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STORIA E BATTAGLIE

 

La Khazarya, ovvero: Cronaca della morte di una potenza ebraizzata

 

1.EVOLUZIONE DELLO STATO KHAZARO
 



FONTI PRINCIPALI

Il kanato chazaro durò dal settimo al decimo secolo e per un lungo periodo fu la formazione statale più importante di tutta l'Eurasia occidentale.
Negli ultimi tempi la Chazarya, grazie anche al Chazarski recnik [Vocabolario khazaro] dello scrittore serbo Milorad Pavic, è ricordata come l'impero dal passato perduto ed ormai inconoscibile. Al contrario disponiamo di documenti originali, che tuttavia a volte si prestano ad una difficile interpretazione. Mi riferisco soprattutto alla corrispondenza tra il dignitario spagnolo di origine ebraica Hasday e l'ultimo monarca hazaro. Tra gli studiosi moderni bisogna citare le opere capitali dei russi L.Gumilev (Otkrytie Chazarii [La scoperta della Khazaria]; M. 1966//Drevnjaja Rus' i Velikaja Step' [L'antica Rus' e la Steppa], M.1989), di Novosel'cev (Chazarskoe gosudarstvo [Lo stato khazaro], M.1990) , di Vernadskij (Drevnjaja Rus’ [L'antica Rus'], Tver’ 2000') e naturalmente di Artamonov (Istorija Chazar [Storia dei khazari], L. 1962). Particolare interesse alla storia khazara è stato prestato dagli studiosi israeliani, che non possono passare sotto silenzio l'unica nazione non ebraica ad aver abbracciato l'ebraismo come religione ufficiale, ed ungheresi, dal momento che le tribù magiare che si sarebbero stabilite nella futura Ungheria provenivano dalla Chazarya 11.




DINAMICA DELL’ETNOGENESI KHAZARA

E' piuttosto complesso stabilire chi fossero i khazari. Degna di attenzione è l'ipotesi avanzata da Gumilev, che ha visto nei khazari una sorta di relitto etnico sarmata risparmiato dalle incursioni unne ed avare dei secoli precedenti. Questa supposizione è indirettamente confermata dalla Povest' Vremennych Let, il primo documento storico russo, risalente al 1113: ?? ?????, ????? ?? ?????? [Dalla Scizia, cioè dalla Khazaria]2.
Gumilev non era lontano dalla verità, per quanto la sua ipotesi semplifichi eccessivamente il problema. E' indubbio che nelle zone paludose della foce della Volga, del tutto proibitive per la cavalleria turanica, avessero potuto conservarsi delle sacche degli antichi popoli un tempo padroni della Pianura Sarmatica: queste etnie certo contribuirono alla formazione dei khazari, ma non ne rappresentavano il nucleo originario. L'etnos khazaro si formò presumibilmente attraverso una tormentata e disordinata coesione tra gruppi turanici, ugro-finnici ed iranici ritrovatisi sullo stesso cammino storico nel periodo immediatamente successivo alla Völkerwanderung:

Nel IV secolo d.C., insieme alle tribù unne, erano giunte nella pianura Sarmatica dalla Siberia, dall'Altaj e dalla Mongolia tribù ugro-finne e prototurche, che entrarono in contatto con popolazioni sarmate di etnia iranica.
Dal IV al IX secolo assistiamo alla graduale integrazione di queste masse. Alla fine prevalse l'elemento turanico. Fu questo il processo che portò alla creazione di innumerevoli nuovi popoli dell'Eurasia occidentale, popoli tra cui si trovavano anche i khazari 3. I nomadi della confederazione unna occuparono le terre maggiormente adatte per l'allevamento del bestiame. Fecero unire a sè anche alcune tribù superstiti, tra cui gli alani, che si distinguevano per l'ancora conservata forza guerriera.
Gli Alani erano stati duramente provati dalla conquista unna, ma erano riusciti a restare stabilmente nel Caucaso settentrionale, mentre le tribù loro affini, i maskuti (cioè i massageti), si erano stabilite in prossimità delle coste daghestane. E' qui che si verificò un intenso processo di assimilazione tra iranici e caucasici con i nuovi arrivati, che avrebbero continuato ancora a lungo a farsi chiamare unni 42.
Tuttavia non sono stati gli Unni a costituire il nucleo dell'etnia khazara, ma i sabiri.
Si ricordi che secondo Al-Mas'udi i turchi chiamavano i khazari “sabiri” 5.
I sabiri compaiono per la prima volta nelle fonti storiche grazie agli avvenimenti del 516, anno in cui irruppero in Armenia e poi in Asia Minore 6. Si ritiene attualmente che i sabiri fossero ugro-finni originari della Siberia occidentale 7: ci sono buoni motivi per ritenere che lo stesso nome "Siberia" derivi da questo popolo. Orde turaniche, presumibilmente gli avari, iniziarono a premere sui sabiri che furono costretti a passare in pianura Sarmatica. Da qui i sabiri raggiunsero il Caucaso settentrionale, dove entrarono in contatto con le popolazioni locali, di cui sarebbero presto diventati la guida. Di regola i sabiri erano alleati dei Bizantini contro la Persia 8. Successivamente vennero dimenticati dalle fonti greche, probabilmente a causa della sfortunata guerra sabira contro il kanato turkuto, in irresistibile ascesa. Compaiono sotto l'etnonimo di savar nei pressi della Volga centrale. Qui si unirono a popolazioni bulgare, venendone turchizzate. Una frazione sabira rimase tuttavia presso le pendici del Caucaso orientale, dove venne raggiunta dall'ondata unna di ritorno. Gli studiosi collegano la comparsa dell'etnonimo chazar al periodo in cui i sabiri vennero assimilati dalla tribù unna ricordata dalle fonti cinesi come Ho-Sa 9.
La continua commistione di orde di diversa provenienza è un problema che ogni turcologo sa essere endemico nella questione dell'etnogenesi dei turchi. Possiamo affermare però con certezza, che tra queste formazioni multietniche l'elemento turanico era il predominante: gli ungheresi continuavano ad esempio ad essere chiamati turchi anche dopo essersi distaccati nel X secolo dal blocco propriamente khazaro 103.
Non bisogna credere che gli autori ignorassero completamente i mutamenti che avvenivano nella Steppa.
Ad esempio, Menandro sapeva molto bene che i predecessori dei turchi erano stati i saka (gli sciti) 11. Quando però i turchi divennero i veri padroni della Steppa -e questo avvenne nel IX e X secolo- gli autori di regola identificavano con quest'etnonimo anche gli ugro-finni e gli slavi12. Alcuni scrittori arabi del IX e X secolo distinguevano i khazari come gruppo differente da quello turco. Il motivo è con ogni probabilità linguistico: il khazaro è senz'altro lingua turca, ma similmente al bulgaro risente molto dell'influenza del turco occidentale, che si discosta sensibilmente dal turco parlato dai guerrieri turchi delle corti arabe, che usavano un idioma identificabile con la famiglia maggiore del ramo linguistico turanico (oguzo, cumano-kipçak ecc.)13. Gli scrittori arabi si sarebbero poi basati sul vocabolario turco di Mahmud Kasgari, pubblicato nell'undicesimo secolo. In quest'opera il khazaro non è preso in considerazione dal momento che la Khazarya aveva ormai cessato di esistere. Viene però menzionato frequentemente il bulgaro, e questo dettaglio conferma la natura turca della lingua khazara, che al bulgaro era ritenuta affine14. Una determinata branca di studiosi (Marr e Poppe)15, dopo aver analizzato il cuvašo, discendente diretto di queste lingue, ne hanno appurato invece il carattere sibilante estremamente affine ai dialetti sarmati indoeuropei.

CAUSE DELL’ASCESA KHAZARA

Nella sezione meridionale della pianura Sarmatica prese il sopravvento nel VI secolo d.C. il kanato turco-celeste (gök Türk) unificato, che dal 588 si sarebbe ridotto in kanato turco occidentale. Il centro di questo kanato si trovava in Asia centrale, nella regione dei Sette Fiumi (in russo Semirec'e, in turco Yedi Su), dove i turchi erano in continuo conflitto con i persiani. Anche le tribù delle falde caucasiche dipendevano dai turchi e partecipavano alle loro spedizioni contro la Persia. Parlando del khan turco, le fonti arabe lo rappresentano supremo reggitore delle tribù caucasiche. Tra queste tribù vengono menzionati i bulgari nord-caucasici, alani, abchazi e khazari.
I khazari vengono ricordati con frequenza maggiore degli altri popoli, e questo ci permette di intuire che questa tribù aveva già iniziato a distinguersi dalle altre. I khazari agiscono come organo politico definito dal 626, durante il drammatico assedio avaro di Costantinopoli, quando prestano aiuto ai bizantini nel Caucaso meridionale 16. Non sappiamo però se i khazari agissero autonomamente o dietro consenso turco.
Del resto il khanato occidentale si trovava in questo periodo in una gravissima crisi, che gli storici relazionano agli anni 30 del settimo secolo. Tale crisi avrebbe decretato la fine del khanato turco-occidentale e la definitiva ascesa dei khazari.
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E' complesso dire tuttavia con certezza quando i governanti khazari si siano decisi all'estremo passo di distaccarsi dal potere imperiale turco. Gli autori che più di tutti danno informazioni soddisfacenti a riguardo sono Al-Jakubi, storico del IX secolo, piuttosto competente negli eventi caucasici degli anni quaranta e cinquanta del settimo secolo, e Al-Kufi. Entrambi questi autori chiamano il capo dei khazari “khan”175. Si può quindi supporre che i monarchi khazari abbiano rilevato il titolo di khan a partire dal 630, vale a dire durante la crisi interna dell'impero turco dopo la morte di Tun-Sehu.

CREAZIONE DI UNO STATO CENTRALIZZATO

Le fasi dello sviluppo dello stato khazaro sono le seguenti.
Inizialmente i khazari si scontrarono con gli Arabi nella zona di Derbent, mentre a partire dal 660, approfittando di gravi crisi all'interno del califfato, si attennero ad una politica aggressiva nel Caucaso settentrionale. Accanto alla khazarya si era sviluppata un'altra potenza turanica , la Grande Bulgaria (Büyük Bolgarya in turco) 18. I suoi confini sono riportati dagli autori bizantini: corrispondono all'attuale regione di Kuban', sebbene alcuni studiosi, tra cui Artamonov, ne spingano la zona d'influenza fino al Dnepr.
Le fonti collegano l'ascesa della Bulgaria col khan Kuvrat, il quale morì al tempo dell'imperatore Costante II (641-668) 19, lasciando come ultima volontà che il territorio da lui posseduto venisse diviso tra i suoi cinque figli 20. Questa decisione affrettò la decadenza del giovane stato, dalle cui rovine sorsero due formazioni, l'orda del khan Asparuch e quella del figlio maggiore di Kuvrat Batbajan (Bajan), da cui sarebbero discesi i cosiddetti Bulgari neri (vale a dire “soggetti”).
La Khazarya, approfittando della frammentazione dell'indesiderato vicino, gli sferrò un attacco decisivo , che costrinse i Bulgari di Batbajan a trattenersi nei pressi del mar d'Azov come tributari khazari, e quelli di Asparuch a ritirarsi verso il Danubio, da dove sarebbe sorta la Bulgaria da noi oggi conosciuta. I motivi della disfatta bulgara sono da ricercare, naturalmente, nella dissoluzione feudale, ma anche nell'attacco combinato portato dai khazari e dagli alani. La terra alana si incuneava in quella bulgara, correndo quindi il costante pericolo di essere troncata in due da inaspettate incursioni del temibile vicino, che doveva quindi essere eliminato o indebolito.
I discendenti dei bulgari neri sono i balkari del Caucaso settentrionale, mentre i bulgari della Volga avrebbero dato vita all'etnia dei Cuvaši e dei tartari di Kazan’.
Dal 670, dunque, la khazarya rimase il solo stato di un certo spessore all'estremo angolo sud-orientale della Pianura Sarmatica.
Nelle azioni khazare contro i bulgari non vediamo inclinazioni puramente predatorie, ma una logica ormai statalizzatrice, che si esplicava per ora nel tentativo di appropriarsi di centri portuali come Fanagoria (Tmatarkan') e Ken, che cominciavano proprio allora a riprendersi dopo la devastazione unna. Verso la fine del settimo secolo i khazari occuparono le coste del Mar d'Azov, la Crimea orientale e Cherson, divenendo quindi il nemico naturale di Bisanzio per il controllo della Crimea.

Composizione etno-geopolitica dell’Eurasia occidentale (VI -metà VII sec. d.C.)

I khazari trovarono presto un nemico acerrimo negli Arabi, che nel 651 avevano già superato il passaggio di Derbent e raggiunto le terre del Caucaso settentrionale. I khazari li attaccarono nei pressi della propria capitale Balandžar, infliggendo loro una grave sconfitta.
Un simile insuccesso da parte araba era prevedibile, dal momento che gli Arabi erano impegnati nella lotta con Bisanzio e non potevano occuparsi degnamente di questo nuovo avversario.Vedendo la propria fine vicina per i continui attacchi arabi, Bisanzio si decise alla scelta disperata di lasciare ai khazari la Crimea orientale, in prevalenza stepposa.
Mentre il khan cercava di risolvere i problemi con Bisanzio e gli Arabi, nelle regioni meridionali del khanato si verificarono dei moti separatisti, che favorirono particolarmente l'avanzata araba nelle steppe caspiche.
Le guerre interne khazare cominciarono verso il 680, quando il nobile sabira Alp-Ilitver si dissociò dalla Khazarya e si convertì al Cristianesimo. Il khan lo costrinse presto all'obbedienza e a ripudiare il Cristianesimo, religione che avrebbe causato una pericolosa dipendenza da Bisanzio. I khazari erano allora adoratori del culto nazionale tengrico, che permetteva entro dati limiti di identificare il khan come divinità in terra (la magicità della figura del khan si conservò anche dopo la conversione al Giudaismo). Il primo tentativo di introdurre il Giudaismo come religione di stato venne attuato dal khan Bulan (“cervo” in turanico, da cui il cognome russo Bulanov). I nobili khazari non mostravano però ancora interesse per questa religione.
Alla fine del settimo secolo il califfo Abd-Al-Malik inasprì le operazioni militari nel Caucaso 216. Il conflitto continuò con sorti alterne. Punto critico è segnato dal 728, quando gli Arabi riuscirono di nuovo a spostare il teatro delle azioni belliche nel Caucaso settentrionale. Nel 733 venne designato governante dell'Armenia e dell'Azerbajdžan il capitano Marvan, uomo che si rivelò nemico quasi fatale per la Khazarya.
Dopo la campagna particolarmente fortunata del 737 Marvan rafforzò le proprie posizioni sul Caucaso.
Tuttavia la Khazarya non venne nè conquistata nè fu costretta a confessare sottomissione agli Arabi, che avevano trovato quei freddi territori poco attraenti e strategicamente insignificanti. I danni causati al khanato furono però ingentissimi 22. Si ritiene che siano state le complicazioni economiche seguite alla devastazione araba ad aver spinto i khazari ad estendere il proprio dominio a nord-ovest, verso le tribù slave più interne 23.


Dopo la morte di Marvan si verificarono dei disordini che avrebbero portato al trono una nuova dinastia. Approfittarono di questo momento i popoli del Caucaso settentrionale. Nel 754 il califfo Mansur tentò di riportare l'ordine in questa regione designandone come governante Yasid ben Usayda as-Sulami, che occupò la fortezza di Darjal e costrinse i khazari alla resa. Nel 760 vi furono nuovi disordini, durante i quali i khazari riuscirono ad occupare Tiflisi e devastare l'Armenia.
Queste vittorie erano dovute alla difficile situazione in Sogdiana, regione dall'importanza commerciale incalcolabile, dove gli Arabi erano costretti a trasferire grandi quantità di reparti per domare le continue ribellioni. Il conflitto arabo-khazaro si rivelò interminabile, ma dall'825 iniziò a risolversi di solito in insignificanti scaramucce: nuove forze andavano formandosi all'orizzonte mediorientale ed eurasiatico -da una parte Bisanzio raggiunge una forza militare e governativa mai vista sotto la dinastia macedone, dall'altra compaiono ai confini nord-occidentali dell'indebolito stato khazaro le aggressive družine scandinave dei russi. Si forma un nuovo scacchiere geopolitico, dove infine la khazarya verrà spazzata via e gli arabi si troveranno in secondo piano.

Sarebbe tuttavia poco corretto sottovalutare il ruolo svolto dalla Khazarya durante il Jihad arabo, un ruolo assolutamente analogo a quello incarnato da Bisanzio 247. Entrambi gli Imperi hanno impedito il passaggio degli Arabi in Europa dai Dardanelli e dall’Altopiano Sarmatico, ed hanno perso in questa lotta micidiale moltissimo, sia in termini materiali che spirituali.
Nulla nelle condizioni iniziali dello stato khazaro lasciava supporre che la decadenza e la rovina sarebbero giunte in un lasso di tempo così breve: le basi sociali della civiltà khazara erano inizialmente stabili e la forza militare di questo popolo era notevole 25. Era piuttosto ramificata la classe dignitaria, composta dai Tudun, governanti delle terre vassalle, dagli esattori, dai giudici e dalle forze di polizia.
Estesi territori ad economia agricolo-sedentaria e città con artigianato sviluppato erano collegati da una fitta rete burocratica, che favoriva estremamente la governabilità ed efficenza del khanato. Si può dire che nei periodi iniziali della propria storia il khanato khazaro non presentava quei caratteri parassitari che l'avrebbero distinto in seguito: si conquistavano e si sfruttavano senza dubbio terre straniere, ma accanto a questa politica aggressiva notiamo anche una discreta produzione interna ed una progressiva evoluzione del mercato estero. Inoltre l'economia nazionale della Khazarya si reggeva non solo sulla pastorizia nomade e sulle guerre, ma anche sulla coltivazione della maggior parte del territorio.
Alla pastorizia veniva riservata la parte meno sfruttabile del territorio. Era poi piuttosto sviluppato l'artigianato. Non si può quindi sostenere che il commercio interno in Khazarya non esistesse. Il commercio estero era poi estremamente sviluppato.

Nel khanato era impiegata la scrittura runica turanica, che veniva utilizzata indistintamente sia dalle classi nobili che da quelle tributarie. Lingua statale era il turco. Fattore d'unione di tutto il khanato era la comune religione avita di Tanri-khan. Tuttavia erano tollerate anche altre religioni, in accordo alla tradizione di tolleranza religiosa propria dei turchi. Unica eccezione fu probabilmente l'Islam, verso cui i khazari provavano profonda diffidenza. Questo ripudio, conseguenza di una comprensibile memoria storica, divenne piuttosto evidente verso la metà dell'ottavo secolo, quando la religione avita dei khazari e di tutti i turchi, il tengrismo, scomparve gradualmente grazie all'attività missionaria di cristiani, musulmani ed ebrei. I khazari ripudiarono decisamente il cristianesimo e l'islamismo, in quanto religioni rappresentanti i principali nemici del khanato (Bisanzio e il Califfato), ed abbracciarono il giudaismo.
Scelta necessaria, si direbbe, ma ugualmente colma di conseguenze negative: la religione giudaica, con il suo carattere profondamente particolarista ed elitario, è quanto di meno adatto alla realtà spirituale dell'Eurasia, dove possono svilupparsi solo teorie e religioni universali, collettive, ecumeniche. L'abbandono della religione dei padri e il rafforzamento dell'elemento giudaico nei quadri di potere khazari segnarono l'inizio di una inarrestabile decadenza. In tutta la storia eurasiatica, le varie formazioni politico-militari sono riuscite a sopravvivere e ad affermarsi solo nella misura in cui fissavano le innumerevoli etnie che le componevano in un insieme eterogeneo e possente, ma non monolitico o forzatamente trattenuto.

Dopo la conversione al giudaismo, i khazari perdono ogni caratteristica guerriera, si fanno difendere (sono costretti a farsi difendere, per l'esattezza...) da armate mercenarie e si tramutano in una massa mal tutelata. Un’attività economica e commerciale severamente controllata dal khan costituiva un ottimo appoggio per la creazione di classi sociali definite e poco irrequiete. La popolazione del khanato si divideva in "Bianchi" e "Neri". Si chiamavano “Neri” 26 gli individui sottoposti al pagamento di tasse, mentre i “Bianchi” erani i nobili. Il potere supremo rispondeva alla figura del khan, che veniva eletto dai nobili in raccolta tra i rappresentanti della dinastia regale.
Queste parvenze democratiche erano i resti della passata democrazia militare, con cui ogni potenza eurasiatica comincia la propria esistenza storica. Appartenente sempre ai ricordi della democrazia era il rituale del soffocamento, testimoniato da Al-Istahri nel decimo secolo: "Quando vogliono eleggere un khan, prendono il prescelto e cominciano a soffocarlo con un laccio di seta. Quando il han è ormai prossimo a spirare, viene liberato e gli viene chiesto: -Quanto intendi regnare?-. Il han risponde la quantità di anni. Se spira prima del termine detto anni prima, la buona sorte lo protegge, se invece è ancora vivo dopo il termine prestabilito, sono gli stessi nobili ad ucciderlo" 278. In questo rituale guerriero è riflessa la fede tengrica nella forza magica del khan. Quando questa forza viene meno, il khan deve scomparire : nel rituale è il khan in persona, nell'ispirazione causata dalla vicinanza della morte, a profetizzare per quanti anni la sua forza vitale dovrà durare.

CONSEGUENZE DELL’ADOZIONE DEL GIUDAISMO

Dopo la conversione al giudaismo il khan avrebbe assunto caratteri più simbolici e sacrali che effettivi. Il potere reale venne accentrato nelle mani di un bek (una sorta di Primo Ministro con poteri inferiori a quelli del solo khan) di origine ebraica. Al-Istahri scrive che il potere del khan era puramente nominale, per quanto il khan godesse teoricamente di molto più prestigio del bek, il quale, secondo Ibn Ruste " Non rende conto ai suoi superiori (..) Dispone di persona degli introiti statali e va in guerra in testa all'esercito"28.

La religione giudaica apportò un'insanabile frattura tra i nobili e le masse popolari khazare. Le classe mercantili giudaiche e la casta rabbinica, con la loro politica di sfruttamento estremo, di intolleranza e utilizzo passivo delle tratte commerciali resero incolmabile la distanza tra il centro governativo e le province assoggettate. In base alla testimonianza di Ha Levi, la conversione chazara al giudaismo risale al 740 299, ma sembra si tratti di data inesatta. La definitiva affermazione del giudaismo in Chazarya è perlomeno da far risalire all'usurpatore Obadya, all'inizio del nono secolo. Secondo la testimonianza di Ibn-Ruste, il giudaismo era confessato solo dalle classi aristocratiche, mentre le masse popolari continuavano ad essere fedeli al tengrismo30.
Il colpo di stato e le riforme di Obadya (799-809) allontanarono dalla gestione del potere la vecchia aristocrazia turanica e i khan degli etnos vassalli. Questa frattura portò alla guerra civile. Ci informa di questa guerra Costantino Porfirogenito: "Quando vennero estraniati dal potere e diedero inizio alla guerra civile, [la frazione giudea] ebbe il sopravvento e la nobiltà turca venne o trucidata o costretta a fuggire dai turchi [gli ungheresi] nella terra che ora appartiene ai peceneghi, dove stipulò un trattato di fratellanza ed ebbe il nome di Kobari"31. Nella fronda khazara, che durò dieci anni (810-820), contro il governo ebraico si sollevò tutta quella parte della nobiltà che non si era convertita al giudaismo e la nobiltà provinciale. Il conflitto era spietato, per alcuni anni la steppa era costantemente insanguinata. Obadya con i figli Ezekya e Manassya perirono nella lotta, il comando venne rilevato dal fratello di Obadya Hanukka.
A questo periodo risale la secessione dalla Khazarya della Crimea, che era quasi completamente cristiana. Dopo l'infelice esito della ribellione, una grande quantità di masse propriamente khazare era costretta a vivere nelle zone più isolate del khanato o arruolarsi nelle guardie mercenarie di altri monarchi. Fu probabilmente in questa maniera che comparvero guarnigioni di pagani khazari nell'esercito del konung russo Ingvar.
Alle frontiere del khanato, stremato dalle guerre interne, compaiono i peceneghi e i baškiri. I bek ebrei, ora con la forza delle armi, ora con la corruzione e il doppio gioco, riuscirono a riportare nel khanato una relativa pace. Verso la seconda metà del nono secolo il governo khazaro, che si identificava ormai con la colonia di mercanti ebraici rachdoniti, possedeva enormi ricchezze provenienti dalle tasse di passaggio imposte alla seta cinese, alle pellicce del Nord e agli schiavi slavi. La ristrettissima classe rachdonita, molto simile alle moderne lobbies finanziarie, eleggeva i bek più compiacenti ed aveva ridotto il han della stirpe Asina ad una semplice marionetta32.
I Rachdoniti (dal persiano rach -strada- e don –sapere-, "coloro che conoscono la strada" [della Seta]) si erano sviluppati come classe mercantile grazie alla decadenza del califfato sotto gli Abbasidi e all'indebolimento del controllo arabo delle tratte commerciali d'oriente.
L'elitarietà delle merci trattate implicava altissimi introiti. Che i mercanti ebrei venissero chiamati rachdoniti suggerisce che il nocciolo della comunità mercantile era costituito dai fuoriusciti delle comunità iraniche, che erano fuggiti dalle persecuzioni del califfo Abd al-Melik. L'occasione che permise ai rachdoniti di raggiungere un'influenza estrema venne data dalla cessazione delle ostilità in Sogdiana e dal deprezzamento della seta in Cina dopo l'orrenda rivolta di An Luxan (756-763). I rachdoniti fondarono non solo la via orientale della seta, ma anche la tratta nordica delle pellicce. La Khazarya si trovava per l'appunto al centro di queste vie, ed era meta ambita degli ebrei bizantini e persiani. Inizialmente i khan della dinastia Asina videro nei nuovi rifugiati dei preziosi sudditi per il khanato: del resto l'accoglienza mostrata agli ebrei ben si accordava alle tradizioni di tolleranza e umanità turaniche: si ricordi come ad esempio il grande Turco, Süleyman il Magnifico, unico accogliesse gli Ebrei in fuga dalle persecuzioni spagnole.

La comunità ebraica di Itil' [la capitale della Khazaria] non accumulava solo enormi ricchezze, ma cercava di introdursi nella famiglia dinastica Asina.
Sposandosi con le ebree delle famiglie più influenti, i membri della tribù Asina riconoscevano i figli avuti, che secondo le leggi ebraiche, essendo nati da madri ebree, continuavano ad essere giudei. Acquisendo progressivamente esperienza della gestione del potere, questi nuovi khazari-ebrei iniziarono a formare una nuova classe nobiliare giudaizzata, che soppiantò implacabilmente la vecchia nobiltà turanica. Si verificò una netta distinzione tra classe governante e masse popolari khazare, che si trovavano ad essere comandate da una dinastia ormai estranea ed indifferente.
La nobiltà guerriera turanica venne neutralizzata con l'introduzione di un esercito mercenario di Gurgani [musulmani della Georgia], oscillante tra le settemila e le tredicimila unità, con cui non potevano misurarsi nè peceneghi, nè russi, nè slavi. L'utilizzo di compagnie mercenarie si rivelò molto utile anche per impedire alle masse khazare una qualsiasi possibilità di sviluppo e quindi di aumento della propria influenza: erano infatti queste masse a dover mantenere i mercenari, che tuttavia erano tenuti a difendere solo gli interessi delle classi al potere. Si verificò una curiosa quanto triste situazione, in cui il popolo khazaro doveva di propria persona meglio oliare e fissare le catene a cui era avvinto...
Questa introduzione non ebbe tuttavia esiti positivi per la casa regnante. A differenza della nobiltà turanica resa inoffensiva, la nuova nobiltà non è guerriera e non si preoccupa di difendere gli etnos soggetti dagli attacchi dei nomadi. I nobili giudaizzati non comprendevano che difendere slavi, ugri e le altre etnie del khanato era un obbligo importantissimo da assolvere, dal momento che appunto questi popoli con le loro merci assicuravano la ricchezza e la stabilità della Khazarya. Questa mossa profondamente elitaria e poco oculata portò al passaggio degli slavi sotto i variaghi [russi], alle rivolte dei bulgari della Volga, alla catastrofica invasione pecenega, che segnò tra l'altro l'inizio della fine.
L’estensione della Chazarya al momento del suo maggior rigoglio ( VII-VIII sec.)


La Khazaria venne conquistata nel 965 dai russi di Svjatoslav. I maggiorati ebrei, che tanto avevano contribuito all'endemico malgoverno che avrebbe reso questa potenza un gigante dai piedi d'argilla, abbandonarono i khazari al loro destino e si rifugiarono a Kiev, dove avrebbero fondato un'influente comunità e avrebbero cercato di prendere controllo del giovane stato russo.
Questa però, come si dice, è un'altra storia.


Ternanus


 

Erwin

 

Erwin@thule-toscana.com