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REVISIONISMO

Il revisionismo è essenzialmente un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista, come Cesare Saletta.

 



L'inventore del SAPONE di ebreo e dei 6 MILIONI!



 


l'ebreo ehrenbug
 


L’uomo ritratto nella foto qui sopra si chiamava Ilya Grigoryevich Ehrenburg (1891-1967). Ebreo sovietico, nato a Kiev, giornalista e scrittore, fu uno dei più attivi portavoce dell’URSS durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu autore di un gran numero di poesie, racconti, libri di viaggio, articoli, saggi e opere letterarie. Due suoi romanzi, Padeniye Parizha (La caduta di Parigi, 1941) e Burya (La Tempesta, 1948) vinsero il Premio Stalin. Il che fa capire che, rispetto al sanguinario regime staliniano, Ehrenburg non era esattamente un dissidente. Girò l’Europa occidentale in lungo e in largo, risiedendo a Parigi per molti anni. Di tutti gli autori sovietici fu certamente il più cosmopolita, anche se è difficile definirlo il più coraggioso.

Fu infatti solo dopo la morte di Stalin che Ehrenburg si decise a pubblicare un romanzo (Il Disgelo, 1954) in cui si faceva cenno ai crimini e alle repressioni del regime che lo aveva riempito di onori, premi e celebrità. Un autentico cuor di leone.

Ehrenburg era stato, negli anni della guerra, membro del Comitato Antifascista Ebraico finanziato dai sovietici a scopo propagandistico. Instancabile attivista, non mancava di partecipare a qualsiasi iniziativa per la raccolta di fondi, in particolare negli Stati Uniti, dove amava stupire i partecipanti con l’esibizione di saponette che (a suo dire) sarebbero state fabbricate dai tedeschi utilizzando i cadaveri degli ebrei uccisi nei campi di concentramento. Si trattava di una scempiaggine, ma le leggende popolari di questo tipo attecchiscono subito all’immaginario collettivo. Ricordo che, da bambino, la storiella degli ebrei saponificati era fonte, tra noi scolari, di un’infinita quantità di scherzi e barzellette. Ancora oggi c'è un sacco di gente che continua a prenderla sul serio.

Ehrenburg odiava i tedeschi di un odio feroce. Non è ben chiaro quanto di questo odio fosse dettato dalla sua condizione di ebreo e quanto dal suo lavoro di propagandista filosovietico. Negli anni della Seconda Guerra Mondiale i suoi articoli erano un’incessante incitazione alle truppe sovietiche perché uccidessero quanti più tedeschi possibile, non importa se militari, civili, uomini, donne o bambini. Ora, negli anni della Seconda Guerra Mondiale le ragioni per odiare i tedeschi erano molte e non certo ingiustificate, ma Ehrenburg esagerava. In un volantino propagandistico scritto di suo pugno ed intitolato, con impeccabile chiarezza programmatica, “Kill!”, si incitavano i soldati sovietici a trattare i tedeschi dei paesi conquistati come esseri subumani. Il volantino si concludeva con queste parole:


“I tedeschi non sono esseri umani. Da oggi in poi, la parola “tedesco” sarà la più orribile delle maledizioni. Da oggi in poi la parola “tedesco” sarà per noi una ferita nella carne viva. Noi non abbiamo niente da discutere. Noi non proveremo emozione. Noi uccideremo. Se non avrete ucciso almeno un tedesco durante il giorno, quel giorno sarà stato sprecato. [...] Se non riuscite a uccidere un tedesco con un proiettile, allora uccidetelo con la vostra baionetta. Se il vostro fronte è tranquillo e non ci sono combattimenti, allora uccidete un tedesco per passare il tempo. Se avete già ucciso un tedesco, uccidetene un altro. Non c’è niente di più divertente per noi di un cumulo di cadaveri tedeschi. Non contate i giorni, non contate i chilometri. Contate una cosa soltanto: il numero di tedeschi che avete ucciso. Uccidete i tedeschi! [...] Uccidete i tedeschi! Uccideteli!”


Ehrenburg faceva appello agli istinti più feroci dell’esercito sovietico che dilagava per l’Europa dopo aver respinto l’avanzata nazista. In tutti gli altri suoi volantini, la litania, impregnata di un razzismo che a quello nazista non aveva proprio nulla da invidiare, è sempre la stessa:

“Dobbiamo uccidere i tedeschi. [...] Vi sentite ammalati? Vi sembra di avere un incubo nel petto? [...] Uccidete un tedesco. Se siete uomini giusti e di coscienza, uccidete un tedesco [...]. Uccidete!”

E ancora, con esplicita incitazione allo stupro:

“Uccidete! Uccidete! Nella razza tedesca c’è solo malvagità. Non uno tra i vivi, non uno tra i nascituri è altro che male. Seguite i precetti del compagno Stalin. Schiacciate la bestia fascista nella sua tana una volta per tutte! Usate la violenza per spezzare l’orgoglio razziale delle donne tedesche. Prendetele come vostro legittimo bottino. Uccidete! Mentre dilagate come la tempesta, uccidete, valorosi soldati dell’Armata Rossa!”

Potremmo parlare di Ilya Ehrenburg come uno dei tanti mostri folli e assetati di sangue che le guerre non mancano mai di partorire o di creare dal nulla.
Ma se sto parlando di lui è perché ...

...il 22 dicembre 1944 ...

...fu proprio Ehrenburg, questo razzista psicopatico, a menzionare per la prima volta la cifra di

“sei milioni”

di ebrei uccisi dal nazionalsocialismo e a introdurre poi questo numero cabalistico nella propaganda sovietica. Da lì, questo numero si diffuse in tutta Europa e nel mondo. Dopo la guerra, fu Ehrenburg a scrivere, insieme al collega Vasily Grossman, anch’egli attivista della propaganda sovietica, il famoso
“Libro Nero” su cui si fondò la leggenda dell’Olocausto come la conosciamo.

Prima di morire Ehrenburg diede disposizione affinché i suoi archivi privati venissero donati allo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto a Gerusalemme.

“La storia è un mucchio di bugie”, diceva Henry Ford. Probabilmente è vero, ma a volte, come ogni bugiardo, ama fornire indizi per essere smascherata.
Ehrenburg era nato il 27 gennaio 1891. Ancora oggi, in quella data, il mondo celebra la memoria dell’immensa menzogna che egli fu capace di immaginare e radicare nella nostra cultura.
 

Erwin

Erwin@thule-toscana.com