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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
Mengele: una testimonianza
"scomoda"
D.: Parlando di sua madre, ha accennato prima a
Mengele, il mostro di Auschwitz. E’ vero che Lei deve a lui la
sopravvivenza di sua madre?
R.: Le racconto la storia di mia madre. Arrivammo a Auschwitz il 30
marzo. I bagagli rimasero nei vagoni nei quali avevamo viaggiato per
3 giorni. Scesi dal treno sulla massicciata, ci trovammo di fronte
il tristemente celebre dottor Mengele. Con il solo gesto della mano
ci destinava a destra o a sinistra. Fu subito chiaro che indirizzava
a sinistra coloro che avevano una piccola probabilità di
sopravvivere, cioè quelli che potevano ancora lavorare (situazione
vantaggiosa per noi era il fatto di essere stati arrestati soltanto
nel 1944, in un momento in cui i tedeschi avevano assoluto bisogno
di manodopera). A destra stava una colonna di camion, sui quali
furono fatti salire i bambini, spesso con le mamme che non li
volevano abbandonare, i malati, gli anziani…Mia madre, 48 anni, era
una piccola donna di salute malferma. Soffrendo alle gambe, di sua
iniziativa si diresse verso destra, fra le persone che non sarebbero
sopravvissute alla notte, ma nessuno di noi lo poteva sapere. Era
stanchissima e non se la sentiva di percorrere a piedi le poche
centinaia di metri che ci separavano dalla porta d’ingresso al campo
di Auschwitz. Allora Mengele, il mostro di cui si pensa che abbia
sulla coscienza la morte di almeno sei o settecentomila persone,
questo mostro assoluto, a due riprese obbligò mia madre a dirigersi
nella “direzione giusta” dicendole: “Lei può ancora lavorare!”
Perché questo? Non lo si saprà mai. Mi è, comunque, difficile dover
ammettere che paradossalmente devo la sopravvivenza di mia madre ad
un “mostro”. Mia madre dovette eseguire l’ordine e nonostante le
avventure e le traversie non cedette. Con la “marcia di gennaio”
giunse a piedi fino a Ravensbrueck; proseguì poi, sempre a piedi,
verso nord, fino all’Elba; fu liberata dai Russi un mese dopo di me.
Rientrò e visse ancora 33 anni.
http://www.liceolevi.it/memoria2005/intervista.htm
NB
La signora aveva tutte le caratteristiche per essere messa nella
colonna destinata all'immediata gasazione(secondo la favola
olocaustica) eppure non lo è stata, perchè?
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |