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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
L’IDEOLOGIA DELL’OLOCAUSTO: UNA MINACCIA TEOLOGICA
AL CRISTIANESIMO E ALL’ISLAM
Di Paul Grubach (2007)[1]
Cosa si intende con il termine “Ideologia dell’Olocausto”? Essa
comprende le seguenti proposizioni. Il governo nazista formulò un
piano generale per
uccidere tutti gli ebrei d’Europa. Questo piano generale venne
attuato primariamente con l’utilizzo di camere a gas omicide in sei
campi di concentramento
in Polonia, e con camion a gas mobili sul Fronte Orientale. Inoltre,
vennero parimenti impiegate come strumenti di sterminio la
denutrizione forzata e le
fucilazioni di massa. Infine, circa sei milioni di ebrei vennero
massacrati dai nazisti.
Un’altra delle tesi abituali dell’intero pacchetto chiamato
l’”Olocausto” è che la Cristianità occidentale creò il clima
intellettuale che rese possibile lo
sterminio di sei milioni di ebrei.[2] Di conseguenza, il
cristianesimo europeo è in larga misura responsabile di questo
orrendo massacro.
Questo non è solo un argomento importante di opere classiche
sull’Olocausto, come La distruzione degli ebrei europei, di Raul
Hilberg, ma è stato un
argomento importante di molti convegni sull’Olocausto del passato.
Ad esempio, tale argomento ha rivestito un ruolo preminente nel
convegno “Remembering the Future” [Ricordare il futuro] di Oxford,
in Inghilterra, nel Luglio 1988.
Gli intellettuali dell’Olocausto appartenenti all’establishment non
si stancano mai di far notare che il cristianesimo luterano in
Germania è stato una
forza importante dietro l’ascesa dell’antisemitismo virulento “che
portò all’Olocausto”. Lo stesso Martin Lutero viene accusato di
essere una delle figure
importanti del panteon di demoni intellettuali che propalarono
l’odio antisemita in Germania.[3]
Queste sono accuse serie che vengono scagliate contro il
cristianesimo occidentale. Prima di valutare tale accusa – “La
Cristianità occidentale è in larga
misura responsabile dell’Olocausto” – dobbiamo prima stabilire se lo
sterminio di sei milioni di ebrei è realmente avvenuto.
Ma questo non è il solo modo con cui l’ideologia dell’Olocausto
colpisce il cristianesimo. C’è un modo con cui la questione
dell’Olocausto colpisce il
cristianesimo mondiale, e non solo quello europeo. Una scuola di
filosofia d’avanguardia, molto popolare, afferma che “Dio è morto ad
Auschwitz”. Secondo questa linea di pensiero un Dio onnipotente,
moralmente perfetto che ama profondamente tutti gli uomini non
permetterebbe mai che avesse luogo qualcosa di orrendo e di
mostruoso come l’Olocausto. Ma l’Olocausto c’è stato. Quindi, il Dio
del cristianesimo probabilmente non esiste.
Ecco l’opinione del teologo ebreo, Amos Finkelstein: “L’ammissione
che Dio – o il teismo etico – è morto ad Auschwitz perché Auschwitz
sfida ogni senso [possibile] esige, ci è stato detto, un cambiamento
radicale delle premesse fondamentali”.[4]
Ecco l’opinione del teologo cristiano, Robert McAfee Brown: “Questa
è la crisi della fede a cui Auschwitz ci costringe. Perché chi è –
ebreo o cristiano –
che può credere in un Dio nel cui mondo avvengono tali cose? Il
perenne mistero del male, la fonte della nostra più grande
vulnerabilità come credenti,
raggiunge un’espressione unica nell’Olocausto. Nessuna teodicea può
includere questo evento in modo tale che le ferite siano chiuse o le
cicatrici sanate.
Esso preclude per sempre la fede semplice in Dio o nell’umanità.
Ambedue [Dio e l’umanità] sono sottoposti a giudizio e il verdetto o
l’assoluzione non
possono essere raggiunti facilmente, ammesso che sia possibile
raggiungerli in assoluto, per ambedue.[5]
(Le dichiarazioni di Finkelstein e di McAfee Brown implicano anche
che la dottrina dell’Olocausto è una sfida anche per gli ebrei che
credono in Dio, ma una trattazione di come tale dottrina colpisca il
giudaismo teistico va oltre i limiti di questo breve saggio).
Secondo influenti pensatori ebrei e cristiani, allora, l’intera
ideologia dell’Olocausto distrugge, o potrebbe distruggere, la
stessa credibilità della
religione cristiana o della fede in Dio. Proseguiamo con questa
speculazione teologica in relazione all’Olocausto.
L’ardente ebreo-sionista – e Premio Nobel per la Pace – Elie Wiesel,
ha affermato che “il sincero cristiano sa che quello che è morto ad
Auschwitz non è
stato il popolo ebreo ma il cristianesimo”.[6]
Il teologo cattolico – e sionista non ebreo – Harry James Cargas, ha
espresso un’attenzione solidale all’affermazione di Wiesel. Poiché
ha scritto:
“L’Olocausto è, a mio giudizio, la più grande tragedia per i
cristiani dal tempo della crocifissione. Nel primo caso Gesù è
morto. Nell’ultimo, si può dire
che è morto il cristianesimo.”[7]
Se capisco Wiesel e Cargas correttamente, il loro argomento procede
nel modo seguente: non è concepibile che una religione ispirata
direttamente da Dio
possa essere responsabile per qualcosa di orrendo e mostruoso come
l’Oloacusto, lo sterminio di milioni di ebrei con le camere a gas e
con altri mezzi. Ma l’Olocausto è avvenuto, e la Cristianità lo ha
ispirato ed è per esso largamente responsabile. Quindi, il
cristianesimo probabilmente non è ispirato da un Essere onnipotente
e moralmente perfetto, o questo Essere Supremo potrebbe persino non
esistere.
Chiaramente allora, l’intera ideologia dell’Olocausto rappresenta
una sfida diretta alla credibilità e all’esistenza stessa del
cristianesimo e della fede
in Dio, poiché un numero significativo di intellettuali e di laici
dà credito a questa teologia della “morte di Dio ad Auschwitz”.
L’ideologia dell’Olocausto ha creato una crisi importante di fede
tra i cristiani contemporanei e tra i credenti nel teismo etico. Le
speculazioni di
teologi come Finkelstein e McAfee Brown sono semplici espressioni di
questa crisi. Affinché i cristiani possano affrontare con successo
la crisi di fede che
l’ideologia dell’Olocausto ha creato, è necessario innanzitutto
rispondere alla più ovvia delle domande: l’Olocausto c’è stato
davvero? Per rispondere a
questa domanda in modo veritiero, si devono esaminare e valutare
entrambi i punti di vista – quello tradizionale e quello
revisionista – sull’Olocausto in
modo equo e obbiettivo.
Ma nella società contemporanea ordinaria questo non è possibile.
L’ideologia dell’Olocausto può essere utilizzata per screditare e
smentire l’esistenza di
Dio, e per attaccare e minare la religione cristiana. Tuttavia,
nella nostra società occidentale ordinaria, cercare di mostrare che
l’ideologia
dell’Olocausto non è vera non è considerato accettabile. Secondo i
costumi dominanti, “è malvagio e immorale” smentire l’ideologia
dell’Olocausto.
In realtà, secondo i costumi dominanti che regnano incontrastati nel
mondo accademico, nella società ordinaria, e negli ambienti
cristiani ordinari, è
moralmente sbagliato persino tentare di argomentare il punto di
vista revisionista. Questo venne affermato molti anni fa dal teologo
luterano John Warwick
Montgomery in Christian News. Riguardo alle pile di cadaveri trovate
in alcuni campi di concentramento alla fine della seconda guerra
mondiale, egli
affermò: “E’ immorale argomentare che questa gente [gli ebrei] fu
vittima non di un programma di sterminio, ma di malattie e di
denutrizione provocate dal
collasso totale della Germania”.[8]
Anche ad un livello più generale è stato riferito recentemente dai
media che il cardinale Cormac Murphy-O’ Connor, l’arcivescovo
cattolico di Westminster, ha detto che “la negazione dell’Olocausto
è equivalente al “sacrilegio””.
In altre parole, rifiutare il punto di vista tradizionale
dell’Olocausto e dire che il revisionismo ha ragione viola
presuntamente la morale cristiana.
Porre l’Olocausto oltre l’ambito della critica razionale,
considerare peccaminosa e immorale la sua decostruzione, equivale a
elevarlo allo status di un
dogma sacro. Tuttavia, l’ideologia dell’Olocausto è
un’interpretazione umana della storia elaborata da funzionari e da
storici umani, che viene diffusa da
propagandisti umani e dai loro simpatizzanti. Non c’è niente di
“sacro” nell’ideologia dell’Olocausto, non è stata avallata in alcun
modo dall’Essere
Supremo. Dio non ha consegnato la dottrina dell’Olocausto a Mosè sul
monte Sinai insieme ai dieci comandamenti. Si potrebbe argomentare
di conseguenza che avvolgere una dottrina totalmente umana in
un’aura di sacralità religiosa e santa significa, secondo la morale
cristiana, compromettersi con l’idolatria.
Come è possibile?
In Esodo 20, leggiamo: “Io sono il Signore tuo Dio…Non avrai dèi
stranieri al mio cospetto.” In una parola, nella società occidentale
contemporanea,
l’ideologia dell’Olocausto ha sopravanzato il concetto di Dio. Si
può utilizzare l’ideologia dell’Olocausto per “smentire” e
screditare il concetto di Dio,
ma è “malvagio e immorale” tentare di smentire l’ideologia
dell’Olocausto.
Non vi sono comandamenti nella Scrittura che dicono: “Tu crederai
nell’ideologia dell’Olocausto”. Tuttavia, vi sono affermazioni nella
Scrittura che
ordinano al cristiano di cercare la verità. In Giovanni 8: 31-32
viene affermato: “Se rimarrete nella mia parola, sarete veramente
miei discepoli,
conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. In 1 Giovanni 2:
21, leggiamo: “Io non vi ho scritto come a persone che non conoscono
la verità, ma come
a persone che la conoscono, e [voi sapete] che nessuna menzogna può
venire dalla verità.” Infine, per esemplificare il punto, citiamo
Esodo 20: 16: “Non
dire falsa testimonianza contro il tuo prossimo.”
Queste affermazioni implicano chiaramente che coloro che seguono le
parole della Bibbia cercheranno la verità e rifiuteranno le
menzogne. Un cristiano non trova la verità sul presunto Olocausto
ebraico accettando ciecamente quello che i media influenzati dai
sionisti gli dicono. Il vero cristiano lotta per la
verità. Egli concede al punto di vista tradizionale e a quello
revisionista sull’Olocausto un ascolto equanime, e poi cerca di
stabilire dove la verità si
trova davvero. L’”Olocausto” è un’interpretazione ideologica della
storia che viene diffusa nel mondo da varie elite di potere. Deve
essere valutata con lo
stesso complesso di metodi scientifico-razionali che gli storici e
gli scienziati della politica applicano ad altre dottrine di questa
natura.
In anni recenti, l’ideologia dell’Olocausto è stata utilizzata in un
crescente assalto contro la religione islamica. Consideriamo questo
esempio. Nel numero
dell’8 Gennaio del 2006 del San Francisco Chronicle, lo scrittore
ardentemente pro-sionista Edwin Black ha fatto questa affermazione:
“Mahmud Ahmadinejad si è unito alla prima linea della negazione
dell’Olocausto con le sue affermazioni demagogiche del mese scorso.”
Ma si tratta più di un’autonegazione. Il presidente dell’Iran ha
bisogno solo di guardare al passato dell’era hitleriana del proprio
paese per scoprire che l’Iran e gli iraniani furono fortemente
coinvolti con l’Olocausto e con il regime di Hitler, come lo fu
l’intero mondo islamico sotto la guida del mufti di Gerusalemme.” La
conseguenza qui è che anche gli iraniani e i musulmani sono
“colpevoli del malvagio sterminio degli ebrei.”
Esattamente gli stessi argomenti che in questo saggio abbiamo visto
utilizzati contro il cristianesimo possono essere utilizzati molto
bene contro la
religione islamica. Ad esempio, i musulmani credono che Dio è
assolutamente buono e perfetto, e che egli ha ispirato direttamente
la religione islamica.
Ecco allora come l’argomento procede. L’Islam non può essere
ispirato da un Dio infinatemente perfetto e buono perché i suoi
seguaci sono coinvolti con
qualcosa di orrendo come l’Olocausto.
Il mio punto di vista definitivo è il seguente: la dottrina
dell’Olocausto è un attacco teologico e una minaccia contro le
religioni cristiana e islamica.
Cristiani e musulmani devono affrontare questa minaccia teologica in
modo onesto e schietto concedendo un ascolto equanime ai punti di
vista tradizionale e revisionista sull’Olocausto, poiché tale
atteggiamento è coerente con gli insegnamenti sia della Bibbia che
del Corano.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile
all’indirizzo: http://www.codoh.info/viewpoints/vppgtheo.html
[2] Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews: Student
Edition (Holmes & Meirer, 1985), passim.
[3] Ivi, pp. 13-15, passim.
[4] Francois Furet, editore, Unanswered Questions: Nazi Germany and
the Genocide of the Jews (Schoken Books, 1989) p. 296.
[5] Dimensions of the Holocaust: Lectures at Northwestern University
(Evanston, Illinois, 1977), p. 49.
[6] Citato in Hary James Cargas, A Christian Response to the
Holocaust (Denver, Colorado, 1981), p. 31.
[7] Ibidem.
[8] Vedi Christian News, 13 Marzo 1989, p. 10; Paul Grubach, “A
Response to John Warwick Montgomery: Exterminationists Fallacies”,
Christian News, 10 Aprile 1989, p. 14.
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