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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
Revisionismo della Storia d'Italia dal 1943
PARLO A TE, LAVORATORE SFRUTTATO, TRUFFATO, TRADITO

Filippo Giannini
Ho ricevuto una lettera da persona che ha un orientamento politico
simile al mio e che, fra l’altro, ha scritto: <Sarà destino degli
italiani riprendere dall’esterno ciò che hanno rifiutato in Italia
(…). I lavoratori italiani si renderanno conto del patrimonio che
hanno gettato al vento (…)>.
I lavoratori italiani non <hanno rifiutato> e non <gettato al vento>
il patrimonio che fu a loro lasciato da Benito Mussolini, per il
semplice motivo che non potevano “rifiutare” ciò che non
conoscevano, dato che sono stati ingannati da personaggi che hanno
la cupidigia come prodotto e la menzogna come metodo.
Tu, lavoratore italiano – e lo posso affermare con la massima
sicurezza – da sessanta anni (e forse da qualche anno in più) – sei
stato ingannato, truffato e derubato dei diritti (quelli reali) che
Mussolini ti aveva assicurato.
Per illustrare il mio asserto voglio avvalermi di un comunicato,
rilasciato alcuni giorni fa, dal Presidente Provinciale dell’Anpi
(Associazione Nazionale Partigiani Italiani) del Veneto, pubblicato
su “Il Giornale di Vicenza”. Il comunicato, a firma dell’on. Franco
Bussetto, Presidente dell’Associazione, chiede scusa per l’eccidio
di Schio commesso nel 1945 da <schegge impazzite del movimento
partigiano>. Non è questo l’argomento che voglio trattare
(provvederò in altro momento), ma mi voglio avvalere di una frase,
contenuta nel comunicato, molto in uso in “quell”’ambiente, cioè la
raccomandazione: <Senza alcuna revisione storica>.
Secondo te, lavoratore, cos’è questo terrore della “revisone
storica”? D’altra parte la Storia è soggetta ad una continua
“revisione”, come attestano i più seri studiosi.
Si può “revisionare” la storia di Mazzini o Garibaldi, anche di
Napoleone; addirittura, recentemente è stata “revisionata” la storia
di Nerone; insomma, la storia di tutti i Grandi può essere
“revisionata”, ma non di Mussolini e del Fascismo. Per questi,
appena si pone qualche dubbio sull’autenticità dell’asserto che “la
storia ha emesso la condanna definitiva e senza appello”, sorgono
come anime dannate i “furbastri” i quali, per chiudere quelle
corbellerie in cassaforte e renderle inattaccabili hanno posto a
sentinella le leggi liberticide di Scelba, di Reale e di Mancino. Ma
in quella cassaforte è rinchiusa anche la truffa che è stata
perpetrata contro di te, lavoratore e ne garantisce la continuità.
Provo a spiegare i motivi del terrore che la parola “revisionismo”
crea in un certo ambiente.
Tu, lavoratore, hai idea di quanto percepisce un parlamentare o
senatore italiano, “un eletto dal popolo” e che dovrebbe essere al
“servizio del popolo”? E le altre prebende che si sono “autoriconosciute”?
I miei dati sono ripresi da un lavoro di Umberto Scaroni. E’ recente
la notizia che il Parlamento ha votato all’unanimità (senza
astenuti), un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa
1.135 Euro al mese. Inoltre la mozione è stata camuffata in modo
tale da non risultare nei verbali ufficiali. Operazione da banditi.
I nostri “rappresentanti” percepiscono le seguenti somme: Stipendio
base Euro 9.980 x 15 mensilità; “portaborse” (generalmente parente o
familiare): Euro 4.030 al mese; rimborso spese affitto: 2.900 Euro
al mese; indennità di carica: da Euro 335 circa a Euro 6.455 al
mese. Biglietti stadio (tribuna d’onore, è ovvio); telefono
cellulare, teatro, assicurazione infortuni ecc., tutto gratis e così
a seguire, senza remora alcuna. Con Mussolini tutto ciò era
impensabile: il deputato o il senatore di allora, percepiva un
“gettone di presenza”, perché era considerato un “onore essere al
servizio del popolo”. E Mussolini, se andava allo stadio, si pagava
il biglietto come qualsiasi altro spettatore. Vogliamo ricordare che
“il tiranno” morì poverissimo e lasciò la famiglia tutta nella
miseria?
Cominci a capire perché “la storia ha condannato Mussolini e il
Fascismo senza appello”?
E questa è solo una parte, anzi una frazione.
Ti hanno mai parlato di come i tuoi diritti fossero garantiti dalla
“Carta del Lavoro” (1927), dalla “Camera dei Fasci e delle
Corporazioni” (1939) e, infine, dal “Manifesto di Verona” (1943)? Ti
hanno mai parlato della legge sulla “Socializzazione”? Certamente
no, o, tutt’al più, per rinnovare la truffa ai tuoi danni ti hanno
descritto il tutto per quello che non fu, celando, invece, quello
che è stato.
Con la “Socializzazione delle Imprese” (primo passo per
“Socializzare lo Stato”) Mussolini poneva come base ed oggetto
primario il lavoro in tutte le sue manifestazioni, con una
differenza sostanziale rispetto a quanto sancisce la Costituzione
“nata dalla Resistenza”; infatti questa lascia voi lavoratori alla
mercé del sistema capitalista perché rimangono inalterati i rapporti
fra capitale e lavoro. Invece lo “Stato del Lavoro Fascista”
conferiva una assoluta preminenza del lavoro rispetto al capitale.
Per maggior chiarezza, il capitale veniva accettato solamente quale
strumento del lavoro.
Cos’è, allora, una “Azienda socializzata”? <L’azienda si dice
socializzata quando viene gestita contemporaneamente dalle
rappresentanze del capitale e dei lavoratori, togliendo la gestione
stessa all’arbitrio dei capitalisti>. Ne consegue che il lavoratore
potrà godere della ripartizione degli utili, come fu previsto nel
citato “Manifesto di Verona”.
Il “capitalista” che per produrre ricchezza per sé sfrutta al
massimo il lavoro altrui, spinto da questa sua volontà di ottenere i
massimi guadagni con minime spese, costringe il lavoratore al
massimo rendimento riconoscendogli il minimo salario.
Tutto ciò era inaccettabile per Mussolini.
E’ spiegato, quindi, perché il grande capitalista, i grandi
industriali, la grande finanza internazionale abbiano foraggiato i
movimenti antifascisti, pagandoli centinaia di milioni (del valore
di allora) per assicurarsi, a guerra finita, la soppressione di
quelle leggi a loro tanto invise.
Cosa che avvenne: ancora si sparava quando i partiti antifascisti,
come primo atto (25 aprile 1945) con legge a firma di Mario
Berlinguer (padre di Enrico) decretarono la fine delle leggi sulla
Socializzazione.
Benito Mussolini era un vero rivoluzionario, era l’uomo che i
lavoratori attendevano da secoli, ma ha avuto la sventura di cozzare
contro la pochezza di alcuni uomini e, soprattutto contro le
invincibili lobbies economiche e finanziarie internazionali.
Brevemente vediamo come e perché queste “potenze” si coalizzarono.
Pochissimi italiani hanno letto l’indegno “Trattato di Pace” che ci
fu imposto (Diktat) nel 1947 dai “liberatori” e i cui tentacoli sono
ancor oggi attivissimi. L’art. 17 di questo “diktat” proibisce
tassativamente la ricostituzione di partiti o organizzazioni
“fasciste”.
Anche ad un lettore poco smaliziato un impedimento così chiaramente
antidemocratico può apparire incomprensibile. “Può apparire”, ma per
i “grandi manovratori del mondo” è una preclusione che li
salvaguarda. Il Fascismo nella sua spinta rivoluzionaria stava
investendo quei settori, come abbiamo poco sopra accennato, i cui
poteri sono inattaccabili. Tutti sanno che, almeno all’epoca, il
valore del denaro era vincolato all’oro. Mussolini aveva “osato”
mettere in discussione questo dogma e si apprestava a capovolgerlo;
cioè il valore della moneta sarebbe stato vincolato al potere del
lavoro e della produzione. Dato che i principi del fascismo si
stavano espandendo in ogni angolo del mondo (Mussolini negli anni
’30 era l’uomo più popolare della terra), i possessori dell’oro, per
parare il pericolo mortale, esercitarono il loro potere
sull’apparato politico.
Stiamo assistendo in questi giorni ai grandi festeggiamenti per il
“60° anniversario dell’abbattimento del nazifascismo”. A prescindere
dal fatto che la Germania nazista poteva essere considerata solo un
pericoloso concorrente commerciale – certamente a livello mondiale –
ma niente di più, il vero nemico dei Paesi plutocratici (cioè dove
le classi ricche sono egemoni nella vita pubblica) era il Fascismo:
perciò ne fu decretata la morte.
Dal 1935 al giugno 1940 i “paesi democratici” misero in atto nei
nostri confronti una serie di provocazioni per costringerci alla
guerra, argomento che in questa sede non posso trattare perché esula
dal tema, ma sulla cui esistenza ho ampia documentazione, e nella
quale anche l’attestazione dello stesso Churchill.
E con la guerra fu la fine del Fascismo e l’inizio della grande
truffa ai tuoi danni, lavoratore, perché fu bloccata una grande
rivoluzione che poteva rappresentare un nuovo Rinascimento: “Il
Rinascimento del Lavoro”.
E la truffa è ancora in atto; e affinché non perda di smalto, da
ogni dove, di giorno, di notte, da destra, da sinistra, su “quell’uomo”,
su “quel regime” vengono rovesciate menzogne: perché, come disse
“qualcuno”,: ci sono uomini che debbono morire mille volte.
Quel che rende la cosa ancora più triste è che i profittatori, gli
sfruttatori del tuo lavoro, per garantirsi la propria dorata
esistenza, si sono avvalsi proprio di te, lavoratore.
http://www.filippogiannini.it
Erwin
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