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REVISIONISMO

Il revisionismo è essenzialmente un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista, come Cesare Saletta.

 

SVELATA LA GRANDE BUGIA DELL' ANTIFASCISMO


Finalmente! Scusate il punto esclamativo, tra i bravi giornalisti non si usa. Ma non si usano tante cose. Ad esempio in Italia non si usa scrivere un libro come quello di Giampaolo Pansa, in vendita da martedì prossimo. Bisognerebbe intitolarlo proprio così: "Finalmente!" È come se qualcuno avesse ridato la voce a un popolo cui avevano tagliato la lingua e a noi ciechi avesse restituito la vista. Che bello dare aria alla memoria, essa è intrisa di tanto sangue e lacrime, ma senza memoria si è sacchi riempiti di patate e di balle. Invece così si può guardare la vita, riconoscersi persino un po' fratelli anche con i discendenti di chi ti ha fucilato e seviziato il padre o la madre. Il volume si chiama "Sconosciuto 1945". Era la scritta incisa sul cartello di metallo che appendevano al petto dei cadaveri dei fascisti o presunti tali buttati nelle fosse comuni dopo le sommarie esecuzioni o i linciaggi venuti dopo il 25 aprile. Ho provato dopo tre pagine l'emozione che mi ha fatto sobbalzare da ragazzo, alla lettura di "Arcipelago Gulag". Anzi, più forte. Aleksandr Solgenitsin aveva raccolto migliaia di storie di deportati nei campi di concentramento sovietici. Questo è invece il nostro "Arcipelago". Le piazze delle stragi di gente inerme le attraversiamo il mattino distrattamente, e non sapevamo. Non sapevamo niente. I ragazzi specialmente non sono informati di nulla e la scuola tace o addirittura mente. E i vecchi zitti. C'erano tanti libri, ne continuano a uscire. Ma la loro voce ammirevole è ritenuta esagerata, di parte, macchiata dalla parentela politica col fascismo. Citiamo solo i libri fondamentali di Giorgio e Paolo Pisanò, trattati anche loro come gli assassinati di cui raccontano: non devono esistere. Pansa ha bucato il sortilegio dell'invisibilità. È, per buona sorte dei dimenticati, uno di sinistra (di sinistra? Non sappiamo cosa vuol dire qui: è un uomo perbene). Rimpiange di essere arrivato tardi, e alcuni lo rimproverano nel libro di questo tempo perduto, ma bisogna solo dire grazie: c'è qualcosa che non si perderà. Sta a Siena, Pansa, in una casa antica e quieta. Non ha mai lavorato così tanto come da quando è in pensione. SOLGENITSIN ITALIANO Nelle prime pagine scrivi delle due casse di lettere ricevute dopo il primo libro sulle stragi ("Il sangue dei vinti"). Viene in mente Solgenitsin, e il lavoro per Arcipelago Gulag. Anche lui le casse di lettere, la fatica di ordinarle. Ti sei accorto di questa somiglianza? «Davvero? Sarei troppo presuntuoso. Qualcosa è accaduto con "Il sangue dei vinti". Ha venduto 400mila copie, ma non è quello. continua...


N.B. L'articolo è stato ridotto.


Ripreso dal quotidiano " Libero "


 

Erwin@thule-toscana.com