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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
PREFAZIONE AL LIBRO IL PRIMO OLOCAUSTO DI DON HEDDESHEIMER[1]
Di Germar Rudolf (2005)

Come tutti sappiamo, circa sei milioni di ebrei vennero uccisi dalla
Germania nazionalsocialista durante la seconda guerra mondiale, o
così ci è stato detto. Questo genocidio è oggi generalmente
conosciuto come l’Olocausto o la Shoah. Ma come sappiamo che sei
milioni di ebrei persero la vita? E da quanto tempo lo sappiamo?
Mentre sembra che si possa rispondere alla prima domanda mediante
delle ricerche demografiche sulle perdite ebraiche durante la
seconda guerra mondiale, la seconda domanda deve essere rivolta agli
storici.
Riguardo alla prima domanda, mentre diversi studiosi hanno cercato
di svolgere indagini demografiche sulle perdite della popolazione
ebraica durante la seconda guerra mondiale – talvolta con risultati
alquanto contrastanti – fu solo nel 1991 che una importante
monografia, pubblicata in Germania da una nota casa editrice e
firmata da un rinomato gruppo di autori, venne dedicata a questo
importante problema. Senza alcuna sorpresa, il risultato di questo
massiccio studio demografico confermò quello che tutti sapevano in
ogni caso:
“Il totale indica un minimo di 5.29 e un massimo di poco più di 6
milioni [di vittime ebree dell’Olocausto].”[2]
E anche se la cifra dei sei milioni è stata definita una cifra
altamente “simbolica”,[3] ha ormai raggiunto una dimensione quasi
sacrale. E’ chiaro che la massiccia persecuzione, sociale e legale,
subita da chiunque in Germania osi dubitare, negare, o confutare la
cifra dei sei milioni,[4] ha condizionato come un’invisibile linea
guida lo studio suddetto, nonostante l’editore Wolfgang Benz, si sia
premurato di far notare che
“lo scopo di questo progetto ovviamente non era di provare alcuna
cifra prefissata (“sei milioni”).”[5]
Ma considerando che il Sacro Olocausto è senza dubbio il più grande
tabù dei nostri tempi, è questa davvero una questione così ovvia?
In un’analisi comparativa dello studio di Benz e di un’importante
studio revisionista delle perdite di popolazione ebraica durante la
seconda guerra mondiale,[6] avevo fatto notare che il lavoro di Benz
ha così tanti difetti logici, metodici e sistematici che il
risultato [delle sue ricerche] doveva essere respinto.[7]
Ma se è vero che non disponiamo di uno studio demografico
attendibile che mostri senza alcun dubbio che sei milioni di ebrei
persero le loro vite durante la seconda guerra mondiale, allora
perché siamo messi di fronte alla cifra dei sei milioni? Da dove
viene questa cifra? E quando venne diffusa per la prima volta?
Il dr. Joachim Hoffmann è stato il primo storico di fama che si sia
interrogato su questa questione. Nel suo studio del 1995 La Guerra
di Sterminio di Stalin 1941-1945, egli fece notare che il principale
propagandista sovietico, Ilya Ehrenburg, aveva pubblicizzato la
cifra dei sei milioni, nella stampa sovietica diretta all’estero,
già il 4 Gennaio 1945, vale a dire quattro mesi buoni prima della
fine della guerra.[8] A quel tempo, non poteva avere a disposizione
alcuna cifra attendibile. Solo un anno più tardi, nel 1996, lo
storico inglese David Irving evidenziò che già nel Giugno del 1945,
qualche leader sionista affermava di poter fornire il numero preciso
delle vittime ebree – sei milioni, ovviamente – anche se il caos che
regnava in Europa a quel tempo rendeva impossibile ogni studio
demografico.[9]
Gli studiosi revisionisti, d’altro canto, hanno a lungo riflettuto
sull’origine della cifra dei sei milioni: la ricerca più famosa e
dettagliata è del prof. Arthur Butz nella sua opera memorabile The
Hoax of the Twentieth Century [L’Inganno del Ventesimo secolo].[10]
Analizzando una grande quantità di articoli del New York Times sulla
persecuzione degli ebrei nell’Europa dominata dai tedeschi durante
la seconda guerra mondiale, Butz trovò diversi articoli che indicano
chiaramente che già nel periodo compreso tra la fine del 1942 e
l’inizio del 1943, i gruppi di pressione ebrei all’interno degli
Stati Uniti stavano già anticipando una perdita totale dai cinque ai
sei milioni di ebrei alla fine della guerra. Cito qui brevemente
alcuni di questi articoli, ripresi dal libro di Butz:
-NYT, 30 Giugno 1942, p. 7:
“Un milione di ebrei uccisi dai nazisti, afferma un rapporto.”[11]
-NYT, 3 Settembre 1942, p. 5:
“Un osservatore europeo ha detto che i tedeschi hanno programmato di
sterminare gli ebrei non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Egli
ha dichiarato che i nazisti hanno ucciso due milioni di ebrei negli
ultimi tre anni.”[12]
-NYT, 13 Dicembre 1942, p. 21:
“[…] Rapporti autenticati fissano a due milioni gli ebrei che sono
stati già uccisi con ogni mezzo di satanica barbarie, e parlano di
piani per lo sterminio totale di tutti gli ebrei su cui i nazisti
possano mettere le mani. Il massacro di un terzo della popolazione
ebraica sotto il dominio di Hitler [due milioni è un terzo di sei
milioni] e il massacro minacciato di tutti [gli altri] è un
olocausto senza confronti.”[13]
-NYT, 20 Dicembre 1942, p. 23:
“Quello che sta succedendo ai 5 milioni di ebrei nell’Europa
occupata dalla Germania, dei quali tutti affrontano lo sterminio
[…].
Ai primi di Dicembre del 1942 il Dipartimento di Stato a Washington
ha dato qualche cifra che mostrava che il numero delle vittime ebree
deportate e morte dal 1939 nell’Europa controllata dall’Asse ha ora
raggiunto la cifra spaventosa di due milioni e che 5 milioni erano
in pericolo di sterminio.”[14]
-NYT, 2 Marzo 1943, pp. 1, 4:
“Un’azione immediata da parte delle Nazioni Unite per salvare quanti
più sia possibile dei 5 milioni di ebrei minacciati di sterminio […]
è stata chiesta ad una dimostrazione di massa […] al Madison Square
Garden la notte scorsa.
[…Il rabbino Hertz ha detto che] “è spaventoso il fatto che coloro
che proclamano le Quattro Libertà abbiano finora fatto molto poco
per garantire almeno la libertà di vivere per 6 milioni dei loro
compatrioti ebrei, soccorrendo prontamente quelli che possono ancora
scampare le torture e le carneficine naziste. […]””[15]
-NYT, 10 Marzo 1943, p. 12:
“Quarantamila persone hanno assistito […] la notte scorsa a due
performance di “We Will Never Die”[Noi non moriremo mai], una
drammatica commemorazione per i due milioni di ebrei uccisi in
Europa. […] Il narratore ha detto che “Non sarà lasciato nessun
ebreo in Europa quando la pace verrà. I quattro milioni rimasti
devono essere uccisi, secondo i piani.””[16]
-NYT, 20 Aprile 1943, p. 11:
“Londra, 19 Aprile (Reuter) – Due milioni di ebrei sono stati
eliminati da quando i nazisti hanno iniziato la loro marcia in
Europa nel 1939 e 5 milioni sono in immediato pericolo di sterminio.
Queste cifre sono state rivelate nel sesto rapporto sulle condizioni
dei territori occupati pubblicato dal Comitato Inter-alleato per le
Informazioni.”
Perciò, Butz conclude nel suo libro:
foto butz...
“Un altro punto che va qui evidenziato […] è che la cifra dei sei
milioni ha a quanto pare la propria origine nella propaganda del
1942-1943.”[17]
Butz mostra anche che all’origine di questi articoli troviamo gruppi
di pressione ebraici come il Congresso Ebraico Mondiale e il
Congresso Ebraico Americano. All’inizio, le loro proteste non
venivano prese sul serio a Washington, fino a quando Henry
Morgenthau, del Dipartimento del Tesoro, riuscì a ridurre
l’influenza del Dipartimento di Stato sulla politica ufficiale degli
Stati Uniti.[18]
Ma persino la lungimirante digressione di Butz era ancora un po’
limitata. Per cominciare risaliamo ancora più indietro nel tempo di
sei anni. Il 25 Novembre 1936, Chaim Weizmann, presidente
dell’Organizzazione Sionista Mondiale, testimoniò davanti alla
Commissione Peel, che venne formata come reazione agli scontri
violenti tra ebrei e arabi in Palestina e che decise infine di
dividere la Palestina in due stati, uno ebraico e l’altro arabo. Nel
suo discorso, Weizmann disse:
“Non è esagerato dire che sei milioni di ebrei sono condannati ad
essere imprigionati in questa parte del mondo, dove essi sono
indesiderati, e per i quali le nazioni sono divise in quelle, dove
sono indesiderati, e quelle, dove non sono ammessi.”[19]
Che questo riferimento di Weizmann a sei milioni di ebrei minacciati
e/o sofferenti non sia un’eccezione né assolutamente il più remoto
riferimento a questa cifra, è ora dimostrato da Don Heddesheimer.
Egli ha riunito una gran quantità di materiale che indica che la
propaganda scatenata dalle organizzazioni sioniste durante la
seconda guerra mondiale non era senza precedenti. In realtà si
tratta di una mera ripetizione – o dovremmo dire continuazione? –
della propaganda che si intensificò durante la prima guerra mondiale
(!) e che raggiunse il suo primo culmine negli anni venti. Già
allora, le cifre dei cinque o sei milioni di ebrei minacciati di
morte vennero largamente pubblicizzate come mezzo per raggiungere un
fine: vale a dire il supporto incondizionato degli obbiettivi
politici ebraici e sionisti.[20] Facendo un passo ulteriore,
Heddesheimer ha trovato persino una fonte datata 1900 che sosteneva
che sei milioni di ebrei sofferenti erano un buon argomento per il
Sionismo (vedi pagina 40).
In questa prefazione, ho citato diversi articoli del New York Times
degli anni 1942 e 1943, perché mi piacerebbe che il lettore, dopo
aver letto questo libro, tornasse a quelle pagine e leggesse di
nuovo quegli estratti. Egli sarà così colpito dalla somiglianza del
tema. Ma egli noterà anche una differenza:
Durante la seconda guerra mondiale, i gruppi di pressione sionisti
trovarono per la loro propaganda un bersaglio molto comodo nella
Germania nazionalsocialista, le cui politiche estremamente
anti-ebraiche incoraggiavano la credibilità di ogni sorta di accusa.
Prima, durante, e immediatamente dopo la prima guerra mondiale,
tuttavia, la situazione era più complessa. Come mostra Heddesheimer,
il bersaglio più importante degli attacchi polemici negli anni
precedenti la prima guerra mondiale era la Russia zarista, a causa
delle sue politiche nei confronti degli ebrei, politiche che molti
sionisti consideravano anti-ebraiche. Dopo che la sconfitta della
Russia zarista divenne evidente, negli anni 1916-1917, la propaganda
sionista rivolse il suo obbiettivo contro la Germania (vedi la
pagina 38 del libro), il cui alleato, l’Impero Ottomano, doveva
essere sconfitto per “liberare” la Palestina in favore dei piani
sionisti (e naturalmente per tutelare i miliardi di dollari prestati
agli inglesi e ai francesi). Queste accuse propagandistiche contro
la Germania, comunque, cessarono alla fine della guerra, perché la
Germania, in quegli anni, era decisa a difendere sé stessa contro
certe falsità.
Dopo la fine della prima guerra mondiale, quando le aspettative
sioniste sulla Palestina rimasero temporaneamente deluse, ma nuove
speranze erano sorte grazie all’esperimento sovietico in Russia,
nessun paese particolare venne inizialmente preso di mira, anche se
c’era un bersaglio che si poteva considerare perfetto: la Polonia.
Tra la prima guerra mondiale e la seconda, la Polonia era una
dittatura militare che realizzò una politica di “pressione etnica”:
tutte le minoranze non polacche vennero sottoposte a discriminazioni
e a vari gradi di persecuzione, con l’intento di “convincerle” ad
emigrare (in modo molto simile a quello che Israele fa oggi in
Palestina contro i non ebrei). Gli ebrei in Polonia non erano esenti
da questo trattamento. E’ un dato di fatto che l’anti-giudaismo
polacco, sia a livello ufficiale che informale, era così massiccio
che molti ebrei polacchi preferirono vivere in Germania, persino
durante il terzo Reich e fino alla fine del 1938, piuttosto che
rimanere nella loro terra nativa.
Perciò, esisteva un buon appiglio per attaccare massicciamente la
Polonia per la sua condotta rabbiosamente anti-ebraica, come
esistevano motivi per attaccare la Germania dopo che Adolf Hitler
ascese al potere e pian piano realizzò una politica sempre più
paragonabile a quella già perseguita dalla Polonia.
Sebbene si possa mostrare come il New York Times accusasse in molti
articoli la Polonia di persecuzione anti-ebraica – mentre lo stesso
giornale rimase sostanzialmente silenzioso riguardo a persecuzioni
analoghe patite da Tedeschi, Lituani, Ruteni, Ucraini e Slovacchi
residenti in Polonia – Heddesheimer non si concentra su questo
aspetto, perché il suo libro non riguarda la sofferenza e la
persecuzione degli ebrei nell’Europa orientale, ma la propaganda e
la raccolta di fondi a New York. Desidero perciò attirare
l’attenzione del lettore su alcuni esempi degli articoli del New
York Times riguardanti la persecuzione anti-ebraica in Polonia.
Già nel 1919, apparve sul New York Times un resoconto dei presunti
pogrom anti-ebraici in Polonia, ma con una connotazione decisamente
ironica, poiché la veridicità di tali resoconti veniva messa in
dubbio:
“E’ stato fatto notare che alcuni di questi resoconti potrebbero
essere stati ideati da propagandisti tedeschi o potrebbero essere
stati da loro esagerati con l’ovvio scopo di screditare la Polonia
agli occhi degli Alleati, nella speranza che la Germania possa
esserne in tal modo la beneficiaria. La Germania potrebbe aver
collaborato alla diffusione di queste storie, o potrebbe averle
inventate, sebbene sarebbe un inganno crudele stringere i cuori di
grandi moltitudini di persone per raggiungere tale scopo […]”[21]
False notizie sulla sofferenza ebraica sarebbero davvero crudeli, ed
è sicuramente divertente leggerlo per bocca del diretto interessato.
E’ preoccupante tuttavia, quando tali voci vengono attribuite in
modo infondato, come in questo caso, nel quale il New York Times a
quanto pare non reprime il proprio pregiudizio nel vedere la
“perfida Germania” dietro ogni cosa.
In alcuni articoli degli anni ’20 riguardanti le sofferenze
dell’ebraismo polacco, queste avversità furono descritte come il
risultato della generale sofferenza economica in Polonia dopo la
prima guerra mondiale, piuttosto che come il risultato di una
specifica politica anti-ebraica.[22] Altri, in particolare durante
gli anni ’30 quando le politiche polacche diventarono più
repressive, riferirono di persecuzioni anti-ebraiche, provocando la
protesta pubblica del dr. Joseph Tenenbaum, il presidente
dell’American Jewish Congress [Congresso Ebraico Americano].[23]
Questo fatto, tuttavia, venne anche accompagnato da alcune dicerie
drammaticamente esagerate riguardanti la sofferenza degli ebrei:
“Il popolo ebreo in tutto il mondo affronta una guerra di
estinzione, il dr. Tenenbaum ha dichiarato in un discorso […]”[24]
Questo avvenne grosso modo un anno prima che Hitler venisse eletto
Cancelliere in Germania!
Anche se le politiche polacche contro le minoranze in generale e
anti-ebraiche in particolare (che iniziarono proprio nel 1918/19)
rendevano la Polonia un obbiettivo perfetto per il biasimo, questo
aspetto della storia polacca è oggi quasi dimenticato.
Da quello che oggi sappiamo, le più grandi atrocità nel periodo tra
le due guerre mondiali ebbero luogo in Unione Sovietica, così ci si
aspetterebbe che le organizzazioni sioniste avessero chiamato in
causa il Terrore Comunista come una delle ragioni principali delle
pretese sofferenze degli ebrei. Ma non fu così fino a diverso tempo
dopo. La ragione di tale comportamento può essere dedotta da un
esempio, che getta vivida luce su come il New York Times
considerasse la situazione degli ebrei in Unione Sovietica. Verso la
fine del 1922, questo giornale riferì che c’erano delle
manifestazioni di ostilità verso gli ebrei in Ucraina, ma tali
manifestazioni vennero violentemente represse con l’ausilio di
un’armata, composta da ebrei, di 500.000 soldati – un’armata che
avrebbe potuto formarsi e operare solo con il consenso delle
autorità del nuovo stato sovietico.[25] In altre parole: considerato
il terrore esercitato sulla popolazione civile della primitiva
Unione Sovietica in generale e dell’Ucraina in particolare da parte
delle autorità sovietiche, bisogna supporre che quest’armata ebraica
costituisse un importante fattore di terrore piuttosto che un
rimedio contro di esso. E il New York Times descrive questa parte
essenziale del Terrore Comunista come una forma eroica e
giustificata di auto-difesa ebraica. Questo atteggiamento può essere
compreso se si tiene presente che molti ebrei sionisti guardavano
all’Unione Sovietica come ad un esperimento di una nazione a guida
ebraica libera dall’anti-giudaismo.
Un altro aspetto di questa storia è quello di seguire la traccia del
denaro ottenuto in queste campagne di raccolta fondi. Nel quinto
capitolo, Heddesheimer affronta questa questione. La letteratura da
lui citata mostra che le organizzazioni ebraiche usarono una parte
del denaro per assistere i loro confratelli in Polonia. Ma il lato
odioso della faccenda è che, come Heddesheimer accenna nel quinto
capitolo, esso servì a sostenere anche la rivoluzione comunista in
Russia, o in altre parole: a finanziare volenti o nolenti
l’olocausto ebraico-sovietico contro i cristiani in Russia, in
Ucraina, e negli altri stati sovietici.
A differenza di questa, la seconda campagna sionista di raccolta
fondi su vasta scala – quella organizzata durante la seconda guerra
mondiale – fu dedicata alla creazione dello stato di Israele, e tale
campagna non è mai terminata. Prima di tutto perché Israele ha
continuo bisogno di un sostegno massiccio (mentre l’Unione Sovietica
non ricevette più certi aiuti quando venne de-giudaizzata sotto
Stalin) e secondariamente perché la Germania crollò completamente
alla fine della guerra e non le venne mai permesso di difendersi
contro le dicerie della propaganda sionista; al contrario: è
punibile per legge in Germania e in molti altri paesi europei
sfidare queste dicerie.
Nel suo ultimo capitolo, Heddesheimer indaga brevemente se le
dicerie sulle eccezionali sofferenze ebraiche da parte dei gruppi di
pressioni sionisti tra gli anni ’10 e gli anni ’20 fossero fondate
oppure no. Soffrirono gli ebrei nell’Europa centrale e orientale più
della popolazione ordinaria di quei paesi che erano crollati alla
fine della prima guerra mondiale? Davvero c’era un olocausto in
corso negli anni tra il 1915 e il 1927? Utilizzando statistiche
della popolazione ebraica dell’epoca, Heddesheimer brevemente fa
notare che la popolazione ebraica mondiale crebbe in modo molto più
veloce, durante e poco dopo la prima guerra mondiale, che altri
gruppi etnici e/o religiosi che vivevano negli stessi paesi.
Questo dovrebbe essere sufficiente a rispondere alle questioni
suddette.
Si può anche facilmente arguire che se le dicerie riguardanti questo
“primo” olocausto fossero vere, esse dominerebbero i nostri libri di
storia come l’Olocausto della seconda guerra mondiale. Ma poiché
sono assenti, possiamo giustamente presumere che tale propaganda
fosse falsa.
Per chiudere la mia prefazione, mi piacerebbe menzionare brevemente
le modalità delle presunte sofferenze ebraiche nelle affermazioni
propagandistiche di entrambi gli olocausti. Mentre la semplice
povertà venne additata principalmente come causa del primo olocausto
(inventato), lo sterminio per mezzo di camere a gas ed esecuzioni di
massa sono le modalità presunte durante il Secondo Olocausto, quello
“reale”.
Anche se le dicerie sulle camere a gas non erano parte del modello
propagandistico degli anni ’10 e ’20, esiste un’eccezione abbastanza
nota, che venne pubblicata dal londinese Daily Telegraph il 22 Marzo
del 1916, a p. 7:
“ATROCITA’ IN SERBIA
700.000 VITTIME
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
ROME, Lunedì (6:45 pomeridiane)
I Governi Alleati hanno trovato prove e documenti, che saranno
pubblicati tra breve, comprovanti che l’Austria e la Bulgaria si
sono rese colpevoli di crimini orribili in Serbia, dove i massacri
commessi furono peggiori di quelli perpetrati dalla Turchia in
Armenia.
[…]Donne, bambini, e anziani vennero rinchiusi nelle chiese dagli
austriaci e trafitti con le baionette o soffocati per mezzo di gas
asfissiante. In una chiesa di Belgrado vennero asfissiati in questo
modo 3000 donne, bambini e uomini anziani. […]”
Naturalmente, nessuno storico afferma oggi che gli austriaci o i
loro alleati abbiano mai commesso stermini con il gas in Serbia
durante la prima guerra mondiale. Questa non era nient’altro che
propaganda nera messa in circolazione dal governo britannico e
avidamente diffusa dai media britannici.
Ma confrontiamo questo con un articolo che apparve nello stesso
Daily Telegraph il 25 Giugno del 1942, a p. 5, vale a dire cinque
giorni prima che il New York Times – di proprietà ebraica –
riferisse per la prima volta di un presunto sterminio di ebrei
nell’Europa controllata dai Tedeschi:
“I TEDESCHI UCCIDONO 700.000 EBREI IN POLONIA IN CAMERE A GAS
MOBILI”
IL REPORTER DEL DAILY TELEGRAPH
Più di 700.000 ebrei polacchi sono stati massacrati dai tedeschi nel
più grande massacro della storia. […]”
Questa volta, tuttavia, tutti sappiamo che queste dicerie erano
vere, non è vero? Ed è anche vero che alla fine del 20° secolo
nessuno accuserebbe seriamente alcuna nazione al mondo di aver
costruito camere a gas e fornito Zyklon B per uccidere tutti gli
ebrei, e quindi che gli ebrei starebbero per affrontare una volta di
più un altro olocausto, un’estinzione di milioni. Dopo tutto, questo
era qualcosa di unicamente tedesco e nazista, che non può succedere
di nuovo, giusto?
Se pensate che sia ovvio che nessuno possa fare affermazioni così
indegne, devo darvi un’altra lezione abbastanza sbalorditiva:
lasciatemi portare solo due esempi da una guerra che ha avuto luogo
quasi 50 anni dopo l’inizio della propaganda del secondo olocausto,
e cioè nel 1991. Riguarda la prima guerra dell’America contro
l’Iraq, per cacciare le truppe irachene fuori dal Kuwait. Il
giornale di New York Jewish Press, che si definiva allora “Il più
grande settimanale anglo-ebraico indipendente”, scriveva nella sua
pagina di testa il 21 Febbraio 1991:
“GLI IRACHENI HANNO CAMERE A GAS PER TUTTI GLI EBREI”
Oppure prendete l’annuncio di copertina del volume 12, numero 1
(primavera 1991) del Response, un periodico pubblicato dal Centro
Simon Wiesenthal di Los Angeles e distribuito in 381.065 copie:
“I TEDESCHI PRODUCONO ZYKLON B IN IRAQ
(La camera a gas di fabbricazione tedesca dell’Iraq)”
Se non ci credete consultate l’appendice, p. 136, del libro di
Heddesheimer, per la riproduzione dei documenti suddetti.
Spero che afferriate l’idea di questo libro: 1900, 1916, 1926, 1936,
1942, 1991…
Nel 1991 era tutto inventato, certamente, come lo furono le dicerie
successive, prima della seconda guerra americana contro l’Iraq nel
2003, che l’Iraq possedeva o stava per possedere armi di distruzione
di massa – sebbene in questo caso lo Zyklon B non fosse menzionato.
Ma come il rinomato giornale israeliano Ha’aretz proclamò
orgogliosamente:
“La guerra in Iraq venne ideata da 25 intellettuali
neo-conservatori, la maggior parte dei quali ebrei, che stanno
spingendo il presidente Bush a cambiare il corso della storia.” [26]
Perché, come tutti sappiamo, gli ebrei in Israele meritano una
protezione preventiva dallo sterminio con armi di distruzione di
massa – che si tratti di Zyklon B oppure no, inventate oppure no.
Così forse è possibile che non proprio tutte le dicerie riferite
agli eventi accaduti tra il 1941 e il 1945 siano completamente vere?
Forse c’è una possibilità dopo tutto che le cose siano state
falsate, distorte, esagerate, inventate? Forse…
Se il lettore a questo punto ha aperto la sua mente a questa
possibilità, posso solo invitarlo a leggere gli argomenti di coloro
che asseriscono che molte cose sull’”Olocausto” [quello “reale”]
sono state falsate, distorte, esagerate, e inventate. Se il libro di
Heddesheimer è per voi una rivelazione, come io penso sarà, allora
posso solo invitarvi a leggere rivelazioni anche più stimolanti,
sulle quali potrete aver notizia sul retro di questo libro.
Ritengo che il libro di Don Heddesheimer sia un contributo molto
importante alla nostra comprensione delle origini delle dicerie
sull’Olocausto Ebraico dei tempi moderni. Queste dicerie non sono
primariamente né anglosassoni né comunistico-sovietiche. Le nazioni
vittoriose della seconda guerra mondiale sicuramente afferrarono
l’opportunità di trarre vantaggio da tale propaganda e di accrescere
la sua portata e il suo impatto. Ma le affermazioni propagandistiche
originali sono di natura ebraico-sionista e sono parte di un modello
propagandistico che iniziò all’alba del 20° secolo. E da allora esse
sono cresciute di intensità a causa del loro successo politico e
della mancanza di resistenza.
Questo libro dovrebbe anche ricordarci il semplice fatto che la
verità è sempre la prima vittima di ogni guerra. E’ sorprendente che
così tante persone rifiutino ciò, quando si viene a trattare della
guerra più atroce mai combattuta, durante e ancor più dopo la quale
la verità è stata violentata e uccisa più spesso che in qualunque
altro avvenimento nella storia del genere umano: la seconda guerra
mondiale. Non è perciò probabile che ci siano state e che ci vengano
dette molte più menzogne su questa guerra che su tutte le altre
guerre, quando tutti sappiamo che il nostro governo [gli Stati
Uniti] ha mentito: sulla prima guerra mondiale, sulla Corea, sul
Vietnam, e sulle guerre contro l’Iraq?
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[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale può essere
consultato in rete all’indirizzo:
http://www.codoh.com/viewpoints/vpgrfirsth.html
Il testo originale del libro di Don Heddesheimer prefato da Rudolf
può essere consultato in rete all’indirizzo:
http://vho.org/dl/ENG/tfh.pdf
[2] W. Benz (editore), Dimension des Volkermords, Munich:
Oldenbourg, 1991, p. 17.
[3] Lo storico tedesco “sterminazionista” Martin Broszat
dell’Istituto di Storia Contemporanea di Monaco si espresse in tal
modo mentre deponeva come perito davanti alla corte del processo di
Francoforte, 3 Maggio 1979, riferimento Js 12 828/78 919 Ls.
[4] Su questo argomento, vedi il mio studio Discovering Absurdistan,
in The Revisionist 1 (2), 2003, pp. 203-219.
[5] W. Benz, op. cit., p. 20.
[6] Walter N. Sanning, The Dissolution of the Eastern European
Jewry, Newport Beach, CA: Institute for Historical Review, 1983.
[7] Holocaust Victims: A Statistical Analysis. W. Benz and W. N.
Sanning – A Comparison, in Germar Rudolf (editore), Dissecting the
Holocaust, seconda edizione, Chicago: Theses & Dissertation Press,
2003, pp. 181-213 [disponibile in rete all’indirizzo:
http://www.vho.org/GB/Books/dth/fndstats.html ] .
[8] Stalins Vernichtungskrieg 1941-1945, Munich: Verlag fur
Wehrwissenschaften, 1995, p. 160.
[9] David Irving, Nuremberg. The Last Battle, London: Focal Point,
1996, p. 61.
[10] Brighton: Historical Review Press, 1976. Tutte le citazioni
seguenti sono tratte dalla terza edizione, Chicago, IL: Theses &
Dissertations Press, 2003.
[11] Ibidem, p. 98.
[12] Ibidem, p. 99.
[13] Ibidem, p. 100.
[14] Ibidem, p. 101.
[15] Ibidem, p. 103. Questo è lo stesso rabbino Hertz che già nel
1922 parlava di “un milione di esseri umani […] massacrati” durante
i pogrom in Ucraina, New York Times, 9 Gennaio 1922, p. 19; vedi a
p. 54 e a p. 117 del libro di Heddesheimer.
[16] Ibidem, p. 104.
[17] Ibidem, p. 105.
[18] Vedi il capitolo di Butz “The First “Extermination” Claims and
Washington” [Le prime proteste sullo “sterminio” e Washington], che
inizia a p. 81 del suo libro.
[19] Ritradotto dall’introduzione di Walter A. Berendsohn a Thomas
Mann, Sieben Manifeste zur judischen Frage, Darmstadt: Jos. Melzer
Verlag, 1966, p. 18. Sono grato a Robert Countess per avermi fornito
questa citazione.
[20] Don Heddesheimer ha pubblicato un primo articolo, più breve, su
questo argomento: Holocaust Number One – Fundraising and Propaganda
[Olocausto numero uno – raccolta di fondi e propaganda], in The
Barnes Review, 3 (2), 1997, pp. 19-24.
[21] “Pogroms in Poland”, New York Times, 23 Maggio 1919, p.12.
[22] “Jews of Poland Again Face Period of Want”, New York Times
Sunday Magazine, 28 Maggio 1926, p. 8.
[23] “Tenenbaum quits Polish Group Here. Charges Anti-Semitic Policy
Abroad in Resigning as Head of Good-Will Committee”, New York Times,
20 Novembre 1931, p. 26.
[24] “Racial Bias Viewed as Threat top Peace”, New York Times, 22
Febbraio 1932, p. 20.
[25] “South Russian Jews Raise Strong Army”, New York Times, 20
Dicembre 1922. E’ possibile che questa asserzione sia esagerata,
sebbene è molto probabile che gli ebrei si arruolassero nelle forze
armate della primitiva Unione Sovietica più volentieri dei non
ebrei.
[26] Ari Shavit, “White man’s burden”, Ha’aretz, 7 Aprile 2003;
www.haaretzdaily.com/hasen/pages/ShArt.jhtml?itemNo=280279; vedi
anche Stephen J. Sniegoski, “War on Iraq: Conceived in Israel”, The
Revisionist, 1 (3) (2003), pp. 285-298.

Germar Rudolf (chimico) mentre campiona materiale
per analisi di identificazone di resti di Ziklon B in Auschwitz
Erwin
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