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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
IL LIVELLO DELL’ACQUA FREATICA NEL CAMPO DI
BIRKENAU
Degli ingegneri Michael Gartner e Werner Rademacher (1997)[1]
Nota del traduttore: circa sei mesi dopo (verso la fine del 1998)
che la versione originale, in lingua tedesca, di quest’articolo era
stata pubblicata, venne notificato all’editore Germar Rudolf, da
parte del pubblico ministero di Monaco di Baviera, un ordine di
confisca che sanciva il sequestro (e la successiva distruzione)
della rivista in cui tale articolo era stato pubblicato (i
Vierteljahreshefte fur freie Geschichtsforschung) e annunciava che
era stata aperta una procedura giudiziaria, per “Turbamento della
popolazione” e “Incitamento all’odio”, sia contro l’editore che
contro i due autori. La ragione fornita consisteva nell’articolo in
questione. Per questo motivo, oltre che per l’importanza dell’
argomento, ne proponiamo la lettura al pubblico italiano.
1. Osservazioni preliminari sul campo di Birkenau
Il campo di Auschwitz-Birkenau, a cui oggi viene generalmente
attribuita la denominazione di “campo di concentramento e di
sterminio”, venne originariamente progettato come un “campo per
prigionieri di guerra”, alla fine del 1941, dalle autorità
tedesche.[2] Il settore del campo BIa venne ultimato nel Marzo del
1942 e fu occupato principalmente dai prigionieri sovietici fino
all’Agosto del 1942. La denominazione del campo rimase la stessa,
sebbene in seguito acquistò più le caratteristiche di un campo di
concentramento, poiché venne occupato soprattutto da criminali
comuni e da prigionieri politici, ebrei inclusi, piuttosto che da
prigionieri di guerra. Il campo ebbe anche la denominazione di “KL
Auschwitz II”. “KL” [Konzentrationslager] era l’abbreviazione
tedesca ufficiale dei campi di concentramento.
Uno dei disegni in nostro possesso, che mostra lo stato di
costruzione del campo nel periodo di Aprile/Maggio del 1942, è
riprodotto nell’illustrazione n°1.

Illustrazione 1: Il campo per prigionieri di guerra di Birkenau nel
Maggio del 1942: presunta ubicazione del Bunker 1.
Nella letteratura di riferimento, le mappe del campo di Birkenau
sono molto spesso false, poiché viene mostrato quasi sempre lo stato
finale della costruzione, che risale alla fine del 1944, anche
quando ci si riferisce ad eventi che ebbero luogo negli anni
precedenti. Questo presupposto porta a sostenere ipotesi e
conclusioni sbagliate sugli avvenimenti riguardanti la storia del
campo.
2. Quali avvenimenti vengono riferiti?
2.1. Bunker 1
Secondo le testimonianze oculari esisteva una vecchia casa colonica
a Nord del campo di Birkenau che dal Maggio del 1942 venne
presuntamente utilizzata come camera a gas omicida. Nelle sue
vicinanze, secondo i resoconti, c’erano delle fosse comuni che in
seguito vennero presuntamente utilizzate per bruciare cadaveri.[3]
Dobbiamo rilevare a tal proposito che non esistono indicazioni
precise su dove si trovasse questo Bunker 1.[4] Il testimone
Benroubi dichiarò:
“Essi [gli uomini del Sonderkommando] li depositavano [i cadaveri]
davanti a fosse che erano lunghe circa 20 metri, larghe 3 e profonde
2.50. C’erano circa dieci fosse pronte a ricevere i martiri.
Parallele a queste fosse a cielo aperto ce n’erano alcune che erano
state ricoperte con terra e queste si estendevano per circa 300
metri […]”[5]
Il testimone Buki affermò:
“Portavamo i carrelli in una fossa lunga circa 40 metri e larga 6
[240 metri quadrati], che distava circa 100 metri dalla casa.”[6]
Il testimone Garbarz disse:
“Vedemmo grandi rettangoli tracciati sul terreno larghi venti o
trenta metri e lunghi 50 o 60 metri. In uno di questi rettangoli il
terreno era tinto di rosso.”[7]
Il testimone dà ad intendere di aver capito che i rettangoli erano
fosse comuni. In seguito egli aggiunge, riguardo alla profondità
della fossa, che era profonda circa 1.5 metri.
Non esistono prove documentarie che avvalorino queste affermazioni.
Persino Jean-Claude Pressac mette in dubbio alcune di queste
dichiarazioni, che inoltre risultano assai contraddittorie anche
riguardo al numero e alle dimensioni di tali fosse.[8]
2.2 BUNKER 2
Riguardo a questa casa, ubicata a Nordovest del campo, i testimoni
parlano parimenti di gasazioni e di cremazioni in fosse comuni, dal
30 Giugno del 1942 fino alla primavera del 1943. Questo “bunker”
venne presuntamente rimesso all’opera nel Maggio/Giugno del 1944.[9]
In questa zona, possiamo in realtà oggi scorgere le fondazioni di
precedenti edifici utilizzati per scopi sconosciuti, edifici che
sono anche segnati su una mappa polacca di questa regione.[10]
Riguardo alle fosse comuni, il testimone Dragon afferma, per il
1942:
“Sull’altro lato del cottage c’erano quattro fosse lunghe 30 metri,
larghe 7 e profonde 3.”[11]
Il testimone dr. Nyiszli afferma per il 1944 (su cui torneremo nel
paragrafo 2.4):
“Il rogo era una fossa lunga 50 iarde [la iarda è un’unità di misura
equivalente a 90 centimetri], larga 6 e profonda 3 […]”[12]
Un secondo schizzo sovietico, datato 3 Marzo 1945, mostra una fossa
ardente di 30 metri quadrati, vedi illustrazione 2.[13]

Illustrazione 2: Campo per prigionieri di guerra di Birkenau;
schizzo sovietico della presunta ubicazione dei Bunker 1 e 2.
Di nuovo le discrepanze riguardanti le dimensioni [di queste fosse]
sono considerevoli. Anche in questo caso non vi sono documenti
corroboranti.
2.3 SEPPELLIMENTO E SUCCESSIVA CREMAZIONE DELLE VITTIME DEL TIFO
Diversi testimoni parlano del seppellimento delle vittime della
prima epidemia di tifo, e della cremazione di questi corpi dopo la
loro riesumazione tra il 21 Settembre del 1942 e il 30 Novembre
dello stesso anno.[14] I fascicoli dell’Archivio di Stato Russo
della Guerra a Mosca[15] riferiscono in dettaglio sulla prima
epidemia, che era stata introdotta dall’esterno da lavoratori
civili.[16] Ebbe inizio il 1 Luglio del 1942. Il Crematorio I, che a
quell’epoca era il solo disponibile, non aveva una capienza
sufficiente per cremare tutte le vittime, che venivano perciò
seppellite a Birkenau. Altre vittime erano già state sepolte nella
stessa zona in precedenza. I numeri forniti variano da 50.000 a
107.000 vittime. Le tossine corporee prodotte dal processo di
decomposizione [dei cadaveri] minacciavano di inquinare l’acqua
freatica, che veniva utilizzata per il rifornimento di acqua
potabile dell’intera zona. Perciò i cadaveri dovettero essere
riesumati. Essi vennero poi cremati, dapprima in roghi,
successivamente nelle fosse. Così ci dicono i rapporti. Nessuna
delle pubblicazioni a nostra conoscenza menziona il numero delle
fosse.
2.4 FOSSE DI CREMAZIONE NEL CREMATORIO V
Vi sono dei testimoni che parlano di fosse di cremazione nella zona
Nord del Crematorio V, tra l’edificio e il fossato davanti al
recinto, tra il Maggio e il Giugno del 1944.

Illustrazione 3: Stato di costruzione del campo di Birkenau nel
Settembre del 1942, inclusi i presunti Bunker 1 e 2 e le fosse di
cremazione.
Poiché i crematori rimasero fuori uso a causa di danneggiamenti, si
determinò una situazione per la quale “[…] dovettero essere scavate
rapidamente delle fosse per la cremazione all’aperto[…]”[17] Pressac
menziona anche “cinque piccole fosse per la cremazione” vicino al
Crematorio V. Tali fosse, egli sostiene, divennero necessarie perché
il Crematorio IV era stato chiuso nel Maggio del 1943 e il
Crematorio V non poteva essere adeguatamente riparato.[18] Come
testimoni di queste fosse, Pressac cita Dragon:
“[…] Gli ebrei venivano bruciati in cinque fosse scavate dietro il
Crematorio V.”,
come pure il testimone Tauber:
“Quando le fosse entrarono in azione, si capì che cremavano meglio i
cadaveri [dei forni]”.[19]
Il testimone Filip Mueller, che Pressac accusa di errori e di
menzogne[20], riferisce:
“[…] il lavoro di scavo delle cinque fosse dietro il Crematorio V
venne presto […] iniziato.”
“Le due fosse che erano state scavate erano lunghe dai 40 ai 50
metri, erano larghe circa 8 metri e profonde 2 metri”.[21]
Segue poi una descrizione dettagliata del “[…] canale di scarico del
grasso umano […]” nelle fosse. A pagina 211, Filip Mueller continua:
“Nello spiazzo dietro il Crematorio, Moll ordinò che venissero
scavate altre tre fosse per la cremazione, cosicché ora ne aveva
cinque a sua disposizione.”
Le misure di queste presunte fosse risultano dalle dichiarazioni
suddette: area totale = 5 fosse ognuna di 40 o 50 metri x 8 metri =
1.600 o 2.000 metri quadrati, e un volume totale di terra scavata (2
metri di profondità) di 3.200 o 4000 metri cubi. Tutta questa terra
avrebbe dovuto essere smaltita in qualche modo, lasciando tracce
visibili, ma nulla di ciò viene mai menzionato. Inoltre, Filip
Mueller menziona una superficie di cemento di metri 60 x 15 = 900
metri quadrati, dove le ossa che non erano completamente bruciate
venivano presuntamente frantumate. Naturalmente, le foto aeree
scattate nel 1944 non mostrano tracce di questa superficie di
cemento, non più di quanto mostrino le fosse stesse, il loro scavo,
o le strade di accesso per il trasporto dei corpi e del
combustibile.[22]
Il fuoco nelle fosse ardenti poteva generare un calore di diverse
centinaia di gradi centigradi, addirittura fino a 1000° C. La
domanda è: come si poteva avvicinare a una tale vampa una persona
che non indossava abiti protettivi? Secondo le testimonianze, un
gruppo di lavoratori operava sul posto senza alcun equipaggiamento
protettivo. Ogni pompiere potrebbe esprimere un commento al
riguardo.
Il “documento 8” esibito da Pressac[23] contraddice parimenti le
testimonianze oculari. Questo preventivo di costo per il Crematorio
II, rivisto il 26 Maggio del 1944, mostra chiaramente che la fossa
per le fondamenta dei forni crematori del Crematorio V venne
realizzata come una vasca impermeabile e che durante lo scavo di
questa fossa l’acqua freatica nelle immediate vicinanze venne
congelata per impedire che riempisse la fossa in costruzione.[24] La
planimetria di questo edificio, n°1678,[25] mostra che lo strato
superiore della base della vasca giaceva un metro circa sotto il
livello del terreno. Il Crematorio V non aveva un seminterrato sotto
di esso. Questo prova che tale fossa si trovava al livello
dell’acqua freatica!
Ma se questa buca doveva essere protetta dall’acqua freatica, questo
prova che nessuna fossa di cremazione come quelle descritte in
precedenza avrebbe potuto essere possibile in questa zona.
Deve essere anche ricordato che i terreni del campo declinavano
verso il basso in direzione Nord, come è provato dalle mappe
polacche, in scala 1:25.000, del rilevamento cartografico stradale.
Dobbiamo menzionare a questo punto un’opera firmata dal defunto dr.
Jan Sehn, già detenuto ad Auschwitz e direttore del Museo di
Auschwitz, poiché provocò a suo tempo una certa irritazione:
“Sul fondo della fossa, venivano accatastati pesanti tronchi di
legno, seguiti da rami e ramoscelli sempre più piccoli. I cadaveri
venivano gettati in cima a questa catasta. Dopodichè, gli uomini
delle SS che sovrintendevano questo lavoro versavano benzina ai
quattro angoli della fossa, accendevano un pettine di gomma e lo
gettavano sui punti inumiditi dalla benzina.”[26]
Qualunque boyscout in ogni parte del mondo sa che non si può
accendere un fuoco in una fossa in questo modo. Tuttavia
quest’affermazione non è mai stata contestata. A quanto pare non c’è
un solo ex boyscout tra gli storici tedeschi! Esempi del genere
potrebbero essere citati in continuazione. Ma questo non è lo scopo
di quest’articolo. Tali esempi potrebbero solo sottolineare la
ragione per cui poniamo domande come la seguente: come è potuto
accadere che tali dichiarazioni testimoniali siano state accettate
così a lungo senza essere contestate? E perché non esiste alcuna
indagine sulle ragioni dei tanti errori fatti da questi testimoni?
3. Quali dubbi sono maturati e cos’è che li ha provocati?
Una delle ragioni per i nostri dubbi iniziali è certamente quella
che riguarda le contraddizioni tra certe testimonianze oculari.
Un’altra è quella che riguarda le ovvie incompatibilità con le leggi
di natura. Ma una ancora più importante è costituita dal fatto che
il primo libro di Jean-Claude Pressac ci ha permesso di ripensare le
nostre opinioni precedenti. Pressac è stato il primo a pubblicare le
prove documentarie di – o sarebbe meglio dire contro – quello che,
fino a quel momento, era stato sostenuto unicamente da testimoni
oculari. L’importante libro di Pressac è scarsamente conosciuto, ed
è improbabile che gli storici lo abbiano letto attentamente, ammesso
che lo abbiano letto. Se lo avessero letto, essi saprebbero della
massiccia critica da lui rivolta alla storiografia corrente e ai
testimoni oculari. Gli storici non indagano, essi “credono”.
Agiscono così per paura? Allo stesso modo è inevitabile accusare gli
storici di non aver incluso nelle loro ricerche studiosi di altre
discipline, come ingegneri e architetti. Essi si sono comportati in
modo sbagliato e arrogante! O piuttosto avevano paura di diventare
vittime di persecuzioni e – in Europa – persino di procedimenti
giudiziari? Gli storici tedeschi in particolare sanno bene che le
opinioni “scorrette” in questo campo sono perseguite dai pubblici
ministeri!
4. Osservazioni generali sui documenti e sulle prove fisiche
Mentre la maggior parte delle dichiarazioni dei testimoni esistevano
già poco dopo la fine della guerra, le prove documentarie e fisiche
sono diventate disponibili in abbondanza solo a partire dagli anni
’90. Molti documenti e schizzi riguardanti la questione dell’acqua
freatica di Birkenau sono stati conosciuti solo dopo l’apertura
degli archivi di Mosca. E poiché vi sono ovvie contraddizioni tra le
dichiarazioni dei testimoni da una parte, e le prove documentarie e
fisiche dall’altra, alcuni storici hanno cercato di “aggiustare” o
le dichiarazioni dei testimoni o il significato dei documenti e
delle prove fisiche “interpretandoli”. Tuttavia, ogni tentativo di
interpretare i documenti e le prove fisiche in modo tale da
confermare per forza le testimonianze oculari è destinato al
fallimento, perché i fatti fisici e scientifici non sono
suscettibili di interpretazioni tendenziose.
Per le persone di età e di esperienza, l’insistenza sulle
testimonianze erronee è un fenomeno tipicamente umano. Per questa
ragione non si dovrebbe rivolgere accuse nei confronti di persone
che hanno subito ingiustizie, anche se tali persone hanno fornito
dichiarazioni erronee – forse involontariamente; quelli che
dovrebbero essere stigmatizzati sono coloro che propagandano tali
dichiarazioni. Il quotidiano berlinese Die Welt del 7 Febbraio 1997,
riportava un interessante articolo su questo argomento, intitolato
“Wenn die Erinnerung eines Zeugen truegt” (Quando la memoria di un
testimone sbaglia).[27] Questo articolo confermava la vecchia regola
forense secondo cui “le prove fisiche hanno la precedenza su quelle
testimoniali”.
5. Documenti e altre prove sull’acqua freatica
Abbiamo utilizzato per le nostre valutazioni il materiale seguente:
5.1 MAPPE
Vi sono vecchie mappe risalenti alla monarchia austro-ungarica
(ancora disponibili in commercio), in scala = 1:200.000, datate
1889, 1905 e 1915. Niente potrebbe mostrare più naturalmente il
motivo per cui la zona attorno ad Auschwitz è così satura d’acqua.
Un gran numero di stagni, alimentati dall’acqua freatica, si
estendono come un filo di perle lungo le rive della Vistula e della
Sola. Quest’abbondanza d’acqua, insieme all’abbondanza di carbone di
quest’area, fu determinante per la decisione di costruire un
impianto in questa zona da parte della I. G. Farbenindustrie A. G.
Durante il processo contro i funzionari responsabili di
quest’azienda dopo la guerra, il testimone O. Ambros elencò il
fabbisogno di questo enorme stabilimento: un milione di tonnellate
di carbone, e 15.000 metri cubi d’acqua ogni ora.[28]
Abbiamo anche consultato una mappa polacca, in scala 1:25.000,
datata 1986. Il vantaggio della scala di queste mappe è che esse
mostrano le fosse di drenaggio e persino i più piccoli specchi
d’acqua. Dalla direzione del loro flusso, specialmente a Nord del
campo, esse mostrano come il terreno declina verso la Vistula. Il
corso delle fosse corrisponde al progetto mostrato nel
“Miglioramento, Parte III” del 15 Agosto 1942.[29]
5.2 FOTO AEREE AMERICANE
Queste foto vennero scattate tra la fine del 1943 e la fine del 1944
durante i voli di ricognizione nel quadro della campagna alleata di
bombardamenti contro gli obbiettivi industriali tedeschi nella
Silesia superiore. Alcune di queste foto sono state divulgate nel
1979, e quelle più interessanti per il nostro caso vennero
attentamente interpretate dall’esperto canadese di fotogrammetria
John Clive Ball.
5.3 DOCUMENTI PROVENIENTI DA VARI UFFICI AMMINISTRATIVI
I documenti che abbiamo utilizzato provengono principalmente dalla
“Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei, Auschwitz” [Direzione
centrale delle costruzioni delle Waffen-SS e Polizia di Auschwitz],
per quanto è stato possibile ottenerli. Ne esistono altre decine di
migliaia che non abbiamo potuto consultare, soprattutto a causa
delle nostre limitate possibilità finanziarie. Per questa ragione,
prevediamo in futuro di dover riesaminare le nostre conclusioni per
quanto concerne i dettagli.
5.4 MATERIALE RACCOLTO DA UN NOSTRO COLLABORATORE
Egli ha effettuato un sopralluogo del terreno e ha scattato una
serie di diapositive; siamo naturalmente consapevoli del fatto che
le condizioni odierne sono paragonabili a quelle del 1942 solo in
grado limitato.
6. Documenti riguardanti l’abbondanza d’acqua nella zona
Possediamo un rapporto di quattro pagine datato 29 Ottobre 1941, che
è basato sullo studio di un professore dell’Università di Breslau.
Esso indica che l’acqua freatica scorre “accompagnando i fiumi
Vistula, Przemsza e Sola”.[30] Un altro professore della stessa
università ha fotografato e ha tracciato una mappa della flora della
zona. Inoltre venne istituita una stazione di osservazione
dell’acqua freatica. Non abbiamo ancora analizzato questi documenti.
Poiché uno studio stabilì che l’acqua freatica “non era adatta
neppure per sciacquarsi la bocca”, viene fatto riferimento alle
dighe come fonte di acqua potabile. Tuttavia, venne distribuita
acqua minerale. Il rapporto prova che le autorità procedettero con
molto scrupolo e professionalità.[31]
La mappa austriaca del 1905, in scala = 1:200.000, mostra
chiaramente che la sfilza di stagni parallela al Crematorio V e alla
Sola, era alimentata dall’acqua freatica che sorgeva dalle Beskides
occidentali, una catena montuosa a Sud di Auschwitz.
Le eccellenti mappe polacche chiariscono le circostanze e indicano
che gli stagni si formarono probabilmente come conseguenza dello
sfruttamento dei giacimenti di ghiaia e che la loro falda freatica
corrisponde al livello dell’acqua freatica.
Pressac documenta questo paesaggio di stagni con un “piano della
sfera d’interesse del campo di concentramento di Auschwitz.[32] Esso
conferma che la maggior parte di questi stagni sono stati prodotti
dall’estrazione della ghiaia. Un rapporto di lavoro del 19 Aprile
del 1941, menziona “Aggiunti disegni di nuovi stagni nel piano della
sfera d’interesse.”[33] L’ufficio di un perito indipendente svolgeva
questo lavoro. I voluminosi documenti di quest’ufficio non sono
stati ancora analizzati e forniranno certamente nuove delucidazioni,
non solo sull’argomento che stiamo qui discutendo.
7. Quali materiali documentano il livello dell’acqua freatica?
Ogni pubblicazione significativa su questi lager indica che il
terreno è paludoso. Logicamente, il solo terreno che può essere
paludoso è quello dove il livello dell’acqua freatica è molto alto
o, come in questo caso, quasi al livello del terreno. Pressac
conferma questo fatto con le parole seguenti:
“La natura del terreno a Birkenau, dove l’acqua freatica è quasi a
livello di superficie, […]”[34]
Una foto aerea scattata dagli Alleati nel 1944 mostra,[35] una
striscia di terra lunga 2.5 chilometri, orientata da Ovest a Est,
nella quale è visibile un sistema di canali di scarico a spina di
pesce, di larghezza pari a circa 1.25 chilometri ed esteso in
sezioni fino a giungere proprio sulla Vistula. La foto mostra che
l’opera di drenaggio nelle regioni occidentali venne compiuta solo
poco prima che la foto venisse scattata.

Illustrazione 4: Foto aerea del campo di Birkenau scattata il 13
Settembre 1944.
Anche nel campo stesso, il drenaggio venne compiuto tra i canali di
scarico che erano state scavati intorno ai singoli settori del
campo.[36]
7.1 RIFERIMENTI TESTUALI AL LIVELLO DELL’ACQUA FREATICA A BIRKENAU
-Da una specifica di costruzione del 30 Ottobre del 1941:
“La falda freatica varia tra una profondità di metri 0.30 e di metri
1.20.” (grassetto degli autori)[37].
- In una lettera datata 17 Ottobre 1942, riguardante il Crematorio
II troviamo scritto:
“[…] l’edificio è immerso per più di 2 metri nell’acqua freatica
[…]” (grassetto degli autori)[38].
-In una lettera datata 17 Marzo 1943, riguardante il grande impianto
di disinfestazione (BW 32, vale a dire la cosiddetta “Sauna
Centrale”), in riferimento alla statica, troviamo scritto:
“[…] il livello più alto dell’acqua freatica si trova a metri 0.30
sotto la superficie.”[39]
-In un’altra lettera datata 4 Giugno 1943, riguardante lo stesso
edificio:
“[…] le buche per il riscaldamento sono relativamente profonde, e
così è necessario l’isolamento dall’acqua freatica, che si trova
circa 20 centimetri sotto la superficie. […]” (grassetto degli
autori)[40]
7.2 INDICAZIONI PROGETTUALI
Sul progetto dell’impianto di disinfestazione (BW 32), N°2159 dell’8
Marzo 1943, la sezione trasversale mostra chiaramente una linea
denominata “falda freatica”.[41]
7.3 EDIFICI CON FONDAZIONI A VASCA
Un altro segno è la progettazione e la costruzione di edifici con
fondazioni a vasca. Gli edifici sono costruiti con questo tipo di
fondazione quando i loro basamenti giacciono nell’acqua freatica, e
cioè quando hanno bisogno di essere impermeabili. Il basamento
diventa quasi un pontone, il cui peso, insieme con il peso della
struttura superiore, impedisce l’instabilità. Gli edifici sono
costruiti in queste parti con una doppia suola [di calcestruzzo].
Uno strato impermeabile separa le due suole. Durante la fase di
costruzione il livello dell’acqua freatica può essere sia abbassato
con pompe aspiranti che bloccato congelando il sito in costruzione.
Tutte le parti seminterrate a Birkenau sono costruite come
fondazioni a vasca.
E’ importante notare che gli edifici con fondazioni a vasca
sotto-elencati sono disseminati in tutto il campo da Nord a Sud,
come pure da Est a Ovest. Questo indica che la situazione dell’acqua
freatica era simile in tutte le parti del campo.
1. Crematorio II
2. Crematorio III
3. Crematorio IV
4. Crematorio V
5. Impianto di disinfestazione
6. Impianto per il trattamento dell’acqua
A causa della sua modesta estensione e della scarsa profondità, il
sottosuolo dei Crematori IV e V venne congelato.[42] Le fondazioni
degli altri edifici vennero preservate dall’acqua freatica per mezzo
di pozzi muniti di pompe.[43]
7.4 DICHIARAZIONI TESTIMONIALI RIGUARDANTI L’ACQUA FREATICA A
BIRKENAU
C’è un testimone che riferisce dell’acqua freatica nelle fosse di
cremazione menzionate in precedenza. Si tratta di Filip Mueller nel
suo libro Sonderbehandlung. Mueller era un membro di un
Sonderkommando. A pagina 36 egli scrive di una fossa nella quale
l’acqua freatica si era infiltrata, e di un test per vedere quanto
fosse alta:
“Poi ci venne detto di gettare i corpi nella fossa. […] Afferrammo i
morti e li gettammo verso il centro della fossa. Quando colpivano la
superficie dell’acqua essa schizzava da tutte le parti. Poi
precipitarono come pietre verso il fondo e l’acqua si richiuse sopra
di loro.”
8. Dati riguardanti il terreno attorno a Birkenau
Per quanto riguarda il terreno circostante il lager, i dati
sull’altitudine erano – sorprendentemente – già disponibili in base
al livello del mare, benché con livello zero in riferimento al Mare
Adriatico. Quest’altitudine, misurata all’epoca della Monarchia
Austriaca, è di metri 0.38 sotto il livello standard dell’Atlantico
usato in Europa.
Queste altitudini possono essere trovate nelle mappe dettagliate
degli impianti ferroviari, inclusi i binari di connessione. Andrebbe
oltre lo scopo di questo studio includerle qui: ci limitiamo a dire
che sono in nostro possesso e che le abbiamo analizzate.[44]
La tabella qui sotto elenca i progetti degli edifici [di Birkenau]
di nostra conoscenza con le rispettive altitudini sopra il livello
del mare. Li useremo come punti di riferimento per le nostre
ulteriori osservazioni.
EDIFICIO
PROGETTO
ALTITUDINE (in metri sul livello del mare)
DATA
FONTE (numeri di pagina riferiti al libro di Jean-Claude Pressac,
op. cit. [nota 3])
Crematorio II
Huta 109/13a
235.366
21 Settembre 1943
p. 323
Crematorio III
Huta 109/14°
235.366
23 Settembre 1943
p. 325
Gendarmeria
ZBL 835
235.93
5 Novembre 1941
RGVA[45]
Bacino di sedimentazione BA III
ZBL 2534
233.71
15 Giugno 1943
p. 169
Impianto per il trattamento dell’acqua
ZBL 2364
235.45
15 Maggio 1943
RGVA 502-2-148
La mappa polacca menzionata in precedenza contiene diversi punti di
riferimento relativi all’altitudine, cosa che ci permette di
calcolare il gradiente dell’area del campo in %. Nell’illustrazione
5 viene mostrato un estratto di questa mappa con le cifre
sull’altitudine debitamente sottolineate.

Illustrazione 5:Dettaglio di una mappa polacca, in scala 1:25.000.
Le cifre indicanti l’altitudine sono state sottolineate.
Le altitudini sul livello del mare, le distanze e gli orientamenti
del campo forniti in quest’articolo sono stati anch’essi calcolati
in base a questa mappa. Al confine meridionale del campo, il terreno
declina, dal suo angolo sud-orientale all’angolo sud-occidentale, da
metri 236.3 a metri 234.4, che corrisponde a un gradiente dello
0.138% su una distanza di 1.380 metri.
Lungo la strada del campo, tra i settori II e III, il terreno
declina in modo simile da metri 234.5 ad Est a metri 232.3 ad Ovest,
vale a dire dello 0.141% su una distanza di 1.560 metri.
Il gradiente cambia leggermente circa 300 metri a Nord del campo,
declinando da metri 232.3 ad Est a metri 232.8 ad Ovest, vale a dire
dello 0.046% su una distanza di 1.080 metri.
Lungo il confine orientale del campo, il terreno declina da metri
236.3 a Sud a metri 232.3 a Nord, e cioè dello 0.182% su una
distanza di 2.200 metri. Circa 1.500 metri più a Nord, troviamo il
fiume Vistula ad un’altitudine di metri 227.3.
Lungo il confine occidentale del campo, il terreno declina da metri
235.4 a Sud a metri 232.8 a Nord, vale a dire dello 0.112% su una
distanza di 2.310 metri. Circa 1.375 metri a Nord del campo,
troviamo di nuovo la Vistula, questa volta a 228 metri sul livello
del mare.
Nel suo primo libro, Pressac ha riprodotto una mappa tedesca del
campo, in cui ogni singola baracca del settore II è stata segnata a
mano con la propria altitudine sul livello del mare.[46] Lo scopo di
tutto questo non è chiaro. Tuttavia, questi dati ci permettono di
tracciare delle linee dettagliate sull’altitudine del campo. Esse
iniziano nell’angolo sud-orientale del campo, a metri 235.5 e
finiscono nell’angolo nord-occidentale, a metri 234.5. Questo
conferma sia la direzione che la percentuale del gradiente stabiliti
con la mappa polacca: il terreno declina dello 0.139% su una
distanza di 740 metri. La direzione è grosso modo Nord-Nordovest.
Naturalmente, abbiamo compiuto delle analisi più approfondite che
conducono agli stessi risultati. Bisogna perciò concludere che il
terreno del campo è quasi piatto. Questo è confermato anche dalla
mappa polacca e dalle foto aeree.
Potrebbero essere compiute ulteriori valutazioni, ad esempio
utilizzando documenti d’epoca sui pozzi d’acqua potabile della zona
in questione, ma non abbiamo avuto la possibilità di effettuarle.
Danuta Czech riferisce nel suo libro sulla ricerca di un certo prof.
Zunker, di Breslau, sulla situazione dell’acqua e degli stagni, allo
scopo di utilizzare l’area per l’allevamento di bestiame e di
pesce.[47] Questa ricerca fu a quanto pare la base per la
summenzionata specifica di costruzione del 30 Ottobre 1941
(Paragrafo 7.1), e per le opere di trivellazione di pozzi menzionate
nel “Rapporto di costruzione per il Novembre del 1941”.[48]
Ma poiché abbiamo informazioni sufficientemente esatte su diversi
punti essenziali riguardanti l’area in questione, possiamo già ora
tracciare delle conclusioni sulla situazione dell’acqua freatica a
Birkenau.
9. Ricapitolazione delle indagini preliminari e conclusioni
La base primaria per le nostre considerazioni è un “Rapporto
esplicativo per il progetto preliminare della nuova costruzione del
campo per prigionieri di guerra delle Waffen-SS, Auschwitz O/S”,
datato 30 Ottobre 1941. Il terreno del sito in costruzione viene
descritto come segue:
“La consistenza del terreno è scadente. Sotto il terriccio
dell’humus affiorano argilla e scisto [un’argilla risalente al
Terziario], in cui sono conficcate particelle più piccole di ghiaia
e sabbia. Il livello dell’acqua freatica varia da metri 0.30 a metri
1.20. Parti del terreno sono paludose.” (grassetto degli autori).
Per ragioni di ingegneria strutturale pertinenti alle fondazioni,
perciò, fu necessario procedere presumendo un livello di falda di 30
centimetri. Questo fatto mostra per sé stesso che fosse [di
cremazione] profonde da un metro e mezzo a tre metri avrebbero per
forza accumulato acqua freatica. Tuttavia, ci sono prove ulteriori.
Tutti i fatti menzionati quadrano perfettamente con la specifica
suddetta. Le informazioni riguardanti il livello e la direzione del
flusso dell’acqua freatica, come pure il contenuto dei documenti che
abbiamo citato si accordano con ulteriori osservazioni. Presentiamo
adesso prove ulteriori riguardanti le due ubicazioni delle fosse di
cremazione così come sono state descritte dai testimoni oculari.
9.1 FOSSE A NORD DEL CREMATORIO V, BW 30C
1. Abbiamo mostrato che le fondazioni dei forni crematori, il cui
strato superiore era posto circa un metro sotto il livello del
terreno, vennero costruite a mo’ di vasca. Abbiamo anche mostrato
che durante la costruzione dell’edificio i lavori di scavo vennero
preservati dall’acqua freatica mediante congelamento.
2. I documenti provano che nell’ubicazione del grande impianto di
disinfestazione (BW 32) la falda freatica si trovava 20 centimetri
sotto il livello del terreno. Questo edificio dista circa 270 metri
dal Crematorio V. Supponendo un’inclinazione del 3% della falda
freatica, e trascurando l’inclinazione già verificata del terreno,
l’acqua freatica avrebbe potuto trovarsi al massimo a metri 1.01
sotto la superficie. Abbiamo deliberatamente ipotizzato il peggiore
dei casi, poiché si tratta già di una prova sufficiente in sé e per
sé. I testimoni attribuiscono a queste fosse la profondità di 2
metri.
3. Quattro foto aeree ben precise non rivelano nessuna delle cinque
fosse attestate dai testimoni.
4. Queste cinque fosse coprivano presuntamente un’estensione di
almeno 1,600 metri quadrati. Il materiale di scavo che ne sarebbe
risultato avrebbe richiesto altrettanto spazio. La lastra di cemento
avrebbe occupato 900 metri quadrati. Senza neppure prendere in
considerazione lo spazio necessario alla circolazione del commando
di lavoro, l’area necessaria per tutte queste operazioni avrebbe
richiesto circa 4.100 metri quadrati ma un tale spazio, tra
l’edificio e il fossato davanti al recinto, non c’era. Quest’area in
realtà è costituita da soli 2.000 metri quadri.
5. Secondo le testimonianze oculari, lo stagno nei pressi del
Crematorio IV, che esiste ancora oggi, esisteva già all’epoca,
alimentato dall’acqua freatica. Questa è un’ulteriore prova
dell’alto livello della falda freatica.[49]
6. Eviteremo di raccontare altri presunti eventi impossibili che
infrangono le leggi naturali. Ogni persona istruita non avrà
problemi a identificarli.
9.2 FOSSE DI CREMAZIONE NEI PRESSI DEL BUNKER 2
1. La distanza delle fosse ad Ovest dell’impianto di disinfestazione
(BW 32) è di circa 320 metri. Trascurando di nuovo il dislivello del
terreno, la falda freatica dovrebbe trovarsi qui a metri 1.16 sotto
il livello del suolo. I testimoni parlano di fosse di 3 metri di
profondità.
2. In conclusione bisogna far notare che i lavori della terza fase
del drenaggio migliorativo non erano ancora iniziati nel 1942.
Questo è provato da un documento datato 25 Novembre 1942, che
afferma:
“[…] che con ogni probabilità non sarà ancora possibile iniziare nel
1943 un drenaggio completo di questo terreno con tutti i mezzi
disponibili. […]”[50]
La prova di questa situazione è costituita dalle foto aeree del 13
Settembre 1944.
10. Conclusione
Fosse di cremazione della profondità asserita dai testimoni non
erano possibili a Birkenau.
11. Opinioni contrarie di carattere professionale
Per ogni nostra affermazione abbiamo cercato di trovare opinioni
contrarie, formulate da esperti del settore, per esaminarle in modo
adeguato. Tuttavia, non abbiamo trovato alcuna opinione contraria da
parte di nostri colleghi, né alcuno studio tecnicamente corretto
effettuato da profani che fosse meritevole di considerazione. Ci
rivolgiamo perciò ai nostri colleghi affinché prendano in
considerazione gli argomenti che abbiamo discusso in questa sede.
Jean-Claude Pressac ci perdonerà se non lo reputiamo né un tecnico
né un ingegnere. Le “spiegazioni tecniche” del suo libro sono prive
di ogni base, come indicato non solo dagli esempi che abbiamo
mostrato. Tuttavia, gli siamo grati per i suoi libri, poiché tali
libri ci hanno portato a discutere questi argomenti. Senza i suoi
libri, con le loro abbondanti riproduzioni di documenti, non ci
sarebbe stata una base su cui discutere.
12. Alla ricerca delle ragioni
Il primo libro – generalmente trascurato – di Pressac, che può
essere trovato ormai solo in alcune biblioteche, è pieno di critiche
legittime, come abbiamo detto in precedenza, e possiamo essere
d’accordo con molto di quanto afferma, come pure con quelle
opinioni, da lui manifestate, che siamo in grado di confermare. Tra
i suoi moltissimi rilievi critici, ne citeremo solo alcuni per far
comprendere meglio al lettore il problema da noi affrontato:
“I testimoni dicono il contrario, e per essi è la verità.” (p. 16,
terza colonna).
“Cinquecento (in realtà ottocento) metri più lontano (dal Bunker 2)
c’era un altro cottage denominato Bunker 1 […], capace di contenere
complessivamente 200 persone nude (evidente esagerazione da parte
del testimone, praticamente la regola nei primi racconti).” (p. 161,
prima colonna).
“L’interno del cottage era diviso in quattro parti da muri di
partizione […], la prima delle quali poteva contenere 1.200 persone
nude, la seconda 700, la terza 400 e la quarta da 200 a 250 (per un
totale variabile dalle 2.500 alle 2550 persone, che equivale a una
densità di 28 persone per metro quadrato su un’area di 90 metri
quadrati. Questo è fisicamente impossibile e la stima di S. Dragan è
chiaramente sbagliata. Io non penso che questo testimone fosse
intenzionalmente fuorviante, ma che seguisse la tendenza ad
esagerare, tendenza che sembra essere stata la regola generale al
tempo della liberazione e alla quale si deve la cifra dei 4 milioni
di vittime per il K. L. Auschwitz, una cifra ora [nel 1989]
considerata come puramente propagandistica. Tale cifra dovrebbe
essere divisa per quattro per avvicinarsi alla realtà.)” (p. 171,
terza colonna).
“[…] c’erano quattro colonne nere di fumo, che eruttavano 24 ore al
giorno dai Crematori. Quest’immagine, naturalmente non può essere
presa del tutto per buona, perché due dei Crematori erano fuori
servizio e le foto aeree prese durante questo periodo non mostrano
traccia di fumo. Si è sviluppato un dibattito sulla discrepanza tra
la memoria dei sopravvissuti e l’evidenza indiscutibile delle foto
aeree.” (p. 253, prima colonna).
“Questo studio già dimostra la bancarotta completa della
storiografia tradizionale (e di conseguenza anche dei metodi e delle
critiche dei revisionisti), una storiografia basata per la maggior
parte su testimonianze, riunite secondo l’umore del momento,
troncate per fissare una verità arbitraria […]” (p. 264, terza
colonna).
Solo coloro che hanno studiato i libri di Pressac e che li hanno
vagliati attentamente dopo aver raccolto nuove informazioni, possono
rendersi conto di come Pressac abbia cercato con ogni cautela, ma
giustamente, di correggere false affermazioni e di riportare le
dichiarazioni dei testimoni oculari allo status che avevano sempre
avuto. Egli ha riconosciuto, da una prospettiva di natura quasi
revisionista, che un capovolgimento di questo principio [quello di
non sopravvalutare le testimonianze] doveva condurre a false
conclusioni. Forse egli ha persino previsto le possibili conseguenze
se certi dettagli fossero diventati patrimonio di un pubblico più
vasto. Ma quanto deve essere cattiva la situazione se neppure gli
avvertimenti amichevoli di persone come Pressac vengono ascoltati?
La nostra cerchia di ricercatori comprende persone che hanno vissuto
la seconda guerra mondiale. Quelli che sono stati rinchiusi in
condizioni simili o peggiori di quelle prevalenti nei campi di
concentramento tedeschi, in questo caso i campi per prigionieri di
guerra degli alleati dopo la guerra, possono capire gli errori dei
detenuti e le loro esagerazioni.
Infine, possiamo chiudere quest’articolo con l’osservazione che le
persone residenti in Germania che pubblicassero affermazioni come
quelle, appena citate, di Pressac sarebbero accusate e condannate
per “Turbamento delle persone” e “Incitamento all’odio”. I loro
libri sarebbero confiscati e, come molti altri in precedenza,
distrutti. Quanto vale una democrazia senza libertà di parola?
NOTE:
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo in inglese
dell’articolo è disponibile in rete all’indirizzo:
http://vho.org/tr/2003/1/GaertnerRademacher3-12.html .
[2] Vedi le piante della configurazione iniziale del campo del 10
Ottobre del 1941, ripubblicate in Jean-Claude Pressac, Die
Krematorien von Auschwitz. Die Technik des Massenmordes, Piper,
Munich, 1994, p. 185.
[3] Jean-Claude Pressac, Technique and Operation of the Gas
Chambers, Beate-Klarsfeld-Foundation, New York, 1989, pp. 161-171.
Il libro di Pressac è disponibile in rete all’indirizzo:
http://www.holocaust-history.org/auschwitz/pressac/technique-and-operation/
.
[4] Ibid., p. 165: Pressac mette in guardia dal considerare il
bacino di sedimentazione dell’impianto per la depurazione delle
acque nel settore B III come “fosse di cremazione”, un errore che,
secondo lui, si è già verificato nella letteratura di riferimento.
[5] Ibid., p. 162.
[6] Ibid., p. 163.
[7] Ibid., p. 164. Ci asteniamo da una discussione sulle dimensioni
necessarie per queste fosse e sulla quantità di materiale scavato
per realizzarle, come pure sul fatto che nessuna traccia di tali
fosse è visibile nelle foto aeree; vedi J. C. Ball e A. Neumaier,
in: E. Gauss (editore), Dissecting the Holocaust [Esaminare
l’Olocausto], Theses & Dissertations Press, Capshaw, Alabama, 2000,
p. 271-284 e 467-495.
[8] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 161, 164.
[9] Ibid., p. 171-182.
[10] Foglio 531.44 TYCHY – BOJSZOWY, scala 1:25.000.
[11] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 171.
[12] Ibid., p. 177.
[13] Ibid., p. 180.
[14] Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager
Auschwitz-Birkenau 1939-1945, Rowohlt, Reinbek, 1989, pp. 305 e 346.
[15] Rossiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv, d’ora in avanti
RGVA: si tratta dell’ex Centro per la Custodia delle Collezioni
Storico-Documentarie.
[16] RGVA 502-1-332.
[17] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 171.
[18] Ibid., p. 420.
[19] Ibid., p. 380.
[20] Ibidem.
[21] Filip Mueller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien
und Gaskammern von Auschwitz, Steinhausen GmbH, Munich, 1979, p.
207.
[22] Vedi John Ball, op. cit., per ulteriori informazioni.
[23] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 387.
[24] In questo procedimento, l’acqua freatica viene letteralmente
congelata, utilizzando di solito l’azoto, fino a quando le
fondamenta vengono ultimate.
[25] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 393.
[26] Dr. Jan Sehn, Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau,
Wydawnictwo Prawnicze, Warsaw, 1957, p. 173.
[27] Klaus Wilhelm, “Wenn die Erinnerung eines Zeugen truegt”, Die
Welt, 7 Febbraio 1997, p. 9.
[28] Testimone citato da Udo Walendy in: Auschwitz im
IG-Farben-Prozess, Verlag fur Volkstum und Zeitgeschichtsforschung,
Vlotho 1981, p. 163.
[29] RGVA 502-1-319.
[30] RGVA 502-1-149-109/112. Ulteriori documenti che non abbiamo
ancora ricevuto sembrano indicare un’intensa attività di ricerca in
quest’area.
[31] Vedi anche il riferimento in Czech, op. cit., per il 7 Marzo
1941, p. 80, agli studi di un certo prof. Zunker sulla situazione
dell’acqua.
[32] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), documento 19.
[33] RGVA 502-1-214-60.
[34] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 269.
[35] National Archives Air Photo Library, 13.9.1944, Riferimento N°
RG 373 Can B 8413, exp. 3VI.
[36] Specifica datata 28 Ottobre 1942, scoperta nel Historicky ustav
Armady Ceske republiky di Praga; sfortunatamente ai materiali
archiviati non erano stati ancora forniti i numeri di registrazione
quando ne ricevemmo le copie alcuni anni orsono. I piani specificano
114.000 metri di tubi di aspirazione del diametro di 5 centimetri,
come pure raccoglitori (8.000 metri, del diametro di 6.5 centimetri,
e 4.000 metri, del diametro di 8 centimetri). Due canali portavano
l’acqua di scarico dal lager al fiume Vistula; quello meridionale
attraverso la “Konigsgraben”. Il materiale scavato dai canali, circa
110.000 metri cubi, venne deposto direttamente nell’area del campo,
in modo da alleviare il problema.
[37] RGVA 502-1-233.
[38] RGVA 502-1-313.
[39] RGVA 502-1-336-46.
[40] RGVA 502-1-336/107.
[41] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 73.
[42] RGVA 501-2-54-11.
[43] RGVA 502-1-150.
[44] RGVA 502-1-186.
[45] Sfortunatamente gli Archivi Centrali di Mosca hanno omesso di
contrassegnare questo progetto con un numero di riferimento di
archivio.
[46] Jean-Claude Pressac, op. cit. (nota 3), p. 195.
[47] Danuta Czech, op. cit., riporta la data del 7 Marzo 1941.
[48] RGVA 502-1-214-9/11.
[49] Secondo le dichiarazioni dei testimoni, le ceneri di almeno una
parte delle persone uccise erano finite in questo stagno,
un’affermazione che deve essere ancora indagata.
[50] RGVA 502-1-19-141.
Erwin
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