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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
OLOCAUSTI DEL TEMPO CHE FU
Gianluca Freda (24/05/2007 )

Le immagini qui sopra pongono a confronto le due targhe poste nel
campo di concentramento di Auschwitz a commemorazione del
“genocidio” ebraico. La prima, quella in alto, poteva essere
osservata dai visitatori fino al 1990. Parla di “quattro milioni di
persone che soffrirono e morirono” in quel luogo. Nella seconda,
quella visibile oggi, la cifra dei sofferenti e deceduti è stata
ridotta a “un milione e mezzo di persone”. Nell’arco di una
mattinata, giusto il tempo di dare una passata di cementite al muro
e incastonarci dentro il cupo memoriale, due milioni e mezzo di
ebrei svanirono nel nulla. Poco meno della metà dei presunti sei
milioni di ebrei uccisi nell’olocausto, non furono vittime dei
nazisti e del loro micidiale Zyklon B antipulci, bensì di ignoti
scalpellini e dei loro bulini di sterminio di massa.
Che la cifra di sei milioni di morti non abbia nulla di scientifico
e sia poco più che una boutade fondata su miti e leggende popolari
dovrebbe già essere evidente da questa spensierata altalena di
cifre. Si cancellano milioni di morti in un mattino come se le
pagine della storia fossero i fogli della contabilità di un’azienda
poco cristallina che riceve, a sorpresa, una visita della Guardia di
Finanza.
Del resto sui morti di Auschwitz sono state date le cifre più
fantasiose. Erano nove milioni nella propaganda postbellica francese
di film come “Notte e Nebbia” di Resnais; furono ribassati a 4
milioni dal tribunale di Norimberga; ulteriormente ridotti a 1,5
milioni dagli scalpellini del 1990; infine saldati al ribasso in
800.000 defunti dalle ricerche di storici (NON negazionisti) come
Jean-Claude Pressac. Più seriamente, gli storici revisionisti come
Faurisson ipotizzano un numero di vittime compreso tra le 100.000 e
le 150.000 unità, dovuto in gran parte all’epidemia di tifo.
E’ comprensibile l’attaccamento della comunità ebraica a queste
cifre così improbabili. Esse sono utili allo Stato d’Israele per
proseguire indisturbato i propri genocidi, ben sapendo che nessuno
oserà mai paragonare le cifre delle loro atrocità a quelle naziste,
rese, grazie ad un po’ di fantasia e all’aiuto dei media,
impossibili da eguagliare. Né oserà mai contestare il diritto degli
ebrei a “difendersi” con i missili dai “nuovi olocausti” che le
micidiali pietre lanciate dai bambini palestinesi potrebbero
scatenare contro il popolo eletto. Incidentalmente, queste cifre
così robuste sono anche redditizie.
La Germania, infatti, paga risarcimenti vitalizi a tutti i
“sopravvissuti dell’olocausto” e alla loro prole. Più alte sono le
cifre dei defunti e degli scampati, più cospicui saranno gli
introiti della comunità ebraica. Sono pochi, oggi, gli ebrei
israeliani che non si dicano “sopravvissuti” o figli di
sopravvissuti dell’olocausto, anche se in un campo di concentramento
né loro né i loro genitori hanno mai messo piede. E’ notizia recente
che anche i nipoti dei “sopravvissuti” hanno iniziato a chiedere la
loro parte. Stimati psicologi, infatti, hanno attestato le turbe e
le difficoltà relazionali della terza generazione di scampati alla
shoah. Costoro sono giovanotti di venti-trent’anni che riescono male
negli studi, non hanno successo con le ragazze (o i ragazzi), non si
sentono realizzati dal lavoro. La colpa, ovviamente, è tutta dei
malvagi nazisti che imprigionarono i loro nonni e bisnonni,
scatenando le turbe psichiche dei discendenti. Con questo espediente
la Germania dovrà continuare a finanziare la comunità ebraica anche
dopo che l’ultimo degli scampati alla “soluzione finale” sarà morto
di vecchiaia. E’ dunque vitale che defunti e scampati continuino a
essere il maggior numero possibile.
E’ verosimile che a introdurre nell’immaginario collettivo del
dopoguerra la fantasiosa cifra di sei milioni di morti ebrei siano
stati gli agghiaccianti volantini antitedeschi dell’ebreo sovietico
Ilya Ehrenburg, di cui ho già parlato in questo articolo. Quello
però che molti non sanno è che la tendenza all’esagerazione dei
fatti e alla diffusione di cifre fantasiose è una costante della
storia e della cultura ebraica. Si prenda ad esempio questo articolo
di Martin H. Glynn, ex governatore ebreo dello stato di New York,
intitolato The Crucifixion of Jews Must stop!, scritto nel 1919 e
pubblicato il 31 ottobre di quell’anno sulla rivista The American
Hebrew (p. 582). QUI una scannerizzazione ingrandita della pagina
della rivista.
Hitler, all’epoca in cui l’articolo fu scritto, era un illustre
sconosciuto, eppure la cifra cabalistica di “sei milioni” di ebrei,
presentati come vittime delle conseguenze della guerra (la Prima
Guerra Mondiale, in questo caso), fa già capolino più volte nel
testo di Glynn. Leggiamo, ad esempio:
“Da oltre l’oceano, sei milioni di uomini e donne ci chiedono aiuto
e ottocentomila bambini invocano pane”.
“In essi risiedono le illimitate possibilità di progresso della
razza umana, come è naturale risiedano in sei milioni di esseri
umani”
“…quando sei milioni di esseri umani vengono spinti verso la fossa
da un fato crudele e inarrestabile, etc”
“Sei milioni di uomini e donne stanno morendo per mancanza del
necessario alla sopravvivenza…”.
“A causa di questa guerra per la Democrazia [già allora le guerre
americane erano per la democrazia, anzi, per la Democrazia, NdT] sei
milioni di uomini e donne ebree muoiono di fame al di là dell’
oceano”.
Ancora prima, nel 1902, nella 10ª edizione dell’Enciclopedia
Britannica, p. 482, alla voce “antisemitismo” si poteva leggere,:
“Mentre vi sono in Russia e Romania sei milioni di ebrei che vengono
sistematicamente umiliati…”.

(clicca sull'immagine per ingrandire)
La passione ebraica per l’esagerazione degli eventi e delle cifre è
riscontrabile negli stessi testi sacri. Nel 115-117 d.c. la rivolta
degli ebrei contro Roma, che stando a Dione Cassio avrebbe prodotto
molte centinaia di migliaia di morti tra le popolazioni della
Cirenaica, dell’Egitto e di Cipro, fu sedata dai greci di
Alessandria, che usarono senz’altro la mano MOLTO pesante contro la
minoranza ebraica. Nonostante ciò, le cifre riportate dal Talmud
appaiono risibili. Si legge che vennero uccise “sessanta miriadi su
sessanta miriadi di ebrei, due volte quelli che erano usciti
dall’Egitto”. Anche ammesso che si parli di un’addizione e non di
una moltiplicazione, la cifra degli ebrei uccisi dagli alessandrini
sarebbe dunque di 1.200.000 persone, mentre si stima che l’intera
popolazione alessandrina dell’epoca spaziasse da un minimo di
500.000 ad un massimo di 1.000.000 di persone.
Altra rivolta ebraica dell’antichità fu quella di Palestina del
132-135 d.c., all’epoca dell’imperatore Adriano. La capeggiava il
feroce Shimon Bar-Kokhba, che negli anni della rivolta istituì un
vero e proprio stato ebraico del quale si proclamò prima re e poi
Messia. Nell’estate del 135 Bar-Kokhba, incalzato dai romani, si
rifugiò con un esercito di circa 50.000 uomini nella città di Bathar
(l’attuale Bittir) alla quale i romani posero l’assedio. La città
cadde nell’agosto di quell’anno e Bar-Kokhba venne ucciso nel corso
della battaglia. Il Talmud racconta che l’esercito di Bar-Kokhba era
di 200.000 uomini (il quadruplo delle stime degli storici).
Bar-Kokhba, da vero eroe epico, è descritto nell’atto di affrontare
i romani con soprannaturale potenza, fermando coi propri ginocchi i
balisti che i romani lanciavano con le catapulte e respingendoli al
mittente. Il numero di ebrei uccisi nell’assedio, secondo il Talmud,
sarebbe stato di 4 miliardi di persone, pari all’intera popolazione
mondiale di una trentina d’anni fa. Più prudentemente, il Midrash
Rabbah, uno dei testi dell’esegesi talmudica, contiene la cifra
entro il più accettabile limite di 800 milioni di morti, pari alla
popolazione di appena un paio di continenti dell’epoca. Pare che
anche i cazzari dell’antichità avessero i loro scalpellini. Racconta
il Talmud che il sangue degli ebrei uccisi formò un fiume che
attraversò quattro miglia di territorio, trascinando con sé valanghe
di detriti prima di gettarsi nel mare.Un po’ come i geyser di sangue
ebreo, che alcuni nazisti “spintaneamente” confessarono di aver
visto eruttare dal sottosuolo di Auschwitz.
Naturalmente anche i bambini ebrei vennero uccisi a frotte: avvolti
nelle loro pergamene scolastiche e bruciati vivi (in mancanza di
forni crematori, ci si doveva arrangiare). Tuttavia la letteratura
talmudica non concorda sulle cifre dell’infanticidio. Si va da un
massimo di 64 milioni ad un più ragionevole minimo di 150.000
infanti, pari all’attuale intera popolazione scolastica della città
di Washington. Dopo quasi duemila anni, gli ebrei non hanno ancora
imparato che dopo averla sparata grossa è opportuno non contraddirsi
a vicenda. Auschwitz insegna.
Qualche interessante amenità: racconta il Talmud che i cadaveri
degli ebrei uccisi vennero utilizzati per costruire una palizzata a
protezione della vigna dell’imperatore Adriano, vigna che avrebbe
avuto l’ampiezza di 18 miglia quadrate. Il sangue versato dagli
ebrei e raccolto dal fiume di cui sopra, fu utilizzato per
fertilizzare le vigne dei romani per sette anni.
All’epoca dell’imperatore Adriano la colla e il sapone, a differenza
del fertilizzante, non godevano ancora di un largo impiego
industriale. Un peccato, perché il parallelismo avrebbe potuto farsi
anche più evidente e interessante.
http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2007-05-24

Erwin
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