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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
STERMINIO DIMENTICATO di 7.000 BAMBINI TEDESCHI
PERCHE' 7.000 BAMBINI DOVETTERO MORIRE ?
Articolo pubblicato da: HAMBURGER ABENDBLATT, il 26 Maggio 1999
Seconda Guerra Mondiale: la sorte crudele dei rifugiati tedeschi in
Danimarca.
Un nuovo studio riguardante la morte di oltre 10.000 rifugiati
tedeschi in Danimarca, appena prima e dopo la fine della Seconda
Guerra Mondiale, ha esterefatto il pubblico di questo paese
scandinavo.
La scoperta che fra le perdite dal 1945 al 1949 c'erano più di 7.000
bambini, ai quali non solo vennero rifiutate le razioni di cibo
adeguate, ma anche qualsiasi cura medica, è stata descritta dal
giornale " Politiken " di Copenhagen come " scioccante e disumana ".
E' altresì deplorevole, dice il giornale, " la massiccia
soppressione d'informazione " sulla sorte dei rifugiati in
Danimarca, perchè fino ad ora i danesi consideravano cosa acquisita
e punto di orgoglio nazionale il fatto che da 200.000 a 250.000
persone che si erano rifugiate in Danimarca, per sfuggire
all'avanzata delle truppe sovietiche, avessero ricevuto un
trattamento decente.
L'anziana fisico Kirsten Lylloff ha esaminato questo mito più
attentamente.
Il suo hobby è lo studio della storia e si meravigliò molto del
grande numero di tombe di bambini tedeschi in un cimitero di Aalborg,
dove vive abitualmente. Dopo aver passato sei mesi a raccogliere
informazioni, gli archivi in questioni le si aprirono con facilità.
Essa fu maggiormente sorpresa nel trovare numerosi rapporti e
statistiche scioccanti che non erano mai stati menzionati prima in
alcun studio storico. E questo a dispetto del fatto che il periodo
dell'occupazione tedesca in Danimarca, dall'Aprile 1940 al Maggio
1945, è oggetto di ricerche più approfondite rispetto a qualsiasi
altro periodo storico.
All'inizio i rifugiati, 85% dei quali erano donne e bambini, erano
stati sistemati in scuole o altri locali; in seguito, nel 1945, 142
campi furono allestiti per questa gente. Era strettamente proibito
ai civili danesi di aver un benchè minimo contatto con i rifugiati
tedeschi.
La ricerca della Lylloff ha dimostrato che nel 1945 ben 13.492
rifugiati tedeschi morirono nei campi danesi, tra i quali, più di
7.000 erano bambini in età inferiore ai cinque anni. La maggior
parte morì di denutrizione e di disidratazione ed anche, secondo la
Lylloff, di malattie " facilmente curabili " come infezioni allo
stomaco o intestinali e la scarlattina.
Ma fino al 1949 le autorità sanitarie danesi, nonchè la Croce Rossa,
rifiutarono costantemente qualsiasi assistenza medica agli internati
dei campi.
" Come possono dei bambini in così giovane età essere considerati
come dei nemici ? "
Kirsten Lylloff confuta l'argomento, in voga alla fine della guerra,
secondo il quale i tedeschi erano dei nemici indipendentemente dalla
loro età.
Joergen Poulsen, l'attuale Segretario Generale della Croce Rossa
danese, ha così commentato il rapporto:
" Fa male leggere queste cose. Spero che ora saremo diventati
migliori ".
Le autorità sanitarie danesi hanno affermato che il rifiuto di
assistenza medica in quei giorni " non può essere giustificato, a
prescindere dalla validità delle scuse ".
Il portavoce delle autorità sanitarie, Torben Pedersen, ha tuttavia
invitato gli storici a non tirare conclusioni affrettate.
Egli asserisce che, dopo cinque anni di occupazione da parte della
Germania nazional-socialista, con una guerra mondiale e dei rapporti
sempre più allarmanti sullo sterminio sistematico degli Ebrei,
l'umore politico in Danimarca ebbe un ruolo di forza per quel che
riguarda l'atteggiamento adottato nei confronti dei rifugiati
tedeschi.
Tuttavia, sulla base delle scoperte di Kirsten Lylloff, vi fu anche
una pragmatica considerazione nell'atteggiamento spietato delle
autorità danesi nei confronti dei rifugiati: " le autorità sanitarie
dichiararono ufficialmente che aiutare gli internati tedeschi
nuocerebbe alle relazioni della Danimarca con gli Alleati ".
Infatti, alla fine della guerra, la Danimarca ebbe il suo da fare a
convincere le potenze vittoriose a considerarla come
" collaboratrice ".
Anzichè offrire una resistenza armata, ad esempio come i suoi vicini
norvegesi, il governo di Copenhagen si arrese senza combattere alla
Wehrmacht tedesca nel 1940 e mise il proprio paese a disposizione di
Hitler come fornitore volontario di prodotti alimentari per la
Wehrmacht. In cambio, la Danimarca fu trattata in modo relativamente
mite dagli occupanti e qualsiasi coinvolgimento nella guerra stessa
le fu risparmiato.
Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |