|
STORIA E
BATTAGLIE
Così parlò Benjamin Freedman
di Maurizio Blondet
Pubblichiamo un estratto, di particolare significato, da «Israele,
USA, il terrorismo islamico», Maurizio Blondet, EFFEDIEFFE, 2005,
pagine 161-171
Uomo d’affari di successo (era il proprietario della Woodbury Soap
Co.), ebreo di New York, patriota americano, Benjamin Freedman - che
era stato membro della delegazione americana al Congresso di
Versailles nel 1919 - ruppe con l’ebraismo organizzato e i circoli
sionisti dopo il 1945, accusandoli di aver favorito la vittoria del
comunismo in Russia.
Da quel momento, dedicò la vita e le sue ragguardevoli fortune (2,5
milioni di dollari di allora)
a combattere e denunciare le trame dei suoi correligionari (1).
Benjamin Freedman tenne, nel 1961, al Willard Hotel di Washington ad
un’influente platea, riunita dal giornale americano Common Sense, il
seguente discorso.
freedmanbenjamin8jk.jpg«Qui negli Stati Uniti, i sionisti e i loro
correligionari hanno il completo controllo del nostro governo.
Per varie ragioni, troppo numerose e complesse da spiegare qui, i
sionisti dominano questi Stati Uniti come i monarchi assoluti di
questo Paese.
Voi direte che è un’accusa troppo generale: lasciate che vi spieghi
quel che ci è accaduto mentre noi tutti dormivamo.
Che cosa accadde?
La Prima Guerra Mondiale scoppiò nell’estate del 1914.
Non sono molti a ricordare, qui presenti.
In quella guerra, Gran Bretagna, Francia e Russia erano da una
parte; dalla parte avversa, Germania, Austria-Ungheria e Turchia.
Entro due anni, la Germania aveva vinto quella guerra.
Non solo nominalmente, ma effettivamente.
I sottomarini tedeschi, che stupirono il mondo, avevano fatto piazza
pulita di ogni convoglio che traversava l’Atlantico.
La Gran Bretagna era priva di munizioni per i suoi soldati, e poche
riserve alimentari, dopo cui,
la prospettiva della fame.
L’armata francese s’era ammutinata: aveva perso 600 mila giovani
nella difesa di Verdun sulla Somme.
L’armata russa stava disertando in massa, tornavano a casa, non
amavano lo Zar e non volevano più morire.
L’esercito italiano era collassato [a Caporetto].
Non un colpo era stato sparato su suolo tedesco.
Non un solo soldato nemico aveva attraversato la frontiera
germanica.
Eppure, in quell’anno [1916] la Germania offrì all’Inghilterra la
pace.
Offriva all’Inghilterra un negoziato di pace su quella base, che i
giuristi chiamano dello ‘status quo ante’.
Ciò significa: ‘Facciamola finita, e lasciamo tutto com’era prima
che la guerra cominciasse’. L’Inghilterra, nell’estate del 1916,
stava seriamente considerando quest’offerta.
Non aveva scelta.
O accettava quest’offerta magnanima, o la prosecuzione della guerra
avrebbe visto la sua disfatta.
In questo frangente, i sionisti tedeschi, che rappresentavano il
sionismo dell’Europa Orientale, presero contatto col Gabinetto di
Guerra britannico - la faccio breve perché è una lunga storia,
ma ho i documenti che provano tutto ciò che dico - e dicono: ‘Potete
ancora vincere la guerra. Non avete bisogno di cedere. Potete
vincere se gli Stati Uniti intervengono al vostro fianco’.
Gli Stati Uniti non erano in guerra allora.
Eravamo nuovi; eravamo giovani; eravamo ricchi; eravamo potenti.
Essi dissero all’Inghilterra: ‘Noi siamo in grado di portare gli
Stati Uniti in guerra come vostro alleato, per battersi al vostro
fianco, se solo ci promettete la Palestina dopo la guerra’. […].
Ora, l’Inghilterra aveva tanto diritto di promettere la Palestina ad
altri quanto gli Stati Uniti hanno il diritto di promettere il
Giappone all’Irlanda. E’ assolutamente assurdo che la Gran Bretagna,
che non aveva mai avuto alcun interesse o collegamento con quella
che oggi chiamiamo Palestina, potesse prometterla come moneta in
cambio dell’intervento americano.
Tuttavia, fecero questa promessa, nell’ottobre 1916 [con la
Dichiarazione Balfour, ndr.].
E poco dopo - non so se qualcuno di voi lo ricorda - gli Stati
Uniti, che erano quasi totalmente
pro-germanici, entrarono in guerra come alleati della Gran Bretagna.
Dico che gli Stati Uniti erano quasi totalmente filotedeschi perché
i giornali qui erano controllati dagli ebrei, dai nostri banchieri
ebrei - tutti i mezzi di comunicazione di massa - e gli ebrei erano
filotedeschi.
Perché molti di loro provenivano dalla Germania, e anche volevano
vedere la Germania rovesciare lo Zar; non volevano che la Russia
vincesse.
Questi banchieri ebrei tedeschi, come Kuhn Loeb e delle altre banche
d’affari negli Stati Uniti, avevano rifiutato di finanziare la
Francia o l’Inghilterra anche con un solo dollaro.
Dicevano: «Finché l’Inghilterra è alleata alla Russia, nemmeno un
centesimo!».
Invece finanziavano la Germania; si battevano con la Germania contro
la Russia.
Ora, questi stessi ebrei, quando videro la possibilità di ottenere
la Palestina, andarono in Inghilterra e fecero l’accordo che ho
detto.
Tutto cambiò di colpo, come un semaforo che passa dal rosso al
verde.
Dove i giornali erano filotedeschi, […] di colpo, la Germania non
era più buona.
Erano i cattivi.
Erano gli Unni.
Sparavano sulle crocerossine.
Tagliavano le mani ai bambini.
Poco dopo, mister Wilson [il presidente Woodrow Wilson, ndr.]
dichiarava guerra alla Germania.
I sionisti di Londra avevano spedito telegrammi al giudice Brandeis
(2): ‘Lavorati il presidente Wilson. Noi abbiamo dall’Inghilterra
quello che vogliamo. Ora tu lavorati il presidente Wilson e porta
gli USA in guerra’.
Così entrammo in guerra.
Non avevamo interessi in gioco.
Non avevamo ragione di fare questa guerra, più di quanto non ne
abbiamo di essere sulla luna stasera, anziché in questa stanza.
Ci siamo stati trascinati perché i sionisti potessero avere la
Palestina.
Questo non è mai stato detto al popolo americano.
Appena noi entrammo in guerra, i sionisti andarono dalla Gran
Bretagna e dissero: ‘Bene, noi abbiamo compiuto la nostra parte del
patto. Metteteci qualcosa per iscritto come prova che ci darete la
Palestina’.
Non erano sicuri che la guerra durasse un altro anno o altri dieci.
Per questo cominciarono a chiedere il conto.
La ricevuta.
Che prese la forma di una lettera, elaborata in un linguaggio molto
criptico, in modo che il resto del mondo non capisse di che si
trattava.
Questa fu chiamata la Dichiarazione Balfour (3).
Da qui cominciano tutti i problemi.
[…]
Sapete quello che accadde.
Quando la guerra finì, la Germania andò alla Conferenza di Pace di
Parigi nel 1919 [nella delegazione USA] c’erano 117 ebrei, a
rappresentare gli Stati Uniti, capeggiati da Bernard Baruch (4).
C’ero anch’io, e per questo lo so.
Che cosa accadde dunque?
Alla Conferenza di Pace, mentre si tagliava a pezzi la Germania e si
spezzettava l’Europa per darne parti a tutte quelle nazioni che
reclamavano il diritto a un certo territorio europeo, gli ebrei
presenti dissero: ‘E la Palestina per noi?’, ed esibirono la
Dichiarazione Balfour.
Per la prima volta a conoscenza dei tedeschi.
Così i tedeschi per la prima volta compresero: ‘Ah, era questa la
posta! Per questo gli Stati Uniti sono entrati in guerra’.
Per la prima volta i tedeschi compresero che erano stati disfatti,
che subivano le tremende riparazioni che gli erano imposte dai
vincitori, perché i sionisti volevano la Palestina ed erano decisi
ad averla ad ogni costo.
Qui è un punto interessante.
Quando i tedeschi capirono, naturalmente cominciarono a nutrire
rancore.
Fino a quel giorno, gli ebrei non erano mai stati meglio in nessun
Paese come in Germania.
C’era Rathenau là, che era cento volte più importante nell’industria
e nella finanza di Bernard Baruch in questo Paese.
C’era Balin, padrone di due grandi compagnie di navigazione, la
North German Lloyd’s e la Hamburg-American Lines.
C’era Bleichroder, che era il banchiere della famiglia Hohenzollern.
Cerano i Warburg di Amburgo, i grandi banchieri d’affari, i più
grandi del mondo.
Gli ebrei prosperavano davvero in Germania.
E i tedeschi ebbero la sensazione di essere stati venduti, traditi.
Fu un tradimento che può essere paragonato a questa situazione
ipotetica: immaginate che gli USA siano in guerra con l’URSS.
E che stiamo vincendo.
E che proponiamo all’Unione Sovietica: ‘Va bene, smettiamola. Ti
offriamo la pace’.
E d’improvviso la Cina Rossa entra in guerra come alleato dell’URSS,
e la sua entrata in guerra ci porta alla sconfitta.
Una sconfitta schiacciante, con riparazioni da pagare tali, che
l’immaginazione umana non può comprendere.
Immaginate che, dopo la sconfitta, scopriamo che sono stati i cinesi
nel nostro Paese, i nostri concittadini cinesi, che abbiamo sempre
pensato leali cittadini al nostro fianco, a venderci all’URSS,
perché sono stati loro a portare in guerra la Cina contro di noi.
Cosa provereste, allora, in USA, contro i cinesi?
Non credo che uno solo di loro oserebbe mostrarsi per la strada; non
ci sarebbero abbastanza lampioni a cui impiccarli.
Ebbene: è quello che provarono i tedeschi verso quegli ebrei.
Erano stati tanto generosi con loro: quando fallì la prima
Rivoluzione russa (5) e tutti gli ebrei dovettero fuggire dalla
Russia, ripararono in Germania, e la Germania diede loro rifugio.
Li trattò bene.
Dopo di che, costoro vendono la Germania per la ragione che vogliono
la Palestina come ‘focolare ebraico’.
Ora Nahum Sokolow, e tutti i grandi nomi del sionismo, nel 1919 fino
al 1923 scrivevano proprio questo: che il rancore contro gli ebrei
in Germania era dovuto al fatto che sapevano che la loro grande
disfatta era stata provocata dall’interferenza ebraica, che aveva
trascinato nella guerra gli USA. Gli ebrei stessi lo ammettevano.
[…]
Tanto più che la Grande Guerra era stata scatenata contro la
Germania senza una ragione, una responsabilità tedesca.
Non erano colpevoli di nulla, tranne che di avere successo.
Avevano costruito una grande nazione.
Avevano una rete commerciale mondiale.
Dovete ricordare che la Germania al tempo della Rivoluzione francese
consisteva di 300 piccole città-stato, principati, ducati e così
via.
E fra l’epoca di Napoleone e quella di Bismarck, quelle 300
microscopiche entità politiche separate si unificarono in uno Stato.
Ed entro 50 anni la Germania era divenuta una potenza mondiale.
La sua marina rivaleggiava con quella dell’Impero britannico,
vendeva i suoi prodotti in tutto il mondo, poteva competere con
chiunque, la sua produzione industriale era la migliore.
Come risultato, che cosa accadde?
Inghilterra, Francia e Russia si coalizzarono per stroncare la
Germania […].
Quando la Germania capì che gli ebrei erano i responsabili della sua
sconfitta, naturalmente nutrì rancore.
Ma a nessun ebreo fu torto un capello in quanto ebreo.
Il professor Tansill, della Georgetown University, che ha avuto
accesso a tutti i documenti riservati del Dipartimento di Stato, ne
cita uno scritto da Hugo Schoenfeldt, un ebreo che Cordell Hull
inviò in Europa nel 1933 per investigare sui cosiddetti campi di
prigionia politica, e riferì al Dipartimento di Stato USA di avere
trovato i detenuti in condizioni molto buone.
Solo erano pieni di comunisti.
E una quantità erano ebrei, perché a quel tempo il 98% dei comunisti
in Europa erano ebrei.
Qui, occorre qualche spiegazione storica,
Nel 1918-19 i comunisti presero il potere in Baviera per qualche
giorno, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht ed altri, tutti ebrei.
Infatti a guerra finita il Kaiser scappò in Olanda perché i
comunisti stavano per impadronirsi della Germania e lui aveva paura
di fare la fine dello Zar.
Una volta schiacciata la minaccia comunista, gli ebrei ancora
lavorarono […] erano 460 mila ebrei fra 80 milioni di tedeschi,
l’1,5% della popolazione, eppure controllavano la stampa, e
controllavano l’economia perché avevano valuta estera e quando il
marchio svalutò comprarono tutto per un pezzo di pane.
Gli ebrei tengono nascosto questo, non vogliono che il mondo
comprenda che avevano tradito la Germania e i tedeschi se lo
ricordavano.
I tedeschi presero misure contro gli ebrei.
Li discriminarono dovunque possibile.
Allo stesso modo noi tratteremmo i cinesi, i negri, i cattolici, o
chiunque in questo Paese che ci avesse venduto al nemico e portato
alla sconfitta.
Ad un certo punto gli ebrei del mondo convocarono una conferenza ad
Amsterdam.
E qui, venuti da ogni parte del mondo nel luglio 1933, intimarono
alla Germania: ‘Mandate via Hitler, rimettete ogni ebreo nella
posizione che aveva, sia comunista o no. Non potete trattarci in
questo modo. Noi, gli ebrei del mondo, lanciamo un ultimatum contro
di voi’.
Potete immaginare come reagirono i tedeschi.
Nel 1933, quando la Germania rifiutò di cedere alla conferenza
mondiale ebraica di Amsterdam, Samuel Untermeyer, che era il capo
della delegazione americana e presidente della conferenza, tornò in
USA, andò agli studios della Columbia Broadcasting System (CBS) e
tenne un discorso radiofonico in cui in sostanza diceva: ‘Gli ebrei
del mondo dichiarano ora la Guerra Santa contro la Germania. Siamo
ora impegnati in un conflitto sacro contro i tedeschi. Li piegheremo
con la fame. Useremo contro di essi il boicottaggio mondiale. Così
li distruggeremo, perché la loro economia dipende dalle
esportazioni» (6).
E di fatto i due terzi del rifornimento alimentare tedesco dovevano
essere importati, e per importarlo dovevano vendere, esportare, i
loro prodotti industriali.
All’interno, producevano solo abbastanza cibo per un terzo della
popolazione.
Ora in quella dichiarazione, che io ho qui e che fu pubblicata sul
New York Times del 7 agosto 1933, Samuel Untermeyer dichiarò
audacemente che ‘questo boicottaggio economico è il nostro mezzo di
autodifesa. Il presidente Roosevelt ha propugnato la sua adozione
nella Nation Recovery Administration’, che, qualcuno di voi
ricorderà, imponeva il boicottaggio contro qualunque Paese non
obbedisse alle regole del New Deal, e che poi fu dichiarato
incostituzionale dalla Corte Suprema. Tuttavia, gli ebrei del mondo
intero boicottarono la Germania, e il boicottaggio fu così efficace
che non potevi più trovare nulla nel mondo con la scritta ‘Made in
Germany’.
Un dirigente della Woolworth Co. mi raccontò allora che avevano
dovuto buttare via milioni di dollari di vasellame tedesco; perché i
negozi erano boicottati se vi si trovava un piatto con la scritta
‘Made in Germany’; vi formavano davanti dei picchetti con cartelli
che dicevano ‘Hitler assassino’ e così via.
In un magazzino Macy, di proprietà di una famiglia ebraica, una
donna trovò calze con la scritta ‘Made in Germany’
Vidi io stesso il boicottaggio di Macy’s, con centinaia di persone
ammassate all’entrata con cartelli che dicevano ‘Assassini’,
‘Hitleriani’, eccetera.
Va notato che fino a quel momento in Germania non era stato torto un
capello sulla testa di un ebreo.
Non c’era persecuzione, né fame, né assassini, nulla.
Ma naturalmente, adesso i tedeschi cominciarono a dire: ‘Chi sono
questi che ci boicottano, e mettono alla disoccupazione la nostra
gente e paralizzano le nostre industrie?’.
Così cominciarono a dipingere svastiche sulle vetrine dei negozi di
proprietà degli ebrei […]
Ma sono nel 1938, quando un giovane ebreo polacco entrò
nell’ambasciata tedesca a Parigi e sparò a un funzionario tedesco,
solo allora i tedeschi cominciarono ad essere duri con gli ebrei in
Germania.
Allora li vediamo spaccare le vetrine e fare pestaggi per a strada.
Io non amo usare la parola ‘antisemitismo’ perché non ha senso, ma
siccome ha un senso per voi, dovrò usarla.
La sola ragione del risentimento tedesco contro gli ebrei era dovuta
al fatto che essi furono i responsabili della Prima Guerra mondiale
e del boicottaggio mondiale.
In definitiva furono responsabili anche della Seconda Guerra
mondiale, perché una volta sfuggite le cose dal controllo, fu
assolutamente necessario che gli ebrei e la Germania si battessero
in una guerra per questione di sopravvivenza.
Nel frattempo io ho vissuto in Germania, e so che i tedeschi avevano
deciso che l’Europa sarebbe stata comunista o ‘cristiana’: non c’è
via di mezzo.
E i tedeschi decisero che avrebbero fatto di tutto per mantenerla
‘cristiana’.
Nel novembre 1933 gli Stati Uniti riconobbero l’Unione Sovietica.
L’URSS stava diventando molto potente, e la Germania comprese che
‘presto toccherà a noi, se non saremo forti».
E’ la stessa cosa che diciamo noi, oggi, in questo Paese.
Il nostro governo spende 83-84 miliardi di dollari per la difesa.
Difesa contro chi?
Contro 40 mila piccoli ebrei a Mosca che hanno preso il potere in
Russia, e con le loro azioni tortuose, in molti altri Paesi del
mondo.[…]
Che cosa ci aspetta?
Se scateniamo una guerra mondiale che può sboccare in una guerra
atomica, l’umanità è finita.
Perché una simile guerra può avvenire?
Il fatto è che il sipario sta di nuovo salendo.
Il primo atto fu la Grande Guerra, l’atto secondo la Seconda guerra
mondiale, l’atto terzo sarà la Terza guerra mondiale.
I sionisti e i loro correligionari dovunque vivano, sono determinati
ad usare di nuovo gli Stati Uniti perché possano occupare
permanentemente la Palestina come loro base per un governo mondiale.
Questo è vero come è vero che sono di fronte a voi.
Non solo io ho letto questo, ma anche voi lo avete letto, ed è noto
a tutto il mondo.
[…]
Io avevo una idea precisa di quello che stava accadendo: ero
l’ufficiale di Henry Morgenthau Sr. nella campagna del 1912 in cui
il presidente [Woodrow] Wilson fu eletto.
Ero l’uomo di fiducia di Henry Morgenthau Sr., che presiedeva la
Commissione Finanze, ed io ero il collegamento tra lui e Rollo
Wells, il tesoriere.
In quelle riunioni il presidente Wilson era a capo della tavola, e
c’erano tutti gli altri, e io li ho sentiti ficcare nel cervello del
presidente Wilson la tassa progressiva sul reddito e quel che poi
divenne la Federal Reserve, e li ho sentiti indottrinarlo sul
movimento sionista.
Il giudice Brandeis e il presidente Wilson erano vicini come due
dita della mano.
Il presidente Wilson era incompetente come un bambino.
Fu così che ci trascinarono nella Prima guerra mondiale, mentre
tutti noi dormivamo.[…]
Quali sono i fatti a proposito degli ebrei?
Li chiamo ebrei perché così sono conosciuti, ma io non li chiamo
ebrei.
Io mi riferisco ad essi come ai ‘cosiddetti ebrei’, perché so chi
sono.
Gli ebrei dell’Europa orientale, che formano il 92% della
popolazione mondiale di queste genti che chiamano se stesse ‘ebrei’,
erano originariamente Kazari.
Una razza mongolica, turco-finnica.
Erano una tribù guerriera che viveva nel cuore dell’Asia.
Ed erano tali attaccabrighe che gli asiatici li spinsero fuori
dall’Asia, nell’Europa orientale.
Lì crearono un grande regno Kazaro di 800 mila miglia quadrate.
A quel tempo [verso l’800 dopo Cristo, ndr] non esistevano gli USA,
né molte nazioni europee […]. Erano adoratori del fallo, che è una
porcheria, e non entro in dettagli.
Ma era questa la loro religione, come era anche la religione di
molti altri pagani e barbari.
Il re Kazaro finì per disgustarsi della degenerazione del proprio
regno, sì che decise di adottare una fede monoteistica - il
cristianesimo, l’Islam, o quello che oggi è noto come ebraismo, che
è in realtà talmudismo.
Gettando un dado, egli scelse l’ebraismo, e questa diventò la
religione di Stato.
Egli mandò inviati alle scuole talmudiche di Pambedita e Sura e ne
riportò migliaia di rabbini, aprì sinagoghe e scuole, e il suo
popolo diventò quelli che chiamiamo ‘ebrei orientali’.
Non c’era uno di loro che avesse mai messo piede in Terra Santa.
Nessuno!
Eppure sono loro che vengono a chiedere ai cristiani di aiutarli
nelle loro insurrezioni in Palestina dicendo: ‘Aiutate a rimpatriare
il Popolo Eletto da Dio nella sua Terra Promessa, la loro patria
ancestrale, è il vostro compito come cristiani… voi venerate un
ebreo [Gesù] e noi siamo ebrei!’.
Ma sono pagani Kazari che si sono convertiti.
E’ ridicolo chiamarli ‘popolo della Terra Santa’, come sarebbe
chiamare 53 milioni di cinesi musulmani ‘Arabi’.
Ora, immaginate quei cinesi musulmani a 2.000 miglia dalla Mecca, se
si volessero chiamare ‘arabi’ e tornare in Arabia.
Diremmo che sono pazzi.
Ora, vedete com’è sciocco che le grandi nazioni cristiane del mondo
dicano: ‘Usiamo il nostro potere e prestigio per rimpatriare il
Popolo Eletto da Dio nella sua patria ancestrale’.
C’è una menzogna peggiore di questa?
Perché loro controllano giornali e riviste, la televisione,
l’editoria, e perché abbiamo ministri dal pulpito e politici dalla
tribuna che dicono le stesse cose, non è strano che crediate in
questa menzogna.
Credereste che il bianco è nero se ve lo ripetessero tanto spesso.
Questa menzogna è il fondamento di tutte le sciagure che sono cadute
sul mondo.
Sapete cosa fanno gli ebrei nel giorno dell’Espiazione, che voi
credete sia loro tanto sacro?
Non ve lo dico per sentito dire…
Quando, il giorno dell’Espiazione, si entra in una sinagoga, ci si
alza in piedi per la primissima preghiera che si recita.
Si ripete tre volte, è chiamata ‘Kol Nidre’.
Con questa preghiera, fai un patto con Dio Onnipotente che ogni
giuramento, voto o patto che farai nei prossimi dodici mesi sia
vuoto e nullo (7).
Il giuramento non sia un giuramento, il voto non sia un voto, il
patto non sia un patto.
Non abbiano forza.
E inoltre, insegna il Talmud, ogni volta che fai un giuramento, un
voto o un patto, ricordati del Kol Nidre che recitasti nel giorno
dell’Espiazione, e sarai esentato dal dovere di adempierli.
Come potete fidarvi della loro lealtà?
Potete fidarvi come si fidarono i tedeschi nel 1916.
Finiremo per subire lo stesso destino che la Germania ha sofferto, e
per gli stessi motivi».
E’ la profezia di Benjamin Freedman.
Ci riguarda.
1) Freedman fondò tra l’altro la «Lega per la pace con giustizia in
Palestina», e collaborò con l’americano «Istituto per la revisione
storica», il centro promotore di tutto ciò che viene chiamato
«revisionismo storico». E’ scomparso nel 1984.
2) Louis Dembitz Brandeis, influentissimo giudice della Corte
Suprema, acceso sionista, fu il consigliere molto ascoltato di W.
Wilson. Brandeis apparteneva alla setta ebraica aberrante fondata
nella Polonia del ‘700 da Jacob Frank: essa predicava che la
salvezza si consegue attraverso il peccato. Confronta il mio
«Cronache dell’Anticristo».
3) Il 2 novembre 1917 il ministro degli Esteri britannico, lord
Arthur Balfour, scrisse a Lord Rotschild una lettera in cui
dichiarava: «Il governo di Sua Maestà vede con favore la nascita in
Palestina di un focolare nazionale per le genti ebraiche, e userà
tutta la sua buona volontà per facilitare il raggiungimento di
questo obbiettivo. Si intende che nulla dovrà essere fatto per
pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti
popolazioni non ebraiche in Palestina». Era la «Dichiarazione
Balfour», che decretava di fatto la nascita dello Stato d’Israele.
Lord Balfour, spiritista e massone, fondatore della Loggia «Quatuor
Coronati» (la Loggia-madre di tutte le Massonerie di obbedienza
«scozzese») credeva fra l’altro che agevolare il ritorno degli ebrei
in Palestina avrebbe accelerato il secondo avvento di Cristo. Il
punto è che la terra che Sua Maestà prometteva agli ebrei non era
sotto dominio britannico, ma parte dell’impero Ottomano. Per dare
attuazione al «focolare ebraico», il governo britannico non esitò a
distogliere centinaia di migliaia di soldati dal pericolante fronte
europeo, per spedirli alla conquista di Gerusalemme.
4) Bernard Baruch (1876-1964), potente finanziere ebreo, nato in
Texas, fu il consigliere privato di sei presidenti, da Woodrow
Wilson (1916) a D. Eisenhower (1950). Nella prima come nella seconda
guerra mondiale, Baruch promosse la creazione del War Industry
Board, l’organo di pianificazione centralizzata della produzione
bellica. Di fatto, fu una sorta di «governo segreto» degli Stati
Uniti, che praticò ampiamente i metodi del socialismo, compreso il
controllo della stampa e il sistema di razionamento alimentare. Dopo
la seconda guerra mondiale Baruch e i banchieri ebrei americani
gestirono i fondi del Piano Marshall. Ne affidarono la distribuzione
a Jean Monnet, loro fiduciario. Secondo le istruzioni ricevute, per
dare i fondi, Monnet esigeva la cessione da parte degli Stati
europei di sostanziali porzioni di sovranità: così fu creata la
Comunità Europea.
5) Si tratta della «rivoluzione dekabrista» del 1905, in realtà un
putsch di giovani ufficiali zaristi, tutti ebrei. La comunità
ebraica russa la sostenne, e i suoi figli vi parteciparono con
inaudita violenza. Futuri capi della successiva rivoluzione
bolscevica, come Trotsky e Parvus, furono l’anima dei dekabristi, e
dovettero riparare all’estero dopo il fallimento.
6) Freedman allude qui al vero e proprio rito magico di maledizione,
detto Cherem o scomunica maggiore, celebrato al Madison Square
Garden il 6 settembre 1933. «Furono ritualmente accesi due ceri neri
e si soffiò tre volte nello shofar [il corno di ariete], mentre il
rabbino B.A. Mendelson pronunciava la formula di scomunica» contro
la Germania. Samuel Untermeyer, membro del B’nai B’rith, ripeterà il
5 gennaio 1935 la dichiarazione di embargo totale contro le merci
tedesche
«a nome di tutti gli ebrei, framassoni e cristiani» (Jewish Daily
Bulletin, New York,
6 gennaio 1935).
7) E’ la preghiera centrale dello Yom Kippur. Eccone la formula: «Di
tutti i voti, le rinunce,
i giuramenti, gli anatemi oppure promesse, ammende o delle
espressioni attraverso cui facciamo voti, confermiamo, ci impegniamo
o promettiamo di qui fino all’avvento del prossimo giorno
dell’Espiazione, noi ci pentiamo, in modo che siano tutti sciolti,
rimessi e condonati, nulli, senza validità e inesistenti. I nostri
voti non sono voti, le nostre rinunce non sono rinunce, e i nostri
giuramenti non sono giuramenti». Secondo il rabbino Jacob Taubes,
con questa formula il popolo eletto si scioglie dalla comunità del
resto del genere umano - dalle sue leggi, dalle sue lealtà alle
istituzioni e allo Stato - per dedicarsi solo a Dio. In realtà, il
Kol Nidre fonda l’antinomismo radicale della religione ebraica: il
«popolo di Dio» non è tenuto ad obbedire ad alcuna norma.
Per Taubes, il popolo ebraico è dunque il popolo dissolutore, il
contrario del «kathecon» (Ciò che trattiene l’Anticristo, in San
Paolo, ossia il diritto naturale adottato da Roma) (Jacob Taubes,
«La Teologia Politica di San Paolo», Adelphi, pagina 71).
http://www.effedieffe.com/content/view/1755/176/1/0/
Erwin
Erwin@thule-toscana.com |