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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.


Il libro: "Sopravvivere coi lupi" è un falso
Nuovo capitombolo delle OLOfavole sterminazioniste

L'autrice del falso libro,
Misha Defonseca
È uno degli inganni storico-letterari più grossi degli ultimi vent’anni.
Anzi, lo studioso della Shoah Maxime Steinberg ne ha parlato come di
«una delle più grosse manipolazioni della storia». E a farla
dimenticare non basteranno le tardive scuse dell’autrice.
Misha Defonseca ha ammesso che la storia raccontata nel suo libro
Sopravvivere coi lupi non è vera. L’autrice non è mai stata quella
bambina di 8 anni, ebrea di origine, che per ritrovare i genitori
deportati dai nazisti percorse a piedi 3000 chilometri, dal Belgio
all’Ucraina, venendo salvata da un branco di lupi. Misha non è
quella bambina perché quella bambina non è mai esistita. Anzi, se
non bastasse, la Defonseca non è neanche ebrea. Il suo vero nome è
Monique Dewael, ed è cattolica. A sentir lei, però, quest’identità
non le piaceva: «Da quando avevo 4 anni tento di dimenticarlo. Mi
sento ebrea da sempre... Mi sono da sempre raccontata un’altra vita,
lontana dagli uomini che detestavo. E così mi sono appassionata ai
lupi... e ho mischiato tutto». O almeno così ha dichiarato a Le
Figaro. E in questa immedesimazione fantastica, degna del miglior
Salgari, è riuscita proprio bene, visto che il libro uscito nel ’97
(in Italia nel ’98 per i tipi di Ponte alle Grazie) è un successo
internazionale: è stato tradotto in 18 lingue, conta milioni di
lettori che hanno visto in Misha una nuova e più struggente Mowgli,
l’eroe del Libro della giungla di Rudyard Kipling. Tanto che il
testo è stato da poco trasformato in film, Survivre avec les loups,
che in cinque settimane è stato visto da più di 540mila persone.
Ora però per la Defonseca, che ha 80 anni e si è trasferita negli
Stati Uniti, è arrivata la resa dei conti. La verità è venuta
improvvisamente a galla solo perché alcuni storici hanno trovato
delle incongruenze nella sua vicenda, dopo che un blog aveva messo
in linea alcuni documenti d’archivio. Qualcuno si è accorto che
l’autrice durante la guerra era iscritta a una scuola elementare di
Bruxelles. Dapprima la nostra fantasiosa, che stava pubblicizzando
il suo film a Parigi mostrando a tutti la bussola che l’aveva
guidata per tutto il suo lunghissimo viaggio, si è detta «molto
ferita», poi è arrivata l’inevitabile confessione. Ma non
l’assunzione di responsabilità. La Defonseca-Dewael sembra scaricare
ogni volontà mistificatoria su Jane Daniel, editrice americana che,
una decina di anni fa, l’aveva convinta a mettere su carta la sua
«vicenda».
Anche in questo caso sarà difficile scoprire la verità. L’unica
certezza è che è un caso tutt’altro che unico. Nel 2006 vennero
contestate le memorie in cui il regista austriaco Conny Hannes Meyer
raccontava di essere stato a Mauthausen; nel 1999 era toccato allo
scrittore svizzero Benjamin Wilkomirski. Insomma, c’è chi non riesce
a vivere senza impossessarsi dei lutti altrui. C’è chi non riesce
proprio a fare a meno di impossessarsi del dolore vero e di
svilirlo, magari per soldi, magari per fama o per pura mitomania.
Come se a falsificare la storia non bastassero le imbecillità dei
negazionisti.
Erwin
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |