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STORIA E
BATTAGLIE
“Helden und Filmhelden”,
Das eherne Herz1 (Monaco, Zentralverlag der NSDAP, 1943), pagine
337-343.
L’articolo fu pubblicato originariamente, il 7 giugno 1942, sul
settimanale “Das Reich”.2
Eroi e film di Joseph Goebbels
Niente è più caratteristico della
visione del mondo, della vita e della storia giudaicoplutocratiche
della tendenza a trasformare tutti i valori, gradualmente quanto
inevitabilmente, in senso negativo. Ne rammentiamo esempi
sufficienti nel periodo repubblicano in Germania.4 Non ci pare
affatto necessario aggiungere altro. L’eroe era un pazzo, il codardo
un uomo d’onore. Si preferiva vivere da schiavo per tre vite che una
soltanto da uomo libero.
Un padre con molti figli era oggetto di beffe e il giovane
omosessuale invece il modello della virilità nordica. I grandi
uomini del nostro passato erano o corrotti cretini o sanguisughe
senza scrupoli. Il colpevole era la vittima, non l’assassino. I
grandi criminali venivano visti come meravigliosi soggetti di studio
psicoanalitico. In breve, come scriveva uno dei più importanti
giornalisti ebrei su un quotidiano ebraico, l’ideale eroico era il
più stupido di
tutti gli ideali, e i morti della Guerra mondiale erano caduti sul
campo del disonore. Ripensandoci, tutto ciò appare da schizofrenici.
Ma c’era di più.
Coloro che usavano la propria scintillante vivacità d’ingegno per
diffondere tali idee nel paese5 non ci credevano affatto. Al
contrario, se ne servivano solo per indebolire il popolo che li
ospitava e per prepararlo al grande sconvolgimento spirituale che
noi tutti conosciamo bene come Bolscevismo. Il suo predecessore è la
democrazia. Anch’essa trasforma tutti i valori in un modo tale che
alla fine conduce al caos. Oggi vediamo lo stesso processo accadere
col nemico. E’ chiaramente evidente che la guida intellettuale della
guerra è principalmente6 giudaica. Non è necessario ascoltare Radio
Londra per percepire il suo carattere semitico. Ciò aiuta a spiegare
l’abitudine nemica, altrimenti inspiegabile, di trasformare disfatte
e ritirate in vittorie e le battaglie di annientamento in
catastrofiche sconfitte nemiche. Sono preparati alla guerra in modo
inadeguato o non lo sono per niente.7 Subiscono una sconfitta dopo
l’ altra. Considerano la perdita di posizioni economiche e
strategiche critiche un motivo d'ottimismo. Presentano la rapacità
della plutocrazia come un nuovo ordine sociale. Danno alle fiamme le
chiese ed uccidono centomila preti ed ancora si definiscono8 santi
combattenti della fede. Mettono 180 milioni di persone in una
prigione, fisica e spirituale, e li condannano al livello di vita
più basso possibile. Tutto ciò lo chiamano paradiso in terra.
Valutano il popolo in modo analogo. I soldati inglesi e americani
possono essere sconfitti ovunque vadano, ciò nonostante sono
enormemente superiori al nemico, sia per gli armamenti che per la
moralità. Generali il cui unico talento è quello di fuggire il
nemico, qualche volta con le proprie truppe, altre soltanto con le
proprie famiglie, sono eroi militari della statura di Alessandro,
Cesare, Federico il Grande o Napoleone. D’altra parte, degli
autentici geni militari che
rimangono con le proprie truppe anche nelle situazioni più disperate
e neppure pensano ad arrendersi, ma piuttosto resistono a tutti i
colpi9 del fato, difficilmente sono degni d’esser menzionati. Il
cosiddetto generale MacArthur10, per esempio, viene pompato come un
vero eroe. In Germania, gente come il generale Scherer11 ottiene due
o tre righe nei rapporti dell’OKW.12 Quali sono le differenze fra i
due? Chi è l’eroe, e chi il codardo?
L’inverno scorso, sul fronte orientale, una unità tedesca rimase
isolata e non cedette per 107 giorni, senza appoggio esterno. Il
nemico attaccò 128 volte. Loro risposero con 10 contrattacchi e 43
attacchi simulati. Gli ufficiali dell’unità accerchiata riferirono
con affetto e ammirazione che il loro generale rimase con loro, e fu
presente in ogni momento per ciascun soldato. Prestò volentieri
attenzione ad ognuno dei suoi soldati, in ogni istante. Fu fonte di
energia spirituale durante il periodo in cui l’unità era circondata
sia per i suoi ufficiali che per gli uomini. Il gruppo, accerchiato,
non ebbe approvvigionamenti per tre giorni, dopo i quali fu
rifornito, con estrema difficoltà e missioni pericolose, dalla
Luftwaffe, che fu un esempio di eroismo e dedizione per i propri
camerati. Per gran parte del tempo, le difese furono fornite
soltanto da mucchi di rami di alberi da frutta. Furono attaccati da
ogni direzione.13 I nostri soldati non avevano carri, mentre i
sovietici attaccarono ripetutamente con carri nuovi. Non avevano
baracche14 dove riscaldarsi in quel freddo crudele. L’artiglieria
nemica ridusse15 in macerie gli edifici rimasti. I soldati non
poterono scavare la terra, che era ghiacciata. Non c’era neppure il
filo spinato. “Non potevamo impedire al nemico di sparare sugli
edifici in cui tenevamo i feriti. Dovemmo trovare qualche altro
posto dove metterli. Ma molti dei feriti rimanevano ancora nelle
prime linee!”. Questo è quanto disse il generale Scherer, col suo
modo semplice e impassibile. Il rapporto dell’OKW del 6 maggio
annunciava: “Nel settore settentrionale del Fronte dell’Est, le
truppe tedesche hanno effettuato un attacco brillante ed organizzato
che ha ristabilito i collegamenti con una zona importante,
precedentemente accerchiata dal nemico. L’unità, al comando del
generale Scherer, aveva tenuto coraggiosamente la posizione fin dal
21 gennaio 1942, nonostante numerosi attacchi di forze nemiche
superiori. Il giorno in cui è stata
sostituita, metà dei soldati erano feriti e l’altra metà ancora in
combattimento”.
Generalmajor Theodor Scherer, eroe di Cholm
La stampa giudaico-democratica non ha fatto caso a tutto ciò. Ora
consideriamo l’altra parte: L’attacco giapponese a Corregidor16
iniziò dopo l’evacuazione di Bataan17 il 10 aprile18 e terminò 26
giorni dopo con la capitolazione delle forze statunitensi il 6
maggio. Il 10 di aprile, a Bataan 60.000 uomini erano accerchiati.
3.500 fuggirono a Corregidor. Il generale MacArthur, loro
comandante, aveva lasciato Bataan fin dal 10 marzo con la propria
famiglia. Prima di
andarsene, esortò le proprie truppe a mostrare audacia e coraggio e
resistere.19 Sua moglie diede alle mogli dei soldati il valido
consiglio di rimanere al fianco dei propri uomini, ma lei seguì il
marito quanto questi partì. Dall’Australia, il generale MacArthur si
vantò che sarebbe entrato a Tokyo da vincitore. I giapponesi a
Corregidor catturarono 12.495 dei suoi uomini. I numero dei morti fu
in tutto di 640. Secondo i rapporti, rimanevano rifornimenti
sufficienti per continuare la battaglia per altri sei mesi. Non
c’era carenza né di armi né di munizioni.
Lo Cholmshild
Corregidor è una delle fortezze naturali più valide al mondo.
L’intera isola aveva forti installazioni difensive, depositi di
munizioni, posti di comando, eccetera. I passaggi sotterranei che
collegano le postazioni difensive sono larghi come una strada a due
corsie. In tempo di pace sono stati spesi 500 milioni di dollari per
fortificare20 l’isola. L’opinione pubblica statunitense parlava
dell’isola come della Gibilterra americana. Gli esperti statunitensi
la ritenevano inespugnabile.21 Essendo un’isola si scartò l’uso dei
carri, cosicché l’attacco fu condotto dall’artiglieria e
dall’aviazione. Ovviamente c’ erano ospedali22 protetti dai
bombardamenti, sale operatorie, eccetera. Ciò nonostante i soldati
americani caddero nelle mani dei giapponesi. Perché avrebbero dovuto
essere più coraggiosi del loro generale, che era al sicuro in
Australia e che, assurdamente, era presentato al pubblico americano
come il più grande eroe americano vivente! I fatti vennero
capovolti. Una vile fuga fu trasformata, per mezzo di una campagna
pubblicitaria, in un’azione gloriosa. Per noi, tutto ciò è
semplicemente incomprensibile. Da noi, a dir poco, un generale come
MacArthur riceverebbe un garbato rimprovero: quello d’aver scordato
di scendere dal treno a Hollywood.23 Ma la stampa statunitense ha
proclamato la difesa di Corregidor e Bataan come una delle azioni
più coraggiose della
storia americana. Il “Times” di Londra, che ha avuto considerevole
esperienza nel lodare le ritirate strategiche, è giunto a dire che
Corregidor può essere paragonata solo alla battaglia delle Termopili.24
Una emittente radiofonica di Boston ha definito la resistenza
dell’isola-fortezza un miracolo.
Gli eroi – quelli veri - di Cholm
Come se non fosse abbastanza, la stampa giudaico-americana ha
elogiato il vile generale MacArthur come un candidato appropriato
per la presidenza degli Stati Uniti. Varie città degli Stati Uniti
stanno già scoprendo monumenti in suo onore. La gente porta bottoni
con la sua effige ed egli ha ricevuto il più alto onore che
l’Inghilterra può offrire: un posto onorevole nel famoso museo delle
cere di madame Tussaud.25 La United Press riferisce che alla sua
faccia
saranno aggiunti un corpo e l’uniforme. Questo ci riconduce alla
schizofrenia. Si potrebbe affermare che tutta questa grottesca
assurdità è incomprensibile, poiché nel paese dei ciechi chi ha un
occhio solo è re, e che una terra senza una cultura della storia
deve avere idee diverse sull’eroismo da quelle di una Nazione con
duemila gloriosi anni di storia. Ma la questione ha il suo lato
serio. Ci si deve proprio chiedere fin dove i giudei possono
giungere nel
degradare e istupidire un popolo. La risposta alla domanda rivela26
il pericolo cui è di fronte l’umanità moderna se non resiste a
questo processo di decadenza intellettuale e spirituale. Qui ne
abbiamo dato un singolo esempio. La guerra spirituale del nostro
tempo ce ne fornisce, ogni giorno, decine d’ altri. Eroi o film
sugli eroi, questo è il problema. Nessuno con un po’ di senso della
storia può avere alcun dubbio su chi riceverà gli allori dalla dea
della storia27 al termine della grande lotta odierna. Noi abbiamo
una lunga serie di nomi, fieri e famosi, da opporre alle figure del
nemico, gonfiate artificialmente. Essi servono il più illustre capo
militare della nostra storia, e dietro di loro marciano milioni di
soldati tedeschi già messi alla prova migliaia di volte dalla
battaglia e dalla vittoria, nei momenti difficili e nelle
privazioni. Essi vivranno nella storia della nostra Nazione, e i
loro nomi saranno dei fari28 per le generazioni a venire. La
momentanea popolarità degli eroi dei film americani si scioglierà29
insieme alla cera del museo di madame Tussaud.30
Tratto dal sito http://www.calvin.edu/
(German Propaganda Archive)
Link all’articolo: http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/goeb35.htm
Le note sono a cura del traduttore F. R.
1 "Das eherne Herz" [Il cuore di ferro], di Joseph Goebbels, Reden
und Aufsätze aus den Jahren 1941-42 [Discorsi e saggi degli anni
1941-1942], Monaco, Zentralverlag der NSDAP, 1943.
2 Das Reich era una rivista settimanale fondata dal Ministro nel
1940. Il primo numero uscì il 26 maggio di quell’anno. Pubblicata
dalla Deutscher Verlag, era diffusa in Germania, in Svizzera ed in
altri paesi Europei. Conteneva molto materiale esclusivo ed ogni
mese pubblicava un articolo dello stesso Ministro. Raggiunse e
superò il milione di copie vendute.
3 La traduzione letterale sarebbe: “Eroi e film sugli Eroi”.
4 1918-1933.
5 Letteralmente: “nel pubblico”.
6 Anche “in primo luogo”.
7 La traduzione di questa frase non è letterale.
8 Letteralmente: “ed ancora si dice siano santi…”.
9 Letteralmente: “a tutte le frecce del fato”.
10 Douglas MacArthur (Little Rock, Arkansas, 26 gennaio 1880 –
Washington, 5 aprile 1964), generale statunitense, frequentò
l'accademia militare di West Point, dalla quale uscì ufficiale del
genio nel 1903. Partecipò con il grado di colonnello alla Prima
Guerra mondiale, combattendo sul fronte francese, dove fu ferito.
Nel 1918 fu promosso generale di brigata. Dal 1919 al 1922 guidò
l'accademia militare di West Point. Dal 1930 al 1935, fu capo si
stato maggiore
dell'esercito americano; successivamente, dal 1935 al 1941, fu
consigliere militare presso il governo delle Filippine. Allo scoppio
della seconda guerra mondiale, assunse il comando dell'esercito
americano operante in Estremo Oriente (luglio 1941); di fronte
all'invasione giapponese delle Filippine, MacArthur, nel marzo del
1942, si rifugiò in Australia. Qui assunse il ruolo di Comandante
supremo delle Forze alleate del Pacifico Sud-occidentale. Per
riconquistare i territori conquistati dall'Impero giapponese,
MacArthur adottò una strategia conosciuta come "il salto della
rana", consistente nel concentrare le proprie forze aeronavali nella
riconquista solo di quelle isole che, data la loro posizione,
consentivano di avvicinarsi al territorio metropolitano giapponese
senza dover conquistare le principali basi tenute dal nemico che,
isolate e prive del supporto logistico della madrepatria, finivano
per dover essere abbandonate. Il 2 settembre 1945, MacArthur
ricevette a bordo della corazzata americana Missouri, ancorata nel
golfo di Tokyo, la
delegazione nipponica guidata dal ministro degli esteri Mamoru
Shigemitsu e dal generale Yoshijiro Umezu, i quali firmarono la resa
incondizionata del Giappone. Subito dopo la guerra, MacArthur
divenne comandante in capo delle truppe d'occupazione in Giappone,
incarico conferitogli dal presidente Harry Truman. Poco dopo
l'inizio della guerra di Corea, nel momento in cui i Nordcoreani
avevano invaso la Corea del Sud, MacArthur venne nominato comandante
delle truppe dell'ONU, che dovevano respingere l'attacco nordcoreano.
Nel settembre del 1950 lanciò la controffensiva, occupando Pyongyang,
capitale della Corea del Nord, e proseguendo poi verso Nord fin
quasi ad arrivare ai confini con la Cina. L'avanzata delle truppe
statunitensi verso i propri confini spinse la Repubblica popolare
cinese ad intervenire nel conflitto a metà ottobre. L'offensiva
cinese, anche se pagata a caro prezzo, portò a quella che
probabilmente può essere considerata la peggiore sconfitta militare
subita dagli Stati Uniti nel XX secolo. Pyongyang venne liberata il
6 dicembre e il 4 gennaio 1951 le forze delle Nazioni Unite
evacuarono Seoul. Di fronte alla pressione cinese, dagli inizi di
dicembre MacArthur iniziò a criticare sempre più apertamente la
strategia seguita dalla Casa Bianca. Con crescente insistenza e toni
isterici richiese vanamente l’autorizzazione ad impiegare
l’armamento
nucleare e ad allargare il conflitto al territorio della Repubblica
popolare cinese, lanciando attacchi aerei contro le basi in
Manciuria, imponendo il blocco navale alle coste della Cina e
coinvolgendo nel conflitto le truppe di Taiwan. Al limite
dell’insubordinazione, a metà marzo MacArthur intimò ai cinesi di
ritirarsi immediatamente altrimenti «sarebbero stati costretti a
farlo in ginocchio». In questo modo vanificò volutamente un
tentativo di
negoziato che il presidente americano Harry S. Truman aveva cercato
di intavolare subito dopo la riconquista, il 14 dello stesso mese,
di Seoul. Questo episodio, e altri di simile tenore, rinforzarono i
timori di chi, all'interno del governo statunitense, riteneva che
MacArthur stesse cercando volontariamente di portare gli Stati Uniti
verso uno scontro su larga scala con la Cina. MacArthur venne
rimosso per "grave insubordinazione" dal comando delle forze in
Corea l’11 aprile 1951 e sostituito con il generale Matthew Ridgway.
Ritornato in America, si ritirò dalla vita militare per dedicarsi a
quella politica partecipando, senza successo, alle primarie per la
selezione del candidato repubblicano per le elezioni presidenziali
del 1952.
11 Theodor Scherer (1889-1951), Generalmajor des Heeres e quindi
Generalleutnant, comandante di divisione e capo del "Kampfgruppe
Scherer", insignito della Ritterkreuz mit Eichenlaub [Croce di
Cavaliere con Fronde di Quercia] il 5 maggio 1942, direttamente dal
Führer, è noto, a giusto titolo, come l'eroe di Cholm. All'inizio di
gennaio del 1942, l'offensiva tedesca sul Fronte dell'Est subisce un
brusco arresto nel settore nord ed i sovietici riprendono
l'iniziativa. Due armate sovietiche, la 3a e l'11a, aprono una
breccia nelle linee tedesche e l'8 gennaio la 16a armata tedesca del
Generaloberst Busch inizia a ritirarsi. Nella zona di Demjansk un
intero Corpo d'Armata tedesco viene accerchiato e rimane
intrappolato dall'8 febbraio al 21 aprile. Numerose furono le unità
tedesche che rimasero intrappolate in sacche, circondate dai
sovietici, poiché il fronte tedesco si era ritirato di circa 100 km.
I russi,
per mantenere l'offensiva, dovevano conquistare la città di Cholm,
sul fiume Lovat, strategicamente essenziale. I tedeschi, d'altra
parte, non si potevano permettere di perdere la città che era
essenziale per le future azioni di alleggerimento del II Corpo
d'Armata, che era circondato. Inoltre il Führer riteneva giustamente
Cholm un ottimo punto di partenza per ulteriori operazioni offensive
e quindi una linea difensiva che non doveva essere ceduta a nessun
costo. Le unità tedesche si concentrarono quindi nella piccola città
a ritmo serrato. Le comandò il già famoso Generalmajor Theodor
Scherer (comandante della 281a Sicherungsdivision) che diede il
proprio nome a questo gruppo di unità (il "Kampfgruppe Scherer").
Dai rapporti tedeschi risulta che furono oltre 60 le unità che si
concentrarono nella sacca di Cholm. Molti erano reparti sbandati
dall'avanzata sovietica, da Reggimenti di Grenadier, ad altri di
artiglieria, fino a un reparto di Marina ed addirittura piloti di
alianti. Fra i comandanti di reparto distintisi in combattimento
vale la pena di ricordare, oltre ovviamente a Scherer, l'Oberstleutnant
Johannes Manitius e l'Oberstleutnant Hans Freiherr von Bodenhausen,
ambedue decorati. Il numero totale dei soldati tedeschi accerchiati
non è mai stato accertato con precisione, alcuni autori parlano di
5.500, altri di 6.200 ed altri ancora di circa
6000. Fra loro anche alcuni civili. L'accerchiamento sovietico si
completò il 21 gennaio del 1942. Durante tutta la resistenza, i
tedeschi riuscirono a ristabilire il contatto terrestre con le altre
truppe sono una volta, nei primi giorni dell'assedio. Poi i
sovietici chiusero l'accerchiamento e strinsero il cappio per 105
giorni, fino al 5 maggio 1942, durante i quali, gli eroi -veri- di
Cholm resistettero in assoluto isolamento terrestre ai continui
attacchi sovietici, in un'area che, nel punto più ampio, era larga
appena 2 km e mancava totalmente di protezioni naturali, sottoposti
al fuoco costante dell'artiglieria sovietica. La cittadina, che in
tempo di pace aveva circa 10.000 abitanti, era divisa in due dal
fiume Lovat; le case erano in legno, salvo rari edifici come la
Chiesa, che fu usata come punto d'osservazione per la quasi
inesistente artiglieria tedesca, che comprendeva qualche PaK
[Panzerabwehrkanone] da 3,7, uno da 5 cm e qualche mortaio. Le armi
pesanti, comunque, terminarono presto le munizioni e gli uomini del
123o Reggimento di
Artiglieria combatterono come fanti. Veri e propri prodigi di
abilità vennero compiuti dai piloti della Luftwaffe (Luftflotte 1)
che riuscirono ad atterrare su una pista improvvisata lunga appena
1000 metri e che si trovava appena fuori Cholm, a nord-ovest, in
piena "terra di nessuno" particolarmente esposta agli attacchi
sovietici. La pista, in breve tempo, divenne un vero e proprio
cimitero di Junker 52. Un solo esempio: in febbraio sette Ju. 52
tentarono di
portare a Cholm dei rinforzi, una compagnia. Cinque apparecchi
furono danneggiati al punto da non poter più decollare e i loro
equipaggi entrarono a far parte del Kampfgruppe Scherer, come fanti.
Ma la Luftwaffe non si diede per vinta ed iniziò ad impiegare anche
degli alianti, i Gotha Go. 242, che atterravano la sera tardi o la
mattina presto per diminuire i rischi di essere abbattuti dai caccia
sovietici, contro i quali non avevano praticamente difesa. I piloti
degli alianti riuscirono a portare aiuti preziosi ai camerati a
terra e, fra il 9 e il 12 marzo, a sbarcare un intero reparto di
Grenadier.
E, al termine delle loro missioni, sapevano di dover rimanere a
terra a combattere come truppe di fanteria, fianco a fianco agli
altri soldati accerchiati.
In totale la Luftwaffe compì 2122 missioni su Cholm. Gli eroi di
Cholm resistettero ad oltre 100 attacchi di fanteria ed a 42 di
carri sovietici. Le vicende più drammatiche furono vissute dai
feriti. La Luftwaffe, all'inizio della battaglia, riuscì ad
evacuarne circa 700 con due Ju. 52 da trasporto. Un vero successo
che non fu più possibile ripetere in seguito, con la battaglia che
si faceva sempre più cruenta, la sacca che diveniva più piccola per
le ritirate ed interi reparti che venivano oltrepassati dai russi.
Il numero dei feriti, inoltre, cresceva di giorno in giorno. Dopo
che i sovietici ebbero raso al suolo l'edificio che ospitava la
postazione medica -nella parte est della città- i feriti vennero
condotti nella zona ad ovest (detta "Haarnadelkurve"), dove però gli
edifici erano tutti in legno e senza cantine e quindi, quando le
bombe esplodevano non c'era alcun riparo dalle schegge di legno per
i feriti, impossibilitati a muoversi. Era frequentissimo che i
soldati fossero feriti una seconda o una terza volta, da questi
frammenti di legno, prima ancora di essersi ripresi dalle ferite dei
combattimenti. In questa situazione estrema deve essere riconosciuto
come straordinario anche il comportamento dei due medici militari, i
dottori Huck e Ocker. I tedeschi persero il 25% delle truppe in
combattimento ed oltre 2200 uomini (circa il 40%) furono feriti.
Purtroppo molti dei feriti, sopravvissuti all'assedio, morirono in
seguito negli ospedali del Reich, per le ferite riportate. La
mattina del 5 maggio 1942 l'assedio fu rotto, grazie all'intervento
del 411° Grenadier Regiment, al comando dell'Oberstleutnant Heinrich
Tromm e di pochi Sturmgeschützen [i carri senza torretta con un
cannone da 75 mm]. Ma la battaglia non era ancora terminata perché i
superstiti dovettero combattere ancora fino a metà giugno, insieme
ai loro liberatori, per stabilizzare il fronte; ed ebbero altri
caduti: fra questi il comandante del Reggimento che li aveva
liberati, l'Oberstleutnant Tromm, caduto in combattimento il 18 di
giugno. Quando Cholm venne liberata rimanevano appena 1500 uomini in
grado di combattere. La città fu tenuta per altri due anni, fino al
febbraio del 1944, quando venne abbandonata a seguito del
ripiegamento del fronte. Per ricordare la feroce battaglia venne
creata una apposita decorazione. Questo è un esempio di eroismo
autentico.
12 OKW. Oberkommando der Wehrmacht (Alto Comando della Wehrmacht).
L'alto comando delle Forze armate tedesche creato dal Fuhrer nel
1938 aveva il compito di coordinare i comandi delle tre Forze
armate: OKH (Oberkommando des Heeres) - Wehrmacht; OKM (Oberkommando
der Marine) - Kriegsmarine e OKL (Oberkommando der Luftwaffe) -
Luftwaffe. Il comando dell'OKW venne affidato sin dalla sua nascita
al generale Wilhelm Keitel che lo mantenne fino alla fine del
conflitto coadiuvato dal generale Alfred Jodl come Chef des
Wehrmachtführungsstabes (Capo dello Staff). Entrambi furono
"giustiziati" a Norimberga.
13 Letteralmente: “da tutte e quattro le direzioni”.
14 Letteralmente: “acquartieramenti”.
15 Letteralmente: “polverizzò in calcinacci”.
16 L'isola di Corregidor -9 km²- è situata a 48 km ad ovest di
Manila, proprio all'ingresso della baia. Ha una forma particolare,
simile a quella di un girino, con la "coda" che punta ad est.
Rocciosa, munita di vaste fortificazioni -Fort Mills-, era nota come
"the Rock". Insieme all'isola di Caballo, situata circa 2 km a sud
della punta della "coda" di Corregidor, rappresenta un blocco
naturale per l'ingresso nella baia di Manila. Sede, fino all'11
marzo 1942, dell'U.S. Far East Command Headquarters (USAFFE), il
Q.G. di MacArthur nelle Filippine, ospitò temporaneamente, fino al
19 febbraio, il Governo del Commonwealth delle Filippine. La
penisola di Bataan si trova invece sul lato occidentale della baia
di Manila, nell'isola di Luzon. La battaglia di Bataan si svolse dal
1° gennaio al 9 aprile del 1942. Le truppe giapponesi, al comando
del generale Masaharu Homma, ammontavano a circa 75.000 uomini. Di
fronte a loro 30.000 soldati statunitensi e 120.000 filippini, al
comando del generale MacArthur. Al termine della battaglia di Bataan,
i giapponesi presero 75.000 prigionieri. Le truppe alleate ebbero
circa 10.000 caduti e 20.000 feriti. La notte del 12 marzo il
generale MacArthur con la famiglia e vari ufficiali dell'USAFFE
abbandonò Corregidor su quattro sottomarini diretti a Mindanao e da
lì riparò in volo in Australia. Il comando delle truppe
americano-filippine passò nelle mani del Lt. Gen. Jonathan
Wainwright IV. Da parte giapponese fu particolarmente imponente
l'uso dell'artiglieria, con 190 pezzi pesanti, comandata dal
generale Kineo Kitajima, che rase al suolo le fortificazioni
americane. L'assalto finale alla penisola di Bataan, il 3 aprile,
sulla linea Orion-Bagac, trasformò il monte Samat in un vero e
proprio inferno. Dopo un bombardamento aereo compiuto da 100
apparecchi ed un altro terrestre di 300 pezzi d'artiglieria, la 4a
Divisione e la 65a Brigata giapponese scattarono all'assalto
sfondando il centro del fronte alleato e mettendo in fuga le truppe.
Su tutta la linea del fronte le unità americano-filippine di
sgretolarono disperdendosi. Molte scomparvero nella giungla. Nei
giorni successivi l'intera linea difensiva alleata collassò
disintegrandosi. L'8 aprile il generale Edward P. King, comandante
statunitense di Bataan, vista l'inutilità di una ulteriore
resistenza, si offrì di capitolare. La mattina successiva, 9 aprile,
il generale King incontrò il generale Kameichiro Nagano e si arrese.
17 La battaglia di Corregidor, del 5 e 6 maggio successivi, fu la
logica conclusione di quella di Bataan. Per i giapponesi della 14a
Armata imperiale, guidati dal generale-poeta Masaharu Homma, la
conquista dell'isola fortezza rappresentava l'ultimo ostacolo prima
di rendere Manila, il miglior porto naturale di tutto l'Oriente.
L'isola -a due miglia dalla penisola di Bataan-, con la sua
formidabile rete di tunnel e il poderoso schieramento di
fortificazioni difensive era difesa da 13.000 uomini, truppe
statunitensi e filippine. Al termine della battaglia, 11.000 di loro
finirono prigionieri, circa 800 furono i caduti e 1.000 i feriti.
Fort Mills, nome ufficiale di Corregidor, aveva delle difese tali da
renderla realmente imprendibile. Sotto Malinta Hill, per esempio,
era stato costruito un tunnel lungo oltre 425 metri, largo poco meno
di tre e con 25 passaggi laterali! A nord di questo vi era una altro
sistema di tunnel -con altri 12 passaggi laterali- che ospitava un
ospedale sotterraneo. Di fronte all'ospedale un nuovo sistema di
tunnel -della
Marina- collegato a quello principale da un corridoio. Nei tunnel a
prova di bomba, che ospitavano, oltre all'ospedale, il Q.G. di
MacArthur ed i depositi, si circolava su auto elettriche che
correvano su una doppia corsia. Corregidor aveva fra l'altro 56
pezzi d'artiglieria costiera, in gran parte piazzati sul Topside, il
punto più alto dell'isola, e 13 batterie antiaeree con 72 pezzi
d'artiglieria. Le batterie Smith e Hearn, le più potenti, erano
dotate di cannoni da 300 mm con una portata orizzontale di 26,5 km.
Oltre a Fort Mills la "difesa" alleata constava dell'isola Caballo
-Fort Hughes- a sud di Corregidor, con 13 pezzi di artiglieria
costiera e le difese antiaeree; Fort Drum, 4 miglia a sud di Fort
Hughes, dove era stata addirittura costruita una "corazzata" in
cemento armato, lunga 106 metri e larga 44, con pareti esterne
rinforzate in acciaio, munita di quattro cannoni da 350 mm in
torrette blindate che guardavano il mare e 6 cannoni da 150 mm in
casamatte, oltre alle usuali difese antiaeree; l'ultima, l'isola di
Carabao, dove si trovava Fort
Frank, era difesa da due cannoni da 350 mm, otto mortai da 300 mm,
quattro GPF da 155 mm, insieme alla solite difese antiaeree. Come si
vede il nome di "Gibilterra dell'Oriente" dato a Corregidor pareva
appropriato. Nonostante ciò, il 5 maggio, le truppe giapponesi
comandate dal generale Kureo Tanaguchi, imbarcate su mezzi da sbarco
e chiatte, assaltarono l'isola che era stata sottoposta a micidiali
bombardamenti fin dal 28 aprile precedente, sia dall'aria
-la 22a Brigata aerea del generale Kizon Mikami, che da terra, da
parte dell'artiglieria dell'appena conquistata Bataan. Nei primi due
sbarchi -due battaglioni di 790 e 785 uomini- i giapponesi persero
gran parte degli effettivi. La situazione si capovolse con l'arrivo
di tre carri armati giapponesi che costrinsero gli artiglieri a
ritirarsi verso il tunnel Malinta. A quel punto il generale Jonathan
Wainwright inviò un messaggio al presidente Roosevelt ("C'è un
limite alla resistenza umana, e noi quel punto lo abbiamo da tempo
superato") e decise di arrendersi alle 13 e 30 del 6 maggio 1942.
Due "eroici" ufficiali americani con la bandiera bianca portarono il
messaggio di resa ai giapponesi. Corregidor fu ripresa dagli
americani dal 16 al 26 febbraio 1945.
18 1942.
19 Letteralmente: “…e resistenza”.
20 Letteralmente: “costruire”.
21 Letteralmente: “invincibile”.
22 Letteralmente: “cliniche”.
23 Come sempre, la feroce ironia del Ministro coglie nel segno.
24 Solo che re Leonida di Sparta, coi 300 opliti della sua guardia e
7.000 uomini in tutto, resistette fino alla fine ai centomila
persiani di re Serse I, uccidendone oltre 20.000 e cadendo in
battaglia. Non penso che le parole di Simonide, scolpite sul
monumento che oggi ricorda la battaglia del 480 a.C. ("O viandante,
annuncia agli Spartani che qui noi giacciam per aver obbedito alle
loro parole") sarebbero molto adatte per l’"atomico" generale U.S.A.
25 Il Museo delle cere di madame Tussaud (Marie Grosholz-Tussaud,
1761-1850) oggi è presente in cinque diverse città: Londra, New
York, Las Vegas, Amsterdam e Hong Kong.
26 Anche: “mostra” o “indica”.
27 Letteralmente: “…a chi la dea della storia concederà gli
allori…”.
28 Anche: “segnali luminosi”.
29 Anche: “si dissolverà”.
30 Siamo certi che gli Dei ci concederanno questo “scioglimento”….
31 Masaharu Homma (27 novembre 1887- 3 aprile 1946), generale
giapponese, fu il vincitore di Corregidor e Bataan. Dopo la resa del
Giappone, MacArthur lo fece deportare nelle Filippine dove fu
processato e condannato per "crimini di guerra". Fu fucilato il 3
aprile del 1946 nei pressi di Manila.
Erwin
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