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REVISIONISMO

Il revisionismo è essenzialmente un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista, come Cesare Saletta.


 




 

DELLA MISERIA INTELLETTUALE IN FRANCIA

in ambiente universitario e specialmente nella corporazione degli storici


di Pierre Guillaume


Jean-Claude Pressac, preteso demolitore del revisionismo olocaustico

 


Premessa


Come dappertutto, anche da noi del libro di J.-C. Pressac, nel momento in cui ne usciva l'edizione italiana, si è parlato (adesso se ne parla molto meno
dovunque, e pour cause...) come del lavoro che assestava un colpo mortale al revisionismo dopo averlo sfidato su quel medesimo terreno su cui esso aveva osato accamparsi: il terreno della possibilità materiale -- dal revisionismo negata attraverso un articolato esame condotto sia sul piano storico sia su
quello tecnico -- che milioni di esseri umani venissero soppressi in quei giganteschi mattatoi chimici (Faurisson) -- le camere a gas -- intorno ai quali è
stato costruito il mito dello sterminio di ebrei, zingari e slavi ad opera della Germania nazista. Va osservato che già questa maniera di presentare la cosa
implicava un sostanziale disconoscimento della ricchezza tematica propria alla critica revisionistica. Questa, infatti, non si è cimentata soltanto con la
questione dei presupposti tecnologici e delle modalità operative delle asserite gassazioni di massa. Ha investito altresì la questione, direttamente
connessa alla prima, delle predisposizioni logistiche in assenza delle quali appare, non appena vi si pensi, del tutto inimmaginabile un'impresa di
liquidazione fisica di dimensioni anche assai più limitate di quella che, grazie a decenni di multiforme imbonimento, per una porzione cospicua dell'umanità
si è trasformata in un vero e proprio articolo di fede. E si è estesa anche ad altri problemi. Tra tutti, a nostro modo di vedere, primeggia, a parità di
importanza con la vexata quaestio delle camere a gas, quello della effettiva consistenza demografica dell'ebraismo postolocaustico. È, questo, un tema
veramente fondamentale per ogni seria indagine intesa ad accertare -- a fronte di una realtà non ancora ben conosciuta, che durante tutto questo secolo, e
soprattutto dagli anni Venti alla fine degli anni Quaranta, ha comportato, sotto l'ininterrotta azione erosiva esercitata dalle correnti migratorie dirette
verso il continente americano, la dissoluzione dei massicci contingenti di popolazione ebraica stanziati da secoli e secoli nell'Europa orientale --
l'entità delle perdite umane collegabili alla persecuzione hitleriana. Lo studio che W. N. Sanning ha consacrato a questo basilare ed affascinante problema
(del quale si era già occupato, pioniere anche in ciò, Rassinier) è soggiaciuto ad una confutazione del cui rigore logico e della cui pertinenza giudicherà
il lettore quando sappia che essa ha preso la forma dell'incendio che il 4 luglio 1978 venne appiccato alla sede dell'Institut of Historical Review di
Torrance, California, incendio in cui perì parte della tiratura del libro, oltre che la biblioteca e l'archivio dell'istituto. È vero che di un procedimento
confutatorio in cui le sostanze comburenti hanno un ruolo così decisivo si può affermare senza temere smentite che si inscrive in una lunga e, a modo suo,
illustre tradizione, il che non manca di suscitare riflessioni che lasciamo al lettore. Ciò che qui importa, tuttavia, è la circostanza che oggi siamo al
punto che la perplessità, ad esempio, sulla pregnanza argomentativa dell'impiego di quelle sostanze basta ad integrare, agli occhi di taluno, un
atteggiamento così inequivocabilmente sofistico e pretestuoso da trasmettergli la certezza morale che chi lo assume deve appartenere -- non si scappa!--
all'internazionale nera, quand'anche questo chi sia un vecchio marxista orgoglioso di essere tuttora tale, com'è il caso sia del curatore del presente
volumetto sia dei componenti la casa editrice che lo pubblica.

Ora, se Pressac avesse fatto toccar con mano che la documentazione di cui si è valso prova la storicità del genocidio e la sua attuabilità mediante gli
impianti di Auschwitz, la partita la si potrebbe considerare chiusa à jamais e il discorso, allora, potrebbe anche restringersi -- dato pure che valesse la
pena di farne uno -- a quello sui revisionisti», secondo la nota pretesa di un tizio il cui nome si è costretti, in tutta questa vicenda, a fare troppe
volte per non tacerlo là dove lo si può tacere. Ma ha forse, Pressac, non diremo fatto toccar con mano, diremo invece dimostrato anche solo alla lontana la non-infondatezza della vulgata olocaustica?

Ci si metta nei panni di un lettore che nulla conosce, in concreto, della critica revisionistica, posto che le sue fonti di (dis)in-formazione sono le
cacatine di mosca depositate dal tizio anzidetto, antichista reputato, del quale le cronache d'Oltralpe registrano le frequenti palinodie sulle più varie
questioni (compresa la guerra del Golfo, che lo vide, ovviamente, schierato con Bush: come i Bocca e i Pannella e i Bobbio e i Galante Garrone e i Leo
Valiani e i Vittorio Foa nostrani), e la prosa di qualche giornalista che accenna fugacemente, con aria saputa, a cose delle quali non si è curato di
informarsi (e che, del resto, se informato e desideroso di scrivere sull'argomento con un certo rispetto della verità vedrebbe i suoi articoli finire
inesorabilmente nel cestino).Ci si metta nei panni di questo lettore di Pressac, di questo lettore, e non del lettore a giorno dei cento o mille problemi
sollevati -- e risolti! -- dal revisionismo: arriva all'ultima pagina del libro e avverte qualcosa che assomiglia ad un malessere. Gli si può dar torto?
Il libro -- che nell'edizione italiana lo ha indotto, con il suo titolo, a pensare di aver tra le mani una monografia sulle camere a gas, laddove l'edizione
originale non lascia dubbi sul suo oggetto, i forni crematori di Auschwitz, della costruzione quali si vuole mostrare, ma incorrendo in un completo
fallimento, l'ulteriore adattamento a camera a gas -- gli propone, del luogo assurto a simbolo dell'asserito genocidio, questa nozione: da una parte, una
strage che, quantunque drasticamente ridimensionata, resta (resterebbe) pur sempre di proporzioni apocalittiche; dall'altra parte, le camere a gas, ossia lo
strumento principale della perpetrazione di questa strage, degradate ad inafferrabile prodotto di una sinistra attività di bricolage, e come tali bisognose
-- con notevolissima riduzione della loro efficienza -- di incessanti rabberciamenti: e questo sarebbe stato il punto di approdo di una decantata
scientificità omicida. Il farmacista della banlieue parigina, smontato che sia pezzo per pezzo il suo castello di deduzioni e illazioni gratuite, offre al
pubblico capace di riflettere l'esempio di ciò che è regolarmente capitato agli sterminazionisti quando hanno preteso di confutare il revisionismo in sede
di analisi dei dati (documenti, testimonianze, tecnica, demografia): gli sciagurati si sono dedicati ad esercizi di contorsionismo così complicati che si
sono ridotti con le gambe intorno al collo, le braccia rientrate nelle spalle e la testa all'altezza dell'ultima vertebra dorsale. Portateli via così come
sono sulle vostre barelle, perché non saranno in grado di snodarsi da soli.» (G. Bernanos).

C'è una morale in tutta questa faccenda: il mito, se si vuole che viva, lo si deve affermare, alimentare, propagare, radicare nei riflessi condizionati del
buon popolo; il giorno in cui ci si avventura a volerlo dimostrare, è finita. Durerà ancora, certo, ma è avviato al tramonto. Già oggi gli storici più
ortodossi sono cauti. Pensano che andare al di là della più generica evocazione dello sterminio e delle camere a gas sia affare degli specialisti. Ora più
che in passato le note a piè di pagina hanno il senso di una discreta, ma decisa, separazione delle rispettive responsabilità. Durerà ancora, il mito; con
danno di ebrei e non-ebrei e a tutto vantaggio dello Stato sionista -- di esso, e non, s'intende, della generalità dei suoi cittadini, che il sionismo
chiude, loro e gli ebrei tutti, in un ghetto psicologico e morale. Durerà ancora: a patto che chi ne denuncia la natura sia messo a tacere. ARassinier
resero la vita difficile; lo stesso, e peggio, hanno fatto a Faurisson, e in più hanno tentato di toglierlo dalle spese. Contro François Duprat il tentativo
è riuscito. Michel Caignet è orribilmente sfigurato, e il suo vetrioleggiatore se ne va a spasso per l'unico paese democratico del Medio Oriente, dopo che
le autorità francesi fecero tutto il necessario per lasciarselo scappare. Nella terra dei diritti dell'uomo e del cittadino il saggio di cui diamo la
versione italiana e che è opera del coraggioso editore della Vieille Taupe circola come samizdat: a vietargli di venire alla luce è una legge assurda e
scellerata che, mirando a sottrarre la cosiddetta Shoa, e, guarda caso, solo essa tra tutti i fatti, o presumati tali, della storia universale,
all'esercizio della critica storica, mette il bavaglio ai revisionisti; una legge che per colmo d'ipocrisia continuano a chiamare loi sur la liberté de la
presse. Attenzione! Uno sconcio del genere c'è chi briga per introdurlo anche qui.

Cesare Saletta

Le note con * sono del curatore; dell'autore le note in fine al testo.

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Jean-Claude PRESSAC, Les Crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, CNRS Éd. , Paris, 1993, 156 pp., 60 ill. [Ed. ital. : Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, postfazione di Serge Klarsfeld, trad. di Mino Chamla, Feltrinelli, ottobre 1994 ("Saggi")] [* Nostra la traduzione dei passi del libro del Pressac citati da Guillaume].
Di rado un libro avrà beneficiato fin dalla sua comparsa di una tale accoglienza mediatica e di recensioni così unanimemente elogiative. Ha aperto il fuoco
L'Express» (23 sett. ), seguito da Libération» (24 sett. ), da Le Monde» (26 sett. ), da Le Nouvel Observateur» (30 sett. ), da Témoignage Chrétien» (9 ott.
), da L'Événement du Jeudi» (14 ott. ) e probabilmente da qualche altro. Libération» torna sull'argomento il 21 ottobre e Le Monde» il 23 in una lettera del professor Jacques Bariéty. Nello stesso tempo l'autore veniva invitato a Ex libris, su TF1, da Poivre d'Arvor e da Elkabach su France-Inter.
Il motivo di questa agitazione? È Témoignage Chrétien» che lo formula più sinteticamente: Le tesi negazioniste sono annientate».
Che i giornalisti non leggano i libri che commentano è risaputo. Che trattino un argomento copiandosi l'un l'altro e preoccupandosi innanzitutto di ciò che
ha voglia di sentire chi li impiega, anche questo è estremamente risaputo. Quello che lo è di meno è che questa volta la massa di menzogne, di errori e di
sciocchezze che essi hanno imbandita è stata fornita loro direttamente da alcuni universitari perfettamente omologati, come François Bédarida, che ci si
presenta ne L'Express» come Direttore di ricerca al CNRS [Centre National de la Recherche Scientifique] e segretario generale del Comitato internazionale delle scienze storiche. Autore de La politique nazie d'extermination (Albin Michel)», e Denis Peschansky, Incaricato di ricerca al CNRS, Institut d'histoire du temps présent».
Il libro è apparso in una collana, Histoire du XXe siècle», che è diretta da Peschansky. Il comitato scientifico è formato da Bédarida, Serge Bernstein,
Françoise Cribier, Serge Ingerflom, Jean-François Sirinelli e Jean Steingers [sic] (questo, almeno, è ciò che figura a pag. VI dell'esemplare con dedica che
l'autore mi ha inviato, ma, assunte le informazioni del caso, bisogna leggere Jean Stengers, professore all'Université Libre di Bruxelles, il cui nome
olandese era stato germanizzato, come quelli degli ebrei tedeschi e dei tedeschi ebrei, nella prima tiratura del libro, errore rettificato nelle tirature
successive).
Bédarida, che sembra proprio essere l'architetto e il garante intellettuale di tutta l'operazione, nel suo articolo de L'Express» fornisce la totalità delle
menzogne che connoteranno il susseguente sfruttamento mediatico dell'evento. Sotto il titolo Un'acquisizione ineludibile», egli comincia coll'annunciare che
il libro di Pressac è Definitivamente incontestabile». La didascalia dell'illustrazione -- la riproduzione della copertina in formato ridotto -- conferma:
Un lavoro terrificante e senza replica».

Sediamoci un momento per terra... Prendiamoci la testa tra le mani... e domandiamoci: cosa significa Un lavoro senza replica»? È un incantesimo! Bédarida prende i propri desideri per realtà! E i suoi desideri sono rivelatori di un miraggio delirante e totalitario... Nel mondo reale degli uomini reali una tesi definitivamente incontestabile, un lavoro senza replica, tutto ciò non esiste e, soprattutto, tutto ciò non ha nessun senso.
In ogni caso, bisognerebbe pur sempre aspettare di vedere quello che eventualmente i revisionisti avessero da replicare. Ma, a tale riguardo, il signor
Bédarida -- questo è vero -- non rischia molto. Anche se i revisionisti pretendessero di replicare, il pubblico di Bédarida non corre il rischio di esserne
informato. Ogni contestazione del dogma a mezzo stampa è passibile di una pena che può giungere fino a un anno di reclusione e a 300. 000 franchi di
ammenda, ai quali eventualmente si aggiungono i risarcimenti per danni e gli interessi richiesti dalle associazioni costituitesi parti civili. Non v'è,
dunque, pericolo di veder pubblicata dai grandi media la minima replica. E, nella società dello spettacolo e del cittadino televisionario, ciò che non
esiste nel mondo dello spettacolo non esiste affatto.

E tuttavia esistono, queste contestazioni e queste repliche. Sono state, perfino, eccezionalmente rapide, dato che una lettera del professor Faurisson
intitolata Su Auschwitz: un altro scoop bidone» e datata 23 settembre 1993 replicava il giorno stesso in cui usciva L'Express». Ed era seguita da una
seconda lettera in data 30 settembre intitolata "Libération", "Le Monde" e "Le Nouvel Observateur" su Les Crématoires d'Auschwitz, di Jean-Claude Pressac».
D'altro canto, nel n. 8 de La Gazette du Golfe & des Banlieues», novembre '93, Serge Thion pubblicava una recensione che a mio avviso costituisce una
confutazione esaustiva del libro; egli la intitolava Storia della notte o della nebbia?» Queste lettere e questo bollettino confidenziale, non essendo
diffusi se non in una cerchia ristretta di amici, non sono soggetti ai colpi della legge sulla stampa, ma, al tempo stesso, non rischiano di raggiungere il
grande pubblico, per il quale il libro di Pressac ha effettivamente tutte le probabilità di rimanere senza replica», cioè senza repliche mediatiche.
In queste condizioni, le spacconate di messer Bédarida puzzano d'infamia. E lo studio del comportamento dell'insieme dei "mediatici" sarà di competenza di una nuova disciplina ancora da creare: l'infamologia.

Il lavoro compiuto da Jean-Claude Pressac» sarebbe stato, secondo Bédarida, reso possibile dall'apertura degli archivi di Mosca». Questa versione permette di ammannire al pubblico un'idea semplice ed efficace: negli archivi moscoviti, sempre un po' misteriosi e solforosi, si sarebbe scoperto di che confutare gli argomenti revisionistici. Uff!
E nessuno che si meravigli del fatto che si sarebbe dovuta aspettare l'apertura di questi archivi per scoprire finalmente dei documenti che recherebbero la
prova di ciò che la legge 13 luglio 1990 fa obbligo ad ogni cittadino di credere... E nessuno che si interroghi sul valore delle prove che ci erano state
proposte finora...

Ma questa versione è una menzogna.

Pressac è autore di un enorme libro di 564 pagine nel formato 30/45, dal titolo Auschwitz: tecnica e funzionamento delle camere a gas. Questo libro, scritto in francese, non è stato pubblicato in Francia. È stato tradotto in inglese ed è stato pubblicato a New York dalla Beate Klarsfeld Foundation nel novembre del 1989! Per l'essenziale consiste in documenti tratti dagli archivi del museo di Auschwitz e commentati molto succintamente. Tenuto conto dei tempi di traduzione, di correzione e di stampa, era stato redatto assai prima che Pressac avesse accesso agli archivi di Mosca, e finanche prima che questi archivi diventassero accessibili.

Ora, le novantasei pagine di testo (non contando le illustrazioni e gli annessi) in cui consiste il nuovo libro di Pressac sono una sintesi dei commenti
del libro antecedente. La documentazione proveniente da Mosca non modifica in nulla la tesi generale. Tutti quelli che hanno preso conoscenza del libro in
inglese Auschwitz: Technique and operation of gas chambers possono constatare che il nuovo libro non porta alcunché di nuovo e che l'argomento degli archivi di Mosca non è altro che un argomento mediatico per attirare il cliente.

Neanche i libri dei morti, i famosi Sterbenbücher, costituiscono una rivelazione per i revisionisti, dato che quattro volumi si trovano al museo di
Auschwitz, ed è stato l'accanimento del professor Faurisson che ha costretto Charls Biedermann, direttore dell'ITS (International Tracing Service) di
Arolsen, a rivelare, nella sua testimonianza del 9, 10,11 e 12 febbraio 1988 al processo contro Ernst Zündel a Toronto, in Canada, l'esistenza a Mosca di
una quarantina di volumi complementari, rivelazione che è all'origine dell'improvviso interesse per i libri dei morti.

Sono dunque i revisionisti, e specificamente il professor Faurisson, ad essere all'origine della rivelazione al pubblico dell'esistenza di questi documenti.
Ed è andando a consultare questi documenti -- cosa che non è consentita ai revisionisti -- che si scoprì che gli Sterbenbücher riposavano in un immenso
fondo di carte. Ora, fin qui questo immenso fondo di carte non ha dato nulla di abbastanza nuovo da imporre di riconsiderare le conclusioni tratte dalla
frazione delle carte di Auschwitz che già era nota.

Confessare prosaicamente questo avrebbe condotto Bédari-da ad ammettere che il libro da lui inforcato come nuovo cavallo di battaglia contro il
revisionismo, nella misura in cui, per l'essenziale, riprendeva la tesi sostenuta nel libro antecedente, non che essere senza replica, aveva, al contrario,
la particolarità di essere stato preceduto dalla replica di Faurisson. Questa replica la si troverà nel n. 3 della Revue d'Histoire révisionniste», apparso
nel gennaio del '91, ossia ben prima del libro francese di Pressac! Soltanto il controllo dei media, che censurano ogni replica dei revisionisti, rende
possibili le bugie impudenti di Bédarida.

(In più rispetto al momento della prima stesura di queste pagine, esiste ora una replica del tutto specifica del principale interessato, il professor
Faurisson, al libro di Pressac. Réponse à Jean-Claude Pressac è un libretto di 96 pagine e può essere chiesto, contro versamento di 80 franchi, a RHR, Boîte postale 122, F-92704 Colombes Cedex, Francia. Quest'opera, pubblicata nel gennaio del '94, ha procurato all'autore una citazione a comparire davanti al tribunale di Parigi, ai sensi della legge Gayssot. Il tribunale ha fissato l'udienza al 9 maggio 1995. Il professor Faurisson rischia dunque di venir
condannato per una replica di cui Bédarida pretende che non esista e che non possa esistere! Questa messa in stato di accusa indica fino a qual punto i
censori temano ogni dibattito e fino a qual punto siano ridotti a curare le apparenze. Le dichiarazioni dei Bédarida, Vidal-Naquet e altri grandi
inquisitori non sono che spacconate di tartarini che si riparano dietro la censura di Stato e la complicità dei media. ) [* Questa volta la magistratura non
se la è sentita di adoperare la mano pesante, e ciò si spiega con il fatto che Pressac, già coperto di ridicolo da Faurisson nel corso del contraddittorio,
si è poi rivelato incapace di rispondere alle domande elementari rivoltegli dalla presidente. Faurisson è stato, sì, condannato, ma solo ad un'ammenda (15.
000 franchi) e a risarcire nella misura di un franco i danni morali di cui lo si è ritenuto responsabile nei confronti delle associazioni di deportati che
si erano costituite parti civili. La ghenga dei professionisti della memoria mitolocaustica ha accolto questa sentenza singolarmente mite con il malumore
che si può facilmente immaginare.]

Questa edizione americana del libro di Pressac, non rientrava nella strategiadella coppia Klarsfeld di diffonderla largamente, e soprattutto non in Francia,
dove il libro sarebbe immediatamente caduto sotto il fuoco della critica revisionistica e dove dalla documentazione in esso contenuta avrebbe tratto
alimento questa stessa critica. Nella strategia dei Klarsfeld questo libro era solo destinato ad accreditare l'idea che anche gli sterminazionisti
disponessero sia di una documentazione e di un'argomentazione basate su elementi materiali, sia di esperti in dettagli. A questo fine era sufficiente che il
libro esistesse in "prestigiose" biblioteche di "prestigiose" istituzioni ebraiche. Non era necessario che venisse letto, né era desiderabile che venisse
diffuso altrimenti che come oggetto di culto. L'edizione americana di Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers era sufficiente perché la voce circolasse e venisse divulgata da tutte le autorità responsabili: "L'opus magnum esiste, esso contiene la prova della camera e l'inconfutabile confutazione delle tesi revisionistiche". Non era augurabile che l'indicibile Verità venisse profanata col comunicarla al volgo.
La faccenda procedeva bene, perché Bédarida stesso, in occasione di una conferenza organizzata alla Normale Superiore per protestare contro l'apertura al 12 della rue d'Ulm della libreria (oggi sparita) La Vieille Taupe, aveva annunciato la buona novella -- la confutazione definitiva ed esaustiva delle tesi
revisionistiche ad opera di Pressac -- quando ancora non aveva letto il libro! Cercava ancora di procurarselo presso l'autore più di una settimana dopo che ne aveva fatto l'argomento supremo della sua conferenza! e prima di apprendere con stupore che il libro mirabolante faceva mostra di sé nel bel mezzo della vetrina de La Vieille Taupe, l'abominevole libreria!

Come e perché Pressac ha dovuto abbandonare il carro dei coniugi Klarsfeld e passare sotto la frusta di Bédarida e del CNRS per proseguire la sua carriera?
Perché di punto in bianco Klarsfeld si è messo a diffidare del suo puntello? Klarsfeld ha rifiutato di dare la propria garanzia allo sfondamento a ritroso
del muro di un milione di vittime ad Auschwitz, quando la cifra di ottocentomila -- cifra, del resto, tanto poco fondata quanto le cifre superiori avallate
in precedenza -- era stata già lanciata or sono più di trent'anni da Gerald Reitlinger, autore sterminazionista ortodosso che aveva osato qualche rettifica
di dettaglio alla versione ammessa e che aveva suggerito di lasciar perdere alcuni documenti troppo evidentemente apocrifi, affinché il canone della
dottrina fosse meglio preservato. Il muro del milione di vittime Pressac l'aveva fatto proprio solo in via provvisoria, pensando che questo precedente gli
sarebbe valso da parafulmine per evitare le prevedibili folgori. Bédarida, informato del fatto che prima o poi la documentazione disponibile avrebbe
costretto a scendere molto più in basso, si decise al gran passo. Potere finalmente rivelare al popolo sbalordito la prova definitiva e sufficiente
dell'esistenza della camera qualitativa gli sembrava meritasse questo sacrificio quantitativo. Non è così?
Quando si ama non si conta!
Chi sarà stato il più giudizioso, Klarsfeld o Bédarida?Secondo! Perché, come convincere il popolo nel suo insieme della realtà di JHWH? (1)
Al tempo del primo tempio solo il gran sacerdote rivestito di lino bianco entrava una volta all'anno nel Santo dei Santi per contemplare l'Arca. Non sarebbe stato preferibile permettere al popolo di contemplare l'Arca e di sentire esso stesso e direttamente l'ineffabile? Salvo che questo non sia stato il solo mezzo inventato dai sacerdoti perché il gran sacerdote fosse statutariamente il solo a sapere che non c'era nulla da vedere e che l'Arca era vuota. Questo metodo per convincere il popolo è senza dubbio più efficace e più giudizioso se l'Arca è vuota.

Fatto sta che il libro esiste. Si intitola Les Crématoires d'Auschwitz, mentre ci si aspetterebbe di trovare Les Chambres à gaz d'Auschwitz». È molto in
ritirata rispetto alle pretese ostentate nel libro precedente, il cui titolo era Tecnica e funzionamento delle camere a gas». Il sottotitolo La machinerie
du meurtre de masse» indica la tesi che sarà sostenuta, e senza la quale, d'altronde, il libro non sarebbe apparso, dato che questa tesi è obbligatoria per
legge.

Si tratta dunque di un libro sui crematori di Auschwitz che sostiene la tesi secondo cui questi crematori sarebbero stati le macchine di un assassinio di
massa. Questi archivi sono intatti, perchéfin dalla prima pagina apprendiamo che Questa conoscenza è fondata sullo sfruttamento intensivo degli archivi, di nuovo riuniti, dell'antica "Direzione delle costruzioni SS" o "Bauleitung SS" di Ausch-witz». Questi archivi sono intatti, perché contrariamente ad un altro servizio del campo, la sezione politica, che bruciò la quasi totalità delle sue carte prima dell'evacuazione del complesso concentrazionario nel gennaio 1945, la Bauleitung lasciò intatte le sue».

Il fatto è sorprendente.

Pressac fornisce una spiegazione di questo fatto sorprendente: La ragione di questo abbandono in stato di integrità si spiegherebbe (la spiegazione è
condizionale) con la personalità (la spiegazione condizionale poggia su una personalità) del secondo e ultimo direttore della Bauleitung di Auschwitz, il
luogotenente SS Werner Jothann. Ingegnere in sovrastrutture (Hochbau), questo professionista non si era occupato personalmente dell'allestimento omicida dei crematori che era stato operato dalla fine del 1942 all'inizio del 1943 dal primo direttore, il capitano SS Karl Bischoff. Ignorando il contenuto esplosivo dei dossier di costruzione legati a questo allestimento, Jothann se ne andò senza curarsene, non prendendo misura alcuna per distruggerli. »

Si noterà che tutta la tesi difesa nel libro si trova qui esposta in poche righe. Questa tesi è appesa a una condizione che avrebbe inerito alla persona del
luogotenente SS Jothann. Questo luogotenente SS sarebbe stato nell'ignoranza. Se, per impossibile, questa condizione non si fosse verificata, bisognerebbe concludere che il luogotenente SS, capo della Bauleitung, partì senza prendere misura alcuna per distruggere le carte perché queste carte nulla contenevano che fosse in relazione con un'attività criminosa segreta e perché, quindi, non c'era nulla da nascondere. Di certo si sarà sorpresi di imparare che il capo della Bauleitung di Auschwitz nel gennaio del '45 abbia potuto ignorare che veri e propri mattatoi umani avevano funzionato nei locali dei crematori costruiti e allestiti dai servizi sottoposti al suo comando. Ci si meraviglierà anche del fatto che nella Bauleitung non si sia trovato nessun subordinato che informasse il suo capo, o che il precedente capo, il primo direttore, il capitano Karl Bischoff, abbia omesso di avvertirlo e non si sia preoccupato della distruzione dei documenti, per lo meno se era in vita e se le circostanze della guerra gli consentivano di mantenere un contatto. Ci si meraviglierà anche del fatto che non vi siano stati né ordini né misure globali prese dalle istanze superiori, dai responsabili e dagli organizzatori del Grande
Segreto».

Quel che ci viene, in ogni caso, suggerito è che il capo della Bauleitung che occupava il posto al momento dell'evacuazione del campo era arrivato ad
Auschwitz tardi. Sembra essere questa la condizione indispensabile perché la personalità» di Jothann permetta di soddisfare alla condizione indicata dallo
stesso Pressac, senza la quale l'abbandono in stato di integrità» delle carte rimarrebbe inesplicabile (nel quadro della legge Gayssot).

Adesso andiamo a pag. 134. Sotto il titolo Principali nominativi delle persone, degli organismi SS e delle imprese civili citati» leggiamo:

JOTHANN Werner, nato nel 1907 a Eldenburg (Meclemburgo), SS-Obersturmführer (F) e Bau-leiter dall'ottobre 1943 fino al gennaio 1945. Ingegnere in sovrastrutture, addetto all'inizio 1941 alla Bauleitung di Auschwitz come semplice SS-Schütze. Caporale nel marzo 1942, gli vengono conferiti da Bischoff alla fine del 1942, nonostante il suo grado poco elevato, "pieni poteri" in rapporto alle "azioni speciali".

In particolare è incaricato della costruzione dell'officina di armi Krupp A. G. e di quella dell'installazione di riscaldamento a lunga distanza. Nominato
direttamente luogotenente specialista nel marzo 1943. Succede a Bischoff alla testa della Bauleitung nell'ottobre 1943, ma rimane strettamente subordinato
al suo antico capo. Fa revisionare i forni dei crematori di Birkenau e montare la disaerazione delle camere a gas del crematorio V all'arrivo degli ebrei
ungheresi nel maggio 1944».

Non vogliamo aggiungere nulla a ciò che ha scritto l'autore, ma solo leggere ciò che è scritto. E constatare che la pagina 134 annienta l'affermazione
condizionale di pagina 1. Il lettore scrupoloso si rifarà altresì alla nota biografica di Bischoff, che troverà divisa in tre parti, pagg. 132, 133 e 135.
In fondo a pag. 132 il lettore scoprirà quanto segue:

2) SS-Sonderbauleitung für die Errichtung eines KGL (Birkenau):
BISCHOFF Karl, nato nel 1897 a Nehembach. SS-Hauptsturmführer (F), Bauleiter dall'ottobre al novembre 1941. [... ]».

E nella terza parte, sotto il titolo:

4) Bauinspektion der Waffen-SS und Polizei "Schlesien",» seguito dall'indirizzo a Kattowitz, potrà leggere:

BISCHOFF Karl, SS-Obersturmbannführer, Bau-inspektor a partire dall'ottobre 1943 fino al gennaio 1945. Morto negli anni 50 senza mai essere stato inquietato dalla giustizia. »

Bischoff è, quindi, rimasto in relazione con Jothann dall'inizio del 1941 fino all'evacuazione del campo. Non aggiungeremo commento alcuno a ciò che scrive Pressac, ma constateremo che la Sonderbauleitung, molto anteriore alla pretesa deriva criminale, non ha, in questo contesto, alcunché di criminale, e così pure le azioni speciali per le quali Jothann è stato investito dei pieni poteri». Queste cose sono altrettanti formidabili macigni gettati nello stagno dei
babbei [* Gioco di parole spiritoso, ma, ahimè, intraducibile: l'espressione la mare aux canards (lo stagno delle anatre») è diventata la mare aux conards.
Rendiamo conards con babbei, ma la radice non legittimerebbe la traduzione lo stagno dei mona». Senonché l'espressione mona, anche se risulta largamente comprensibile in tutta Italia, è pur sempre dialettale. Una variante accettabile potrebbe essere: lo stagno dei coglioni».].

I revisionisti si sono fatti sbranare per aver detto assai di meno!

Dopo un così eccellente inizio passiamo direttamente alla fine dell'opera. L'ultima frase dell'ultima pagina:

Il processo dei due "architetti dei crematori" si aprì a Vienna nel gennaio 1972 e si chiuse con l'assoluzione dei due accusati, visto che nessuno, giudici
o pretesi esperti, fu capace a quel tempo di sfruttare l'eccellente materiale storico fornito dai polacchi e dai sovietici317. »


Questa frase contiene parecchie informazioni. In primo luogo, i crematori, di cui ci si dice che furono le macchine di un assassinio di massa, sono stati
concepiti da architetti. In secondo luogo, questi architetti vennero accusati. Dunque, si sono spiegati. In terzo luogo, sono stati assolti. Per i
revisionisti queste tre informazioni non sono nuove, ma essi non erano mai riusciti a farle uscire dal ghetto revisionista. Grazie al libro di Pressac, è la
prima volta che un vasto pubblico ostile al revisionismo, così passionalmente ostile da rifiutarsi di leggere la minima pubblicazione revisionistica, viene
a conoscere queste informazioni.

E queste informazioni stanno per fare la loro strada nelle teste... Pressac aggiunge che questa assoluzione non è giustificata. Ci dice che i giudici e gli
esperti si sono ingannati, visto che hanno assolto. (Ma i giudici e gli esperti non si ingannano mai quando condannano!) Non hanno saputo sfruttare
l'eccellente materiale storico fornito dai polacchi e dai sovietici. » La nota 317, d'altronde, ci informa che questo eccellente storico polacco-sovietico
precursore di Pressac, di Bédarida e del CNRS altri non è che il KGB.

Alla stessa pag. 96, del resto, ci vengono rivelati gli eccellentissimi metodi di questo eccellente storico:

Ai sovietici quattro interrogatori bastarono per regolare il caso di Prüfer.

Sander non ne sopportò che tre e morì per arresto cardiaco prima o nel corso del quarto, il 26 marzo. »

Così, la prima e l'ultima pagina di testo contengono una imperturbabile riaffermazione della più perfetta ortodossia sterminazionistica olocaustica. Esse
contengono altresì tutte le informazioni che logicamente imporrebbero una conclusione revisionistica, informazioni che, per parte loro, i revisionisti non
sono mai riusciti a far circolare al di fuori del ristrettissimo ambiente dei ricercatori revisionisti.


Il capitolo XII, intitolato ;Epilogo», che consiste in sole due pagine, 59 righe, rappresenta, nel suo genere, una sorta di capolavoro.

Contiene non meno di ventisei importanti informazioni assolutamente devastanti per la tesi olocaustica, e la riaffermazione del dogma. Quest'ultima sta in
due frasi: quella già sopra riprodotta concernente il processo dei due "architetti dei crematori"» e la frase che segue:

"Gli inquirenti americani, obnubilati dai forni e in assenza di una perquisizione presso la sede dell'impresa, non riuscirono a penetrare il vero segreto
della Topf, il suo ruolo nell'allestimento delle camere a gas omicide di Auschwitz. »

Bisogna inoltre rilevare che la riaffermazione del dogma viene fatta in maniera indiretta e rivelando l'esistenza di argomenti eterodossi: i giudici e
pretesi esperti hanno avuto torto non assolvendo... e gli inquirenti americani hanno avuto torto non accusando. Solo gli eccellenti storici del KGB, Pressac
(e il CNRS) hanno penetrato il segreto...

%%%%%%% Così, il vero segreto della Topf, che è altresì il più grande segreto del III Reich, gli inquirenti americani non arrivarono a penetrarlo per non
avere perquisita la sede dell'impresa. %%%%%%%


Dunque, il più grande segreto del III Reich si trovava, senza nessuna particolare precauzione, presso la sede di un'impresa civile. Ma oggi possiamo
perquisire sulle tracce del KGB nelle carte, lasciate intatte, della Bauleitung, cosa che "non" si spiegherebbe se la personalità della SS Werner Jothann
non fosse stata quella che era... e che ci viene svelata a pag. 134... !

L'opera di Pressac è decisamente insolita: sembra contenere un dispositivo di autodistruzione della tesi che difende. E ancora non abbiamo analizzato se non le due pagine dell'introduzione e le due della conclusione, cioè quattro pagine in tutto, e non lo abbiamo fatto se non molto parzialmente, giacché non
abbiamo ancora citata una frase che da sola annienta l'insieme della storiografia ufficialmente ammessa e, in specie, il catechismo scritto dal calamitoso
Bédarida ad uso dei professori dell'insegnamento pubblico e distribuito gratis in decine di migliaia di esemplari a cura delle edizioni Nathan. Questa
frase, che dovrebbe essere all'origine di un'onda d'urto devastante se rimanesse un solo storico degno di questo nome, eccola qui:

...."la data comunemente ammessa dell'avvio della fase industriale della "Soluzione finale" si trova respinta. Questa tappa ultima non fu decisa dalle
autorità SS di Berlino se non a partire da maggio-giugno 1942, per essere poi concretizzata tecnicamente dalle SS della Bauleitung di Auschwitz e dagli
ingegneri dell'impresa J. A. Topf und Söhne di Erfurt..."


In altre parole, pur affermando la versione più ortodossa, senza di che il suo libro non sarebbe potuto essere pubblicato, secondo la quale Auschwitz è
stato il centro di una fase industriale della "Soluzione finale"», e pur pretendendo di aver trovato proprio nelle carte tracce di indizi rivelatori, egli
non trova assolutamente nulla di sospetto e di rivelatore prima di maggio-giugno del '42. È ciò, almeno, che risulta dalla citazione surriportata.

Difatti, se ci si rifà alle spiegazioni di Pressac nel corpo dell'opera, o semplicemente alla cronologia ricapitolativa», le prime tracce di
concretizzazione tecnica ad opera delle SS della Bauleitung» appaiono solo il 27 novembre del '42 (la menzione di sotterraneo speciale» da parte del
sottotenente SS Wolter) e il 19 dicembre del '42 (il disegno di rettifica eseguito dal sottotenente SS Walter Dejaco del sottosuolo del crematorio II, in
cui è soppresso lo scivolatoio per i cadaveri) e nel corso dell'annata '43.

Per non mettere alla disperazione Bédarida e il comitato scientifico del CNRS Pressac ha fatto uno sforzo. Congettura un tempo di reazione abbastanza lungo, cinque mesi, tra la presunta decisione delle autorità SS di Berlino e la concretizzazione» sotto forma di progetti di allestimento ad Auschwitz. Ma, ad ogni modo, maggio-giugno 1942, è già, per gli storici, uno scompiglio terribile. È un po' come se di punto in bianco fosse necessario riscrivere la storia dello sbarco alleato e della campagna di Francia dopo aver scoperto che solo nel giugno del '44 il presidente USA e il Pentagono avrebbero preso la decisione di uno sbarco in Europa occidentale. Anche gli storici del CNRS debbono capire che non sarebbe sufficiente spostare in avanti di qualche mese la data dello sbarco di Normandia, che a torto si era creduto di poter fissare al 6 giugno 1944, e spostare in avanti di qualche mese anche la data dell'abbandono di Parigi da parte delle truppe tedesche! Perché, se errori di tal fatta fossero stati commessi, ciò porrebbe il problema delle fonti storiche sulla base delle quali avrebbero potuto venir commessi errori di tal fatta, e, horribile dictu, questo porrebbe il problema del metodo degli "storici" che avessero commesso errori di tal fatta, gli ammirevoli Hilberg, Poliakov, Billig, Wellers, Reitlinger et alii, e, a loro discarico, questo porrebbe il problema del clima sociale generale che avrebbe permesso che errori di tal fatta si imponessero come vangelo.



Ricordo al lettore che siamo a pag. 2 del libro e che la storiografia generalmente ammessa dell'olocausto è annientata! L'ultimo capoverso di questa seconda pagina le dà il colpo di grazia: La riunione dei dossier (... ) permette una ricostituzione storica finalmente affrancata dalle testimonianze orali o
scritte, sempre fallibili e che con il tempo si fanno sempre più scarse. » Frase assassina tanto per ciò che sottintende quanto per ciò che dice. Perché è
falso che le testimonianze orali o scritte siano sempre fallibili. È altrettanto falso che le testimionianze scritte si facciano sempre più scarse con il
tempo. Questa asserzione è priva di senso. Quanto a quelle orali, le sole su cui gli storici, revisionisti o sterminazionisti, possano appoggiarsi sono
quelle che hanno formato oggetto di una registrazione scritta o sonora, e, dunque, anche a loro riguardo l'asserzione è priva di senso. Ciò che, invece, è
vero, è che i ricordi di una stessa persona tendono a modificarsi con il tempo sotto l'influenza di numerosi fattori. La registrazione in epoche diverse
della testimonianza dello stesso testimone spesso rivela evoluzioni stupefacenti. Ma, mentre il racconto del testimone veridico si impoverisce mano a mano
che il ricordo diviene sfumato, il racconto mitomaniacale si sviluppa con il tempo e la volontà di convincere si adatta alla domanda sociale. La
testimonianza veridica ha il suo referente nel passato, la testimonianza mitomaniacale ha il suo referente nel presente e nell'avvenire. Questo, è la
psicologia che l'ha stabilito. E, così pure, sono stabilite, per chi le vuol conoscere, le regole della critica delle testimonianze, che occorre sempre
confrontare tra loro e confrontare alla materialità dei fatti e ai documenti: cose, tutte, che i pretesi storici non hanno mai fatte per quanto concerne le
testimonianze olocaustiche.


Il problema, dunque, non è quello di affrancare il racconto storico dalle testimonianze, è quello di affrancare il racconto storico dalle false
testimonianze. Il racconto storico può soltanto venire arricchito da testimonianze veridiche. Pressac solleva qui la spinosa questione del ruolo della falsa
testimonianza nella storiografia olocaustica generalmente accettata. Lo fa in maniera confusa, forse perché ha timore di essere troppo chiaro e per non
mettere Bédarida alla disperazione.

In tutti i modi, il meno che si possa dire è che questa frase manifesta una reticenza nei confronti di una storiografia che fino ad oggi è stata troppo
influenzata da testimonianze fallibili. Questa reticenza non ha senso se non in rapporto alla proporzione di false testimonianze che questa storiografia
avrebbe fino ad oggi preso per oro colato e nella misura in cui il racconto pretesamente storico dell'olocausto non poggi su nessun'altra fonte
documentaria. In tal caso la frase di Pressac diverrebbe assolutamente devastante per tutta la storiografia olocaustica prima di Pressac.

Ed è proprio questo il caso!

Nel suo libro Pressac ci reca una sovrabbondanza di prove del fatto che il racconto pretesamente storico del preteso olocausto» non poggiava, in effetti,
fino ad oggi su nessuna seria documentazione diversa da quelle testimonianze di cui egli ci dirà che non valgono granché, e ci offre un nuovo racconto dello
stesso olocausto, racconto che poggerà, esso, su una seria documentazione (essenzialmente, le carte della Bauleitung) e... ! su... ? sulle medesime
testimonianze!!!???!!!

Il libro di Pressac è decisamente insolito: qui ritroviamo il dispositivo di autodistruzione che avevamo già scoperto. A conclusione dell'introduzione, pag.
2, ci annuncia una ricostituzione storica finalmente affrancata dalle testimonianze», e tutto il suo libro costituisce una dimostrazione del fatto che,
oltre a testimonianze» estremamente sospette, non esiste nessun'altra fonte riguardo all'olocausto».

Dopo aver annientato la storiografia ammessa dell'olocausto, il metodo Pressac annienta la tesi di Pressac medesimo, cioè il nuovo racconto che egli propone dell'immutabile olocausto!... È facile verificare che a sostegno del proprio racconto della costruzione dei crematori egli apporta dei documenti probanti.
Ma, come evoca camere a gas o gassazioni, egli fa riferimento alla vulgata sterminazionistica senza indicare fonti, oppure un semplice richiamo in nota
rinvia alla testimonianza di Höss, di Kremer, di Langbein, di Konrad Morgen, di Henryk Tauber o al Kalendarium di Danuta Czech, che ha raccolto piamente e sintetizzato senza critica le testimonianze conformiste. Pressac ci dà, d'altronde, tutte le buone ragioni di dubitare dell'affidabilità di tali
testimonianze e del Kalendarium!

Pressac, non soltanto non mantiene la sua promessa proprio su questo punto centrale, che gli è valso elogi e approvazioni, ma fornisce la dimostrazione a
contrario che, a parte queste testimonianze del tutto svalutate, non esiste nessun'altra fonte!
Ma ciò che più stupisce sono queste approvazioni e questi elogi universali.
Anche quelli che, come Claude Lanzmann o André Kaspi, attaccano, in nome della memoria», il procedere di Pressac su di un punto non mancano mai di rendergli omaggio: egli ha (secondo loro) annientato il negazionismo» coll'arrivare a descrivere l'assassinio di massa» basandosi unicamente sui documenti e sfruttando la propria conoscenza tecnica. Anche i gran sacerdoti della storia universitaria come Vidal-Naquet e Raul Hilberg non soltanto fanno finta di non sentire i rilievi sferzanti che Pressac indirizza loro e curvano la schiena, ma proclamano con giubilo che Pressac è arrivato a rispondere per le rime a
Faurisson sul suo specifico terreno, la tecnologia.

Quest'accoglienza entusiastica e il sollievo che si manifesta provano quanto apparisse necessaria una tale risposta e rivelano fino a qual punto fosse
diventato generale il dubbio circa il valore delle testimonianze su cui si fonda il racconto olocaustico, e dunque mostrano che la critica revisionistica
aveva prodotto disastri perfino nello spirito dei gran sacerdoti. Il che prova che, passata la fase dell'esaltazione al settimo cielo, il film Shoah, di
Lanzmann, non aveva convinto nessuno, né con il suo Figaro in camera né con il suo unico documento assolutamente irrefutabile. Talmente irrefutabile, del
resto, che ho dimenticato di cosa si tratti, che i revisionisti hanno dimenticato di confutarlo e che gli sterminazionisti hanno dimenticato che era
irrefutabile!

Ricordo che non siamo ancora se non alla seconda pagina del testo di Pressac, dopo una breve incursione nelle due ultime, che costituiscono l'epilogo!

Entriamo ora nel vivo dell'argomento. Il capitolo I si intitola La Preistoria dell'Incinerazione nei campi di concentramento»; contiene cose generali e
qualche contraddizione che solo alla fine del libro rivelerà la sua importanza decisiva. Ci torneremo sopra, quindi, alla fine.

Ma questo capitolo ci permette di scoprire il primo richiamo in nota (l'introduzione non ne ha). Leggiamo, dunque, la nota 1: Livre Brun sur l'incendie du
Reichstag et la terreur hitlérienne, collection "Réquisitoires", Éditions du Carrefour, septembre 1939 (errore: leggere 1933)».

Molto bene.

Il problema non è che si tratti di un libro di propaganda antifascista. Avversari politici dichiarati possono perfettamente denunciare e descrivere con
esattezza e onestà gli avversari che combattono.

Ma non è proprio questo il caso.

Questo famoso Livre Brun è un prodotto della propaganda staliniana. Si sa tutto circa la sua fabbricazione secondo gli sperimentati procedimenti più
volgari della propaganda politica.

Vi si trova, a fianco di informazioni vere, tutta una raccolta di dicerie, di montaggi e di invenzioni di sana pianta.

Il libro è stato fabbricato da Willi Münzenberg, delegato a Parigi della III Internazionale per applicare la nuova linea antifascista del Komintern, la
quale permetteva di offrire uno sfogo ai numerosi bolscevichi ebrei, disorientati dall'evoluzione staliniana e tentati dalle diverse opposizioni, specie le
trotzkiste, e che alla fine si metteranno al servizio dello stalinismo perinde ac cadaver per l'esigenza di lottare contro l'antisemitismo.

Lo spauracchio nazista era già molto utile e molto necessario per distogliere gli sguardi dalla realtà staliniana.

Tutto vien buono per realizzare l'Union sacrée antifascista.

La tesi centrale del Livre Brun consiste nell'attribuire ai nazisti l'incendio del Reichstag.

I nazisti avrebbero manipolato il comunista ultrasinistro Van der Lubbe!

Simmetricamente, i nazisti tentarono da principio di imputare l'incendio ai comunisti» moscoviti. Oggi si sa che Van der Lubbe, com'egli ha affermato fino
alla morte, ha agito da solo;Si sa anche che fu il comunista Gustav Regler, che aveva combattuto nei sotterranei del Reichstag fianco a fianco con i
socialdemocratici nella repressione dell'insurrezione proletaria detta spartachista», a fornire a Willi Münzenberg le informazioni materiali sui sotterranei
e i fabbricati del Reichstag che servirono al montaggio accusatorio contro i nazisti.

Comunque, ogni storico competente sa che il Livre Brun in nessun modo può rappresentare una fonte storica affidabile. All'opposto, esso costituisce un
cumulo di false testimonianze (mescolate a testimonianze vere) e di menzogne, e un esempio eccellente della maniera in cui si può conferire l'apparenza
della verità alle menzogne più spudorate. E Pressac lo sa perfettamente, lui che alla nota 5, una pagina più avanti, cita, sugli effettivi concentrazionari,
Joseph Billig le cifre del quale smentiscono le invenzioni del Livre Brun.

Passiamo ai capitoli successivi. La documentazione di cui dispone permette a Pressac di descrivere con dovizia di dettagli privi del benché minimo interesse la concezione e la costruzione dei crematori di Auschwitz, vale a dire del crematorio I, al campo principale o Stammlager, e dei crematori II, III, IV, e V a Birkenau. I lettori cui ciò interessa potranno dunque rifarsi al libro. Ma l'esistenza e il funzionamento dei crematori non sono mai stati contestati da nessuno. Niente di segreto, in tutto questo.

Pressac dice di aver scoperto in questa documentazione elementi che gli consentono di descrivere altresì la messa in opera dell'assassinio di massa» e
dell'insieme specifico delle sue macchine: le camere a gas. Avrebbe dunque scoperto dei documenti che costituiscono delle tracce, degli indizi, che rivelano
che i differenti crematori di Auschwitz e di Birkenau sarebbero stati anche lo strumento di un assassinio di massa» e, sotto la loro apparenza banale e ben
nota, avrebbero nascosto queste famose camere assassine. Vi sarebbe dunque stata, da parte della Bauleitung e da parte delle imprese civili che lavoravano sul posto, o almeno da parte di taluni dei loro responsabili, una deriva criminale. Pressac sta dunque per raccontarci la storia di questa deriva.

Questa deriva criminale può essere diretta quando la Bauleitung in collaborazione con le imprese civili apporta ai locali concepiti per essere delle camere
mortuarie (dove si depositano i cadaveri in attesa della cremazione) modifiche tendenti a trasformarli in camere a gas di esecuzione. Può essere indiretta
quando la Bauleitung e le imprese civili costruiscono dei normali crematori, ma destinati, secondo Pressac, a incenerire corpi di vittime le quali sono
state gassate altrove, cioè nei famosi Bunker 1 e 2. Pressac, dunque, ci racconterà l'abominevole storia del lupaccio cattivo, l'SS Bischoff, e il suo
incontro con la passione criminale e cremazionistica dell'ingegner Prüfer, della Topf und Söhne, e di alcune comparse di minor stazza, le SS Ertl e Dejaco e l'ingegnere civile Koehler. Pressac redige dunque un atto di accusa. (Era già stato redatto, questo atto di accusa, dagli "storici" dello SMERSH (2) specie contro Ertl e Dejaco, ma gli accusati erano stati assolti. )

Studiamo, allora, l'atto d'accusa redatto da Pressac. È a pag. 52 che comincia il delitto: Nel suo rapporto su questa riunione, Ertl indicò i Bunker 1 e 2
come "installazioni da bagno per azioni speciali". A partire dal 19 agosto, i due partecipanti civili, Prüfer e Koehler, seppero in via ufficiale che i
forni e i camini dei crematori IV e V che essi stavano per costruire erano legati ad un'operazione criminale. » A pag. 53 ci viene ancora confermato che
nell'agosto del '42 niente nei piani, negli studi, nei progetti, nella corrispondenza, niente viene a materializzare un'intenzione criminosa e un impiego
omicida dei crematori: I passi e le conversazioni che avevano condotto a queste due giornate durante le quali fu definitivamente fissata la costruzione dei
quattro crematori di Birkenau, previsti allora senza camere a gas omicide, si riassumono così: quantunque il crematorio II sia servito da catalizzatore per
la scelta di Auschwitz nella liquidazione degli ebrei, esso non si collega direttamente a questo sterminio. » Vedremo più avanti perché, secondo Pressac, il
crematorio sarebbe servito da catalizzatore»; ma constatiamo che, in assenza di ogni altro indizio, l'imputazione criminalizzante poggia sull'impiego delle
parole "installazione di bagno per azioni speciali. "»

Ma Pressac si è levato, in particolare in un articolo della rivista L'Histoire», contro l'interpretazione arbitraria delle parole azioni speciali» come
sinonimo di gassazioni», interpretazione cui si erano dati "storici" quali Wellers, Poliakov, Hilberg o un qualunque altro Vidal-Naquet. Egli, dopo molti
autori revisionisti, ha dato molteplici esempi di azioni speciali (Sonderaktionen) che nulla avevano di criminale. Perché mai, dunque, egli qui ci offre
un'interpretazione manifestamente arbitraria che altrove ha denunciato?

Con tutta evidenza, ce la offre perché non ha altri indizi da mettersi sotto i denti.

Questa accusa è legata alla faccenda dei Bunker 1 e 2. Il lettore ha da tener presente, poiché Pressac lo stabilirà con dovizia di dettagli, che la
costruzione dei fabbricati reputati aver contenuto le camere a gas canoniche è terminata soltanto nel marzo e nel giugno del '43.

@@@@@@ Ma la voce pubblica, molti racconti, molte testimonianze, situavano delle gassazioni molto prima di questa data, ossia prima delle camere a gas! I Bunker 1 e 2 svolgono, dunque, funzione di camere a gas prima delle camere a gas.@@@@@@


Il comandante Höss ha confessato i Bunker 1 e 2 come tutto il resto. Altre SS, giudiziosamente interrogate dagli "storici" del KGB, gli sono andate dietro.

Le testimonianze sono abbondate.

I revisionisti non hanno mai prestata molta attenzione a questi Bunker, che erano poi due piccole case coloniche polacche delle quali non rimane più altro
che la traccia delle fondamenta incluse nel perimetro del campo al confine nord-ovest del Birkenwald (boschetto di betulle, vicino alla zona sanitaria e ai
crematori IV e V). In pratica non si disponeva, circa questi Bunker, di nessun elemento materiale, di nessun documento.

Si disponeva, per contro , di confessioni estremamente vaghe e di una massa di testimonianze contraddittorie la cui somma consentiva di mettere insieme, di questi Bunker, un'immagine surrealistica del tutto stramba.

Ho studiato nei particolari una di queste testimonianze nel mio libro Droit et Histoire (La Vieille Taupe, 1986), quella di Moshé Garbarz, e questo mi
permetteva di studiare il metodo di un faro del pensiero storico contemporaneo, la più alta coscienza morale dei tempi moderni, il prefatore di Garbarz,
Vidal-Naquet.

Ma i revisionisti non si interessavano affatto di questi Bunker per la buona ragione che negli anni Settanta le autorità del museo di Auschwitz avevano
completamente smesso di parlarne! Il sito non era né segnalato né visitato.

La letteratura a pretese storiografiche (Poliakov, Hilberg, Vidal-Naquet et alii... ) in pratica non ne parlava e le autorità del museo di Auschwitz
parevano disposte e molto vicine a lasciar perdere questi Bunker, a patto che fossero mantenute le camere canoniche. Di fatto le piccole case coloniche
polacche non esistevano più se non in filigrana, e ciò perché la letteratura di riferimento obbligato continuava a evocare gassazioni nel 1942, e quindi
antecedenti alle costruzioni in cui si asserisce avessero luogo le gassazioni.

Le piccole case coloniche diventavano, dunque, dei bruchi teologici necessari che non potevano non resuscitare dopo che gli importuni revisionisti avevano dato un deplorevole orientamento materialistico alle investigazioni. Tanto più che era rigorosamente impossibile abbandonare le piccole case coloniche senza annientare completamente la credibilità delle confessioni di Höss (o, per essere più esatti, senza confessare pubblicamente il completo annientamento della credibilità di quelle confessioni, credibilità che, comunque, è assai acciaccata, ma della quale si ammette soltanto l'annientamento parziale in quanto Höss è evidentemente un pilastro indispensabile dell'accusa).

Pressac, a pag. 39, ci racconta quello che si crede di sapere sul Bunker 1, o piccola casa rossa», cioè pressappoco niente. Egli fa riferimento al
Kalendarium, vale a dire alla vulgata sterminazionistica, e riprende un racconto di gassazione che è assolutamente privo di una qualsiasi base: La casa
comprendeva due stanze dalla superficie totale supposta di 60-80 metri quadri sulla quale potevano essere compressi 300-400 uomini. » La superficie è
supposta».

Poche righe più avanti Pressac ci dice che questa installazione entrò verosimilmente in servizio a fine maggio del '42. » Il Bunker 1, già perfettamente
evanescente, non è che ne risulti materialmente rafforzato. A pag. 41 Pressac ci conferma che il Bunker 1 non era dotato di ventilazione, il che è piuttosto
fastidioso per una camera a gas, ma, a pag. 42, egli, in un racconto di gassazione la fonte del quale è... il Kalendarium (note 141 e 143), per la prima
volta ci fornisce dei dati precisi sul Bunker 2, piccola casa colonica bianca». Questi dati in parte sono tratti dal museo di Auschwitz (note 133 e 136),
dove i documenti erano potuti passare inavvertiti dai revisionisti per la ragione, già segnalata, del totale disinteresse in cui erano cadute queste piccole
case coloniche». Ma queste informazioni sono tratte soprattutto dalle carte conservate a Mosca e dunque sono inedite (note 135 e 137; le note 138, 139 e 140
si riferiscono alle stesse carte e sono dedicate allo scatenarsi dell'epidemia di tifo). Ora, la totalità di questi dati precisi forniti da Pressac sulla
base delle carte di Mosca concerne l'utilizzazione del Bunker 2 come camera di spidocchiamento. I piani nulla hanno di misterioso o di criminale. Vi
partecipano imprese civili, tra cui la Boos. Tutte le informazioni concrete rivelate da Pressac annientano il racconto convenuto cui egli si dedica
dell'Inizio dell'Assassinio di Massa degli Ebrei e L'Epidemia di Tifo»: tale è il titolo del capitolo VII, e di questo titolo rispettiamo strettamente
l'assetto tipografico.
Constatiamo che è Pressac a stabilire un legame tra due cose logicamente separate: l'assassinio di massa degli ebrei e l'epidemia di tifo che si manifesta
nei giorni 1 e 3 luglio 1942. Il capitolo VII è evidentemente cruciale, come il suo titolo sottolinea. Occupa tre pagine e mezza e vi si riferiscono le note
da 132 a 143. La nota 132 vale tanto oro quanto pesa. Pressac constata che Höss racconta qualsiasi cosa (e in specie ciò che gli accusatori gli chiedono di dire), ma è la sua sola fonte circa l'assassinio di massa», con il Kalendarium che riprende in modo acritico la "testimonianza" di Höss. Per sovrappiù,
modifica le date fornite da Höss di almeno dieci mesi quando ciò è necessario alla coerenza del suo racconto (si vedano le tre ultime righe della nota 132),
ma da nessuna parte dice che Höss fu torturato, mentre se ne hanno molteplici prove e si dispone finanche del racconto di uno dei torturatori (v. Faurisson, Comment les Britanniques ont obtenu les aveux de Rudolf Höss, commandant d'Auschwitz, in Annales d'Histoire révisionniste», n. 1, pag. 137).

Questo capitolo VII è veramente straordinario in quanto ci rivela, in questa trattazione del crimine prima del crimine, del crimine prima delle camere,
tutto il metodo degli sterminazionisti: non c'è assolutamente nulla nelle carte, ma c'è, a supplire a questo nulla, la vulgata sterminazionistica... e della
polvere negli occhi. Questo capitolo ha di straordinario che svela crudamente tutto il procedimento pur dando nel titolo la chiave del mistero: è lo
scatenarsi -- inizio luglio 1942 -- dell'epidemia di tifo che è all'origine specifica del Birkenwald e dell"assassinio di massa degli ebrei". Ci torneremo
sopra alla fine. In ogni caso, metà di questo brevissimo capitolo è dedicata alla prima epidemia di tifo, che determina la messa in quarantena del campo,
parziale il 10 luglio '42 e totale il 23 luglio. Gli altri capitoli contengono una massa di informazioni riguardanti le diverse epidemie e i considerevoli
sforzi compiuti per padroneggiare la situazione. Pag. 43: Cominciava la prima epidemia di tifo di Auschwitz e, se non fosse stata combattuta in maniera
drastica, avrebbe compromesso l'esistenza stessa della regione di Auschwitz139. » Le SS lottano dunque efficacemente. I detenuti vengono protetti
dall'introduzione del flagello nel campo mediante lo sradicamento del vettore, il pidocchio. Così si fece, ma il male venne da coloro che non erano stati
sottoposti ad un tale trattamento, i civili, che ogni giorno erano gomito a gomito con i detenuti. » Alla fine le SS arriveranno a stroncare il tifo. La
seconda, poi la terza epidemia vengono domate assai più rapidamente, con un numero di vittime inferiore a ciò che la storia ha conosciuto in casi analoghi,
e, questo, grazie ad uno sforzo notevole anche sul piano del materiale,

@@@@@@ specie le camere di spidocchiamento ad onde corte. @@@@@@

Pressac ci dà una massa di informazioni indiscutibili provenienti dalle carte, informazioni che chiariscono che le SS dispiegavano una considerevole
attività onde evitare che gli internati venissero sterminati dal tifo, intanto che avrebbero dispiegato un'attività non meno considerevole, ma che non ha
lasciato traccia alcuna nelle carte, per sterminare gli ebrei a mezzo di un procedimento estremamente perverso e poco pratico, mentre sarebbe bastato
lasciar prosperare i pidocchi!
Pressac, nei capitoli VIII e XI (e il loro titolo non lo indica affatto), ci darà delle informazioni sorprendenti sulla lotta delle SS contro il tifo: Per
arrestare la malattia, il suo vettore, il pidocchio, doveva essere soppresso. Bisognava urgentemente spidocchiare le vesti, le baracche, gli edifici, i
laboratori, e ciò richiedeva tonnellate di Ziklon-B per salvare il campo. »

Ma nel contempo Pressac ci distilla "informazioni" sulla sorte dei morti del Birkenwald l'esistenza delle quali poggia sulle "confessioni" di Höss, dirette
o indirette (il Kalendarium), di cui è stata modificata la datazione. Questi morti non hanno lasciato traccia negli Sterbenbücher... , e neanche tracce
materiali... giacché nessun resto è mai stato ritrovato. Ora, queste vittime del Birkenwald e delle piccole case coloniche sarebbero state messe a morte
prima della costruzione dei crematori a Birkenau! Pressac, dunque, ci intratterrà sulla sparizione magica delle tracce di 50. 000 cadaveri in focolari
all'aria aperta sotto la direzione di un certo Hössler (pag. 58). Sua fonte: le confessioni di Höss, che egli corregge (note 180 e 181), e, sul piano
tecnico, quelle della SS Paul Blobel, che di primo acchito sembrano più serie, ma che poi si rivelano essere le risposte di Blobel, registrate dagli
accusatori, alle domande degli "storici umanisti" dello SMERSH (nota 178). E Pressac, desideroso di far mostra del proprio spirito critico e del proprio
rigore, si permette il lusso di decretare che Höss la spara un po' grossa... quando a queste inenarrabili barbecues attribuisce il trattamento» di 107. 000
corpi: Nelle sue "Memorie" Höss parla a torto di 107. 000 corpi e pretende che delle incinerazioni fossero praticate direttamente in fossa, il che è
impossibile in questo caso. » Ma ciò che è impossibile in questo caso» diventa apparentemente possibile nel 1944 (pag. 58): egli fa confusione con il metodo utilizzato al tempo dell'estate 1944, con fosse inizialmente vuote 181. »
A che cosa rimanda la nota 181? E tutto questo, che significa? Se il lettore non ha ancora indovinato e se veramente si pone la domanda, può sempre
comperare il libro di Pressac, 140 franchi in tutte le buone librerie.

Ma se i revisionisti hanno ragione, almeno per quanto concerne le cosiddette piccole case coloniche», la criminalizzazione dei civili che vi sono stati
associati poggia su niente, fuor che su di un artificio retorico di Pressac. Infatti, le carte sono mute! E, in effetti, quando, a pag. 58, Pressac scrive:
Durante i due mesi che durarono (sic) lo svuotamento delle fosse della zona vietata (la prova che sono state svuotate sta nel fatto che non si è trovato
niente!) l'inferno aveva spalancato giorno e notte la sua gola rosseggiante in fondo al bosco di betulle. Il capofficina della Koehler, appollaiato
sull'impalcatura che cingeva il camino del crematorio II, ne vedeva direttamente le fiamme, e così quello dell'Industrie-Bau-AG sul tetto», questo non
significa che Pressac abbia trovato un qualsiasi documento facente riferimento a tali fatti, altrimenti pubblicherebbe questo documento, che costituirebbe
una prova clamorosa. Questo significa, invece, che ha trovato traccia della presenza di uomini su luoghi in cui sono reputati essersi svolti avvenimenti che
tali uomini non potrebbero non aver veduto... se ci fosse stato qualcosa da vedere! E cioè se la vulgata sterminazionistica fosse veridica!

Si tratta, dunque, di una retorica criminalizzante che si genera da sola. Si tratta di un puro artificio. Di una tautologia totologica, cioè di un
paralogismo degno di Totò!

Pressac continua: quando discendevano dalla loro gruccia, essi parlavano degli incendi gialli e porpora che maculavano il verde silvestre della zona vietata
ai capiofficina delle altre imprese, a Holick, e, a Koch, agli operai civili dei crematori. Ma comunicare questa informazione all'esterno era
provvisoriamente escluso poiché, essendo il KL isolato per causa di epidemia, (dunque per una ragione congiunturale senza rapporto con l'assassinio di
massa») essi non potevano partirne. Erano diventati, involontariamente, i soli testimoni, oltre alle SS, dei segni esteriori del massacro degli ebrei
perché, tra i detenuti che presero parte a questo "sgombero", nessuno fu lasciato in vita» (a parte Moshé Garbarz, del quale, come già detto, ho studiato la
testimonianza in Droit et Histoire, e una caterva di altri testimoni che sono sopravvissuti per miracolo).

Il libro di Pressac offre numerosi esempi di queste retorica criminalizzante puramente gratuita e che si annienta da sola, in uno stile inenarrabile che
esprime un pensiero esso stesso inenarrabile: Contemplato come normale strumento sanitario per un campo di prigionieri di guerra, questo crematorio divenne, sotto gli effetti coniugati della persuasione commerciale di Prüfer, della sua passione professionale, del suo genio creatore e della cordialità delle sue relazioni con Bischoff, un Moloch in potenza. » (pag. 47). La cordialità delle relazioni di Prüfer con il capo della Bauleitung, cordialità sulla quale
Pressac sta per costruire tutto il romanzo di Birkenau, è quella di ogni ingegnere commerciale con il suo principale cliente. La persuasione commerciale di
Prüfer consiste nel vendere installazioni di cui il suo cliente ha bisogno. La sua passione professionale e il suo genio creatore consistono nel concepire
installazioni un po' più rozze che non sia d'uso, dietro richiesta del suo cliente. D'altronde, Prüfer e Bischoff hanno in comune qualcosa che li avvicina,
ci rivela Pressac, entrambi erano ex-combattenti della Grande Guerra»! Il nostro fine segugio scopre, con questo, un indizio di peso!

Conclusione di Pressac: Questa stupefacente installazione di incinerazione non poteva che essere notata dai funzionari SS di Berlino e da loro associata in
prosieguo alla "soluzione finale" del problema ebraico» (pag. 47). Ora, Pressac ci ha appena mostrato ed è sul punto di confermarci che questa installazione non ha nulla di stupefacente»! Il numero delle muffole di incinerazione disponibili è dello stesso ordine che nel contratto Moghilew, legato all'epidemia di tifo che colpì l'esercito tedesco in Russia fin dal 1941: Sui quasi diecimila membri delle forze armate colpiti, un buon migliaio erano già morti. Ed era poco, e tutto alla gloria della pulizia tedesca, a paragone del 30% di mortalità che abitualmente la malattia comporta. » È Pressac stesso che ci dà tutti gli elementi che mostrano che l'installazione di Birkenau non ha nulla di stupefacente. Le sei muffole del crematorio dello Stammlager sono appena sufficienti, e sono poi soverchiate quando scoppia l'epidemia di tifo. La popolazione carceraria passa da 20. 000 elementi a 200. 000 elementi. Il numero di muffole di incinerazione passa da 6 ad un massimo teorico di 46, ma, tenuto conto delle fermate e degli imprevisti tecnici, sono in realtà molte di meno. E lo si può verificare alle pagg. 47-48 del libro di Pressac, la conclusione sulla "soluzione finale" del problema ebraico» non poggia su nient'altro che su una deduzione attribuita alle SS a partire da questa stupefazione che esse avrebbero provato alla scoperta (?) delle capacità di incinerazione... di
installazioni che esse stesse avevano ordinato... e per niente sproporzionate all'uso che da principio era loro attribuito... !!

Ma il piatto forte, il cuore del libro di Pressac, è il capitolo IX. La prova documentaria che i revisionisti reclamano da anni, la prova materiale
indiscutibile che metterà a tacere ogni contestazione possibile della camera a gas, è in questo capitolo che deve trovarsi. Al punto che, anche se avessero
avuto ragione su tutto il resto, i negazionisti» sarebbero smentiti sull'essenziale: la camera a gas è esistita!

Alleluia, si sarebbe tentati di aggiungere.

Il capitolo IX si intitola ;L'Allestimento di Camere a Gas Omicide nei Crematori». La tesi è che delle sbavature», degli sbagli» commessi dagli ingegneri e
dagli operai tradiscono l'uso omicida, come camere a gas, di fabbricati inizialmente previsti per essere degli obitori (dove vengono depositati i cadaveri
in attesa di essere cremati) e trasformati in camere a gas (da cui ermeticità, introduzione dell'acido cianidrico, evacuazione dei corpi, ecc. ).

Tutta la tesi e tutta l'argomentazione del libro si basano su questa nozione di sbavatura» Citiamo esattamente, dunque, Pressac: Questa singolare domanda si collega alla prima netta "sbavatura criminale", commessa il 27 novembre. È chiamata così ogni indicazione rilevata in un documento qualsiasi (scritto,
planimetria, foto) relativo ad un impiego anormale dei crematori e che non può venire spiegato se non con la gassazione massiva di esseri umani. » Se ci
facciamo ad esaminare questa singolare domanda», troviamo che quello che è singolare è che Pressac trovi singolare» una domanda banale e che costruisca un romanzo intorno a questa domanda perfettamente normale della Bauleitung, quando i muri maestri dei crematori sono terminati ed è giunto il momento di passare alle rifiniture. La sbavatura criminale» è esplicitata a pag. 60, cinque righe prima della fine. L'operaio incaricato di montare le condotte di aerazione è responsabile di questa prima sbavatura criminale»: Wolter redasse per informare Bischoff una nota intitolata "Disaera-zione dei crematori (I e II)", e nella quale indicava il "locale (cave) per cadaveri 1" del crematorio II con il nome di "locale speciale" (Sonderkel-ler). » In altre parole,
l'operaio Wolter che lavora nel sotterraneo del crematorio, sotterraneo rappresentato in tutti i documenti sotto il nome generico di Leichenkeller,
obitorio, e che sulle planimetrie è suddiviso in Leichenkeller 1, 2 e 3, in una nota sul proprio lavoro indica la Leichenkeller 1 adoperando la parola
Sonderkeller, locale speciale, molto semplicemente per differenziare questo luogo speciale, dotato in via speciale di porta stagna e di valvola di
otturazione dell'aerazione, perché, contrariamente alla Leichenkeller 3, divisa in più locali, come uffici, ecc. , e alla Leichenkeller 2, ampia sala dove i
corpi vengono spogliati , la Leichenkeller 1 è la sola ad essere specialmente destinata allo stoccaggio dei cadaveri e ad essere specialmente attrezzata per
questo, e questa banale notazione sarebbe una... sbavatura... e una prova?

Ma di che cosa, vivaddio?

A pag. 61 Pressac, che ha fornito molteplici esempi di impiego perfettamente frequente, banale e anodino del prefisso sonder, reitera la criminalizzazione
intempestiva della parola, e scrive: Quarantuno strutture vennero inventariate, così diverse tra loro quanto lo possono essere le baracche per detenuti, i
loro servizi igienici e le loro infermerie, le installazioni di spidocchiamento, i quattro crematori, i recinti di filo spinato e le torri di guardia,
l'impianto del campo delle guardie SS, la sua Kommandantur, il panificio, le baracche degli operai civili, le strade e i binari della ferrovia collegante
Birkenau alla stazione di Auschwitz. Tutti le strutture vennero munite dell'iscrizione seguente:


Oggetto: Kriegsgefangenenlager Auschwitz/
Campo di prigionieri di guerra di Auschwitz
(Durchführung der Sonderbehandlung)/
(Applicazione del trattamento speciale),

il che rappresenta una enorme "sbavatura amministrativa", ripetuta centoventi volte, che conferma categoricamente che da fine novembre-inizio dicembre 1942, il KGL di Birkenau non era più un campo di prigionieri di guerra, ma era diventato, nel suo insieme, il luogo in cui veniva applicato il "trattamento
speciale"192. » Pressac ha dunque trovato tra le carte centoventi documenti recanti l'iscrizione Applicazione del trattamento speciale che costituirebbero
centoventi sbavature. Ma sicuramente ci sono molti documenti siffatti in ciascuna delle dodici imprese civili catalogate da Pressac come operanti ai
crematori. (Ricordo che a fine novembre-inizio dicembre del '42 siamo ancora quattro mesi prima della consegna del primo crematorio di Birkenau e che
Pressac, che non sa più molto bene quand'è che comincia il crimine, ha scritto a pag. 55: ... , ma nessuno di questi brillanti ingegneri della Topf ebbe
coscienza di avere appena oltrepassato il limite tra il normale e l'anormale»).

Si tratta, dunque, di sbavature», oppure, molto semplicemente, dell'applicazione del trattamento speciale» per la quale la SS Werner Jothann, quello che
ignorava il contenuto esplosivo dei dossier (pag. 1), aveva ricevuto i pieni poteri in rapporto alle azioni speciali» (pag. 134)? Queste azioni speciali»
che consistevano non nello sterminio degli ebrei, ma nella mobilitazione specifica degli uomini e dei mezzi materiali in rapporto allo sviluppo del campo,
allo sviluppo della deportazione e ai trattamenti sanitari che si sviluppavano nel Birkenwald, all'estremità del campo, mentre gli altri erano distribuiti
nei numerosi altri campi che dipendevano da Auschwitz?
Ma Pressac demolisce lui stesso la sua tesi molto speciale dando, fin da pag. 63, un esempio di azione speciale» che nulla ha a che vedere con una
gassazione omicida e con lo sterminio degli ebrei.

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2/2


A pag. 64 Pressac ci intrattiene a proposito di una "sbavatura architettonica" di peso» commessa da Dejaco (processato e assolto) sul piano n. 2003, datato 19 dicembre 1942. Senonché... il piano n. 2003 arrivò troppo tardi per le strutture 30 e 30a, il cemento degli scivolatoi era già stato colato» (pag. 65). Lo specifico progetto "criminale" di cui al piano non fu, quindi, mai realizzato! Ma il ragionamento merita che ci si fermi su di esso: Se ci si attiene
alle legende del piano (!?) la scalinata nord diventa il solo accesso possibile agli obitori, e questo implica che i morti dovranno discendere la scalinata
camminando. »

Ma, se non ci si attiene alle legende del piano arrivato troppo tardi (!), si constata che la Leichenkeller 2 possiede un accesso consistente nella sua
propria scalinata. Si constata anche che il piano Dejaco era stato sostituito da un piano più elaborato di Werkmann, firmato da Kam-mler (pag. 29). È
assurdo vedere una prova» in un piano non realizzato, e probabilmente la successiva soppressione dell'utilizzazione degli scivolatoi derivava dalla
constatazione che questi scivolatoi, concepiti dagli ingegneri, si dimostravano poco pratici, e questo per la semplice ragione che, poiché i corpi
arrivavano in una rozza barella portata da due uomini, la loro manipolazione alla parte alta dello scivolatoio e, poi, alla parte bassa, quando, finalmente,
dovevano venir deposti nella Leichenkeller, si dimostrava un'operazione più complicata di quella consistente nel portare i corpi in continuità, passando per
la scalinata, fino al loro luogo di deposito.

L'idea che l'assenza di scivolatoio implichi che i "morti" discendessero camminando, e quindi fossero vivi, è un'idea pressacchiana che si distrugge da
sola. I pochi obitori che mi è capitato di frequentare in occasione del decesso di qualche parente non avevano scivolatoio; a due di essi si accedeva
tramite una scalinata che i morti non discendevano camminando! Ma il colmo è che il piano n. 2003, che concerneva un dettaglio di esecuzione tecnica
riguardante l'accesso al sottosuolo, poteva perfettamente, senza esser l'indizio di un bel nulla, lasciar nel vago un determinato altro dettaglio
riguardante una determinata altra parte dei fabbricati.

E Pressac ci ha dato la foto di uno dei famosi scivolatoi la cui assenza su un piano proverebbe che i morti erano vivi! (Auschwitz, Technique and
operation... , pag. 545, foto 14, by the author»).

A pag. 70 Pressac ci intrattiene a proposito di un'altra sbavatura criminale»: Indicare che questa soffieria era in legno generò una sbavatura tecnica
inevitabile: ciò provava che l'aria estratta non era più quella di un obitorio, carica di miasmi, bensì l'aria mescolata ad un prodotto aggressivo che non
doveva essere aspirato altro che da una soffieria che non potesse essere corrosa, quindi interamente di legno (preferibilmente di cipresso) [documento 26].
Il tossico gassoso utilizzato nelle camere a gas omicide era acido cianidrico a forte concentrazione (20 gr. /m3) e gli acidi sono corrosivi. » Si noti che
la concentrazione di acido cianidrico sovranamente decretata da Pressac annienterebbe gli "argomenti" addotti dal compianto Georges Wellers per spiegare come si potesse penetrare nella camera, immediatamente dopo la morte delle vittime, senza maschera antigas; e perché nei muri dei locali di cui si pretende che siano stati camere a gas omicide, o non si trovino tracce di composti cianidrici, o se ne trovino di infinitesimali.

Il colmo è che il progetto di montare una soffieria di legno è considerato come una sbavatura criminale», una prova, ma che poi, a pag. 77, si venga a
sapere da Pressac stesso: Le SS decidevano di sostituire la soffieria di legno (del progetto (!)) della disaerazione della camera a gas (a riguardo della
quale niente -- eccettuate la vulgata e le elucubrazioni che andiamo studiando -- prova, e neppure indica, che una qualche gassazione vi abbia mai avuto
luogo) mediante una soffieria di metallo (Schultze aveva esagerato il pericolo di corrosione).» Si noterà che Schultze è un civile incaricato del montaggio.
I suoi pareri sulla corrosione e sui progetti della Bauleitung SS sono altamente improbabili, a meno che a Birkenau, nei cantieri SS, non regnasse
l'autogestione operaia! Questa sì che sarebbe un'informazione importante e del tutto nuova che dovremmo a Pressac!

Ma ammiriamo il ragionamento in tutta la sua purezza. La prima prova che i nazisti sono dei mostri è che essi progettano un ventilatore in legno per via
della corrosione dovuta all'acido cianidrico. La seconda prova è che installano un ventilatore in metallo. Ma, prima dei lavori di Pressac, non si sapeva
suppergiù niente sulle ventilazioni e i ventilatori dei crematori, e gli "esperti", Wellers in particolare, ci descrivevano senza nessuna ventilazione
forzata e, quindi, senza ventilatori, queste stanze dei crematori. Bisognava già credere che si trattava di camere a gas, ed era questa la prova che i
nazisti erano dei mostri!
Forse io sono personalmente responsabile della presenza nel libro dell'argomento dei ventilatori di legno», e ciò perché la prima volta che esso mi fu
presentato, da Pressac stesso, a casa di Michel Sergent, fondatore dell'ADLRH [Association pour la défense de la libre recherche historique], invece di
dirgli subito cosa ne pensassi presi un'aria di circostanza, di stordimento e di costernazione, che era la miglior maniera di lasciare che l'argomento
prosperasse.
(Da mio nonno, a Rambervillers, nei Vosgi, c'erano esattamente gli stessi ventilatori, in legno e in metallo, indifferentemente. Li si può ancora vedere
smontati, imputriditi o rugginosi sotto la polvere, nella località chiamata La Tuilerie. Non vi erano camere a gas, pare, neanche durante l'occupazione
tedesca! Questi ventilatori avevano a che fare con lo spolveraggio del grano e con il trasporto di questo nei silos. Ma una cosa non impedisce l'altra! E si
può rivedere la storia. Rivederla in questo senso non è vietato dalla legge! Se ne possono aggiungere, di camere a gas. E io propongo quelle di
Rambervillers!)
In ogni caso, l'argomento della corrosione mi appare del tutto inaccettabile, per la buona ragione che le camere a gas americane sono in acciaio. Se l'acido
cianidrico, in date circostanze, attacca il metallo e dà, con l'atomo di ferro, dei cianuri, questi cianuri, contrariamente agli idrossidi di ferro (la
ruggine), che migrano e che distruggono la struttura del metallo, sono stabili e proteggono il metallo sottostante. Del resto, la mia (piccola) duplicità si
è rivelata inutile, in quanto non avevo immaginato che ciò che quel giorno mi veniva presentato come "prova" non era neppure stato installato!

Faccio grazia al lettore di qualche altra sbavatura architettonica» della medesima risma, e cioè tale che comunque non proverebbe niente, ma che, per di
più, non ha avuto seguito e non è mai stata realizzata. E così pure sono lontanissimo dall'analizzare completamente le contraddizioni e le assurdità del
libro di Pressac o le sue scoperte documentarie che entrano in contraddizione insormontabile con la vulgata sterminazionistica: un libro per pagina non
basterebbe alla bisogna. Bisogna nondimeno analizzare un enorme sproposito» che Bischoff commette il 29 gennaio '43 indicando la Leichenkeller 1 del
crematorio II come "Vergasungskeller" (locale [cave] da gassazione)210. » La nota 210 rinvia, come ci si poteva aspettare, alle carte del museo di
Auschwitz. Il libro di Pressac non apporta nulla rispetto al precedente. Si tratta di un vecchio argomento, utilizzato in particolare da Wellers, e al
quale, quindi, i revisionisti hanno risposto da un pezzo. E hanno risposto che a proposito di questa Vergasungskeller non avevano una risposta da dare che
sia del tutto soddisfacente e definitiva, ma parecchie ipotesi plausibili.

A questo problema Faurisson dedica un capitolo, intitolato Vergasungskeller», della sua recensione (R. d'Hist. rév. », n. 3) del precedente libro di
Pressac, Auschwitz:Technique and operation... , ma Pressac continua, come Wellers, a pretendere che la lettera di Bischoff indichi la Leichenkeller 1 come Vergasungskeller (espressione che egli traduce arbitrariamente locale da gassazioni omicide), laddove il documento non precisa nulla del genere. Ma, se questa "prova" avesse un qualsiasi valore, perché mai, allora, stare ad elucubrarne di molto meno buone, tra cui la designazione, da parte dell'operaio Messing nelle sue schede di lavori svolti per la Topf, della Leichenkeller 2, dove egli lavorò, con l'espressione Auskleiderungskeller? Pressac, a pag. 75, traduce guardaroba (vestiaire), dopo avere, a pag. 74, tradotto con maggiore esattezza spogliatoio (cave à déshabillage). Il tutto, inframmezzato di racconti di gassazioni la cui fonte è... il Kalendarium, per dedurne che La sera, redigendo la sua attestazione di tempo di lavoro settimanale e ancora sotto lo shock per quello che aveva visto, Messing lanciò una bottiglia in mare annotando che, i giorni 8, 12 e 14, aveva lavorato, non nella Leichenkeller 2 , ma nello spogliatoio II [documento 34]. » Niente indica che Messing fosso sotto shock». È semplicemente Pressac che ce lo dice. E lo deduce dalla sua personale conclusione!Eppure, come avrebbe potuto, l'operaio Messing, non essere sotto shock, dopo aver fatto la scoperta che Pressac ha appena fatta e che gli attribuisce?!... Perché l'impiego dell'espressione spogliatoio proverebbe che l'operaio voleva far sapere che la Leichenkeller 2 era di fatto un guardaroba in cui gli ebrei si spogliavano prima di entrare nella camera a gas! A Pressac non è venuto in mente che l'operaio Messing, che lavorava nel sottosuolo del crematorio che iniziava a funzionare, doveva distinguere i diversi luoghi in cui lavorava. Tutti i sotterranei erano, sul piano comune, globalmente presentati come l'obitorio» (Leichenkeller: locale per cadaveri. Leichen = cadaveri, in tedesco). Egli, quindi, con la parola Auskleiderungskeller (se è proprio questo che è scritto nel documento 34, perché la cosa non è evidente), doveva indicare la sala in cui venivano spogliati i cadaveri, che poi venivano stoccati nell'altra sala, la porta della quale era stagna, per evidenti ragioni di igiene.

Ma il colmo pare essere lo sproposito» dell'impiegato Järhling e l'induzione pressacchiana, che vale la pena citare: In quest'occasione l'impiegato civile
Järhling commise uno sproposito straordinario in una lettera destinata alla Testa. Egli indicò le camere a gas da spidocchiamento come "Normalgaskammer", parola sottolineata e chiusa tra virgolette, come se esistessero camere a gas "normali" e altre "anormali"» (pag. 89). E subito il nostro procuratore annusa il delitto e la camera a gas omicida. Lo suggerisce poche righe più avanti, ma senza dirlo chiaramente. Tuttavia l'accusa è resa esplicita dal fatto che egli parla di sproposito straordinario». Il ragionamento appare talmente tirato per i capelli che verrebbe da sorridere , ma il colmo dei colmi è che nella stessa pagina Pressac distrugge lui stesso il proprio ragionamento. Siamo al capitolo XI, dal titolo Orrore, Meschinerie e Sbandamento Finale». Questo capitolo, parallelamente al romanzo tratto dalla vulgata, contiene soprattutto preziose informazioni sullo sforzo di spidocchiamento, sui tre tipi di camere di spidocchiamento installate a Birkenau e su tentativi compiuti per sostituire lo Zyklon-B, troppo pericoloso, con un altro gas, l'Arginal, la cui
utilizzazione richiedeva un adattamento dell'apparecchiatura delle camere a gas280. » Ed ecco dov'è che Pressac distrugge il proprio ragionamento: La
denominazione (Normalgaskammer) fu ripresa dalla Testa, che affermava anzitutto che la conversione all'Arginal non era obbligatoria se non nel caso di
installazioni nuove, e insisteva soprattutto perché il personale che si occupava delle camere a gas normali (!!!???) ad acido cianidrico fosse
particolarmente ben preparato,... » È chiaro che per l'impiegato civile Järhling, come per la Testa che gli risponde, Normalgaskammer» indica la camera di
spidocchiamento classica, a Ziklon-B, in opposizione alle nuove camere di spidocchiamento all'Arginal o ad onde corte, e non già in opposizione a mitiche
camere a gas omicide.

A pag. 91 Pressac ci ritira fuori le sciocche fosse ardenti e ci parla della riattivazione del Bunker 2 in rapporto all'eliminazione di 200-300.000 ebrei
ungheresi che iniziò in maggio e giugno 1944», perché bisogna pure inventare una cosa qualsiasi quando, per non ridurre alla disperazione i gran sacerdoti,
si accettano senza controllo cifre demenziali dalla vulgata; ma in questa medesima pag. 91 si impara che Pohl dovette (non se ne ha neanche la certezza! né, naturalmente, la prova) comprendere che la sua amministrazione aveva trasgredito all'etica corrente e che ne sarebbe stata stigmatizzata. » Siamo al 15
giugno del '44 e Oswald Pohl è uno dei capi della SS e aggiunto di Himmler! Pressac non si è accorto che, per una volta, il calendario di Danuta Czech
riconosceva l'arrivo ad Auschwitz solo di una cinquantina di convogli ungheresi, e che si hanno molteplici prove del fatto che alla frontiera la Wermacht ha
fatto scendere dai treni numerosi inadatti» ai quali ha imposto di ritornare a piedi a Budapest, episodio crudele su cui esistono molte testimonianze. E a
pag 147, in uno studio allucinante sul Numero degli ebrei ungheresi arrivati ad Ausch-witz e loro tasso di mortalità», in cui Pressac moltiplica almeno per
dieci o per venti l'effettiva capacità di cremazione del complesso di Auschwitz, egli annienta la propria tesi rivelando:


Così è conservato allo Yad Vashem uno schedario proveniente dal campo di Stutthof (presso Danzica) con i nomi di 40-50. 000 ebree ungheresi che furono spedite da Auschwitz nel giugno 1944. Esse furono poi distribuite in diversi campi, là dove la manodopera mancava. »


Forse questa informazione fondamentale e la documentazione sull'installazione di camere a gas di spidocchiamento nella piccola casa colonica battezzata
Bunker 2 sono i soli elementi importanti di tutto il libro ignoti ai revisionisti (io, almeno li ignoravo), e questi due elementi vanno totalmente nel senso
delle tesi revisionistiche... se si separa l'informazione dalla sua ganga "obbligata" di pathos olocaustico. Quaranta-cinquantamila ebree ungheresi che
transitano per Auschwitz nel giugno del '44, e che poi vengono ritrovate vive! Ciò sarebbe sufficiente a distruggere la leggenda sterminazionistica
edificata intorno alla deportazione, reale ma straordinariamente gonfiata, di una parte della popolazione ebraica dell'Ungheria.
Lasceremo, del resto, da parte, eccezion fatta per una breve notazione, l'allegato 2, che consiste in cinque deliziose pagine su Il numero dei morti nel KL
Auschwitz-Birkenau» e che richiederebbe una specifica esegesi. Rileviamo soltanto che il muro del milione di vittime ad Auschwitz, al quale Klarsfeld teneva tanto, è sfondato all'indietro poco dopo la caduta del muro di Berlino. Siamo passati dai più di quattro milioni» di cui alle 19 lapidi del monumento
internazionale, che sono state tolte, a 800.000, secondo Pressac. Et ce n'est qu'un début... Ricordiamo che i revisionisti, che per anni si rifiutavano di
formulare una cifra qualunque, in attesa di veder chiaro in una questione che si era fatto a gara ad imbrogliare, dichiarano fermamente, che il numero dei
morti ad Auschwitz, calcolando insieme tutte le cause di morte e tutte le nazionalità, si eleva a 130.000 circa.

Passeremo alla svelta sulle ventilazioni della Leichenkeller, che solo abbastanza timidamente vengono presentate come prova di gassazioni omicide. È
indiscutibilmente Pressac che ha recato più documenti, accertato più dettagli ed effettuato, e di gran lunga, più ricerche su queste ventilazioni, delle
quali senza di lui si ignorerebbe suppergiù tutto e delle quali, invece, non si ignora più suppergiù nulla.
Intorno a queste aerazioni si cominciava a costruire tutto un melodramma sterminazionista e gassatorio, ma Pressac ci rivela la loro presenza su piani di
molto anteriori alla deriva criminale che egli crede di avere scoperta. La potenza dei motori elettrici che attivavano i ventilatori è del tutto banale la
banale e necessaria ventilazione di banali obitori. Si noti, comunque, che prima di Pressac i gran sacerdoti dello sterminazionismo ci domandavano di
credere che le Leichenkeller 1 dei crematori II e III erano state delle camere a gas prima di ogni seria ricerca sull'esistenza di una ventilazione di
queste sale! Ad ogni modo Pressac scopre gli altarini a pag 71 s. del suo libro: Le SS volevano verificare se la potenza di ventilazione della Leichenkeller
1 avrebbe compensato la sua disposizione di origine, aerazione alta e disaerazione bassa prevista per un obitorio, e che avrebbe dovuto essere invertita per una camera a gas, che richiede aerazione bassa e disaerazione alta. Sander e Prüfer risposero così il 2 marzo [documento 28]:» La "risposta", come si potrà constatare leggendo il documento 28, non ha rapporto alcuno con questo problema del senso della ventilazione, sul quale Pressac non insiste... ma una volta di più annienta l'idea che la Leichenkeller in questione abbia potuto mai venire utilizzata per gassare esseri umani ad un ritmo sostenuto con Zyklon-B, per l'evidente ragione che l'introduzione di acido cianidrico in questa enorme sala (30 x 7 = 210 metri quadrati) nel sottosuolo, senza nessun'altra apertura oltre alla porta d'accesso, nel sottosuolo anch'essa, e ventilata come un obitorio, sarebbe stata pericolosa e avrebbe determinato la completa indisponibilità del fabbricato per più giorni di indispensabile aerazione.
Ma la lettera della Topf del 2 marzo '43, se anche non risponde a questo problema di aerazione, è il nocciolo duro del libro di Pressac. Ecco finalmente la
prova che si cercava disperatamente, ecco il documento che distrugge i revisionisti!Pressac lo dice esplicitamente: La Bauleitung ricevette la lettera il 5
marzo. Questo documento costituisce la prova definitiva dell'esistenza di una camera a gas omicida nel crematorio II. »
Questo documento è tanto importante nell'economia del libro di Pressac che forma l'oggetto di una riproduzione in facsimile e di una traduzione (pag. 72).
D'altronde, in questo, Claude Lanzmann, nel Nouvel Observateur», ha visto bene. Egli attacca Pressac, che considera non abbastanza rispettoso della
sacralità della Mémoire» (sentite: La Mémmouharre»), ma non sputa su un documento quando, per eccezione, può trovarne uno. Non v'è nulla nell'immenso articolo dell' "Express" che non sia arcinoto -- scrive, dunque, nel Nouvel Observateur» -- se si eccettua il documento della ditta Topf un Söhne sui rivelatori di gas». Studiamo, allora, questo documento così come, traducendolo, ce lo presenta Pressac:


Oggetto: Crematorio [II], Rivelatori di gas

Erfurt, 2. 3. 43

Accusiamo ricevuta del vostro telegramma che dice:
Invio immediato di 10 rivelatori di gas come convenuto. Preventivo da fornire in prosieguo».
A questo effetto, vi comunichiamo che, già da 2 settimane, abbiamo richiesto presso 5 ditte differenti l'apparecchio che voi desiderate indicante i resti di
acido cianidrico [Anzeigegeräte für Blausäure-Reste].

Da 3 ditte abbiamo ricevuto risposta negativa e aspettiamo ancora le risposte delle altre 2.
Quando riceveremo un'informazione a questo riguardo, ve lo faremo sapere immediatamente affinché possiate mettervi in relazione con la ditta che fabbrica questo apparecchio.

Heil Hitler!
J. A. TOPF & SÖHNE

per procura, Sander
per delega, Prüfer


Questo documento è estremamente sorprendente, ma è ancora più sorprendente che lo si presenti come la la prova definitiva dell'esistenza di una camera a gas omicida nel crematorio II. » Vi si scopre che la Bauleitung SS, pochi giorni prima dell'entrata in funzione del crematorio II, e quando gassazioni intensive sarebbero state praticate da più mesi alle piccole case coloniche del Birkenwald, non avrebbe ancora risolto il problema degli apparecchi indicanti i resti di acido cianidrico». Ci si domanda, d'altro canto, come una risposta negativa di un fornitore potrebbe costituire una prova -- e una prova di che, precisamente? Al più, una prova di intenzione, non una prova di realizzazione!

Per di più, questi strumenti che la Topf non sa dove procurarsi sono del tutto correnti e necessari nel caso di gassazioni di disinfezione, che erano
praticate di continuo ad Auschwitz, nei fabbricati e nelle camere di disinfezione per i vestiti. Pressac, del resto, ci dice che il 95 per cento dello
Zyklon-B consegnato ad Auschwitz serviva per queste gassazioni di disinfezione. Faurisson menziona questi strumenti in Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire (La Vieille Taupe, 1980, pag. 171) nella traduzione integrale che dà del documento NI-9912. Non si vede in che modo la consegna di questi apparecchi proverebbe degli omicidi a mezzo di gas. A maggior ragione non si vede cosa proverebbe una non consegna. Questo interrogativo sulla psicologia dell'accusa induce ad alzar le spalle, ma non elimina l'interrogativo sul documento stesso. Come può il telegramma della Bauleitung scrivere come convenuto», se la Topf risponde in una maniera che induce a chiedersi cosa fosse convenuto? Come ha potuto la Bauleitung, in gennaio o febbraio del '43, sbagliarsi di fornitore e indirizzarsi alla Topf, costruttrice di crematori, per ottenere un apparecchio normalmente fornito dalla Degesh e obbligatorio per procedere alle gassazioni di disinfezione? E, inoltre, come mi ha fatto rilevare Henri Lewkowicz, cui sono debitore di molte altre osservazioni pertinenti sugli elementi che figurano nell'originale e che Pressac trascura, questa lettera datata 2 marzo 1943, firmata, per delega, da Prüfer, arriva ad Auschwitz il 5 marzo (Eingang: 5. MRZ 1943»).

Ebbene, a pag. 72, rigo 27, Pressac scrive: Schultze si recò ad Auschwitz il 1o marzo [... ]. Il 4 fu raggiunto da Prüfer,... » Bisognerebbe quindi credere
che Prüfer e la direzione della Topf (Sander) decidessero di affidare alla carta, e alla dattilografa, e agli imprevisti delle poste di un paese in guerra,
e al servizio postale centrale, un documento che stabiliva la loro complicità in un delitto abominevole e mostruoso, che è anche il segreto più segreto tra
i segreti del Reich.L'avrebbero fatto senza particolari precauzioni, coscienti di quel che scrivevano -- altrimenti tutta la tesi di Pressac crolla --, proprio nel momento in cui Schultze, lui stesso in prima fila tra gli iniziati a queste questioni (si veda pag. 74 e la biografia, pag. 137), si trovava sul posto ad Auschwitz.E Prüfer avrebbe firmato questa lettera proprio quando era lui stesso sul punto di partire per Auschwitz, dove arriverà prima di essa.
Ero a questo punto nelle mie riflessioni su La prova definitiva». La mia ignoranza del tedesco non mi consentiva per niente di andare più lontano. Quanto
sopra era sufficiente per respingere la prova, ma non permetteva di spiegare questa lettera improbabile. Fu allora che ricevetti da un'amica tedesca,
antifascista, revisionista da poco tempo, ma tanto più combattiva, un testo in tedesco che essa fece tradurre, per maggior sicurezza, da un germanista,
traduttore di professione. La traduzione mi è giunta il primo febbraio.

Ecco il testo:

La prova definitiva: un falso di più

La preuve définitive [in francese nel testo] dell'esistenza di una camera a gas nel campo di concentramento di Auschwitz, Jean-Claude Pressac crede di
averla trovata. Come si può verificare nel suo libro Les Crématoires d'Auschwitz... , pag. 72, vede questa prova in una lettera indirizzata alla direzione
centrale dell'edilizia della Waffen-SS e della polizia» dalla ditta Topf & Söhne [Topf e figli] di Erfurt, che si occupava della costruzione dei forni
crematori ad Auschwitz.

Secondo il testo di questo documento datato 2 marzo 1943, la casa Topf & Söhne risponde ad una richiesta di forniture formulata per telegramma dalla
direzione dell'edilizia. Tuttavia questo testo presenta diverse particolarità che costringono a porre fortemente in dubbio la sua autenticità.

Prima singolarità, questa lettera riproduce integralmente il telegramma ricevuto, il che è piuttosto assurdo, dato che i destinatari dovevano conoscerne
perfettamente il contenuto. In un caso simile, basta -- ed è questo, del resto, l'uso -- confermare senz'altro la ricezione del telegramma della data tale.
Inoltre, questo telegramma è redatto in un tedesco singolare:

Inviate voi [Envoyez-vous] subito 10 esaminatori di gas come convenuto. Far seguire ulteriormente un'offerta di costi».

[Nota del traduttore dal tedesco in francese: esaminatore di gas» e offerta di costi» sono equivalenti letterali dei termini composti originali. Con
envoyez-vous» ho tentato di dare un equivalente dell'effetto che è prodotto dall'errore (che nessun tedesco farebbe né lascerebbe mai passare) consistente
nell'adoperare absendet come imperativo alla seconda persona plurale, mentre questa forma non si può incontrare in tedesco se non alla fine di una
proposizione subordinata -- da cui la domanda che qui di seguito formula l'autrice:]

In quale rapporto grammaticale si trova absendet»?

E che cosa significa un'offerta di costi»? Mi si indichi il paese in cui, nel corso di una transazione, si offrono i costi!

È una formula che non ha il suo posto nel tedesco degli affari. Senza dubbio, si tratta di una traduzione troppo fedele da un'altra lingua.

Astrazion fatta da offerta», il concetto stesso di costi» è misterioso, in questo contesto sarebbe fuor di proposito. All'atto di una consegna, gli
operatori della transazione normalmente parlano di prezzo (mentre allo stadio di progetto si stabilisce un preventivo di stima [letteralmente stima
preventiva dei costi»]); ma che si offrano i costi, questo non si è mai visto.

Altrettanto curiosa la parola esaminatore di gas»: forse della sua composizione? o della sua densità? [Nota del traduttore dal tedesco in francese: da
segnalare un'altra connotazione forte di questa curiosa parola composta: Weinprüfer, degustatore di vini». ] La fabbricazione di una parola siffatta indica
ignoranza totale del mestiere. Ci si sarebbe aspettati strumento di controllo dei residui» o misuratore di residui» o un'altra formulazione del genere. Si è
trattato soltanto di mettere la parola gas» sotto il naso del lettore, ben disposto, di questo documento? A meno che questa direzione centrale della
Waffen-SS e della polizia» non abbia incaricato di curare la corrispondenza un deportato che non aveva se non una insufficiente padronanza della lingua e
non abbia fatto spedire un telegramma in un tedesco da cucina.

È, dunque, con una certa stupefazione che si constata, leggendo i passi della lettera della Topf & Söhne, che pure essi hanno dovuto essere redatti da uno
straniero. Vi si può leggere:

Se riceviamo una comunicazione in questo affare, ci avvicineremo a voi subito, [... ]». La formulazione [in tedesco, nota del trad. in francese] tradisce, o
lascia sperare, una certa intimità [che la traduzione di Pressac sopprime, nota del trad. in francese]. È certo che un avvicinamento può essere vantaggioso
nella vita economica, ma in una corrispondenza commerciale l'espressione sorprende.

Anche qui si potrebbe trattare della traduzione letterale di una formula usuale in polacco, o in russo, in yiddish, in inglese, ecc.
Che i nostri costruttori di forni attraversassero un momento difficile, che essi descrivono con precisione: Abbiamo ricevuto annullamenti di ordini da tre
ditte, e altre due non ci hanno ancora risposto», è cosa che in sé non ha niente di sorprendente. Nondimeno, queste confidenze sembrano un po' eccessive:
non si vede perché la direzione edilizia del campo di concentramento avrebbe dovuto interessarsi ai problemi di tutte le ditte che ricevevano annullamenti
di ordini» o alle quali non si era ancora risposto». Forse è la paura ispirata dall'onnipotenza SS che ha condotto l'autore di questa lettera ad esporre in
dettaglio i problemi della sua impresa.

Notiamo in margine che evidentemente la macchina da scrivere adoperata presso la Topf & Söhne non aveva la lettera "ß" [lettera caratteristica del tedesco; l'unica lettera gotica conservata da quando è stato ufficialmente adottato l'alfabeto latino, nota del trad. in francese]: probabilmente si trattava di un bottino di guerra, portato dalla Francia o dalle isole anglo-normanne.

Ma la domanda principale è questa: perché la direzione edilizia doveva incaricare la ditta di Erfurt, specializzata nei forni, di consegnarle questi
esaminatori di gas»?

Perché non si è rivolta ad un fabbricante di materiale da laboratorio?

Che a quell'epoca lo Ziklon-B sia stato adoperato massivamente da diversi servizi tedeschi, così come nel campo di concentramento di Auschwitz, per la
disinfezione dei baraccamenti, dei tessili, ecc. , nessuno storico lo contesta.

Il problema della rivelazione della presenza dei residui ha perciò dovuto porsi -- ed essere risolto in ciascun caso -- molto prima del 2 marzo 1943. Che
questo problema abbia dato filo da torcere alla SS solo nel 1943 e che, inoltre, i nostri installatori di forni abbiano potuto tenerla [la SS] sulla corda
per un certo tempo, tutto questo supera l'immaginazione.

Se è permesso presentare anche una sola volta una "prova decisiva", nel caso specifico la prova che questo pezzo di scrittura è un falso -- e poco importa
la sua provenienza, KGB o CIA --, eccola: gli accusatori alleati di Norimberga hanno registrato sotto il numero NI-9912 un documento, trovato al servizio spedizioni della Degesch, che regolamenta fin nei minimi dettagli il maneggiamento dello Zyklon-B. Si intitola Direttive concernenti l'utilizzazione
dell'acido cianidrico (Zyklon) per sterminare i parassiti (disinfezione). Secondo tali direttive (punto VI: Equipaggiamento), ogni squadra di disinfezione
deve essere provvista, tra le altre cose, di 1 Gasrestenachweisgerät» letteralmente uno strumento di rivelazione della presenza dei residui di gas». Questo
termine di Gerät [utensile», strumento», apparecchio», ecc. ] appare del resto come leggermente esagerato in rapporto a ciò di cui si tratta. Si può
leggere, infatti, al paragrafo XIV (Revoca definitiva della proibizione di utilizzare il locale gassato), punto V:

o Rivelazione della presenza dei residui di gas. La striscia di carta -- e, questo, anche tra coperte e tra materassi messi in pila, così come nei luoghi
difficilmente accessibili e mal ventilati -- non deve diventare di un bleu più scuro del campione di colore più chiaro. Se non si dà questo caso, bisogna
continuare a ventilare e dopo alcune ore procedere ad una nuova ricerca dei residui di gas. »

Metodo relativamente semplice, quindi; molto probabilmente, i Gasrestenachweiesgerät erano compresi nelle consegne di Zyklon-B, e gli esaminatori di gas», pretesamente cercati con tanta difficoltà dalla casa Topf & Söhne, non esistevano.

Pressac avrebbe dovuto conoscere l'intervista del professor Faurisson apparsa nel 1979 in Storia illustrata», in cui egli rimanda proprio a questo documento NI-9912. Pressac si sarebbe accorto, allora, che il contenuto della lettera da lui citata come documento 28» riprodotto in facsimile nell'edizione francese è assurdo; che in nessun caso può, dunque, trattarsi di una prova definitiva», ma secondo ogni verosimiglianza di un falso in più.

Andreas Röhler

Se la lettera che costituisce il cuore del libro di Pressac e la prova definitiva» dell'esistenza delle camere a gas si rivelasse un falso, emanante
probabilmente dagli onesti storici umanisti dello SMERSH al tempo della loro "inchiesta" sulla Topf, questo, evidentemente, sarebbe il nec plus ultra.

I tedeschi che ho consultato mi hanno dichiarato che a loro la dimostrazione pareva irrefutabile. Ma gli argomenti a favore dell'autenticità della lettera
sono i benvenuti. Non abbiamo una concezione dogmatica della ricerca.
Se la lettera risultasse autentica, e se i Gasprüfer» rappresentassero una prova di gassazioni omicide, la loro assenza attestata il 5 marzo del '43
annienterebbe la tesi delle gassazioni omicide pretesamente praticate a partire da dicembre del '41 e gennaio del '42 dalle SS!

Adesso vorrei narrare un aneddoto.

Ad una data che non posso più precisare, ma che si colloca nel 1985, '86 o '87, quando il libro americano di Pressac non era apparso, ho avuto comunicazione di un piccolo bollettino che conteneva la testimonianza di una SS di Auschwitz (si trattava, credo, del bollettino della FANE, di Marc Fredriksen, ma l'ho perduto). Questa SS, alla fine del '42, verso la fine dell'epidemia di tifo e prima dell'entrata in servizio dei crematori di Birkenau, aveva preso parte allo scavo di una fossa nel Birkenwald nella quale era stato seppellito un certo numero di corpi di vittime dell'epidemia, nell'ordine di 200. Al principio del '43 i corpi, in parte conservati dall'inverno polacco, erano stati dissepolti e i resti erano stato bruciati fin dall'entrata in funzione dei crematori.
Le SS, che erano state soverchiate dalle conseguenze dell'epidemia, temevano la contaminazione della falda freatica, vicinissima alla superficie del suolo.
Questa testimonianza era fondamentale. Confermava la presenza di una fossa nel Birkenwald e il fatto che dei deportati erano stati impiegati per scavarla,
poi altri deportati per esumare i cadaveri, esperienza traumatizzante che in un universo carcerario poteva far nascere delle voci. Ma questa testimonianza
inficiava sia lo sterminio degli ebrei nel Birkenwald, sia l'esistenza di fosse di incinerazione in cui sarebbero stati bruciati decine di migliaia di
corpi.

Il mio Droit et Histoire era già apparso. Avevo, quindi, già rese pubbliche la mia versione dei rapporti che Faurisson e io avevamo avuto con Pressac e la
mia valutazione molto critica del personaggio. Le mie relazioni con Pressac, che era diventato l'"esperto" della parte avversa, erano fredde, ma rimanevano
cortesi. Gli telefonai per chiedergli cosa ne pensasse.

Lui era di ritorno da Auschwitz (e quindi può datare questa conversazione telefonica). Le tracce della fossa esistevano, eccome. Era stata riempita, ma sul
luogo sussisteva una leggera depressione il cui centro era occupato, al momento in cui vi era stato lui, da una pozzanghera. Le autorità del museo
conoscevano l'esistenza di questa fossa e la sua storia effettiva, che corrispondeva alla testimonianza che avevo sotto gli occhi e che Pressac non
conosceva (per lo meno, così mi disse). Mi diede il luogo esatto e le dimensioni. Tutto corrispondeva alla testimonianza. Gli domandai, allora, cosa
pensasse delle fosse di incinerazione. Sapeva perfettamente cosa ne pensavo io (impossibilità totale). Egli dichiarava che erano esistite. Non ne restava
traccia alcuna... Forse nell'area del crematorio IV o del V».

Ora, l'eliminazione delle tracce, nella misura in cui fosse stata possibile (e che fosse possibile rimane estremamente dubbio), avrebbe necessitato di
considerevoli lavori di raschiamento del suolo e dei residui, seguiti da altri di sterro che avrebbero, essi, lasciato tracce... , le tracce del passaggio
dei cancellatori di tracce, con rischi di sbavature materiali ben altrimenti difficili ad evitarsi e ad eliminarsi che non le sbavature» della Bauleitung.
Racconto l'aneddoto perché mi pare metta in evidenza il funzionamento mentale di Pressac, o, piuttosto, l'arrestarsi di tale funzionamento quando le
conclusioni che sembrano discendere logicamente dalle premesse sono suscettibili di procurargli delle "bastonature", cioè i fulmini dell'autorità, quale che
essa sia.

Soprattutto, Pressac non vuole noie con l'autorità! (E debbo dire che da questo punto di vista non manovra per niente male).

Ma avevo annunciato che collocavo alla fine l'analisi del primo capitolo, intitolato La Preistoria dell'Incinerazione nei Campi di Concentramento». Questo
titolo è curioso. Ciò che differenzia la preistoria dalla storia è, allo stesso tempo, il suo oggetto e la sua metodologia, dovuta precisamente al fatto che
la preistoria si occupa dello studio delle società umane che non hanno lasciato tracce scritte. Nel caso specifico, quindi, si tratta di un' utilizzazione
impropria della parola. Di fatto, si tratta, in questo primo capitolo, degli inizi dell'incinerazione nei campi. Gli inizi della storia o la storia degli
inizi. Poco importa. Nella testa di Pressac la preistoria è la storia di ciò che si situa prima... della storia che ci racconterà e che è il tema del suo
libro: l'incinerazione ad Auschwitz.
Non si potrebbe dire in modo migliore che il vero tema del libro è l'incinerazione e che il preteso assassinio di massa» non è altro che un'aggiunta di
riporto. Se Pressac credesse sul serio a ciò che nondimeno racconta, vale a dire che i crematori siano effettivamente stati il luogo in cui si dissimulava
un massacro sistematico di popolazioni, avrebbe dedicato il suo primo capitolo alla "preistoria" delle esecuzioni di massa, ai metodi di esecuzione prima...
di quello che costituisce il motivo di fondo del suo libro. In effetti, il titolo del primo capitolo e il suo contenuto costituiscono delle confessioni
implicite da parte di Pressac del fatto che il suo libro non contiene veramente ciò che è reputato contenere e ciò per cui esso viene celebrato dai media.
Ma per di più questo primo capitolo, che non contiene meno enormità degli altri, comprende un passo di quindici righe che rivela integralmente il metodo
Pressac e che dà la chiave dell'opera e degli artifici da illusionista adoperati dall'autore.

Prima di studiare queste quindici righe ricordiamo che Auschwitz era un campo di concentramento in cui centinaia di migliaia di deportati sono entrati e da
cui centinaia di migliaia di deportati sono usciti. I deportati che non sono usciti dal campo sono morti sul posto. Nel sito di Auschwitz non si è ritrovata
fossa comune o carnaio. A dispetto di alcuni tent