|
STORIA E
BATTAGLIE
Angloamericani, FASCISMO E Meridione
Intervista a Daniele Lembo

di Giovanna Canzano
CANZANO - La resistenza agli 'invasori' angloamericani nel Sud
d'Italia occupato, è una storia di cui non si era ancora sentito
parlare né si è mai letto nei libri di storia, tu nel tuo ultimo
lavoro ne parli ampiamente.
LEMBO - Una decina di anni fa, leggendo la rivista "Nuovo Fronte" mi
imbattei nella recensione di un libro di un allora per me
sconosciuto, Francesco Fatica. Il titolo del Libro era "Mezzogiorno
e fascismo clandestino 1943/1945". Dalla recensione si intuiva
chiaramente che il volume narrava della attività di resistenza agli
angloamericani nei territori del Sud Italia invaso. Credimi, la
scoperta fu per me un trauma. Per anni mi avevano raccontato, in
tutte le scuole di ogni ordine e grado, la favola bella degli
Americani accolti come Liberatori, in ogni dove, da una folla
acclamante e festante. Invece, adesso, questo sconosciuta Fatica
narrava una realtà dei fatti completamente differente. Volli
conoscere l'autore che da allora divenne per me solamente Ciccio
(diminutivo di Francesco) e dopo qualche tempo presi parte a Napoli
a convegno di Studi storici organizzato dall'ISSES avente come tema
"Il dissenso clandestino 1943-1945 nelle regioni meridionali
occupate dagli angloamericani".
Il mio interesse verso l'argomento andava via via crescendo. Mi resi
conto che c'era una parte della ricerca storica completamente
inesplorata perché negata per anni. Intrapresi così a lavorare per
conto mio, a fare ricerche d'archivio ed intervistando i superstiti
di quei fatti. Per anni erano stati intervistati i partigiani,
adesso io mi ritrovavo ad intervistare altri tipi di partigiani:
quelli che si erano opposti agli angloamericani non sempre solo
perché animati da sentimenti fascisti ma anche solo perché semplici
patrioti. Il libro di Fatica aveva un limite: era stato prodotto da
chi quei fati li aveva vissuti in prima persona.
Era pertanto un lavoro, anche se eccezionale, comunque di parte.
Occorreva che nascesse un'opera che avesse il requisito della
asettica ricerca scientifica e che trattasse della resistenza nei
territori occupati. Nel 2004 è stato edito dalla Casa Editrice Maro
di Copiano (PV) il mio volume "LA RESISTENZA FASCISTA - Fascisti ed
agenti speciali dietro le linee - la rete Pignatelli e la resistenza
fascista nell'Italia invasa dagli angloamericani " Come detto, per
la redazione del volume, oltre che consultare tutta la bibliografia
esistente sull'argomento, mi sono avvalso delle testimonianze e di
memoriali di alcuni di quelli che, considerando gli alleati invasori
e non liberatori, continuarono a combatterli anche nell'Italia
invasa, venendo per questo arrestati e processati. Il punto di forza
del libro è costituito proprio da queste testimonianze che, assieme
ad alcuni documenti inediti provenienti dal National Archives di
Washington, costituiscono un vero e proprio elemento di novità
sull'argomento. In particolare, il volume si articola in due parti.
La prima di queste tratta delle attività resistenziali fasciste
nelle varie regioni del Sud.
La seconda parte del libro è dedicata proprio ai servizi segreti e
agli agenti speciali della R.S.I., operanti nei territori invasi. In
vista dell'invasione delle regioni meridionali, vi furono numerosi
progetti militari tesi ad organizzare operazioni di stay behind.
Tali progetti, prevedendo l'invasione della Penisola, venero
approntati Regio Esercito, dalla Regia Marina e dal P.N.F. che
costituì la "Guardia ai Labari." Dalla Guardia ai Labari ebbe
origine la "Rete Pignatelli", una rete clandestina fascista operante
al Sud, che o operò in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania e che
vide come propulsori il Principe Valerio Pignatelli di Val Cerchiara
e sua moglie La "rete" fu un'organizzazione articolata ed efficiente
con continui contatti con il territorio della R.S.I. e Pignatelli ed
i suoi svolsero attività informativa, fornendo notizie di carattere
militare e generale al Nord, e propagandistica al sud, ma non è
detto che non abbiano anche svolto attività di sabotaggio e in casi
particolari siano passati a vere e proprie azioni militari. Dal
Governo della R.S.I - Repubblica Sociale - a Pignatelli, vennero
inviati fondi. Inoltre, furono inviati al sud agenti speciali con il
compito di strutturare meglio la Rete e fare da consiglieri
militari. La seconda parte del libro "La resistenza fascista" è
dedicata proprio ai servizi segreti e agli agenti speciali della
R.S.I., operanti nei territori invasi.
Per i contatti con la rete Pignatelli furono inviati uomini della
Decima Mas, ma non dobbiamo dimenticare che al sud agirono uomini di
altri servizi segreti della R.S.I., come quelli del Gruppo David di
Tommaso David (e la sua più nota agente, Carla Costa), o dei Servizi
speciali delle Forze Armate Repubblicane. Numerosi furono gli agenti
speciali che, catturati in missione, furono passati per le armi
dagli Alleati. Molte di queste catture furono possibili grazie ad un
elenco degli agenti speciali italiani, in possesso dei servizi
segreti Alleati. Reputo che "La Resistenza Fascista" sia uno dei
miei libri meglio riusciti e mi lusinga riportare quanto scritto, a
proposito, dal Prof. Giuseppe Parlato, Rettore dell'Università Pio
V, nel suo libro "Fascisti Senza Mussolini. Scrive Parlato:
"Recentemente è uscito un volume che raccoglie le informazioni sul
fascismo clandestino al sud, corredandole di nuovi dati, Daniele
lembo, già noto per aver pubblicato un interessante studio sui
servizi segreti della R.S.I., ha cercato, in buona misura
riuscendovi, di costruire un panorama completo del fenomeno e la
ricerca si segnala per correttezza documentaria e per gli elementi
innovativi che offre". Pur lusingato dalle parole di Giuseppe
Parlato debbo dire che, dall'avere un panorama completo del fenomeno
siamo ben lontani.
Anni di menzogne e reticenze si frappongono al raggiungimento della
verità. Il mio volume si chiude con un inquietante dubbio: "E'
probabile quindi che, nel dopoguerra, ci sia una continuità tra i
servizi segreti americani ed alcuni personaggi o interi settori
delle disciolte Forze Armate fasciste repubblicane e ciò nell'ambito
"dell'attenzione americana all'espansione comunista". Se proprio
vogliamo far galoppare la fantasia, si potrebbe anche pensare che la
Rete Pignatelli, individuata e disciolta nel corso del conflitto,
sarà poi riammagliata negli anni successivi. Ma questa è solo
un'ipotesi per sostenere la quale non ho nulla in mano se non la mia
fantasia che è solita correre veloce".
CANZANO - Le operazioni di Stay Behind organizzate dalla Decima
Flottiglia Mas, nel corso della guerra nell'Italia occupata, come
sono state inserite nell'intera occupazione della Penisola?
LEMBO - La Decima Flottiglia nacque, in seno alla Regia Marina, per
operare alle spalle del nemico. Lo scopo della Flottiglia,
originariamente, era quello trasportare propri uomini
addestratissimi fino ai porti nemici. Il compito di questi uomini,
che erano nuotatori d'assalto o i piloti dei siluri a lenta corsa,
(i siluri erano meglio conosciuti come "Maiali"), era quello di
sabotare il naviglio nemico alla fonda. Dopo l'8 settembre, Borghese
alla Spezia, farà una sorta di trattato di alleanza con i tedeschi.
I germanici volevano appropriarsi del Know how, ovvero del corredo
di conoscenze tecnico scientifico in possesso della Decima nel campo
della lotta subacquea, mentre Borghese voleva continuare a
combattere avendo mano libera. Il Principe armerà poche unità
navali, qualche silurante, qualche piccolo sommergibile tascabile,
continuerà ad addestrare sabotatori subacquei, ma soprattutto armerà
una Divisione di fanteria di Marina: la Divisione Decima.
CANZANO - Il Battaglione Nuotatori Paracadutisti, che era un
Battaglione di sabotatori, è vero che fu alle dipendenze della
Decima Flottiglia Mas Repubblicana di Junio Valerio Borghese.
LEMBO - Tra i reparti armati da Borghese vi fu il battaglione
Nuotatori Paracadutisti meglio conosciuto come Battaglione N.P. .
Originariamente il Battaglione doveva servire a compiti di
sabotaggio, tant'è che a tutti gli appartenenti furono fatti seguire
i corsi N.E.S.G.A.P. - Nuotatore Esploratore Sabotatore Guastatore
Ardito Paracadutista. In realtà, poi, seguendo un'infausta usanza
tutta italiana queste costosissime truppe (addestrare ai corsi
NESGAP era molto oneroso) furono impiegate in ordinari compiti di
fanteria.
CANZANO - Il Battaglione Vega che fu generato dal Battaglione
Nuotatori Paracadutisti, era il 'Deposito' del Btg. N.P. ovvero il
reparto dal quale il Battaglione principale avrebbe dovuto trarre il
personale (i complementi) da inviare al fronte? Se questa era solo
un'attività di copertura, cosa era in realtà il Battaglione Vega?
Con la scoperta di Gladio, le 'Operazioni Sorpasso' negli anni
successivi divennero famose con il nome inglese 'Stay Behind'?
LEMBO - Il Battaglione N.P., in sostanza, ebbe una strutturazione
organica dicotomica. In quanto, dal battaglione principale, che come
detto voleva essere un battaglione di sabotatori incursori e poi fu
impiegato come ordinaria fanteria, si articolò il Battaglione Vega.
Il Vega aveva un compito di copertura che era quello di essere il
Deposito del Battaglione principale, ovvero doveva di fornire i
complementi, le sostituzioni di uomini al reparto di N.P. In realtà,
gli uomini del Vega erano specialisti in azioni di guerra non
ortodossa, sabotaggi, spionaggio ed "operazioni sorpasso" nei
territori italiani invasi.
Cosa era un'Operazione sorpasso? In breve, il Vega lasciava uomini
perfettamente equipaggiati nei territori dei quali si prevedeva
l'occupazione. Una volta che questi territori fossero caduti nelle
mani degli Angloamericani, questi uomini avrebbero eseguito azioni
di attacco alle spalle del nemico con rapide puntate del tipo "mordi
e fuggi". Gli uomini del Vega potevano anche attraversare le linee
per portarsi nei territori occupati e svolgere missioni informative,
di sabotaggio e di appoggio e supporto a gruppi di patrioti ivi
esistenti In vista della caduta finale il Vega articolò un ampio
piano di stay behind in tutte le province del nord (Milano, Genova,
Bologna, Modena, Torino, Venezia e Treviso) destinando in tutte
queste città uomini armati ed equipaggiati, che si occultarono nel
tessuto sociale aprendo bar, negozi di radiotecnici, ditte di
trasporto ecc., nell'attesa che arrivassero gli Alleati per poi
poterli attaccare alle spalle. Era in sostanza l'ultima operazione
militare del Vega., operazione che, peraltro, non fu mai portata a
compimento.
L'argomento è trattato molto bene e in maniera molto nel mio ultimo
libro edito da qualche giorno dalla Edizioni MARO, dal titolo "LA
GUERRA NEL DOPOGUERRA IN ITALIA LE OPERAZIONI DI STAY BEHIND DELLA
DECIMA MAS NELL'ITALIA OCCUPATA, IN GUERRA E NEL DOPOGUERRA.LE
VERITÀ, LE MEZZE VERITÀ E LE GRANDI BUFALE" CANZANO - Sull'operato
del Battaglione c'è stato chi ha voluto vedere nel Vega l'inizio di
Gladio e chi addirittura ha descritto la banda Giuliano come
un'emanazione della Decima Mas, asserendo che il 1 giugno 1947, a
Portella della Ginestra, a sparare c'erano anche quelli della
Decima?
LEMBO - Negli anni seguenti al dopoguerra, sull'operato del Vega
sono nati una serie di veri e propri miti. C'è stato chi ha voluto
vedere nel Vega l'inizio dell'Organizzazione Gladio. Con la scoperta
dell'Organizzazione Gladio, l'operazione sorpasso sarebbe divenuta
meglio famosa come "stay behind". A tal proposito, è bene precisare
che non è esistita solo una Gladio Italiana ma ogni paese europeo,
in ambito Nato ha ordito una proprio Gladio, sebbene con nomi
diversi. Nell'immediato dopoguerra, chi arruolò i Gladiatori, li
arruolò, chiaramente, in ambienti anticomunisti.
Vennero arruolati ex militari della R.S.I. ma anche partigiani
bianchi e semplici patrioti. E' normale che chi creava una struttura
di Stay Behind, che doveva entrare in azione in caso di invasione
russa del territorio nazionale, non poteva certo fare gli
arruolamenti traendoli dalle file dei filocomunisti. Probabilmente,
tra i gladiatori vi fu arruolato anche qualche ex N.P proveniente
dal Vega, ma da qui ad affermare che il Vega si trasformò in Gladio
ci vuole un bel coraggio. Da qualche tempo, poi, è ritornata a galla
la storia che vorrebbe gli uomini della Decima, oltre che in
contatto con la banda Giuliano, addirittura anche presenti a
Portella delle Ginestre a sparare sulla folla che festeggiava il 1°
maggio . A chi sostiene tali tesi, non posso che rispondere che la
storia la si fa con i fatti e con i documenti. Se qualcuno dispone
di documentazione che dimostri con chiarezza tale tesi, sia garbato,
la tiri fuori e la faccia consultare anche agli altri studiosi. In
caso contrario, debbo ricordare che una cosa è la Storia e un'altra
è la novellistica.
CANZANO - Salvatore Giuliano, in cerca di legittimazione politica ed
ideologica poteva avere interesse a contattare la Decima?
LEMBO - Salvatore Giuliano all'epoca era un latitante e, in una
situazione come quella della Sicilia dell'epoca il confine tra la
figura del delinquente e quella del patriota poteva essere labile e
Giuliano ha sempre tentato di affermare la leggenda che egli fosse
un uomo spinto dalle ingiustizie patite a fare quello che aveva
fatto. Il bandito ha sempre provato ad acquisire agli occhi del
popolo una fisionomia idealistica che giustificasse le sue gesta. Il
contatto con le Forze armate fasciste avrebbe potuto fornirgli
questo alibi morale, di contro le Forze Armate Repubblicane si
sarebbero potute giovare di quell'alleanza per creare una quinta
colonna alle spalle degli angloamericani.
CANZANO - Nel tuo ultimo saggio, oltre a trattare della Decima e del
Vega, avvalendoti della vasta bibliografia esistente sull'argomento,
di testimonianze, memoriali e di documenti d'archivio, smonti una
serie di errate interpretazioni nate sull'attività della Decima nei
territori occupati e nel dopoguerra, quale è la tua tesi a
proposito?
LEMBO - In realtà da qualche tempo, dagli archivi americani del NARA
sono sortiti fuori i documenti relativi agli interrogatori degli
agenti degli N.P. catturati in Sud Italia dai servizi segreti
Angloamericani. Da tali documenti si evince che una squadra del Vega
Operò in Sicilia e che gli uomini di questa squadra si
interessarono, e forse segnalarono al loro comando, dell'esistenza
della banda Giuliano in Sicilia. E' da chiarire, circa la veridicità
di quegli interrogatori, che gli uomini del Vega, una volta
catturati dietro le linee nemiche mentivano fino allo spasimo e,
anche quando decidevano di ammettere qualche responsabilità,
continuavano a mentire. Per loro, dire tutta la verità significava
finire diritti alla fucilazione. Dai documenti relativi ai loro
interrogatori, anche se i fatti narrati rispondessero al vero, si
potrebbe evincere che gli agenti Vega in Sicilia dimostrarono un
qualche interesse cognitivo, non dimentichiamoci che quegli uomini
avevano anche compiti solo informativi, verso una banda armata che
sicuramente poteva dare del filo da torcere agli angloamericani.
Nulla però dimostra che ci furono reali contati tra gli uomini del
Vega e quelli di Giuliano e, soprattutto, nulla dimostra che,
qualora vi fossero stati tali contatti, questi portarono ad accordi
tra la Decima e Giuliano Anche in questo caso di qui ad affermare
che l'alleanza tra la Decima e Giuliano effettivamente ci fu, ce ne
corre. Invece, c'è chi addirittura sostiene, senza prova alcuna
certa prova documentale, che Salvatore Giuliano si sia addirittura
trasferito al nord per arruolarsi nella Decima ed essere addestrato
come agente speciale, dopodiché sarebbe ritornato in Sicilia dove
avrebbe operato con la sua banda. La tesi è molta affascinante e
buonissima per un film d'avventura, ma gli studi storici, come
detto, si basano su fonti documentali, testimonianze e fatti
concreti.
CANZANO - Nel tuo precedente lavoro 'La resistenza Fascista', ci
parli dell'invio a Napoli da parte di Giuliano di suoi emissari per
contattare la Rete Pignatelli ed offrire collaborazione e sostegno
economico, come avvennero i contatti?
LEMBO - Circa i presunti rapporti tra Giuliano e la Decima c'è un
"solido " fatto che è tale da eliminare ogni dubbio. Che il bandito
Giuliano abbia tentato di contattare La resistenza fascista al Sud,
e quindi le Forze Armate della R.S.I., non è frutto di una semplice
deduzione ma è un solido fatto. Nel mio libro "La resistenza
fascista" ho riportato un brano tratto dal memoriale De Pascale,
fornitomi dallo stesso De Pascale che fu uno degli elementi di punta
della Rete Pignatelli, relativo all'invio a Napoli, da parte di
Giuliano di suoi emissari per contattare la rete Pignatelli ed
offrire collaborazione e sostegno economico.
Leggo testualmente dal mio libro: "La mancanza di fondi- scriverà il
Pignatelli - ci fu presto contraria. Il sacrificio personale di mia
moglie e mio non poteva sopperire che in minima parte al sempre
crescente fabbisogno, specie per il blocco della nostra industria di
legnami requisita dagli inglesi"(Cfr. Valerio Pignatelli, Il Caso
Pace, cit., p. 33.) Gli aiuti economici promessi dalla R.S.I. alla
principessa Pignatelli non arriveranno mai, o meglio, saranno
spediti ma non giungeranno mai a Napoli. In quel periodo il servizio
segreto angloamericano intercetterà due uomini ed una donna
provenienti dal Nord, mentre stanno attraversando le linee. I tre
sono i corrieri dei fondi promessi e recano con loro la somma di
cinque milioni di lire. Saranno tutti e tre fucilati. "Ricevemmo
segnalazione - scriverà Pignatelli - che ci erano stati spediti
cinque milioni tramite una donna e due giovani. Dopo qualche tempo
ci giunse notizia di una donna e due ragazzi catturati dagli
inglesi, trovati in possesso di grosse somme e di radio
trasmittente. Gli inglesi li avevano fucilati in Santa Maria Capua
Vetere. Non erano riusciti a sapere a chi la somma e la radio erano
destinati. Una segnalazione radio ricevuta da me verso la fine di
gennaio 1944 mi dava indicazioni. Gloria alle tre vittime!" (Cfr.
Valerio Pignatelli, Il Caso Pace, cit. p. 33.) In merito, è da
riportare anche la testimonianza di De Pascale che, quando sarà
arrestato di nuovo, si sentirà dire dal maggiore Pecorella che lo
interroga: "Aspettavate denaro dai vostri padroni del nord?
Chiedetelo agli inglesi". La possibilità di ottenere cospicui
finanziamenti si presenterà per gli uomini dell'organizzazione
fascista da una fonte quanto mai inaspettata. Una proposta in tal
senso arriverà addirittura dal bandito siciliano Giuliano che invia
a Napoli suoi emissari per contattare la centrale della "Rete
Pignatelli". "Vi fu ancora tra me e Ioele - racconterà l'architetto
De Pascale nel suo memoriale - una situazione che influì sui nostri
rapporti. Ioele chiedeva insistentemente che io incontrassi degli
emissari del bandito siciliano Salvatore Giuliano che si trovavano a
Napoli: mi volevano comunicare una certa disponibilità del loro capo
ad appoggiare la nostra causa e, anche se occorreva, con aiuto in
denaro.
Gli dissi che non intendevo fare certo sgarbo a queste persone, ma
non potevamo essere fiancheggiati da un movimento palesemente
fuorilegge e separatista. A certi principi morali e ideali non
potevamo venire meno. Alcuni giorni dopo Rosario Ioele si presentò
al mio studio accompagnato da due persone. (...) Egli mi presentò
costoro, che mostravano modi cortesi e civili, Ioele mi disse che i
"signori volevano conoscermi personalmente" e volevano avere una
risposta su quanto lui aveva precedentemente proposto. Non esitai a
dire, col dovuto garbo, che li ringraziavo della loro offerta e
solidarietà ma non potevo accettarla per ragioni inerenti ai
principi della nostra organizzazione. Costoro, in verità, furono
corretti più di quanto io potessi aspettarmi.
Aggiunsero che la persona che loro rappresentavano, in caso di
necessità o di nostro ripensamento, si sarebbe mostrato sempre
disponibile ad aiutarci. Ioele non gradì la mia presa di posizione,
come io non gradii la sua ingerenza nel mio campo d'azione. Sentivo
d'aver fatto bene: la mia non era una presa di posizione contro
Salvatore Giuliano, ma era il rispetto a un principio morale e
organizzativo: gli angloamericani per conquistare la Sicilia si
erano serviti del fecci ume della malavita e della camorra, cosa che
noi detestammo e commentammo in modo decisamente negativo. Non
potevamo usare noi la loro stessa arma, anche se Giuliano all'epoca
era considerato solo un fuorilegge e, da un certo ambiente di
propaganda giornalistica, era commentato sotto una luce in certo
qual modo romantica". Il tentativo di avvicinamento al fascismo
clandestino fatto da Salvatore Giuliano è chiaro.
Egli sa che la "Rete Pignatelli" ha ramificazioni anche in Sicilia e
cerca nuove alleanze per il suo movimento che non è solo una
semplice attività delinquenziale. Bisogna chiedersi se tale
esperimento di contatto con i fascisti, il capo banda siciliano lo
faccia per proprio conto oppure per conto del movimento separatista.
I due movimenti, quello separatista e quello fascista, sono tra loro
ideologicamente incompatibili ed è quindi lecito pensare che
Giuliano agisca autonomamente nella ricerca di alleanze o, ancora
meglio, di una giustificazione ideologica al suo operato. Si tratta
di un evento, questo, particolarmente interessante in quanto apre
uno spiraglio di luce sui tanti misteri che circondano la figura di
Salvatore Giuliano. Viene da chiedersi se il noto "bandito" prima di
schierarsi con separatisti non abbia addirittura pensato di farlo
con i fascisti.
Se ciò fosse, il rifiuto di De Pascale rappresenterebbe un erro
decisivo. Giuliano è un combattente ed ha con lui uomini decisi alla
lotta, ma più di ogni altra cosa, il cosiddetto "bandito" è un uomo
che ha carisma e fascino da vendere, elementi questi che in una
lotta ideologica contano forse quanto e più di cannoni e
mitragliatrici. "Quindi, Giuliano tentò di contattare il
clandestinismo fascista al sud, ma se Giuliano aveva il contatto
degli uomini della Decima in Sicilia, o meglio se Giuliano era
addirittura un uomo della Decima perché doveva mandare i suoi uomini
a Napoli a contattare Antonio de Pascale e la rete Pignatelli? Come
vedete, i conti non tornano. Infine, circa la tesi che vorrebbe gli
uomini della Decima presenti a Portella delle Ginestre a sparare
sulla folla adunata per festeggiare il 1° maggio, proprio qualche
giorno fa è arrivata una clamorosa smentita.
Ha scritto Antonio Carioti in un suo articolo dal titolo "Portella
la X° Mas non c'era" apparso sul Corriere della Sera del 7 Maggio
2007: "Questa versione dei fatti (la tesi che vorrebbe uomini del
vega presente a Portela delle Ginestre n.d.a. ) incontra ora una
smentita proveniente da un'istituzione non certo sospettabile di
indulgenza verso il neofascismo. Si tratta della Fondazione Di
Vittorio, che per il sessantesimo anniversario dell'eccidio,
compiuto in Sicilia contro contadini inermi e le loro famiglie il 1°
maggio 1947, non solo ha riproposto gli interventi sulla vicenda del
dirigente comunista Girolamo Li Causi nel volume "Portella della
Ginestra. La ricerca della verità", ma ha raccolto le testimonianze
filmate dei superstiti, curate dal regista Odino Artioli. Tra queste
si trovano i racconti di due cugini, Vincenti di Noto e Francesco Di
Giuseppe, i quali al momento della strage si trovavano sul cozzo del
Dxuhait, da dove avrebbero sparato, secondo Casarrubea, (è uno degli
studiosi sostiene la tesi che vorrebbe la Decima in contato con
Giuliano n.d.a.) sicari neofascisti. Entrambi dichiarano che sul
posto c'erano soltanto loro e che di là nessuno aprì il fuoco sulla
folla inerme. Ciò ovviamente non smentisce la matrice politica della
strage, senza dubbio voluta da ambienti reazionari e mafiosi legati
al blocco agrario, ma solleva ulteriori dubbi sulla possibilità di
ricondurla a un piano eversivo nazionale di matrice neofascista.
CANZANO - Nel tuo libro a proposito del Golpe Borghese dici: Il
golpe Borghese fu un reale tentativo insurrezionale o una gigantesca
bufala? Perché?
LEMBO:E' l'ultimo capitolo del mio libro sulla "Guerra nel
dopoguerra in Italia". La storia del Golpe Borghese non mi ha mai
convinto. Non penso sia stato un vero tentativo insurrezionale, o
meglio se lo è stato lo fu per chi ci credette, ma i veri
organizzatori volevano ben altro che fare il Golpe. Anche di questo,
come detto, tratto nel mio ultimo lavoro, ma se racconto tutto qui
finisce che il libro non se lo compra nessuno e allora, se
permetti.adesso sono stanco.
Biografia:
Daniele Lembo, nasce nel 1961 a Minori (SA), in Costiera Amalfitana,
e dopo la maturità liceale si è laureato in Scienze
dell'Amministrazione e dell'Organizzazione. E' pubblicista iscritto
all'Ordine dei Giornalisti del Lazio. Attualmente vive a Cisterna di
Latina. Cultore di studi storici sulla partecipazione italiana al
secondo conflitto mondiale è autore di varie cronache
sull'argomento. Suoi articoli sono apparsi sui seguenti periodici
Storia del XX Secolo( C.D.L. EDIZIONI), Storia del Novecento (ED.
MARO), Storia e Dossier (ED. GIUNTI), Storia Verità (ED. SETTIMO
SIGILLO), Eserciti nella Storia (DELTA EDIZIONI), Storia e Battaglie
(ED. LUPO), Aerei nella storia(DELTA EDIZIONI), Aeronautica, Cockpit
(DELTA EDIZIONI) e Ali Tricolori (DELTA EDIZIONI). BIBLIOGRAFIA Ha
pubblicato i seguenti volumi di storia: - Taranto.fate saltare quel
ponte - I Nuotatori Paracadutisti della Regia Marina( C.D.L.
EDIZIONI - Pavia- 1999 ), - I Fantasmi di Nettunia - I reparti della
R.S.I. sul fronte di Anzio - Nettuno(ED. SETTIMO SIGILLO- ROMA-
2000); - Il lungo volo della Regia - La storia Regia Aeronautica
(DELTA EDIZIONI- PARMA- 2001 ); - L'osservazione della Regia -
L'osservazione aerea della Regia Aeronautica(DELTA EDIZIONI- PARMA-
2001 ); - I Servizi Segreti di Salò - Servizi Segreti e Servizi
Speciali nella Repubblica Sociale Italiana(EDIZIONI MARO - Copiano
PV -2001) ; - Il prigioniero di Wanda - romanzo storico (EDIZIONI
MARO - Copiano PV - 2002); - La carne contro l'acciaio - Il Regio
Esercito alla vigilia dell'entrata in guerra (EDIZIONI MARO -
Copiano PV - 2003); - Le portaerei del Duce- navi portaidrovolanti e
portaerei della Regia Marina (EDIZIONI MARO - Copiano PV - 2004); -
La resistenza Fascista - fascisti e agenti speciali dietro le linee
-La Rete Pignatelli e la resistenza fascista nell'Italia invasa
dagli angloamericani (EDIZIONI MARO - Copiano PV - 2004); - I
sommergibili tascabili della Regia Marina (EDIZIONI MARO - Copiano
PV - 2005); Nel 2006 è stata pubblicata una nuova monografia dal
titolo "Xà MAS", edita dalla Delta Editrice di Parma - B. Go.
Regale, 21 43100 (tel 0521 287883 fax 0521 237546 email:
deltaed@iol.it ) Benché sia un lavoro di modeste proporzioni è ben
fatto. Con oltre 100 fotografie e disegni, tratta di tutte le
imprese e di tutti i mezzi, con il vantaggio di n costo molto
contenuto, pari a 6,8 euro.
In particolare, sono trattati i seguenti argomenti: la nascita della
Decima nel 1935; l'entrata in guerra quattro anni dopo e tutte le
azioni degli S.L.C. - Siluri a Lenta Corsa - meglio conosciuti come
"Maiali", le azioni degli uomini Gamma, dei piloti di barchini
esplosivi e motoscafi siluranti; la Decima in Mar Nero; la Decima
all'8 settembre e la nascita Decima Repubblicana; le fanterie di
Marina della Decima della R.S.I. sul fronte di nettuno, sul fronte
del Senio e sul confine Nord Orientale; i motoscafi siluranti della
Decima Repubblicana e le ultime azioni dei gamma e degli operatori
dei siluri pilotati; MARIASSALTO, ovvero la Decima al sud con la
Regia Marina; come la specialità sopravvisse nel dopoguerra e come
la Decima fornì istruttori alla nascente Marina israeliana; la
produzione di minisommergibili e siluri pilotati nel dopoguerra. Si
tratta di un'opera che, sebbene di piccole dimensioni, è degna di
ben figurare nelle biblioteche degli appassionati e di dare un
quadro esaustivo a coloro i quali, per la prima volta e per semplice
curiosità dovessero avvicinarsi alla materia.
Luglio 2007
Angloamericani, FASCISMO E Meridione
Intervista a Daniele Lembo
di Giovanna Canzano
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |