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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
Sull'olocausto la manipolazione sionista
continua...
di Mauro Manno
Presento qui un lungo articolo sulla religione dell’olocausto e sul
sionismo. La mia argomentazione può risultare pesante a causa delle
numerose citazioni. Ma se le citazioni appesantiscono il discorso,
esse sono anche punti fermi della dimostrazione.
Sul Jerusalem Post è comparso alcuni giorni fa un articolo del
giornalista Etgar Lefkovits dal titolo:
'Un dirigente sionista fu il primo a essere informato della
soluzione finale'. L’originale in inglese si
può leggere sul sito:http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1195036610030&pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull.
L’articolo è un altro esempio di come la manipolazione
sull'olocausto continui ad essere alimentata e diffusa dai sionisti
per poter portare avanti i loro interessi e nascondere le loro
responsabilità storiche.
Traduco alcuni brani dell’articolo:
“Un dirigente sionista che operava in Svizzera durante la Seconda
Guerra Mondiale fu probabilmente la prima persona a ricevere
informazioni da fonte tedesca circa il piano per lo sterminio
sistematico degli ebrei d’Europa, secondo un recente libro
pubblicato dallo Yad Vashem.”
Lo Yad Vashem, come tutti sanno, è l’istituzione israeliana che cura
la memoria degli ebrei morti durante la guerra 1939-45 e gestisce il
museo dell’olocausto costruito in Israele a pochi passi da dove era
il villaggio palestinese di Deir Yassin, i cui abitanti furono
sterminati dall’esercito sionista durante la pulizia etnica dei
palestinesi nel 1948. Il villaggio palestinese fu poi raso al suolo
con la dinamite come altri 400 o 500 villaggi palestinesi fatti
sgomberare con la forza e il terrorismo. Ma riprendiamo l’articolo:
“Jonathan Beck Chaim Pazner, capo dell’ufficio dell’Agenzia Ebraica
di Ginevra, passò immediatamente l’informazione ai dirigenti
britannici e ebraici della Palestina allora governata
dall’Inghilterra, così il rapporto giunse ai livelli più alti del
governo britannico, secondo il libro Chaim Panzer, l’uomo che
sapeva.” Chaim Pazner è il padre di Avi “Panzer” che forse qualche
lettore ricorda. Avi è stato il portavoce del governo di Ariel
Sharon per vari anni, un uomo piccolo, dal capo pelato ma dal
parlare aggressivo, che nei telegiornali Rai, introdotto
dall’inamovibile inviato filo-israeliano (pagato con i nostri
denari), il famigerato Pagliara, si esprimeva in buon italiano e
parlando dei palestinesi pronunciava tre volte ‘terrorista’ogni
quattro parole, un vero panzer, come d’altronde il suo capo.
L’articolo spiega che l’informazione proveniva da fonte sicura, una
fonte tedesca. Un certo Edgar Salin, ebreo convertitosi al
cristianesimo e professore di economia a Basilea aveva ricevuto
l’informazione dal “Dr. Arthur Zommer, ufficiale tedesco e anch’esso
professore di economia oppositore del regime nazista, amico e
collega di Salin”. Il messaggio diceva: “In Oriente vengono
allestiti campi per distruggere col gas tutti gli ebrei d’Europa e
molti dei prigionieri sovietici”. Secondo l’articolo, Zommer
implorava: “Per favore passate personalmente questa informazione
immediatamente a Churchill e Roosevelt” e concludeva: “Se la BBC
diffonde quotidianamente un avvertimento ai tedeschi affinché non
mettano in funzione le camere a gas forse essi non lo faranno,
perché i criminali stanno facendo di tutto per impedire al popolo
tedesco di sapere cosa stanno preparando ed è chiaro che hanno serie
intenzioni”. Cosa fa a questo punto Chaim Pazner? “Pazner passò
quindi l’informazione ad un dirigente ebraico svizzero, il dottor
Benjamin Sagalowitz, un amico del rappresentante del Congresso
Mondiale Ebraico, il dottor Gerhart Riegner”. Né Chaim si fermò lì.
“Successivamente, Pazner spedì velocemente l’informazione ai
dirigenti dell’Agenzia Ebraica di Gerusalemme nella Palestina
britannica. Quindi, il 2 agosto 1942, incontrò l’agente dei servizi
segreti inglese Victor Farell, che lavorava all’ufficio passaporti
in Svizzera. Pazner lo implorò di mandare l’informazione a Churchill
come aveva richiesto la fonte tedesca. L’agente britannico disse che
lo avrebbe fatto, ma la notizia non fu mai trasmessa dalla BBC (..)
Durante un successivo incontro, l’agente britannico assicurò un
ansioso Pazner, il quale era stato sulle spine nella speranza di
poter ascoltare la trasmissione del messaggio dalla BBC, che egli
aveva effettivamente spedito la notizia e che questa era giunta
nelle mani di Churchill, e che egli avrebbe nuovamente richiesto che
fosse trasmessa”.
E bravo Pazner, il suo attivismo è encomiabile! L’articolo ci
informa anche che “informazioni sulle intenzioni dei tedeschi e le
uccisioni di massa erano filtrate già prima dai servizi segreti
polacchi o da fonti ebraiche, ma questa era la prima volta che
giungevano da fonti tedesche”. Le informazioni “parlavano di un
piano, ma non si trattava (solo) di un piano, esso era già in via di
realizzazione”. L’articolo cita anche lo storico ebreo David S.
Wyman secondo il quale “Gerhart Riegner [sempre il rappresentante
del Congresso Mondiale Ebraico], durante i primi giorni di agosto
dello stesso anno, aveva ricevuto proprie informazioni circa il
piano nazista di eliminare tutti gli ebrei d’Europa da un importante
industriale tedesco, successivamente identificato per Eduard Schute”.
Anche Riegner si era dato da fare, con gli americani però. Il suo
messaggio “raggiunse gli Stati Uniti nell’agosto 1942 ma non fu dato
alla stampa prima di novembre dello stesso anno, su richiesta del
Dipartimento di Stato che analizzò i rapporti con incredulità totale
e chiese ai dirigenti ebrei americani di non pubblicare
l’informazione prima che fosse verificata”. È chiaro che, quando
parla del piano tedesco di distruzione di “tutti gli ebrei
d’Europa”, l’articolo si riferisce a quanto deciso alla conferenza
di Wannsee (20 gennaio 1942).
Dall’articolo comunque risulta una lode sperticata dell’attivismo
dei dirigenti sionisti ed una condanna di inglesi e americani i
quali lasciarono che “lo sterminio nazista degli ebrei d’Europa
continuasse ininterrotto per altri due anni e mezzo”.
Abbiamo riportato lunghe citazioni perchè risulti chiaro al lettore
gli obiettivi dell’autore e dell’ Yad Vashem. Essi sono:
1. discolpare completamente i sionisti, nascondere le loro
responsabilità
2. far ricadere la colpa sui britannici e sugli americani, oltre che
sui tedeschi naturalmente dai quali evidentemente i sionisti si
aspettano, tramite il ricatto, altri favori. Non bastano quelli che
hanno già ottenuto.
3. buttare fumo sui fatti storici e presentarli secondo la visione
della religione dell’olocausto
Vediamo le cose da vicino e punto per punto:
1. Discolpare e nascondere
La gente che cade vittima della religione dell’olocausto ignora che
i sionisti collaborarono a lungo e intensivamente con tutti gli
antisemiti, dai ministri della Russia zarista, agli antisemiti
ucraini di Petliura, ai membri della X Mas di Junio Valerio
Borghese, ai nazisti, le SS e la Gestapo, ecc. La logica era quella
che gli antisemiti, cacciando e perseguitando gli ebrei assimilati o
in via di assimilazione d’Europa, li avrebbero spinti nella braccia
dei sionisti (ferocemente contrari al miscuglio della ‘razza’
ebraica con i goyim e favorevoli, come Hitler, alla separazione
degli ebrei dagli ariani o comunque da popolazioni non ebraiche
germanizzabili). I sionisti avrebbero provveduto ad avviarli in
Palestina, a togliere le terre ai palestinesi. Per le persone
ragionevoli gli ebrei che risiedono da millenni in Occidente sono
cittadini (di religione ebraica) dei paesi occidentali e in questi
paesi hanno ogni diritto di restare e devono restare. Se poi si
assimilano alle popolazioni occidentali, tanto meglio, come si sono
assimilati i normanni (in Inghilterra, in Francia e in Italia, i
galli (in Francia, in Nord Italia e altrove), gli spagnoli e i
francesi (ancora nel nostro paese, in particolare nel Meridione),
prima di loro i longobardi, poi gli arabi (in Sicilia e in Spagna) e
tutte le altre popolazioni che hanno fatto l’attuale popolazione
europea. Anche tutti gli ebrei d’Europa si sarebbero oggi
completamente assimilati (molti lo hanno fatto) se non fosse stato
per tre fattori. Il primo è un elemento della cultura e della
religione ebraica che dice che gli ebrei sono il ‘popolo eletto’,
concetto variamente interpretato ma oggi spesso e irresponsabilmente
interpretato in senso razzistico ed etnico. Il secondo elemento è
l’antisemitismo che considera gli ebrei una razza distinta,
semitica, e quindi inassimilabile in Europa. Assurdità antistorica e
ridicola perché la maggior parte degli ebrei (gli askenaziti) non
sono semiti ma sono i discendenti dei khazari, un popolo di origine
turca che si convertì all’ebraismo intorno all’ottavo secolo nella
Russia meridionale. Gli askenaziti sono i primi responsabili
dell’imbroglio perché hanno sempre disconosciuto la loro origine non
semitica e si sono dichiarati sempre discendenti razzisticamente
dagli ebrei palestinesi (sefarditi), al punto di subire
l’antisemitismo quando loro semiti non sono. Il terzo elemento è il
sionismo, che vuole la separazione razziale degli ebrei dai goy,
sostiene il matrimonio tra ebrei e vuole in Palestina uno stato per
soli ebrei. Il sionismo è nato prima dell’olocausto e in qualche
modo lo ha favorito con la sua collaborazione ideologica e pratica
con gli antisemiti e con i nazisti. Non è quindi vero che Israele è
nato dall’olocausto, ma semmai ha approfittato dell’olocausto. La
religione dell’olocausto serve appunto a confondere le idee e
giustificare la criminale impresa sionista e il massacro quotidiano
dei palestinesi. Di tutto questo io ho scritto nel mio libro La
natura del sionismo (2006). Non sono l’unico ad averlo fatto; i
libri sull’argomento abbondano, per esempio, per citarne uno solo,
Zionism in the Age of the Dictators, 1983, di Lenni Brenner, un
ebreo antisionista. Il libro è scaricabile dal sito http://www.
marxists.de/middleast/brenner.
Portando il lettore a concentrare la sua attenzione sull’attività
per così dire frenetica dei sionisti per salvare gli ebrei,
l’articolo rigetta la colpa delle disgrazie degli ebrei sugli altri,
i goyim, senza grandi distinzioni. I nazisti sterminavano, gli
inglesi, gli americani e gli altri stavano a guardare. Differenza
non sostanziale in un unico atteggiamento antiebraico, antisemita.
Contro tutti gli ebrei, sionisti e assimilazionisti insieme. Ma le
cose stanno veramente così? C’è veramente una congiura mondiale,
eterna dei goyim contro gli ebrei? E i sionisti sono poi così
innocenti?
Tra il 1933 e il 1945 i sionisti furono i migliori alleati dei
nazisti. Si considerino le seguenti citazioni:
Sulle Leggi di Norimberga, 1935: “Il centro Hechalutz [i pionieri
sionisti “socialisti”] che reclutava e preparava ebrei tedeschi da
inviare nei kibbutz, concluse che la promulgazione delle leggi che
definivano un crimine i matrimoni misti rappresentava una buona
occasione per un nuovo approccio al regime. I pionieri presentarono
un piano [ai nazisti] per l’emigrazione dell’intera comunità ebraica
[in Palestina] in un periodo di 15-20 anni”. (Lenni Brenner, Op. cit.)
Sull’antisemitismo dei nazisti: “Se noi [sionisti, ndt] non
ammettiamo che gli altri abbiano il diritto di essere anti-semiti,
allora noi neghiamo a noi stessi il diritto di essere nazionalisti.
Se il nostro popolo merita e desidera vivere la propria vita
nazionale, è naturale che si senta un corpo alieno costretto a stare
nelle nazioni tra le quali vive, un corpo alieno che insiste ad
avere una propria distinta identità e che perciò è costretto a
ridurre la sfera della propria esistenza. É giusto, quindi, che essi
[gli anti-semiti, ndt] lottino contro di noi per la loro integrità
nazionale. Invece di costruire organizzazioni per difendere gli
ebrei dagli anti-semiti, i quali vogliono ridurre i nostri diritti,
noi dobbiamo costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dai
nostri amici che desiderano difendere i nostri diritti” (Jacob
Klatzkin citato in Jacob Agus, Enciclopedia Judaica, vol II, p.
425).
Sull’alleanza sionismo-nazismo contro il liberalismo: “Per i
sionisti, il nemico è il liberalismo; esso è anche il nemico per il
nazismo; ergo, il sionismo dovrebbe avere molta simpatia e
comprensione per il nazismo, di cui l'anti-semitismo è probabilmente
un aspetto passeggero” (Harry Sacher, Jewish Review, settembre 1932,
p. 104, Londra).
“Il significato, per la nazione germanica, della rivoluzione tedesca
risulterà chiaro alla fine a coloro che l’hanno creata e le hanno
dato la sua impronta. Per noi (sionisti, ndt) il suo significato è
questo: Le fortune del liberalismo sono finite. L’unica forma di
vita politica che ha aiutato gli ebrei ad assimilarsi è scomparsa.”
(Joachim Prinz, Wir Juden, Berlino, 1934, pp. 150-1).
Sull’alleanza sionismo-nazismo contro gli ebrei assimilazionisti:
“Hitler tra qualche anno sarà dimenticato, ma avrà un bellissimo
monumento in Palestina. Sapete, la venuta dei nazisti è stato un
avvenimento piuttosto benvenuto. Vi erano tanti dei nostri ebrei
tedeschi che pendevano tra due sponde; tanti di loro navigavano
nella corrente ingannatrice tra la sponda di Scilla
dell'assimilazione e quella di Cariddi di una conoscenza compiaciuta
delle cose ebraiche. Migliaia di loro che sembravano completamente
perduti per l'ebraismo furono riportati all'ovile da Hitler, e per
questo io sono personalmente molto riconoscente verso di lui”(Emil
Ludwig intervistato da M. Steinglass, Emil Ludwig before the Judge,
American Jewish Times, aprile 1936, p. 35).
“L'hitlerismo ... ci ha reso per lo meno un servizio dal momento in
cui non ha tracciato una linea di demarcazione tra l'ebreo religioso
e l'ebreo apostata. Se Hitler avesse fatto eccezione per gli ebrei
battezzati [al cristianesimo], avremmo assistito allo spettacolo
poco edificante di migliaia di ebrei che correvano a battezzarsi. L'hitlerismo
ha forse salvato l'ebraismo tedesco, che stava assimilandosi fino
all'annichilimento” (Chaim Bialik, Palestine and the Press, New
Palestine, 11 dicembre 1933).
Sulla convergenza tra sionismo e nazismo circa uno stato fondato
sulla purezza della razza: “Uno Stato costruito sul principio della
purezza della nazione e della razza (cioè la Germania nazista, ndt)
può solo avere rispetto per quegli ebrei che vedono se stessi allo
stesso modo” (Joachim Prinz, (1936), citato in Benyamin Matuvo, The
Zionist Wish and the Nazi Deed, Issues, (1966/67), p. 12).
“Vogliamo che l’assimilazione sia sostituita con una nuova legge: La
dichiarazione di appartenenza alla nazione e alla razza ebraica. Uno
Stato costruito sul principio della purezza della nazione e della
razza può solo essere onorato e rispettato da un ebreo che si
dichiara appartenente alla sua razza. Avendo dichiarato apertamente
la sua appartenenza, egli non sarà mai capace di un comportamento
sleale verso uno Stato. Uno Stato, d’altra parte, non può volere
ebrei diversi da quelli che dichiarano la loro appartenenza alla
propria nazione. Non deve desiderare di avere ebrei che si fanno
adulatori e strisciano davanti ad esso (gli assimilazionisti, ndt).
Uno Stato deve esigere da noi fede e lealtà ai nostri propri
interessi. Perché soltanto chi onora la propria razza e il proprio
sangue può avere un atteggiamento onorevole verso il volere
nazionale di altre nazioni” (Joachim Prinz, Wir Juden, Berlino,
1934, pp. 150-1).
I nazisti rispondono positivamente ai sionisti: “I membri delle
organizzazioni sioniste non devono essere, date le loro attività
dirette verso l'emigrazione in Palestina, trattati con lo stesso
rigore che invece è necessario nei confronti dei membri delle
organizzazioni ebraico-tedesche (cioè gli assimilazionisti, ndt)”
(Circolare della Gestapo bavarese indirizzata al corpo di polizia
bavarese, 23 gennaio, 1935, Herzl Yearbook, vol VI, p. 340).
“Il momento non può più essere lontano ormai in cui la Palestina
sarà in grado di nuovo di accogliere i suoi figli che aveva perduto
da oltre mille anni. I nostri buoni auguri e la nostra benevolenza
ufficiale li accompagnino” (Reinhardt Heyndrich, capo dei Servizi
Segreti delle SS, Das Schwarze Korps, organo ufficiale delle SS,
maggio 1935).
Si tratta di un’alleanza ideologica bella e buona. Non solo. Sulla
base della convergenza ideologica che abbiamo delineato, sionisti e
nazisti costruirono una pratica comune finalizzata all’emigrazione
degli ebrei tedeschi verso la Palestina (previa loro
sionistizzazione) e alla distruzione degli ebrei non sionisti e
assimilazionisti. Izaak Greenbaum, caporione dell’Agenzia Ebraica
così si esprime nei confronti degli ebrei che non volevano
sionistizzarsi ed emigrare in Palestina: “Una mucca in Palestina
vale più di tutti gli ebrei d’Europa” e ancora: “Se chiedessero a me
«Non si potrebbero usare i fondi del United Jewish Appeal per
soccorrere gli ebrei d’Europa?» Io ho già detto NO! e ribadisco il
mio NO! ... Si dovrebbe resistere a quest’ondata che pone le
attività sioniste in secondo piano” (suo discorso al Consiglio
Esecutivo Sionista, 18 febbraio 1943, un anno dopo che il
summenzionato Jonathan Beck Chaim Pazner aveva ricevuto notizia, da
fonte tedesca,sui progetti nazisti riguardanti gli ebrei).
I sionisti sapevano tutto dal 1942, subito dopo la conferenza di
Wannsee, dice l’articolo del Jerusalem Post, informarono inglesi e
americani i quali non fecero nulla per salvare gli ebrei. La verità
è tutt’altra. I sionisti sapevano da molto prima quello che stava
per avvenire agli ebrei non sionisti e lo sapevano perché avevano
contribuito, per anni, sia ideologicamente sia praticamente a
preparare con i nazisti la “distruzione di tutti gli ebrei d’Europa”
salvo i sionisti ovviamente. Non solo degli ebrei non sionisti nei
campi a loro importava meno di una mucca in Palestina, ma operarono
di persona per tenere nascosta la realtà.
Stephen Wise, capo sionista, americano e consigliere di Roosevelt,
nel dicembre del 1942, affermava: “Da alcuni mesi ricevo cablogrammi
e informazioni riservate che mi informano di queste cose (lo
sterminio, ndt). Sono riuscito, insieme ai capi di altre
organizzazioni ebraiche a non fare giungere queste notizie alla
stampa”( in Eliyhu Matzozky, The Responses of American Jewry and its
Representatives Organizations, Yeshiva University, app. II).
Dov Joseph, altro caporione dell’Agenzia Ebraica, nel 1944, parlando
a giornalisti sionisti in Palestina preoccupati delle notizie
provenienti dall’Est Europeo, li mise in guardia contro:
“la pubblicazione di dati che esagerano il numero delle vittime
ebraiche, perché se noi annunciamo che milioni di ebrei sono stati
massacrati dai nazisti, poi ci chiederanno, a ragione, dove sono i
milioni di ebrei per i quali noi rivendichiamo una patria quando la
guerra sarà finita” ( in Yoav Gelber, Zionist Policy and the Fate of
European Jewry, p. 195).
Potremmo aggiungere la collaborazione diretta dei sionisti nella
deportazione degli ebrei non-sionisti in Ucraina, in Romania e in
Ungheria dove il caporione della struttura sionista ungherese Rezso
Kasztner e i suoi accoliti aiutarono alla deportazione di 400.000
loro correligionari verso i campi, e con questo ottennero di salvare
familiari e membri delle organizzazione sioniste (1.600 persone in
tutto). Ma è una lunga storia da raccontare per cui rimando ancora
una volta al mio libro o a quello di Lenni Brenner.
Potremmo aggiungere anche la collaborazione di tipo economico e
commerciale tra Nazismo e sionismo. In un decennio, si misero su
banche, istituzioni, organismi politici ed economici, trattati
commerciali tra Germania e Yushuv (comunità sionista in Palestina),
dove sionisti e nazisti operarono con l’obiettivo comune della
deportazione, pardon si deve dire ‘emigrazione’, in Palestina degli
ebrei tedeschi. Anche qui, troppo spazio ci vorrebbe qui per esporre
tutti i fatti ma il lettore trovi il tempo di indagare sul patto
commerciale Haava’ara firmato tra nazisti e sionisti ‘socialiti’,
sulla International Trade and Investment Agency Bank (INTRIA), sulla
Near and Middle East Commercial Corporation (NEMICO) che impegnava i
sionisti a cercare soci commerciali per la Germania nazista in Medio
Oriente. Vi era la Ha Note’a Ltd che serviva all’acquiso da parte
dello Yushuv di prodotti tedeschi. Vi era una società per
l’esportazioni di arance dello Yushuv in Germania, via Londra.
Un’altra per l’acquisto di armi all’estero, compresa la Germania
nazista, ecc ecc.
Se si conoscono questi fatti (ovviamente tenuti nascosti), diventa
evidente che l’articolo del Jerusalem Post è solo fumo negli occhi
per continuare nascondere la natura perversa, nazista del sionismo e
il suo ruolo nell’olocausto.
2. Il ricatto
Chiaramente, una volta occultate le responsabilità sioniste,
l’articolo diventa un ricatto bello e buono all’Occidente accusato
di aver lasciato compiere la “distruzione di tutti gli ebrei
d’Europa”. Ma perché ricattare perfino i loro alleati di oggi? Non è
difficile capirlo. Perché essi si sentano sempre obbligati
moralmente a sostenere Israele e i suoi piani! La cosa sembra
funzionare visto che Gran Bretagna e USA continuano ad essere le
colonne portanti dell’appoggio internazionale allo stato sionista,
fino al punto di far ammazzare per esso i loro stessi soldati in
Iraq e Afghanistan. Oggi anche la destra fascista ha piegato le
ginocchia davanti a Israele e si sente moralmente in dovere, come la
Germania moderna d’altronde, di inchinarsi al sionismo. L’opinione
pubblica occidentale continua ad essere bombardata con l’accusa
delle responsabilità dell’Occidente nell’olocausto ed essa accetta e
sostiene il coinvolgimento dei suoi governi nel sostegno a Israele e
nei suoi crimini. A questo serve l’articolo del Jerusalem Post,
assieme ai film sull’olocausto, ai musei dell’olocausto, alle
celebrazioni del 27 gennaio, e a tutta la religione dell’olocausto.
L’uso dell’olocausto da parte di chi all’olocausto ha partecipato,
come hanno fatto i sionisti, è doppiamente vergognoso: perché si
usano i morti e perché chi li usa ha le mani sporche del loro
sangue.
3. La religione dell’olocausto
L’articolo dà per scontato che la Conferenza di Wannsee abbia
stabilito la “distruzione di tutti gli ebrei d’Europa”. Ma la
cosiddetta soluzione finale è veramente questo e non invece una
soluzione territoriale?
A tutti coloro, ebrei e goyim alike, destri e sinistri alike, che
hanno sempre pronta l’accusa di ‘negazionismo’ per chi osa discutere
i caposaldi della religione dell’olocausto, voglio rivolgere
l’invito a leggersi il libro 'La soluzione finale', dello storico
tedesco non negazionista Hans Momsen (2002). Nel capitolo 6, La
politica dei trasferimenti e la soluzione territoriale della
questione ebraica, Lo storico ribadisce la collaborazione dei
nazisti con i sionisti per il trasferimento degli ebrei tedeschi in
Palestina. Momsen scrive: “negli anni dopo il 1933 non erano
mancati, soprattutto grazie all’accordo di Hava’ara favorito da
Hjalmar Schacht, i segnali che facevano pensare ad una politica
migratoria abbastanza costruttiva” (p. 95) Quando i nazisti si
accorsero della resistenza degli arabi (possibili futuri alleati
nella guerra contro i britannici) alla creazione di uno stato
ebraico in Palestina, denunciarono l’accordo di Hava’ara e si
volsero ad un altro tipo di soluzione migratoria. A Hjalmar Schacht
fu chiesto dal regime di intavolare a Londra trattative con il
famoso comitato Rublee. “L’accordo negoziato nella capitale inglese
prevedeva la progressiva sistemazione nel giro di 5 anni, nei paesi
disposti ad accoglierli ma ancora da definire, di 150.000 ebrei, che
a loro volta avrebbero potuto farsi raggiungere da non più di
250.000 familiari” (p. 96) Emigrazione ancora, non sterminio! Verso
paesi da definire assieme a GB, USA e Francia. L’accordo che
riguardava la quasi totalità degli ebrei tedeschi non andò in porto.
Con la guerra e la conquista della Polonia e della Francia, non fu
più possibile continuare le trattative e questa prospettiva svanì.
Ci fu allora “una discussione in seno al Consiglio ministeriale per
la difesa del Reich e, due giorni dopo, da un incontro con i capi
della polizia di sicurezza nel corso del quale si parlò
dell’espulsione degli ebrei dal territorio del Reich nel giro di un
anno. In quel periodo Heydrich aveva in mente la creazione di una
«riserva per gli ebrei» nella regione di Cracovia e, poco dopo, in
quella parte del territorio polacco che l’Unione Sovietica aveva
restituito in cambio degli stati baltici” (p. 101). Ci fu anche una
deportazione di ebrei viennesi in quella regione (piano Nisko) ma
ben presto si presentò una nuova e più interessante prospettiva. Con
la collaborazione fattiva tra nazisti e regime di Vichy si prospettò
la possibilità di deportare gli ebrei tedeschi e quelli, molto più
numerosi dei paesi conquistati, verso le colonie della Francia, in
particolare il Madagascar. Questo piano aveva per i nazisti due
vantaggi, da una parte permetteva di destinare i territori di
Cracovia e Lublino, non più agli ebrei ma ai tedeschi espulsi dai
russi dai paesi baltici, dall’altro estirpava gli ebrei dall’Europa
e li spediva molto lontano, in Africa e per giunta su un’isola. “In
agosto (1940), a conclusione di un colloquio che ebbe con Hitler,
Goebbels annotò nel suo diario: «Vogliamo spedire gli ebrei in
Madagascar: lì potranno dare vita a un loro stato». Anticipando il
piano Madagascar, tra luglio e settembre 1940, 25.000 cittadini
francesi, tra cui un gran numero di ebrei, vennero espulsi, con
l’esplicito consenso di Hitler, dall’Alsazia-Lorena nella parte non
occupata del paese, dove, tra il 22 e 23 ottobre, vennero raggiunti
da 6.502 ebrei a loro volta deportati dal Baden e dal
Saar-Palatinato” (p. 110). Se il piano era fin dall’inizio lo
sterminio, queste espulsioni non si spiegano.
Ma per portare milioni di ebrei in Madagascar occorreva il permesso
della Gran Bretagna che con la sua flotta controllava gli oceani e
questo permesso Churchill non lo accordò mai. “Il rifiuto che Londra
oppose alle dubbie [perché mai dovevano essere dubbie? ndt] offerte
di pace di Hitler e la sconfitta patita dai tedeschi nei cieli
inglesi resero inattuale, almeno a breve termine, il piano
Madagascar, la cui realizzazione presupponeva ovviamente il
controllo delle rotte marittime” (p. 110). Fallita anche questa
possibilità e nel frattempo iniziata l’aggressione all’Unione
Sovietica si pensò di deportare, ma dopo la guerra e la sconfitta di
Stalin (allora data per certa non solo dai nazisti), tutti gli ebrei
europei oltre gli Urali. La conferenza di Wannsee non fu affatto la
sanzione dell’olocausto ebraico. Essa rimane sempre nell’ambito di
una “soluzione finale territoriale”. Le chiacchiere sioniste
contenute al riguardo nell’articolo del Jerusalem Post non devono
ingannarci. Al riguardo Momsen dice e non dice, anzi dice due cose
contraddittorie. “Si è spesso voluto ravvisare nella conferenza di
Wannsee il decisivo via libera all’implementazione dell’Olocausto,
se non addirittura una cospirazione delle élite di potere, ma essa,
in realtà, costituì tutt’al più un ulteriore passo compiuto nella
direzione dello sterminio ed ebbe soprattutto la funzione di indurre
le amministrazioni interessate ad accettare l’estensione, reclamata
da Heydrich in considerazione della situazione venutasi a creare
nell’Europa orientale, del concetto di ebreo così come era stato
definito dalle leggi di Norimberga” (p. 166). La frase di Momsen è
un capolavoro di contorsioni. Il tema è delicato e si rischia di
farsi accusare di essere un ‘negazionista’ con immancabile
ostracismo, perdita del posto di lavoro, processo e prigione, come è
successo a Faurisson. Cosa dice Momsen? Vediamo con attenzione:
1) la conferenza di Wannsee non è “il decisivo via libera
all’implementazione dell’Olocausto” come qualcuno (gli storici
filoebraici o sionisti) hanno voluto ravvisare.
2. Essa rappresenta “tutt’al più un ulteriore passo compiuto nella
direzione dello sterminio”
3. Essa “ebbe soprattutto la funzione di indurre le amministrazioni
interessate ad accettare l’estensione del concetto di ebreo così
come era stato definito dalle leggi di Norimberga”.
In altre parole, un gerarca nazista, Heydrich cercava a Wannsee di
estendere il concetto di ebreo ai «messi ebrei», cioè ai figli di un
ebreo e di una non-ebrea (shiksa) o di un non-ebreo (goy) con una
ebrea.
Ma Heydrich riuscì nel suo scopo? Momsen dice che su questo punto
“egli si scontrò con la decisa opposizione del rappresentante del
ministero degli interni, il segretario di Stato Wilhelm Stuckart, il
quale, rifacendosi a Hitler, prese posizione contro l’indiscriminata
inclusione dei «mezzi ebrei» tra quanti dovevano essere deportati e
contro il peggioramento dello status dei «misti di secondo grado»”
(p. 166) cioè i tedeschi che avevano un nonno ebreo o una nonna
ebrea. “Anche un’altra conferenza che si tenne poco dopo (6 marzo
1942) non consentì di comporre le divergenze esistenti al riguardo,
soprattutto perché Stuckart sapeva di avere dietro di sé Hitler, il
quale, almeno pubblicamente, non voleva rinunciare al sistema
normativo fondato sulle leggi di Norimberga” (p. 166)
Il mancato peggioramento dello status dei «mezzi ebrei», che non
dovevano essere nemmeno deportati, e dei «misti di secondo grado», a
cui si opponeva Hitler smentisce di fatto l’affermazione precedente
(già molto ambigua di per sé) di Momsen del “tutt’al più un
ulteriore passo compiuto nella direzione dello sterminio”. Un passo
indietro semmai! E poi in cosa consiste quest’ulterore passo? Momsen
non dice né altri storici sanno dirlo. Un poco oltre Momsen, con
molta prudenza, data la spada di Damocle incombente della prigione
per ‘negazionismo’, afferma proprio il contrario: “La presa di
posizione di Heyndrich in occasione della conferenza di Wannsee
lascia intendere [si noti l’eufemismo prudenziale, ndt] che ancora
non esisteva, per la soluzione finale, un piano complessivo
suscettibile di concreta applicazione, e non esistevano nemmeno i
presupposti tecnici (…) per la realizzazione di un progetto che dava
l’impressione [altro eufemismo prudenziale, ndt] di essere
essenzialmente utopico” (p. 168).
Riguardo ai discorsi di Hitler circa la “distruzione della razza
ebraica in Europa” (ad esempio il discorso tenuto davanti al
Reichstag, 30 gennaio 1939) e alla politica del partito nazista, lo
storico Momsen scrive: “Sarebbe sbagliato ricavare da una simile
affermazione, sebbene anche in seguito più volte ripetuta da Hitler,
una precisa e diretta volontà di sterminio. In realtà, essa venne
fatta nel contesto della conferenza di Évian e degli sforzi,
all’epoca ancora in corso, che mediante le trattative con il
comitato Rublee si stavano compiendo per indurre le potenze
occidentali a finanziare l’emigrazione ebraica” (p. 94) Gli sforzi
fallirono e in seguito, durante la guerra, fino al dicembre 1944, la
Germania, accanto alla politica dei trasferimenti, cercò di vendere
gli ebrei alle potenze occidentali in cambio di denari o dei famosi
10 camion che i nazisti contavano di usare sul fronte orientale per
cercare di contrastare l’offensiva sovietica. Gli alleati
rifiutarono sempre.
Ancora Momsen su Hitler: “Le prese di posizione di Hitler in merito
all’intera questione davano di norma l’idea di una soluzione finale
[territoriale e non sterminazionista, ndt] della questione ebraica
da collocare solo nel futuro” (p. 169). Non ci furono quindi ordini
diretti e scritti di Hitler che promossero lo sterminio fisico degli
ebrei.
Uno degli obiettivi della religione dell’olocausto è sempre stato
quello di presentare la politica di soluzione territoriale della
questione ebraica dei nazisti come sterminio fisico degli ebrei e
Wannsee come il punto centrale di questa politica. I sionisti hanno
anche insistito sul cosiddetto ordine scritto di Hitler sullo
sterminio fisico degli ebrei.
Momsen, che non si dichiara negazionista, né è accusato di esserlo,
sembra su questi punti dare ragione a Faurisson e agli altri
‘negazionisti’. Notiamo che Momsen, che crede nell’esistenza delle
camere a gas, non si sforza di portare la minima prova, dando per
scontato che esse siano esistite e lasciando l’onere della
dimostrazione ad altri. Lo storico tedesco però ci spiega che molti
ebrei furono assassinati dai lettoni, lituani, estoni, polacchi o
ucraini prima che le truppe tedesche entrassero nei loro paesi e
subito dopo che l’esercito sovietico si era ritirato.
Vogliamo forse dimostrare che il giudeicidio non ci sia mai stato?
No! Molti ebrei sono stati uccisi nell’Est Europeo durante la
guerra. Non lo si può negare. Ma la visione sionista della religione
dell’olocausto è un’accozzaglia di reticenze e di menzogne. L'idea
centrale non ha niente a che fare con il giudeicidio reale. La
religione dell’olocausto si fonda sull’idea che il nazismo non
cercava una soluzione territoriale ma una soluzione
sterminazionista, da subito. Per i sionisti è importante imporre al
mondo l’idea che i nazisti abbiano incarnato nel modo più coerente e
estremo l’odio eterno che tutti i goyim hanno irrimediabilmente
(come se fosse nel loro DNA) per tutti gli ebrei, indipendentemente
da come essi agiscano e se siano assimilazionisti o meno. Così si
spiega l’accusa rivolta a inglesi e americani (e agli altri) di aver
assistito alla distruzione di “tutti gli ebrei” senza muovere un
dito. Così si spiega anche la centralità che i sionisti e i loro
amici danno all’esistenza delle camere a gas. L'esistenza delle
camere a gas proverebbe che non si voleva una soluzione territoriale
ma si voleva uccidere e uccidere tutti gli ebrei e, sottinteso, solo
gli ebrei. Non ci sono prove certe dell’esistenza delle camere a
gas. Non ne sono state trovate, quelle che sono state additate come
tali in realtà erano altro. Il libro di Momsen, se letto
attentamente, sottolinea soprattutto la morte e l’uccisione di ebrei
sui campi di battaglia in Russia, nei rastrellamenti e nelle
esecuzioni seguite alla guerra di resistenza nei territori occupati,
nei campi di lavoro dove le condizioni imposte da uno sfruttamento
micidiale all’interno di uno sforzo produttivo sempre più disperato
man mano che la vittoria sull’Unione Sovietica si allontanava
divennero ben presto esiziali, nei campi di concentramento dove la
vita (alimentazione, igiene, ecc.) peggiorava parallelamente al
peggiorare della vita degli stessi civili tedeschi nelle città
bombardate). Non si può pensare che ai deportati dei campi il Reich
potesse riservare condizioni di vita migliori di quelle riservate ai
civili tedeschi. In questo modo molti ebrei morirono, nella violenza
della guerra, nelle repressioni della guerra partigiana (repressioni
di cui i nazisti si sono macchiati anche in Italia, Grecia,
Iugoslavia, Francia, Polonia, ecc), a causa dello sfruttamento
disumano nei campi di lavoro, a causa di infezioni, malattie,
epidemie, scarsa alimentazione, ecc. Questa è stata la tragica
conseguenza di un’ideologia che propugnava la separazione delle
razze e la costituzione di stati razzisticamente puri. I nazisti
potevano, ancora senza troppi danni, gestire (in accordo con i
sionisti) una simile politica di separazione razziale in Germania,
dove gli ebrei erano poche centinaia di migliaia,. Quando, con la
conquista della Polonia e di gran parte della Russia, gli ebrei
sotto dominazione tedesca divennero circa 10 milioni, la politica
della separazione delle razze divenne un inferno. La separazione
delle razze era la concezione nazista ma anche quella dei sionisti.
Il nazismo è morto, il sionismo sopravvive e continua a espellere i
palestinesi dalla Palestina per fare di questo paese uno stato per
soli ebrei, Israele. Questa filiazione comune, ce la vogliono fare,
ma noi non ci stancheremo di ribadirla.
Nei campi di lavoro e di concentramento, nelle rappresaglie, nelle
esecuzioni morirono altrettanti polacchi, europei dell’Est e
dell’Ovest, e morirono soprattutto milioni e milioni di prigionieri
sovietici. Di questi, oggi, poco si parla: vite cancellate dalla
religione dell’olocausto, sacrificate al concetto di superiorità del
‘popolo eletto’, altro concetto centrale della religione
dell’olocausto. Si pensi che nelle rappresaglie, nelle fucilazioni
(per esempio a Cefalonia), nei campi, morirono per mano di nazisti
meno ebrei italiani che italiani non-ebrei (ufficiali, soldati,
renitenti alla leva deportati, carabinieri, partigiani e loro
sostenitori uccisi sul posto o deportati e morti nei campi, mano
d’opera reclutata in modo forzoso, civili nelle regioni dove
operavano i partigiani, comunisti, liberali, anche dei fascisti,
cattolici, suore, preti, perfino un membro della famiglia Savoia. E
anche italiani che hanno pagato con la deportazione e la morte il
loro umanitario tentativo di soccorrere e nascondere degli ebrei. La
religione dell’olocausto ha ucciso costoro una seconda volta. Nessun
museo dell’olocausto per loro. Sembrerebbe invece che nella Seconda
Guerra Mondiale i tedeschi abbiano deportato dall’Italia o ucciso
solo degli ebrei (7.000 in tutto di cui 1.000 sopravvissuti).
Oggi i nostri politici di destra e di sinistra, in particolare
l’odioso ‘sionistro’ Veltroni, fanno a gara per recarsi in
pellegrinaggio allo Yad Vashem, ad Auschwitz, a promuovere film
sullo sterminio dei (soli) ebrei, a fondare musei olocaustici.
Per tenere sotto controllo i goyim e gli stessi ebrei, i promotori
di questa nuova religione, fanno del nazismo, che era già pessimo di
per sé (a causa trea l’altro della sua concezione razziale, che però
i sionisti condividevano e condividono) qualcosa di molto peggiore
di quello che effettivamente era quando i sionisti pensarono bene di
collaborare con esso. Contemporaneamente nascondono o negano (che
siano loro i veri ‘negazionisti’?) il loro ruolo nel giudeicidio e
il loro tradimento degli ebrei assimilazionisti (il 90% di tutti gli
ebrei di allora). Vogliono promuovere (attraverso le esagerazioni,
le demonizzazioni e i ricatti) il senso di colpa dell’Occidente, di
cui desiderano poi approfittare per incassare dividendi economici e
sostegni politici. I dividendi economici sono in particolare i
‘risarcimenti’ (io direi estorsioni) dalla Germania e dalle banche
svizzere per ‘i sopravvissuti dell’olocausto’(in realtà andati a
Israele e alla lobby ebraica USA) e gli aiuti economico/militari a
Israele da parte americana. I sostegni politici sono l’influenza
mondiale derivante dallo status di vittima e la mano libera per
distruggere i palestinesi e occupare tutta la Palestina. Sono anche
le guerre mediorientali che USA, Occidente e Nato conducono per
conto dello stato ebraico, ovviamente ‘sempre minacciato’.
I sionisti non sono migliori di nessuno, nemmeno dei nazisti.
Con tutti i loro articoli e i loro film non riusciranno ad ingannare
ancora a lungo il mondo che è sempre più stanco delle loro manovre e
delle loro prepotenze.
18 novembre 2007
mauro manno
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |