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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
Un giovane eroe
UN GIOVANE TEDESCO SI RIBELLA ALLA DITTATURA DELLA SHOAH

Lo stesso giorno in cui cominciava il processo all’avvocato tedesco
Sylvia Stolz, il 15 Novembre 2007, un giovane tedesco residente a
Heilbronn, nel Baden-Württemberg, si è auto-denunciato alla polizia
per aver diffuso un testo revisionista a tre destinatari della sua
zona: il sindaco, un prete cattolico, un pastore protestante. L’11
Febbraio del 2008 il detto giovane ha ricevuto, come di prammatica,
l’atto d’accusa del tribunale cantonale della sua città. Ma bisogna
soprattutto registrare la dichiarazione commovente ed eroica
dell’imputato che circola da qualche giorno su Internet. Ecco il
testo:
Mi chiamo Dirk Zimmermann, ho 36 anni, sono felicemente sposato, ho
due bei figli, amo tante cose della vita, e tuttavia mi sono
auto-denunciato alla polizia. No, non ho commesso delle truffe, non
ho nemmeno commesso dei furti e degli omicidi. Mi sono esposto a una
denuncia penale perché ho inviato a tre persone della mia zona, che
neppure conosco, degli esemplari di un libro proibito in Germania.
Il reato in questione si chiama “Volksverhetzung” [istigazione del
popolo, equivalente all’”istigazione all’odio razziale”]. E’ in
funzione di questo paragrafo sull’istigazione all’odio razziale che
una certa opinione su un certo soggetto della storia recente
costituisce un reato passibile di repressione giudiziaria. E’ dunque
un reato d’opinione. Il soggetto in questione è quello
dell’Olocausto: lo sterminio industriale degli ebrei europei
all’epoca del nazionalsocialismo. Il libro che ho divulgato in
pubblico s’intitola “Conferenze sull’Olocausto”. Il suo autore è
Germar Rudolf, in prigione – dopo il Novembre 2005 – per aver
pubblicato questo studio. Laureato in chimica, Germar Rudolf
sostiene la tesi secondo cui non c’è stato alcun genocidio degli
ebrei, vale a dire nessuno sterminio industriale. Non c’è stato
sterminio degli ebrei né prima né durante la seconda guerra
mondiale. Le autorità hanno dunque confiscato questo libro. Ma io mi
pongo la domanda: quale verità ha bisogno di essere protetta da
leggi penali? Ma c’è di più: Sylvia Stolz, avvocato di Germar Rudolf
[e in precedenza anche di Ernst Zündel] è stata parimenti accusata
di “istigazione all’odio razziale”; ella è stata condannata il 14
Gennaio 2008 a tre anni e mezzo di prigione e, il giorno stesso
della sentenza, ella è stata condotta immediatamente in galera. Se
persino gli avvocati sono trascinati in tribunale per aver
esercitato le proprie funzioni – e imprigionati – bisogna che sorga
infine una resistenza contro queste misure arbitrarie! Ho dunque
deciso un giorno che era venuto il momento di auto-denunciarmi: è
stato il giorno in cui è cominciato il processo a Sylvia Stolz. Lo
ripeto ancora una volta: in base alle leggi della repubblica
federale di Germania mi sono messo nella condizione di essere
processato. Ma allo stesso modo in cui sono un criminale
intellettuale sono anche un libero pensatore ed è in modo del tutto
consapevole che mi assumo la responsabilità del mio gesto. E’ certo
che non so come lo stato reagirà contro di me visto che mi sono
auto-denunciato; preferirei, sicuramente, i vantaggi della vita di
tutti i giorni e non amo mettere in pericolo la mia famiglia né me
stesso. Tuttavia, ho il diritto di pensare con la mia testa e di
pormi delle domande. Questo diritto è inviolabile, è intangibile. E’
solamente ponendosi delle domande e cercando di vedere più chiaro
nei problemi che ci si può sbarazzare di un dubbio e di giungere
alla verità con una decisione libera. E visto che ciò non viene
permesso, posso dire questo: la mia posizione, quanto all’Olocausto,
è molto chiara. Non credo a quello che mi viene detto e benché il
fatto di esprimere pubblicamente dei dubbi sia un delitto, io
dubito.
Fonte: Bocage
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |