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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
I crimini di guerra degli Alleati
Traduco qui sotto una recensione di Mark Weber di un importante
libro uscito in America nei mesi scorsi sui crimini di guerra
compiuti dagli Alleati al termine del secondo conflitto mondiale.
Il testo originale può essere consultato qui: http://www.ihr.org/other/afterthereich072007.html
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Andrea Carancini
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UN NUOVO LIBRO DOCUMENTA GLI STERMINI E IL TRATTAMENTO BRUTALE
RISERVATI AI TEDESCHI ALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
di
Mark Weber (2007)
La sconfitta della Germania – nel Maggio del 1945 – e la fine della
seconda guerra mondiale in Europa, non comportarono la fine delle
morti e delle sofferenze per i tedeschi sconfitti. Al contrario, gli
Alleati vittoriosi diedero il via ad una nuova orribile fase che,
per molti versi, era peggiore delle distruzioni portate dalla
guerra. In un nuovo libro stimolante e coraggioso, After the Reich:
The Brutal History of Allied Occupation [Dopo il Reich: la dura
storia dell’occupazione alleata] lo storico inglese Giles MacDonogh
documenta come il Reich rovinato e abbattuto (compresa l’Austria)
venne sistematicamente angariato e derubato, e come molti tedeschi
che sopravvissero alla guerra vennero o uccisi a sangue freddo o
lasciati morire deliberatamente di malattia, freddo, denutrizione e
fame.
Molte persone accettano l’idea che, considerati i crimini di guerra
dei nazisti, un certo grado di violenza vendicatrice contro i
tedeschi fosse inevitabile e forse persino giustificata. La risposta
normale ai rapporti sulle atrocità commesse dagli Alleati è che i
tedeschi “se le meritarono”. Ma, come MacDonogh dimostra, le
spaventose crudeltà inflitte ad un popolo tedesco totalmente
abbattuto, andarono decisamente oltre l’immaginabile. Egli calcola
che circa tre milioni di tedeschi, sia militari che civili, morirono
in modo ingiustificato dopo la fine ufficiale delle ostilità.
Di questi, un milione erano uomini che venivano tenuti come
prigionieri di guerra, la maggior parte dei quali morirono in mano
ai sovietici (dei 90.000 tedeschi che si arresero a Stalingrado, ad
esempio, solo 5.000 tornarono in patria). Ancora meno conosciuta è
la storia delle molte migliaia di prigionieri tedeschi che morirono
- in mano agli americani e agli inglesi – nel modo più infame, in
spaventosi campi di prigionia lungo il Reno, senza alcun riparo e
con quantità di cibo irrisorie. Altri, più fortunati, vennero
impiegati come schiavi in nazioni Alleate, spesso per anni. La
maggior parte dei due milioni di tedeschi che perirono dopo la fine
della guerra erano donne, vecchi e bambini, vittime di malattie,
freddo, fame, suicidi e stermini.
A parte gli stupri perpetrati a danno di milioni di donne e ragazze
tedesche nelle zone di occupazione sovietica, l’atrocità forse più
scioccante registrata da MacDonogh è il massacro di 250.000 tedeschi
dei Sudeti da parte dei loro vendicativi compatrioti cechi. I
disgraziati sopravvissuti a questa pulizia etnica vennero gettati
lungo il confine, affinché non tornassero alle loro case. Ci furono
scene simili, di morte e spoliazione, in Pomerania, Slesia e Prussia
orientale, poiché le antiche comunità tedesche di queste zone
vennero parimenti brutalmente espulse.
Ci viene incessantemente rammentato dei campi di concentramento del
Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale. Ma pochi sanno che
tali campi famigerati, quali Dachau, Buchenwald, Sachsenhausen e
Auschwitz rimasero operativi anche dopo la fine della guerra,
riempiti questa volta di prigionieri tedeschi, molti dei quali
morirono in modo miserevole. Il piano di vendetta del Segretario di
Stato americano Henry Morgenthau,
consistente nel trasformare la Germania sconfitta in una nazione
ridotta a pascolo, privata di ogni industria moderna, viene
anch’esso ricordato da MacDonogh, come pure altri piani di sterminio
per affamare, sterilizzare e deportare la popolazione sopravvissuta
ai bombardamenti.
Non fu un risveglio di preoccupazioni umanitarie a spingere gli
Americani e gli Inglesi a cambiare atteggiamento nei confronti degli
sconfitti. Il cambiamento delle politiche postbelliche era mosso
dalla paura dell’espansione sovietica, e spinse ad un accorto
appello rivolto all’opinione pubblica tedesca in favore della nuova
posizione antisovietica degli anglo-americani. L’importante libro di
MacDonogh è un antidoto al semplicistico ma sempiterno ritratto
propagandistico della seconda guerra mondiale come uno scontro tra
il Bene e il Male, e smonta l’immagine largamente accettata di un
trattamento benigno da parte degli Alleati della Germania sconfitta.
Questo volume di 615 pagine è molto più di una cronaca spaventosa
della morte e delle sofferenze umane. Arricchito da aneddoti
commoventi, fornisce anche il contesto storico e la prospettiva
d’insieme. E’ probabilmente la migliore opera disponibile in lingua
inglese su questo capitolo vergognoso della storia del ventesimo
secolo.
Pubblicato da Andrea Carancini
http://civiumlibertas.blogspot.com/2007/12/i-crimini-di-guerra-degli-alleati.html
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |