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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
IL METODO REVISIONISTA APPLICATO ALLA STORIA
DELLA TERZA GUERRA MONDIALE
del Prof. Robert FAURISSON
Il governo americano si ritiene in stato di guerra mondiale contro
ciò che lui definisce il terrorismo internazionale.
Ha fatto la guerra all'Irak perchè, secondo lo stesso governo,
Saddam Hussein possedeva armi di distruzioni di massa che
minacciavano gli Stati Uniti.
In appoggio a quest'accusa, gli americani, fino ad ora, non hanno
esibito la minima prova ma soltanto dimostrazioni fumose.
Alcuni osservatori pensano che questa mancanza di vere prove deve
imbarazzare sia la Casa Bianca che coloro i quali, nella comunità
internazionale, hanno appoggiato George W. Bush e Tony Blair per
assicurarci che Saddam Hussein era in possesso di tali armi.
Questi osservatori si sbagliano. Non conoscono la storia della
propaganda di guerra. Al riguardo essi dovrebbero consultare gli
auroti revisionisti. Imparerebbero quindi che, per il pubblico in
generale, la miglior prova dell'esistenza di queste armi, è
esattamente la mancanza di traccia o di prove.
MENZOGNE D'ALTRI TEMPI.
Ricordiamoci i processi di stregoneria, i
processi ai "criminali di guerra nazisti" e i processi intentati ai
revisionisti.
Nei secoli scorsi, in particolare dal 1450 al 1650, ma anche verso
la fine del XVIII° secolo, se si credeva a certi tribunali
ecclesiastici e a dei sapienti, sul corpo di una donna esistevano
sessanta punti dove potevano celarsi le tracce di una copulazione
col Maligno.
Tuttavia, altri tribunali e altri saggi non meno sapienti
giudicavano che, a dispetto delle precisazioni riportate da questi
esperti, la miglior prova in materia stava nel fatto che il Maligno
aveva cancellato ogni traccia del suo passaggio; altrimenti, non
sarebbe stato il Maligno.
Nel secolo scorso, specialmente a partire dal 1945-1946, al
processo-farsa di Norimberga, fino a quelli odierni, contro le "
guardie dei campi ", i "criminali di guerra ", i " collaborazionisti
dell'occupante " e infine nel corso dei processi intentati ai
revisionisti, si è osservato un fenomeno analogo in merito al
preteso genocidio degli ebrei e delle pretese camere a gas naziste.
I dotti hanno innanzitutto sostenuto che, vista l'abbondanza di
prove e di testimoni, era sufficiente affermare che questi orrori
erano di " pubblica notorietà " (Art. 21 dello statuto del Tribunale
militare internazionale di Norimberga).
Altri dotti hanno persino voluto procedere ad una dimostrazione, ma
alla fine ne è uscito che, secondo il parere di questi esperti, non
si poteva, tutto sommato, che scoprire degli " indizi " accompagnati
da testimonianze da prendere con cautela (vedi il caso di
Jean-Claude Pressac, ad esmpio, autore di un'opera voluminosa, in
inglese, dedicata alle camere a gas di Auschwitz, nonchè il caso di
Robert Jan van Pelt, autore di due libri sull'argomento).
Infine, quelli più scaltri scelsero di affermare: " tutti sanno che
i nazisti hanno distrutto queste camere a gas e soppresso
sistematicamente tutti i testimoni ". Tale dichiarazione fu fatta,
questa volta, da Simone Veil (France-Soir Magazine, 7 Maggio 1983,
pag. 47) la quale ci faceva capire che Hitler non sarebbe stato
Hitler se avesse lasciato una minima traccia del suo gigantesco
crimine. Difatti, nei milioni di documenti che il nuovo Satana si
sarebbe lasciato dietro, non fu trovato nessun ordine di uccidere
gli ebrei, nessun piano per sterminarne milioni (ivi compreso nel
verbale di una certa riunione tenutasi a Berlin-Wannsee), nessuna
istruzione di dover eliminare fisicamente gli ebrei (ivi compreso
nel caso delle Einsatzgruppen), nessuna traccia di budget
finanziario per un'impresa così vasta, nessun camion a gas e nessuna
camera a gas, se non delle grottesche camere a gas Potemkine
maldestramente "ricostruite" dopo la guerra.
E' a tale insegna che il più dotto degli esperti, un signore ebreo
di nome Raul Hilberg, ha finito per spiegare, come ultima risorsa,
che la gigantesca carneficina fu messa in opera grazie ad " un
incredibile (sic) associazione di idee, una trasmissione di pensiero
consensuale in seno ad una vasta burocrazia ", ben inteso, la
burocrazia tedesca.
Ancora più cornuto di Belzebù, Adolf Hitler non si era accontentato
di cancellare tutte le prove del crimine ma, per poter meglio
imbrogliare il mondo, aveva lasciato delle prove destinate a far
credere che non aveva mai voluto sterminare gli ebrei.
Prendendo tre esempi, all'inizio egli aveva garantito la salvezza a
milioni di essi, poi, così come dicono i documenti, non aveva
cercato altro, per risolvere " la questione ebraica in Europa ", che
una " soluzione finale territoriale " (vedi progetto del
Madagascar), e alla fine le sue corti marziali avrebbero fatto
fucilare dei tedeschi che si erano resi colpevoli dell'assassinio di
ebrei. E così via.
Quanto alle magiche camere a gas, egli le fece sparire così bene che
nessuno poteva rilevare la sfida dei revisionisti che esigevano che
venisse loro mostrata, o comunque, descritta o disegnata l'arma del
delitto e che venisse loro spiegato come questi mattatoi chimici
potevano funzionare senza uccidere il personale incaricato di
sgomberare le camere a gas delle loro migliaia di cadaveri
impregnati di cianuro e quindi resi intoccabili. Questa
impossibilità nella quale gli ebrei sono stati messi per provare la
loro accusa principale, conferma il carattere completamente
diabolico di Adolf Hitler.
MENZOGNE DI OGGI
In questo inizio di XXI° secolo, sembra che ci
venga riproposto lo stesso scenario con le armi di distruzione di
massa di Saddam Hussein. Dico " sembra ", poichè quì è meglio
sottolineare una differenza di spessore.
Mentre la copulazione col Diavolo era fisicamente impossibile e che
la camera a gas nazista era chimicamente inconcepibile, bisogna
riconoscere che le terrificanti armi di Saddam Hussein sono, in
linea di massima, perfettamente possibili, dal punto di vista fisico
e chimico, se non altro perchè i suoi accusatori, a partire da Ariel
Sharon, ne possiedono loro stessi un grande numero, descritte con
l'innocente dicitura di " armi di dissuasione di massa ".
L'ETERNA GRANDE MENZOGNA
In tempo di guerra, tutti i regimi politici,
qualsiasi essi siano, quello di Saddam Hussein come quello di G.W.
Bush, usano le menzogne più grossolane.
Per lanciare un paese in una guerra o per mantenere l'ardore
guerriero oppure per giustificare una crociata militare, solamente
la vecchia e grande menzogna parlerà alle folle. Una menzogna
ingegnosa o di un nuovo tipo non otterrebbe lo scopo. Esistono delle
ricette per provocare in una massa l'indignazione, la rabbia, la
voglia di menare le mani e per suscitare, almeno temporaneamente,
l'aspirazione ad impegnarsi corpo e anima in una causa guerriera.
L'uomo politico che è pratico di masse conosce le virtù del
semplicismo e che il colmo dei colmi consiste nel ricamare sui temi:
" Io vi amo; amatemi! " oppure: " Io sono buono, Voi siete buoni e
gli altri sono cattivi ".
Il televangelista intona: " Dio è amore, Dio è con noi ed è contro i
cattivi ".
La prima arma del normale truffatore non è l'ingeniosità
nell'imbroglio ma la capacità di rendersi simpatico nell'approccio
della sua vittima e fargli un discorso fra i più semplici.
Nel responsabile di un paese in tempo di guerra, si ritrovano
indubbiamente questi tratti e questi espedienti del politico, del
televangelista e dell'imbroglione. Da questo punto di vista, nel XX°
secolo, Franklin D. Roosevelt è forse stato il più subdolo dei
belligeranti. Bush figlio gli ruberà lo scettro?
LA COMODITA' DELLA CREDULITA'
Il crimine perfetto non lascia alcuna traccia,
alcuna prova. D'altronde l'accusa perfetta non si appoggia su
nessuna vera prova. Colui che fa propaganda di guerra lo sa. Gli
basterà recitare le eterne solite atrocità sul conto di un
avversario che verrà descritto come un qualcuno che passa il suo
tempo ad uccidere bambini, a usare armi invisibili, a gestire
mattatoi umani. Queste recite riusciranno a sedurre solamente se non
sono accompagnate da alcuna prova, o, al limite, se sono appoggiate
da "indizi", da "testimonianze" o da riferimenti a "fonti" non
identificate:
Delle solide prove presentano l'inconveniente di tenere a freno
l'immaginazione e le passioni.
Gli indizi hanno invece il vantaggio di dare l'impuslo alla folla.
Per quanto riguarda le testimonianze, toccano gli animi più
sensibili, specialmente se sono accompagnate da lacrime o da scene
di svenimento (specialità dei testimoni israeliani).
Una calunnia gratuita e stereotipata avrà più successo di un'accusa
circostanziata e sostenuta da prove.
La ricetta preferita è quella di una fotografia vera accompagnata da
una didascalia falsa. Ad esempio, la fotografia mostrerà dei morti
ma la didascalia parlerà di uccisi, assassinati, sterminati.
Il testimone ideale, circa il crimine non fornisce altro che delle
precisazioni imprecise e ciò consente a colui che gli presta fede di
costruire lo scenario in base alla sua fantasia e di ricostruire la
scena del crimine a modo suo.
Senza alcuna difficoltà e come su di un magico tappeto volante, la
fantasia volerà verso Auschwitz, verso Timisoara o verso quell'ospedale
di Kuwait City dove, secondo Bush padre, nel 1991 gli irakeni
staccarono le incubatrici dei neonati kuwaitiani.
Colui che ascolta o vede quel testimone si sente inondato di
compassione, si diletta, egli appaga in un colpo solo il suo gusto
inconfessabile per lo spettacolo horror, il suo bisogno di odiare e
la sua aspirazione ai buoni sentimenti.
Il propagandista oculato, inoltre, lascia a colui di cui abusa,
l'illusione di una certa libertà personale.
IL BISOGNO DI CREDERE
La massa è semplice e non si può immaginare come
lo spirito semplice possa gustare i ragionamenti elementari e, in
particolare, il ragionamento circolare.
Gli verrà detto, ad esempio, che la prova che quel tale è cattivo, è
quella che è cattivo. La prova che quest'ultimo è cattivo, è quella
che non ci ama. Se non ci ama, è perchè è barbaro. Se è barbaro, è
perchè lui non vede le cose come le vediamo noi. Questo barbaro
cattivo appartiene ad un altro mondo, che non può essere che un
mondo inferiore. Se è un mondo inferiore, ne consegue che il nostro
è un mondo superiore.
Ecco che ci viene confermato che, se noi siamo buoni, il nostro
nemico è per forza cattivo. Il cerchio si chiude, è perfetto.
Qualsiasi altra prova è superflua, come il cavallo bianco di Enrico
IV° che è bianco perchè è bianco. E così non bisogna chiedersi come
il crimine di massa attribuito a Hitler è stato tecnicamente
possibile; " esso è stato tecnicamente possibile perchè si è
verificato ".
Questa mirabolante asineria è stata proferita in una dichiarazione
comune, da Leon Poliakov, Pierre Vidal-Naquet, Fernand Braudel e da
una trentina di storici francesi i quali nel 1978-1979 erano stati
da me pregati di rivelare in che modo le gasazioni degli ebrei, così
come ci sono state raccontate, sarebbero state tecnicamente
possibili (Le Monde, 21 Febbraio 1979, pag. 23).
Per quel che riguarda le armi di Saddam Hussein, se non le ha lui,
vuol dire che sono da un'altra parte. Se non sono in Irak, è perchè
si trovano in Siria, o in Iran, o sulla Luna. Il Diavolo sa dove. Ma
cosa importa? Le masse hanno la memoria corta. Esse non chiederanno
alcun rendiconto ai bugiardi. Per loro, con o senza armi, con o
senza prove, il crimine del vinto resta il crimine ed il criminale
vinto resta un criminale.
Il ragionamento circolare trova deliziosamente posto nelle
circonvoluzioni cerebrali del semplice. Ci si arrotola.
Rettiliano o meno, il cervello non è una massa relativamente molle,
spugnosa, informe?
Il cuore non è una pompa che aspira e rifluisce senza che ci si
badi? La pigrizia non è voluttuosa? La riflessione non è stancante?
Lo sforzo di memoria non è doloroso?
Allora, perchè in una società consumistica complicarsi la vita
quando è sufficiente ricevere, assorbire, rigurgitare e poi a pancia
piena e col cervello pieno di aria, sentirsi di animo buono al
fianco del killer vincitore?
LA TERZA GUERRA MONDIALE RICICLA LE VECCHIE
MENZOGNE
I dirigenti americani non hanno mai mostrato
troppo interesse per la sfumatura o il dettaglio.
Almeno fin dal 1898, per giustificare le loro incessanti spedizioni
militari, hanno impiegato le stesse invenzioni.
Perchè dovrebbero cambiare? Queste invenzioni hanno coperto con
successo gli orrori che i boys hanno collezionato durante la seconda
guerra mondiale, durante la loro guerra del Vietnam e in occasione
di almeno altre venti spedizioni militari. Queste stesse imposture
sono servite a giustificare la mascherata del processo di Norimberga
e si ritrovano nell'orrenda propaganda olocaustica, della quale, gli
ebrei americani, sono diventati maestri.
Proprio recentemente, la Casa Bianca ed il suo contorno
giudeo-israeliano, non hanno fatto altro che riciclare le più
scalcinate invenzioni della propaganda di guerra, creando e
sfruttando questa favola delle armi di distruzione di massa
presumibilmente in possesso di Saddam Hussein, il quale, al momento
buono, si è dimenticato di farne uso.
La loro seconda guerra in Irak ha illustrato agli americani i
progressi delle loro invenzioni in ogni campo tranne, da una parte,
nella fabbricazione degli orrori prestati all'avversario e,
dall'altra, nella fabbricazione delle presunte prodezze dei loro
soldati. La loro propaganda è cambiata nella forma, ma il contenuto
è lo stesso.
In via accessoria, ci sono stati propinati i sosia di Saddam Hussein,
nonchè la fiction eroica del presunto salvataggio della giovane
Jessica Lynch.
I revisionisti hanno fortuna. Per la nuova guerra mondiale, il loro
compito sarà agevolato. La propaganda bellica resterà
imperturbabilmente la stessa. Jean Norton Cru per la prima guerra
mondiale e Paul Rassinier per la seconda guerra mondiale, ci hanno,
in qualche modo, già descritto le grandi imposture di questa terza
guerra mondiale.
Sarà sufficiente rileggere questi autori. Possiamo osare dire che
essi hanno fatto un repertorio anticipato delle menzogne di Bush
padre, di Bush figlio, di Blair e di Sharon.
La terza guerra mondiale sarà diversa dalle due grandi guerre che
l'hanno preceduta, sarà innovativa per alcuni settori, ma la sua
propaganda a base di racconti di atrocità continuerà ad obbedire
alla tradizione.
Grossolana e pesantemente cinica, essa continuerà a illustrare una
verità: in tempo di febbre guerriera, l'accusa che viene portata
verso le masse è quella che non è accompagnata da prove.
A quest'assenza di prove autentiche, gli americani porranno rimedio
con sceneggiature di scaltri manipolatori, con delle pagliacciate
alla Powell (fingendo di agitare davanti alle telecamere un
contenitore di gas irakeno) o ancora con delle infami messe in scena
holliwoodiane nella tradizione del business della Shoah e
dell'Industria dell'Olocausto.
Applicato alla storia della terza guerra mondiale, il metodo
revisionista offrirà almeno il vantaggio di stanare questo genere di
imposture.
Prof. Robert FAURISSON
Erwin
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