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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
Testimoni e storici professionisti di olocausti
Come si introduceva lo Zyklon B nelle camere a gas? Strampalata
"prova" di Van Pelt
(il nuovo "storico" massimo sterminazionista(!)

van pelt
LA KOLONNA DI KULA
L'ESATTEZZA ALL'OPERA [2]
Analisi di un "elemento centrale" di prova delle pretese camere a
gas omicide di Auschwitz-Birkenau: le otto colonne metalliche a
triplo ingranaggio per l'introduzione di acido cianidrico di Michal
Kula.

revisionisti Arthur_Butz, Germar Rudolf,
Robert Countess, Fredrick Toeben
Osservazioni introduttive
"Mostratemi o disegnatemi una camera a gas nazista", è stata la
ripetuta richiesta, formulata dal professore universitario francese
Robert Faurisson, in un modo o nell'altro, fin dal 23 Marzo del
1974, quando inviò una lettera al Centro ebraico di documentazione
contemporanea di Parigi.
In tale lettera, egli chiedeva se le camere a gas hitleriane fossero
un mito oppure una realtà. [3] Ho avuto occasione di ascoltarlo su
questo argomento,
ed egli disse che la donna francese, meravigliosamente collaborativa,
del "Centre" gli portò dei libri dalla biblioteca che mostravano
foto di capelli, scarpe, occhiali, e denti. Faurisson gentilmente la
sollecitò a produrre delle foto effettive della "camera a gas
hitleriana". Finalmente ella ammise che non poteva produrne alcuna.
La costanza di Faurisson nell'indagare la letteratura disponibile
insieme ai documenti di prima mano di Auschwitz, oltre alle sue
personali ispezioni in Polonia, hanno provocato nel corso del tempo
numerose reazioni da parte dei media francesi e degli scrittori,
giuristi, politici e accademici della Storia dell'Olocausto Ebraico,
reazioni che si sono risolte quasi senza eccezioni in attacchi ad
hominem contro di lui, fino ad accusarlo di cercare di riabilitare
Hitler e il nazismo (per la sua insolenza nel fare questo tipo di
domande). Questi "negazionisti" - come io debbo definirli - poiché
sono così negativamente ostili ad una indagine scientifica
internazionale - affermavano che il Tribunale di Norimberga avesse
chiaramente stabilito la realtà delle attrezzature di gassazione
omicida e che altre corti giudiziarie ne avessero proclamato
l'esistenza sulla base della "dichiarazione di evidenza". [4]
Naturalmente, Faurisson è disposto volentieri ad accettare tale
"evidenza" per l'acqua che gela a 32 gradi Fahrenheit, ma egli non
era allora, come non lo è oggi nel suo meritatamente felice 75°
compleanno (ricorrente il 25 gennaio del 2004), disposto ad
accettare che le camere a gas hitleriane siano davvero esistite, a
meno che la loro esistenza non sia scientificamente accertata
dall'indagine di una squadra di scienziati.
La tesi di Van Pelt su Auschwitz Dopo tanti anni in cui gli storici
della Storia dell'Olocausto Ebraico avevano deciso di ignorare
Faurisson, uno scrittore, uno specialista con un dottorato in
"Storia delle Idee" che si era spacciato per "professore di
architettura" - un ebreo olandese chiamato Robert Jan Van Pelt -
finalmente decise he la sfida di Faurisson doveva essere
fronteggiata.
Il dr. Van Pelt ha fabbricato la prova materiale per contrastare
Faurisson presentando le immagini di un obitorio con disegni
assonometrici, disegni per giunta assai ben fatti e spettacolari,
comprendenti una colonna metallica a triplo ingranaggio per
l'immissione di Zyklon B. [5] La tesi è che sulla base di questo
modello siano state costruite otto colonne - quattro per ognuno dei
Leichenkeller (obitori o camere mortuarie) dei Cremas (Crematori) II
e III di Birkenau - e siano state costruite da un detenuto polacco
cattolico-romano chiamato Michal Kula, con l'espressa intenzione di
uccidere esseri umani. Il cristiano Kula divenne così un complice
del crimine.
La presentazione di Van Pelt della Kolonna di Kula (ho scelto di
scrivere "colonna" con una "K" come accentuazione allitterativa) non
consiste comunque in una foto dell'oggetto in questione, o in un
disegno tecnico originale o in un disegno basato su un qualsiasi
documento originale di un tale congegno di diffusione mortifera, ma
consiste piuttosto in una "ricostruzione assonometrica", aderente
alla testimonianza di Kula, disegnata da Marc Downing a p.194 e da
Scott Barker a p.208. E, se posso aggiungere, si tratta di disegni
davvero spettacolari.
Il disegno, riprodotto nel libro di Pressac, delle leggendarie
"Colonne per l'immissione dello Zyklon-B", così come descritte da
Michal Kula.

In tal modo, essi costituiscono una risposta concreta da parte di
Van Pelt alla richiesta di Faurisson di una foto o di un disegno di
una camera a gas hitleriana. Per essere un tentativo di mantenersi
sul terreno scientifico, tali disegni sono encomiabili, poiché
possono essere analizzati e valutati.
Ma devo porre il quesito se tali ricostruzioni grafiche, basate su
nient'altro che il racconto di un testimone, costituiscano una prova
convincente, visto che non esiste nessuna di queste presunte otto
colonne, né vi sono frammenti di esse o almeno documenti che le
riguardino ad Auschwitz o altrove la cui autenticità possa essere
verificata. [6] Per quale motivo, inoltre, l'ex detenuto condannato
a quattro anni e mezzo di prigione dovrebbe essere creduto?
Non nutriva egli animosità contro i suoi carcerieri tedeschi,
appartenendo per giunta ad un gruppo che tentò la sollevazione
contro le autorità del campo?
[7] Non aiutò egli volentieri le autorità comuniste polacche l'11
Giugno del 1945, quando testimoniò contro i tedeschi e descrisse
queste presunte colonne come strumenti progettati esclusivamente per
l'omicidio di inconsapevoli innocenti?
In generale la Storia dell'Olocausto Ebraico contiene la tipica
narrazione secondo cui, una volta che le squadre speciali di
prigionieri avevano ultimato il compito loro assegnato nel processo
di gassazione e cremazione, i loro componenti venivano anch'essi
uccisi e cremati affinché non vi fossero testimoni oculari.
Tuttavia Michal Kula, ci viene detto, riuscì a sopravvivere oltre
quattro anni in questo cosiddetto "anus mundi".
Forse Kula, se fosse ancora vivo e libero di parlare nel 2004,
racconterebbe una storia diversa, una storia nella quale egli
collaborò con i tedeschi in modo zelante, riuscendo così a
sopravvivere alla chiusura del campo di Auschwitz-Birkenau appena
prima che l'Armata Rossa vi entrasse il 27 Gennaio del 1945.
Si può trovare a p.206 del libro di Van Pelt una (difettosa)
traduzione inglese della testimonianza di Kula del 11 Giugno del
1945, [8] nella quale, per assecondare gli scopi del processo
comunista contro il comandante del campo Rudolf Hoss, egli diede
alcuni dettagli tecnici ai suoi inquisitori. Kula, come è lecito
aspettarsi da un tecnico esperto di costruzioni metalliche, fornì
delle misure abbastanza precise. Su questo punto ritornerò in
seguito.
Complessivamente quello di Van Pelt è un libro imponente, altamente
tecnico, attentamente documentato, ben impaginato e gradevolmente
rilegato, con ottime foto e disegni, ma stranamente è stato
pubblicato - per motivi che mi rimangono sconosciuti - da un
importante editrice universitaria americana a spese del
contribuente.
Un dibattito aperto al pubblico
Se un tale dibattito potesse aver luogo, l'enunciazione della
discussione potrebbe recitare quanto segue: ad Auschwitz-Birkenau ci
furono camere a gas omicide appositamente costruite per l'utilizzo
di Zyklon-B, con il suo acido cianidrico, per uccidere ebrei e altri
esseri umani.
E se il prof. Faurisson rappresentasse il polo negativo della
discussione, avrebbe il compito di chiedere le prove materiali, non
semplici disegni, schizzi o illustrazioni. [9] Posso solo
congetturare quello che Van Pelt mostrerebbe se rappresentasse il
polo positivo della discussione, ma ritengo che presenterebbe
schizzi, disegni e illustrazioni, ma soprattutto, la presunta
testimonianza oculare di un Michal Kula (e di altri) il quale mai,
neppure una volta, è stato contro interrogato sotto giuramento in un
tribunale appropriato, all'infuori di uno scenario da
"processo-show" di stampo staliniano.
Faurisson insisterebbe sulla necessità di contro-interrogare Kula
con procedure analoghe a quelle del contro interrogatorio dei
testimoni illustri di Toronto, Canada, nel famoso, fondamentale
processo di Ernst Zundel, quando il dr. Rudolf Vrba e Arnold
Friedman
furono finalmente costretti ad ammettere che non avevano assistito a
gassazioni omicide, al contrario di quanto avevano sostenuto nei
loro scritti e in precedenti testimonianze peritali. [10]
Ma Michal Kula, nato nel 1913, nel 2004 avrebbe 91 anni, se fosse
ancora in vita, e probabilmente non sarebbe un testimone in grado di
fornire una testimonianza ragionevole, per non parlare di un contro
interrogatorio.
Il problema dei presunti "testimoni oculari"
La prima domanda da fare naturalmente è: merita Kula di essere
creduto? Quali erano le sue motivazioni nel rendere la propria
testimonianza alle autorità comuniste polacche? La commissione
giudiziaria comunista svolse realmente un'adeguata indagine
scientifica il cui unico compito fosse quello di verificare o
falsificare [11] le accuse di Kula? Presentò forse Kula, o chiunque
altro, veri disegni tecnici, progetti o altri documenti della
Direzione Centrale delle Costruzioni di Auschwitz, per la quale
questi presunti ordigni sarebbero stati costruiti nonché registri
delle ordinazioni, per i materiali e il loro costo? Dopo tutto, ci
viene sempre detto da persone come Van Pelt che ci sono "montagne di
prove" e "milioni di documenti" per provare i crimini nazisti.
C'è comunque un documento che cita Kula per nome. Ma anche con ciò,
si può concedere a Kula di aver detto la verità l'11 Giugno 1945,
oppure la sua storia dettagliata di colonne metalliche venne
fabbricata per la voglia di regolare i conti con i suoi carcerieri
tedeschi?
Esiste un indizio della credibilità di Kula come testimone, e viene
dalla sua dichiarazione riguardo ad una gassazione in una baracca
per detenuti cui avrebbe assistito. Egli afferma di aver visto
l'evacuazione dei cadaveri delle vittime:
"Vidi allora che [i cadaveri] erano verdastri. Le infermiere mi
dissero che i cadaveri erano spaccati, e la pelle si staccava."
Riguardo a ciò, Germar Rudolf osserva giustamente: [12]
"[] Le vittime di gassazioni con Zyklon-B non hanno colore verdastro
(il loro colore è rosato tendente al rosso), e non c'è ragione per
la quale i cadaveri debbano spaccarsi e la loro pelle si debba
staccare. Questa non è altro che propaganda nera."
Ma il prof. Van Pelt attribuisce un importanza fondamentale a Michal
Kula nel suo libro e accetta le informazioni tecniche fornite al
tribunale comunista polacco come se tali informazioni costituissero
una verità effettiva, addirittura scientifica!
Documenti di Kula nella Schlosserei di Auschwitz
Van Pelt avrebbe potuto fornire la seguente informazione, ma ha
scelto di non farlo. Il ricercatore italiano Carlo Mattogno ha
scritto nel suo articolo del 2002 che il giudice polacco Jan Sehn
rese accessibile per il processo a Rudolf Hoss un elenco di
ordinativi per materiali da costruzione; il giudice Sehn produsse
quest'elenco senza omissioni il 25 Luglio del 1945, circa sei
settimane dopo la deposizione di Kula in tribunale.
Esistono 85 di questi ordinativi per la "Werkstattenleitung
Schlosserei" (direzione delle officine), che iniziano il 28 Ottobre
del 1942, ed uno di questi, il numero 433 datato il 20 Maggio 1943,
è una richiesta per materiali fatta da Kula, qualificato come "Hersteller"
(esecutore), il quale abbisognava di due pezzi per riparare "kopl
Verbindungstucke fur Gummischlauch" (raccordi per tubo di gomma). La
richiesta è segnata come "Dringend" (urgente) e doveva essere
consegnata al prof.
Schumann per il "Rontgen-Station im F.L." (il reparto per i raggi x
dell'ospedale del settore femminile di Birkenau). Il documento
indica che Kula ultimò il lavoro il 21 maggio 1943. [13]
Se Kula avesse testimoniato in modo veritiero riguardo alla
costruzione delle otto colonne per la diffusione del gas nei
crematori II e III, avrebbe dovuto esservi un ordinativo della "Schlosserei"
(l'officina dei fabbri) per ottenere la grande quantità necessaria
di reti metalliche, supporti di ferro, viti, dadi e bulloni, barre
saldate, supporti di legno e altro ancora.
Mattogno evidenzia come Van Pelt non possa accampare l'alibi della
segretezza per questi materiali omicidi, poiché nel registro degli
ordinativi vi sono richieste di "porte a tenuta di gas" per gli
stessi crematori, elementi addotti da Van Pelt per provare che tali
edifici erano stati convertiti in attrezzature di sterminio.
Possiamo perciò affermare con sicurezza che quando Kula testimoniò
nel tribunale del giudice Sehn l'11 Giugno del 1945, egli sapeva di
rendere falsa testimonianza. E il suo compare di rivolte, Henryk
Tauber - sul quale Van Pelt confida così largamente - fornì una
storia analoga su queste presunte colonne metalliche. [14]
Esiste un sito internet, www.holocaust-history.org/auschwitz/intro-columns,
che si affida fondamentalmente a Harry Mazal per il lavoro di
ricerca, e in tale sito viene dato il massimo credito alla Kolonna
di Kula. Per di più, c'è una foto in bianco e nero di un "soldato
sovietico" con in mano uno dei presunti coperchi di legno dei camini
della camera a gas, con la data che recita "14 Ottobre 1944", la cui
fonte è The Illustrated London News, pagina 442.
Poiché l'Armata Rossa raggiunse Auschwitz solo il 27 Gennaio del
1945, i lettori potrebbero chiedersi in che modo questa foto sia
stata confezionata, per raffigurare un soldato sovietico in cima ad
una presunta camera a gas circa quattro mesi prima della liberazione
del campo!
Posso affermare con sicurezza, comunque, che questo sito dell' "Holocaust
History Project" esiste in larga parte a motivo dell'insistenza
pluridecennale di Robert Faurisson affinché gli venisse mostrata una
camera a gas nazista. Persone come Mazal e i suoi compari stanno
cercando di fare proprio questo, anche a costo di inventare, creare,
sopprimere, o falsificare la realtà. E Van Pelt è senza dubbio un
volenteroso "carnefice" [15] , unitamente a questi fanatici.
Un commento finale su Michal Kula potrebbe anche essere quello di
ricordare che Danuta Czech, a pagina 51 del suo libro molto
importante conosciuto come il "Kalendarium", non lo nomina neppure
pur elencando il suo numero di matricola 2718.
Il non ebreo Kula è confinato all'ultima nota a piè di pagina del
libro e anche in quel caso solo perché egli diede testimonianza sul
destino di certi ebrei.
Sviluppo dell'idea di una riproduzione della Kolonna di Kula
Il libro di Van Pelt uscì nel Febbraio del 2002, io ricevetti la mia
copia il 18 Aprile ed iniziai a lavorarvi con penna nera, penna
rossa ed evidenziatori vari, scrivendo annotazioni ai margini e
dovunque capitasse. Edizione limitata, grande formato, libro
affascinante. L'autore si produce in qualche attacco importante a
David Irving qui e là. Quando arrivai al capitolo 3, "Intentional
evidence", sapevo che qualcosa di assai stimolante si profilava
all'orizzonte (il Black' s Law Dictionary non ha una voce
riguardante l'"intentional evidence", ma "intention" sta ad indicare
l'intenzione di porre in essere un determinato atto.)
Secondo Van Pelt, il contenuto essenziale del capitolo consiste in
prove basate sul proposito, da parte dei tedeschi, di sterminare
mediante l'utilizzo di specifici dispositivi - camere a gas omicide
nascoste in obitori sotterranei, camuffati, come egli scrive, per
sembrare camere mortuarie.
Il lettore si aspetta, finalmente, una solida risposta alla
richiesta di Faurisson "Mostratemi o disegnatemi".
Van Pelt non ignora Faurisson come tanti prima di lui hanno fatto.
Preparai quindi una conferenza sul libro di Van Pelt e la presentai
al quattordicesimo convegno dell'Institute for Historical Review in
California, tenutosi dal 21 al 23 Giugno del 2002, con il titolo:
"Uno sguardo critico allo studio revisionista di Robert Jan Van Pelt,
The Case for Auschwitz: Evidence from the Irving Trial." La mia
grande stima per l'enorme lavoro compiuto da Van Pelt nel libro era
controbilanciato dalla conclusione che il metodo della cosiddetta
"convergenza di prove" dell'autore si risolveva in fondo in una
"divergenza di prove", ed era nel migliore dei casi ingenuo, nel
peggiore disonesto.
In conseguenza di ciò, all'annuncio del quarto convegno annuale
sulla "Vera Storia", ospitato dallo storico britannico David Irving
vicino Cincinnati nei giorni 30 Agosto-2 Settembre del 2002, esposi
l'idea di realizzare una riproduzione effettiva della "Kolonna di
Kula" di Van Pelt, cosicché, al posto di semplici parole, potessimo
esercitare un vero controllo su una riproduzione di "Vera Storia",
per poter trarre delle conclusioni riguardo all'effettiva
praticabilità o impraticabilità di questi presunti otto ordigni per
l'introduzione di Zyklon-B.
Irving rimase ben disposto all'idea e così ne discussi con il mio
collega editore, Germar Rudolf, e altri specialisti nel campo
dell'analisi rigorosa della Storia dell'Olocausto Ebraico. Nel mese
di Luglio avevo iniziato diligentemente la costruzione del modello,
nonostante la mancanza di esperienza nella lavorazione professionale
del metallo, ma impiegando nell'impresa qualche anno di pratica in
riparazioni di motoveicoli e nella costruzione di edifici.
Ipotesi di base
Le ipotesi sono di due tipi:
1) quelle verificabili o falsificabili
2) quelle basate su congetture riguardanti eventi reali ma non
suscettibili di controllo - in quanto tali, possono essere
semplicemente formulate in via di principio.
Quelle che seguono sono le ipotesi che hanno guidato la mia
indagine.
-Che le informazioni tecniche di Van Pelt siano state riprodotte
fedelmente nel suo libro dai suoi appunti personali, che ho presunto
essere stati fedelmente ricavati dai documenti in lingua polacca del
processo Hoss del 1945, o da documenti in altre lingue;
-Che Michal Kula avesse la competenza tecnica per realizzare quello
che le SS gli ordinarono presuntamente di costruire;
-Che Kula avesse la capacità mentale di rievocare per il tribunale
le proprie vicende di prigionia con adeguata precisione;
-Che il presunto progetto delle colonne avesse avuto origine da una
volontà delle SS chiaramente formulata e dal potere delle SS di
ordinare la sua realizzazione, di fornire disegni esatti, di
procurare tutto il materiale e il personale necessario, e lo spazio
per lavorare;
-Che nessuno di questi disegni tecnici sia oggi disponibile per un
riscontro, poiché, se tali disegni fossero effettivamente
disponibili, non vi sarebbe stato bisogno da parte di Van Pelt di
far produrre ai suoi assistenti "ricostruzioni assonometriche" per
il proprio libro; (va ricordato che Van Pelt ha effettuato la
propria ricerca per il processo Lipstadt di Londra e che se avesse
scoperto i disegni autentici, li avrebbe mostrati volentieri per la
difesa della prof. Lipstadt);
-Che i tecnici delle SS specializzati in progettazione di strumenti
per le esecuzioni capitali avrebbero dovuto sperimentare tale
ordigno in laboratorio e/o i ambienti analoghi a quelli previsti per
le esecuzioni al fine di accertarsi che l'ordigno ideato, disegnato
e costruito funzionasse in modo appropriato (è lecito immaginarsi un
penitenziario che utilizzi una sedia elettrica per l'esecuzione di
un assassino condannato senza adeguati collaudi di laboratorio sulla
sua efficacia operativa?);
-Che tali collaudi imponessero ai tecnici di collocare, da qualche
parte, tale ordigno sotto le aperture di un tetto di cemento, prima
di assumersi il compito e i costi di ritagliare le otto aperture nei
tetti di cemento armato dei Crematori II e III di Birkenau;
-Che Kula fosse un semplice maniscalco della piccola cittadina di
Auschwitz e non un progettista esperto nel "design" di un tale
ordigno romanzesco;
-Che ci fosse un "brogliaccio" per i materiali speciali che secondo
Kula furono impiegati e nella grande quantità presuntamente
utilizzata;
-Che gli otto fori di introduzione, della misura di circa 16 pollici
ognuno [16] , fossero ritagliati da abili artigiani per uno spessore
di diversi
centimetri di cemento armato, e che i tondini di ferro fossero
tagliati in modo accurato [e non strappati grossolanamente dalle
aperture], e che a tale scopo venissero impiegati strumenti di
precisione come la torcia all'acetilene, anziché il metodo a base di
semplice martello e scalpello; e che questa operazione laboriosa
fosse eseguita di notte o in modo dissimulato affinché la
popolazione dei detenuti non potesse notare tale sinistra e
romanzesca attività;
-Che queste otto colonne imponenti e pesanti fossero trasportate in
sezioni separate piuttosto che come singole unità giacchè,
altrimenti, fissarle in posizione verticale sarebbe stato
impossibile a causa della lunghezza straordinaria di un pilastro
quadrato misurato dall'orlo inferiore all'orlo superiore; (se un Van
Pelt o un Elie Wiesel fossero persone che dedicano del tempo a
costruire e riparare oggetti, potrebbero aver pensato a tali
implicazioni: in questo caso torna in ballo la critica, da parte di
Faurisson, a tali scrittori di essere degli "storici da carta") [17]
;
-Che queste presunte otto colonne metalliche a triplo ingranaggio
fossero rimosse dalla loro collocazione negli obitori dei Crematori
di Birkenau qualche tempo prima dell'arrivo dell'Armata Rossa, il 27
Gennaio del 1945, per la quale operazione deve esservi stato qualche
tedesco, che avrebbe potuto darne testimonianza nei successivi
processi; altrimenti, i funzionari sovietici avrebbero conservato
una o più di queste otto colonne o, almeno, le avrebbero fotografate
come prova incriminante contro gli "assassini hitleriani";
-Che la distruzione dei Crematori di Birkenau (il Crematorio I,
appartenente allo "Stammlager" di Auschwitz, o Campo Principale, non
fu fatto esplodere; perciò, quando Irving parla o scrive che il
Crematorio I sarebbe stato "ricostruito dopo la guerra", aggiunge
solo confusione all'argomento, mostrandosi un po' anch'egli uno
"storico da carta") qualche settimana o mese prima dell'arrivo
dell'Armata Rossa non sia stato ancora spiegata in modo
soddisfacente; secondo alcuni scrittori "le SS li fecero saltare in
aria per nascondere i loro crimini mostruosi", ma secondo altri, i
detenuti ribelli si procurarono enormi quantità di esplosivo e
fecero esplodere le cariche essi stessi; bisognerebbe presumere
invece che l'Armata Rossa possa aver distrutto tutti i macchinari
utilizzabili e poi li abbia fatti esplodere (avendo i genieri
sovietici le capacità e la quantità di dinamite necessaria per far
saltare i pesanti tetti di cemento armato);
-Che queste otto aperture quadrate sui tetti degli obitori dei
Crematori II e III dovrebbero essere attualmente ancora visibili,
per quanto danneggiate dalle esplosioni effettuate, chiunque sia
stato e in qualsivoglia momento; (il mio secondo viaggio a Birkenau
mi ha permesso di osservare alcuni resti di tondini di ferro, e
persino qualche troncone tagliato in modo non troppo preciso
mediante acetilene, segno forse dell'attività di qualche entusiasta
dell'Olocausto che nei decenni più recenti ha cercato di creare
"prove" o "tracce criminali" delle presunte aperture; ma i
ricercatori seri non sono stati convinti dall'indagine del
revisionista Charles Provan e dalla sua conclusione secondo la quale
egli avrebbe identificato le aperture.) [18] ;
-Che ogni interpretazione seria di eventi del passato estremamente
importanti (interpretazione comunemente definita "storia") deve
affrontare il problema della cosiddetta "interpretazione duale" -
del fatto cioè che l'evento in questione sia interpretato in modo
decisamente diverso da differenti individui, compresi quelli che
sono coinvolti nell'evento stesso. [19] Perciò, se un Michal Kula
avesse davvero costruito una o più colonne metalliche a triplo
ingranaggio nell'officina di Auschwitz, bisognerebbe esaminare anche
l'eventualità che tali colonne fossero usate per uno scopo non
criminale;
-Che il mio modello "meno perfetto" della Kolonna di Kula sia un
esperimento ragionevole di accertabilità di ciò che è stato asserito
dal 1945 dal tribunale comunista polacco condotto dal giudice
comunista Jan Sehn - vale a dire un tentativo razionale di attuare
il motto di Ranke "wie es eigentlich war" (come è andata davvero) di
questa vicenda altamente controversa. In tal modo mi espongo alla
possibilità sia di essere colto in fallo che di essere riconosciuto
nel giusto;
-Che della cifra approssimativa di 1 milione e centomila persone
inviate ad Auschwitz-Birkenau, circa duecentomila sopravvissero,
potendo quindi risultare quali possibili testimoni delle gassazioni
omicide; che inoltre ai più importanti testimoni presuntamente
oculari, quali Henryk Tauber, Michal Kula, Stanislaw Jankowski,
Shlomo Dragon, David Olère, e altri, non sarebbe stato permesso di
vivere e testimoniare la propria conoscenza di prima mano delle
gassazioni - questo va tenuto presente specialmente quando gli
scrittori della Storia dell'Olocausto Ebraico dichiarano al mondo
intero che i nazisti distrussero tutte le tracce dei loro crimini;
-Che i presunti recipienti di Kula potessero sì contenere le tre
libbre di granuli di Zyklon-B in ogni colonna, facendo però
evaporare in modo efficace il gas mortale contenuto nei granuli solo
quando lo strato superiore di granuli fosse venuto in contatto con
l'aria calda circolante. I lati chiusi di questi container avrebbero
impedito il contatto con l'aria e il risultato complessivo sarebbe
stato debole e di discutibile efficacia, per un metodo dalla
progettazione tanto elaborata. (Si può trovare un'analogia con le
esecuzioni capitali mediante iniezione letale, nel caso in cui il
tecnico preposto diluisse il veleno, diciamo, del 90% o anche di
più; è credibile che la tecnologia di esecuzione possa essere così
autolesionista? Un'analogia più pratica per proprietari di case come
il sottoscritto potrebbe essere quella di versare un sacco di
cemento [20] in una carriola e aggiungere acqua, ma senza mescolare
l'acqua con la mistura di cemento e ghiaia. Il risultato sarebbe
quello di indurire solo lo strato superiore della mistura con
conseguenze disastrose per una attaccatura appropriata ad un palo o
ad un punto di appoggio.) A mio giudizio la presunta testimonianza
oculare di Kula avrebbe implicato un enorme spreco di Zyklon-B e
questa grande quantità inutilizzata avrebbe dovuto essere nuovamente
inscatolata o smaltita in un'area di sicurezza - area che un
ricercatore potrebbe rintracciare persino oggi, nel 2004. Persino se
si dimostrasse che Kula abbia effettivamente realizzato le otto
colonne, rimarrebbe il fatto che le migliaia di libbre di Zyklon-B
utilizzate avrebbero dovuto presumibilmente essere raccolte e
trasportate in una discarica, in un qualche luogo nelle vicinanze di
Birkenau, il cui livello di falda freatica comportava già il proprio
carico di problemi per i tecnici delle SS;
-Che se la Direzione delle Costruzioni di Auschwitz avesse voluto
installare apparati per gassazioni di massa nei Crematori, secondo
la mia valutazione della Kolonna di Kula - ed in accordo con il
parere di Germar Rudolf - i tecnici deputati avrebbero potuto, più
facilmente ed in modo più efficace, predisporre dei semplici
canestri nelle aperture del tetto, diciamo della profondità di 8-10
pollici, canestri con maglie aperte e con aperture sufficientemente
piccole affinché i granuli di Zyklon-B non potessero cadere al di
sotto, e tuttavia con un'adeguata ventilazione per una veloce ed
efficiente evaporazione dell'acido cianidrico. Ritengo che le SS,
mediante esperimenti in laboratorio o condotti "sul campo",
avrebbero cercato il metodo più semplice, meno costoso e più
efficace di perseguire uno sterminio di massa, anziché imbarcarsi
nel sistema astruso di Kula, descritto ed accettato da Van Pelt.
[21] ;
-Che Michal Kula ed altri detenuti impiegati nei reparti delle
costruzioni, avrebbero dovuto sapere qualcosa riguardo ai
Kurzwellen-Entlausungsanlagen (impianti di disinfestazione a
micro-onde) che le SS installarono ad Auschwitz, progettati dal
gigante industriale berlinese Siemens-Schuckert. [22] Questi
impianti avveniristici e costosi permettevano una disinfestazione
veloce ed efficiente dei vestiti mediante l'utilizzo allora
modernissimo della tecnologia a micro-onde - frutto delle indagini,
compiute dai tedeschi, in occasione delle Olimpiadi berlinesi del
1936, quando le morie di insetti nelle vicinanze dei
radiotrasmettitori portarono all'identificazione delle onde radio ad
alta frequenza quale mezzo efficace per distruggere i pidocchi. Kula
ed i suoi compari, con il loro odio anti-tedesco (che nessuno
potrebbe biasimare, essendo essi detenuti contro la propria
volontà!) e il loro interesse a diffamare le SS, fino al punto di
distruggere ogni sorta di attrezzature, potevano comprensibilmente
essere spinti all'invenzione propagandistica di "colonne a triplo
ingranaggio", misurate al dettaglio; i detenuti intelligenti hanno
sempre tempo in abbondanza per valutare come "regolare i conti" con
i propri carcerieri e persecutori, e personalmente devo considerare
un tale scenario come umanamente possibile, se non probabile. Il
semplice fatto che Van Pelt abbia omesso ogni riferimento alle
installazioni Siemens-Schuckert a micro-onde può indicare sia una
mancanza di accuratezza nella sua indagine per il processo Lipstadt,
sia la volontà di nascondere una prova a discarico. A questo si può
aggiungere che Van Pelt si rifiutò di andare con Irving a Birkenau
per esaminare le quattro/otto aperture, un fatto che di per sé
rivela una reale assenza di interesse scientifico, sia da parte di
Van Pelt che dell'intero collegio di difesa di Deborah Lipstadt,
compresa la stessa, tecnicamente inetta, prof. Lipstadt; e tutto ciò
solleva la questione di una ragione nascosta;
-Che tutte le mie conclusioni, dalla costruzione della Kolonna di
Kula fino alla sua presentazione al convegno di Irving, sono
conclusioni sperimentali; sperimentali in quanto le conclusioni
fondate sulla ricerca storica e scientifica sono sempre, nel
migliore dei casi, provvisorie. Gli storici scientificamente seri
devono sempre essere aperti a nuove informazioni e a migliori metodi
di analisi di tali informazioni.
Conclusione
All'inizio di questo capitolo, ho indicato che la mia impostazione
era un esempio derivato dalla nozione, precisata da Robert Faurisson,
di exactitude.
Egli me l' ha descritta così in una email del 29 Settembre 2003: "la
vérité mais au sens de vérité vérifiable". La mia traduzione è "the
truth but in the sense of verifiable truth". [23] La mia "esattezza
all'opera" è in tal modo un omaggio al professor dottor Robert
Faurisson, e qualunque errore risulti dal mio modello
imperfettamente costruito e dalle conclusioni che ne ho dedotto, si
tratta di giudizi personali, per i quali mi assumo la completa
responsabilità.
Il dr. Robert Countess mentre presenta la propria riproduzione della
"Kolonna di Kula", durante il Convegno organizzato da David Irving a
Cincinnati nel 2002.
Il direttore del convegno sulla "Real History" mi scrisse il 10
Settembre del 2002, dopo la mia conferenza: "Non ho avuto occasione
di ringraziarla in modo appropriato per il suo magnifico contributo
al nostro ricevimento di fine settimana. [...] Così una volta di
più: grazie!"
E da parte mia dico a Robert Faurisson "Grazie!" e "Grazie ancora"
per l'amicizia personale concessami e l'esempio professionale
fornito negli ultimi quindici anni, fin dal nostro primo incontro il
10 Ottobre del 1987, all'ottavo convegno dell'Institute for
Historical Review. Quando ripenso alla conferenza che tenni il
Sabato pomeriggio, raccontando la mia esperienza nell'insegnamento
della storia all'Università dell'Alabama di Huntsville, ed essendo
stato il primo professore negli Stati Uniti ad aver utilizzato il
libro di Arthur Butz nel corso di un trimestre accademico, ricordo
che rimasi sorpreso nel vedere che, quando ebbi finito, il prof.
Faurisson fu il primo ad alzarsi ed applaudire in modo entusiastico,
seguito dal resto del pubblico.
Rimasi sorpreso perché pensavo di aver fatto nella mia classe quello
che ogni professore normale dovrebbe fare - cioè offrire agli
studenti l'opportunità di conoscere interpretazioni alternative
delle controversie storiche. Robert mi assicurò che quello che avevo
fatto era decisamente straordinario e per nulla "normale".
Il 10 Settembre 1994, ospitai Faurisson per una conferenza pubblica
nella Roberts Hall, nel campus dell'Università dell'Alabama ad
Huntsville. Erano presenti per l'evento cineprese televisive,
giornalisti, gli addetti alle pubbliche relazioni dell'Università,
la polizia del campus, e circa 60-75 studenti e residenti della
zona. Un commerciante ebreo locale molto ricco sedeva in prima fila,
un uomo che conoscevo da molti anni, e si rifiutò di stringere la
mano a Faurisson.
Ma era per me motivo di maggiore preoccupazione, rispetto a questa
deplorevole manifestazione di rancore, il fatto che per tutta la
settimana Faurisson mi avesse detto che la conferenza sarebbe stata
cancellata all'ultimo minuto. Lo assicurai che qui, nell'Alabama del
Nord, tutto ciò non sarebbe accaduto, sia perché avevo un accordo
per l'utilizzo della sala con l'Università, sia perché non è questo
il modo in cui le persone della "città spaziale" di Huntsville (la
città che è diventata grazie al dr. Werner von Braun il centro
mondiale della scienza spaziale) si comportano o che sono disposte a
tollerare. In effetti, aggiunsi che avrebbero potuto esservi dei
contestatori, ma che si sarebbero probabilmente presentati vestiti
in modo gradevole, e distribuendo qualche documento di protesta - e
tutto avrebbe avuto luogo in modo pacifico.
Faurisson fu molto sorpreso che tutto si svolse regolarmente e così
lo congedammo per il suo ritorno in Francia un giorno o due più
tardi, insieme al suo piacevole ricordo della zuppa Gumbo, preparata
dalla mia moglie cajun!
Io e mia moglie porgiamo i nostri migliori auguri a Robert Faurisson
per il suo 75° compleanno festeggiato a Vichy, in Francia, e
speriamo che ne possa festeggiare molti di più man mano che continua
a sfidare i propri nemici seminatori di odio, tra i quali vi fu chi
dichiarò più di vent'anni orsono che "Faurisson non vivrà a lungo".
Abbi cura della tua "lunga vita", Robert!
[1] Nota del traduttore: il testo originale può essere consultato al
seguente indirizzo : http://vho.org/tr/2004/1/Countess56-61.html
[2] Traduzione di Andrea Carancini
[3] Ecrits révisionnistes (1974-1998), vol. I, p.4.
[4] N. d. t.: il termine anglosassone è Judicial Notice.
L'accettazione da parte di un tribunale, a scopo di comodità e senza
richiedere ulteriori prove, di un fatto indiscutibile e ben
conosciuto; la facoltà della corte di accettare tale fatto - i
tribunali americani accettano come "evidenza" il fatto che l'acqua
congeli a 32 gradi Fahrenheit.
[5] Robert Jan Van Pelt, The case for Auschwitz. Evidence from the
Irving Trial, Bloomington, IN: Indiana University Press, 2002, pp.
204 e 209.
[6] Jean-Claude Pressac, Auschwitz : Technique and Operation of the
Gas Chambers, New York: The Beate Klarsfeld Foundation, 1989.
http://www.holocaust-history.org/auschwitz/pressac/technique-and-operation
Pressac fece il suo personale schizzo del congegno di Kula a p.487,
ma, soprattutto, Pressac mostra numerose foto di griglie e cortine
metalliche presentate come parti del sistema di ventilazione della
camera mortuaria in questione, e ci si può domandare come mai i
tedeschi si sarebbero lasciati dietro tali presunte "tracce"
incriminanti di componenti metalliche impregnate di acido cianidrico
ma abbiano però rimosso completamente le otto grandi Kolonne di Kula.
[7] Kula fu detenuto dal Gennaio del 1945 a Birkenau insieme a
Henryk Tauber in un reparto riservato ai membri di organizzazioni
sovversive, secondo il ricercatore italiano Carlo Mattogno, il quale
aggiunge che Kula e Tauber ebbero il tempo e opportunità sufficienti
per fabbricare la loro storia sulle otto colonne metalliche a triplo
ingranaggio. "Keine Locher, keine Gaskammer(n)," Vierteljareshefte
fur freie Geschichtsforschung, 6 (3), 2002, p.302.
http://www.vho.org/VffG/2002/3/Mattogno284-304.html
[8] Processo Höss, vol. 2, pp. 99-100.
[9] Come ad esempio le molteplici illustrazioni disegnate dall'ebreo
francese David Olère, che si possono trovare nel Auschwitz di
Pressac, op. cit. (nota 4), p.488 e altrove. Il libro di Van Pelt,
pp.173-485, presenta le illustrazioni di Olère come se queste
costituissero una prova materiale.
[10] Robert Lenski, The Holocaust on Trial. The Case of Ernst Zundel,
Reporter Press: Decatur, AL, 1989, pp.20 ff.
[11] N. d. t.: in questo contesto l'autore usa il termine
"falsificare" in senso scientifico. Ecco cosa scrive in proposito il
Vocabolario della Lingua Italiana dell'Enciclopedia Treccani (p.
379): "Nel linguaggio filosofico e scientifico, falsificare
un'ipotesi, una teoria, confutarla, dimostrarla falsa o
infondata, per esempio per mezzo di un esperimento relativo a
circostanze osservabili (si contrappone a verificare, nel senso di
confermare l'esattezza di un'ipotesi, di una teoria)."
[12] Germar Rudolf, The Rudolf Report, Chicago, 2002, p.131.
http://vho.org/GB/Books/trr/index.html
[13] Mattogno, op. cit., (nota 5), p.302.
[14] Van Pelt, op. cit., (nota 3), pp. 188 f.
[15] N. d. t.: Il termine originale è "executioner", riferimento
polemico al noto libro di Daniel J. Goldhagen: Hitler's Willing
Executioners, Londra, 1996 (I volenterosi carnefici di Hitler).
[16] N. d. t.: il pollice è una misura lineare pari a cm. 2,54.
[17] N. d. t.: Il termine originale impiegato da Faurisson è "historiens
de papier" e sta ad indicare degli storici che basano la propria
conoscenza dei fatti solo sui libri di altri storici, e non, anche,
su fattori di ordine materiale.
[18] Charles D. Provan, No Holes ? No Holocaust? A Study of the
Holes in the Roof of Leichenkeller 1 of Krematorium 2 at Birkenau,
Monongehela, 2000. A pagina 31 del suo opuscolo Provan conclude: "
L'argomento "Niente Aperture, niente Olocausto" non è più
sostenibile poiché ci sono tre settori dove esistono delle aperture
sul tetto, in conformità alle testimonianze, mentre la quarta
[apertura] non è rintracciabile."
[19] Vedi Arthur Butz, The Hoax of the Twentieth Century. The Case
Against the Presumed Extermination of European Jewry, Chicago, 2003.
[20] N. d. t.: il testo originale recita "Sakrete", che è appunto
una marca americana di cemento.
[21] Vedi la trattazione di questo argomento da parte di Rudolf nel
suo rapporto, op. cit., (nota 9), pp.130-133.
[22] Vedi l'articolo di Hans Jurgen Novak "Kurzwellen-Entlausungsanlagen
in Auschwitz. Revolutionare Entlausungstechnik als Lebensretter im
Konzentrationslager", Vierteljahreshefte fur Freie
Geschichtsforschung 2, 1998, pp.87-106.
http://www.vho.org/VffG/1998/2/Nowak2.html
[23] "La verità ma nel senso della verità verificabile" (n.d.t.).
Traduzione di Andrea Carancini
http://www.vho.org/aaargh/ital/countess.html
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |