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REVISIONISMO

Il revisionismo è essenzialmente un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista, come Cesare Saletta.

 

 


LA ROMANIA CEDE AL RICATTO DELLE ORGANIZZAZIONI EBRAICHE.

( 23 Novembre 2004 )

 



La stampa mondiale ha dato risonanza alla notizia: la Romania, che si ostinava a dire di non aver mai avuto responsabilità personali in ciò che viene chiamato “lo sterminio degli ebrei” (Olocausto oppure Shoah), si è ravveduta.
In Francia il quotidiano LE MONDE titolava: “ la Romania riconosce formalmente aver partecipato allo sterminio ebraico” (Articolo di Mirel Bran, 17.11.04, pag. 7)
Tuttavia se c’è un paese che ha protetto i propri ebrei durante la seconda guerra mondiale, quello è la Romania. Questa verità la si poteva esprimere fino a qualche tempo fa, mentre oggi si viene invitati a mascherarla e quindi a mentire.
Sulla realtà della sorte degli ebrei rumeni durante la guerra, citiamo innanzitutto una testimonianza pubblicata da l’EXPRESS nel 1979 dal titolo: I RUMENI E GLI EBREI.
Poi, per una riflessione più approfondita, vedremo da vicino un rapporto pubblicato nel 1982 da LE MONDE JUIF (il mondo ebraico), rivista del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Parigi, dal titolo significativo: LA ROMANIA RISPARMIATA DALL’OLOCAUSTO.
 




I RUMENI E GLI EBREI

Firmata da Constantin Mares, ecco la lettera pubblicata da l’EXPRESS (settimana dal 10 al 16 Marzo del 1979)

 

Sono un rumeno stabilitosi nella Repubblica Federale Tedesca. Ho 51 anni. Quando Hitler morì avevo 17 anni. Ho letto con sorpresa nell’EXPRESS N° 1440 che durante la Seconda Guerra Mondiale (fonte citata e ripresa senza obiezione alcuna) in Romania sarebbero morti o scomparsi 425.000 ebrei, cioè il 50% di una popolazione ebraica di 850.000 persone (nel 1939).
E’ un grave errore, una vera diffamazioneverso un popolo, quello rumeno, che ha troppo sofferto, che non ha mai conosciuto l’odio, l’assassinio politico, razziale o di massa e nemmeno l’invasione di territorii appartenente ad altri popoli.
Vale inoltre la pena ricordare che durante la guerra la Romania non è stata governata da un partito fascista ma da un maresciallo che ha commesso degli errori ma che ha lottato per i territori invasi.
Ho il dovere di precisare che, durante il conflitto, i miei compatrioti rumeni di origine ebraica, non sono mai stati costretti a portare la Stella di David, avevano le loro scuole, nella capitale del Paese hanno funzionato un liceo (La Cultura) ed un teatro (il Baracheum), quest’ultimo frequentato ora da tutti gli abitanti di Bucarest, ebrei e non.
In quegli anni, sulle scene del Teatro Nazionale Rumeno, il dramma “ la stella senza nome “, scritta dal grande drammaturgo rumeno di origine ebraica Mihail Sebastian, riempiva le sale.
In tutta la Romania non sono mai esistiti campi di concentramento per gli ebrei ed il Maresciallo Antonescu si è personalmente opposto alle richieste di Hitler e, di conseguenza, nessuno dei miei compatrioti è mai stato consegnato ai nazisti.
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Da questa breve testimonianza si notano tre punti principali: gli ebrei rumeni, a differenza, ad esempio, di certi ebrei francesi, non hanno dovuto portare la stella di David, non sono stati messi in campi di concentramento e non sono stati consegnati ai tedeschi per essere deportati verso la Germania o la Polonia.
 



LA ROMANIA RISPARMIATA DALL’OLOCAUSTO.

(presentazione del Rapporto Popescu da parte di LE MONDE JUIF)


Firmato da Josif Toma Popescu, il rapporto intitolato “ la Romania risparmiata dall’Olocausto “ (le Monde Juif, Gennaio-Marzo 1982, pag. 1-2 e 3-11) riveste ancora maggiore importanza dal momento che ha ricevuto il plauso del CDJC ebraico, il cui direttore era Gorge Wellers, nemico giurato dei revisionisti.

La presentazione (pag. 1-2) di detto rapporto (pag. 3-11) da parte di Le Monde Juif è elogiante ed alquanto onesta. Si bada bene ad evidenziare che il governo rumeno non ha avuto responsabilità nella sorte toccata agli ebrei in alcuni territori da poco confiscati alla Romania nell’Agosto 1940 in applicazione, da una parte, del patto germano-sovietico e, dall’altra, del Trattato di Vienna imposto da Hitler e Mussolini. Nello spazio di due mesi la Transilvania del Nord veniva annessa dall’Ungheria, mentre la Bessarabia e la Bucovina del Nord venivano annesse dall’Unione Sovietica e la Dobroudja del Sud veniva annessa dalla Bulgaria.

Di conseguenza, attribuire alla Romania, come si tende a fare troppo spesso, la responsabilità del destino degli ebrei in quei territori, equivale ad un imbroglio.
E’ vero tuttavia che il governo rumeno tenterà di trasferire in Transnistria (parte occidentale dell’Ucraina sovietica e attualmente regione orientale della Moldavia), prima di inviarli verso gli Urali se le circostanze lo avessero permesso, degli ebrei arrivati per lo più dai territori annessi.
Il trasferimento e la collocazione di questi ebrei si rivelerà un disastro e nel giro di un anno, gli ebrei sopravissuti al tifo, alla fame e al freddo, verranno riportati in Romania.
Le Monde Juif precisa: « La responsabilità del governo rumeno in questi tentativi è pesante, benchè non sia facile distinguerla dai responsabili tedeschi (alleati della Romania nella crociata contro l’Unione Sovietica).
Le Monde Juif denuncia l’esistenza nel resto della Romania di ghetti (?) e di leggi anti-ebraiche, ma aggiunge anche che non ci sono state deportazioni verso i campi polacchi o tedeschi.
Arriva perfino a riconoscere che il Gen. Antonescu (diventato Maresciallo nell’Agosto del 1941), il vice-ministro Mihai Antonescu (filo-inglese), la regina madre ed altre autorità della chiesa ortodossa, risposero favorevolmente ai vari interventi del Gran Rabbino di Romania, il Dr. Alexandre Safran.
Per quanto riguarda Iuliu Maniu, ex vice primo ministro e presidente del Partito Nazionale Agrario, egli avrebbe avuto un ruolo determinante presso il Maresciallo Antonescu in favore dei suoi compatrioti ebrei.
 



LA ROMANIA RISPARMIATA DALL’OLOCAUSTO

( il rapporto Popescu stesso )

 

All’epoca J.T. Popescu era avvocato del Foro di Bucarest. Il suo rapporto è ricco di precisazioni che confermano che, grazie in particolar modo al governo del Maresciallo Antonescu, agli ebrei rumeni sono state risparmiate tutte quelle vicissitudini inflitte loro in altri paesi europei.
Un certo numero di questi ebrei rumeni simpatizzavano per la causa dell’Unione Sovietica che combatteva la Romania.
All’inizio della guerra, a Jassy, una formazione militare rumena diretta al fronte e che passava in una via stretta della città, fu attaccata da ebrei comunisti. Ne era seguito uno scontro che aveva provocato perdite da ambo le parti e anche fra la popolazione civile. Solamente le vittime di parte ebraica, notevolmente gonfiate dalla leggenda, sono passate alla storia.
J.T. Popescu non ricorda questo avvenimento di Jassy ma ne evoca un’illustrazione: gli ebrei rumeni non furono mobilitati nell’esercito rumeno e quindi non parteciparono alla campagna di Russia in seguito sarebbe costata alla Romania perdite terribili.

In compenso per tale privilegio, il M.llo Antonescu aveva prospettato “un contributo speciale imposto solo agli ebrei, dato che questi non partecipavano alla campagna militare” (pag. 7).
Tuttavia, su intervento ancora una volta di I. Maniu, questa disposizione fu abbandonata.
Il rapporto Popescu menziona inoltre un sorprendente privilegio per gli ebrei: la concessione, con effetto retroattivo, di una pensione finanziaria a vecchi ebrei stranieri che, avendo lavorato in Romania, avevano omesso di compilare le formalità necessarie per ottenere la nazionalità rumena.
Siccome ebrei immigrati clandestini affluivano dall’Austria, dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia, il governo di Bucarest prospettò delle misure di internamento e di respingimento di questi immigrati, ma finì, ancora una volta, per rinunciarvi.
Quando il vento degli avvenimenti cambiò direzione, il M.llo Antonescu venne arrestato il 23 Agosto 1944 su ordine di Re Michele I°, consegnato ai sovietici e giustiziato nel 1946.


 


LA FIGURA DEL MARESCIALLO ANTONESCU
 

Il popolo rumeno, da parte sua, conoscerà dopo la guerra la severità del comunismo (1947-1989).
Questi, dopo la caduta del comunismo. Comincia ad erigere in varie parti del paese delle statue intitolate al suo vecchio “conducator”.
Lungi dal sembrare un “fascista”, Antonescu assume improvvisamente i tratti di un nazionalista che, all’estrema destra, nel 1941 aveva violentemente spazzato il movimento della Guardia di Ferro e che, all’estrema sinistra, aveva combattuto il comunismo con le armi.
Nei confronti dei suoi alleati tedeschi aveva dato prova di un’accanita indipendenza, rifiutando di consegnare i comunisti ebrei per internarli nei campi tedeschi o polacchi e anche per via delle facilitazioni concesse agli ebrei durante la guerra affinché raggiungessero la Turchia.
Oggi la comunità ebraica rumena ed i loro amici della comunità internazionale protestano contro gli onori resi alla memoria del Maresciallo fucilato dai comunisti.

Nel Dicembre 2000, un dirigente di destra, Corneliu Vadim Tudor, che ottiene il 28% dei suffragi alle elezioni presidenziali, vinte da Ion Iliescu,. Dichiara:

“ Io non contesto l’Olocausto, ma non credo che il dolore debba essere sfruttato commercialmente.

In Romania si esagerano le cifre per chiedere il massimo di indennizzi finanziari. Gli ebrei ci chiedono di demolire le statue di Antonescu come i Talebani hanno fatto con quelle dei Buddah “

(Michel Bran “ l’altra memoria rumena “ – Le Monde, 8 Marzo 2002, pag. 8.

La Romania è candidata all’entrata nell’Unione Europea e già fa parte della NATO.

Ora, la prima condizione imposta ai paesi candidati è notoriamente quella di adempiere ad un diritto di entrata a beneficio delle organizzazioni ebraiche internazionali. L’ammontare di questo diritto non è negoziabile. Esso è proporzionale al numero degli ebrei censiti come scomparsi durante la guerra nel paese in questione.

Questa “tassa” va onorata sull’unghia, come hanno fatto gli svizzeri, i quali non hanno mai chiesto niente a nessuno e men che meno essere integrati nella UE o nella NATO.
 



GENUFLESSIONE E PENTIMENTO
 

Il governo Rumeno ha piegato il capo, si è inginocchiato e ha fatto atto di costrizione.

“ sotto la pressione della comunità ebraica degli Stati Uniti, la Romania, candidata alla NATO, ha dovuto rivedere il proprio passato. Nel Marzo 2002 una nuova legge proibiva le statue del M.llo Antonescu. Tre di queste sono già state smantellate “ annunciava con soddisfazione Mirel Bran (le Monde, 17 Luglio 2002, pag. 5).

Nella stessa disposizione anti-revisionista, la stessa legge condanna “ qualsiasi negazione pubblica dell’Olocausto “, pena cinque anni di prigione (in Francia la condanna è di un anno).

In una lettera aperta firmata da Hillary Clinton, senatrice di New York, si intima alla Romania di togliere il ritratto del M.llo Antonescu dalla galleria dei ritratti di tutti i primi ministri rumeni.

Ottantenni di origine rumena, diventati cittadini americani dopo la guerra, vengono dichiarati vecchi criminali di guerra, privati della nazionalità americana e consegnati alla Romania per esservi giudicati e condannati.

Elie Wiesel inaugura personalmente un monumento all’Olocausto in Romania e avverte il Presidente Ion Iliescu ed il primo ministro social-democratico Adrian Nastase:

“ non girate le spalle al passato. Integratelo nella vostra vita e conoscerete la prosperità. Dimenticatelo e sarete condannati “ ( do not turn your back on the past. Integrate it into your life and you will flourish. Forget it and you are doomed (New York Times, 31 Luglio 2002).

Circa un anno dopo, il 12 Giugno 2003, il governo rumeno, in un effimera mossa di ribellione, dichiara:

“ Il governo ribadisce fermamente che all’interno delle frontiere della Romania non c’è stato alcun Olocausto fra il 1940 e il 1945 “. Ciò che in effetti corrisponde a verità.
Sei giorni dopo, “ cedendo alla pressione internazionale “, alla collera dello stato di Israele e all’indignazione dell’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme, Bucarest rettifica la sua posizione e il 18 Giugno 2003, confessa:

“ I governi rumeni al potere fra il 1940 ed il 1944 sono colpevoli di gravi crimini di guerra, di persecuzioni e deportazioni “ (Mirel Bran “ il revisionismo storico alla rumena “, LE MONDE, 26 Giugno 2003 pag. 16).

Il 14 Febbraio 2004 la stampa annuncia l’atto di scusa di C.V. Tudor:

“ Io chiedo a tutti gli ebrei di perdonarmi. Sono cambiato “

Porterà ad Auschwitz una delegazione di responsabili del suo partito, quello della “ Grande Romania “ e se fosse diventato il prossimo presidente della Romania, avrebbe introdotto nelle scuole l’insegnamento dell’Olocausto.

( “ ex negazionista dell’Olocausto vuole fare ammenda “ dall’edizione on-line del Jerusalem Post ).

Così LE MONDE del 17 Novembre 2004 strombazzava con un titolo a tre frasi:

“ La Romania riconosce formalmente aver partecipato allo sterminio degli ebrei “

“ Il Presidente Ion Iliescu si assume l’intera responsabilità dello Stato per la Shoah surante la Seconda Guerra Mondiale “

“ Circa 400.000 ebrei e 11.000 zingari furono uccisi “

Queste ultime cifre, evidentemente, non corrispondono ad alcuna verità storica ma rappresentano una semplice indicazione dell’ammontare della ))))fattura((( che verrà presentata al contribuente rumeno.
Lo stesso articolo ricorda che, in un passato recente, Ion Iliescu aveva tentato di minimizzare la tragedia degli ebrei in Europa ed in particolare in Romania, tanto che il quotidiano Jerusalem Post aveva perorato l’isolamento del capo di stato rumeno sulla scena internazionale paragonandola al leader estremista austriaco Joerg Haider.

Il ministro dell’interno israeliano Avraham Poraz, nato in Romania, aveva dichiarato il presidente rumeno “ persona non grata “.

L’articolo di LE MONDE termina sulla conferma di tre notizie. La Romania si appresta a costruire un memoriale della Shoah, dopodiché costruirà un museo dell’Olocausto e, infine, questo oscuro episodio della storia rumena verrà integrato nei testi scolastici.

Se George Wellers resuscitasse e ribadisse a Bucarest i propositi espressi nel LE MONDE JUIF del Marzo 1982, incapperebbe direttamente in una pena di cinque anni di galera.

Tant’è che, di anno in anno e di paese in paese, si rafforza l’aspetto conquistatore del Business della Shoah e dell’Industria dell’Olocausto.

Fra lo Stato d’Israele, la Diaspora ebraica e la superpotenza americana regna su quest’argomento una cordiale intesa ricattatoria.

NOTA: oggi la Romania è accusata di aver ucciso 400.000 ebrei ma secondo i più affermati storici ebraici, il numero dei “morti” ( e non solo quello degli uccisi ) è stato ben inferiore. Gerald Reitlinger propone un totale di 210.000 – 220.000 morti e ben precisando che si tratta di una semplice congettura “ in mancanza di informazioni probanti “ (The Final Solution, Jacob Aronson, North Vale, New Jersey, 1987 (1956), pag. 497, 501).

Lucy Dawidowicz avanza la cifra di 300.000 (The War Against the Jews, 1933-1945, New York, Holt Rinehart and Winston, 1975, pag. 403), mentre Raul Hilberg quella di 270.000 (The Destruction of European Jews, New York, Holmes and Meier, 1985, pag. 1220).

In quanto a Leni Yahil, essa si astiene dal proporre qualsiasi cifra; la sua conclusione sulla sorte riservata agli ebrei rumeni viene espressa con tale garbo da costituire, in alcuni momenti, una difesa, se così la possiamo chiamare, per la Romania (The Holocaust, the Fate of European Jewry, 1932-1945, tradotto dall’ebraico, New York e Oxford, Oxford University Press, 1990 (1987), pag. 344-348).

Per un interessante dibattito fra due revisionisti (Serban C. Andronescu e Mark Weber) circa il tema degli ebrei rumeni durante la seconda guerra mondiale e circa delle cifre di morti completamente diverse, si può far riferimento a The Journal of Historical Riview ( Summer 1982, pag. 211-223 – Fall 1982, pag. 233-238 – Winter 1982, pag. 357-358,479).





PROF. ROBERT FAURISSON

 

Erwin

Erwin@thule-toscana.com