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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
INTERVISTA A ISRAEL SHAMIR
di Raja Bahari
Tratto dal sito www.israelshamir.net
Traduzione di Gianluca Freda
Questa intervista è stata rilasciata qualche tempo fa a FiB, la
principale rivista svedese di estrema sinistra, e offre alcune
semplici risposte alle solite domande. Utile!
Domanda: Lei afferma che oggi l’antisemitismo non esiste più. Può
spiegare cosa intende dire?
Shamir: L’antisemitismo era una teoria razziale che ebbe breve
successo verso la fine del 19° secolo, secondo la quale, così come
le zebre sono ciò che sono, anche gli ebrei sarebbero ciò che sono;
possiederebbero cioè certe caratteristiche razziali che li rendono
naturali nemici della razza nordica, proprio come il lupo è nemico
del coniglio. Quest’idea era sconosciuta in precedenza, poiché
secondo la Chiesa e gli Ulema il problema tra ebrei e gentili era
solo di natura religiosa; la conversione di un ebreo al
cristianesimo o all’Islam eliminava il problema. Le idee razziali
sono oggi piuttosto fuori moda; e non ho mai conosciuto una persona
che considerasse gli ebrei una razza a parte, pericolosa per le
altre.
Oppure, per scegliere un approccio meno scontato, l’antisemitismo
viene definito come “odio verso gli ebrei per ciò che sono”. Un
simile fenomeno è oggi completamente svanito. Esistono persone che
si oppongono alla politica degli ebrei, ma nessuno che si opponga
agli ebrei in sé.
Ecco perché possiamo dire che l’antisemitismo è scomparso dopo aver
vissuto una vita molto breve. Gli ebrei tendono a utilizzare questa
parola per definire obiezioni perfettamente legittime, e anzi
lodevoli, alle loro politiche; per esempio alle politiche di
Israele, ecc, ma si tratta solo di un’etichetta fatta per offendere.
Domanda: Quando lei dice che l’antisemitismo oggi non esiste più,
lei lo definisce una vecchia teoria razziale. Ne deduco che lei
definisce, per esempio, il vandalismo contro i cimiteri ebraici o
contro le proprietà private come “obiezioni alla politica ebraica”.
Se un giovane di origine ebraica, abitante in Svezia e non impegnato
in politica, viene picchiato da neonazisti, lei come definisce
questo? Non esiste forse una violenza e un odio verso gli ebrei
fondati sul fatto che sono ebrei, al di là del fatto che questa
definizione si riferisca a una razza, a un’etnia o a una religione?
Lei definirebbe questo odio e questa violenza “obiezione alla
politica ebraica”?
Shamir: Gli atti illegali e criminali sono semplicemente tali, e il
modo in cui un criminale ragiona ha poca importanza. A nessuno è
permesso compiere atti di vandalismo contro i cimiteri o picchiare
le persone, che siano ebree o no. Lei crede che se un goy [non
ebreo] viene picchiato o se un cimitero non ebraico subisce atti di
vandalismo, questo sia meno grave? Si tolga gli ebrei dalla testa.
Se un atto è criminale, è criminale, se non lo è, allora non è
criminale. Non c’è ragione di presumere che gli ebrei siano
speciali; che il pestaggio di un ebreo sia un affronto più grave del
pestaggio di un goy.
Lei chiede: “Se un giovane di origine ebraica, abitante in Svezia e
non impegnato in politica, viene picchiato da neonazisti, lei come
definisce questo?”.
Non mi pare che simili eventi accadano più di frequente delle
violenze di gruppo di qualsiasi altro tipo. In Francia, i militanti
ebrei picchiano abbastanza spesso gli antisionisti, ma non ho mai
sentito parlare di un caso in cui un francese abbia picchiato un
ebreo che non fosse fasullo. A New York, la Lega per la Difesa
Ebraica picchia e ammazza i goym, ma per qualche motivo nessuno apre
il dibattito sull’”odio degli ebrei per i goym”. E difatti, il
comportamento criminale di qualche esaltato non è un buon motivo per
montare un caso di “antisemitismo” o di “odio verso i goym”; la
polizia dovrebbe limitarsi a pensare ai criminali.
Lei chiede: “Non esiste forse una violenza e un odio verso gli ebrei
fondati sul fatto che sono ebrei, al di là del fatto che questa
definizione si riferisca a una razza, a un’etnia o a una
religione?”. La risposta è NO. Non ancora, ma se gli speranzosi
continuano a promuovere quest’idea ad nauseam, essa potrebbe anche
avere successo. :)
Quanto all’odio, si tratta di una parola degna di una suocera:
“Figliolo, so che tu mi odi e desideri la mia morte”.
“No, mamma, ma vorremmo che ci permettessi di decidere della nostra
vita da soli”.
Domanda: Lei crede davvero che esista un complotto mondiale ebraico?
Se è così, quali sono gli obiettivi di questo complotto?
Shamir: Se mi sta chiedendo se credo in un piano segreto antico di
millenni portato avanti da leader ebraici occulti, allora la
risposta è no. Ben poche persone ci credono. Non credo neanche
all’esistenza di una leadership mondiale ebraica occulta che porti
avanti un unico progetto.
Però vorrei provare a scomporre la domanda per vedere se è possibile
trovare all’interno di essa qualche altro livello. Se esistesse
davvero un “progetto ebraico”, ciò vorrebbe forse dire che tutti gli
ebrei fanno parte del complotto? Noi usiamo espressioni come “mafia
siciliana”, “piano comunista per la rivoluzione mondiale”,
“imperialismo americano”, sapendo benissimo che non tutti i
siciliani, non tutti i comunisti, non tutti gli americani sono
membri di un corpo segreto che mira a raggiungere questi particolari
obiettivi. Allo stesso modo, “complotto ebraico” vorrebbe
semplicemente dire che esistono alcuni ebrei che hanno certi piani.
“Complotto” è un termine spurio per definire il perseguimento di
obiettivi politici non dichiarati con mezzi oscuri. Ad esempio, c’è
stato un complotto (o “progetto”) americano, durante la Guerra
Fredda, per provocare l’invasione dell’Afghanistan da parte
dell’URSS nel 1980. Legga per favore il seguente brano:
“Come gli USA provocarono l’invasione sovietica dell’Afghanistan e
diedero inizio al disastro”, da Le Nouvel Observateur, Francia,
15-21 gennaio 1998.
Domanda: L’ex direttore della CIA, Robert Gates, ha affermato nella
sua biografia (From The Shadow) che i servizi segreti americani
iniziarono a fornire aiuti ai mujaheddin in Afghanistan sei mesi
prima dell’intervento sovietico. A quell’epoca lei era consigliere
per la sicurezza nazionale del presidente Carter. Lei ebbe dunque un
ruolo in questo affare. E’ esatto?
Zbigniew Brzezinski: Sì. Secondo la versione ufficiale, gli aiuti
della CIA ai mujaheddin iniziarono nel 1980, cioè dopo l’invasione
dell’Afghanistan da parte dell’esercito sovietico, il 24 dicembre
1979. Ma la realtà, tenuta ben nascosta fino ad oggi, è
completamente diversa. In realtà fu il 3 luglio 1979 che il
presidente Carter firmò la prima direttiva per fornire aiuti segreti
agli oppositori del regime filosovietico di Kabul. E quello stesso
giorno, io scrissi al presidente una nota in cui spiegavo che, a mio
avviso, questi aiuti avrebbero provocato un intervento militare
sovietico.
Domanda: Nonostante i rischi, lei fu un sostenitore di questa
operazione segreta. Forse anche lei desiderava che i sovietici
entrassero in guerra e fece di tutto per provocare questa reazione?
Brzezinski: Non è esattamente così. Noi non spingemmo i russi a
intervenire, ma incrementammo consapevolmente le probabilità che ciò
accadesse.
Domanda: Quando i sovietici giustificarono il proprio intervento
affermando che intendevano contrastare le operazioni segrete degli
Stati Uniti in Afghanistan, la gente non gli credette. E invece
c’era un fondo di verità. Oggi non è pentito di questo?
Brzezinski: Pentito di cosa? Quell’operazione segreta fu un’idea
eccellente. Ebbe l’effetto di attirare i russi nella trappola
afghana e lei vorrebbe che me ne pentissi? Il giorno in cui i
sovietici attraversarono ufficialmente il confine, io scrissi al
presidente Carter: ora abbiamo l’opportunità di dare all’URSS il suo
Vietnam. E infatti, per quasi 10 anni, Mosca fu costretta a condurre
una guerra insostenibile per il governo, un conflitto che portò alla
demoralizzazione e infine al crollo dell’Impero Sovietico.
Perciò, i complotti sono un sistema ordinario per perseguire certi
fini politici. Se demistifichiamo l’espressione “complotto ebraico”
alla luce di ciò, la sua domanda potrebbe essere interpretata nel
senso: “Esistono dei piani e delle strategie segrete portati avanti
da certi gruppi ebraici nel proprio interesse?”. In questo caso,
senza dubbio, la risposta è sì; i neocon sono un gruppo di ebrei
(per la maggior parte) che pianificano e cospirano per ragioni
proprie; in L’ombra di Zog ho descritto un altro progetto segreto
portato avanti da alcuni ricchi ebrei francesi che miravano ad
influenzare i media francesi. Ne Il principe azzurro ho messo in
evidenza il complotto sionista, che iniziò quando Weizmann e altri
offrirono il sostegno degli ebrei a Balfour in cambio della
Dichiarazione(1). Per quanto riguarda la “cospirazione mondiale
ebraica”, nel mio articolo sui Protocolli ho dimostrato che il
concetto di “complotto ebraico” non è indispensabile per spiegare
l’influenza degli ebrei. Di regola, gli ebrei tendono ad agire a
vantaggio degli ebrei, ma questo non è un “complotto”. Esistono
azioni non cospiratorie che influenzano le questioni mondiali. Ci
sono molti ebrei all’interno dei media di tutto il mondo; essi hanno
punti di vista diversi, ma di solito concordano su certe cose, per
esempio tendono ad eliminare quelle notizie che non siano favorevoli
agli ebrei. La maggioranza degli ebrei ha in simpatia gli Stati
Uniti, non ama il cristianesimo, preferisce il multiculturalismo,
sostiene Israele. Questo non è un “complotto”, ma solo una loro
preferenza.
Domanda: Lei è di origine ebraica e ha perso alcuni membri della sua
famiglia durante il periodo nazista. In che modo questo influisce
sulla sua visione dell’ebraismo e del cristianesimo?
Shamir: Ogni uomo è influenzato dalle proprie origini. Ma il culto
dell’olocausto non fa parte della mia formazione, perché sono
cresciuto nella Russia sovietica. Ogni famiglia russa ha perduto
qualcuno nella Seconda Guerra Mondiale; quindi non penso che il mio
sia un caso particolare.
Domanda: Lei si è convertito al cristianesimo. In che modo ciò
influisce sulla sua visione dell’ebraismo?
Shamir: Dal mio punto di vista, il cristianesimo è ebraismo
riformato e corretto, in perenne contrasto ideologico e teologico
con l’ebraismo rabbinico. Io rifiuto completamente l’ebraismo e
penso che esso sia un’ideologia pericolosa e dannosa.
Domanda: Nell’attuale dibattito, lei viene accusato di avere
posizioni simili a quelle dei nazisti negli anni ’30; ad esempio
l’idea che esista un complotto ebraico, che gli ebrei governino il
mondo attraverso il controllo dell’economia e la manipolazione
dell’opinione pubblica. Cosa risponde a questo?
Shamir: Ai miei accusatori non importa nulla di avere opinioni
uguali a quelle di George Bush, di Ariel Sharon, di Abe Foxman,
grandi guerrieri schierati contro l’”antisemitismo”. In un certo
senso hanno ragione: non ha importanza chi altro ha avuto le tue
stesse idee. Foxman è contro l’antisemitismo, ma ciò non vuol dire
che sia illegittimo essere contro l’antisemitismo. Hitler era
vegetariano, ma ciò non vuol dire che sia illegittimo rifiutarsi di
mangiare carne. Ogni idea sta in piedi oppure no per i suoi meriti
intrinseci.
Domanda: Lei è stato anche accusato di aver contatti con i
neonazisti su Internet. I suoi articoli compaiono spesso sui loro
siti. Cosa ha da dire su questo?
Shamir: I miei articoli sono comparsi anche sul quotidiano liberale
israeliano Haaretz, che pubblica materiale giudaico-nazista, per
esempio:
http://www.haaretz.com/hasen/spages/489306.html
Ma per qualche motivo, su questo nessuno trova niente da dire...
Intervista raccolta da Raja Bahari
(1) Nota del Traduttore: Il 2 novembre1917 il ministro degli esteri
inglese, Arthur Balfour, scrisse una lettera a Lord Rothschild,
quale principale rappresentante della comunità ebraica in
Inghilterra e referente del movimento sionista, con la quale il
governo britannico affermava di guardare con favore alla creazione
di un focolare ebraico in Palestina. La lettera, passata alla storia
col nome di Dichiarazione di Balfour, diceva:
Egregio Lord Rotschild,
E' mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la
seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell'ebraismo
sionista che sono state presentate, e approvate, dal governo.
"Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in
Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si
adoprerà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo
chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili
e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, ne' i
diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni"
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza
della federazione sionista.
Con sinceri saluti
Arthur James Balfour
Questa lettera rappresentò l’inizio dell’espansione sionista in
Palestina, favorita e sostenuta dagli inglesi.
In cambio della concessione della Palestina, i sionisti, guidati da
Chaim Weizmann, si erano in precedenza impegnati a mobilitare la
propria forza economica e mediatica negli Stati Uniti per provocare
un intervento degli USA nel primo conflitto mondiale a sostegno
dell’alleanza anglo-russo-francese, la cui guerra contro la Germania
sembrava ormai perduta. Nell’entrata in guerra degli Stati Uniti (2
aprile 1917), che rovesciò le sorti del conflitto europeo, giocò un
ruolo fondamentale il cosiddetto “telegramma Zimmermann”. L’allora
Segretario degli Esteri dell’Impero Germanico, l’ebreo Arthur
Zimmermann, fece pervenire all’ambasciatore tedesco in Messico un
telegramma con cui si offriva al governo messicano l’appoggio
tedesco per la riconquista delle province del New Mexico, del Texas
e dell’Arizona, perdute durante la guerra messicano-americana del
1846-48. Il telegramma era una trappola, studiata dagli inglesi e
dagli agenti del sionismo in Germania (tra i quali, forse, lo stesso
Zimmermann). Il Messico non aveva alcun interesse alla riconquista
dei territori indicati e l’allora presidente messicano, Venustiano
Carranza, si affrettò a declinare l’offerta. Lo scopo del telegramma
era quello di essere intercettato dagli inglesi (come infatti
avvenne) e utilizzato per giustificare l’intervento degli USA nel
primo conflitto mondiale, in nome della minaccia ordita dal governo
tedesco ai danni della sicurezza nazionale americana. Tutto andò
secondo i piani.
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Erwin
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