare di argomenti come questo,che come al solito intaccherebbero
la religione ebraica e svilupperebbero pseudo rigurgiti di
antisemitismo. Mentre si può liberamente condannare senza remore i
sacrifici di animali fatti da Romani o altri popoli antichi,per il
semplice motivo che tutti gli altri sono criticabili, i goym non lo
sono assolutamente,e nemmeno loro azioni svolte secoli e secoli fa.Ci
rammarica solo il fatto che sono state citate le cosiddette camere a
gas,di cui ancora non si è comprovata l’esistenza e soprattutto il
funzionamento tecnico di tale macchina di morte,per il resto diamo
solidarietà all’esimio professor Melis.
Marco Melli
Erwin@thule-toscana.com |