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REVISIONISMO
Il revisionismo è essenzialmente
un metodo di ricerca storica, la normale metodologia storiografica
applicata da tutti gli storici a tutte le epoche della storia.
Il revisionismo non ha colore politico: il caposcuola riconosciuto
di questa corrente storiografica è un socialista francese, Paul
Rassinier, ex combattente nella "resistenza" francese e detentore di
decorazioni e medaglie per l'attività antinazista svolta durante
l'occupazione tedesca della Francia.
Moltissimi sostenitori del revisionismo in Francia sono uomini di
sinistra: infatti la principale casa editrice che pubblica scritti
revisionisti è la sinistrorsa "Vieille Taupe".
Il professor Faurisson è un radical-libertario, il revisionista
svedese Ditlieb Felderer è un testimone di Geova. Uno dei migliori
revisionisti americani è il giovane ebreo David Cole. Anche in
Italia esistono revisionisti dell'area della sinistra comunista,
come Cesare Saletta.
Una legge contro il revisionismo storico italiano?
Carlo Mattogno
Nell'annuncio del suo disegno di legge contro il “negazionismo” in
Italia, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha dichiarato:
«Negare che quei fatti sono avvenuti significa che quello che è
stato documentato è falso. E' quindi un'offesa alla memoria e alla
storia».
Qui c'è già un errore essenziale che deriva dalla falsa assunzione
che il revisionismo storico abbia una connotazione meramente
“negativa”, donde, appunto, l'impiego da parte dei suoi detrattori
del termine “negazionismo”.
In realtà il revisionismo storico afferma che presunti fatti sono
stati falsamente documentati dagli storici olocaustici. E lo
dimostra sul piano storico, documentario e tecnico.
Senza falsa modestia e senza presunzione, il revisionismo storico in
Italia sono io, Carlo Mattogno, perciò questo disegno di legge è
diretto contro di me.
La cosa non mi stupisce. Allo stesso modo è stato già tacitato il
ricercatore revisionista tedesco Germar Rudolf, dopo un'estradizione
dagli Stati Uniti in Germania, dove è attualmente sotto processo per
delitto di leso Olocausto.
Per quanto mi riguarda, all'inizio c'è stato qualche timido
tentativo di critica da parte degli storici, presto accantonato. Ad
essi sono subentrati nugoli di polemisti usa e getta che si sono
accaniti contro aspetti marginali di qualcuno dei miei scritti,
blaterando proterviamente che le mie tesi erano “contestabilissime”,
ma scomparendo regolarmente dalla scena dopo la mia replica. Nel
libro “Olocausto: dilettanti nel web” (Effepi, Genova, 2005, pp.
118-126) ho stilato l'elenco dei miei libri e articoli più
importanti che sono rimasti senza replica da parte di storici o
polemisti olocaustici - 23 titoli - e ho annotato i nomi di coloro
che si sono ritirati nell'ombra dopo le mie risposte - 38 autori - e
nel frattempo la lista si è allungata ulteriormente. Nessuno ha mai
confutato nessuna di queste tesi “contestabilissime”.
Non solo, ma sono io che ho confutato ad abundantiam i sostenitori
del nuovo dogma religioso olocaustico, dedicando loro sei libri:
- Olocausto: Dilettanti allo sbaraglio. Pierre Vidal-Naquet, Georges
Wellers, Deborah Lipstadt, Till Bastian, Florent Brayard et alii
contro il revisionismo storico. Edizioni di Ar, Padova, 1996, 322
pagine.
- L' “irritante questione” delle camere a gas ovvero da Cappuccetto
Rosso ad... Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty. Graphos,
Genova, 1998, 188 pagine.
- Olocausto: dilettanti a convegno. Effepi Edizioni, Genova, 2002,
182 pagine.
- Olocausto: dilettanti nel web. Effepi, Genova, 2005, 131 pagine.
- Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposte ai veri
dilettanti e ai finti specialisti dell'anti-“negazionismo”. Effepi,
Genova, 2006, 80 pagine.
- Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”.
Effedieffe Edizioni, 2006, 179 pagine.
In totale: 1.082 pagine.
Ciò - in aggiunta alla mia produzione propriamente storica - ha
gettato nella costernazione i santoni della nuova religione
olocaustica, quelli stessi che, dopo averlo osannato, inflissero un
anatema solenne a Jean-Claude Pressac per il suo spirito libero e
critico, che negli ultimi anni mal si piegava alla nuova dogmatica
storiografica. Per effetto di tale anatema, quando Pressac morì, il
23 luglio 2003, fu ignobilmente abbandonato e dimenticato da tutti.
L'unica commemorazione funebre la ebbe da me, il suo diretto
contraddittore .
Questi santoni, dicevo, evidentemente hanno giudicato che sia giunto
il momento di passare alle maniere forti anche in Italia: se non si
riesce a confutare sul piano storico, si reprima sul piano
giudiziario!
Non c'è bisogno di scomodare Voltaire per patrocinare la causa della
libertà di espressione. Voglio invece rassicurare i dubbiosi che qui
non si tratta di garantire l'espressione di idee false e aberranti
(che, pure, sarebbe un sacrosanto diritto), non si tratta di
salvaguardare la “libertà di menzogna”, ma di impedire che sia
tacitata per legge una voce critica che non si riesce a ridurre al
silenzio sul piano argomentativo.
In effetti non sono propriamente lo sprovveduto che pensano coloro i
quali al massimo hanno sfogliato qualche mio opuscolo di vent'anni
fa.
Ho cominciato ad interessarmi al revisionismo alla fine degli anni
Settanta e ho pubblicato i miei primi libri nel 1985. Ho visitato
gli ex campi di Auschwitz-Birkenau, Buchenwald, Dachau, Gusen,
Mauthausen, Gross-Rosen, Lublino-Majdanek, Stutthof, Plaszów, Belzec,
Sobibór, Treblinka e l'ex ghetto di Terezín e ho avuto accesso
personalmente ai seguenti archivi, in massima parte in compagnia del
collega e amico Jürgen Graf:
- Archivio del campo di concentramento di Dachau
- Archivio Federale di Coblenza
- Archivio di Stato di Weimar
- Archivio municipale di Erfurt
- Archivio del Museo di Stutthof
- Archivio del Museo statale di Gross-Rosen, Walbrzych
- Archivio di Stato di Katowice
- Archivio del Museo di Stato di Majdanek
- Archivio di Stato provinciale di Lublino
- Archivio del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau
- Archivio del Monumento di Terezín
- Archivio della Commissione centrale di inchiesta sui crimini
contro il popolo polacco - memoriale nazionale, Varsavia
- Archivio di Stato della Federazione Russa, Mosca
- Archivio russo di Stato della guerra, Mosca
- Ufficio Federale della Sicurezza della Federazione Russa, Mosca.
- Istituto statale di documentazione sulla guerra, Amsterdam
- Archivio storico militare, Praga
- Archivio del Ministero degli Interni della Repubblica Ceca
- Archivio centrale dello Stato della Repubblica Slovacca,
Bratislava
- Archivio nazionale della Repubblica Bielorussa, Minsk
- Archivio centrale di Stato della Lituania, Vilnius
- Archivio Nazionale d'Ungheria, Budapest.
Inoltre J. Graf ha visitato da solo e ha raccolto documenti nei
seguenti archivi:
- Archivio di Stato di Lodz
- Archivio di Stato del distretto di Lemberg.
Ho anche ricevuto documenti da vari istituti, tra i quali:
- Deutsches Patentamt, Berlino
- Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen, Ludwigsburg
- Institut für Zeitgeschichte, Monaco
- Staatsarchiv Nürnberg, Norimberga
- Centre de Documentation Juive Contemporaine, Parigi
- Archivio Federale svizzero, Berna
- National Archives, Washington D.C.
- Public Record Office, Richmond
- The Jewish Museum, Londra
- Stidium Polski Podziemnej, Londra
- Imperial War Museum, Londra
- Yad Vashem, Gerusalemme
- Archivio di Stato di Israele
- Riksarkivet, Stoccolma
A partire dal 1995 ho avuto accesso agli archivi moscoviti da pochi
anni aperti ai ricercatori. In particolare, nell'Archivio russo di
Stato della guerra - insieme a J. Graf - ho potuto consultare le
circa 88.200 pagine di documenti della Zentralbauleitung (Ufficio
centrale delle costruzioni) di Auschwitz che erano stati sequestrati
dai Sovietici e resi inaccessibili per decenni. Grazie all'enorme
mole di documenti che vi ho fotocopiato e a quelli che avevo già
ottenuto all'archivio del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau e da
altri archivi ho pubblicato una raccolta di studi scientifici su
questo campo:
1) Auschwitz: la prima gasazione. Edizioni di Ar, Padova, 1992, 190
pp.
- Traduzione francese: Auschwitz: le premier gasage. Stiftung Vrij
Historisch Onderzoek, Berchem, 1999.
- Traduzione americana: Auschwitz: The First Gassing. Rumor and
Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. Testo
accresciuto, riveduto e corretto. 159 pp., 15 documenti, 33
fotografie.
Questo studio dimostra che la presunta “prima gasazione” nel Block
11 del campo di Auschwitz non è attestata da alcun documento, ma si
basa esclusivamente su una congerie di testimonianze contraddittorie
su tutti i punti essenziali dalle quali, con indecorosa
manipolazione, è stato creato un racconto puramente fittizio, la
versione “storica” attualmente in auge.
2) Auschwitz: Fine di una leggenda. Edizioni di Ar, Padova, 1994. 96
pp., 12 documenti.
- Traduzioni americane: Auschwitz: The End of a Legend. A Critique
of J.C.Pressac. Institute for Historical Review, 1994; Auschwitz:
The End of a Legend. In: Germar Rudolf (ed.), Auschwitz: Plain Facts.
A Response to Jean-Claude Pressac. Theses & Dissertations Press,
Chicago, 2005.
- Traduzione tedesca: Auschwitz: Das Ende einer Legende. In:
Auschwitz: Nackte Fakten. Eine Erwiderung an Jean-Claude Pressac.
Stiftung Vrij Historisch Onderzoek v.z.w., Berchem, 1995.
Una critica serrata del secondo libro di J.-C. Pressac su Auschwitz
alla quale lo storico
francese non ha mai obiettato nulla.
3) La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz”,
Edizioni di Ar, Padova, 1998. 221 pp., 15 tavole, 53 documenti.
- Traduzione americana: The Central Construction Office of the
Waffen-SS and Police Auschwitz. Theses & Dissertations Press,
Chicago, 2005.
Il primo e unico studio sulla struttura, il funzionamento e i
compiti dell'ufficio responsabile della costruzione del campo di
Auschwitz.
4) “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato. Edizioni
di Ar, Padova, 2001. 188 pp., 26 documenti.
- Traduzione tedesca: Sonderbehandlung in Auschwitz. Entstehung und
Bedeutung eines Begriffes. Castle Hill Publishers, Hastings,
Inghilterra, 2003.
- Traduzione americana: Special Treatment in Auschwitz. Origin and
Meaning of a Term. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.
Studio dedicato ai presunti “termini cifrati” come
“Sonderbehandlung” (trattamento speciale), “Sonderaktion” (azione
speciale) ecc. che la storiografia olocaustica dichiara sinonimi di
uccisione senza la minima prova documentaria. Sulla questione - in
relazione ad Auschwitz - essa non ha prodotto nessuno studio,
neppure un breve articolo. I numerosi documenti che ho trovato a
Mosca dimostrano invece che questi termini si riferivano a molti
aspetti “normali” della vita del campo di Auschwitz – dalla
disinfestazione e immagazzinamento degli effetti personali dei
detenuti all’impianto di disinfestazione di Birkenau (Zentralsauna),
alle forniture di Zyklon B per la disinfestazione, all’ospedale dei
detenuti (Häftlingslazarett) progettato nel settore BIII del campo
di Birkenau, alla ricezione dei deportati e alla selezione degli
abili al lavoro, ma non avevano in alcun caso una connotazione
criminale, e la presunta “decifrazione” proposta dalla storiografia
olocaustica è storicamente e documentariamente infondata.
5) The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses
& Dissertations Press, Chicago, 2004. 264 pp., 26 documenti, 18
fotografie.
Demolizione radicale su base documentaria e fotografica della
leggenda dei “Bunker” di gasazione di Birkenau. Queste installazioni
non figurano in nessun documento; al contrario, alcune piante di
Birkenau mostrano che le due case ribattezzate dalla propaganda
“Bunker” di gasazione, non erano state prese in carico dalla
Zentralbauleitung, - non avevano numero di identificazione, né
numero di Bauwerk (cantiere), né denominazione - perciò non erano
state trasformate in nulla e non vi furono effettuate gasazioni
omicide. L'esistenza di queste presunte camere a gas è attestata
soltanto da testimonianze inattendibili e contraddittorie. Nel libro
ne analizzo una trentina.
6) Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing.
Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. 138 pp., 17 documenti,
18 fotografie.
La storia delle gasazioni omicide nella camera mortuaria del
crematorio I di Auschwitz si basa esclusivamente su testimonianze,
esigue e reciprocamente contraddittorie. I progetti dell'impianto di
ventilazione del crematorio furono concepiti e realizzati dalla
ditta Topf nel contesto dell'equipaggiamento di una normale camera
mortuaria, non già di una “camera a gas omicida”, ipotesi non
suffragata dal minimo indizio documentario.
7) Auschwitz: Open Air Incinerations. Theses & Dissertations Press,
Chicago, 2005. 131 pp., 48 documenti e fotografie.
Demolizione radicale della storia delle gasazioni degli Ebrei
ungheresi nel maggio-luglio 1944 in base alle fotografie aeree
americane. Se questa storia, suffragata esclusivamente da
testimonianze, fosse vera, nell'area di Birkenau le fotografie
dovrebbero mostrare “fosse di cremazione” con superficie totale di
almeno 5.900 metri quadrati, sia nell’area del “Bunker 2”, sia
nell’area del crematorio V, altrimenti sarebbe stato impossibile
sbarazzarsi dei corpi delle presunte vittime; quel che nelle
fotografie si vede è invece una superficie fumante di circa 50 metri
quadrati (!) nell’area del crematorio V e nessuna traccia di fosse e
di fumo nell’area del “Bunker 2”.
8) Auschwitz: 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2005: sessant'anni di
propaganda. I Quaderni di Auschwitz, 5. Effepi, Genova, 2005. 60
pp., 3 documenti.
Descrizione di come la storia delle camere a gas prese corpo
faticosamente nella propaganda del movimento di resistenza di
Auschwitz - dai nastri trasportatori di folgorazione a nastri
trasportatori elettrici che portavano i cadaveri direttamente ai
forni crematori, a camere elettriche, a “martelli pneumatici”
(sic!), a docce a gas, a bombole di gas cianidrico o bombe piene di
acido cianidrico ecc. ecc., - fino alla versione finale propugnata
dai Sovietici.
In totale: 1.288 pagine, 284 documenti e fotografie.
Su Auschwitz ho inoltre redatto una lunga serie di articoli. I più
importanti sono apparsi nella rivista “Vierteljahreshefte für freie
Geschichtsforschung”:
1. Die “Gasprüfer” von Auschwitz (2. Jg., Heft 1, März 1998,
pp.13-22).
2. “Schlüsseldokument” – eine alternative Interpretation. Zum
Fälschungsverdacht des Briefes der Zentralbauleitung Auschwitz vom
28.6.1943 betreffs der Kapazität der Krematorien (4. Jg., Heft 1,
Juni 2000, pp. 50-56).
3. Die Deportation der ungarischer Juden von Mai bis Juli 1944. Eine
provisorische Bilanz (5. Jg., Heft 4, Dezember 2001, pp. 381-395).
4. Die “Entdeckung” des “Bunkers 1” von Birkenau: alte und neue
Betrügereien (6. Jg., Heft 2, Juni 2002, pp. 139-145).
5. “Keine Löcher, keine Gaskammer(n)”. Historisch-technische Studie
zur Frage der Zyklon B-Einwurflöcher in der Decke des Leichenkellers
1 im Krematorium II von Birkenau (6. Jg., Heft 3, September 2002,
pp. 284-304).
6. Die neuen Revisionen Fritjof Meyers (6. Jg., Heft 4, Dezember
2002, pp. 378- 385)
7. “Verbrennungsgrube” und Grundwasserstand in Birkenau (6. Jg.,
Heft 4, Dezember 2002, pp. 421-424).
8. Die Viermillionenzahl von Auschwitz: Entstehung, Revisionen und
Konsequenzen (7. Jg., Heft 1, April 2003, pp. 15-20).
9. Franciszek Piper und Die Zahl der Opfer von Auschwitz (7. Jg.,
Heft 1, April 2003, pp. 21-27)
10. Die “Vergasung” der Zigeuner in Auschwitz am 2.8.1944 (7. Jg.,
Heft 1, April 2003, pp. 28-29)
11. Das Ghetto von Lodz in der Holocaust-Propaganda. Die Evakuierung
des Lodzer Ghettos und die Deportationen nach Auschwitz (August
1944) (7. Jg., Heft 1, April 2003, pp. 30-36).
12. Verbrennungsexperimente mit Tierfleisch und Tierfett. Zur Frage
der Grubenverbrennungen in den angeblichen Vernichtungslagern des 3.
Reiches (7. Jg., Heft 2, Juli 2003, pp. 185-194)
13. Die Leichenkeller der Krematorien von Birkenau im Lichte der
Dokumente (7. Jg., Heft 3 & 4, Dezember 2003, pp. 357-379).
14. Auschwitz: Gasprüfer und Gasrestprobe (7. Jg., Heft 3 & 4,
Dezember 2003, pp. 380-385).
15. Flammen und Rauch aus Krematoriumskaminen (7. Jg., Heft 3 & 4,
Dezember 2003, pp. 386-391).
16. Meine Erinnerungen an Jean-Claude Pressac (7. Jg., Heft 3 & 4,
Dezember 2003, pp. 412-415).
17. Über die Kontroverse Piper-Meyer: Sowjetpropaganda gegen
Halbrevisionismus (8. Jg., Heft 1, April 2004, pp. 68-76).
18. Der Gaskammer-Teufel im Detail. Historisch-technische Phantasien
eines “Technologen”. (8. Jg., Heft 2, Juli 2004, pp. 130-134).
19. Die Einfüllöffnungen für Zyklon B - Teil 1: Die Decke der
Leichenhalle von Krematorium I in Auschwitz. (8 jg., Heft 3,
November 2004, pp. 267-274).
20. Die Einfüllöffnungen für Zyklon B - Teil 2: Die Decke des
Leichenkellers von Krematorium II in Birkenau. (8 jg., Heft 3,
November 2004, pp. 275-290).
21. Dr. Mengele und die Zwillinge von Auschwitz (9. Jg., Heft 1,
September 2005, pp. 51-68).
22. Häftlingsüberstellungen aus Auschwitz-Birkenau 1944-1945 (9.
Jg., Heft 3, April 2006, pp. 293-300).
23. Kurt Prüfers Notiz vom 8.9.1942 und die Fantasien des “Holocaust
History Project” (9. Jg., Heft 4, August 2006, pp. 447-457).
24. Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau (in collaborazione
con il dott. ing. Franco Deana). In: Grundlagen zur Zeitgeschichte.
Ein Handbuch über strittige Fragen des 20. Jahrhunderts.
Grabert-Verlag, Tübingen, 1994.
- Traduzione americana: The Crematoria Ovens of Auschwitz and
Birkenau. In: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of
“Truth” and “Memory”. Theses & Dissertations Press, Capshaw,
Alabama, 2000 e 20032a, testo riveduto e corretto: pp. 373-412
- Traduzione olandese: De Crematoria-ovens van Auschwitz en
Birkenau, Vrij Historisch Onderzoek v.z.w., Antwerpen, 1995.
25. An Accountant Poses as Cremation Expert, in: Germar Rudolf,
Carlo Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the
Holocaust. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, pp. 87-194
(risposta alle critiche di John C. Zimmerman alla prima versione
americana dell'articolo summenzionato).
In totale: 366 pagine
Su Auschwitz, complessivamente: circa 1.650 pagine.
Alcuni degli articoli summenzionati sono apparsi in italiano nella
serie “I Quaderni di Auschwitz”:
1. Alle radici della propagand sovietica. I 4 milioni di morti ad
Auschwitz: genesi, revisioni e implicazioni;
2. Franciszek Piper e “Die Zahl der Opfer von Auschwitz” (Il numero
dei morti di Auschwitz);
3. Le nuove revisioni di Fritjof Meyer;
in: Il numero dei morti di Auschwitz. Vecchie e nuove imposture. I
Quaderni di Auschwitz,1. Effepi Editore, Genova, 2004.
4. I Gasprüfer di Auschwitz;
5. Gasprüfer e prova del gas residuo,
in: I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una "prova
definitiva”. I Quaderni di Auschwitz, 2, 2004.
6. I detenuti trasferiti da Auschwitz-Birkenau nel 1944-1945;
7. L'evacuazione del ghetto di Lodz e le deportazioni ad Auschwitz
(agosto 1944);
8. La gasazione degli zingari ad Auschwitz il 2 agosto 1944:
in: Auschwitz: trasferimenti e finte gasazioni. I Quaderni di
Auschwitz, 3, 2004.
9. Sulla controversia Piper-Meyer: propaganda sovietica contro
pseudorevisionismo;
10. Le camere a gas di Birkenau nell'ottobre 1941: le fantasie
storico-tecniche di un “tecnologo”;
in: Auschwitz: nuove controversie e nuove fantasie storiche. I
Quaderni di Auschwitz", 4, 2004.
Inoltre il già menzionato
Auschwitz: 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2005: sessant'anni di
propaganda. I Quaderni di Auschwitz, 5, 2005.
Mi sono inoltre occupato anche di altri campi di concentramento
importanti nell'economia storiografica olocaustica:
Belzec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini
archeologiche e nella storia. Effepi Edizioni, Genova, 2006. 191
pp., 18 documenti.
Traduzione americana: Belzec in Propaganda, Testimonies,
Archeological Research, and History. Theses & Dissertations Press,
Chicago 2004.
Traduzione tedesca: Belzec Propaganda, Zeugenaussagen,
archäologische Untersuchungen, historische Fakten. Castle Hill
Publishers, Hastings, 2004.
Traduzione francese: Belzec à travers la propagande, les
témoignages, les enquêtes archéologiques et les documents
historiques. La Sfinge, Roma, 2005.
Uno dei capitoli più importanti dimostra che i risultati degli scavi
archeologici polacchi tanto decantati da chi ne ignorava il
contenuto e il significato hanno fornito la prova inappellabile che
a Belzec non fu effettuato uno sterminio in massa di esseri umani:
le fosse comuni che vi esistettero non potevano neppure lontanamente
contenere il numero enorme dei presunti gasati, mentre - nonostante
un'indagine accurata - non fu rilevata la minima traccia
archeologica delle due presunte installazioni di gasazione.
In collaborazione con Jürgen Graf ho scritto i seguenti studi:
1. KL Majdanek. Eine historische und technische Studie. Castle Hill
Publisher, Hastings 1998. Edizione americana: Concentration Camp
Majdanek. A Historical and Technical Study. Theses & Dissertations
Press, Chicago, 2003. 316 pagine, 38 documenti, 22 fotografie.
2. KL Stutthof. Il campo di concentramento di Stutthof e la sua
funzione nella politica ebraica nationalsocialista. Effepi Editore,
Genova, 2003.1 61 pp., 19 fotografie, 9 documenti. Edizione tedesca:
Das Konzentrationslager Stutthof und seine Funktion in der
nationalsozialistischen Judenpolitik. Castle Hill Publisher,
Hastings, 1999. Edizione americana: Concentration Camp Stutthof and
its Function in National Socialist Jewish Policy. Theses &
Dissertations Press, Chicago, 2003.
3. Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager? Castle Hill
Publisher, Hastings, 2002. Edizione americana: Treblinka.
Extermination Camp or Transit Camp? Theses & Dissertations Press,
Chicago, 2004. 365 pp., 24 documenti, 11 fotografie.
In totale sui campi di Belzec, Majdanek, Stutthof e Treblinka:
1.033 pagine, 141 documenti e fotografie
Elenco infine, per completezza, i miei primi scritti, redatti quando
la documentazione in mio possesso era ancora limitata:
1. Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso. Sentinella d'Italia,
Monfalcone, 1985, 243 pagine.
La tesi principale del libro - l'inattendibilità dei testimoni Kurt
Gerstein e Rudolf Reder - è stata accolta di recente da Michael
Tregenza, il maggiore storico olocaustico sul campo di Belzec.
2. La Risiera di San Sabba: Un falso grossolano. Sentinella
d'Italia, Monfalcone, 1985, 44 pagine.
3. Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione
storico-bibliografica alla storiografia revisionista. Sentinella
d'Italia, Monfalcone, 1985, 85 pagine.
4. Auschwitz: un caso di plagio. Edizioni La Sfinge, Parma, 1986, 28
pagine.
5. Auschwitz: due false testimonianze. Edizioni La Sfinge, Parma,
1986, 29 pagine.
6. Wellers e i “gasati” di Auschwitz. Edizioni La Sfinge, Parma,
1987, 79 pagine.
7. Auschwitz: le “confessioni” di Höss. Edizioni La Sfinge, Parma,
1987, 48 pagine.
8. “Medico ad Auschwitz”: Anatomia di un falso. Edizioni La Sfinge,
Parma, 1988, 108 pagine.
9. Come si falsifica la storia: Saul Friedländer e il “rapporto”
Gerstein. Edizioni La Sfinge, Parma 1988, 70 pagine
10. La Soluzione finale. Problemi e polemiche. Edizioni di Ar,
Padova, 1991, 219 pagine.
11. Intervista sull'Olocausto. Edizioni di Ar, Padova, 1995, 63
pagine.
In totale 1.016 pagine.
Da queste oltre 4.700 pagine i miei “critici” hanno estratto una
frase qua, qualche parola là (per di più, soltanto nei miei primi
scritti) e poi hanno preteso di confutarmi, di dimostrare mie
presunte metodologie capziose, mie fantasiose intenzioni occulte. Ma
neppure questo compito elementare è riuscito loro, donde
l'inevitabile appello alla “giustizia”.
Soltanto gente ossessionata dal “negazionismo”, questo travisamento
ciarlatanesco e parodistico del revisionismo, può credere seriamente
di potersi sbarazzare delle tesi revisionistiche ricorrendo ad una
legge che imponga di credere fideisticamente all'Olocausto e
proibisca la sua “negazione”. Ciò che questa gente non ha capito è
che il revisionismo, ben lungi dall'avere un carattere puramente
negativo e distruttivo, è al contrario eminentemente affermativo:
esso “nega” esclusivamente il falso e proprio per questo è costretto
ad affermare il vero. Per fare un solo esempio, nell'articolo “Die
Leichenkeller der Krematorien von Birkenau im Lichte der Dokumente”
(Le camere mortuarie seminterrate di Birkenau alla luce dei
documenti) ho confutato la tesi che nei crematori di Birkenau
fossero esistite camere a gas omicide in modo eminentemente positivo
adducendo numerosi documenti (la maggior parte dei quali prima
ignoti alla storiografia olocaustica) i quali dimostrano una realtà
assolutamente inconciliabile con la tesi del campo di sterminio e
delle gasazioni omicide. Anche questo sarà reato?
E affermare che il trasporto ebraico da Birkenau a Stutthof del 3
settembre 1944 conteneva molti bambini da 6 mesi a 14 anni, tra cui
Potok Trunseb, nato il 24 febbraio 1944?
E dichiarare che i detenuti malati di Auschwitz-Birkenau erano
regolarmente curati? Che essi erano normalmente rubricati nella
categoria “detenuti inabili al lavoro e non impiegabili” (Nicht
arbeits- und nicht einsatzfähige Häftlinge)? Che questa categoria
arrivò a comprendere il 42,4% dei detenuti e il 39,5% delle detenute
di Birkenau? Che esisteva anche la rubrica “invalidi” (Invaliden),
oltre a quella dei “malati stazionari” (stationäre Kranke)? E
attestare che i malati di malaria di Auschwitz e Birkenau furono
trasferiti al KL Majdanek perché era considerato “zona priva di
[zanzara] anofele” (anophelesfreies Gebiet)?
E documentare il progetto, in parte realizzato, del campo ospedale
(Häftlingslazarett) nel settore di costruzioni III di Birkenau, con
le sue 114 baracche per malati (Krankenbaracken) e le sue 12
“baracche per malati gravi” (Baracken für Schwerkranke) sarà reato?
E dimostrare che il sistema di ventilazione dei crematori II e III
di Birkenau era concepito in modo tale che il presunto “spogliatoio”
risultava più ventilato della presunta “camera a gas”?
Nel dubbio, mi rivolgerò al competente ufficio di Censura
Olocaustica della nuova Santa Inquisizione Olocaustica, il quale,
almeno in questi casi - spero - mi darà graziosamente il suo nihil
obstat e il suo imprimatur.
Però il revisionismo storico ha anche un aspetto critico. Si
potranno ancora “negare” le assurdità palesi proferite dai testimoni
“oculari”? Ad esempio, la durata di una cremazione di 4 (quattro!)
minuti (D. Paisikovic) o la presenza di 700-800 persone in una
“camera a gas” di 20 o 25 metri quadrati (K. Gerstein)? O si imporrà
per legge il “credo quia absurdum est”?.
Resta ancora il dubbio sui libri revisionistici già pubblicati:
saranno messi all'Index librorum prohibitorum? Oppure gettati al
rogo? (“democratico”, ovviamente per distinguerlo da quelli
nazisti). Ma si potrebbe pensare anche ad una “democratica”
retroattività della legge.
Si sa, per impedire nobilmente che si arrechi «offesa alla memoria e
alla storia» (ma - beninteso! - solo a una certa memoria e a una
certa storia!) tutto è lecito, anche farsi beffe dei diritti e della
Costituzione.
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |